|
Io non l’ho mai vissuta proprio così come la me l’hanno raccontata,
ma ricordo che, quando ero piccola, coloravamo le uova; le bustine
per tingerle, si compravano in Svizzera, un anno prima.
Ne ho ancora una per ricordo, mi sono ripromessa di usarla un anno,
in cui sarò felice, è lì da 35 anni, nessuna Pasqua successiva è
stata mai tanto importante da farla consumare; ma torniamo alle
uova, si coloravano ed era un vero e proprio rito, si preparavano le
ciotole per sciogliere le varie tinte, le uova rosse piacevano a
tutti, ma ci ostinavamo a farle di tutti i colori possibili, dopo
averle immerse nei liquidi variopinti, si tiravano fuori, si
lasciavano asciugare e raffreddare, poi si lucidavano con un pezzo
di lardo, si disponevano alternando i colori, e, alla fine, la
cucina era un campo di battaglia multicolore, gli strofinacci erano
arcobaleni, ma non si arrabbiava nessuno; sapevamo che avremmo
mangiato uova sode per un mese, ma nessuno si stancava di picchiare
uno contro l’altro i fondi delle uova, per vedere chi sarebbe stato
il più fortunato quel giorno: lo sarebbe stato il detentore di
quello che non si sarebbe rotto, lo si rimetteva nel vassoio e si
cercava di memorizzarne il colore, i colori scuri erano i più
solidi, perciò tutti mangiavano uova gialle e rosa o celestine.
In cucina c’era odore di vaniglia, mi piaceva tanto; mi piace ancora
l’odore di vaniglia.
Mia nonna faceva una specie di pizza che bisognava far lievitare
dodici volte; mia nonna non amava cucinare, ma a Pasqua la pizza si
doveva fare ed odorava di cardamomo, pochi conoscono l’odore di
cardamomo, l’ho dimenticato anch’io, forse, se lo risentissi, lo
ricorderei.
La Pasqua iniziava una settimana prima e finiva quando erano finite
le uova colorate.
Ci si salutava dicendo Cristo è risorto, l’altro doveva rispondere,
davvero è risorto.
La messa di mezzanotte, quando ci si andava, (non dappertutto
c’erano chiese ortodosse), durava un’eternità ma non ci si stancava,
i canti erano belli, come la coreografia, anche il giro attorno alla
chiesa con le candele accese sembrava un allegro girotondo, e poi
quel panino con quel goccio di vino mi piaceva tanto, anche l’anello
del Pope, lo baciavo volentieri, così lo vedevo da vicino, mi
piaceva anche l’odore dell’incenso ed il tremolio delle sottili
candeline giallognole, che tutti dovevano tenere in mano, accese.
In quei giorni non si litigava, era severamente vietato, in quei
giorni si mangiava il salame, l’agnello era bandito perché mia madre
sosteneva che era una grande ipocrisia dire AGNELLO DI DIO e poi
mangiarselo, ma questo doveva valere anche per il maiale, io ci ho
pensato e non ho più mangiato neanche il salame.
Dicono che a Parigi la gente tornasse a casa con le candele accese,
qui in Italia non l’ho mai visto fare, ma in chiesa, dopo la Messa,
si benedivano le uova e le pizze e si offrivano a tutti, e ci si
baciava tutti tre volte ed io ero piccola e felice.
Oggi sono grande e non coloro le uova, non ho nessuno con cui farlo
e nessuno per chi farlo, probabilmente non mi farò neppure le uova
sode, è la prima domenica delle Palme in cui non sono andata a
prendere la palma, era bello andare a trovare gli amici e scambiarsi
la Palma, erano i giorni in cui la Palma ti faceva far pace con le
persone con cui avevamo litigato, per Pasqua tutti si
riappacificavano, oggi molti non sanno neppure che portare un
rametto di Palma vuol dire portare la Pace, se glielo offri non
capiscono perché lo fai e ti guardano straniti, senza rispondere.
E poi ci meravigliamo che esistano tante guerre?
Se non sappiamo neppure far pace con un amico, non con uno che ci ha
ucciso la madre, con uno con cui abbiamo discusso e non ci siamo
trovati d’accordo su qualche sciocchezza, non sappiamo perdonarlo,
non capiamo quando ci chiede scusa, magari crede ancora di aver
ragione, ma ci chiede scusa, perché vorrebbe fare pace, ma noi non
lo sappiamo riconoscere, non sappiamo neppure comprendere quando lo
fa, non sappiamo fare noi il primo passo, e poi facciamo fiaccolate
per la pace degli altri, senza sapere portare pace nelle nostre case
o in quelle del nostro vicino, ma abbiamo la presunzione di
insegnarla, quando non sappiamo neppure cosa significa Resurrezione,
io non sono religiosa, purtroppo, chi ha la fede ha qualcosa più di
me, ma gente, ricordate cos’è una Palma benedetta, cosa rappresenta,
ricominciamo a tingere le uova, quando si tingono le uova non si
uccide nessuno, né col fucile né con le parole.
BUONA PASQUA, UNA
CHE NON SA PIU’ A CHI DIRLO! |