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Maria Vittoria Morokovski |
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Mavimor Emozioni e sentimenti |
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In una cittadina qualsiasi, di un paese qualsiasi, arrivò il luna-park coi suoi carrozzoni variopinti; le tende e le giostre occuparono gran parte della piazza e delle vie limitrofe. Tutti lavoravano alacremente, chi montava le attrezzature, che distribuiva volantini, chi attaccava manifesti, la musica, come un fiume in piena invadeva a poco a poco tutte le case; un’automobile girava per le vie e qualcuno, con il megafono, annunciava un numero speciale: si sarebbe esibita al violino la piccola Lisa di soli 8 anni, vincitrice di una borsa di studio del Conservatorio Nazionale, sua sorella maggiore invece avrebbe cantato romanze gitane in varie lingue e avrebbe danzato con un orso bruno. Alberto, un bambino fortunato e felice, già pianista affermato a soli 13 anni, vincitore anch’esso della stessa borsa di studio già da 5 anni, era molto curioso di vedere quella bambina e di sentirla suonare; anche se serio e maturo, l’idea di fare un giro sull’ottovolante, di correre sulla pista delle auto scontro e di farsi proiettare nello spazio, lo eccitava come tutti gli altri ragazzi della sua età. Alberto era alto, magro con grandi occhi neri come i capelli, aveva un fratellino che amava molto, ma troppo piccolo per giocare e litigare; il babbo dirigente di una grossa società, era molto fiero di lui, suonare il pianoforte era stata da sempre una sua passione, ma o non era dotato come Alberto, o era stato meno fortunato, la mamma invece, era meno contenta di vederlo andare in giro a suonare ai concerti cui lo accompagnava lo zio, che essendo già in pensione, aveva più tempo da dedicargli. Le apprensioni della mamma erano comprensibili: gli avevano raccontato che aveva perso la sua sorellina, proprio durante un viaggio e non si era mai rassegnata a quella perdita, così, da allora, non le piaceva più viaggiare, né che gli altri della famiglia lo facessero. Le circostanze ed i particolari della sparizione della bimba non gli erano stati raccontati, solo la mamma sapeva cosa fosse successo e ogni volta che ne parlava stava tanto male, che nessuno osava fare neanche degli accenni all’episodio. Alberto aveva tre anni, quando la cosa era successa e non ricordandosi nulla, non ci pensava quasi più. Quel tiepido sabato pomeriggio Alberto se ne stava incantato a guardare il manifesto che raffigurava le due ragazze che lavoravano nel circo, Valentina, quella con i capelli rossi e gli occhi verdi, gli sembrava davvero bellissima e non se ne sarebbe andato, se suo cugino non avesse cominciato a prenderlo in giro. ‘’ Consumerai quel manifesto a furia di guardarlo! ‘’ gli diceva ridendo, mentre si apprestavano a mettersi in fila, per comprare i biglietti. Quasi tutto il paese era in strada, chi per vedere le bancarelle, chi per partecipare alla pesca di beneficenza, chi per andare sulle giostre, chi per vedere lo spettacolo delle ragazze. Oscar, il cugino d’Alberto, era meno timido di lui, si era avvicinato al banco del tiro a segno ed aveva chiesto all’uomo che distribuiva i biglietti, se si poteva comprare un manifesto, l’uomo, uno zingaro alto e baffuto con una gran pancia prominente e occhi di brace, lo invitò a sparare qualche tiro: se avesse colpito i birilli avrebbe avuto il manifesto. Oscar ci provò, ma la sua mira non era migliore di quella d’Alberto, che aveva tentato a sua volta. Avevano speso molto e se ne stavano andando un po’ delusi, quando un signore dal viso simpatico, disse loro di fermarsi un attimo. Prese la carabina e, in men che non si dica, vinse, non solo il manifesto che diede loro, ma anche parecchi altri giocattoli, che consegnò ai suoi due figli. L’ispettore Branko era un bravo tiratore ed un ottimo padre di famiglia, uno dei due ragazzini che stavano con lui era stato adottato e lui e la moglie, lo amavano proprio come l’altro. All’ispettore piacevano i bambini e tutti i giocattoli che vinceva alle fiere, finivano, comunemente, all’orfanotrofio, dove lui e la moglie facevano volontariato quando potevano. L’ispettore però, frequentava i circhi, le fiere ed i luna park, non solo per fare divertire i figli e se stesso, ma anche per controllare che non ci fossero irregolarità e soprattutto che non venissero sfruttati i bambini. Alcuni zingari, spesso dimenticano che i piccoli devono andare a scuola e giocare e li fanno lavorare troppo. Non era il caso di quel grosso zingaro panciuto, che, seppure avido e interessato, aveva fatto studiare le due figlie e aveva capito che dando loro un’istruzione, avrebbero guadagnato di più e lui non avrebbe avuto guai con la giustizia. Una donna un po’ robusta con una folta chioma nera e tanti monili vendeva i biglietti per lo spettacolo delle ragazze, era la moglie dello zingaro con i baffi e sarebbe stata bella se non avesse avuto un dente d’oro che deturpava il suo sorriso. Finalmente lo spettacolo iniziò, Valentina uscì con il suo orso, questi aveva un buffo cappellino giallo, artigli enormi, eppure volteggiava con la ragazzina come se avessero ballato da sempre: infatti, era così, avevano quasi la stessa età e si esercitavano da sempre, per l’orso era un gioco e Valentina gli voleva molto bene. Valentina non amava esibirsi in pubblico e lo faceva solo per non essere allontanata dal suo amico peloso. Il padre, lo zingaro, di cui abbiamo parlato prima, quando lei tentava di fare obiezioni, minacciava di mandarla in collegio, separandola dalla sorella che amava moltissimo e di spedire l’orso allo zoo. Alberto era in prima fila, ammirava la disinvoltura ed il coraggio della ragazza, era emozionato e lo fu ancora di più quando Valentina gli si avvicinò e lo invitò a provare a ballare con l’orso. Alberto non era molto coraggioso, ma in quest’occasione, si fece forza e accettò, meravigliando il cugino Oscar, che sapeva che aveva paura anche dei cani, figuriamoci di quell’orso enorme! Valentina finì il suo numero cantando in varie lingue, per le quali era portata e che studiava volentieri. Alberto era felice di aver fatto bella figura e quando lei, prima di sparire, gli diede un bacio, arrossì fino alle orecchie e si rattristò subito dopo, pensando che l’indomani sarebbe partito e forse, non l’avrebbe più rivista. Fu il turno della piccola Lisa, che pur essendo slanciata ed alta quasi come Valentina, era molto diversa da lei, la sua carnagione era olivastre, mentre quella di Valentina era chiarissima come quella di quasi tutte le ragazze con i capelli rossi, gli occhi erano neri come i capelli, il naso era pronunciato e le dava un aspetto un po’ austero, inoltre, a differenza di Valentina, era timida e non sorrideva spesso. C’era un gran brusio di voci e risate, ma quando Lisa iniziò a suonare, tutti fecero silenzio, e quando finì, la gente si spellò le mani per applaudirla. Alberto era entusiasta della sua bravura e commentò con il cugino, che era un peccato farla esibire nelle fiere e non in un teatro; quando si trattava di musica, la sua timidezza svaniva e così , si avvicinò a Lisa senza tentennamenti, le fece i suoi sinceri complimenti ed iniziò a chiacchierare con lei, come se si fossero conosciuti da sempre. Lo zingaro la richiamò in malo modo e Alberto lo guardò con rancore, avrebbe voluto sapere molte altre cose e domandare dove poteva ritrovare Valentina, ma l’interruzione così brusca, aveva fatto svanire le sue speranze: non avrebbe rivisto più nessuna delle ragazze. Il cugino, per consolarlo, gli fece notare, che gli restava sempre il manifesto dov’era scritto il nome del luna-park e che avrebbe potuto ritrovarla senza troppe difficoltà, giacché entrambi viaggiavano molto.. Questa flebile speranza rasserenò un poco Alberto che non riusciva a dimenticare quegli occhi verdi, l’emozione di ballare con l’orso e del bacio di Valentina. Lisa e la sorella, dopo lo spettacolo, finsero di avere sonno e di voler andare a dormire, ma, appena rientrate nella roulotte, finalmente sole, perché gli altri dovevano fare i conti e riordinare il tutto, si misero a chiacchierare. I momenti in cui potevano farlo erano rari e loro n’approfittavano sempre per scambiarsi confidenze, esprimere dubbi e speranze e progettare un futuro diverso. Il sogno di Valentina era quello di fuggire e poter vivere in una grande città; non le piaceva quella vita e non vedeva l’ora di trovare un modo per andarsene, non amava i genitori che le preferivano Lisa e non lo nascondevano, e si domandava come mai lei era tanto diversa da loro. Valentina si era messa in testa di non essere figlia dei due zingari, anche perché, a scuola, le avevano spiegato alcune leggi scientifiche secondo cui, da due genitori con gli occhi neri, non poteva nascere un bambino con gli occhi verdi; questa scoperta, non aveva fatto che aumentare i suoi dubbi, Lisa la calmava sempre e le diceva, che pur avendo gli occhi neri, neanche lei si sentiva amata né le sarebbe dispiaciuto lasciare quei due e, a differenza degli altri bambini che erano al seguito del luna-park, si sentiva bene solo quando i genitori non c’erano. Le due ragazze avevano quindi deciso di non separarsi mai e di fuggire insieme non appena se ne fosse presentata l’occasione. Lisa, ora che aveva vinto la borsa di studio, temeva che l’avrebbero allontanata da Valentina, che proprio non amava la musica né vi era tanto portata, benché cantasse durante gli spettacoli. Valentina sapeva bene, che il suo successo era dovuto all’orso, e non certo alle sue doti canore. Da grande le sarebbe piaciuto poter addestrare i cani, che sicuramente, erano meno pericolosi degli orsi e più popolari, nelle grandi città. Quella sera però non parlarono di fughe, ma del ragazzo che aveva guardato tanto Valentina ed era stato così gentile con Lisa, avevano saputo chi era, solo dopo che se n’era andato, ed erano entrambe molto eccitate per aver avuto la sua attenzione, lui era già famoso, Valentina lo trovava anche bello e Lisa, sosteneva, che ovviamente, doveva essere anche ricco. Lui sì che avrebbe potuto aiutarle a fuggire, bisognava ricordare il suo nome e leggere i giornali, per sapere dove si svolgevano i suoi concerti. Non poterono continuare a chiacchierare perché gli zingari erano rientrati nella roulotte e credendole addormentate, parlavano tra loro liberamente. L’uomo si lamentava di quel cliente che aveva vinto tutti quei giocattoli al tiro a segno, la donna lo consolava dicendo che lo spettacolo delle ragazze aveva superato tutti gli incassi precedenti. ‘’Sì, sono contento, ho avuto fiuto e ho fatto bene a far studiare il violino a Lisa, vedrai che tra un anno o due la faremo esibire nei teatri, non dovremo più montare e smontare tende, tu farai la signora, dormiremo nei grandi alberghi e saremo ricchi!’’ ‘’ Come la fai semplice tu e cosa ne faremo del luna-park? ‘’ Domandò la donna. ‘’ Non preoccuparti, ho già uno che lo comprerebbe anche subito se volessi! ‘’ Rispose lui. ‘’ E di Valentina cosa ne facciamo? ’’ Incalzò la donna. ‘’Il suo numero con l’orso funziona, se vendo l’orso, vendo anche il numero e così lei resterà a lavorare qui, non avremo più bisogno di lei… e poi ho la coscienza a posto, anche lei sa leggere, scrivere e far di conto, conosce le lingue, pensa a noi due che a mala pena abbiamo imparato a leggere a trent’anni. Valentina è bella, se la caverà vedrai! ’’ Concluse. La donna non era convinta, non perché amasse tanto Valentina, ma perché temeva che Lisa avrebbe protestato e non avrebbe assecondato i loro progetti. ‘’ Vedrai che Lisa farà il diavolo a quattro ! ‘’ Aggiunse. ‘’Non preoccuparti, una volta al Conservatorio, si dimenticherà anche lei di Valentina e sarà contenta dei bei vestiti e delle belle cose che le compreremo, e poi, lei ama troppo la musica, per rinunciarci, non dimenticare che se anche diciamo che ha 8 anni, ne ha quasi 11 e non è stupida, sa che non le capiterebbe una seconda occasione come questa.! ‘’ Sentenziò l’uomo, con tono che non ammetteva ulteriori repliche. Le due ragazze avevano sentito tutto e si guardavano terrorizzate. Dovevano fare qualche cosa e subito!
In quello stesso istante qualcuno gridò aiuto e tutti corsero fuori
a vedere cosa era successo. La gente accorreva e mormorava rendendo difficile all’ispettore Branko farsi largo e calpestando eventuali tracce importanti. Branko aveva ancora tra le braccia pupazzi e bamboline e non aveva un aspetto che facesse capire che appartenesse alla Polizia, malgrado tentasse di mostrare il suo distintivo. La scena sarebbe stata divertente se non per quel poveretto steso a terra. Fortunatamente, i bambini di Branko erano due ragazzini intelligenti e liberarono le braccia del padre dai giocattoli rassicurandolo che non si sarebbero mossi e lo avrebbero aspettato. Finalmente l’ispettore poté raggiungere il ferito e costatare che era solo svenuto, chiamò rinforzi e la moglie ed iniziò a guardarsi attorno per cercare il corpo contundente che aveva provocato la ferita. La gente aveva finalmente fatto un po’ di spazio, tutti erano ammutoliti quando l’ispettore aveva chiesto a voce alta se c’erano testimoni e se qualcuno conoscesse la vittima. Arrivò l’ambulanza, lo sconosciuto non aveva più il portafogli né documenti, qualcuno doveva averglieli fatti sparire, poiché era impensabile che fosse andato al luna-park senza denaro. Branko chiese che gli mettessero a disposizione una roulotte, per prendere le prime deposizioni a caldo. Dopo ore di interrogatori, non era riuscito a sapere nulla. né si era trovata l’arma o l’oggetto che aveva ferito lo sconosciuto. Non c’era che da sperare che questi si riprendesse e potesse raccontare qualche cosa; Branko intanto, si era soffermato a guardare i documenti dello zingaro e della moglie, nessuno dei due aveva segnalato, sul passaporto, la presenza delle bambine. L’ispettore, che già, guardando Valentina, si era ripromesso di fare qualche accertamento sulla sua presenza nel luna-park, si mise ad interrogare molto seriamente lo zingaro e la moglie che dovettero ammettere che le bambine, in realtà, non erano loro figlie; ammisero di aver comprato Valentina, ancora in fasce, da altri zingari, che avevano intenzione di mandarla in giro a chiedere l’elemosina, una volta cresciuta; lo zingaro raccontò che la moglie era sterile e desiderava tanto una bambina che lui vedendo la piccola neonata non aveva resistito all’impulso di farla felice, poi era stata la volta di Lisa, i cui genitori erano periti in un incidente d’auto, lo zingaro giurò che il padre di Lisa era suo fratello e che quindi l’aveva tenuta più che legittimamente. L’ispettore fece controllare la deposizione dell’uomo, effettivamente la coppia che lui sosteneva gli avesse ceduto la bimba in cambio di denaro, era in carcere per reati simili e confermò di aver dato una bambina allo zingaro, anche la versione della morte del fratello in un incidente automobilistico fu confermata, anche se non si sapeva se avesse figli, ma nei campi nomadi non sempre si registravano i bambini all’anagrafe e se lo facevano ciò avveniva nel paese in cui erano in quel momento e spesso i loro nomi erano scritti con qualche lettera modificata, era difficile risalire alla verità, ma non c’erano motivi per dubitare della versione dello zingaro, così l’ispettore, si accontentò di quelle spiegazioni, almeno per il momento. Naturalmente l’ispettore ordinò di controllare tutte le denunce di neonati rapiti circa dieci anni prima. L’ispettore sapeva che la scoperta d’essere entrambe orfane avrebbe potuto fare molto male alle bambine, così non si affrettò a segnalare la cosa. Da padre, pensava che se avesse denunciato la coppia di zingari, le due bambine sarebbero state, certo, portate all’orfanotrofio, Lisa forse non avrebbe potuto frequentare il Conservatorio e Valentina, avrebbe potuto finire in mani peggiori. Gli zingari, in fondo, avevano permesso alle bambine di studiare e, pur facendole lavorare, non le avevano mandate in giro né ad elemosinare, né a rubare. L’ispettore decise di non raccontare nulla a nessuno e di fare altre indagini, prima di prendere una decisione, da cui sarebbe dipesa la sorte di quella strana pseudo-famiglia. Valentina e Lisa avrebbero potuto confidare le loro preoccupazioni all’ispettore, ma temendo di essere separate, non dissero nulla né dei loro dubbi né dei loro propositi di fuga. Valentina era decisa, aveva già preparato le sue poche cose ed era andata a salutare il suo amico orso, vicino alla sua gabbia aveva trovato un grosso sasso insanguinato, e invece di portarlo subito all’ispettore, si affrettò a nasconderlo nel suo zainetto. Valentina non poté trattenere le lacrime e si trattenne e lungo con l’orso, che, con lei, si comportava come un cucciolo. Mentre lo accarezzava continuava a dirgli: ’’ Non ti tradirò! Sta tranquillo, non ti tradirò mai! ‘’ L’ispettore aveva deciso di prendere il DNA delle due bambine e di confrontarlo con quello delle famiglie, che, dieci anni prima, avevano denunciato la scomparsa di bimbe neonate o piccolissime. Lo zingaro non poteva certo opporsi, doveva solo essere grato all’ispettore che non lo aveva ancora denunciato. Intanto, l’uomo ferito, aveva ripreso i sensi, non ricordava molto, era stato colpito all’improvviso; tuttavia, raccontò una storia che sembrò molto interessante all’ispettore. Giorgio Saperi, così disse di chiamarsi lo sconosciuto, dichiarò di essere un detective privato, che si trovava in quel luna-park, perché lì lo avevano portato le sue indagini: era sulle tracce di una bambina rapita dieci anni prima, gli sembrava d’averla trovata e stava per parlarle, quando era stato colpito. Dopo quella rivelazione, le indagini dell’ispettore si concentrarono sullo zingaro, che, al momento, sembrava l’unico che avesse interesse che la bambina in questione non fosse trovata. Ma, né lo zingaro, né la moglie, avrebbero potuto colpire l’uomo, il loro alibi era a prova di bomba, c’erano molte persone che li avevano visti smontare il tiro a segno, mentre avveniva il ferimento. La coppia aveva anche raccontato del loro proposito di vendere il luna–park e sembrava che, se la bambina cercata fosse stata Valentina, la cosa non avrebbe potuto che far loro piacere, invece di cederla con il luna-park, avrebbero potuto chiedere ai genitori della piccola, un risarcimento per il denaro speso per il suo mantenimento ed i suoi studi, senza contare, che avrebbero messo a tacere, qualsiasi possibilità di rimpianto o rimorso. La famiglia che cercava la bambina da tanti anni, senza aver mai perso la speranza di trovarla, viveva in un’altra città, abbastanza distante, ma l’ispettore decise di andare da loro e di confrontare il DNA dei genitori con quello di Valentina e di Lisa. Nella roulotte lo zingaro parlava a bassa voce con la moglie, e manifestava la sua preoccupazione: ‘’ Vedi, se la ragazzina che cercano è Valentina, siamo a cavallo, sembra che l’ispettore abbia creduto che Lisa sia nostra nipote, ma se fosse Lisa, noi che ce ne facciamo di Valentina, una volta ceduto il luna-park? Dobbiamo fare in modo che si riprendano Valentina.’’ ‘’ Già ma coma farai a convincerli, hanno quelle analisi, basterà che le confrontino! ‘’ Rispondeva la moglie. ‘’ Sostituirò quelle provette, devo riuscirci ! ‘’ Rispose il marito ‘’ E se poi fosse proprio Valentina quella che cercano? ‘’ Contestò la moglie. ‘’Allora confesserò la sostituzione e tu dirai che saresti morta se ti avessero portato via Lisa, non devo insegnarti io come recitare una scena convincente! ‘’ I due parlavano tra loro, convinti d’essere soli e non si accorsero che Lisa era seduta proprio sotto la loro finestra e aveva sentito quasi tutto. Lisa, agitatissima, corse incontro a Valentina, e, dopo averla raggiunta, le sussurrò all’orecchio: ‘’ Tieni, prendi questo denaro, scappa, vogliono darti ad una famiglia che cerca la figlia, vogliono tenere solo me, perché pensano che guadagnerò bene con i concerti, sbrigati, scappa!’’ Disse tutto d’un fiato. Valentina replicò: ‘’ Dove hai rubato questo denaro? Come faremo a ritrovarci? ’’ Lisa: ‘’I soldi li ho presi dal nascondiglio che avevo visto già tempo fa, sono anche soldi nostri, ce li siamo guadagnati, non ci hanno mai dato nulla di quello che incassavano dai nostri spettacoli! Non mi sento di aver rubato! Io andrò al Conservatorio, mi troverai là, ma ora sbrigati e va ! Io cercherò di distrarli e prendere tempo, assicurerò che sei andata a chiedere un autografo al pianista e tornerai subito, sta tranquilla, ti voglio bene! ’’ Valentina prese il denaro senza fare più obiezioni, la sua valigia era già pronta e messa in un posto fuori della roulotte, le due ragazzine si abbracciarono e, senza piangere, si allontanarono in direzioni diverse, Valentina verso l’ignoto, Lisa verso la roulotte dei suoi presunti genitori. Valentina aveva messo le ali ai piedi, cercando di allontanarsi il più possibile dal luna-park, saltò sulla prima corriera che vide passare e chiese di indicarle la stazione, avrebbe cercato di raggiungere Alberto, aveva letto che si sarebbe esibito in una grande città, lei sperava di raggiungerlo in tempo e si augurava si ricordasse di lei. Lisa invece, assisteva alla collera degli zingari che si erano resi conto della fuga della sorella e la minacciavano in tutti i modi per farla dire dove fosse Valentina. La piccola Lisa era determinata e si sentiva forte perché sapeva che non l’avrebbero picchiata, finché l’ispettore Branko era nei paraggi. Gli zingari si decisero ad andare a denunciare la scomparsa della bambina, malgrado Lisa tentasse di dissuaderli dal farlo, assicurando che certamente sarebbe tornata da sola, ma i vestiti mancanti la contraddicevano. L’ispettore promise di farla cercare immediatamente alle fermate degli autobus e nelle stazioni vicine, i suoi capelli rossi non potevano passare inosservati. La libertà di Valentina, infatti, non durò a lungo, la fermarono mentre cercava di acquistare il biglietto del treno. La portarono subito al posto di Polizia e la perquisirono, le trovarono il denaro sottratto agli zingari e, cosa ancora più grave, nello zaino, scoprirono la pietra insanguinata. Le cose per Valentina non si mettevano bene, ora era sospettata di furto del denaro dei genitori e di tentato omicidio, se il sangue che era sulla pietra, fosse stato quello dell’uomo ferito, forse, l’avrebbero anche accusata di avergli rubato il portafogli e l’orologio, non avevano prove di questo, ma se aveva rubato al padre, era lecito che pensassero che avesse preso anche gli oggetti dell’uomo che aveva colpito.. Valentina si rendeva conto del guaio in cui si trovava, ma la lealtà per la sorella le impedì di raccontare all’ispettore com’erano andate le cose e perché era fuggita, così all’improvviso. L’ispettore Branko però si domandava perché gli avesse tirato quel sasso con tanta violenza, e si chiedeva se davvero una bambina potesse avere tanta forza e una mira così precisa. Un suo collega, cui esponeva i suoi dubbi, gli ricordò che avevano il tiro a segno e suggerì che l’uomo, forse, l’aveva spaventata. Dopo tutto, quel tipo, pensava di aver trovato una bambina rapita dieci anni fa e, forse, le aveva fatto troppe domande o aveva cercato di fermarla, spaventandola. Interrogarono l’uomo in ospedale, questi negò d’averle parlato e d’averla toccata, disse invece, che l’aveva guardata, mentre chiacchierava con la presunta sorella, e che la stava ancora guardando, quando era stato colpito. L’ispettore tirò un sospiro di sollievo: Valentina non poteva essere in due posti contemporaneamente, e la traiettoria del tiro, non corrispondeva alla sua posizione di quel momento che era testimoniata, proprio da chi si supponeva avesse ferito. L’ispettore cercò di far raccontare a Valentina la sua versione dei fatti, ma la bimba non ne voleva sapere di raccontare nulla. Il perché avesse quel sasso nello zaino e non ne volesse parlare restava un mistero. Certo voleva coprire qualcuno che le stava molto a cuore, pensava l’ispettore, così decise di domandare in giro con chi, la bimba, socializzasse in modo particolare. Valentina sapeva chi aveva tirato il sasso, ma non lo avrebbe mai detto a nessuno, quel gesto era stato istintivo e determinato dalla volontà di proteggerla, ne era certa, né avrebbe mai detto che il denaro dello zingaro era stato sottratto da Lisa; spiegare il motivo della fuga era ancora più difficile, oltre tutto, non aveva capito bene di cosa stesse parlando Lisa, quando le aveva accennato ad una famiglia che la voleva con sé. Valentina sapeva solo di non voler tornare dagli zingari che, di sicuro, non le avrebbero permesso di vedere Lisa e l’avrebbero tenuta chiusa a chiave. Disse solo questi ultimi suoi timori all’ispettore, che, dal canto suo, capiva che non sarebbero stati teneri con lei e si preoccupava di come Valentina, avrebbe superato la notizia di non essere figlia di quelli che aveva creduto essere i suoi genitori, fino a quel momento. Branko non sapeva che fare di quella bambina, aveva già deciso di non riportarla al luna-park, non voleva mandarla all’orfanotrofio, ed era prematuro dare speranze alla famiglia che forse, era la sua, prima di sapere l’esito degli esami del DNA. Valentina aveva tanta voglia di piangere, ma sapeva di dovere essere forte. Lisa, chiusa a chiave, da sola nella roulotte, non sapeva che la fuga di Valentina era già terminata e, rassegnata, si era messa a dormire sognando di suonare in gran teatro e di fare un concerto con Alberto. L’immagine del suo sogno la faceva sorridere e sembrare molto più bella. Ma la voce dello zingaro, irata, la risvegliò bruscamente dalle sue fantasticherie, l’uomo parlava di Valentina e Lisa tese l’orecchio. ‘’ Quell’ispettore comincia a darmi sui nervi, fa troppe domande e non vuole rimandare a casa quella sciagurata di Valentina, non mi ha neanche ridato i soldi che mi ha rubato e continua a voler sapere da dove ha preso il sasso, come se io ne sapessi qualche cosa di quel maledetto sasso! ’’ Gridava l’uomo. Lisa sentì il suo cuoricino fermarsi: Valentina non ce l’aveva fatta, l’avevano accusata del furto commesso da lei e c’era quel sasso di cui lei non sapeva nulla. Lisa sapeva di doverla aiutare e studiò il modo di farsi aprire; con molta paura accese un giornale ,non appena sentì dei passi e cominciò a gridare: ‘’Al fuoco! ‘’ Due uomini sfondarono la porta e Lisa n’ approfittò per scappare via e correre verso il commissariato, per fare presto fermò un’automobile e supplicò di portarla alla stazione di Polizia. Al volante c’era una donna, che vedendola così trafelata, non esitò a farla salire e accompagnarla dall’ispettore Branko, che, sebbene fosse tardi, era ancora in ufficio cercando di trovare una soluzione per Valentina. Vedendo arrivare Lisa, l’ispettore capì che quelle due bambine non avevano finito di procurargli grattacapi. Lisa si accusò del furto immediatamente, disse di non voler tornare dagli zingari per non essere chiusa a chiave di nuovo e pianse supplicandolo di farla stare con la sorella, del sasso insanguinato non sapeva nulla e sembrava sincera. L’ispettore pensò che se le avesse messe insieme, si sarebbero fatte delle confidenze e avrebbe potuto almeno risolvere il caso di ferimento. Fece portare da mangiare e invitò le bambine ad andare in una stanza dove aveva fatto istallare un registratore. L’abbraccio delle piccole lo commosse e si disse che era triste pensare che una avrebbe, forse, trovato la sua famiglia, mentre l’altra avrebbe dovuto restare con gli zingari o essere messa in un istituto. ‘’ Perché sei venuta? ‘’ Chiese Valentina dopo gli abbracci spontanei. ‘’ Io non ho detto nulla ! ‘’ Continuò. Lisa, agitata e un po’ offesa domandò: ‘’ Lo so, ma non potevo mica farti arrestare per una cosa che ho fatto io, l’ispettore mi ha chiesto di un sasso insanguinato, dove lo hai trovato? Perché non mi hai detto niente? Che cosa hai fatto? Davvero sei stata tu a ferire quel signore? ‘’ Valentina la rassicurò: ‘’ No, io non ho ferito nessuno, e se non te l’ho raccontato, è perché non me ne hai dato il tempo quando mi hai detto di scappare, l’avevo dimenticato anch’io, ora sono tutti convinti che sia stata io, ma non ho fatto nulla! ‘’ Lisa: ‘’ Allora sai chi è stato? Se lo sai perché non lo hai detto? ’’ Valentina: ‘’ Non ne sono sicura, ma se dicessi chi è, temo lo uccideranno! ‘’ Lisa: ‘’ Ma va, non c’è la pena capitale e poi il tizio è solo ferito, non è morto! ‘’ Valentina: ‘’ Lo ucciderebbero, lo so! ‘’ Lisa: ‘’ Ma di chi stai parlando e perché lo ha fatto? ‘’ Valentina: ‘’ Lo ha fatto per me, ne sono sicura, ha visto che quel tipo ci guardava e ha capito che mi dava fastidio !’’ Lisa: ‘’ Ma si può sapere di chi parli, non ti sarai mica fidanzata senza dirmelo? ‘’ Valentina: ‘’ Ma no, che cosa vai pensando, se insisti, te lo dico,ma mi devi giurare di non tradirlo! ‘’ Lisa: ‘’Ma sì te lo giuro, dimmelo all’orecchio, così sarai sicura di averlo detto solo a me! ‘’ Valentina le bisbigliò qualcosa, lasciando l’ispettore a bocca asciutta, ma divertito dall’intelligenza e dalla furbizia di quelle due piccole donnine, complici e legate l’una all’altra, più che da legami di sangue, da un sincero affetto. Lisa stupita, ingenuamente, esclamò: ‘’ So che ti vuole bene, ma non avrei mai pensato, che potesse leggerti nel pensiero! ‘’ Valentina: ‘’ Tu dovresti conoscerli meglio gli animali, non parlano, ma hanno una sensibilità superiore, e, quando vogliono bene, lo vogliono davvero! ‘’ L’ispettore che si era quasi rassegnato al fallimento della sua trappola, sentendo parlare d’animali, finalmente capì: era stato l’orso a lanciare quel sasso e a fare centro. Entrato nella stanza, finse di essere un po’ arrabbiato e disse come per caso: ’’Certo se chi ha lanciato il sasso lo avesse fatto per difendere qualcuno, non gli succederebbe nulla di grave, ma se qualcuno sa chi è e non lo dice, quello sì che resterebbe rinchiuso tanti anni ! ‘’ Branko era così sensibile nei confronti dei bambini, che anche questa piccola bugia lo disturbava e non era contento di dirla, questo gli dava un’espressione pensierosa, che le bambine scambiarono per collera e minaccia, Lisa pensò al Conservatorio che non avrebbe potuto frequentare e guardò Valentina con occhi supplichevoli. Valentina stessa, ebbe paura di quello, che avrebbe potuto succederle, e si decise a raccontare i suoi sospetti: ‘’Ho preso il sasso e l’ho nascosto perché credo che l’abbia tirato l’orso, lui mi è molto affezionato e vedendo quell’uomo guardarmi tanto, deve aver temuto che mi volesse fare del male, è per questo che ha tirato il sasso, ma sono certa che non lo farà più…non fategli del male vi prego…’’ Finalmente, scoppiò a piangere; non aveva pianto mai fino a quel momento, ma l’idea che, per la sua confessione, potesse succedere qualche cosa al suo amico orso, la sconvolgeva e si univa al dispiacere di non vederlo più. L’ispettore cercò di tranquillizzarla e le promise di fare del suo meglio perché l’orso, anche se fosse stato considerato pericoloso, non fosse abbattuto, ma trasferito in un giardino zoologico, in mezzo ai suoi simili, dove Valentina avrebbe potuto andarlo a trovare. Era oramai notte fonda, le bambine, stranamente, non mostravano segni di stanchezza, l’ispettore invece, era sfinito e decise di portarle a casa sua, malgrado non fosse permesso dal regolamento, ma questo, gli sembrava proprio un caso eccezionale. La moglie dell’ispettore sapeva cos’era successo al luna park e, conoscendo il marito, aveva previsto l’evenienza di avere ospiti, si meravigliò solo che le bimbe fossero due. L’indomani l’ispettore trovò il modo di mandare le due bambine in una colonia, una piccola vacanza insieme non avrebbe fatto male a nessuna delle due, dal momento che non ne avevano mai fatte, intanto sarebbe arrivato l’esito del DNA, che avrebbe avuto come conseguenza, probabilmente, la separazione delle due: che fosse Lisa, o che fosse Valentina, la cosa, per loro, sarebbe stata traumatica. Le bimbe avevano capito che fuggire non era possibile, non avevano più denaro e dovevano accettare quello che il destino avrebbe loro riservato. Avevano solo dieci anni e le novità offerte dalla vacanza imprevista, riuscirono a distrarle. Come tutte le cose belle, la vacanza fuori programma finì; il DNA sembrava confermare che era Valentina quella che doveva andarsene. Lo zingaro venne a riprendere Lisa, che finse pentimento e promise di comportarsi bene ed ubbidire, ma, avendo capito di avere il coltello dalla parte del manico, perché contavano sui suoi concerti, per guadagnare di più, non si spaventò troppo quando la minacciarono di non mandarla più al Conservatorio. Per Valentina fu molto più difficile accettare la nuova situazione, non aveva obiettivi da raggiungere, né sogni da realizzare, era sola, senza potersi rifugiare nel pelo del suo amico orso, rifiutata persino da quello zingaro che non amava, separata dall’unica persona cui voleva bene e di cui si fidava. Nella sua testolina si affacciava il timore che anche Lisa l’avrebbe dimenticata e che la nuova famiglia potesse essere peggiore della prima. Se almeno avesse saputo dov’era quel ragazzo che sembrava ammirarla tanto, avrebbe provato a chiedergli aiuto! Con questi pensieri salì nell’auto dell’ispettore che si era offerto di accompagnarla dalla nuova famiglia, anche lo zingaro volle venire con loro, con la speranza di avere una ricompensa ed un risarcimento per averla mantenuta tutti quegli anni.
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In una casa, in un ‘altra città, una famiglia viveva ore di ansia e trepidazione, la speranza di aver ritrovato la figlia perduta e il timore di un’altra delusione rendeva i signori Valdesi di umore instabile; il marito, preoccupato come la signora, doveva davvero dare fondo a tutto il suo sangue freddo, per sostenere la moglie che era in preda a mille dubbi e preoccupazioni; infatti oltre alla gioia di aver ritrovato la figlia, c’era l’ansia del farla conoscere fratelli e del farsi accettare da lei, il fatto che fosse cresciuta ed educata da degli zingari, il timore di non essere all’altezza della situazione, l’assenza del figlio maggiore, cui non sapeva come annunciare l’evento, i preparativi per il suo arrivo, ecc. Il marito condivideva le sue ansie, pur cercando di non darlo a vedere, anche lui, era teso e un po’ spaventato Il gran giorno arrivò: la bambina sarebbe stata accompagnata a casa loro dallo zingaro che l’aveva cresciuta e dall’ispettore. .. La signora Valdesi era una bella donna non molto alta, minuta, con lunghi capelli rossi, tinti, e grandi occhi celesti, il marito invece era scuro e longilineo, d’aspetto giovanile e atletico. I due non avevano potuto tenere la notizia segreta e la loro casa si era riempita di parenti arrivati da ogni parte per vedere la bambina, anche questo li impensieriva, ma alcuni di loro avevano figlie dell’età di Valentina, che in realtà si chiamava Donatella, e loro speravano che la presenza di coetanee avrebbe facilitato l’inserimento della nuova venuta. La signora aveva immaginato la figlia mille volte, ma quando la vide, si sentì un po’ confusa, non l’aveva mai pensata così bella, né che potesse avere i capelli rossi: quando l’avevano rapita, la piccola, aveva pochi mesi, pochissimi capelli e gli occhi scuri. . La signora sperava che lo zingaro le raccontasse quali erano le sue abitudini, cosa le piaceva, il colore che preferiva, e mille altre cose, ma lo zingaro si mostrò ansioso di ripartire adducendo la scusa di dover consolare la moglie affranta dalla separazione dalla bambina e non raccontò quasi nulla né dell’infanzia di Valentina, né del suo carattere. . Anche l’ispettore aveva fretta di tornare a casa, li aveva accompagnati, solo per impedire alla piccola di fuggire ancora e per tranquillizzare la bambina, che certo non era serena. Valentina scese dall’auto tenendo gli occhi bassi, non guardò nessuno e si limitò a salutare educatamente, si fece guardare ed abbracciare, restando immobile e passiva; era rassegnata, ma non avrebbe finto una gioia che non provava. La signora le mostrò la sua cameretta e le presentò un bimbetto dicendole che era suo fratello, nel guardaroba c’erano tanti vestitini della sua taglia, ma Valentina non li guardò neppure. Quando la chiamarono per andare a tavola, ringraziò, si lavò le mani come le era stato raccomandato, e mangiò tutto senza protestare. Le cugine continuavano a farle domande sul luna-park e sull’orso con il quale ballava, qualcuno si spinse anche a chiederle di cantare. Valentina le avrebbe picchiate tutte volentieri, ma per non apparire una piccola selvaggia, si limitò ad andare nella sua stanza e chiedere alla signora se poteva andare a dormire, quello che diceva essere il suo vero padre, venne a darle il bacio della buona notte. La porta finalmente si chiuse e Valentina poté dare libero sfogo alla sua disperazione. In salotto due vecchie zie sfogliavano gli album di famiglia e si sforzavano di trovare somiglianze con qualche nonna o prozia, si chetarono solo dopo aver trovato una lontana parente che sembrava avere i capelli rossi, ma certo non era bella come Valentina. I genitori di Valentina, una volta soli, si guardarono con complicità e si dissero quasi contemporaneamente: ‘’ Hai visto, quanto è bella! ‘’ ‘’ Ma è tanto introversa, non ha quasi mai alzato gli occhi da terra, non ha chiesto nulla, dovremo avere molta pazienza ! ‘’ Disse la madre un po’ rattristata dal comportamento assente ed indifferente della bambina. ‘’ Dobbiamo darle tempo, forse era affezionata a quella gente, dopo tutto non ha conosciuto nessun’altro! ‘’ Rispose il padre ‘’ Sì, ma non ha mostrato interesse né per la cameretta, né per i vestitini, né per i giocattoli, anche alle cugine non ha mai risposto che a monosillabi, eppure cantava in pubblico, non può essere solo timidezza! ‘’ ‘’ Dalle tempo! Le bambine sono state indelicate assillandola con tutte quelle domande e, tua zia poi, chiedendole di cantare, ha mostrato di non avere proprio né tatto né sentimenti, non mi meraviglio che sia acida e rancorosa come una vecchia zitella!’’ Concluse il padre.
I giorni passavano, ma Valentina ( avevano preferito continuare a chiamarla così) non cambiava atteggiamento, le avevano preso un maestro per aggiornarla sui programmi scolastici, che avrebbe dovuto riprendere; lei studiava, ma cercava di evitare ogni altra occasione per incontrarsi con i genitori e con gli altri membri della famiglia, le avevano detto che aveva un altro fratello più grande, ma neanche questa notizia sembrò interessarla. Valentina era sempre più triste, aveva scritto a Lisa, ma non aveva avuto risposta, non aveva il suo telefono, né avevano mai posseduto un cellulare. Non sapeva che la sua lettera non era mai stata consegnata a Lisa, perché gli zingari temevano che anche Lisa potesse tentare la fuga. Lisa dal canto suo, era preoccupata per il silenzio di Valentina e cercava di trovare il suo indirizzo rovistando, quando le era possibile, tra le cose degli zingari sperando di trovare il suo recapito, ma senza successo. Passarono così alcuni mesi. In casa di Valentina tutti temevano che non si sarebbe più ripresa da quello stato d’apatia e torpore. Lisa invece aveva iniziato le sue lezioni al Conservatorio, gli zingari avevano venduto il luna-park, avevano preso un appartamento e si davano un gran da fare a trovare locali dove farla suonare, nei fine settimana; la zingara aveva fatto sostituire il suo dente d’oro con uno di porcellana ed aveva imparato a vestire normalmente, anche lo zingaro aveva tagliato i baffi e tolto un po’ di catene dal collo.. Lisa chiese ed ottenne, che le regalassero un cellulare e cominciò a cercare il modo di rintracciare almeno Alberto, aveva tentato di sapere l’indirizzo di Lisa anche dall’ispettore Branko, ma lui non gliel’aveva voluto dare, era troppo presto per potersi fidare di quella bambina così sveglia ed intraprendente, ma Lisa non aveva perso le speranze e cercava di sapere dove avrebbe suonato Alberto, lo disse anche ai suoi presunti genitori, e conoscendo il loro debole, aveva giustificato il suo interessamento per Alberto, dicendo che se avesse accettato di suonare con lei, certo avrebbero guadagnato molto di più, ora che non avevano più il luna-park e mancava anche l’incasso di Valentina, e lei studiava tutta la settimana. Lo zingaro capì che l’idea era davvero buona e immaginò che sarebbe stato impossibile per lui arrivare a tanto, ma che Lisa avrebbe potuto convincere quel ragazzino, che le era quasi coetaneo, ricordò l’episodio del manifesto e si mise a fare telefonate per sapere dov’era Alberto.
Alberto, dal canto suo, aveva saputo della vendita del luna-park ed era molto deluso e dispiaciuto, aveva appeso alla porta della sua camera d’albergo il manifesto con l’immagine delle due ragazze e sentiva un tuffo al cuore ogni volta che guardava il bel sorriso di Valentina, anche lui si riprometteva di cercarne la sorella, magari chiedendo informazioni al Conservatorio e aveva fatto di tutto perché gli organizzassero una serata in quella città, era la sua unica occasione per poter ritrovare Valentina. Alberto aveva anche telefonato al Conservatorio chiedendo di Lisa, ma Lisa era registrata con il cognome degli zingari, che, contrariamente a quello che aveva pensato Alberto, non era lo stesso del nome del luna-park. Lo zingaro era riuscito a farsi dire quando il ragazzo avrebbe suonato nella città dove si trovava il Conservatorio e aveva deciso di accompagnare Lisa da Alberto qualche giorno prima, con la speranza, che lo convincesse a suonare in coppia con lei. Lisa era al settimo cielo quando le annunciò che l’avrebbe portata a sentire un suo concerto e avrebbe avuto l’opportunità di parlargli. I giorni che la separavano dal possibile incontro con il suo beniamino, le sembravano un’eternità e qualcosa le diceva che solo lui avrebbe potuto aiutarla.
Intanto i genitori di Valentina non sapevano cosa fare per vederla sorridere, l’avevano portata al cinema, le avevano offerto biglietti per andare a vedere cantanti alla moda, avevano cercato di capire quale fosse la cosa che avrebbe potuto distoglierla da quel mutismo e disinteresse generalizzato.. Uno psicologo consigliò loro di acquistarle un cane o di accompagnarla al Canile per sceglierne uno. L’idea fu bene accolta da Valentina, che finalmente sorrise e mostrò un po’ di interesse e dichiarò di preferire un cane del Canile ad uno acquistato. I signori Valdesi furono sgomenti quando la videro scegliere il cane più grande e peloso che c’era nel Canile, loro avevano pensato ad un barboncino, non certo a quel gigante, ma non osarono contraddirla, sembrava finalmente felice e loro desideravano solo vederla sorridere. La presenza del cane, pur creando qualche mutamento nelle abitudini famigliari, portò il sereno. La mamma ed il papà facevano a turno ad accompagnare Valentina a spasso con il suo nuovo amico, che lavava e spazzolava personalmente. Il cane attirava l’attenzione d’altri bambini e finalmente anche Valentina, iniziò a socializzare con qualche compagno di scuola e con i figli dei vicini di casa. Il cane sembrava aver compiuto un miracolo che nessun medico era riuscito a fare, Valentina, che fino a quel momento non aveva mai smesso di chiamare sua madre e suo padre, signora e signore, iniziò a dare loro del tu e raccontò quanta nostalgia avesse della sorella. I signori Valdesi erano finalmente contenti e l’arrivo del figlio maggiore sembrava giungere nel momento più favorevole,poiché avevano deciso di parlargli del ritrovamento della sorella solo il giorno prima del suo ritorno, per non farlo agitare inutilmente.
Il concerto d’Alberto fu un successo e Lisa dovette aspettare a lungo prima di poterlo avvicinare, ma la gioia che lui mostrò nel vederla le fugò tutte le paure ed i brutti pensieri che le avevano tolto il sonno nei giorni precedenti. Alberto era davvero felice di vederla, le chiese subito del Conservatorio e le fece mille domande sui professori e gli allievi e i programmi che seguiva, Alberto non osava chiederle della sorella e fu felice che fosse lei a parlarne per prima: ‘’Alberto, noi ci conosciamo poco, ma sei l’unico che può aiutarci, non ho molto tempo per spiegarti tutto, la devo trovare Valentina e conto su di te per poterlo fare, sono venuta con la scusa di chiederti se volevi permettermi di suonare con te ad un tuo concerto, altrimenti non mi avrebbero permesso di vederti, ma la verità è che mi controllano troppo e non so come fare, non ho denaro per andare nella città dove abita ora e provare a cercarla, certo ora andrà a scuola e se potessi, girerei tutte le scuole finché non la troverei, non so il suo nuovo cognome, ma la troverei; ma così come posso fare? Se scappassi mi ritroverebbero subito, l’ispettore a me non dice nulla, sarei più libera solo se facessi delle prove con te e magari, con la fotografia, i tuoi genitori potrebbero aiutarmi.’’ Alberto l’ascoltava attento e preoccupato, trovare Valentina era importante anche per lui e così promise che avrebbe detto che non avrebbe suonato se non gli avessero permesso di farlo con lei, inoltre erano abbastanza fortunati, sarebbe tornato a casa tra due settimane, il suo giro di concerti era stato lungo e stava per finire, avrebbe avuto due mesi di riposo.
Durante le prove Lisa ed Alberto scoprirono di avere molte affinità, amavano le stesse cose, entrambi erano un po’ timidi, entrambi avevano un po’ paura degli animali, Lisa mostrò molta ammirazione per il coraggio dimostrato da Alberto la sera dello spettacolo ed entrambi avevano manifestato il proposito di vincere quel timore, una settimana bastò a farli diventare molto amici. La loro esibizione insieme, riscosse molti consensi ed ottime critiche, i due ragazzi furono fotografati assieme e scoprirono di assomigliarsi molto anche fisicamente, Alberto raccontò a Lisa di aver perduto una sorella e le confessò che gli sarebbe piaciuto che fosse stata come lei, Lisa, a sua volta, gli confidò il suo desiderio di fuggire da quei genitori acquisiti che hanno ingannato lei e Valentina per tanti anni, e mostrando senso pratico, Lisa lamentò anche lo sfruttamento dei suoi guadagni che sapeva essere superiori di gran lunga alle spese del suo mantenimento. Alberto promise di parlare anche di questo ai suoi genitori, mandò loro uno degli articoli usciti sui giornali raccontando dell’affiatamento trovato con la piccola violinista e manifestando la volontà di invitarla da loro per una breve vacanza. I signori Valdesi erano molto fieri del loro figliolo, ma non ne vantavano mai le doti in presenza di Valentina, la ragazzina, anche se più serena, dopo l’arrivo del cane che le ricordava il suo amico orso, si comportava comunque come un’estranea, più loquace, ma pur sempre lontana, e loro non sapevano proprio come sarebbe stato l’incontro con il fratello maggiore, che, tra l’altro, aveva paura dei cani. La mamma aveva tentato di preparare Valentina all’arrivo del fratello e alla sua avversione per gli animali dovuta ad un morso avuto da piccolo, ma Valentina, temendo di doversi separare dal suo nuovo amico, aveva reagito molto male, stava per ore accucciata accanto all’animale, insegnandogli a saltare gli ostacoli che lei stessa inventava, e facendogli fare esercizi di ogni genere; il cane le dimostrava un affetto morboso e non permetteva a nessuno di avvicinarla. I signori Valdesi, pur volendole bene, erano un po’ delusi da questa figlia ribelle, che non s’interessava a nessuna delle cose che avevano dato gioia agli altri due figli, che non si curava molto del fratellino minore e sembrava infastidita dalla notizia dell’arrivo di quello maggiore; malgrado i loro sforzi, Valentina non aveva mai mostrato di aver dimenticato il passato e di apprezzare le comodità e le possibilità che il futuro con loro poteva offrirle, né sembrava pronta a lasciarsi andare a qualche manifestazione d’affetto nei loro confronti. Venne così il giorno in cui il loro ragazzo doveva arrivare e i signori Valdesi non avevano ancora avuto il coraggio di dirgli della sorpresa che lo aspettava, anche se maturo, il loro figliolo aveva solo 14 anni ed era stato lontano tanto tempo, a causa dell’arrivo di Valentina, non l’avevano neppure raggiunto per festeggiare il suo compleanno e, da genitori apprensivi quali erano, temevano che Valentina e il fratello potessero essere gelosi l’uno dell’altro. Gli diedero la notizia solo dopo averlo abbracciato all’aeroporto, cercarono di prepararlo al carattere difficile e solitario della ragazza e l’avvertirono della presenza del cane. Arrivati a casa, quando gli presentarono Valentina, i signori Valdesi, non credettero ai loro occhi, vedendo la ragazza, dopo un attimo di stupore, buttargli le braccia al collo e salutarlo con entusiasmo, questa volta era Alberto, quello senza parole, immobile e quasi sconvolto, anche il fedele cugino Oscar non poteva credere a ciò che stava vedendo, Valentina, la ragazzina di cui Alberto si era innamorato e che voleva cercare per mari e per terre era lì, lo stava abbracciando ed era sua sorella! La gioia di rivederla era immensa, ma Alberto non la voleva come sorella e la sua espressione contrariata, preoccupò i suoi genitori, che non potevano capire il tumulto dei suoi sentimenti. Alberto era arrossito ed impallidito più volte nell’arco di pochi istanti, Valentina invece era radiosa e gli presentò il suo cane facendogli subito vedere uno degli esercizi che gli aveva insegnato. Alberto non si ritrasse e non mostrò alcun timore, la presenza di Valentina, gli dava, anche in quel momento, una forza che non credeva di avere e, tra lo stupore dei genitori e del fratellino, accarezzò più volte il cane , che gli mostrò la sua simpatia, mettendogli le zampe sulle spalle e buttandolo quasi a terra. I signori Valdesi non capivano cosa stesse accadendo e, da persone intelligenti quali erano, decisero di lasciare soli i ragazzi, in modo che potessero conoscersi meglio. Oscar, che era più grande e sapeva dei sentimenti d’Alberto per Valentina, si limitò a raccontare loro che i due si erano conosciuti e che Alberto aveva vinto la paura degli animali, ballando con un orso bruno. Alberto, pur sconvolto, pensò bene di dover avvisare Lisa. Valentina sentendo la voce della sorella, dopo avere avuto notizie del loro concerto e del loro proposito di cercarla in tutte le scuole della città, come per incanto, tornò la ragazzina spigliata e sorridente di quando rappresentava gli spettacoli con l’orso e divideva il lettino della roulotte con Lisa. I signori Valdesi erano frastornati ed entusiasti della nuova Valentina che non avevano mai conosciuto e accettarono di invitare Lisa per qualche giorno, solo Alberto li preoccupava un po’, non lo sentivano esercitarsi al pianoforte e lo trovavano più taciturno del solito, quasi triste. Gli zingari faticarono un po’ ad accettare che Lisa andasse a trovare Alberto, soprattutto dopo aver saputo, che proprio lui, era il fratello di Valentina, ma dovettero fare buon viso a cattivo gioco e le permisero di partire per un paio di giorni. L’incontro tra le due ragazze fu davvero commovente e riuscì a toccare il cuore di tutti, quando si esibì con Alberto i presenti non poterono trattenere le lacrime, Lisa era davvero contenta di essere lì, di avere ritrovato Valentina e di saperla in quella bella famiglia, ma per lei era davvero triste dover riprendere la sua vita con gli zingari, che sopportava sempre meno. Lisa, ad un tratto, ricordò che lo zingaro aveva detto che avrebbe sostituito la provetta del Dna per far sì che la bimba da restituire fosse Valentina e capì che quella bella famiglia, avrebbe potuto essere la sua, ma se fosse così, cosa ne sarebbe stato di Valentina? Gli zingari non l’avrebbero più ripresa e sarebbe finita in un istituto o in chissà quale altra famiglia adottiva. Lisa decise di non dire nulla a nessuno dei suoi sospetti e ripartì con tanta nostalgia di quella casa, di quel compagno di giochi e lavoro, con il quale si era tanto affiatata e di Valentina, che, sensibile com’era, le aveva confidato che, pur stando bene lì, non riusciva a chiamare mamma la signora Valdesi né papà suo marito.
Oscar un giorno, tentò di affrontare Alberto chiedendogli se era ancora innamorato di Valentina, ora che aveva saputo che era sua sorella; Alberto non era in grado di valutare i suoi sentimenti e gli confidò che, pur essendo felice di vederla ogni giorno, con lei si sentiva sempre un po’ in imbarazzo e non riusciva a comunicare come avrebbe voluto, Valentina non si interessava alla musica e sembrava occuparsi volentieri solo del suo cane, inoltre spesso lo prendeva in giro e lo faceva arrossire con le sue manifestazioni calorose. Lui, al contrario dei loro genitori, era abbracciato e baciato da Valentina, molto spesso. La cosa lo turbava molto e gli faceva quasi desiderare di ripartire al più presto. Oscar sentenziò che doveva essere un bel problema essere innamorati della propria sorella e gli consigliò di trovarsi un’altra ragazza. Per facilitargli il compito, iniziò a presentargli molte ragazzine della sua età, Valentina in quelle occasioni, ritornava ad essere la bambina chiusa e poco espansiva di prima, dando segni di fastidio e malessere che non sfuggirono ad Oscar che dedusse che Valentina era gelosa e lo disse ad Alberto. Alberto da un lato ne era lusingato, dall’altro cercava di comportarsi da fratello benché la cosa gli fosse molto difficile. In casa Valdesi non c’era la serenità sperata, Valentina con i suoi sbalzi d’umore, condizionava un po’ tutti, Alberto con i suoi silenzi e la sua insolita pigrizia e scarsa volontà di suonare, preoccupava i genitori, i fratellino piccolo, forse sentendosi trascurato faceva più capricci del solito per attirare l’attenzione su di sé e tutti erano un po’ infelici. Una sera, in casa Valdesi fu organizzata una cena e venne anche il detective, ferito al luna-park, i genitori di Valentina volevano ringraziarlo per aver favorito il ritrovamento della figlia e presentargliela. Il detective arrivò un quarto d’ora prima degli altri invitati, perché doveva ancora essere saldato per i suoi servizi; quando gli presentarono Valentina e lei si scusò tanto per la sassata dell’orso, l’uomo restò impietrito e chiese di parlare subito con il signor Valdesi. La signora vedendolo così teso pensò che avrebbe chiesto un grosso risarcimento per l’incidente subito durante le indagini che gli avevano commissionato e lo disse al marito che annuì preoccupato, poiché il ritrovamento di Valentina aveva creato molte spese impreviste e, benché fossero benestanti, un nuovo ingente esborso di denaro, li avrebbe messi in difficoltà e sarebbe stato umiliante dover chiedere un prestito al figlio quattordicenne. Ma il motivo della serietà del detective, non era quello temuto dai signori Valdesi, l’uomo, imbarazzatissimo, annunciò loro che la bambina che aveva trovato non era Valentina, ne era certo, aggiunse che se aveva tardato tanto nel venire da loro, era perché, dopo aver saputo che Valentina non era figlia degli zingari, aveva svolto altre indagini, per conto proprio ed aveva trovato la madre di Valentina, una signora irlandese, insegnante di lingue e presidentessa di un’associazione animalista che aveva che la sua bambina fosse morta assieme al marito durante un attentato in cui molti morti furono dilaniati dallo scoppio di una bomba; non essendo mai stato ritrovato il corpo della bambina, aveva sempre sperato che qualcuno l’avesse soccorsa e tenuta con se, ma alla fine si era rassegnata e aveva cessato le ricerche. Erano stati proprio i capelli rossi di Valentina ad indicargli la pista da seguire e fargli scoprire la verità, la signora, inoltre, era venuta a vivere in Italia da molti anni essendosi risposata con un italiano. I signori Valdesi non sapevano se essere felici o dispiaciuti e decisero di dirlo subito ai ragazzi, chiamarono Alberto e Valentina e non capirono il lampo di gioia che passò sul volto di entrambi. Alberto, prendendo in mano la situazione, come un vero uomo, disse che bisognava avvertire subito Lisa e aggiunse che voleva venire anche lui con Valentina, quando sarebbero andati a prenderla, e che quando avrebbero arrestato gli zingari per lo scambio delle provette del Dna, avrebbero dovuto farsi dare parte dei guadagni di Lisa, poi prese per mano Valentina e le chiese se poteva accompagnarla da sua madre, Valentina sorrise e gli buttò le braccia al collo, ma questa volta, Alberto non si ritrasse e ricambiò il suo ardore baciandola sulle labbra davanti ad attoniti e sorridenti genitori, che, finalmente avevano capito e si abbracciarono a loro volta. Come nelle favole tutti da allora vissero felici e contenti seguendo le proprie inclinazioni, Lisa ed Alberto comprarono un barboncino continuarono ad esibirsi insieme, Valentina ed il suo cane trovarono presto una buona intesa con la mamma irlandese, Valentina frequentò il liceo linguistico e contemporaneamente divenne istruttrice di cani poliziotto, nonché fidanzata di Alberto.
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