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Maria Vittoria Morokovski

 

Marcella, un amore infinito.

7-11-2003

Marcella era una donna felicemente sposata,con un uomo che si chiamava Marcello anche lui.

Gli amici li prendevano in giro chiedendo quando sarebbero nati i Marcellini, la battuta, anche se non particolarmente spiritosa, faceva sempre ridere tutti.

Anche Marcella sorrideva, aveva un bel sorriso alla Anna Magnani, e, stranamente la ricordava, pur avendo gli occhi scuri ed i capelli biondi.

Era piccolina Marcella, ma si vestiva sempre con mantelle ed abiti lunghi un po’ da zingara e, stranamente, nessuno notava quanto fosse bassa, anzi sembrava persino alta, la gente si accorgeva della sua statura solo se le andava molto vicino.

Il suo modo di guardare dritto negli occhi, gli occhiali grandi, anche quando non erano più di moda, quello strano bocchino lungo che usava, le davano un’aria misteriosa.

Marcella era una popolana romana, sapeva di esserlo, ma sapeva anche non farlo notare, aveva un’eleganza tutta sua, una discrezione e un modo di fare, che nascondeva  la sua profonda mancanza di cultura.

 Marcella, faceva grandi sorrisi, annuiva al momento giusto e sapeva tacere come se avesse tante cose da dire.

Marcello al contrario aveva studiato, era giornalista sportivo ed aveva lavorato in banca con ruoli di responsabilità.

Marcello la portava sempre con sé, sapeva di non fare brutte figure, sapeva che la sua Marcella non lo avrebbe mai smentito e non gli avrebbe mai creato problemi.

Si erano conosciuti molti anni prima, lei era poco più di una ragazzina ed andava a servizio da una famiglia vicina, lui era sposato con una bella donna giornalista anch’essa che lavorava per una rivista femminile, alta, scura di capelli e di carnagione, lineamenti duri, sguardo volitivo, sicurezza che solo alcune persone sanno ostentare intimorendo i loro interlocutori.

Sembravano una coppia ben assortita, facevano feste ogni 15 giorni ed avevano due bei figli.

Marcella li guardava da lontano e lui le sembrava un principe irraggiungibile.

Era un martedì quando s’ incontrarono al bar di fronte e lui le fece un complimento e le pagò il cappuccino.

Marcella era andata a casa rossa di vergogna e di gioia, quel signore così distinto le aveva detto che era carina, e per lei, si era aperto un mondo d’ emozioni sconosciute, aveva provato desideri e sensazioni che non avrebbe mai confessato neppure a se stessa.

Cominciò istintivamente a curare il suo aspetto e cercò di incontrare quel bel signore più spesso possibile, lanciandogli sempre quel disarmante sorriso e quello sguardo diritto negli occhi che aveva fatto sempre parte integrante del suo fascino.

A casa aveva anche cominciato a leggere i suoi articoli di nascosto dalle sorelle, per timore che la prendessero in giro.

Le sue sorelle erano molto diverse da lei, la maggiore era molto bella, bionda anche lei, più alta, un po’ sfrontata, ottimista ed allegra.

La poverina avrebbe sposato un negoziante di ferramenta ed avrebbe vissuto una vita tribolatissima con un marito libertino e giocatore, senza perdere il suo ottimismo.

La più piccola era minuta come lei, molto meno bella, ma si rompeva la schiena sui libri ed avrebbe sposato un medico conosciuto al liceo.

Era l’unica che aveva potuto e voluto studiare, ma Marcella non invidiava né la bellezza prorompente di una né la cultura dell’altra, Marcella aveva un solo pensiero, quel signore che le aveva detto che era carina.

Sopportava tutto dalla signora per cui lavorava, pur di non andare a lavorare altrove. Marcella non si fidanzava malgrado i corteggiatori non le mancassero, non aveva molte amiche, silenziosa e riservata viveva tra famiglia e lavoro apparentemente soddisfatta e felice.

I genitori si chiedevano quando si sarebbe accorta che gli anni passavano.

Le volevano bene, era impossibile non volergliene, tranquilla e remissiva com’era.

Marcello aveva iniziato a tradire la moglie sempre più spesso, il lavoro lo teneva fuori casa, la moglie era sempre più occupata, continuavano a fare feste, a recitare la parte della coppia perfetta, ma tra loro non funzionava più nulla.

Marcello non era mai stato un libertino, ma l’aveva invaso una strana inquietudine, aveva iniziato a provare fastidio per gli atteggiamenti autoritari della moglie, per la sua ostentata sicurezza, per le affermazioni fatte in pubblico che troppe volte contrastavano con le opinioni che lui aveva appena espresso.

Senza rendersene conto sognava sempre più spesso di avere accanto una donna da coccolare e proteggere,  una donna a cui spiegare le cose, cui raccontare i suoi problemi, una donna che non lo contraddicesse, non in pubblico almeno, con la quale chiacchierare in camera da letto e uscire la sera, una donna con cui trascorrere la domenica da soli o con gli amici, una donna che potesse raggiungerlo ovunque se solo lui glielo avesse chiesto.

Marcella aveva osservato da lontano ed aveva intuito come andavano le cose.

Poi, all’improvviso, si era licenziata.

Nessuno aveva capito perché, i genitori si chiedevano cosa avesse per la testa, le sorelle la incitavano ad uscire con loro.

Marcella sorrideva e diceva:’’ Non preoccupatevi, non andrò più a lavorare, ma voi non preoccupatevi’’

Trascorsero così alcuni mesi.

Un giorno uscì prima del solito e si recò nel bar dove andava a prendere il cappuccino quando lavorava, poco dopo entrò Marcello e lei gli sorrise e lo guardò fisso negli occhi.

Quel giorno Marcello chiese il divorzio.

Da quel momento non si lasciarono più.

I ‘’Marcellini, non sarebbero mai arrivati, Marcella non voleva che l’incantesimo si spezzasse,  voleva che il suo uomo non avesse occhi che per lei, non si fece mai vedere triste, non si fece vedere mai spettinata, non gli chiese mai di sposarla.

 Marcello, tuttavia la sposò, non poteva lasciare quella donna così ‘’fragile’’senza un’assicurazione, era così ‘’sprovveduta ed ingenua’’ - pensava -

Non la tradì mai.

Uno schianto sull’autostrada.

Marcella per sei lunghi mesi non seppe che il suo uomo era morto.

Quando glielo dissero temettero che non sopportasse la notizia, ma Macella ancora una volta non disse nulla e si mostrò forte, determinata e sicura di sé com’era sempre stata.

Ogni Capodanno si chiude in casa e prepara due coppe per brindare a mezzanotte.

Sono passati sedici anni da allora e Marcella, nelle grandi occasioni, apparecchia per due.