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Maria Vittoria Morokovski

 
 
 

luglio 2004

 
 

LA PRIMA VOLTA DI MARILY

 

Prima versione 1970

 

 

Di stelle ce ne sono tante, di sole e terra uno soltanto

 

 

Cap 1

 

L’auto correva veloce sull’autostrada; il sole brillava alto e rassicurante; il vento le scompigliava i capelli piacevolmente; la radio era spenta, le avrebbe impedito di godere appieno del rombo del motore; tutto questo le dava un senso di felicità, ebbrezza di libertà totale ed assoluta.

La mente libera da qualunque pensiero, gli occhi fissi sull’asfalto che sembrava inghiottirla ed avvolgerla, protettivo.

Percepiva tutto del paesaggio che scappava via con lei, pur non distogliendo lo sguardo dalla striscia bianca che le correva incontro.

Avrebbe voluto fermarsi, entrare in quelle chiese inondate di sole, camminare in quelle piazze, probabilmente deserte a quell’ora, rendere suoi tutti quei paesi, passeggiare in quei boschetti, addormentarsi sotto ad un albero, eppure pigiava sempre più forte sull’acceleratore, come a voler allontanarsi e fuggire da quei luoghi sconosciuti ed ingannevoli.

Da quante ore guidava?

Le nocche delle dita erano bianche, stringeva il volante con forza molto superiore a quella necessaria, eppure non era nervosa, non aveva fretta, non aveva meta.

Era libera….di fermarsi…di correre, libera…

 

Accelerò ancora, il vento fece sbandare l’auto, le mani si avvinghiarono ancor più al volante.

Il pensiero della morte la sfiorò.

Non le sarebbe dispiaciuto morire in quella giornata di sole.

Avrebbe lasciato dietro a sé un’immagine bella e felice.

Ad un tratto sentì che quel giorno, le sarebbe accaduto qualcosa che avrebbe segnato la sua esistenza per sempre…ed ebbe paura.

Con sollievo notò che la spia della benzina aveva iniziato a lampeggiare,era necessario fermarsi .

Oltrepassò un cartello che segnalava che il prossimo distributore sarebbe stato a 60km.

Non ce l’avrebbe fatta ad arrivare, in ogni modo, era meglio non rischiare, uscì al primo casello.

Mentre pagava l’autostrada notò, in cima alla collina, un paese medioevale con tanto di castello, mura e torri; ne fu felice, le piacevano i castelli!

Decise di fermarsi lassù per quella notte, la stanchezza cominciava a farsi sentire.

Una buona dormita le avrebbe fatto bene e non avrebbe pensato più alla morte.

S’augurò di trovare una locanda antica, con letti alti e morbide trapunte.

Faceva ancora freddo di notte!

Malgrado il sole, che scaldava quei tiepidi giorni di una primavera che si annunciava splendida.

Era presto per pensare alle trapunte!

Doveva trovare un distributore, chiedere la strada per il paese, informarsi se c’erano ancora locande del genere che voleva lei, magari senza luce e bacinelle per lavarsi, ma quello era chiedere troppo!

La luce era arrivata dappertutto e nessuno più si lavava nelle bacinelle; i mobili solidi ed una piccola finestra che si apriva sulla vallata si potevano ancora trovare.

Si sentiva già castellana, ma il distributore non si vedeva e la strada era deserta.

Quando un’auto di cilindrata superiore alla sua la sorpassò, Marily non vi avrebbe fatto caso, se questa, non si fosse messa proprio davanti a lei, costringendola a rallentare.

Perché mai l’aveva sorpassata, se poi, voleva procedere quasi a passo d’uomo?

Doveva essere un cretino, pensò Marily, probabilmente un bulletto del luogo, cui non era prudente neppure chiedere informazioni.

Incurante della strada stretta, decise di sorpassare, con l’intenzione di allontanarsi al più presto, ma l’auto blu non faceva nessuna fatica a tallonarla.

S’indispettì ed accelerò, pur sapendo che non era prudente correre su quella strada stretta e sconosciuta, la cilindrata dell’antagonista non poi, non lasciava dubbi sul fatto che non avrebbe potuto averla vinta.

La mai sopita passione per le gare, prese il sopravvento, dopotutto sapeva di guidare bene e la sua auto sportiva faceva  i 180km l’ora.

La sfida fu raccolta e le due macchine sfrecciarono velocissime, quasi parallele, occupando entrambe le corsie.

Sebbene l’auto blu sembrasse poterla distaccare facilmente, o per merito della sua perizia o per cavalleria dell’altro pilota, Marily riusciva sempre a raggiungerla e superarla.

Marily aveva dimenticato di essere quasi senza benzina, ma un cartello nei pressi di un incrocio che li aveva costretti a rallentare, indicava che, svoltando a destra, avrebbe trovato il sospirato distributore, così, con una manovra brusca e pericolosa, ingranò la retromarcia ed abbandonò la competizione.

Mentre il benzinaio controllava il livello dell’acqua e dell’olio, Marily pensava alla faccia che avrebbe fatto il guidatore dell’auto blu, non vedendola più dietro a lui, la cosa le sembrò così buffa che si mise a ridere da sola, mentre l’uomo del distributore la guardava stupefatto.

Marily era convinta di aver gareggiato con un uomo, anche se i vetri azzurrini chiusi e la forte velocità, le avevano impedito di vedere il conducente dell’auto blu, ma doveva essere un uomo, poche donne guidavano bene come lei, si disse senza falsa modestia.

L’inserviente diede a Marily le informazioni di cui aveva bisogno: per andare al paese medioevale doveva riprendere la strada appena percorsa, tornare indietro e svoltare a sinistra.

Il paese che le era sembrato così vicino era in realtà a parecchi chilometri e la strada, dopo un breve rettilineo, si stringeva e saliva paurosamente.

Marily si congratulò di aver abbandonato la sfida e si rammaricò solo di non aver visto il suo antagonista,non aveva neppure fatto caso alla targa,se lo avesse incontrato di nuovo, non avrebbe saputo riconoscerlo.

Era stanca e doveva guidare ancora per una buona mezzora, mentre calava la sera.

Marily s’accorse d’avere anche fame,da quanto non mangiava?

Finalmente il paese ed un’accogliente insegna su cui

si leggeva Bar.

Marily parcheggiò e con sorpresa e piacere, vide l’auto blu,ferma anch’essa, davanti all’ingresso del locale.

Doveva essere la stessa, pensò Marily, e sorrise.

Finalmente l’avrebbe visto; avrebbe attaccato discorso per prima,vincendo la timidezza che l’aveva fatta passare per anni, per una che si dava arie,agli occhi di molti compagni di scuola e ragazzi della sua età.

Parlare, ma con chi?

Nel bar c’erano almeno sei uomini che avrebbero potuto essere ‘lui’.

Marily ordinò un caffé e si guardò attorno.

Vicino al banco c’era un uomo sulla cinquantina,alto,con una figura ancora atletica,vestito con eleganza:indossava un maglione verde ed una candida camicia con sottilissime righine del colore del maglione,un pantalone beige,aveva i capelli bianchi,non troppo folti,il sorriso aperto e cordiale.

Era forse lui?

Qualcosa le disse di no,per quanto fosse sportivo non aveva l’aria dell’automobilista provetto.

Come se i bravi piloti avessero una faccia speciale, pensò Marily,rimproverandosi per i suoi stessi giudizi basati sul niente.

Escluse anche i due signori che parlavano con lui,con le loro pancette,i vestiti grigi,gli occhiali e le cravatte che sembravano strangolarli.

Il quarto uomo era giovane,ma secondo Marily,non aveva la faccia….a suo parere nessun giovane che possedesse un’auto simile e la guidava così bene,poteva avere un’espressione così vuota,non c’era né orgoglio,né vanità,né sicurezza,nel suo sguardo mite e vacuo.

Doveva essere un bravo ragazzo, modesto e semplice.

Un signore era uscito, ma l’auto blu era ancora lì, perciò doveva essere quello seduto di spalle.

Di lui poteva vedere solo le spalle larghe,il maglione color ghiaccio che sembrava di cachemire,i capelli castani un po’ troppo lunghi e striati da qualche filo grigio.

Marily avrebbe preferito fosse più giovane,voleva vederlo in viso,ricordò che quando finalmente aveva osservato la targa dell’auto, non era italiana,ma lei non conosceva le targhe e si domandava di dove fosse e che lingua parlasse.

L’uomo non si voltava e lei aveva finito da un pezzo di bere il suo caffé.

Uscirono anche i tre uomini.

Ordinò un panino e una birra,aveva dimenticato nuovamente di aver fame e poi doveva restare lì,in quel locale grazioso,simile a tanti altri delle zone di montagna,accogliente con le sue tendine a scacchi,le pareti rivestite di legno ed il camino su cui troneggiavano varie coppe e trofei.

Marily sedette ad un tavolino per mangiare il suo toast e bere la birra, tenendo d’occhio lo straniero,questi sembrava una statua,non si capiva se leggeva,mangiava o dormiva.

Marily accese una sigaretta,ricordò che doveva ancora trovare un posto per dormire e si disse che, se l’uomo non si fosse mosso alla fine della sigaretta,se ne sarebbe andata lasciandolo al suo destino.

Ma ecco che l’uomo si alza: ha un passo disinvolto ed una figura ancora bella,anche se un po’ appesantita,il viso abbronzato sembra giovane,ma l’espressione è dura e scostante.

- Dio mio, che antipatico! - Pensò Marily - Alla sua età e con quella faccia ha ancora voglia di gareggiare, che stupido, tanta boria e reazioni così infantili!-

Decise che doveva essere tedesco, solo un tedesco poteva avere un viso così e un’espressione così poco attraente.

A Marily i tedeschi non erano simpatici,aveva fatto un viaggio di studi in Germania,ma pur apprezzando la bellezza della Nazione, non si era fatta degli amici ed aveva trovato difficoltà nell’imparare la lingua,tanto da desistere; inoltre in casa si parlava ancora della guerra,aveva visitato Dachau,insomma per lei, in quel periodo,dire tedesco equivaleva dire out.

Si pentì di aver perso tanto tempo per vederlo; pagò e uscì in fretta, era riuscita a prenotare una stanza telefonando dal bar, ma la locanda era ancora ad un’ora di strada ed era stanca.

Il ‘Tedesco’ era sparito.

Gli ultimi tornanti furono faticosi,ma alla fine arrivò.

 

Il paese era bellissimo ed era valsa la pena fare tutta quella strada, ma in quel momento né il castello, né le torri la interessavano,aveva sonno e non vedeva l’ora di arrivare all’albergo,che,neanche a farlo apposta, era all’altro lato della piazza;il semaforo era giallo,Marily pensò di potercela fare: sentì solo un fracasso assordante e capì di aver perso completamente il controllo della macchina, che sbandava paurosamente.

Quando l’auto si fermò,non riuscì ad uscirne subito,le gambe comunque non l’avrebbero tenuta,era sul sedile accanto a quello di guida,doveva essere stato un disastro,la macchina doveva essere distrutta,lei sembrava incolume,ma l’altro?

 Quello con il quale si era scontrata, era ancora vivo?

Una piccola folla si stava assembrando,ma non si avvicinava nessuno,forse temevano che l’auto potesse esplodere.

Marily riuscì ad uscire senza aiuto.

No, non poteva essere vero, ancora lui!

Quel uomo era lì, con un rivolo di sangue che gli scorreva dalla fronte, ed osservava ciò che era rimasto della sua auto.

Non appena la vide, le urlò in perfetto italiano, che era una pazza suicida e potenziale omicida.

-Pazza io?-

Lei piuttosto, perché ha un’auto veloce crede di poter dare fastidio al prossimo,passare con il rosso e farla franca? -

Marily, non era sicura di aver ragione, ma l’aggressività del tedesco ed il terrore di dover pagare i danni e restare senz’auto,la fecero sembrare determinata e convinta.

Doveva avere torto lui, lui aveva denaro,ma lei cosa avrebbe fatto di quel rottame?

Sarebbe dovuta tornare a casa con la coda tra le gambe e, per giunta, senza macchina.

La sua libertà era durata solo un giorno?

Lui stava gridando:- Niente affatto!

Le darei due sberle per insegnarle che non deve rischiare la vita così!-

Marily non lo stava ascoltando,ma sentì le ultime parole e pensò che davvero aveva rischiato la vita…che poteva morire quel giorno…il suo primo giorno di libertà…proprio quel giorno in cui s’era sentita così felice…

La rabbia e la paura svanirono, Marily restò senza parole, pensando alla morte,alla libertà,alla macchina distrutta,alla vacanza senza meta,all’inizio di una nuova vita dopo un po’ di vagabondaggio.

Era tutto lì in quella macchina sportiva non troppo nuova, ridotta ad un ammasso di lamiere.

Il suo avvenire si decideva in quei momento,il grande passo doveva farlo subito.

Calde lacrime le inondarono il volto,la vita,la durezza della vita,doveva decidere subito se tornare indietro o continuare la sua fuga verso la libertà,anche a costo di proseguire a piedi.

L’auto, anche riparata, non sarebbe stata più la stessa,anche lei non lo sarebbe stata.

Passò del tempo,non avrebbe saputo dire quanto,i suoi pensieri erano lontani da quel luogo ed anche l’incidente le era diventato estraneo,come se non fosse mai accaduto,la mente era ancora davanti ad interrogativi senza soluzione.

La folla?

Non la vedeva!

Le parole?

Non le sentiva!

Del resto nessuno si occupava più di lei,poi un vigile arrivato non si sa da dove né come, le rivolse delle domande cui Marily rispose:

-Sì,forse sono passata con il rosso,non lo so,avevo fretta…ero stanca…credevo di farcela con il giallo,anzi,forse era ancora giallo,si regoli con le eventuali testimonianze,chieda a quel signore,forse ha le idee più chiare…-

-Il signore ha dichiarato che lei era passata con il giallo e che lui non ha atteso il verde per partire, non ci sono testimoni, l’assicurazione del signore provvederà a farle sistemare l’auto e risarcirla dei danni,vuole che la portiamo all’ospedale?

Ci vorrà un bel po’, prima che l’auto sia in grado di ripartire! - Spiegò il vigile.

Il vigile parlava ancora, ma lei non lo ascoltava più.

Il tedesco si era preso la colpa!

Tutto era come prima!

Perché l’aveva salvata?

Solo pochi minuti prima l’aveva aggredita,attribuendole la colpa di tutto, cosa gli aveva fatto cambiare idea?

Certo non poteva sapere cosa rappresentava la macchina per lei, non poteva aver capito i problemi che l’avevano fatta fuggire ed arrivare fin lì!

Doveva ringraziarlo…spiegargli…

Ma l’uomo sembrava sparito, c’era tanta gente ed il resto si svolse come in un sogno.

Qualcuno l’aiutò a prendere le valigie e l’accompagnò all’albergo.

Era proprio come se l’era immaginato, accogliente e simpatico all’interno,ma imponente con le sue mura secolari e le piccole finestre; i mobili austeri,di legno scuro,il letto alto proprio come piaceva a lei,lo specchi screpolato e la trapunta,c’era anche la trapunta!

Tutto questo, le diede l’impressione di essere entrata in un’altra dimensione, di vivere in un’altra epoca e forse era davvero così.

Dalla finestra si vedeva la collina, il castello, il bosco illuminato dalla luna e silenzio….tanto silenzio.

A fatica si spogliò e, senza neppure lavarsi,si tuffò nel tepore di quel letto così soffice ed avvolgente.

 

CAP.2    

 

 

Era mezzogiorno passato quando si svegliò.

Intontita, non avrebbe saputo rispondere, se le avessero chiesto dove si trovava e perché fosse lì; rimase distesa senza riuscire a fissare alcun pensiero, poi all’improvviso, ricordò la felicità provata il giorno prima, l’entusiasmo con cui aveva intrapreso quel viaggio e capì che lo stesso stato d’animo non sarebbe più tornato, le sembrò che quel viaggio non avrebbe risolto niente e che quel posto meraviglioso, altro non era che un rifugio in cui non avrebbe trovato scampo, i suoi pensieri l’avrebbero inseguita ovunque.

Forse proprio lì, in quel luogo così vicino da dove era partita, avrebbe ripreso le fila della propria vita e le avrebbe dato una direzione.

Vagabondare ancora, rimandare, non le sarebbe servito a niente!

Il suo viaggio sembrava già finito, proprio in quel bel paesino medioevale.

Aprì la finestra: il paesaggio della sera prima era ancora lì, inondato di sole, calmo, bello, distante.

La vista di quella bella vallata non la poteva aiutare a trovare le risposte che cercava.

Si vestì lentamente, occuparsi del suo aspetto le sembrò del tutto inutile.

Se fosse morta nell’incidente?

Solo il giorno prima questo pensiero l’aveva spaventata, in quel momento provava sgomento nel sentirsi viva!

Tuttavia, guardando lo specchio screpolato, incontrò una giovane donna che le sembrò carina ed attraente, e si sorrise.

L’orario del pranzo era passato, Marily doveva accontentarsi di un cappuccino senza brioche: era il secondo o il terzo pasto che saltava?

Mentre programmava mentalmente, le cose che avrebbe fatto nel pomeriggio, notò il suo compagno di sventura, seduto in un angolo, assorto nella lettura di un libro.

Marily avrebbe voluto salutarlo, ringraziarlo, scusarsi, ma il volto dell’uomo, pur attirando il suo sguardo, non aveva un’espressione invitante, sembrava persino che stringesse i denti, tanto la pelle era tirata sulla mascella pronunciata e volitiva, la fronte era corrugata, solo lo sguardo sembrava sereno.

L’immobilità gli conferiva un’apparenza sicura e tranquilla, che in qualche modo, il volto smentiva.

Marily continuò a fissarlo a lungo, osservava le piccole rughe al lato dei suoi occhi, il neo che aveva accanto al naso ben fatto, cercava di ricordare il sorriso, visto solo una volta, illuminato da denti bianchi e regolari che facevano un bel contrasto con la carnagione dorata dal sole, quel uomo cominciava a piacerle e poiché

Lui sembrava non sentire il suo sguardo, continuò a fissarlo, anche quei capelli un po’ scomposti e troppo lunghi, le piacevano, veniva voglia di accarezzarli, puliti e soffici come sembravano, solo la barba lunga stonava con l’insieme impeccabile, il maglione candido, le mani curate e gli stivaletti lucidati da poco.

L’uomo restava immobile, lo sguardo fisso sulle pagine del libro, ignorando tutto quello che lo circondava, immerso in un suo mondo, che escludeva volti e rumori.

Marily aveva chiesto un foglio al barista e aveva iniziato a disegnare il viso dello sconosciuto, più la matita correva tracciando righe ed ombre, più lui le sembrava famigliare, quel viso cominciava a piacerle e stava entrando prepotentemente nel suo immaginario.

All’improvviso, l’uomo si alzò e dirigendosi verso la porta le disse con tono irritato: -Perché non va allo zoo?-

Sapendo di essere stata indiscreta ed un po’ maleducata, Marily arrossì violentemente e prima di aver trovato qualcosa da rispondere, si trovò sola.

Non solo non lo aveva ringraziato e non si era scusata per l’incidente e la dichiarazione inesatta che aveva fatto, prima che lui la tirasse fuori dai guai, ora avrebbe dovuto scusarsi ancora, per averlo guardato tanto a lungo.

Sapeva che non avrebbe mai avuto il coraggio di avvicinarlo per parlargli direttamente, quel uomo non le era simpatico e la intimidiva troppo con il suo fare distaccato e spavaldo, eppure cominciava a piacerle, suo malgrado.

Decise di scrivergli un biglietto, mentre pensava a cosa gli avrebbe scritto, le venne in mente la propria spavalderia così artefatta, che le aveva creato attorno antipatie ed equivoci, anche lei intimidiva spesso il prossimo e con la sua finta sicurezza, continuava a creare barriere tra sé e gli altri, sommando le sue paure alle loro.

Se lo straniero fosse come lei ed indossasse una maschera?

Chi avrebbe saputo togliergli la corazza, che forse si era messo tanti anni prima, forse quando lei non era ancora nata?

Quel uomo avrebbe potuto essere suo padre!

Ma com’era diverso da quel bravo uomo senza polso, spaventato da tutto, annientato dalle avversità, incapace di sognare ancora, dal quale era fuggita!

Anche sua madre non ne poteva più della debolezza del marito, pur non ammettendolo neppure a se stessa; insofferente com’era del suo delegarle qualsiasi decisione importante, del suo non difendere le proprie ragioni e della passiva rassegnazione che manifestava in ogni occasione.

Marily scacciò l’immagine dei suoi genitori con fastidio, era andata via, che si arrangiassero e non la coinvolgessero più nelle loro frustrazioni, o avrebbe corso il rischio di assomigliare ad uno dei due e questo davvero non lo voleva, non voleva assolutamente, né avere una vita come la loro, né diventare, com’erano diventati loro.

Sarebbe stato meglio morire!

Ancora il pensiero della morte, la foto di un suo amico morto prematuramente, il ricordo di una vicina di casa suicida, la morte di un signore all’ospedale, mentre sputava dalla bocca quello che restava del suo fegato, immagini che le riempirono gli occhi e la mente.

Perché qualcuno, da morto, appariva più bello ed altri invece, diventavano orribili mostri?

Sua nonna, morendo era diventata più giovane, le rughe si erano distese, la cateratta che le appannava lo sguardo era sparita, il colorito era rimasto roseo, l’aveva baciata senza repulsione e conservava di lei un’immagine di pace e serenità.

Il padre di un suo amico invece, da morto, era apparso orribile, con il colorito violaceo, il volto deformato da una smorfia spaventosa.

Che il loro aspetto da morti facesse intendere come sarebbe stata la loro vita nell’aldilà?

L’orologio del campanile batté i suoi rintocchi, Marily si scosse da quei lugubri pensieri e riprese a scrivere il biglietto per lo sconosciuto.

Come iniziarlo?

Gentile Signore?

Ma lui non era gentile!

Egregio?

Troppo professionale!

Signore da solo?

Ridicolo!

Se almeno, avesse saputo il suo cognome!

Tornò al gentile signore!

Mi scusi per il modo in cui l’ho osservata oggi, aspettavo il momento opportuno per avvicinarmi senza disturbarla, volevo ringraziarla per avermi tolta dai guai ieri, scusarmi per le stupidaggini che le ho detto in un momento di panico, ma era così assorto nella lettura che ho desistito.

In ogni modo, seguirò il suo consiglio e cercherò uno zoo!

Concluse, un po’ offesa.

Non era soddisfatta del biglietto, era in ogni modo suo dovere scusarsi e ringraziare e si era tolto un peso dallo stomaco, non avrebbe più dovuto cercare di avvicinarlo; consegnò il biglietto al cameriere, gli diede una lauta mancia, si alzò e se n’andò dimenticando sul tavolo il ritratto dello sconosciuto, a dire il vero, aveva proprio dimenticato di averlo fatto, era stato un impulso del momento, compresso dalla battuta dello zoo.

Marily, per abitudine e carattere, non portava mai rancore a lungo, dimenticò il suo imbarazzo ed il malumore passò.

In fondo quello aveva sì l’aspetto sicuro ed autosufficiente, ma certo non era felice, chi sta bene con se stesso, ha voglia di sorridere e lui non sorrideva quasi mai.

Si era fatto tardi, ma era ancora in tempo per visitare il castello, così Marily s’incamminò di buon passo.

Percorreva i piatti gradini, che la portavano su, sempre più in alto e non distoglieva lo sguardo dai ciuffi d’erba che sbucavano dalle fessure delle pietre e si domandava perché mai dei semini così piccoli fossero finiti in quelle minuscole crepe ed avessero deciso di vivere proprio lì, stretti e calpestati.

Il sole stava calando ed i visitatori del castello non erano molti, Marily si mise a passeggiare in quei saloni sentendosi un po’ castellana ed immaginando cosa avrebbe fatto e come avrebbe vissuto se fosse nata a quei tempi.

Poi sostò a lungo sul belvedere, ammirando il tramonto ed ascoltando i battiti regolari del suo cuore.

Era scesa la sera, le nuvole danzavano sopra di lei prendendo ora forme d’angeli ora di diavoletti dispettosi, che le volteggiavano sopra il capo contendendosi la sua attenzione.

Marily abbassò lo sguardo e cominciò a scendere la lunga scalinata, osservando le macchie scure dei tetti delle case, immaginando la vita che vi scorreva; camminava piano, non aveva voglia di tornare: non aveva mai voglia di tornare in nessun posto!

 

CAP 3      

 

 

Giunta alla locanda, salì subito in camera sua, dopo aver ordinato qualche panino.

Non aveva voglia di vedere gente, soprattutto non voleva incontrare lo straniero cui aveva mandato quel biglietto che ora le sembrava proprio stupido.

Bussarono alla porta, era la cameriera con il vassoio, accanto al piatto con i panini c’era un biglietto da visita ed una scrittura piccolissima lo riempiva quasi interamente.

Non poté trattenere una leggera tachicardia, l’emozione le fece rovesciare il vassoio ed i panini si sparpagliarono sul pavimento, la bottiglia di birra fortunatamente, non si ruppe.

Dopo aver raccolto quello che avrebbe dovuto essere la cena, concentrò la sua attenzione sul biglietto da visita

Prof.dott.Bruno Wallace

-Cara signorina, ho visto il ritratto che mi ha fatto a matita, penso che lei abbia molto talento e mi scuso per i miei modi un po’ troppo bruschi, anch’io sono andato allo zoo, ma non l’ho incontrata! -

Il biglietto la mise di buon umore: almeno non avrebbe più provato imbarazzo, incontrando il professore.

Professore di che?

Per fortuna non s’era arrabbiato per lo schizzo che aveva incautamente abbandonato sul tavolino.

Aveva appetito, mangiò i panini dopo aver finto di spolverarli un po’e andò a letto non pensando a nulla.

Si addormentò senza fatica e sognò di dipingere un quadro con il volto del professore, sullo sfondo avrebbe messo il castello, nel cielo, i demoni e gli angeli che aveva visto tra le nuvole.

Lo avrebbe intitolato: la terra, l’amore e la morte.

Si svegliò presto ed uscì alla scoperta del paese.

Il posto sembrava completamente irreale con i suoi viottoli, il silenzio, l’immobilità che lo contraddistingueva, quella pace era rassicurante in alcuni momenti, in altri inquietante.

Marily provava sentimenti contrastanti: ora ammirava estatica i campi, i boschi ed i colori, ora s’innervosiva, domandandosi perché si trovava bloccata in quel posto fuori del mondo, dove la vita pulsava certo a ritmi diversi, incurante del destino degli uomini, immobile nel suo senso d’eternità.

Il desiderio di fuggire verso la vita, di ignorare l’indifferenza del silenzio, le procurava quasi un dolore fisico indefinibile che si alternava ad abbandoni, che la trasportavano quasi in un’altra dimensione, dove nulla contava realmente.

Durante la sua passeggiata solitaria, dopo aver mutato stati d’animo ed essere passata dalla gioia alla tristezza, la consapevolezza della propria inutilità e solitudine, le fece desiderare la vicinanza di un essere umano cui esprimere la disperazione che provava.

Si gettò nell’erba, nascose il volto nella terra ed iniziò a singhiozzare, restò così un lungo momento, scaricando tensioni ed emozioni, il contatto con l’umida terra la fece sentire meglio, l’erba alta le comunicò un senso di fresco che la rincuorò.

Si voltò a guardare il cielo, lacrime salate le bruciavano ancora gli occhi e le impedivano di vedere distintamente le mobili nuvole che disegnavano figure e di fissare il tiepido sole che splendeva in alto.

Il mondo era bello, malgrado tutto!

Sorrise della sua disperazione e rimase lì, con gli occhi al cielo, cavalcando idealmente le nuvole, libera e leggera come loro.

Avrebbe riso, se ve ne fosse stata l’occasione, avrebbe giocato, se vi fosse stato qualcuno con cui farlo, avrebbe fatto l’amore, se solo avesse avuto un amore.

Fu allora che lo vide, era anche lui sdraiato nell’erba, ad un centinaio di passi da lei, divisi solo da un cespuglio, che le impediva di vedere cosa stesse facendo e la sua espressione, Marily distolse subito lo sguardo, sentendosi imbarazzata del fatto stesso di essere lì.

Trattenne il fiato, come se lui avesse potuto sentirla respirare e gli girò la schiena, non osando neppure alzarsi.

Fu lui ad avvicinarsi, Marily finse di non sentirlo arrivare, ma lui l’apostrofò con voce divertita: -Le sembra gentile voltare le spalle ai vecchi amici?

Dopo tutto abbiamo rischiato la pelle insieme! -

Marily arrossendo si mise a sedere incrociando le braccia attorno alle ginocchia: -Salve! Temevo di disturbarla e sembrarle indiscreta come l’altra volta, anche se ero qui prima di lei! -

-         Sono io che devo scusarmi, anch’io l’ho guardata a lungo e quello che ho visto, le confesso che mi ha affascinato ed incuriosito molto, vorrei conoscerla meglio!  -

Mentre parlava, Bruno, sapeva di aver fatto una scelta, aveva rinunciato all’arroganza, al disinteresse e prevedeva dei guai.

Marily, non rispose, ma arrossì di nuovo, era ancora imbarazzata quando parlava con lui e non avrebbe voluto esserlo, avrebbe preferito non incontrarlo, non lì per lo meno, forse l’aveva vista piangere e avrebbe potuto farle domande cui lei non voleva rispondere.

Bruno si accoccolò vicino a lei, presto la fece sentire a suo agio, parlarono delle reciproche sensazioni al cospetto di quel paesaggio così anacronistico.

A lui piaceva soltanto perché era isolato, perché c’era poca gente, perché gli ricordava la sua casa, situata anch’essa in un luogo solitario da cui si assentava spesso per lunghi periodi, spinto dal desiderio di agire e conoscere.

Alternava periodi molto intensi ad altri di completa solitudine, i suoi interessi erano molteplici, era sociologo, con i suoi scritti aveva agitato molte acque stagnanti ed aveva pestato i piedi a numerose personalità.

I suoi studi non si limitavano a sterili articoli, gli argomenti trattati erano accompagnati da progetti di riforme e da un personale interessamento affinché fossero approvate e realizzate.

Per agire in questo senso, doveva anche preoccuparsi del suo considerevole patrimonio, distribuito in varie imprese in patria e all’estero, i guadagni li investiva tutti per la realizzazione dei suoi progetti.

Bruno continuava a parlare a ruota libera dei problemi che incontrava sul suo cammino, barriere d’incomprensione e disonestà che spesso gli facevano desiderare di fuggire da tutto e starsene solo per ricaricare lo spirito ed avere la grinta necessaria per continuare le sue battaglie.

Solo così riprendeva fiducia e rimetteva passione in progetti che a volte gli sembravano vani.

Il denaro gli era necessario per portare avanti le idee, gli permetteva di interagire con ricchi mascalzoni, giocava coi potenti, usando spesso i loro metodi e tuttavia si manteneva lontano da contaminazioni politiche, pur sapendo che con una carica pubblica aveva, forse, potuto fare di più o forse, farsi ammazzare, concluse sorridendo.

Aveva proprio un bel sorriso, pensò Marily, che lo ascoltava con vero interesse e si sorprendeva di condividere molte delle sue affermazioni .

Bruno aggiunse che aborriva le formule precostituite e il dogmatismo, che riteneva fondamentale la libertà individuale, che lottava perché tutti potessero averla, sostenendo che la sua forza era proprio nel fatto di poter essere solo contro tutti quando era necessario.

In alcuni ambienti era popolare, ma cercava di sfuggire la strumentalizzazione della propria popolarità, pur volendo la fiducia e l’appoggio delle persone che condividevano le sue aspirazioni, non credeva né voleva l’appoggio di massa.

La fiducia bisognava guadagnarsela con i fatti ed erano proprio i fatti……

 Marily, non lo ascoltava più, lui parlava con l’entusiasmo di un ragazzo e lei guardava il suo viso, la fronte alta, le rughe leggere, gli occhi grigi che in quel momento avevano riflessi color smeraldo, ancora le rughe, il naso dritto e pronunciato, la mascella volitiva e marcata, la bocca carnosa, la nuca, le mani che gesticolavano un po’, mani da pianista, con dita lunghe ed affusolate, ma grandi e forti.

Marily pensava che quel uomo, se non fosse stato lui, lo avrebbe definito quel vecchio, aveva più gioia di vivere, più progetti e speranze di lei, a lei sembrava di non avere neppure illusioni, in quel momento.

Lo guardava mentre inseguiva chimere che lui solo vedeva, lo invidiò, sentì che lui era vivo e capì di non vivere, i suoi venti anni la avevano già tolto la fede in Dio, negli uomini, nel futuro.

Quel uomo invece aveva conservato entusiasmo, anzi lo aveva arricchito, continuava a credere e lottare.

Lei con al sua solitudine, il rancore, il disprezzo, la rabbia, con il desiderio di isolarsi ed emergere da sola, il suo sogno di un amore per cui vivere; si sentiva egoista, piccola ed inutile e lui continuava a parlare.

Raccontava delle difficoltà superate, dei muri abbattuti o scavalcati, le delusioni, le cadute, cui erano succeduti consensi e realizzazioni, parlava di futuro e, più lui parlava, più la disperazione l’assaliva.

Lei non serviva a nessuno e a niente, non era neppure capace di vivere solo per se stessa.

Bruno, le si accostò e le prese la mano: -Cattivi pensieri? L’ho annoiata forse?

Forse mi sono lasciato andare un po’ troppo, forse parlavo più a me stesso che a lei, mi spiace averla turbata!

Se lei è qui avrà anche lei i suoi fantasmi da cui fuggire!-

Marily: - L’ho ascoltata e mi è piaciuto quello che ha detto, forse non ho capito neppure bene di cosa parlava, ma era bello vederla mentre espone i suoi pensieri, si vede che ci crede, l’invidio, mi creda, l’invidio, mi piacerebbe essere come lei!

Pensi che mi era davvero antipatico!

Perché, a volte, è così sgradevole ? -

Seguì un silenzio che accompagnò il tono desolato delle sue parole come se venissero da lontano.

-Lei è felice?-chiese subito dopo, rianimandosi

-Ho avuto molto, sono stato fortunato, ho potuto fare ciò che desidero, molti mi hanno voluto bene, ho amato, ho odiato e mi hanno detestato, ho avuto donne meravigliose, una cantava sempre una canzone, Bruno accenna una romanze gitana: Cuore, perchè non riesci a stare in pace?

Cuore, è così bello stare qui!

Cuore, anche se soffri è bello vivere!

Cuore, ti ringrazio di saper amar così! -

Marily s’irrigidì, la canzone era bella e lui la cantava bene, ma l’accenno alle donne l’aveva infastidita.

Lui riprese: -Ognuna di loro ha contribuito a creare ricordi d’attimi di felicità, ho anche un rifugio affettivo, un porto dove tornare, ma felice no, bimba mia, no, non sarei scorbutico se fossi felice, quando si è felici si ha voglia di sorridere!-

Ancora una volta aveva espresso un concetto che Marily condivideva, ancora una volta lo invidiò, lui aveva un posto dove tornare, lei non sapeva neppure dove stava andando.

Bruno continuò come rivolto a se stesso: -Sono un uomo fortunato, mai felice a lungo, è difficile per uno come me esserlo.

-Perché sei un’idea, una forza, una macchina!- si sorprese a dire Marily, che, senza accorgersene, era passata al tu.

Bruno: -A volte mi sembra di non esistere, la gente vede in me il particolare che l’interessa e la riguarda, sono regole che devo rispettare, visto che le condizioni le ho scelte io, è normale che a volte debba pagare il conto.-

-Lei qui non era né felice né sereno, la sua espressione di questi giorni non poteva mentire, solo ora la vedo sorridere e ci siamo incontrati spesso !-

Era tornata al lei, sperando che lui non avesse notato il tu di pochi istanti prima.

Bruno.- Ora non è ieri e domani chissà…ma torna al tu, per favore, mi è piaciuto!

Ora mi conosci bene ed è normale darsi del tu, sai che non ho mai chiacchierato tanto con una donna?

Ti ho raccontato tante cose e mi ha fatto piacere aprirmi, credimi, non lo faccio spesso, credo di doverti almeno una cena, per la pazienza che hai avuto nell’ascoltarmi.

E’ tardi, guarda la luna ed il sole sono insieme, sembrano fare una bella coppia, poi si separano, ma sono belli insieme!

Dovresti dipingere un cielo così, potrei farti della pubblicità e piazzare qualche tuo quadro, sempre che tu dipinga come disegni!

Hai qualcosa da farmi vedere?-

-Domani, sempre domani, tu parli sempre di futuro, io non so se avrò un futuro!-poi si scosse e continuò con voce più squillante- Vada per la cena! Mi hai dato un’idea, domani proverò a dipingere questo posto, ho anche sognato di dipingere un quadro, ma ti avverto, sarà il primo!

E’ anche la prima volta, che ascolto, con piacere, qualcuno che mi racconta di sé, di solito parlo io, spesso però non so quello che dico e racconto sciocchezze.- concluse.

La sua vita, quello che aveva da raccontare le sembrava banale ora, non reggeva il confronto con la passione di quel uomo, anche se avesse inventato e mentito, che avrebbe potuto capire lui del suo mondo?

Non gli avrebbe raccontato nulla, avrebbe lasciato che fosse lui a scoprire qualcosa di lei, ma, forse a lui non importava nulla di lei, perché mai avrebbe dovuto interessarlo?

Le parlava perché c’era solo lei, eppure lui avrebbe potuto toccare qualche corda arrugginita e farla suonare, sì, lui avrebbe potuto farlo.

E anche Marily, ricominciò a sperare.

 

CAP 4 

 

I giorni successivi furono per Marily, pieni d’emozioni sconosciute, che la rendevano allegra e felice di vedere il suo nuovo amico sorridere sempre più spesso

Si compiaceva della sua metamorfosi e teneva a freno le curiosità, avrebbe voluto sapere di più della sua vita reale; dei sogni e dei progetti, era al corrente, ma non le aveva raccontato nulla del passato e del presente, avrebbe voluto domandargli dei percorsi seguiti per arrivare là dov’era ora, magari chiedergli com’era da bambino, come mai aveva cambiato modo di fare, cosa lo turbava prima, se aveva una compagna, ma non osava porre domande dirette, sapeva di poterlo infastidire e non gli chiedeva neppure quando e per dove sarebbe ripartito.

Temeva quel momento e voleva godersi quella, che stava diventando, una vera vacanza: era bello dividere la solitudine, le passeggiate, le emozioni, vederlo posare per il suo quadro, cenare nelle osterie dove spesso s’improvvisavano canzoni (Bruno suonava bene la chitarra ed era intonato), scambiarsi battute che capivano e facevano ridere solo loro.

Marily sapeva che stava per innamorarsi, ma respingeva l’idea, certa che la consapevolezza del nuovo sentimento avrebbe portato dolore ed angosce.

La sera, al momento della buona notte, era sempre un po’ triste, rientrava nella sua camera, gettava le scarpe dove capitava e si buttava sul soffice letto, si guardava attorno come a trattenere ogni particolare di quella stanza dove si sentiva felice, forse per la prima volta; si spogliava, lasciando cadere le cose qua e là, poi mentre si addormentava, desiderava che quella notte fosse la sua ultima.

Non voleva dover pensare e decidere cosa avrebbe fatto quando Bruno avrebbe ripreso la propria strada.

La sua vita non dipendeva da lei, quelle indimenticabili giornate le erano capitate, le aveva desiderate, ma non avrebbe potuto fare nulla per averle ancora e sapeva sarebbero finite.

Ogni mattina scrutava il volto del suo compagno con il timore di scorgervi altri interessi, che lo avrebbero portato lontano.

Quella mattina capì che era finita, Bruno aveva l’espressione del loro primo incontro, non era più con lei.

Trattenne le lacrime che salivano e bussavano prepotentemente.

Avrebbe voluto che fosse successo qualcosa, contare per lui un po’ di più; forse lo aveva aspettato da sempre ed ora doveva lasciarlo andare via, senza il sapore di un bacio, senza un niente da ricordare per poterlo pensare suo.

Marily risalì in camera, non voleva essere ridicola e piangere davanti a lui, si ripeteva che tra pochi giorni, tutto le sarebbe sembrato puerile ed avrebbe dimenticato, intanto, il pianto aveva vinto tutte le resistenze.

Cosa dirgli?

Come giustificare la sua assenza?

Se non l’avesse vista arrivare, sarebbe venuto a chiamarla?

Marily, dopo molte sigarette e domande senza risposte, decise di telefonare al garage, risposero che la sua auto era pronta da tre giorni e che stavano per consegnare anche l’auto di Bruno.

Doveva partire per prima, niente saluti, nessun arrivederci.

Iniziò a riporre i vestiti nella valigia, ma non la finì.

Partire per dove? Da chi andare?

Bussarono.

Sperò che fosse lui, ma era solo l’acqua minerale che aveva ordinato al bar.

Non doveva più rivederlo, non doveva fargli capire ciò che stava provando.

Non era una rinuncia!

Era solo un tentativo di soffrire di meno.

Avrebbe rinunciato, solo nel caso che lui, avesse provato qualcosa per lei, ma niente avvalorava questa ipotesi, anche se, per qualche giorno, aveva sorriso più spesso…

Tuttavia aveva la sensazione di commettere un errore, mentre abbandonava la sua stanza furtivamente e raggiungeva la porta che immetteva nel giardino, scendendo le scale come se stesse facendo qualcosa di proibito e fosse inseguita.

Si mise a correre, sperando in cuor suo che qualcuno la fermasse, chiedendole di restare.

Nessuno la fermò.

Smise di correre, l’officina era vicina, la macchina era già fuori con le chiavi inserite, il conto era stato pagato, non restava che partire.

Imboccò stradine sconosciute, guidò a lungo senza incontrare altre auto, era in aperta campagna, il sole era alto, pensò al quadro abbandonato sul cavalletto, si fermò e si sdraiò nell’erba, poco dopo si addormentò.

E fu come uno svenimento.

Bruno intanto, seduto al solito tavolino, si domandava come mai Marily non fosse ancora scesa a fare colazione, tutti quei giorni era stata mattiniera, era insolito, per lei, fare tardi.

Bruno sapeva che non era casuale, che gli stava rendendo le cose più facili, sentì che aveva indovinato la sua decisione di partire il giorno stesso, ammirò l’intuito di quella ragazzina e un po’ se ne dolse.

Del resto come si saluta una compagna così?

La loro felicità non aveva avuto bisogno di parole, cosa mai avrebbero potuto dirsi lasciandosi?

Bruno si domandava di che natura fosse stata la loro complicità e lo stare bene insieme; ripensò ai suoi venti anni pieni di rabbia ed ambizione; ai successi raggiunti prima faticosamente, poi sempre più facilmente, al suo desiderio di cambiare le cose, di migliorare; alle lotte sostenute e a quelle che continuava e al suo sentirsi sempre più solo, ogni successo lo allontanava dalle persone care e lo avvicinava pericolosamente all’amore irrazionale della folla anonima, ma, quello, non bastava.

Scoprì d’aver confessato solo a Marily la sua paura di perdere la fiducia di tanta gente.

Marily, che strana ragazza!

Stanchezza, irritazione, dubbi si affollarono nella sua mente.

Con lei non aveva barato, non si era finto migliore, non aveva mai mentito ed aveva suscitato un’ammirazione incondizionata e tanta fiducia; guardò il suo ritratto incompiuto che lo fissava dal cavalletto posto in un angolo, si alzò e lo distrusse con rabbia irragionevole.

Quella ragazza non lottava, sfuggiva alla realtà, era piena d’amarezza e scoramento, era negativa, sembrava aspettare e non voler agire.

Però questa volta aveva deciso ed agito: era andata via, senza un saluto, senza un sorriso, ma dove diavolo era andata?

Bruno si accorse di non sapere nulla di lei e s’infuriò dell’essere stato felice.

Che sciocchezza!

Era lei che con tutte quelle domande sulla felicità, lo aveva condizionato, la felicità non esiste, era stupido anche solo nominarla!

Non sapeva spiegarsi perché pensava a Marily come tanto tempo prima aveva pensato ad Elisa, sua moglie.

Prima di Elisa c’erano state tante ragazze, poi il tempo si era fermato ed era esistita solo lei.

Elisa era unica, lui non l’aveva cambiata, l’aveva incontrata piena di gioia di vivere, i dolori e le sofferenze sembravano scivolarle addosso senza toccarla, equilibrata e sorridente, serena e controllata, non aveva mai dato segni di cedimento e gli aveva trasmesso la sua sicurezza e lungimiranza, tutta la tranquillità di cui lei sola sembrava essere padrona.

Elisa sarebbe stata la stessa anche se lui non l’avesse amata, lui forse, senza di lei, non sarebbe stato l’uomo d’oggi, le doveva molto e l’amava ancora, anche se, a volte, si sentiva soffocare e doveva allontanarsi da lei e dal suo mondo, come a recuperare il proprio.

Elisa e Marily, così diverse tra loro, erano riuscite a fargli provare sentimenti molto simili.

Elisa così sicura di sé, Marily così disperata, infelice, debole e sola.

Bruno sapeva che avrebbe potuto essere molto importante per lei, forse darle quella felicità di cui parlava tanto e che non conosceva.

Elisa gli era sembrata la creatura più dolce e desiderabile del creato, forse lo era, tuttavia non gli era bastata.

Quante volte era fuggito anche da lei?

Quante altre dopo di lei?

Inutili evasioni, frustranti avventure, sensazioni sprecate, passioni di un’ora, poi ancora lei, Elisa, la donna da cui tornare, inumanamente serena ed equilibrata, ragionevole e lontana dal mondo che soffre, ama ed odia.

Elisa….

Bruno la rivide perfetta, bella ed elegante, comprensiva e discreta.

Marily, meritava forse, di essere amata, come Elisa?

Perché non vivere con lei, come aveva già fatto con altre, nuove emozioni ed attenderne tranquillamente l’esaurimento?

Bruno era inquieto, si sentiva in colpa ed aveva uno strano presentimento;

Pensare a Marily gli faceva un po’ paura.

Cosa l’aveva legato a quella ragazza?

Perché sentiva di dover andare lontano, di non dover chiedere nulla, anche se avrebbe voluto sapere di più?

Non aveva obblighi, non aveva mai mentito, avrebbe potuto tentare, se lei avesse accettato, avrebbero passato dei bei momenti, anche lei non avrebbe mentito, n’era certo.

Là su quel prato, guardandola, aveva sentito tutta la sua necessità di non essere più così sola; passeggiando, avevano scaricato tensioni comuni; sorridendo, l’aveva vista desiderare l’eternità di quella pace, che entrambi intuivano essere troppo breve.

Poi sarebbero sopraggiunti problemi, incomprensioni, egoismi, paure di perdersi, ansie, stanchezza, noia, disillusione.

E se tutto questo non fosse accaduto?

Ed Elisa?

Nessuna delle ‘’dopo Elisa ’’ l’avevano fatto pensare tanto a lei, perché ora invece sentiva di doverla rivedere subito?

Elisa era la Terra, il sole,le altre erano solo stelle!

La terra è una,il sole è uno,le stelle sono tante!

E Marily cos’era?

Non una stella,né poteva somigliare alla terra,tanto meno al sole; della terra non aveva l’indifferenza,del sole le mancava la potenza,lei poteva cadere.

Strana meteora luminosa,infondeva anch’essa calore,ma poteva dissolversi e sparire, era importante alimentare la sua luce,impedire che si spegnesse per sempre e sparisse nel niente da cui era apparsa.

Salvarla?

Salvarsi?

O forse distruggerla?

Era così fragile,sembrava facile poterla annientare!

E se fosse stata lei invece a distruggerlo?

Ora era debole,ma dandole forza come sarebbe diventata?

Bruno gettò rabbiosamente la valigia nel portabagagli dell’auto,furioso per i sui stessi pensieri, per la fuga di Marily, per il desiderio di essere a casa da Elisa.

L’aeroporto sembrava essere lontanissimo, la macchina sfrecciava veloce e, al fine lo raggiunse, ma neppure sull’aereo, quegli strani pensieri abbandonarono Bruno, che aveva ripreso lo sguardo duro e poco simpatico del primo incontro con Marily.

 

Cap 5  La prima volta di Marily

 

 A Bruno sembrava che il tempo non passasse mai.

Aveva fretta di capire, di confermare a se stesso che non era successo niente, fretta di vedere Elisa e di sorridere con lei di questa sua apprensione, fretta di dimenticare la ragazza dell’auto sportiva, che sì era divertito a sorpassare, seguendo un impulso infantile ed irrazionale.

Voleva far tacere quel sottile senso di colpa che emergeva nella sua coscienza, sia che pensasse ad Elisa, sia che immaginasse Marily correre sull’autostrada, con i finestrini aperti ed il vento rabbioso che le scompigliava i capelli, rabbioso, come lui, per non averlo fatto.

Che sciocchezza!

Aveva voglia di annegare in quei capelli e riempire il vuoto che impediva alla ragazza di esprimere l’orgoglio e le ambizioni latenti, che spesso, si lasciavano intravedere nel suo sguardo.

Chi o che cosa l’avevano resa così?

 

Sembrava camminare sull’orlo d’un precipizio,un passo falso e poteva precipitare nel vuoto e scomparire per sempre,una buona spinta nell’altra direzione l’avrebbe portata ad esprimere le sue angosce e a liberarsene, avrebbe potuto trasferire i suoi stati d’animo sulla tela, sapeva farlo, quel ritratto appena abbozzato, mostrava sia il suo talento che il suo amore.

Bruno sapeva che Marily si era innamorata di lui,ma non capiva bene di che tipo d’amore si trattava ed ammetteva, suo malgrado, che avrebbe potuto ricambiarla, sapeva di poterle dare la spinta per la risalita e che,viceversa, lei avrebbe potuto trascinarlo nel precipizio.

Che sciocchezza!

Aveva fatto la scelta giusta, non si doveva rimproverare nulla, stava tornando da Elisa, era impensabile lasciarla per stare con Marily, Elisa era l’unica donna della quale non avrebbe potuto fare a meno, Elisa con i suoi gesti sempre misurati, il sorriso sempre pronto, la voce calda e sensuale,Elisa che non rischiava mai di precipitare, che percorreva con passo fermo una strada che sapeva spianare al suo passaggio, per lei non c’erano ostacoli insuperabili, li aggirava con maestria, per lei una come Marily sarebbe stata impensabile, forse , se gliel’avesse presentata, l’avrebbe fatta crescere.

Che idiozia!

Presentare Marily ad Elisa?

Come se fosse possibile!

Elisa avrebbe capito al primo sguardo che lo turbava e che il suo interesse aveva del personale.

L’immagine del volto di Marily si sovrappose al suo, rivide il ritratto incompiuto e si diede dell’idiota per non averlo preso.

L’aereo stava atterrando.

Prendendo la valigia, Bruno si disse ancora una volta che era meglio così,che la ragazza andandosene,aveva deciso anche per lui,ma cosa?

L’apparente rinuncia non conteneva forse un’implicita, perentoria richiesta?

Aveva davvero lasciato perdere o lo aveva messo solo alla prova dei sui sentimenti?

Ma cosa voleva? Con che diritto poteva chiedergli tutto?

Non era certo colpa sua se lei era così sola, bella,infelice e fuori da tutto!

Non era colpa sua se si erano incontrati e lui le era sembrato un’ancora,una possibilità di rivivere,ma che voleva da lui!

Perché se n’era andata?

Bruno intanto era arrivato davanti al cancello di casa sua,aveva cercato di dirsi che Marily non era diversa dalle altre,che forse s’era invaghita dei suoi discorsi,che forse mirava al suo denaro,che forse aveva solo voglia di evadere ed aveva bisogno d’un uomo qualsiasi,non di lui,che quel ritratto non voleva dire niente,che non esprimeva tutto quello che lui aveva voluto intravedervi.

Non aveva più fretta di vedere Elisa.

Eppure era lei quella che gli avrebbe ridato pace,che aveva invocato in mille momenti di confusione,che aveva fatto sembrare piccoli i suoi tormenti e lo aveva fatto rialzare quando si lasciava scivolare !

Quella era la casa  dei mille ritorni, il suo porto sicuro!

Suonò!

Non aveva più voglia di prendere le chiavi,che solo pochi istanti prima, aveva cercato freneticamente.

Nessuno venne ad aprire!

Suonò ancora, a lungo .

Uno sconosciuto apparve al cancello!

Era alto,magro,pallido,distinto.

-Chi è lei?-

-Il padrone di casa,e lei?-

-Il nuovo giardiniere!-

-Ah! Bene!-

-Mi chiamo Edoardo,signore!-

-Bene!-

Non andava affatto bene!

Giovanni era stato da loro per sette anni,perché mai c’era un nuovo giardiniere?

Questo aveva l’aria del damerino,nessuna somiglianza con il simpatico vecchietto dalle mani callose sempre un po’nere di terra.

Sicuramente il nuovo usava i guanti e,nel suo camice  verde,sembrava più un chirurgo, che quello che affermava d’essere con troppa sicumera,forse era laureato in agraria e magari avrebbe fatto la corte ad Elisa o a sua figlia,o se fosse gay, avrebbe tampinato  Tommy.

Bruno camminava a passo veloce per il lungo viale che lo separava dalla bella villa d’epoca che aveva ammirato proprio per quel lungo spazio alberato,che la nascondeva dalla vista della strada,la prima volta che l’aveva vista.

La camminata non li migliorò l’umore,avrebbe riassunto Giovanni,il suo sorriso sdentato, la faccia bruciata dal sole, il saluto cordiale ed amichevole, facevano parte integrante del piacere di sentirsi di nuovo a casa.

Quante sere avevano bevuto una birra fresca e fatto una partita a scacchi insieme, lui e Giovanni!

Quante volte il vecchio saggio gli aveva letto nei pensieri e, a suo modo, gli aveva suggerito soluzioni?

Edoardo!

Che razza di nome per un giardiniere!

Questo certo non parlava con le piante, gli uccelli e le farfalle, tutto al più mandava loro dei fax!

Bruno era arrabbiato, voleva calore, aiuto, dolcezza e amore, voleva l’Elisa dei primi tempi, voleva sentirsi a casa, ma invece d’essere felice, sentiva che questa volta il suo ritorno non era atteso e presagiva un fallimento alle sue aspettative d’intimità ritrovata.

Era corso a casa a chiedere aiuto,Elisa era sulla veranda,sentiva la sua voce, non era sola, parlava con qualcuno e Bruno si sentì ridicolo.

Che doveva fare ora?

Suonare il campanello?

Andare sulla veranda?

Guardò la sua valigia, si voltò verso il viale appena percorso, un gran desiderio di scappare via, assurdo ed immotivato, e poi andarsene dove?

Edoardo lo stava guardando,doveva decidersi ad entrare.

Usò le sue chiavi questa volta, poggiò la valigia e si fermo sulla soglia del salone che dava sulla veranda ad osservare Elisa che stava porgendo un vassoio a qualcuno, le sue mosse erano piene di grazia, era bella come sempre ,i pantaloni color salmone e la maglietta bianca, fasciavano la sua splendida figura,che non aveva nulla da invidiare ad una ventenne; anche il sorriso era lo stesso,un po’infantile a causa dei denti un po’troppo divisi e bianchissimi, malgrado il passare degli anni; solo i suoi bei capelli non erano più liberi di danzare sulle spalle dorate dal sole, ma accuratamente raccolti, mettevano in risalto la nuca ed il collo da cigno.

Se si doveva paragonarla ad un animale,il cigno poteva rappresentarla bene: regale, elegante, indifferente, bellissimo!

Desiderò che fosse sola, spettinarle i capelli, fare l’amore subito, annegare nei ricordi,farli rivivere,ricominciare,ma Edoardo era là fuori a spiarli da qualche parte,sul divanetto coloniale sedevano due persone anziane, attorno al tavolino c’erano due donne ed un uomo che non aveva mai visto.

.

Elisa non gli avrebbe buttato le braccia al collo, non gli avrebbe detto d’amarlo, né quanto le era mancato, non avrebbero fatto l’amore, non restava che sfoderare un bel sorriso e, da attore consumato, entrare in scena cercando di far andare via gli ospiti al più presto.

Il suo ingresso però non suscitò grandi emozioni, Elisa si mostrò sorpresa e lo abbracciò freddamente, gli altri, dopo le presentazioni e le domande di rito sul viaggio, ripresero a conversare tra loro, Bruno non avrebbe saputo dire di cosa, non li sentiva.

Dov’era la gioia che s’era aspettato?

La fretta di liberarsi degli ospiti e l’impaziente desiderio di restare soli?

Le si avvicinò e le sussurrò :-Devo parlarti!- Avrebbe voluto dirle :

-Ho bisogno di te! Ti amo!-

Ma lo guardo interrogativo che era apparso sul volto d’Elisa,mentre si voltava e liberava il gomito dalla sua stretta, glielo impedì.

Ancora una volta quel desiderio di fuggire,di andare via si faceva strada.

-Domani!-La risposta d’Elisa lo gelò.- Stasera dormo fuori, ho promesso alla mia amica di accompagnarla a vedere una casa sul lago!-

-E i ragazzi?-Chiese Bruno come accorgendosi solo in quel momento della loro assenza.

-Tommy stasera dorme fuori anche lui,vanno ad una festa e poi credo si fermi dalla ragazza!-

-E la piccola? Non avrà mica il ragazzo anche lei?- insistette Bruno.

-Non ancora che io sappia, ma è fuori per una settimana!- rispose Elisa laconica

-           Il cane?

-           Ha da fare anche lui?

-            Giovanni che fine ha fatto?-

-  Il cane è da mia madre,aveva paura di stare sola in casa questi giorni e gliel’ho prestato, le farà compagnia e la guardia all’occorrenza, sai come le vuole bene!

-           Giovanni  l’ho licenziato, poi ti spiego!-

-         Ciao papà!-La voce di Tommy risuonò allegramente a tagliare quella conversazione troppo formale.

-           Oh Tommy!

-   A quanto pare sono l’unico a non avere impegni questo week-end,ti trovo bene!Quando mi presenti la tua ragazza?

-         E’ presto,e poi si potrebbe innamorare di te,ti trovo in forma sai?-

Elisa si era cambiata,indossava un completo avana ed era splendida!

Tommy era già uscito ed Elisa stava per farlo quando Bruno mormorò:

-Mi lasciate proprio solo, forse lo merito,chissà quante volte non c’ero quando avreste avuto bisogno di me!-

-Che dici caro?- Elisa non lo avrebbe ascoltato neppure se avesse ripetuto i suoi pensieri a voce più alta.

Elisa era ancora lì fisicamente, ma era lontana, irraggiungibile ed estranea, in quel momento.

-Elisa!-

-Sì?-

-Perché hai licenziato Giovanni?- fu tutto quello che riuscì a dire.

Avrebbe voluto dirle :-Resta a casa!-

Elisa :-Vuoi che resti?-

Sì che lo voleva, ma chissà perché, pudore, educazione, timore di essere tacciato d’egoismo gli fecero rispondere:-No,vai pure,certo che mi sarebbe piaciuto stare con te,ma vai pure!-

In altri tempi Elisa si sarebbe fatta spogliare, avrebbero fatto l’amore, staccando il telefono ed il tempo;quella sera non sarebbe stato così, tanto valeva lasciarla andare.

-Avremo tempo domani! Ciao!-

La porta si richiuse alle spalle d’Elisa, non un bacio, non uno sguardo.

Bruno fissò a lungo la porta, poi si affacciò a guardare l’auto della moglie che percorreva il lungo viale; i finestrini erano ben chiusi, lei non amava che il vento la spettinasse, lei non si sarebbe mai buttata nell’erba a piangere, non avrebbe mai guidato a 180 l’ora, non avrebbe mai lasciato un quadro non finito, né avrebbe mai guardato con insistenza uno sconosciuto fino ad entrargli nell’anima e a farlo sorridere.

 

 

CAP 6 

 

Bruno rimasto solo, si sedette sulla veranda a guardare Edoardo che potava la siepe, se ci fosse stato Giovanni, avrebbero giocato a scacchi, avrebbero parlato un po’, forse gli avrebbe raccontato di Marily, della sua strana voglia di rivederla, di stare con lei e di non perdere Elisa.

Dove poteva ritrovarla?

Era partita prima di lui e, praticamente, non sapeva niente di lei.

Prese il telefono e chiamò la locanda di un paese dove c’era un castello.

Cosa avrebbe chiesto?

Sapeva che non c’era, stava per riattaccare, ma il portiere aveva già risposto, non gli costava nulla chiedere di Marily, gli avrebbero detto che era partita e tutto sarebbe finito lì.

Il portiere riconobbe la sua voce e lo salutò con eccessiva famigliarità :-Signor Bruno,cerca la signorina ?

Ha appena telefonato,ha detto che se lei avesse chiamato dovevo dirle che lei sarebbe tornata tra due giorni.

Se dovesse richiamare cosa devo dirle?-

-Che mi aspetti!-

Bruno rimise giù il ricevitore senza salutare,era infastidito sia dalla sua risposta, che dalla sicurezza che aveva dimostrato Marily.

Era come se avesse previsto che l’avrebbe cercata,come se avesse saputo in anticipo che tra lui ed Elisa ci sarebbe stata come un’ombra indefinita, lei forse.

Comunque aveva ancora due giorni per cambiare idea, forse si stava solo annoiando, al ritorno di Elisa certo non avrebbe più pensato così intensamente alla giovane misteriosa.

Si accorgeva solo in quel momento di voler saperne di più.

 

Marily, invece, dopo aver dormito, si era messa a riflettere sulla sua esistenza, si sentiva strana, incompleta, mancata.

Non sapeva a cosa attribuire il senso d’inadeguatezza che percepiva, non capiva perché era incapace di vivere serenamente anche qualcosa di banale, perché cercava sempre cose difficili, straordinarie, irrealizzabili, e poi cosa cercava davvero?

Aveva deciso di fuggire,ma non sapeva dove andare, cosa cercare ed ora il pensiero di Bruno, un pensiero assurdo, sapeva bene che non le avrebbe postato fortuna, che poteva darle un uomo tanto impegnato e realizzato?

Piuttosto cosa poteva dargli lei che lui non avesse già?

Forse il sorriso…..

Ripensò agli uomini che aveva incontrato, troppo giovani, troppo timidi, troppo ricchi, troppo stupidi, troppo vecchi, c’era sempre un troppo che la divideva dagli altri.

O era semplicemente lei quella diversa,strana ,fuori dal suo tempo?

Perché non riusciva ad integrarsi coi coetanei?

Perché la famiglia l’aveva stancata?

Perché era fuggita da Bruno invece di tentare di trattenerlo?

Ma trattenerlo perché?

Per soffrire di più alla sua partenza?

Lei stava fuggendo dalla sofferenza, ma non riusciva a non stare male, ora Bruno le mancava, se fosse stato con lei avrebbe pensato solo al momento del distacco e la paura di soffrire ancora una volta le avrebbe impedito di godere appieno ciò che la vita le offriva.

Perché non ci si accontenta mai di ciò che si ha e si cerca sempre qualche altra cosa?

Si sentiva come una piantina sferzata dal vento, aveva bisogno di un sostegno, un paletto cui appoggiarsi.

Essere donna voleva anche dire essere fragile, la solitudine non era lo status ideale per una donna, con qualcuno accanto si sarebbe sentita molto più forte,avrebbe osato di più, avrebbe pianto meno.

C’era stato anche un momento in cui anche fare i lavori più umili le era sembrato facile e gratificante,le sembrava che umiliandosi si meritasse la sua fetta di felicità, allora si credeva amata, ma forse,  era stata solo una sua fantasia.

Oggi era una giovane donna che non riusciva a dare un’impostazione giusta alla propria esistenza, aveva fame d’amore, dell’amore che le era mancato anche da bambina; adolescente ne aveva avuto paura e forse non c’era nessuno in grado di darle ciò di cui aveva bisogno,colpa sua o del destino?

Qualcuno le aveva detto :-Sei innamorata dell’idea dell’Amore,ti sarà difficile amare.-

Forse aveva ragione.

Lei aspettava il grande amore in un’epoca in cui a tredici anni le bambine non erano più vergini e cambiavano flirt come fosse un paio di scarpe;una di loro le aveva detto:

-A forza d’aspettare,rifiutare e cercare l’amore eterno,vedrai che resterai sola!-

Probabilmente aveva ragione,anche se Bruno fosse tornato, lei, comunque, sarebbe rimasta sola..

Ma sarebbe tornato?

Che figura avrebbe fatto alla locanda se lo avesse aspettato invano?

Marily sorrise di se stessa, voleva grandi cose e non aveva neppure quelle piccole, era come se fosse niente, meno di niente.

Avrebbe potuto sparire e nessuno se ne sarebbe accorto.

Non era riuscita a trattenere l’uomo che amava ,né aveva dato un senso al suo sentimento.

Era innamorata,ma la sua fuga era stata un atto di coraggio o vigliaccheria?

Non avrebbe saputo dirlo, e poiché era andata via, perché aveva deciso di tornare?

Forse perché quel albergo era per lei l’unica casa possibile in quel momento.

Avrebbe avuto la scusa di voler finire il quadro.

Poco dopo era ancora lì,a guardare il posto vuoto,dove lui era solito sedere.

Il portiere che sapeva del ritorno di Bruno non c’era e nessuno le disse del messaggio.

Tristemente Marily salì nella sua stanza,dalla finestra si mise a guardare il cielo sereno,la prima luna,una luce rossa che passava veloce portando qualcuno lontano e poi vide le stelle.

Da quanto tempo non guardava più il cielo?

Era bello!

Il silenzio rotto solo dal monotono suono emesso dai grilli in lontananza, l’aria tiepida, il soffio del vento che spostava le foglie di tanto in tanto, fecero sciogliere il magone che l’aveva accompagnata tutte quelle ore, le dita si distesero, tornò il sorriso e la voglia di vivere.

L’aria frizzante della mattina successiva le diede una sensazione piacevole che la spinse ad uscire quasi all’alba per inebriarsi degli odori della campagna mentre s’arrampicava per impervi sentieri incontrando greggi al pascolo, placide mucche e muli stranamente oziosi, donne con grandi cesti sulla testa e volteggianti farfalle.

Poi s’immerse nella folla del mercato,arrivava gente anche dagli altri paesi, presto sarebbe stata le festa del patrono, ci sarebbe stato un concerto, i fuochi artificiali e dalle bancarelle appena allestite, si sprigionava l’allegria di quei preparativi festosi che coinvolgevano la piccola comunità, ma non lei,eppure Marily era contenta per la loro allegra operosità che sembrava volerla contagiare.

Dei ragazzi armati di strumenti musicali, provavano una strana musica a lei sconosciuta, Marily si fermò ad ascoltarli, non sembravano italiani, dovevano essere gli ospiti d’onore a giudicare dalla folla di ragazzi che si stava assembrando e dai gridolini delle ragazze.

Una di loro la spinse in malo modo e Marily cadde,uno dei ragazzi che stavano sul palco, forse un elettricista, si fece largo per aiutarla ad alzarsi.

-Sono proprio pazze queste fan, poco mancava che ti camminassero addosso!

Ti sei fatta male?

 Posso accompagnarti da qualche parte?

Tu non sei come loro, ti ho vista, ascoltavi, ma non eri schizzata come loro,anzi sembra che la nostra musica non ti piaccia troppo, o sbaglio?-

Marily si rialzò sorridendo:-Grazie,non mi aspettavo tanta irruenza e tanto entusiasmo, ho avuto  modo raramente di ascoltare musica di questo genere, non so dirti se mi piace o no, certo non tanto come a quelle scalmanate!

Ma tu non sembri entusiasta, eppure lavori con loro no?-

-Sì, ma ti confesso che anche a me non piace troppo questo genere, è un modo per poter andare via da casa per un po’ e fare esperienze nuove, viaggiare con degli amici!-

-Deve essere divertente, quando torni a casa che ti dicono i tuoi?-domandò Marily

-Niente, ho dei genitori ok, mio padre è quasi sempre fuori, ma se ne ho bisogno è presente, è un tipo che ha mille interessi ed è ancora uno di quelli che crede in quello che fa-

Bruno apparve immediatamente nella mente di Marily,anche lui era uno che s’entusiasmava ancora,chissà se aveva dei figli e com’era con loro?

Il ragazzo continuava :-ho anche una sorellina più piccola che è un amore,ma rompe un po’, mia madre è una bella donna ancora piena di voglia di vivere ed amici,no, non posso dire di stare male a casa mia, ma sai, andare in giro è stimolante, poi magari è anche bello tornare a casa, credo che il matrimonio dei miei vada a gonfie vele proprio perché non si stancano uno dell’altro.-

Marily rispose:-Sei fortunato,sai dove tornare e non ti privano della libertà!

E’ raro, io amo i miei ma sono scappata via, è stato bello sentirsi libera, finalmente, ma ora sono già stufa, mi sento sola e non so ancora bene dove andrò.-

-Pensi di tornare a casa?-

-No, spero che venga una persona, se non arriverà continuerò il viaggio, quando non avrò più soldi dovrò trovare un lavoro, poi si vedrà…-

-Chi è? il tuo ragazzo?-

Marily non rispose,neppure lei sapeva cosa avrebbe potuto essere Bruno per lei, certo non avrebbe potuto dire cosa sarebbe stata lei per lui.

-Allora,mi dici se sei libera e posso invitarti stasera a mangiare una pizza con noi senza che qualcuno mi faccia un occhi nero come il tuo ginocchio?-

-Vada per la  pizza, il ginocchio fa male, ma non morirò, non ancora!-

sorrise Marily

-Come ti chiami?

Non ci siamo presentati!-

- E’vero,ma aspetta,non diciamoci il nome vero,il primo che indovina offre il pranzo domani! Stasera chiamiamoci come ci pare, finché  uno dei due indovina ,ti va?-

-Per ma va bene,per ora ti chiamerò Salvatore,visto che mi hai tolto da quella bolgia e tu?-

-Io ti chiamerò Stella, per ora, ma tu cambiami il nome presto, è peggio del mio.

Ciao!

Ci vediamo stasera, passo verso le nove!-

Marily era già pentita di aver accettato, il ginocchio s’era gonfiato, e poi uscire con quei ragazzi, tutta quella confusione che li circondava,forse aveva fatto male a dire di sì, ma non poteva rimediare, non sapeva neppure il nome del suo Salvatore.

Rientrata nella sua stanza,mangiò un po’ di frutta che aveva comprato al mercato e si mise a disegnare, decise di farsi un ritratto guardandosi nel vetro della finestra,con il paesaggio ed il castello come sfondo, lasciò il disegno a metà e ne iniziò un altro: rappresentava il mercato, nel cielo un aereo, tra la folla il voto del suo giovane amico, anche questo schizzo restò incompiuto e si mise a disegnare le mani di Bruno,le ricordava bene, le avrebbe riconosciute ovunque, poi stanca, si stese sul letto a guardare le ombre che ballavano sul soffitto e immaginando un futuro radioso.

Sognando s’addormentò.

 

Bruno intanto non s’arrendeva alla sua decisione di raggiungerla, era una follia,che ne sarebbe stato di lei dopo?

Non poteva e non voleva lasciare Elisa e abbandonare Marily sarebbe stato impossibile, lei credeva in lui, si sarebbe fidata completamente.

Avrebbe dovuto parlarne con Elisa, ma come dirle l’ansia che l’invadeva al solo pensare a Marily?

Aveva voglia di correre da lei,di rivederla piangere su quel prato per poterla consolare,come poteva dire tutto questo ad Elisa senza ferirla?

Non sapeva neppure se Marily non sarebbe fuggita ancora.

 

Lo squillo del telefono lo scosse dai suoi pensieri .era suo figlio :-Papà?

Ti spiace se non torno?-

-Una ragazza speciale?-

-Sì papà,quando ci vediamo te ne parlo e magari te la presento!

Grazie,lo spieghi tu alla mamma?-

- D’accordo,ma forse vado via anch’io per un po’,quando torno avremo molte cose da dirci,vorrei portare anch’io una persona a casa,è una persona speciale e mi sembra che debba starle vicino,ma tu va dalla tua ragazza,io ti spiegherò poi!-

Che idiozia,stava per raccontare a Tommy come si sentiva e che voleva portare a casa Marily, stava forse per impazzire?

 

Salvatore intanto era tornato da Marily, lei gli aveva fatto vedere i suoi disegni, avevano deciso di andare fuori da soli e ascoltare musica diversa, loro due .

Marily zoppicava e doveva appoggiarsi al ragazzo, il contatto era piacevole.

Marily pensò che avrebbe dovuto innamorarsi di uno come lui e non di Bruno, ma ciò che provava era molto diverso dal turbamento e dal dolore che la partenza le aveva causato.

Salvatore poteva darle amore, ma non l’appoggio morale e forse anche materiale che cercava, lui aveva una famiglia in cui si trovava bene, lei era sola, sarebbe stato bello se fossero stati alla pari, se anche lei avesse avuto una casa in cui tornare.

Guardarono gli altri ballare,Marily non volle , esagerando di proposito il dolore al ginocchio, ballare voleva dire stringersi, lui ci avrebbe provato e lei avrebbe dovuto allontanarlo e la serata avrebbe perso i contorni gradevoli con i quali era iniziata.

Giocarono un po’ con i nomi, parlarono di musica, Salvatore le raccontò come viveva, Marily sapeva ascoltare, anche perché non amava raccontare di sé, non aveva cose inconfessabili, né segreti innominabili, semplicemente non voleva raccontare nulla finché la sua vita non avrebbe preso una direzione precisa, ora sarebbe stato doloroso ed inutile.

Era tardi quando Salvatore la riportò a casa e fece apprezzamenti lusinghieri sulla sua figura ed i suoi capelli.

Marily sapeva di essere carina,ma non amava il suo fisico,si vergognava del seno prosperoso che un ‘altra avrebbe portato con orgoglio, avrebbe voluto essere meno alta, meno vistosa ,ispirare un po’ di senso protettivo in coloro che l’incontravano, invece il suo passo deciso e l’aspetto in generale facevano pensare ad una persona sicura e forse anche un po’ tracotante.

Marily sembrava sempre non vedere gli altri o guardarli con aria di sufficienza,ma il tutto era dovuto alla sua miopia e non al suo carattere.

Degli amici di Salvatore avevano bruscamente interrotto il loro gioco chiamandolo per nome e così anche Marily rivelò il suo,ma lo disse per esteso questa volta Maria Elisabetta,un nome insolito come il suo diminutivo del resto.

Il gruppetto di ragazzi l’accompagnò e dopo un casto bacio sulle labbra il ragazzo s’allontanò con i suoi rumorosi amici.

Nella sua stanza c’era la luce accesa, Bruno era tornato.

 

CAP 7 

 

 

Bruno era arrivato con l’impazienza e l’irrequietezza di un adolescente aveva fatto a quattro a quattro i gradini della scala che portava alla stanza di Marily,come un bambino era rimasto deluso nel non trovarla e si era seduto sulla sedia a dondolo che  sostava chissà perché nel corridoio; non gli importava nulla che i pochi avventori lo vedessero,era un po’ assurdo con la sua candida camicia aperta sul petto ed i capelli troppo lunghi arruffati dalle mani che vi passavano le dita nervosamente, la mascella tirata ed i denti che stridevano raschiandosi inavvertitamente.

Si sentiva un idiota,la ragazza probabilmente non aveva nulla di speciale e si stava facendo sbattere da qualche ragazzotto in qualche discoteca mentre lui metteva a repentaglio tutte le sue certezze.

Marily lo trovò lì, addormentato sulla sedia a dondolo, le mani abbandonate sui fianchi, la testa reclinata sul petto e restò a guardarlo, felice come non era mai stata, non osando svegliarlo e non sapendo che fare.

Poi gli prese le mani e gliele baciò svegliandolo e dandogli la certezza di non avere sbagliato a tornare.

Le parole non furono necessarie, lui la prese in braccio e, come una sposa bambina, l’adagiò sul suo lettino, lei chiese gli occhi ed iniziò ad accarezzargli il petto abbronzato, incurante di fili bianchi che lo percorrevano.

Dalla finestra aperta si vedeva la luna e la stella polare, un aereo passò ignaro dei loro abbracci e della passione sempre più prepotente che si stava impossessando di entrambi, momenti di dolcezza preparatori si susseguivano sempre più veloci, a momenti che avrebbero potuto dirsi violenti se non fossero stati desiderati da entrambi, non gemiti né lamenti, solo il silenzio rotto dai loro respiri affannosi ed insaziabili.

 Marily aveva desiderato questo momento da anni, da quando la prima volta, seduta dal parrucchiere, accavallando le gambe aveva sentito vampate d’insolito calore e si era ritrovata a fare i conti , per la prima volta con un desiderio improvviso di fare sesso senza neppure avere avuto stimoli esterni; da allora aveva imparato a godere in silenzio, le piaceva farlo in mezzo alla gente, la eccitava pensare che mente fingeva di leggere un giornale dal dentista, riusciva a godere senza che gli altri se ne accorgessero.

Non si era mai masturbata né con le mani né con altro, le piaceva abbracciare il cuscino ed addormentarsi,fingendo d’essere innamorata senza mai dare un volto o un’immagine reale al suo amante ed ora sapeva che era Bruno quello che per tanto tempo aveva aspettato.

Stranamente anche per lui, cui certo non erano mancate occasioni, né s’era negato avventure, sapendo che Elisa non era tipo da fare tragedie, (Elisa era troppo sicura di sé e troppo intelligente per non capire che lei era l’unica che contava e che le altre erano svaghi ed esercizi ginnici),anche per lui era una prima volta, partecipava all’atto sessuale con la mente, il corpo ed il cuore, era come se solo in quel momento capisse cosa volesse dire possedere una donna, Marily era sua, forse l’unica donna che avesse mai avuto in modo totale, assoluto e disperato.

Marily infatti piangeva aggrappandosi a lui e guardandolo fisso negli occhi come a volergli strappare l’anima.

Passato il furore, restarono lì a guardare la luna e la stella polare e gli aerei che sembravano uccelli multicolori che volevano oscurare la muta testimone di tanti amplessi e tanti incroci di vite.

Bruno si sentiva svuotato e leggero, la sua mente vagava senza soffermarsi su nulla in particolare, certa solo del fatto che Marily, quella ragazza che solo a lui sembrava piccola e fragile, era oramai parte integrante della sua vita e che avrebbe dovuto trovarle un posto nel mosaico della sua esistenza, ora il Mandala sembrava completo, ma lui non lo avrebbe distrutto, sfidando saggezze millenarie, avrebbe tentato di trattenere quella perfezione e quel disegno, che solo tra le braccia della piccola Marily aveva trovato.

Bruno sentiva di aver raggiunto un traguardo importante, che alla sua vita mancava, ma si rendeva conto anche che un suo errore avrebbe potuto distruggere l’armonia  spontanea che aveva raggiunto per caso, tutto avrebbe potuto precipitare e dissolversi

E lo prese una strana inquietudine.

Marily era stesa accanto a lui, i capelli sparsi sul cuscino, gli occhi ancora umidi di pianto e sembrava guardare al di là delle cose, era cose lei fosse sulla luna e passeggiasse in mezzo a giardini incantati ascoltando musiche che solo lei poteva udire,respirando profumi che si spandevano solo per lei, castellana di un’Alambra fantastico di cui lei sola possedeva la chiave.

Bruno l’osservava incuriosito e spaventato dalla sua assenza, Marily sembrava irreale, immersa com’era in una dimensione a lui sconosciuta e di cui avrebbe voluto far parte, desiderò possederla ancora, ma capì che lei non era più lì con lui e provò una strana gelosia per il suo mondo lontano.

Marily era sua, palpitante e reale, per svanire l’attimo dopo ed allontanandosi senza ragione apparente, ma ecco che era tornata e gli sorrideva timida e spaurita, implorando un suo abbraccio ed una sua carezza e lui sentì di amarla ed ebbe paura di perderla.

Subito,mentre ancora lui cercava di rassicurarla ed avvolgerla, Marily iniziò a tremare e lui non osò chiederle perché, come intuendone la possibile risposta.

Marily aveva paura, passato l’attimo magico, l’ansia dell’abbandono, l’incertezza del giorno dopo, il non sapere che sarebbe stato di lei aveva ripreso a minare la sua incommensurabile felicità : Bruno era tornato per lei e, almeno per quei momenti, non era stato che suo, di questo era certa, così com’era certa di non aver sbagliato a fuggire e tornare.

Intanto era giunta l’alba, la luna era impallidita e la stella polare scomparsa, un timido sole s’affacciava tra le nuvole e Marily si accorse di avere fame.

Lo disse a Bruno e decisero di uscire a cercare un posticino dove fare colazione,sembravano coetanei, da lontano, vestiti  allo stesso modo, jeans e camicia bianca, capelli scomposti ed umidi, stessa statura o quasi, accomunati dalla stessa gioia di stare insieme, presto trovarono un antico ristorante ,nel cortile un’anziana signora, quasi centenaria, s’era appena affacciata.

Le chiesero quando avrebbero potuto fare colazione e la vecchina li invitò ad entrare.

Fu lei stessa a portare loro un magnifico piatto di affettati accompagnato da una caraffa di vino bianco e da una pagnotta calda, apparsa miracolosamente, da chissà dove; poco dopo arrivò anche del burro e la marmellata cui seguirono cornetti bollenti ed un ottimo caffé accompagnato da una brocca di latte.

L’anziana donna si muoveva agile e disinvolta come se non sentisse affatto il peso degli anni e non si fece pregare quando la invitarono a sedere con loro.

Per lei evidentemente era normale mangiare tutto quel ben di Dio alle cinque della mattina o poco più.

Dovevano esserle simpatici, perché non esitò a raccontare loro gran parte della sua vita, Bruno e Marily l’ascoltavano rapiti dal modo divertente ed originale con cui s’esprimeva l’arzilla vecchietta che dichiarò orgogliosamente di avere 94 anni e di essere lì da più di cinquanta anni;raccontò le sue difficoltà iniziali, quando rimasta vedova dovette far  crescere da sola i suoi 4 figli, raccontò con orgoglio di aver preso l’aereo per raggiungere uno di loro emigrato in Australia, di essere andata da sola a Roma per fare non so quale petizione, si vantò giustamente di aver fatto diplomare tutti e quattro i figli e di avere dei nipoti dottori, l’attività era ancora sua, ma l’aiutavano dei pronipoti ed una figlia rimasta vedova anch’essa; la donna aveva un solo rimpianto, quello di non aver preso la licenza media, aveva frequentato la scuola solo fino alla terza elementare, ma poi aveva imparato a leggere e scrivere correttamente con l’aiuto del parroco, che l’aveva aiutata sperando che prima o poi lei avrebbe accettato di farsi battezzare,ma lei non si era mai convertita, il parroco era un buon diavolo, concluse la signora, facendoli ridere di cuore, ma lei non era mai diventata come quelle bigotte che frequentavano la sua chiesa.

 

La quasi centenaria signora di straordinaria vitalità ed energia aveva messo nei loro cuori l’allegria e la spensieratezza che forse ancora era mancata.

Sazi e soddisfatti, s’incamminarono senza meta, chiacchierando e commentando la straordinaria colazione e la piacevolissima chiacchierata; vollero conoscere anche il parroco, sperando fosse lo stesso di cui aveva parlato la signora, trovarono un giovane che li scambiò per padre e figlia riportandoli per un attimo alla realtà, senza tuttavia preoccuparli troppo, riuscirono a ridere dell’equivoco e decisero comunque di andare via dal paese e tornare a riposare in albergo.

Marily, una volta sola in camera, riprese i suoi disegni e lavorò con passione per alcune ore, finché la telefonata di Salvatore, lei continuava a chiamarlo così, non la fece tornare a riflettere sulla sua situazione; il ragazzo l’informava che doveva partire, sperava di riverderla al suo ritorno, sarebbe mancato solo un paio di giorni.

 Marily fu simpatica e spiritosa,era felice che partisse, ma la lusingava il fatto che avesse voluto salutarla, pensava che non lo avrebbe più rivisto, ma era contenta di averlo conosciuto.

Finita la telefonata, Marily s’accorse che Bruno la stava guardando, appoggiato allo stipite della porta, le sembrò bellissimo nel suo fresco completo di lino color crema e non poté trattenersi dal buttargli le braccia al collo e dirglielo :-Sei bellissimo!- Gli disse due o tre volte, riuscendo a metterlo un po’ in imbarazzo, anche lei era bellissima, ma Bruno non seppe comunicarglielo con lo stesso entusiasmo.

-Chi era al telefono?-

-Un ragazzo meraviglioso che ho conosciuto ieri!-

-Quello con il quale sei uscita ?-

-Sì, proprio quello, poi ti racconto, questo è davvero un paese meraviglioso, si fanno incontri bellissimi, te, Salvatore, la vecchina, tutte persone fantastiche!-

Bruno provò un po’ di gelosia,ma non lo diede a vedere, doveva anche chiamare Elisa, avvertirla del messaggio del figlio, doveva chiamare l’ufficio, doveva far sentire Marily più sicura del suo amore, voleva che lo sguardo allegro di quel momento restasse a lungo e prendesse il posto delle sue lunghe assenze.

Elisa nel frattempo era tornata a casa.

 

CAP 8

 

 

Elisa, intelligente, sensibile e volitiva,  sembrava l’opposto di Marily, lei era consapevole del suo fascino e lo metteva in risalto con sapienza;lei aveva le idee chiare su molti argomenti, alle spalle una famiglia che le aveva trasmesso un senso d’appartenenza ad una piccola elite, il padre era un bellissimo vecchio rispettabilissimo notaio, la mamma era figlia di un farmacista e lei, pur non essendosi mai laureata ,sapeva bene che non avrebbe mai avuto problemi economici, in quanto unica erede di zie e prozie senza figli.

L’unica cosa che poteva avere in comune con Marily era l’assenza di fratelli e sorelle ed ora Bruno.

Pur essendo d’estrazione borghese, Elisa non era moralista, aveva accettato la corte di Bruno ,l’aveva sposato ed aveva saputo dargli parte delle sue certezze, ma  era riuscita ad impostare il rapporto anche sulla sincerità e sulla tolleranza, le avventure di Bruno lei le conosceva e, invece di farla sentire frustrata, le davano un senso di autostima e potere:Bruno non solo tornava, ma era sempre più legato ed appassionato.

Tra i due forse era lui quello che amava di più, malgrado i tradimenti.

Anche Elisa aveva avuto un’avventura, era accaduto molto tempo prima, aveva vissuto l’esperienza come tale, senza esporsi troppo e senza metterci del sentimento vero, forse l’aveva avuta solo per pareggiare i conti, anche se non aveva molto da pareggiare in quanto Bruno non era stato certo il suo primo uomo.

Tuttavia i due si amavano con entusiasmo e passione e si ritrovavano complici e compagni in molte situazioni, pur riuscendo ad avere vite separate, lui con le sue missioni ideali e gli affari concreti, lei con la sua vita piena di amici ed impegni mondani che non erano mai vuoti ed inutili, anzi spesso facevano da trampolino ai progetti di Bruno,che per carattere e natura, aborriva le feste ed i ricevimenti anche se ne riconosceva l’utilità per creare reti di conoscenze che risultavano spesso necessarie alla realizzazione dei suoi progetti.

I pochi momenti d’intimità che Elisa aveva con Bruno erano intensi ed appaganti, esistevano solo loro ed il resto contava poco o affatto, si capivano con uno sguardo e per questo erano molto invidiati e chiacchierati.

Entrambi si divertivano ad ignorare e spesso alimentare i pettegolezzi, ridendone assieme ai ragazzi che avevano educato con la stessa disinvolta sincerità.

Non era la prima volta che Bruno tornava e ripartiva ,ma qualcosa allertò i sensi di Elisa, che aveva capito di averlo infastidito sia con il licenziamento del giardiniere, sia con la sua partenza seppur breve.

Per la prima volta Elisa si pentiva di qualcosa ed un campanello d’allarme risuonò nella sua mente e nel suo cuore,Bruno era tornato e non s’era sentito

atteso, né amato, Elisa se ne rendeva conto solo ora e non sapeva come rimediare, raggiungerlo forse?

 

Bruno era felice come un ragazzo al primo appuntamento,si rendeva conto che la cosa poteva sembrare risibile, ma era felice e non voleva certo rovinare quel bel momento, del resto non si sentiva a disagio, intendeva dire la cosa ad Elisa, bisognava trovare solo il modo giusto per spiegare che Marily sarebbe rimasta nella sua vita.

Era un amore diverso da quello per Elisa, l’una non avrebbe tolto nulla all’altra.

Bruno capiva però che non poteva tacere a lungo e che Marily aveva bisogno di certezze e lui voleva dargliele, bisognava solo trovare il modo giusto, si ripeteva mentalmente.

Anche Marily non sentiva rimorsi, era con lui e non aveva paura di nulla se non del suo andar via e lasciarla sola ad aspettarlo,ma dove ? Come?

E se non fosse tornato più?

Il tarlo del dubbio, seppure scacciato, riaffiorava e rovinava in parte la magia di quei momenti.

Prima o poi avrebbero dovuto parlare, lei avrebbe dovuto decidere dove stare e dove andare, lui sarebbe partito, certo le avrebbe promesso di tornare e l’attesa sarebbe iniziata.

Il viso di Marily doveva esprimere tutta l’angoscia di quei pensieri se Bruno, vedendola così assorta sentì il desiderio di stringerla forte e dirle che non l’avrebbe mai lasciata del tutto sola.

-Ci siamo cercati per tanto tempo, non temere, tu hai talento, aprirai uno studio, esporremo i tuoi quadri, mi aiuterai nel lavoro, sta tranquilla, non sarai la segretaria amante del capo,devo solo trovare il modo giusto per dirlo ad Elisa e ai ragazzi,magari potresti vivere con loro.-

Si pentì subito,tornare a casa voleva dire stare con Elisa ed essere suo,anche stare con Marily richiedeva essere con lei e per lei, la sua proposta ,anche se accettata, sarebbe stata inaccettabile proprio per lui che l’aveva lanciata.

Marily lo guardava pensosa :- No,quando sarai con me dovrai essere solo mio, so che hai una famiglia e non farò storie quando sarai con loro,va bene anche che tu lo dica che esisto, ma non chiedermi di stare nello stesso posto, non riuscirei ad amarti come ti amo ora, non potrei…-

Bruno tirò un sospiro di sollievo, Marily aveva capito e lui era d’accordo con lei.

La passione riprese il sopravvento e la telefonata ad Elisa fu rimandata.

Marily non si vergognava più del suo seno prosperoso ,visto che a Bruno sembrava piacere tanto, non si sentiva troppo alta, visto che lui l’amava così, la sua femminilità sbocciava rapida come un fiore che schiude la corolla in pochi attimi al primo sole del mattino.

Era passato solo un giorno, ma per Marily era l’eternità.

 

Bruno si ricordò del messaggio del figlio  e s’affrettò a chiamare Elisa, parlarono di Tommy e del suo probabile innamoramento, parlarono della bimba e del giardiniere, poi Elisa ruppe gli indugi e domandò:-Bruno hai qualche cosa da dirmi?-

-Sì – rispose lui

-  E’… è diversa, credo abbia bisogno di me!-

La sicurezza di Elisa vacillò per un attimo, poi si riprese:- Stai bene con lei?

Dovevo restare a casa questa volta vero?-

-Credo di sì, ero venuto a casa  per restare, poi ho sentito che dovevo tornare qui, forse sarei ripartito  lo stesso, anche se tu fossi rimasta a casa, è un’altra cosa, ma è importante, sono contento che tu me lo abbia chiesto,sei sempre perfetta anche ora, non posso che sentirmi fiero d’averti sposata.-

Elisa trattenne il fiato :- Pensi di presentarcela?-

-Credo sia giusto, è giovane, dipinge bene, magari le organizziamo una mostra, penso di responsabilizzarla un po’ sai è scappata da casa sua,la farò lavorare così si potrà pagare uno studio e non si sentirà come una mantenuta, è una ragazza fragile anche se sembra molto forte, ti piacerà vedrai , sai che tu sei sempre insostituibile.-

Bruno parlava con la moglie come fosse un’amica ed in quel momento per lui lo era, non aveva fatto scenate ,era la sua solita Elisa equilibrata, saggia e ragionevole, forse le spezzava il cuore, ma per Bruno, Elisa era una roccia e non la si poteva spezzare, anche se l’avesse lasciata, cosa che non intendeva fare, lei non si sarebbe disperata, non avrebbe perso la sua dignità ed il suo orgoglio le avrebbe impedito di piangere.

Così pensava Bruno,ma si sbagliava.

Dopo aver riattaccato Elisa pianse,si chiuse a chiave per non essere vista da nessuno e confidò al cane fedele la propria disperazione.

Marily aveva sentito la fine della telefonata, sei insostituibile, sei insostituibile, queste due semplici parole risuonavano nel suo cervello come i rintocchi di una campana a morto.

Lei non voleva sostituire nessuno, sapeva dell’esistenza della moglie, sapeva anche che tra loro non c’erano screzi, ma sei insostituibile, sei insostituibile….

Bruno sapeva di aver dato un dolore alla moglie, ma non si rendeva conto della profondità della ferita inferta, per mitigarla ordinò anche dei fiori all’Interflora e firmò, tuo marito per sempre, se potessi ti risposerei…

Non pensò di comprare un fiore anche per Marily, non era abituato ad amare due donne.

Marily lo aspettava, il bacio con cui l’accolse fu appassionato, la bocca era sorridente, gli occhi erano profondi e tristi e Bruno accorgendosene ne ebbe quasi paura.

Marily gli chiese :- Bruno,secondo te io sono sostituibile?-

Lui non capì la domanda,del resto non ricordava neppure di aver detto la famosa frase ad Elisa.

Per fortuna non rispose con la solita frase : -Nessuno è indispensabile –

Ma con un romantico :-Non per me!-

Dunque entrambe non erano sostituibili, Marily sorrise, il modo con cui lui la stava guardando aveva fatto cessare il lugubre scampanio che era esploso nella sua mente.

Lui era lì per lei e con lei e la voglia di vivere ed essere felice riprese il sopravvento.

 
CAP 9

Marily fu felice ancora, ma non completamente, le sue paure le stavano avvelenando le gioie del presente: a Bruno non si potevano fare scene di gelosia, non lo si poteva trattenere, sarebbe rimasto quel tanto che avrebbe voluto, stava a lei saper tacere al momento giusto e saper aspettare le sue decisioni, non doveva ossessionarlo, non avrebbe dovuto dirgli i suoi pensieri, proprio lei, che amava dire tutto e subito,lei che pur di esprimersi preferiva dire cose inesatte e chiedere scusa poi, lei che desiderava solo potersi confidare con qualcuno; proprio a lei toccava il silenzio e l’attesa.
Avrebbe voluto gridare al mondo intero che era sua e aveva conosciuto l’amore,ma sapeva che non sarebbe stato opportuno, lui avrebbe potuto stancarsi presto di lei, cosa poteva offrirgli se non la sua giovane tristezza e le sue irrefrenabili incertezze?
Cosa poteva trattenerlo?
Perché avrebbe dovuto restare con lei , quando aveva tutto, ora anche lei?
Bruno le stava parlando e lei non aveva sentito una parola, capì che le chiedeva di andare lontano, con l’aereo, per portare dei documenti da qualche parte a non si sa chi, sentì la sua voce dire di sì e capì che la prima prova era giunta.
Ma Bruno le aveva preparato anche delle belle sorprese, aveva organizzato una gita in barca a vela, lui amava le regate e da ragazzo vi aveva partecipato.
Dopo una bellissima corsa in auto di notte, si ritrovarono al mare, all’alba
Marily non era mai stata su una barca a vela, a dire il vero non era neppure mai stata su una vera barca e il ricordo del motoscafo era legato alla perdita degli unici occhiali da sole firmati che si era potuta permettere.
Era riuscita a cadere anche dal pattino e odiava l’acqua del mare nelle orecchie e nel naso, sapeva nuotare, ma non certo bene ed aveva un po’ paura dell’acqua profonda; ma con Bruno i timori e le incertezze svanivano: era meraviglioso fare con lui le prime esperienze.
Le sembrava bellissimo con i suoi pantaloncini candidi e la maglietta aderente, che a contatto con gli schizzi, a tratti, diventava trasparente.
Appollaiata sul bordo della barca, scomodissima ed un po’ impaurita, obbediva agli ordini che lui impartiva non senza un sorriso divertito dall’evidente disagio di lei.
La vela era gonfia e la barca sfrecciava veloce, forse troppo veloce, Marily cercava di respirare a pieni polmoni l’aria salmastra, tratteneva con la mente la schiuma delle onde ed il colore del mare e osservava con ammirazione la perizia del suo uomo che con i capelli al vento ed i muscoli contratti le sembrava un dio greco arrivato sulla terra dall’Olimpo per dare un senso alla sua vita.
Marily voleva essere entusiasta e condividere quella passione, ma la schiena le doleva e se fosse stata sincera con se stessa, avrebbe dovuto ammettere di non vedere l’ora che quel supplizio finisse.
Tornarono a terra finalmente e Bruno trovò il modo di farle dimenticare timori e senso d’inadeguatezza.
Al ritorno la fece guidare e riprendere fiducia nelle sue capacità, al volante era brava e sapeva di esserlo e fu davvero rincuorata.
L’indomani Bruno organizzò una gita a cavallo.
Marily pur amando gli animali, aveva un po’ di timore anche dei cavalli, l’unica volta che aveva tentato di salire su uno di loro, la sella si era rovesciata tra le risa degli astanti, tutto era finito con un po’ di vergogna da parte sua,ma da allora non ci aveva più riprovato.
Questa volta però la sella non si girò ed il cavallo grato delle carote e delle zollette di zucchero somministrategli preventivamente a palmo teso, fu docile e gentile.
La passeggiata fu gradevole, il picnic romantico e l’amore fatto nel bosco appagante.
Bruno sembrava instancabile ed era un po’ come se le volesse dimostrare di essere giovane e pronto a dividere con lei le più svariate esperienze.
Lei gli era grata e si riprometteva di imparare tutto quello che piaceva a lui, avrebbe voluto diventare una compagna insostituibile e sapeva di dover fare molta strada.
La corsa in moto la riempì di terrore, ma fece anche quella, abbracciata a lui, facendogli sentire i battiti accelerati del suo povero cuore stravolto da tante emozioni ed esperienze sconosciute.
Il tennis fu un disastro, in compenso vinse un torneo di ping pong.
Se la cavò con gli scacchi e vinse a poker.
Fu simpatica alla coppia che aveva socializzato con loro e quando si cimentò con la chitarra fu un successo.
I giorni volavano e Marily non aveva tempo neppure per pensare, Bruno sembrava essere lì solo con lei ed aver dimenticato totalmente famiglia ed impegni di lavoro.
Dov’era finito l’uomo antipatico e scontroso con la mascella tirata e le battute all’arsenico?
Sul suo volto abbronzato irraggiato da mille piccole rughe regnava un sorriso un po’ ironico accompagnato da sguardi sereni.
Marily era consapevole di quel cambiamento e ne gioiva profondamente, sperando così di gettare le basi del loro futuro.
La sera cercava di mettere su tela le espressioni di Bruno come a fermarle per sempre e renderle definitive.
Non sapeva che Bruno telefonava quotidianamente ad Elisa, né che aveva ancora intenzione di farle incontrare, tuttavia capiva che quella vacanza non sarebbe durata in eterno.
Il giorno della separazione così temuta arrivò infatti.
Bruno glielo comunico tranquillamente durante la cena, l’indomani lui sarebbe partito e lei sarebbe andata a Bankok.
I preparativi furono veloci, Bruno era contento di aver trovato un lavoro che lei avrebbe potuto fare facilmente, gli sembrava un’ottima soluzione, lei avrebbe guadagnato quel tanto che le sarebbe servito per mantenersi da sola, trovarsi un atelier e una casa ed aspettarlo,questo non lo disse , ma era sottinteso.
Le ore seguenti servirono ad insegnarle quello che avrebbe dovuto fare e dire,poi dopo un ultimo bacio,giunse l’ora d’imbarcarsi sull’aereo che l’avrebbe portata a Bankok,da sola,per la prima volta.
Si sarebbero rivisti a Londra, lui l’avrebbe attesa là e avrebbe cercato una sistemazione per lei, il suo lavoro si sarebbe svolto in Inghilterra ed anche per aprire l’atelier gli sembrava che Londra potesse essere la città ideale.
Bruno aveva deciso tutto e sembrava soddisfatto, lui a Londra veniva spesso e non sarebbe stato un problema vedersi.
Marily non sapeva se essere contenta o no, ovviamente accettò tutte le condizioni.
Cos’altro avrebbe potuto fare?
Poco dopo si trovava sull’aereo,era avvenuto tutto così in fretta e lui non le aveva neppure chiesto se avesse già volato.
Per lei era la prima volta ed aveva paura, non solo del volo, anche di non essere all’altezza di fare ciò per cui le era stato pagato il viaggio e promessa una casa.
Ma quella casa sarebbe stata la loro casa o solo una dimora provvisoria?
Il lavoro era una specie di pagamento di una prestazione sessuale o la prova di un vero interessamento e di vero amore?
La casa di Londra cosa avrebbe potuto diventare?
Una prigione dorata o un nido d’amore?
Marily aveva fatto l’amore, aveva ripetuto la lezione ed ora stava volando verso un paese misterioso dove avrebbe dovuto guadagnarsi il primo stipendio,aveva un uomo da amare ed una nuova casa da costruire.
Allora perché piangeva?
Era gioia? Paura?Emozione?
Bruno l’aveva allontanata, questo era un fatto, la stava mettendo alla prova?
Marily guardava le nuvole attraverso l’oblò dell’aereo, si congratulava con se stessa di non avere troppo timore e cercava d’immaginare un avvenire radioso.
L’aereo ebbe un sussulto,forse era solo un vuoto d’aria,ma stranamente Marily pensò alla morte,era giunta forse la sua ora?
Sarebbe stato bello morire in quel momento pieno di speranze,senza dolore,senza abbandoni e senza solitudine, sì, sarebbe stato bello sparire senza soffrire e senza rimpianti.
Ma l’aereo non precipitò nell’oceano, Marily si svegliò e dovette scendere ed affrontare il suo compito.
Per sua fortuna conosceva bene l’inglese e non le fu difficile sbrigare i compiti affidategli, lo fece quasi senza accorgersene, come fosse naturale per lei essere all’altro capo del mondo e parlare d’affari importanti.
Bruno aveva visto giusto,l’incarico non era troppo gravoso per lei.
Marily si sentì importante come non lo era mai stata, i complimenti di Bruno la resero nuovamente serena, ora non aveva che lui,aveva dovuto abbandonare anche la sua macchina sportiva e mettersi completamente nelle sue mani.
Sarebbe stato bello visitare la città, aveva tempo, l’appuntamento con Bruno a Londra era solo tra due giorni, il tempo di pensare che era stato tutto troppo facile,troppo rapido e che così non avrebbe potuto continuare.
Era nella sua stanza,l’albergo era splendido,lei non ne aveva mai visto di simili,aveva fatto su e giù nell’ascensore di cristallo non so quante volte, poi Bruno era apparso.
-Credevi davvero che ti avrei lasciata da sola per tanto tempo?-
Bruno era davvero con lei o stava sognando?
Bruno non c’era, era sola e non osava del tutto affrontare quel mondo sconosciuto,provò a telefonargli,la sua voce le sembrò distante,le parole erano rassicuranti,ma lui non le sembrava più suo.
Era forse solo un’impressione?
Aveva voglia di parlare con qualcuno,di raccontare dov’era e cosa le stava capitando, telefonare a casa?
Non avrebbero capito,eppure aveva un’impellente desiderio di raccontare quello che le stava accadendo.
Marily si domandò perché non aveva amici né amiche, alla sua età tutti ne avevano, perché non riusciva a comunicare con i suoi genitori, questo però capitava anche agli altri.
Si ricordò di Salvatore e gli telefonò, il ragazzo fu sorpreso,ma la lasciò parlare e lei gli raccontò del suo viaggio,del volo,poi si accorse di raccontare tutte le sue emozioni ad uno sconosciuto che forse non avrebbe mai più rivisto e,adducendo l’elevato costo della telefonata salutò bruscamente e staccò la comunicazione,come se fosse caduta la linea.

 

CAP 10 

 

Marily immaginava che Bruno in quei giorni avesse sentito o visto Elisa, ogni volta che pensava a quella donna sentiva come una lama sottile trapassarle il cuore, non era gelosia, era proprio dolore fisico, come degli spasmi che pervadevano tutto il suo essere.

Se l’avesse incontrata cosa mai avrebbe potuto dirle?

Eppure Bruno voleva che si conoscessero,voleva che Elisa sapesse di lei e la cosa in un certo senso le faceva piacere,non la trattava come l’amichetta di una sera, le stava dando un posto nella loro vita.

Era amore quello di Bruno o solo il piacere di sentirsi desiderato da una donna molto più giovane di lui?

Per lei certo era amore,ma quanto tempo concede la vita alla felicità di un amore?

Il momento magico quanto sarebbe durato?

Marily pensava al breve spazio che la vita concede all’amore.

Quanto tempo vive un amore?

Tutta la vita? Le sarebbe piaciuto poterlo credere ,ma temeva che il suo legame con Bruno non fosse uno di quelli.

Un anno? Due?

Eppure tutta l’esistenza era segnata da quei pochi momenti.

Marily sorrise pensando alle donne senza amore, era un sorriso amaro il suo, erano riconoscibili, arrabbiate, arroganti, tristi, spesso pignole e petulanti.

L’infelicità lasciava tracce indelebili sui loro volti, il loro carattere inacidiva,  i loro corpi  appassivano come piante senz’acqua.

Marily lo sapeva bene,aveva visto sua madre subire questa metamorfosi ed invecchiare precocemente, non poteva fare a meno di credere che il suo rapporto con lei sarebbe stato migliore se  avesse avuto un amante e fosse stata felice, sua madre sembrava gelosa della sua giovinezza e delle sue speranze e sembrava farle una colpa di essere bella , forse l’accusava anche della propria infelicità, forse, se non ci fosse stata lei, avrebbe lasciato il marito ed avrebbe tentato di trovare un amore e le avrebbe paradossalmente voluto più bene, forse, se non fosse esistita….

Pensò anche a suo padre,così apparentemente indifferente a tutto, così rinunciatario, rassegnato ed assente, incapace di dare gioia alla donna che diceva di aver sposato per amore, sincero al punto di dirle che avrebbe preferito non avere figli e che sua madre lo aveva imbrogliato facendola nascere.

Tuttavia Marily era certa che neppure la sua partenza avrebbe fatto rifiorire quel sentimento che era pur esistito tra loro,avevano sfidato il mondo per stare insieme,si erano sposati contro il volere di tutti.

Che fine aveva fatto la loro passione?

Erano bastate le difficoltà economiche in cui si erano improvvisamente trovati a spegnere quello che avevano creduto un sentimento eterno?

Che cosa aveva trovato sua madre in quel uomo che ora le sembrava senza alcuna attrattiva?

Di fatti non amavano le stesse cose, a lui piaceva leggere,starsene solo in campagna,andare a letto presto,vestire in modo semplice e comodo,sua madre invece, amava la vita di città, gli abiti eleganti, le serate a teatro.

Suo padre s’era addormentato  le poche volte che l’aveva accompagnata,non avevano neppure gli stessi amici.

Perché mai si ostinavano a restare insieme e rovinarsi la vita a vicenda?

E lei con Bruno? Cosa mai avrebbe potuto legarli?

Sarebbe bastata l’emozione che  provava solo nel pensarlo a tenerli uniti?

Sarebbe riuscita a lungo a farlo sorridere?

Quando le avrebbe detto la fatidica frase:- Cara,ma lo sapevi che non ero libero? -

Aveva atteso , sognato ,desiderato provare quei sentimenti, ma non poteva immaginare quanto la felicità potesse fare paura.

Marily si scosse, quello era il suo momento, doveva viverlo, oramai non poteva più tornare indietro, né voleva farlo, doveva tornare ad affrontare la realtà della sua storia, affrontare anche Elisa ed i figli di Bruno, se fosse stato necessario.

Provò a chiamare nuovamente Bruno,ancora una volta le si strinse il cuore sentendo la sua voce distante e quasi indifferente, gli annunciò l’orari del volo di ritorno e non fece tutte le domande che le si affollavano nella mente,lui non le disse ti amo, chissà perché avrebbe voluto glielo dicesse!

Come poteva pretenderlo se non glielo aveva mai detto neppure nei momenti di intensa passione?

Aveva un amore, non doveva più abbracciare il cuscino aspettandolo, doveva solo riprendere l’aereo e ritrovarsi al sicuro tra le sue braccia, era fortunata, aveva trovato un uomo straordinario, pieno di interessi ,di voglia di vivere, quella voglia di esistere che a lei spesso era mancata.

Ora doveva affrontare il suo destino che finalmente si era accorto che anche lei aveva il diritto di essere felice, non fosse che per un altro momento…

Mentre Marily,solitaria, prendeva il taxi per l’aeroporto e saliva sull’aereo che l’avrebbe portata verso la sua nuova vita a Londra, Elisa, accanto alla  vetrata della sua splendida casa, osservava il  bel giardino con occhi vacui e spenti.

Anche lei era sola in quel momento, felice di esserlo per poter capire cosa le stava capitando: quello era il suo regno, comodo, funzionale, elegante e rassicurante, la sua bambina stava giocando al bordo della piscina sotto gli occhi vigili della baby sitter , che era anche la sua insegnante di nuoto.

Elisa sapeva che nulla e nessuno le avrebbe potuto togliere le sue certezze e che anche Bruno non lo avrebbe mai perso del tutto, il loro vissuto era stato troppo intenso e perfetto perché una ragazzina che sapeva disegnare, potesse

annullare tutto quello che avevano fatto e provato insieme, erano una coppia all’avanguardia, si erano sempre sostenuti e capiti al volo, erano stati amanti,complici, amici e molte altre cose.

Elisa non voleva ammetterlo, ma tutte le sue sicurezze erano in pericolo.

Era la prima volta che Bruno voleva creare una casa con un’altra donna, con una ragazzina che avrebbe potuto benissimo essere la fidanzata di suo figlio.

Quasi inconsapevolmente, Elisa si augurava che quella ragazza piacesse a Tommy, che Bruno si rendesse conto di com’era ridicola la sua passioncella e decidesse di lasciar perdere l’idea di vivere diviso tra lei e la ragazzina.

Elisa si sforzava di credere che fosse solo un’infatuazione , tuttavia conosceva fin troppo bene il marito e capiva di aver perso il momento in cui avrebbe potuto trattenerlo con lei, ora che lui si era esposto con promesse e le aveva parlato  dei suoi progetti sarebbe stato difficilissimo farlo desistere.

Elisa avrebbe voluto partire e raggiungerlo, ma sapeva che sarebbe stata una mossa controproducente, malediva  la sua educazione ed il suo carattere che le impedivano di comportarsi come molte altre donne avrebbero fatto.

Le scenate, le lacrime e le recriminazioni non erano degne di lei, lei doveva essere forte, razionale e sicura anche in quel momento in cui la terra le tremava sotto ai piedi.

Avrebbe voluto essere perfida e cattiva, ma non lo era, un’altra forse sarebbe andata dalla ragazza e l’avrebbe convinta a sparire, magari offrendole del denaro o minacciandola di qualche cosa, il suo orgoglio ed il suo buon senso le impedivano di fare azioni di questo genere, anche se, istintivamente, avrebbe cercato di trovare un argomento per far sparire la ragazza.

Bruno poi non glielo avrebbe perdonato,non l’avrebbe rispettata, no non poteva né affrontare la ragazza né far sentire in colpa Bruno.

L’unica cosa che avrebbe potuto fare era telefonare ad Aldo,un loro comune amico, ed esporgli il suo piano.

La sua situazione esigeva sangue freddo e strategia, non poteva abbandonarsi a colpi di testa da donnetta isterica così, mentre lacrime salate scorrevano suo malgrado, Elisa decise di prendere il telefono.

Con la cornetta in mano, restò a lungo ad osservare l’apparecchio prima di essere sicura di quello che avrebbe detto ad Aldo, anche a lui non poteva esporre del tutto il suo piano, era pur sempre un amico di Bruno e forse anche della ragazzina.

Elisa non riusciva a considerarla una cosa da nulla, Bruno le aveva trasmesso un certo rispetto per quella giovane donna così apparentemente insicura e fragile, ma dalla personalità tanto forte, da aver minato in pochi giorni la sicurezza di un’esistenza.

Elisa era la donna delle certezze, Marily quella dei dubbi ed entrambe avevano un ampio spazio nel sentire di Bruno, che da uomo pragmatico quale era, si stupiva delle proprie sensazioni e dei propri slanci.

Per lui amare Elisa aveva una sua logica, avere i sensi, i pensieri e forse anche il cuore, stregato da Marily era un’esperienza del tutto nuova.

In quei giorni in cui le aveva fatto fare tante cose così diverse e sconosciute per lei, si era sentito più un padre che aveva scoperto di avere una figlia trascurata  cui doveva far recuperare il tempo perduto, ma allo stesso tempo il desiderio e la tenerezza che provava per lei non avevano nulla di paterno ed il fatto di aver anche solo pensato di poterla fare vivere con lui Elisa ed i suoi figli gli creava uno strano turbamento.

Eppure era proprio questo quello che avrebbe voluto, averli a portata di voce tutti, anche se intuiva che poteva sembrare impossibile.

Elisa avrebbe capito o finto di capire ma certo non poteva esserne felice, Tommy avrebbe potuto schierarsi dalla parte della madre e Marily?

Bruno era ben lontano dall’immaginare la tempesta di dubbi e dolori che lei stava provando, mentre, sola tra volti anonimi, stava volando da lui.

Lui era contento, aveva trovato una sistemazione gradevole,il suo amico Aldo era stato impagabile, gli aveva mostrato disponibilità ed efficienza ,tanto che si era potuto anche rituffare negli affari trascurati per troppo tempo.

Marily stava arrivando, Bruno però non immaginava quanto fosse importante per lei trovarlo ad aspettarla e così incaricò un autista di fiducia, parlò con Aldo e partì., aveva degli impegni urgenti; era un uomo e non poteva neppure supporre quanta angoscia quella sua partenza  avrebbe creato, non pensò neppure di avvertirla, sarebbe tornato presto, avrebbero avuto molto altro tempo per stare insieme, sentiva che Marily non sarebbe uscita presto dalla sua vita; se Elisa era il suo porto sicuro,il diamante purissimo, complice amica, amante e moglie, cosa sarebbe stata Marily?

Con Elisa non c’erano  pudori né segreti, concreta, positiva, ogni istante consapevole del suo esistere, brillante come un cristallo, rappresentava l’altra metà selle sue certezze, della realtà della vita, Marily a suo confronto sembrava una stellina tremolante,bellissima e luminosa,quasi in procinto di spegnersi ad ogni istante, tuttavia la sua timida luce irradiava e rendeva palpitanti le sue fantasie , con lei avrebbe potuto inseguire ideali ed utopie , mostrare ferite e debolezze senza sentirsi meno amato.

 

CAP 11  

 

Marily durante il viaggio di ritorno non aveva fatto che pensare a Bruno,in alcuni momenti di sogno aveva rivisto la sua schiena fasciata nella maglietta bianca schizzata dalle onde ed aveva riprovato l’emozione di amarlo al solo

immaginarlo,le piaceva tutto di lui,i capelli spettinati,le sottili rughe attorno agli occhi,il suo sguardo ora serio ora sfrontato,il sorriso straordinariamente candido per uno della sua età, l’odore della sua pelle, il tocco delle sue mani, il brivido che le trasmettevano le sue labbra, il tremolio alle ginocchia che provava  pensando di vederlo .

Non lo aveva mai visto vestito da città, a Londra certo avrebbe abbandonato i comodi larghi pantaloni, i maglioni di cachemir  e le magliette attillate, chissà che colori preferiva?

Cercò d’immaginarlo in abito scuro,non vi riuscì.

Probabilmente avrebbe incontrato un’altra persona, forse si era anche tagliato i capelli; ricordò in quel momento che aveva abbandonato la sua auto e si preoccupò, fino a quel momento all’auto non aveva pensato,ma non voleva lasciarla, era l’unica cosa che aveva davvero desiderato ed amato prima di Bruno, lui non poteva chiederle di dimenticarla in quel paesino dove s’erano incontrati, gli doveva chiedere subito come fare per averla, doveva anche dare notizie ai suoi ,le lettere che aveva scritto a sua madre erano rimaste nell’auto, non aveva avuto il coraggio di spedirle.

La prese una strana angoscia ed una gran fretta di essere rassicurata, l’aereo stava atterrando, uno strano tipo le stava facendo l’occhiolino , forse, immersa com’era nei sui pensieri, non si era accorta di aver guardato a lungo nella sua direzione e lui aveva scambiato quello sguardo intenso ed assorto per un invito provocante.

Marily desiderava solo di ritrovare il suo Bruno non troppo diverso, il cuore batteva rapido, il respiro era un po’ affannoso, quando alla fine ritirò la valigia dal nastro ed uscì , cercandolo con lo sguardo.

Le si avvicinò un bel signore alto,con un divertente pizzetto nero e lunghi capelli curati , gli occhi erano nascosti da un paio d’occhiali certamente firmati, l’abito color grigio antracite era certo fatto su misura ed il turbante di seta azzurra ne indicava la nazionalità.

L’uomo si accostò con un chiaro e rispettoso sorriso e levò gli occhiali mostrando un paio di occhi grandi e liquidi, che la guardavano con un misto di ammirazione e divertimento :-Signorina,io credo che lei aspetti Bruno,mi permetta di presentarmi-

Disse uno strano nome e aggiunse :-Gli amici italiani mi chiamano Aldo, è più semplice per loro,ho l’incarico di portarla a casa , Bruno non ho potuto fare a meno di partire, tuttavia l’ha descritta così bene che non ho potuto non riconoscerla.-

L’uomo parlava con tono rassicurante e garbato in perfetto italiano,ma a Marily sembrava di non capire nulla, cosa era venuta a fare a Londra?

Bruno non aveva trovato un attimo per venirla a prendere, anzi era partito e lei avrebbe dovuto andare chissà dove con quello sconosciuto.

Le venne una gran voglia di fuggire, tornare a prendere la sua auto e correre

a tutta velocità con la radio a tutto volume e non pensare a nulla.

L’uomo sembrò aver capito il suo stato d’animo e taceva fingendo di guardare altrove, in attesa che lei si riprendesse dallo stupore e dal disappunto.

Aldo non le disse che l’idea di venirla a prendere era stata sua, poiché aveva intuito,che la vista del solo autista sarebbe sta dirompente per la nuova arrivata.

Marily era sì una strana creatura, ma non era del tutto sprovvista di senso pratico, sapeva di non avere molto denaro e che la sua fuga non l’avrebbe portata lontano, doveva fidarsi di quello strano uomo, vestito all’europea con quello sgargiante turbante ed un italiano tanto perfetto da far dubitare che fosse straniero.

Era indubbiamente un bel uomo,ma non le ispirava nessuna fiducia e poi: non era Bruno.

Marily ricacciò le lacrime e finse  di sorridere.

L’uomo prese la sua leggiera valigia e amichevolmente, le fece cenno di seguirlo.

Quel uomo non le piaceva e la sua cordialità divertita la indisponeva, probabilmente sapeva che lei era l’amante di Bruno e come tale la considerava.

Una giovane amante, era la verità, ma a Marily quel titolo non piaceva, vivere in mezzo alla gente le avrebbe procurato tanti altri sorrisi ironici e sguardi divertiti; Marily si rese conto che il viaggio di nozze era finito e che la realtà era sempre diversa e peggiore di come uno se la immagina.

Aldo la lasciò con i suoi pensieri per un po’, prima di iniziare a parlare nuovamente :-Signorina,vorrei che lei si tranquillizzasse, Bruno l’ha affidata a me perché sono suo amico da molti anni, ovviamente sono anche amico di Elisa e di suo figlio, sono il padrino di entrambi i ragazzi, ma non per questo le sono ostile, mi spiace per Elisa, ma capisco Bruno e le posso dire francamente che deve tenere a lei moltissimo, non ha mai fatto passi così importanti e la prego di accettare la mia amicizia e di aver fiducia in me.

Bruno mi ha chiesto di sostituirlo nel mostrarle la villetta e la prega di partecipare ad una piccola riunione a casa mia stasera, intanto conoscerà un po’ dei nostri amici più intimi e non si tormenterà con tante domande, avrà presto tutte le risposte che cerca.-

Marily taceva,che cosa ne poteva capire quello strano essere con il turbante dei suoi stati d’animo e delle domande che si stava ponendo?

Che strana idea invitarla ad una festa proprio il primo giorno!

Ma la curiosità di vedere la nuova sistemazione ebbe la meglio sulla rabbia e la delusione.

L’auto andava a velocità moderata come per darle il tempo di memorizzare il paesaggio e trattenerne i colori,la verde campagna abitata da placide mucche e frementi cavalli, scorreva davanti ai suoi occhi lasciando un’impronta nel cuore e, finalmente, apparve il vialetto che la portava nella sua nuova casa.

Ai lati del viale grandi vasi di fiori e filari di alberi,uno spiazzo per le auto circondato da un prato curato facevano da contorno ad una bella villetta bianca con tante finestre a quadretti.

Marily si guardava attorno, tratteneva il respiro: ora Bruno sarebbe apparso e le avrebbe dato il benvenuto,le avrebbe detto ….

Ma era la voce di Aldo ,che continuando a sorridere, le porgeva le chiavi.

Marily aprì senza fatica il verde portoncino, il cuore alternava battiti frenetici a stasi e silenzi: era in uno spazioso ingresso, a sinistra si vedeva un’ampia cucina con un grande tavolo centrale, moderna e apparentemente provvista di tutto, Aldo le apriva il frigo in cui erano riposte le solite cose, le mostrava la credenza abbastanza fornita,stava voleva insegnare come accendere il fornello ed i vari elettrodomestici presenti ed efficienti, ma Marily non lo ascoltava, perché Bruno non era lì?Che ci faceva lei in quella efficientissima ed attrezzatissima cucina?

Il tormento della visita guidata agli elettrodomestici finì, il salotto che si trovava a destra dell’ingresso fu meno laborioso, Aldo le mostrò solo il bar e le versò una buona dose di whisky.

Marily non aveva nessuna voglia di bere, ma stava agendo da automa e bevve lentamente, osservando la bella vista del prato e del patio, dal salotto si accedeva ad uno studio attrezzato come la cucina, l’angolo di Bruno, precisò il turbante azzurro, non senza quel fastidioso sorriso.

La stava informando che la donna delle pulizie si chiamava Teresa e veniva tutte le mattine e si fermava il tempo necessario, dallo studio di Bruno si entrava in un bellissimo atelier, attrezzato anch’esso con cavalletti, tele e colori, in un angolo la scrivania, in un altro una piccola biblioteca, un divano azzurro e tende dello stesso colore che nascondevano una grande vetrata, c’era perfino un camice beige appoggiato su una sedia, pronto ad essere indossato.

Marily ebbe un lampo di gioia ed il sorriso di Aldo si allargò.

Una seconda porta la riportò nell’ingresso e la scala sembrava invitarla a salire per vedere il loro nido d’amore; un pianerottolo ampio e spazioso ,inondato di luce e pieno di piante variopinte,dava l’impressione d’essere giunti in una serra, Aldo aprì una delle porte e le mostrò la sua stanza : era grande,il bianco aveva la parte del leone ed era spezzato da oggetti e tendaggi azzurri come quelli del suo studio,una grande terrazza ed uno splendido bagno rendevano l’ambiente simile ad un appartamentino indipendente cui non mancava neppure l’angolo cottura, c’era un frigo ed un bollitore per il tè ed una macchinetta per il caffé; tutto era troppo grande e asettico pensò Marily, ma si mostrò contenta;l’altra stanza era molto simile alla sua ,il colore dominante era il beige e Aldo le comunicò che era la stanza di Bruno; dunque avevano stanze separate, la cosa non piacque molto a Marily, ma, anche questa volta non mostrò il suo disappunto e finse di non essere sorpresa, ma non poté trattenere un gesto di stupore , quando si sentì  dire, che la terza stanza era per il figlio di Bruno e rispecchiava certo i suoi gusti: era l’unica che , pur  ordinatissima, sembrava vissuta ,c’erano oggetti personali, strumenti musicali, video, stereo, computer e perfino un proiettore, le altre due stanze non la sorpresero più,una era per gli amici e l’altra forse per Elisa e la bambina

Il whisky, l’emozione, la sorpresa e il disappunto presero in sopravvento e

Marily sentì la testa girare,calde e prepotenti lacrime le rigarono il viso suo malgrado, Aldo l’afferrò prima che cadesse sulla fitta moquette.

Pochi minuti dopo era sdraiata su quel letto ostile, in quella stanza che le sembrava quella di una clinica di lusso, un medico , apparso dal nulla le stava misurando la pressione e la rassicurava dicendole che era stata solo una questione di stanchezza.

Marily sapeva che non era solo quello,ma non disse nulla, prese le compresse che le porgeva e ringraziò il dottore.

Aldo era sparito e,quando il medico uscì ,finalmente, Marily si ritrovò sola, scacciò la voglia di gettarsi sul letto, doveva reagire.

Fece una doccia,dieci minuti di relax le bastarono e scese in giardino,il garage era aperto e si vedeva chiaramente la sua auto, era proprio la sua, c’erano ancora le lettere non spedite e le chiavi erano infilate nel cruscotto.

Trovarla lì la tranquillizzò e le fece tornare la speranza che tutto sarebbe stato meraviglioso,doveva solo attendere,Bruno sarebbe tornato,ma perché non telefonava?

Marily aveva deciso di non chiamarlo più, non voleva sentire la sua voce fredda e distante, non voleva immaginare che fosse con Elisa

Entrò nell’atelier, infilò il camice e si mise a disegnare la strada percorsa per arrivare fin lì, usò i verdi e gli azzurri, li mischiò con il grigio delle sue paure,con il rosso della sua passione,l’arancio della speranza,il viola della sua rabbia e creò un quadro che neppure lei avrebbe riconosciuto come suo, dove portava quella strada?

La nebbia avvolgeva il termine di quel percorso emozionale e Marily riuscì a sfumare tutte quelle sensazioni lasciando intravedere un mondo diverso.

Quante ore erano passate?

 Era scesa la sera,Marily era stanca ed affamata, ma si era liberata di tutti i suoi malesseri, li aveva lasciati sulla tela, si ricordò della festa e decise di andare, era tardi, doveva prepararsi in fretta, voleva essere bella e doveva affrontare quella nuova realtà, gli amici di Bruno prima, poi Bruno ,l’estraneo che stava diventando, poi forse anche Elisa..

 

CAP 12

 

 

In cuor suo Marily era arrabbiata e voleva inconsciamente far ingelosire Bruno, avrebbe imparato a non lasciarla sola e poco importava se i suoi amici l’avrebbero criticata, lo avrebbero fatto lo stesso anche se si fosse presentata vestita da suora.

Marily non aveva abiti costosi ,ma aveva un bel fisico e la lunga gonna nera a fiori, un po’ trasparente, con uno spacco vertiginoso che s’intravedeva tra le pieghe la faceva sembrare ancora più alta, i sandali coi tacchi altissimi contribuivano non poco, il top del colore dei fiori della gonna era sexy e la lunga giacca nera di lino la  slanciava, i capelli erano docili quella sera e non s’incresparono, il trucco era un po’ pesante per lei, che di solito, non si truccava mai molto.

La trasformazione le piacque , si versò un goccio di whisky per farsi coraggio e respirò profondamente, pochi istanti dopo l’autista di Aldo suonò alla porta.

Qualunque altra ragazza non particolarmente ricca avrebbe apprezzato la bella jaguar e si sarebbe sentita al settimo cielo, non Marily, quell’ambiente le faceva paura, si era innamorata del Bruno idealista e combattivo, non dell’uomo d’affari ricco e potente ed ora si sentiva in pericolo, lei che della solitudine sapeva tutto, questa volta non voleva perdere, ma era consapevole delle difficoltà che avrebbe dovuto affrontare e non riuscì a godersi la passeggiata come avrebbe dovuto fare.

Quando l’auto si fermò,Aldo le venne incontro; questa volta il sorriso fu d’ammirazione e non le dispiacque.

La villa era elegante , ma non fastosa, il rinfresco era servito nel grande patio, arredato con mobili coloniali.

Aldo le presentò i suoi genitori che le fecero un’ottima impressione e modificarono l’antipatia provata per lui al primo approccio.

Le era stato sgradevole solo perché non era Bruno, pensò.

Poi fu la volta di un’anziana coppia, l’uomo aveva folti capelli candidi ed era elegantissimo, la salutò con un grande sorriso e non rispose a qualcuno che gli chiedeva qualcosa, Aldo la informò che era sordo e si rifiutava di mettere l’apparecchi acustico; la cosa fece sorridere Marily che pensò a sua madre che si ostinava a non voler mettere gli occhiali, la moglie del bel signore canuto doveva essere stata molto bella, indossava un abito nero con un grande scialle rosso scuro, la squadrò al di sopra degli occhialini calati sulla punta del naso ed accennò ad un saluto stentato.

Superato il primo imbarazzo, Marily sopportò e superò brillantemente la presentazione agli altri ospiti, riuscì a fare un complimento a tutte le signore e a sembrare sinceramente ammirata, la cosa le valse qualche sorriso e cenni d’approvazione da parte di Aldo che l’aveva scortata con discrezione e, con la sua presenza, l’aveva aiutata a superare i momenti più difficili con le persone meno disposte ad accettarla tra loro.

Quando fu la volta di un pittore i ghiaccio si sciolse del tutto e Marily si sentì a suo agio con quel signore dalla folta capigliatura che indossava strane catene e sembrava leggerle nel pensiero,avevano molte cose in comune e Aldo poté allontanarsi per intrattenere altri ospiti senza timore.

Il pittore poco dopo le presentò sua figlia,una bella ragazza bionda ,molto diversa dal padre che somigliava un po’ ad uno scarafaggio,commentò tra sé Marily, la ragazza spiegò che la mamma era svedese, lo disse con naturalezza, come se fosse abituata a dover giustificare tanta differenza fisica con il genitore.

A Marily la biondina piacque istintivamente e la seguì docilmente, quando  le propose di presentarle i ragazzi del complesso che presto avrebbe allietato la serata.

I giovani l’accolsero con curiosità, lei non era la figlia di nessuno dei presenti e si chiedevano come fosse capitata lì.

Marily aveva temuto il giudizio degli anziani che probabilmente conoscevano Elisa e la condannavano per aver rubato il marito ad una donna tanto meravigliosa.

Ma l’aveva poi davvero quel uomo che era scomparso all’improvviso così com’era entrato nella sua vita?

I ragazzi continuavano a farle domande cui lei non voleva e non sapeva rispondere.

Erano loro i più temibili, quelli che non avrebbero esitato un attimo a giudicarla ed estrometterla, non avrebbero capito la sua posizione, erano loro i più pericolosi.

La musica giunse a toglierla d’impaccio, Aldo la invitò a ballare e le domandò se si sentiva a suo agio, ora le era proprio simpatico.

Marily cercò un posto dove sedere e starsene tranquilla a guardare ed ascoltare le chiacchiere degli ospiti, non aveva voglia di continuare quella recita e non si divertiva, ma fu il turno di una canzone in voga e i giovani la trascinarono in pista, Marily si mise a seguire il ritmo veloce e sgombrò la testa da dubbi e preoccupazioni, i ragazzi la incitavano a continuare a ballare e lei lo fece in modo sensuale e gradevole a vedersi, poco dopo tutti le stavano attorno e si accorse di essere l’unica che ballava.

Bruno certo non avrebbe approvato quella sua esibizione, Elisa non si sarebbe mai lasciata andare così, Marily si spaventò delle conseguenze che quel suo modo di agire avrebbe potuto generare.

Si fermò di colpo, sorrise e dichiarò di avere sete, quasi fuggendo verso il buffet ,dove sprofondò in una poltrona, esausta.

Uno dei ragazzi le si avvicinò ed iniziò a parlare come se si conoscessero da molto tempo, Marily si ricordò del suo Salvatore.

Quante cose erano successe da quel giorno!

Il ragazzo le disse di conoscerlo,il mondo era davvero piccolo!

Dopo aver parlato un po’ di musica , complessi e tendenze, il ragazzo cominciò a raccontarle di sé.

Marily lo ascoltava volentieri,sia perché le evitava di dover raccontare e spiegare la sua presenza lì, sia perché i problemi degli altri la distraevano un po’ dai propri.

Il giovane raccontava di essere seccato con i genitori, riteneva la madre troppo presa dalle sue attività e l’accusava di non seguire il padre nei sui frequenti viaggi :- Ho l’impressione che papà abbia un’altra donna e mamma non fa nulla, credo lo sappia, ma non si muove, io fossi in lei prenderei il primo aereo e lo raggiungerei e farei scappare quella puttana ,mamma è molto bella e andavano d’accordo,ero fortunato!

Ora non vorrei che cambiasse tutto,pensa che papà mi ha invitato, me la vuole presentare, ma può aspettarmi a lungo ,io me ne sto con i miei amici e non gli do la soddisfazione di conoscere quella!

Tu che faresti? Ho ragione no?-

Marily era diventata una statua di sale,quel ragazzo stava parlando di lei ,nessuno le aveva detto che era il figlio di Bruno, ma, osservandolo meglio

iniziava a trovare le somiglianze che le erano sfuggite al primo sguardo.

La fronte ed il taglio degli occhi, il naso ed il sorriso ricordavano Bruno.

Come avevano potuto farle questo?

Bruno era forse partito per non essere presente al loro incontro?

O era stata un’idea di Aldo farli incontrare così?

-  Ti chiami Tommy vero?-chiese con un filo di voce

-  Sì anche se nel complesso mi chiamano il Puma, come fai a sapere il mio nome? Non mi sembra di avertelo detto!-rispose il ragazzo

- Conosco tuo padre- disse Marily con voce stanca

-  Conosci anche lei? Dimmi , come li conosci? Da quando?- incalzò il giovane Tommy.

- Te lo dirò un'altra volta, ti racconterò come stanno le cose e forse capirai meglio, ora sono stanca scusami, ho avuto una giornata molto pesante! -Marily si alzò per andare via, non voleva restare lì un momento di più, ma Tommy si offrì di accompagnarla e lei dovette rivolgersi ad Aldo per evitare di dover raccontare tutto subito.

- E poi cosa poteva raccontare ora che Bruno non era con lei?

- Aldo,fortunatamente capì che per lei tutto quello era stato davvero troppo, le evitò di salutare tutti,trovò il modo di distrarre Tommy e l’accompagnò alla macchina dove l’aspettava l’autista.

- Marily lo guardò fisso negli occhi e non esitò a dirgli :- E’ stata una carognata !-

- Aldo pacatamente rispose:-Prima o poi doveva succedere, così avrai modo di riflettere, sai cosa ti aspetta e lo deve capire anche Bruno, non può pensare che tutti siano felici che lui sia innamorato di te, se te ne vai o resti non è affare mio,ma almeno sai come stanno le cose e cosa ti aspetta.- ripeté nuovamente.-

- Se resti però avrai un amico, non ti sono ostile, anche se ti ho messo a contatto con la realtà, ricordati! potrai contare su di me,oggi mi vedi come un nemico,ma non è così.-

- Marily non rispose e salì sull’auto.

-  Quando finalmente entrò in casa, malgrado tutto, si sentì protetta da quelle mura così estranee solo poche ore prima, anche la stanza non le sembrò più asettica ed ostile, la sua valigia spalancata per terra, i trucchi sparsi per il bagno ,i vestiti in disordine sulle sedie e sul letto, rendevano sua quella stanza.

- Marily tolse le scarpe e le buttò in un angolo,aprì la finestra e camminò a piedi nudi sul terrazzo, il contatto con le fredde mattonelle la fece sentire meglio, tolse anche la giacca e si buttò sul letto.

- Fu così che il sonno la colse e tutto scomparve nel buio della notte.

 

CAP 13

Il sogno

 

La notte fu difficile, strani vortici sembravano afferrarla e scaraventarla lontano, un cielo cupo di nuvole scure ed il vento minaccioso sembrava ululare per portarla via, il volto dei genitori e di Bruno s’alternavano con strani sogghigni e,in alcuni momenti, si vedeva far l’amore con Tommy.

Bruno la sorprendeva abbracciata a Tommy e questi la scherniva e rideva con il padre, che abbracciava un’altra donna, Elisa?

La donna rideva, ridevano tutti, poi il sorriso di Aldo che le offriva la sua amicizia, mentre la spingeva sull’orlo di un baratro dove lei precipitava gridando.

Il vento aveva smesso di urlare e l’aveva accolta con sibilo leggero, poggiandola su una nuvola, i raggi del sole asciugavano le sue lacrime, le mani di  Bruno l’accarezzavano e le sue labbra la stavano sfiorando.

Marily aprì gli occhi .era sudata,  Bruno era davvero lì che le faceva segno di stare zitta e l’avvolgeva con il suo abbraccio.

Era di nuovo sera quando si riaddormentarono insieme, questa volta.

Passarono così tre giorni meravigliosi, i telefoni non squillavano come per magia e la domestica doveva aver avuto istruzioni precise, tutto era perfetto.

Marily era raggiante e innamorata come non mai e Bruno sembrava essere solo suo.

Ad un tratto le disse :- Sei stata brava! Non credevo che Aldo mi avrebbe fatto uno scherzo simile, speravo di farti incontrare Tommy diversamente, ma credo sia bene che lo vada a prendere,cercheremo di spiegargli cosa ci lega, vorrei anche che tu ed Elisa non vi facciate la guerra, non ponetemi mai davanti a degli ultimatum, non potrei stare senza di voi, coesistete nel mio cuore, non potrei amare una sola di voi, non me lo devi chiedere mai…-

-Elisa cosa ne dice? Tommy è furioso e ancora non sa che sono io, però mi ha detto come la pensa…-

Emozioni contrastanti si prendevano gioco di lei, la lusingava l’impostazione ufficiale che Bruno stava dando alla loro relazione, le dispiaceva la fine di quella intimità meravigliosa e del loro isolamento d’Amore, la presenza del ragazzo avrebbe impedito slanci ed abbandoni, cui non era ancora abituata ,Bruno era l’uomo della sua vita, ne era certa, ma residui di timidezza le avevano ancora impedito di essere completamente se stessa, aveva ancora tanta da chiedere e da dare , desideri indefiniti da soddisfare, curiosità da scoprire ,confessioni da fare.

Con altre persone in casa tutto sarebbe stato più difficile, Tommy adorava la madre e le sarebbe stato nemico e i dubbi sul perché Bruno avesse scelto proprio lei si sarebbero riaffacciati.

Quante volte si era già chiesta cosa aveva da dare  che lui non avesse già avuto,come avrebbe potuto tener testa alle altre donne più belle e colte di lei, e come l’avrebbe trattata Elisa?

Qualcosa le diceva che l’incontro con Tommy non era tutto, e se Elisa fosse venuta con la bambina?

Come si sarebbe sentita lei, ancora intrusa, ancora in una strana famiglia che non l’amava?

Avrebbe ceduto ancora all’irrefrenabile desiderio di fuggire e alla speranza di essere raggiunta e riportata indietro.

La tentazione era forte.

Bruno stava dicendo qualcosa :-Tesoro,poiché la situazione per te sarà un po’ difficile , credo ti farà piacere sapere che ho organizzato una mostra dei tuoi quadri, dovrai prepararne almeno una decina, così sarai occupata e non avrai tempo per rimuginare le sciocchezze che ti passano per la mente, questa è casa nostra, loro saranno solo ospiti, Tommy s’innamorerà di te vedrai, Elisa è troppo intelligente per fare scenate, passato il primo imbarazzo tutto si sistemerà ,del resto gli arabi come fanno, hanno parecchie mogli e riescono a farle andare d’accordo, ci riuscirò anch’io vedrai.

Vado a prendere Tommy, tu prova a lavorare un po’, ti scaricherà la mente e sarai meno tesa al nostro ritorno.

Marily obbedì,aveva bisogno di dipingere, le onde del sogno presero corpo sulla tela ed i volti spaventosi divennero cirri di nuvole mutanti, il vento raggiunse gli abissi del mare ed un timido raggio di sole stemperò l’orrore e la paura di quelle immagini impressionanti.

I colori erano mischiati con sapiente perizia ed il quadro prendeva corpo quasi per magia, Marily era completamente trasfigurata e proiettata in un’altra dimensione e non sentì la porta aprirsi e non vide la donna che si era fermata sulla porta e la stava guardando con odio misto ad ammirazione.

Elisa di arte se ne intendeva ed aveva capito subito che Marily aveva davvero del talento, guardandola dipingere si rendeva conto anche di quello che di lei aveva affascinato  Bruno,la sua anima tormentata si diffondeva sulla tela quasi senza segreti ed era intrigante e particolare, sì quella ragazza aveva qualcosa che sarebbe stato difficile da far dimenticare.

Marily si fermò, accese una sigaretta, si spostò una ciocca di capelli ribelle che le cadeva sulla fronte e si versò da bere, guardò a lungo la sua creazione e l’insicura ragazza sembrò svanire, lasciando il posto ad una giovane donna soddisfatta di sé.

Bruno non aveva sbagliato, dipingere le aveva fatto bene!

Si voltò verso la porta e la vide: era molto elegante nel suo completo giallo,i capelli raccolti sulla nuca erano lucidi e splendenti ,lo sguardo attento ed il sorriso indecifrabile,con voce pacata e rassicurante:- Marily ?

Io sono Elisa, non ho voluto distrarla, è un piacere vederla lavorare, l’ho ammirata davvero, mi sembra uno splendido lavoro!

Complimenti! Capisco perché Bruno la trovi così straordinaria!

Marily era senza parole, Elisa era davvero una donna eccezionale, pensò , era riuscita ad arrivare senza creare ansie e metterla subito a suo agio.

Marily dimenticava che quella era casa sua e che l’altra era un ospite, autoinvitatasi  per giunta.

Ma un attimo dopo era lei che faceva gli onori di casa ed accompagnava Elisa nella sua stanza e le mostrava la casa.

Elisa aggiunse :- Sono apparsa un po’ all’improvviso, ma so che Tommy è un po’ turbato dalla vostra storia e sono venuta a dare una mano a Bruno, vedendomi si tranquillizzerà!

Inoltre volevo conoscerla, dovevo veder l’unica donna che ho temuto facesse traballare il mio matrimonio!-

-  E ora che mi ha vista non teme più per il suo matrimonio?- domandò Marily.

-  No, non troppo, se riuscirò a capire il vostro legame e lei non sarà troppo possessiva potremo trovare un modus vivendi civile e gratificante per tutti!-

-  Signora,ma lei è stata sempre così?

-  Non è mai stata gelosa di suo marito?-

- La risposta di Elisa non giunse mai perché in quel momento Bruno e Tommy stavano entrando,Bruno sorrideva,Tommy aveva la mascella serrata come quella del padre ai loro primi incontri, si somigliavano molto notò solo allora Marily.

- Elisa ancora una volta mostrò di essere all’altezza della situazione,andando loro incontro.

- Bruno, Tommy, finalmente siete arrivati! Marily ha dipinto un quadro stupendo ed abbiamo cercato di conoscerci un po’

-  Bruno devo dire che hai scelto bene,mi sarebbe dispiaciuto se la ragazza fosse stata un tipo banale, ma non lo è, con un po’ di pazienza vedrai che ci organizzeremo e diventeremo buone amiche, malgrado la differenza di età.

- Questa frase fu detta con malizia ed intenzione di sottolineare l’assurdità del loro rapporto, ma fu buttata lì con leggerezza e non pesò più di tanto.

- Tommy era sbalordito e li guardava a turno senza riuscire a capire l’atmosfera un po’ surreale che si era creata

- Il suo commento fu :-Mi sembrate tutti fumati!

- La santarella dipinge e chiacchiera con mia madre, mia madre promette amicizia a chi le frega il marito, mio padre gioca a fare il sultano ed io dovrei essere felice per tutti?

- Devo chiamare mamma anche lei?

- Ieri sera me la sarei dovuta fare così l’orgia sarebbe stata completa!

- Mi fate schifo!

-  Marily,si sorprese ad andargli incontro,la mano le si alzò come tirata da fili invisibili ed uno schiaffo risuonò nella stanza.

-  Se vorrai spiegazioni mi troverai sempre disposta a parlare educatamente, ma per ora sei in casa mia ed esigo rispetto, quella è la tua stanza , sempre pronta a parlarti come e quando vorrai, la situazione è già difficile per tutti e non serve ti ci metta anche tu!

-  Tommy si guardò in giro come a cercare supporto, ma non trovandolo, non gli restò altro da fare che andare nella stanza che Marily gli aveva indicato.

-  Marily si congedò a sua volta, Bruno ed Elisa avevano molte cose da dirsi e lei era stanca.

-  Malgrado le emozioni o forse proprio per quelle il sonno giunse quasi immediato, ma anche quella notte non fu tranquilla.

Rulli di tamburi e strane baccanti sembravano danzare attorno a lei che semi coperta da una tunica bianca danzava come sospinta da una forza superiore

che la sospingeva a fare gesti osceni suo malgrado,un altare sembrava attendere la vittima sacrificale ed uno strano sacerdote col volto di Tommy che diventava il volto di Bruno, sembrava chiamarla impugnando uno strano pugnale che diventava una coppa se il volto era quello di Bruno e poi tornava pugnale.

Il sacerdote con il viso di Tommy tentava di violentarla e mentre lei si dibatteva con tutte le sue forze Bruno la salvava per poi tramutarsi in un demone che rideva di lei.

Le baccanti seminude continuavano a contorcersi nella strana danza ritmata dai tamburi e c’era sangue, tanto sangue attorno.

Marily si svegliò, non c’era Bruno a tranquillizzarla, non c’era sangue attorno a lei, ma ancora ne sentiva l’odore.

Pensò a Dio e volle pregare,ma non poté impedirsi di pensare ad un dio che voleva sacrifici, chissà perché da sempre gli uomini avevano immaginato divinità assetate di sangue e dolore di innocenti.

Anche il nostro Dio, infinitamente buono, onnipotente ed onnipresente aveva voluto la sofferenza indicibile del figlio e di tutto il creato.

Immagini di catastrofi, guerre e sofferenze si sostituirono al delirio onirico e Marily pianse, non per sé stessa, ma per tutta l’umanità dolente , per gli animali e le piante, pensò alla natura così meravigliosamente innocente nei momenti di quiete e così feroce e demoniaca in altri.

Come in un caleidoscopio impazzito la sua mente vedeva leoncini giocare e zebre innocue squartate, fiumi placidi e straripamenti, vele spiegate al vento e tornado che portavano solo distruzione e morte, amplessi amorosi e violenze inaudite, bimbi sorridenti ed esplosioni di mine.

L’orrore e le gioie della vita le passavano davanti agli occhi a velocità inimmaginabile, stava forse per impazzire?

La porta si socchiuse lentamente e Bruno apparve a riportarla alla gioia.

 

CAP 14

 

Bruno però era scuro in volto

-Non dovevi schiaffeggiare Tommy, ha solo 20 anni!-esordì

Con molta semplicità Marily rispose :-Anche io!-

Bruno ebbe l’impressione di essere stato schiaffeggiato a sua volta e fu come se si rendesse conto solo allora, per la prima volta , di avere a che fare con una donna che avrebbe potuto benissimo essere la ragazza del figlio.

Marily sembrava non avere età, non era come gli altri, il suo sguardo, le sue espressioni , lo stesso modo di fare l’amore non era quello che secondo lui, vrebbe dovuto essere quello di una ventenne.

Era stato sciocco da parte sua pretendere da lei l’autocontrollo di Elisa, si era innamorato di lei proprio perché era così diversa,unica.

Gli occhi di Marily erano assenti e sembrava guardassero oltre,un punto lontano e lo trapassavano senza vederlo come fossero raggi.

Bruno riuscì solo a mormorare :-Scusami,non ci avevo pensato, sono stato davvero uno sciocco!-

Aveva abbassato gli occhi mentre pronunciava quelle parole, si sentiva ridicolo e fuori posto e mal sopportava la padronanza che Marily aveva mostrato in quella circostanza, forse si era abituato a vederla persa in lui e solo in quel momento si rendeva conto che la fragile creatura aveva un’insospettata personalità.

Stava ancora guardando la punta delle sue scarpe quando il rombo del motore dell’auto di Marily lo scosse dalle sue elucubrazioni.

Marily, nella sua camiciola da notte semitrasparente, era scomparsa, aveva lasciato anche le pantofole accanto al letto.

Bruno non sapeva che fare, raggiungerla con la sua auto veloce non sarebbe stato un problema, ma era pericoloso, Marily avrebbe accelerato e poteva accadere il peggio.

Elisa non dormiva, aveva sentito anche lei ,l’auto partire ed in cuor suo era soddisfatta, una prima scrollata all’idillio era stata data.

Tommy,che aveva visto Marily andarsene in camicia da notte,  pensava che la ragazza aveva del carattere e cominciava ad essergli simpatica.

Solo Bruno era incerto sul da farsi e dispiaciuto per l’accaduto.

Marily si sentiva libera e scaricava le tensioni pigiando sull’acceleratore, non conosceva le strade e neppure aveva mai guidato all’inglese, né pensava che era pericoloso girare di notte: si potevano incontrare bande di ubriachi che spaccavano lampioni solo per il gusto di farlo e rompevano i finestrini delle auto, Marily oltrepassò a gran velocità un gruppetto dedito a quella amena occupazione e tornò alla realtà, cominciò ad avere un po’ paura e freddo, ricordò di avere un impermeabile nel portabagagli e si fermò, aveva guidato a piedi nudi, solo aprendo il cofano ricordò di avere anche un paio di scarpe comode per la guida.

Era una notte senza luna e lei si trovava in prossimità del mare,non lo vedeva ,ma sentiva il rumore delle onde nel profondo silenzio che la circondava.

Anche questa volta nessuno l’aveva fermata, era di nuovo sola ,in quella che doveva essere la sua reggia c’era la famiglia di Bruno, mancava la bimba ed il cane e lei che non sapeva cosa fare né come tornare.

Ma voleva davvero tornare?

Forse per l’amore?

Forse per la mostra dei quadri programmata da Bruno?

Per il denaro che avrebbe potuto mandare a casa dai suoi?

Il vento le accarezzava i capelli e le rinfrescava il viso,non c’erano case tutto attorno e se ci fossero state cosa sarebbe cambiato?

Non aveva denaro, né documenti e non poteva presentarsi in nessun posto in camicia da notte ed impermeabile, si fermò un camion, il guidatore fortunatamente non era ubriaco e le chiese se per caso aveva finito la benzina.

Gli disse di essersi persa e fortunatamente lui seppe spiegarle la via del ritorno, le chiese anche se era fuggita da casa e se poteva esserle utile,era un omone gentile, probabilmente un padre di famiglia.

Marily lo ringraziò con tutto il cuore, la breve chiacchierata con lui le aveva ridato coraggio.

Si rimise al volante, accese la radio e prese la via di casa, sì in fondo quella era la sua nuova casa, e lei aveva degli ospiti, era scortese non farsi trovare all’ora di colazione.

La musica le sciolse il residuo di tensione, l’amore per Bruno riaffiorava prepotente come non mai, avrebbe voluto piacere anche al figlio ed avrebbe fatto amicizia anche con Elisa, pur di non dover passare altri momenti simili.

Era quasi l’alba quando vide il vialetto che conduceva a quella che avrebbe dovuto essere casa sua, per fortuna la porta era socchiusa, tornò nella sua stanza cercando di non fare rumore, Bruno era lì sprofondato nella poltrona assorto in chissà quali pensieri, la barba crescente,i capelli spettinati, gli occhi stanchi,ma il sorriso che si stampò sul suo viso non appena la vide, gli diede la spontaneità e l’entusiasmo di un ragazzo.

Non furono necessarie  parole, erano loro due, insieme.

Il giorno li sorprese fusi uno nell’altro e fu un bel risveglio.

Elisa, perfetta come sempre, aveva lasciato un biglietto in cui annunciava impegni che la chiamavano altrove, Tommy dormiva ancora e la colazione fu intima e dolce.

Bruno poi si ritirò nel suo studio e Marily andò a trasferire sulla tela quel mare di emozioni.

Avrebbe voluto dipingere i suoi incubi, ma la mano cercava solo colori tenui e segnava solo contorni assolati.

Com’era diverso quel dipinto dall’altro finito solo un giorno prima!

Marily fotografava la sua anima e sembrava che il suo pennello agisse da solo, guidato da uno spirito birichino che si divertiva a farle cambiare stile e colori a suo piacere.

Marily, quando lavorava, perdeva la cognizione del tempo viveva in un’altre dimensione

Tommy la stava guardando incuriosito da un po’,poi aveva preso la chitarra e si era messo sulla veranda a comporre una canzone,fu come se la passione di Marily lo avesse contagiato, tutti e tre facevano ciò che amavano e fu un momento magico per ognuno di loro.

Per Elisa invece il momento non era dei migliori, quella serata le aveva confermato i suoi timori, la ragazza non era un’avventuretta qualsiasi, Bruno l’amava e lei stessa non riusciva a vedere in lei i difetti che avrebbe voluto trovarvi.

Al volante della sua comoda e lussuosa auto pensava alla ragazzina che di notte s’era avventurata, scalza e svestita, per luoghi sconosciuti, a Bruno che non si era mosso dalla sua stanza e l’aspettava, a lei stessa che per la prima volta si era sentita di troppo, gli occhi le andarono sulle sue invisibili rughe così evidenti nello specchietto retrovisore e poco mancò che sbandasse.

Si fermò.

Non sapeva che fare, né dove andare, e si sentì sola, lei che sapeva sempre quello che era giusto o sbagliato, era confusa.

Ripensava alle volte in cui avrebbe dovuto andare con Bruno, alle parole che non si dicevano più dandole per scontate, alle emozioni che forse provavano ancora, ma non sapevano più trasmettersi e le fu chiaro che se non se ne fosse andata l’ultima volta, forse le cose sarebbero state diverse, Bruno era tornato a casa e lei non aveva capito.

Non era forse compito di una moglie capire quando restare e quando andare via?

Marily le piaceva,le faceva anche tenerezza,ma era giovane e avrebbe potuto trovare un altro amore, forse Bruno non glielo avrebbe perdonato, ma lei doveva trovare il modo di far sparire Marily.

 

Cap 15

 

Tommy smise di suonare ,suo padre lo stava chiamando.

-Credo di doverti delle spiegazioni- esordì Bruno

Tommy :-Tradisci mia madre, cosa c’è da spiegare? Hai una tresca con una che ha la mie età, vorresti imporla a tua moglie, cosa c’è da capire?

Vi amate e vi tradite, eppure state bene insieme, mamma quando arrivi tu è diversa, più dolce, più serena, anche tu stai bene con lei, allora perché?

Non credo tu abbia chiarimenti validi, hai solo paura d’invecchiare, ti illudi che quella ti ami, quella sta con te per i soldi, l’hai comprata!-

Bruno lo ascoltava serio:-Forse hai ragione, ma io amo tua madre ed ho bisogno di Marily, credo di esserle necessario, è una sensazione che non ho mai provato davvero con voi, io stesso non me la spiego, per gli altri tradimenti che ci sono stati hai ragione, erano inutili, esperienze da dimenticare, questa no, non potevo nascondervela, siete la mia famiglia, le cose importanti si devono sapere, non ho mai avuto segreti veri con tua madre, è una donna meravigliosa e lo sappiamo entrambi-

Tommy lo interruppe con il preciso scopo di ferirlo :-Cosa credi, anche lei ti ha tradito! Non vi capisco! Non vi capirò mai!Sei un povero illuso se credi che quella sta con te per i tuoi begli occhi, ma ti sei visto almeno?

Hai messo  su pancia, ti mancano i capelli, quando giochi a tennis ti manca il fiato!-

- E’ vero! Tutto vero, proprio per questo non ho voluto perdere questo treno, non me ne capiteranno altri, sono felice di darle una mano, prima o poi

saprà camminare da sola, ma ora m’illudo che abbia bisogno di me e mi sembra che senza di lei non potrei amare neppure voi, non ci crederai, ma da quando c’è Marily, amo di più te e tua madre, capisco di più quanto siete importanti -

Tommy ,la cui arroganza stava scemando,quasi gridò:-E mia sorella? Ti sei scordato di avere una figlia?-

Bruno :-Lei è troppo piccola, davvero non potrebbe capire, per questo ho cercato te e tua madre, non sarebbe stato peggio saperlo da altri?

E poi tu non la vedi quando è triste, non senti come me la sua disperazione, la sua solitudine, prova a guardarla,  ti sembra come le tue coetanee?

L’hai vista quando dipinge?

 Prova a notare quanta tristezza in quegli occhi, in qualche momento mi sembra non sia di questo mondo, e poi quando mi vede … si trasforma, credo sia felice con me, è bello saper dare felicità..-

-Credi sia felice anche mamma?- rispose Tommy con ironia

-No, non credo, ma lei è forte, sa quanto l’ho amata e quanto l’amo, sono certo che troveremo un modo per non farci troppo male, lei è forte!- ripeté più a se stesso che al figlio.

-Vorrei che Marily sapesse quanto è importante per me, come tua madre sa

che l’ho sempre amata, questo le darebbe sicurezza e voglia di vivere, io credo che Marily, prima d’incontrarmi, non amasse neppure se stessa-

Tommy sorrise e aggiunse:-Hai preso una bella cotta, se sta bene a mamma sta bene pure a me, tanto oramai sembri deciso!-

-Grazie Tommy,speravo proprio che tu la prendessi così, forse dovrai stare un po’ più vicino a tua madre, cercherò di farlo anch’io,ma qualche volta non mi riuscirà bene, è un’esperienza nuova anche per me, .le amo e non voglio ferirle, ma prima o poi lo farò. Ora basta con i sentimentalismi!

Dici che mi manca il fiato,vediamo se è vero?- concluse invitando il figlio  a giocare con lui.

-  Papà lo sai che è vero! Se proprio vuoi fare una figuraccia!- rispose Tommy ridendo

-  A proposito,quando mi parlerai della tua ragazza? Sono solo io quello che mette in piazza le sue storie?-

-  Per ora niente da dire,ci siamo lasciati!-

Marily li vide allontanarsi insieme e dirigersi verso il campo da tennis e restò pensosa a guardarli , era contenta della ritrovata armonia tra padre e figlio,ma non era certa di esserne parte integrante,non era sicura di trovarsi nel posto giusto, anche se quella stanza dove poteva restare sola coi suoi pennelli e le sue emozioni, le sembrava un dono divino da non perdere, se non fosse stata lì cos’avrebbe fatto?

I soldi sarebbero finiti, avrebbe dovuto accontentarsi di un lavoro qualsiasi, bollette ed affitto di  qualche stanzetta le avrebbero causato ansie ed angosce, sarebbe stata sola, non avrebbe fatto l’amore con Bruno, non avrebbe provato quelle fantastiche sensazioni che solo lui le aveva suscitato, allora perché non riusciva ad essere completamente felice e a guardare all’avvenire con gioie e ottimismo?

La paura che tutto svanisse all’improvviso s’insinuava prepotentemente e le impediva di godere quegli attimi fortunati, i suoi stati d’animo si riflettevano nei suoi disegni, aveva appena dipinto un sole luminoso che quasi inghiottiva una piccola stella e ne rubava la tremula luce, mentre una pallida luna nascente sembrava assistere indifferente alla misera fine della stellina spaventata , i colori si un’alba radiosa si fondevano in quelli di una notte cupa, uno strano arcobaleno in lontananza sembrava svanire o apparire a seconda di come si guardava la tela.

Nel suo strano simbolismo era difficile capire chi fosse la vittima e chi il carnefice, lei stessa, in quel momento, non avrebbe saputo dirlo.

Pensò che non doveva neppure rifarsi il letto, che miracolosamente tutto le era offerto e che nessuno la sgridava per il suo disordine o per non aver tolto bene la polvere,nessuno commentava se la spesa era stata fatta bene o male,si poteva pettinare e vestire come meglio credeva ed era libera di restare o andarsene in qualsiasi momento,doveva ringraziare il destino che le stava offrendo un’insperata opportunità,non doveva temere di accettare quei doni insperati,non doveva neppure tremare all’idea di perderli,ma se Bruno si fosse stancato di lei?

 Se i suoi quadri non fossero piaciuti?

Elisa , nel frattempo, era andata da Aldo,non se la sentiva di partire,

Aldo l’avrebbe ospitata senza troppe domande,doveva riflettere e decidere come impostare la sua vita ed i suoi rapporti con Bruno e la sua …

Come definirla?

Elisa non sapeva come chiamare Marily, troppo giovane per definirla amica,troppo ingenua e semplice per definirla amante, chiamarla  scoperta?

Sì, Marily per Bruno, era una scoperta, sia per le sue doti artistiche che per le emozioni che riusciva a suscitargli, non sarebbe stata mai la sua compagna ufficiale, la donna della sua vita, tuttavia era una presenza reale con la quale bisognava fare i conti e lei, Elisa, non era abituata a dividere nulla con nessuno e lo stesso fatto di non provare antipatia per la ragazza la lasciava sconcertata, ma di una cosa era certa,Marily metteva in serio pericolo tutte le loro certezze ed anche l’equilibrio creato in tanti anni, Bruno non voleva lasciarla né provava imbarazzo nel parlarne.

Era una situazione totalmente nuova ed imprevista.

Aldo l’accolse come si aspettava, sorridente, discreto, affidabile ed enigmatico amico, sempre disponibile, sereno , con quel sorriso a volte accattivante altre indisponente; Aldo sembrava essere sempre al di sopra delle cose, pareva sapesse tutto in anticipo ed avesse il dono della preveggenza.

-Ti fermi qui da noi? Ci farà molto piacere, se non vuoi, non dirò nulla a Bruno, se vorrai parlare con Tommy potrà venire a trovarti senza doversi allontanare troppo –esordì leggendole nel pensiero.

Elisa:-Grazie,sapevo di poter contare su di te, la situazione è più complicata del previsto!-

Aldo :-Quando ho visto la ragazza mi sono subito reso conto che la tua idea di farle conoscere Tommy era buona, ma non avrebbe sortito l’effetto desiderato, Tommy ama suo padre e Marily potrebbe piacergli, sarebbe un guaio se gli piacesse troppo, anche se era quello che speravi, la soluzione non sarebbe lì, quella ragazza porta in sé la vita e la morte, se Tommy s’innamorasse di lei non otterresti il ritorno di Bruno,li perderesti entrambi.

Non riesci ad odiarla vero?

 Non si riesce ad odiare la Morte anche se la si teme,né si può odiare la Vita,una cosa ti porta irrimediabilmente all’altra e in Marily sono presenti entrambe-

Elisa non aveva capito bene il senso di quel monologo,ma qualcosa le diceva che Aldo aveva ragione, Marily portava in seno Vita e Morte,imprescindibili.

La mamma di Aldo era entrata, il tè era servito, bisognava sorridere a parlare d’altro.

Marily aveva coperto la tela appena finita, non sapeva se essere soddisfatta del suo lavoro e voleva separarsene per un momento, un mare rosso ed impetuoso le si affacciava alla mente ed aveva fretta di imprimerlo sulla tela, i colori erano del tutto avulsi dalla realtà, onde spumeggianti ed impetuose avvolgevano qualcosa d’indefinito, in lontananza un chiarore,volti  appena accennati in una nebbia azzurrognola, furore, passione e quiete, tutto in una tela.

. Ed era giunta la sera, Marily non aveva mangiato, non aveva pensato, aveva dipinto senza posa e senza sentire né stanchezza né timori, finalmente sicura come un viandante smarrito che ritrova la sua strada.

I due uomini s’erano affacciati spesso senza che lei li sentisse, sorpresi e contagiati dal suo furore creativo, avevano preferito non disturbarla,  Bruno si compiaceva della sua lungimiranza e Tommy iniziava a dimenticare le cose sgradevoli che avrebbe voluto dirle.

Quando s’era affacciato la prima volta era pronto  a darle della mantenuta, dell’arrivista, dell’arrampicatrice sociale, voleva esprimerle tutto il suo disgusto per una relazione che lui vedeva come forma di prostituzione, voleva tentare di farla andare via ,ma Bruno gli aveva mostrato il suo ritratto, quello appena abbozzato nella locanda sui monti, era riuscito a recuperarlo e anche Tommy aveva percepito in quei tratti l’amore che lo aveva ispirato, i dipinti di quei giorni, benché non gli piacessero,in modo inconscio l’avevano calmato, erano dipinti inquietanti, ma stranamente lasciavano l’osservatore sereno,come se anche lui lasciasse su quella tela le sue apprensioni ed i suoi turbamenti.

 

CAP 16

 

 

Marily provava una strana sensazione che da un lato l’eccitava e dall’altro la spaventava, era come se fosse in preda all’eccitazione del giocatore che sa di poter perdere tutto eppure continua a rischiare, la posta in gioco non è solo il denaro, è la sua esistenza stessa, se vince torna a galla ,se perde muore.

Come il corridore su un’auto lanciata a 300 all’ora su una strada piena di ostacoli, curve e tornanti, sa di poter uscire di strada e sfracellarsi nel baratro, ma continua a pigiare sull’acceleratore sfidando la sorte ed il destino, anche Marily scommetteva la sua esistenza.

Sapeva di essere ancora in tempo,di potersi ritirare da quella folle competizione con la vita, Bruno non poteva e non avrebbe saputo darle ciò di cui aveva bisogno, non avrebbe mai potuto staccarsi dal suo passato, lei stessa capiva che non era giusto chiederlo, ma come poteva sperare di poter essere felice vivendo sempre in quel assurdo altalenarsi di gioie e paure,sentendosi sempre sul procinto di cadere dalla fune sospesa sulla quale si ostinava a voler camminare?

Aveva sempre desiderato poter dipingere senza porsi il problema del tempo

e del denaro necessario per tele e pennelli,ma la passione profusa in quei due quadri sorprendeva anche lei, le sembrava di essere posseduta da qualche forza che fino ad allora le era stata estranea, innaturale anche la fretta che aveva di terminare un dipinto per iniziarne un alto, come se il tempo a disposizione le stesse scappando di mano . Cosa rincorreva? Cosa desiderava?

La splendida sensazione di libertà provata al momento della fuga dalla casa dei suoi genitori era solo un ricordo e lei si sentiva imprigionata ancora una volta,vittima e carnefice delle sue stesse emozioni.

In casa, coi genitori, si sentiva soffocata da abitudini non sue, da silenzi ed incomprensioni difficili da superare, non sentendosi amata era corsa incontro all’amore e lo aveva trovato, forse troppo grande, forse troppo presto.

Senza rendersene conto Marily aveva iniziato a pregare, lei che non riusciva a credere in un dio buono che permetteva gli orrori del mondo, che non pensava neppure fosse onnipotente ed in grado di aiutare chi gli si rivolgeva con fiducia e speranza, stava protesa verso il cielo, chiedendo risposte e supplicando pace.

Bruno l’aveva vista nell’atto di supplica e aveva distratto volontariamente Tommy, lui non avrebbe capito quello sguardo un po’ esaltato pieno di lacrime trattenute a stento.

Bruno in quel momento l’aveva amata ancora di più, gli sembrava di dividere l’anima di quella creatura evanescente e gli era difficile non essere coinvolto da quella emotività così palpabile ed irreale allo stesso tempo.

Nello stesso momento anche Elisa stava pregando lo stesso dio con la stessa intensità, anche per lei era un’esperienza insolita, anche lei chiedeva pace ed amore, dio non poteva accontentarle tutte e due, la pace dell’una creava angosce nell’altra.

Aldo non aveva mai visto Elisa così insicura e commentava la cosa con la vecchia madre.

Entrambi temevano che quella storia iniziata quasi per caso avrebbe creato

effetti e situazioni  imprevedibili, cambiamenti e decisioni che avrebbero mutato l’esistenza dei protagonisti in modo irreversibile.

La preghiera aveva calmato gli animi di entrambe le donne, Marily, finalmente uscì dallo studio ed affrontò  i due uomini con un sorriso un po’ innaturale.

Bruno la coprì di complimenti facendola arrossire, era sincero, quei quadri gli piacevano davvero, Tommy non disse nulla, ma il suo atteggiamento era meno ostile.

-Se lavori a questo ritmo potremo fare la tua mostra prima del previsto!- disse Bruno

Tommy sarebbe ripartito l’indomani e sarebbero rimasti di nuovo soli, opo tante emozioni ed incontri.

Marily sorrise sollevata, avrebbe riavuto Bruno tutto per sé, avrebbero ripreso a parlare, confrontarsi, raccontarsi.

Bruno amò lo sguardo felice di Marily, che invece infastidì Tommy.

Aveva deciso di fare gli affari suoi e non giudicare le scelte del padre,ma era difficile non essere geloso dell’armonia che sembrava tornata tra loro, difficile non pensare a sua madre e a se stesso,alla sua storia durata così poco e finita senza un vero motivo, difficile ammettere che suo padre era comunque e sempre un vincente.

I giorni che seguirono Marily non dipinse, le giornate con Bruno sembravano volare, non si annoiavano mai e non restavano mai senza argomenti.

Poi il temuto giorno arrivò, Bruno annunciò che doveva andare via, non disse dove, non spiegò perché, Marily non chiese nulla, ma sapeva che avrebbe rivisto Elisa, in quei giorni l’aveva dimenticata, ora riappariva come una barriera insormontabile ed inamovibile e lei sapeva di dover mostrarsi forte e determinata, Bruno non avrebbe sopportato né lacrime, né tristezze, si sarebbe sentito in gabbia, oppresso ed incatenato e sarebbe fuggito forse per sempre.

Quando la porta si chiuse alle sue spalle, Marily poté finalmente lasciarsi andare , pianse per la sua gelosia, per il suo essere così impreparata ed incapace di non soffrire, pensava a come fosse equilibrata Elisa che neppure per un momento aveva dato segni di debolezza, rancore o gelosia.

Certo avrebbe sfoderato gli artigli ora che era tornato il suo turno e Bruno, invece di rassicurarla, certo non si sarebbe fatto vivo, lui era fatto così quando era con una donna la faceva sentire unica, probabilmente era per questo che entrambe lo amavano tanto.

Entrambe avevano paura di perderlo, ma lui si rendeva conto degli stati d’animo che suscitava?

Era davvero così sereno e tranquillo come appariva?

Bruno si sentiva appagato e felice in quel periodo e sembrava non temere nulla,il lavoro lo assorbiva e lo stimolava, Marily lo faceva vivere in una dimensione sconosciuta, Elisa aveva capito ed i ragazzi non gli erano ostili.

Non poteva desiderare altro, Bruno era allegro e sorridente come non lo era mai stato prima.

Elisa aveva riassunto il vecchio giardiniere, passava molto più tempo con la bambina, aveva permesso che il cane di Bruno entrasse nel suo studio, lo accompagnava più spesso e gli faceva da segretaria senza farlo pesare, in quel momento tentava di essergli indispensabile e necessaria, l’intimità tra loro tornò senza farsi attendere, i loro amplessi erano sofisticati e intriganti,da tempo l’erotismo aveva sostituito la passione e nessuno più di Elisa poteva conoscere le fantasie ed i desideri di Bruno.

La strategia di Elisa era trattenerlo più a lungo possibile, far sì che gli fosse difficile riallontanarsi, far commettere un passo falso a Marily, occupare ogni attimo dell’esistenza di Bruno e far sì che non vi fosse più posto per Marily.

La piccola Marily infatti non si sentiva a suo agio in quella casa da sola, non aveva più incubi e dipingere era tornato ad essere un passatempo sereno.

Aveva fatto un altro ritratto di Bruno ed uno di Elisa, a memoria, aveva proposto a Tommy di posare per lei, per fare un regalo a Bruno, in realtà per avere notizie e non stare troppo sola, le visite di Aldo la mettevano in imbarazzo, le sembrava che venisse a spiarla e controllarla, a volte sembrava anche che le facesse la corte e assumeva atteggiamenti ambigui.

Marily avrebbe voluto avere un’amica, ma non conosceva nessuno, le sue uscite si esaurivano quasi sempre con una corsa in macchina, l’acquisto di un giornale e di poche altre cose.

Almeno con Tommy si poteva chiacchierare, vedere un film, commentarlo, ascoltarlo suonare.

Una sera Tommy le aveva parlato di come avevano vissuto finché lei non era entrata nelle loro vite, non lo aveva fatto con l’intenzione di ferirla, le si era affezionato e riusciva a sdoppiarsi abbastanza bene ,la chiamava sorellina e sapeva farla ridere.

Marily gli confidò com’era difficile per lei accettare quei lunghi periodi di silenzio e solitudine,gli raccontò le sue ansie , dimenticando che era il figlio del suo uomo e della donna di cui era tanto gelosa.

Dopo aver parlato si pentì immediatamente e si diede della stupida, le mani iniziarono a tremare e la sua angoscia divenne evidente e palpabile, Tommy volle rassicurarla, ma mentre le stringeva le mani per impedirne il tremore, promettendole di non fare parola delle sue confidenze né con il padre né con la madre , un impulso gliela fece stringere al petto ,iniziò con un bacio sui capelli, Marily stava singhiozzando e lui continuava a baciarla.

Marily sembrava non rendersene conto, poi si allontanò di scatto come se si fosse accorta solo in quel momento dell’intimità poco fraterna che si stava creando tra loro e  che Aldo era lì.

Da quanto tempo fosse lì e cosa avesse visto non era dato sapere,il suo sorriso peggiore era stampato sul suo viso enigmatico,certo non gli sfuggì l’imbarazzo dei due giovani e se se n’era fatto un’opinione, non lo diede a vedere.

Con la solita disinvolta famigliarità li invitò ad una serata particolare, sarebbe stato una specie di ballo delle debuttanti, erano invitati padri e figlie, ci sarebbe stata una gara di ballo, la presentazione di due nuovi cantanti e sarebbe stata annunciata la mostra dei quadri di Marily, ci sarebbero stati critici e giornalisti che sarebbe stato bene conoscere.

Senza aspettare risposta Aldo aggiunse che per il vestito poteva recarsi da una sua amica che l’avrebbe consigliata per il meglio, raccomandò a Tommy di accompagnarla, la conoscenza di quelle persone poteva essere utile anche a lui e forse gli avrebbero fatto suonare alcune sue composizioni.

Avevano due giorni per prepararsi, Marily aveva ancora 15 giorni per finire i quadri da presentare alla mostra.

Mentre impartiva ordini con tono garbato e gentile Aldo si era servito da bere e guardando Marily aveva aggiunto:- Elisa e Bruno verranno insieme all’inaugurazione, sai se venissero separati qualche giornalista potrebbe fare

illazioni che in questo momento non gioverebbero né a te né a Bruno,inoltre sono quasi tutti amici di Elisa, capisci?-

Marily capiva, capiva che nel giorno più importante della sua vita Bruno sarebbe stato con Elisa e lei avrebbe dovuto sorridere e magari farsi fotografare con loro, capiva che Aldo poteva aver visto Tommy abbracciarla e avrebbe potuto trarne conclusioni sgradevoli, capiva che tra lei e Tommy non avrebbe più potuto esserci quella cameratesca strana amicizia, capiva che il mondo le stava crollando addosso e lei doveva andare ad una festa in costume e sottoporsi al giudizio di una massa di gente sconosciuta e probabilmente ostile, capiva che era di nuovo sola e che avrebbe voluto non esistere.

 

CAP 17

 

Mentre Marily si disperava per l’assenza di Bruno, per l’attimo confidenziale avuto con Tommy e per l’inopportuna presenza di Aldo,anche Bruno viveva un momento estremamente complesso

.

La vista di sua figlia e di Elisa lo turbava profondamente,Elisa gli aveva raccontato i piccoli segreti della bambina, pregandolo di darle ascolto e fingere di non sapere nulla, la bambina lo adorava, diceva di voler somigliare alla mamma per poterlo sposare un giorno, lo aspettava per mostrargli i suoi piccoli tesori, per presentargli l’amichetta del cuore ed il fidanzatino, gli sedeva sulle ginocchia e lo riempiva di baci.

Erano emozioni profonde, Bruno sentiva di amare quella bambina più di se stesso, sapeva di doverle dedicare più tempo.

Elisa era meravigliosa, non faceva pesare la nuova situazione, parlarono a lungo anche di Tommy, Elisa era contenta perché sembrava si fosse riavvicinato alla famiglia,s enza volere sembrava che il pericolo Marily, lo avesse riportato a casa.

Bruno era orgoglioso dei successi sportivi del ragazzo, dei suoi tentativi per sfondare senza raccomandazioni nel campo musicale, del fatto che non avesse abbandonato del tutto gli studi e della somiglianza fisica e caratteriale che c’era tra loro,era anche lieto che tra lui e Marily l’ostilità si fosse stemperata, ma lungimirante ed intuitivo capiva che, proprio la loro somiglianza avrebbe potuto diventare un grosso problema.

Bruno non lo ammetteva ancora neppure a se stesso, ma era geloso del figlio, Tommy avrebbe potuto innamorarsi di Marily, come se ne era innamorato lui stesso.

A Bruno non erano sfuggite le affinità potenziali dei due giovani, né lo sguardo del figlio mentre litigava con lei.

Sprofondato nella sua poltrona preferita,vergognandosi dei suoi stessi pensieri,felice di essere lì e desiderando allo stesso tempo Marily, prese il telefono e chiamò Tommy.

Il figlio gli rispose con allegria, gli raccontò dei preparativi per la feste ed il debutto di Marily, ne parlava con un certo entusiasmo che infastidì non poco il padre che troncò bruscamente la telefonata.

Elisa gli si stava avvicinando bella e sensuale come sempre, più di sempre.

Il suo corpo agile e scattante, leggermente abbronzato traspariva in tutta la sua prepotente sensualità attraverso l’abito da casa bianco e velato, i capelli sciolti la facevano sembrare molto più giovane, lo sguardo era sempre intenso ed invitante, con naturalezza gli si accoccolò sulle ginocchia come faceva sempre quando lui tornava a casa, era meravigliosa e lui l’amava e la desiderava forse più di prima, inoltre odiava se stesso per aver creato quella complicata situazione, per l’assurda gelosia che provava per Marily; non era mai stato geloso di Elisa, sapeva che forse lo aveva anche tradito,ma non se n’era mai curato più di tanto, tra loro c’era una relazione rara ed unica, per Bruno il tormento della gelosia era un nuovo sentimento,la dipendenza da Marily lo infastidiva, eppure quando era con lei aveva voglia di vivere, di riprendere antiche lotte e percorrere nuovi sentieri.

Il calore delle gambe di Elisa intanto lanciavano segnali inequivocabili cui non poteva non rispondere, la passione tra loro non era mai sopita, iniziò ad accarezzarla quasi senza accorgersene,le sue mani esploravano il corpo di Elisa come se non lo conoscessero ancora, le pulsazioni di lei alimentavano le sue,le bocche si cercarono avide e assetate,la presa delle gambe di lei era forte e possessiva,le braccia lo percorrevano sapientemente,le unghie lo graffiavano piacevolmente fino a fargli male,la penetrazione fu violenta e rabbiosa come non era mai stata ed entrambi si fusero nei loro furori.

Passione desiderio rabbia amore voglia di ritrovarsi si unirono in un unico rantolo che sfociò in un urlo di vittoria.

Esausti, sudati e pieni uno degli odori dell’altro, il respiro affannoso e lo sguardo vacuo si sorrisero imbarazzati come due sconosciuti che fanno l’amore  e sanno che non avrebbero dovuto farlo.

Tra loro cadde un silenzio senza complicità, non vi furono carezze

Bruno accese una sigaretta, Elisa si ricompose e prese da bere, gli porse il bicchiere e discretamente se ne andò.

Mentre lo scroscio della doccia le lavava di dosso l’odore del loro amore, Bruno, invecchiato e stanco, pensava a com’erano diversi gli amplessi con Marily, come era felice ed appagato; dopo aver fatto l’amore con lei, era sempre pronto a ricominciare,dopo l’amore la desiderava ancora di più e sembrava non dover finire mai, ora invece si sentiva svuotato di pensieri e di forze, eppure Elisa era sempre affascinante , sorprendente e desiderabile come la prima volta.

Aveva una gran voglia di chiamare Marily, ma non lo fece, Elisa avrebbe potuto sentirlo.

Elisa si era buttata sul letto, era soddisfatta delle emozioni provate, ma capiva di non aver vinto, Bruno sarebbe andato via presto, doveva trovare il modo di trattenerlo…..

Dormirono separati, lei nel grande letto che sembrava sempre più grande ,lui nella poltrona, i pensieri si erano confusi sempre più ed avevano lasciato il posto ad un sonno agitato senza sogni.

Tommy intanto ripensava alla telefonata con il padre, in cuor suo era contento che fosse a casa con Elisa, ma temeva che Aldo gli avesse detto del bacio a Marily e lui stesso si meravigliava delle emozioni che la ragazza gli procurava, quando la vedeva dipingere ne era affascinato, gli dava voglia di scrivere canzoni, quando la pensava tra le braccia del padre avrebbe voluto farla scomparire dalla loro vita, quando le parlava da fratello avrebbe voluto fosse la sua ragazza, Tommy cominciava ad ammettere a se stesso Marily gli piaceva più di quanto avrebbe voluto.

Doveva andarsene, doveva lasciare suo padre, Tommy era furioso con se stesso,una giovane prostituta fu la compagna di quel momento di smarrimento e rabbia, dopo Tommy non si sentì meglio, la sua inquietudine si placò solo dopo aver suonato a lungo la sua chitarra, il brano che compose in quei momenti gli piacque e si dimenticò di Marily e di suo padre.

 

La musica già stava suonando e genitori baldanzosi si esibivano con le proprie figlie in valzer e tanghi improbabili, la gara era in pieno svolgimento, i flash dei fotografi immortalavano abiti preziosi e giovanette agghindate con abiti d’altri tempi, incredibili costruzioni architettoniche fiorivano sulle teste delle madri orgogliose di esibire i propri gioielli, assediate da giovani rampanti arrivisti e presuntuosi, certi che genitori importanti e denaro fossero sufficienti per aprire le porte ad un futuro radioso, corteggiavano le madri convinti che le conoscenze fossero il motore della loro esistenza e potessero sostituire l’assenza di immaginazione e talento.

Aldo, come sempre, sembrava un perfetto anfitrione e come farfalla si spostava da uno all’altro degli ospiti dispensando i suoi ambigui sorrisi e frasi gradite a chi erano rivolte.

Marily fece il suo ingresso da sola, aveva preferito lasciare i capelli sciolti sulle spalle, il nero vestito di velluto accollato davanti e scollato dietro, le donava molto, la vita stretta risaltava ancor più per l’ampiezza della gonna che accompagnava i suoi passi con ondeggiamenti sinuosi, non portava gioielli ed era splendida nella sua apparente semplicità.

Lei non aveva un padre ricco e famoso da esibire, lei invero non sapeva neppure perché fosse lì, ma Aldo, perfetto come sempre, la tolse d’impaccio,la presento discretamente alla persone che contavano, annunciando a tutti il suo prossimo vernissage.

Per un po’ fu occupata a rispondere a giornalisti e signore che fingevano interesse per l’arte e la pittura, poi una di loro le si rivolse non senza malizia chiedendole se fosse stata scoperta da Elisa o da Bruno e senza aspettare la sua risposta concluse :-Non vedo l’ora di vederli insieme felici come sempre, per far tacere tutte le chiacchiere che la sua presenza ha creato, mia cara, non sa come è cattiva la gente da queste parti, pensi che qualcuno mormora che lei sia l’amante di Bruno, quegli imbecilli non sanno quanto Bruno si legato ad Elisa…-

Marily ancora una volta fu salvata da Aldo che la prese sottobraccio e l’allontanò dalla signora in vena di confidenze.

Fu proprio Aldo però a darle il colpo di grazia, per tutta quella gente e per i giornalisti era importante che Bruno ed Elisa si presentassero insieme all’inaugurazione della sua mostra personale.

Mancavano 15 giorni, questo per Marily, voleva dire non vedere Bruno, forse neppure sentirlo, non averlo vicino al suo debutto, non scegliere insieme le tele da esporre, non fare colazione assieme, svegliarsi da sola e ricominciare ad abbracciare il cuscino.

Tommy era entrato in quel momento,l’aveva appena salutata ed era andato a chiacchierare con i musicisti, sembrava ignorarla di proposito e Marily,ancora una volta desiderò fuggire, stava per andarsene, quando fu avvicinata da un uomo troppo sicuro di sé, troppo corteggiato e troppo invadente.

Abituato ad essere inseguito, probabilmente più per la sua posizione sociale che per il suo fascino personale, tuttavia convinto di averne, l’uomo dava per scontato che qualsiasi donna dovesse essere felice della sua attenzione.

Alcuni giornalisti lo immortalarono mentre si complimentava con la nuova arrivata, Aldo passò accanto a lei e le sussurrò di essere gentile,che il tipo poteva esserle utile.

Marily aveva la nausea, quel uomo non le aveva fatto nulla, ma le era antipatico, quel luogo, quella gente, tutto le era estraneo ed ostile, avrebbe voluto avere Bruno accanto, in mancanza di lui, almeno Tommy, ma il tipo antipatico la stava invitando a ballare, era arrivata anche la TV, danzare era meglio che sostenere una stupida conversazione e Marily accettò.

Non aveva fatto corsi di danza, ma ballare le veniva naturale e lo faceva volentieri, Giorgio, così si chiamava il suo cavaliere,era bravo e, se non la stringeva troppo e non le alitava sul viso, era persino piacevole ballare con lui.

Marily dimenticò le sue paure e si lasciò trasportare dalla musica, ammirata, invidiata e criticata ,non si accorse di nulla.

Aveva notato che Tommy la stava guardando e la cosa le mise addosso una certa voglia di esibizionismo, la lasciavano sola, ebbene lei avrebbe dimostrato loro che poteva fare a meno di loro.

Poco dopo Marily era al centro della festa, non disse di no quando qualcuno le porse un microfono e la invitò a cantare, non disse di no quando le chiesero di posare per qualche foto, si esibì in danze inventate che entusiasmarono gli uomini e illividirono le donne, civettò un po’ con tutti e se ne andò dalla festa esausta accettando il passaggio offertole dal Giorgio, che dopo qualche bicchiere bevuto qua e là le sembrava persino meno antipatico.

L’indomani le sue foto erano su tutte le riviste ,la sua immagine fu trasmessa dai telegiornali ed Aldo si complimentò con lei per la pubblicità che aveva saputo fare al suo prossimo debutto.

Aldo non sapeva che tutto quello che aveva detto e fatto non aveva avuto alcun calcolo e le era venuto dal suo sentirsi sola.

Marily sapeva di non aver fatto nulla di male,si rendeva conto però di essersi messa un po’ troppo in vista, intuiva che la cosa non avrebbe fatto piacere a Bruno,ma non poteva immaginare cosa avrebbe suscitato in lui il racconto di quella serata.

 

CAP 18

 

 

A Bruno la telecronaca della festa non piacque affatto, avrebbe voluto chiedere spiegazioni subito e pensò di aver sbagliato a mettere tanta distanza tra la casa di Elisa e quella con Marily, la disinvoltura della ragazza non gli era nota, lui non conosceva quella Marily che diventava l’attrazione della festa cantando ed inventando nuovi passi di danza, si era fatta riprendere senza mostrare la minima timidezza ed aveva socializzato con il play boy più ricco e ricercato del momento.

Bruno non sapeva che l’uomo non interessava affatto a Marily, non lo avrebbe creduto neppure se glielo avessero detto, inoltre non era avvezzo a provare gelosia  e non sapeva gestirla, sentiva solo che non voleva perdere Marily.

Per ottenere il suo scopo non avrebbe dovuto che dirle quali nuove sensazioni gli suscitava, lasciare tutto ed andare da lei in quello stesso istante, invece non telefonò neppure per timore di mostrare i suoi reali sentimenti ed essere vulnerabile.

Marily invece, pur essendosi divertita oltre alle aspettative, sentiva terribilmente la sua mancanza, teneva di aver esagerato e, contrariamente al solito, decise di telefonargli per essere rassicurata e dirgli che lo amava.

Bruno rispose,aveva bevuto più del normale ed era arrabbiato, una scenata sarebbe stata meno dolorosa per Marily della sua gelida risposta:-Sai che non devi chiamarmi quando sono con mia moglie.-

Mia moglie, quelle due parole colpirono Marily alla bocca dello stomaco, l’indifferenza ostentata l’aveva gelata ed ora si sentiva paralizzata, incapace di reagire né di comprendere Bruno e se stessa.

Sapeva bene che era sposato, ma il sentirselo dire proprio da lui le era parso un rifiuto, una dichiarazione di non amore.

Si domandò ancora una volta cosa stava facendo lì, la mostra e tutto il resto le sembrarono cose inutili, anche se i suoi quadri fossero piaciuti senza l’appoggio di Bruno non sarebbe riuscita a farsi conoscere, la gente la riteneva un’opportunista mantenuta, lui stesso le sbandierava il fatto di essere un aspetto marginale della sua vita.

Mentre come foglie d’autunno trascinate dal vento questi pensieri arrovellavano la sua mente, suonò il telefono: era Giorgio.

Marily non dissimulò la sua delusione, sperava che Bruno si fosse reso conto di quanto la sua risposta l’avesse ferita, Giorgio parve non accorgersi che la sua chiamata inattesa non fosse ben accetta , forse perché non era abituato a non essere ricercato, forse solo per stupidità.

Le propose di andare ad insegnare il nuovo ballo ad alcuni suoi amici, la cosa poteva esserle utile, lui avrebbe fatto in modo che scrivessero meraviglie dei suoi quadri e garantiva che sarebbero andati a ruba, doveva solo accettare di andare con lui all’inaugurazione di un locale, non le disse che aveva in mente di fargliene inaugurare degli altri e non solo a Londra.

Marily,un po’ per non pensare troppo a Bruno, un po’ perché la cosa l’aveva realmente divertita, tentennò e Giorgio diede per scontata la sua partecipazione, le avrebbe mandato a casa gli abiti ed il truccatore.

Marily, a piedi nudi, fragile nella sua candida camicia da notte uscì nel giardino e camminò come una sonnambula affondando i piedi nell’erba umida, se qualcuno l’avesse vista avrebbe potuto scambiarla per uno spettro alla pallida luce lunare.

Faceva freddo e Marily tornò nello studio, prese un pennello e cominciò a lavorare, quasi senza volere dipinse se stessa, una nuvola di colore indefinito che rotolava come palla di neve in agosto su una spiaggia assolata.

Si addormentò abbracciando il cuscino, stanca e senza pensieri.

Bruno con la barba lunga, un po’ ubriaco fingeva di parlare di filosofia appollaiato sullo sgabello di un esclusivo piano bar, sapeva di doverla raggiungere, ma non lo faceva.

Elisa da un lato era soddisfatta di come procedevano le cose, non aspettava altro che poter dimostrare l’inaffidabilità di Marily, dall’altro capiva che il marito soffriva e questo deponeva a favore della rivale.

I truccatori arrivarono e Marily, fu trasformata da timido agnellino, in pantera.

Le ingrandirono gli occhi a dismisura,i capelli furono arruffati e mischiati a nastri variopinti, le incollarono addosso dei pantaloni di pelle ed un reggiseno di pizzo, accompagnarono il tutta da un ampio mantello e stivali dal tacco altissimo.

Marily si divertiva molto, era la prima volta che tanta gente si occupava del suo aspetto ed il risultato era sorprendente, nessuno avrebbe potuto riconoscerla, Giorgio,arrivato poco prima sembrava entusiasta e la copriva di complimenti e lei aveva bisogno proprio di essere ammirata e rassicurata.

Il loro ingresso fu salutato da applausi e flash, ballare non la fece pensare né preoccupare del giudizio degli astanti, strinse mani sconosciute,sorrise e brindò senza memorizzare assolutamente nulla di quanto le accadeva attorno.

Si divertì senza rimorsi e fu grata a Giorgio per la bella esperienza.

Giorgio aveva altri programmi per lei,ma non gliene fece parola.

E giunse così anche il giorno del vernissage,Bruno sapeva ogni cosa delle sue giornate, ma non si era fatto vedere, dopo un paio di sbronze, si era tuffato nel lavoro ed aveva quasi dimenticato i suoi affanni sentimentali.

Dopo la mostra sarebbe stato una settimana con Marily, l’avrebbe portata in qualche bel posto, magari in Scozia, si sarebbero ritrovati, Bruno ne era quasi certo.

Giorgio intanto era diventato il consulente estetico di Marily e le aveva consigliato anche come vestirsi per il suo Vernissage,la tunica beige,che le aveva suggerito era stata rifiutata da Marily,che aveva optato per una abito bianco,lungo,ma aveva accettato i gioielli modernissimi che Giorgio si era fatto prestare da un artista alla moda ed i sandali che,se avesse dovuto scegliere lei,  non avrebbe mai messo.

Quando arrivò nell’elegante cantina, c’era già molta gente, il buffet era raffinato,i camerieri indaffarati, le signore eleganti, gli uomini sembravano essere a loro agio e sembrava tutto perfetto, anche il leggero sottofondo musicale ed il turbante di Aldo sembravano adattissimi alla sapiente coreografia.

La notorietà di Giorgio aveva garantito la presenza della stampa che contava e l’apparizione di Bruno ed Elisa segnarono il momento centrale della serata.

Marily fino a quel momento si era lasciata trasportare dagli avvenimenti, lusingata e felice di tutte quelle attenzioni, si era quasi sentita amata dalla gente, da Giorgio, da Aldo che aveva organizzato tutto.

Gli abiti nuovi,i locali alla moda,le feste, erano state esperienze esaltanti e divertenti, la sua mostra poi sembrava dover essere un successo senza precedenti; Marily sapeva che Bruno sarebbe venuto con Elisa, credeva di essere preparata, ma quando li vide insieme, ammirati e sorridenti, tutte le sue certezze crollarono.

Bruno prima di avvicinarsi a lei, strinse mani, distribuì pacche sulle spalle e complimenti alle signore, Elisa sembrava una regina, elegantissima nel suo completo giallo senape.

Era sorprendente come quel colore le donasse, Marily non amava il giallo,ma doveva ammettere che Elisa lo portava con classe e disinvoltura.

Elisa, al contrario di lei, conosceva tutti e sembrava raggiante, era diventata lei l’attrazione della festa e Marily si sentiva di nuovo di troppo e assurda con quei strani sandali ed il trucco pesante.

Ma Bruno la raggiunse,la sua presa fu forte e dominante,lo sguardo la passo da parte a parte e le gambe le tremarono come accadeva quasi tutte le volte che lo vedeva, era ancora suo e la cosa la rasserenò.

Bruno avrebbe dovuto riaccompagnare Elisa, Marily pregava in cuor suo che non lo facesse e che restasse con lei, non erano stati assieme da un’eternità, ma Elisa non intendeva perdere il vantaggi acquisito in quei quindici giorni, sperava anche di essere rimasta incinta durante quel unico intenso rapporto avuto con il marito ed era pronta a fingere un malore o un incidente pur di non farlo allontanare da lei.

Marily non aveva ancora dimestichezza con le malizie femminili, il suo cruccio era proprio quello di non avere amiche che avrebbero potuto consigliarla ed aiutarla nei momenti in cui non sapeva cosa fare.

Lei credeva che l’amore potesse tutto e sistemasse tutto, aveva ventanni ed era alla sua prima esperienza, sola, in un ambiente fondamentalmente ostile, in un paese straniero.

Le donne la consideravano una rovina famiglie, gli uomini una facile preda, o se non facile, certo una conquista interessante ,non tanto per la sua personalità, quanto perché aveva conquistato l’interesse degli uomini più importanti del loro giro, Bruno e Giorgio.

Bruno in qualche modo condivideva l’ingenuità di Marily, non credeva nella possibilità che Elisa o altri potessero mentire, fondamentalmente ,come lei, pensava che l’amore avrebbe sistemato ogni cosa.

Giorgio era d’altro stampo,il suo interesse per Marily era d’altro genere, non che la ragazza non gli piacesse, ma la competizione con Bruno lo stimolava e poi vedeva concretamente la possibilità di far denaro: con l’aiuto di Marily e suoi locali avrebbero avuto un’ottima pubblicità.

 

CAP 19

 

Marily era attorniata da persone che le chiedevano dove aveva imparato a dipingere,a quale scuola faceva riferimento, chi era il suo maestro; increduli ascoltavano le sue semplici risposte:-Non ho mai studiato , non ho avuto maestri, dipingo i miei stati d’animo!-

Tra complimenti sinceri e livori d’invidia, Marily si destreggiava bene, poi Giorgio prese la parola ed annunciò a voce alta che intendeva rapire Marily e portarla a Parigi per inaugurare un altro locale, le chiedeva di dipingere un quadro per dare il nome al posto e le chiedeva di dare prova delle sue capacità in quel momento.

Come per incanto apparve una tavolozza ed una tela, la musica cambiò e risuonarono le note di brani modernissimi sapientemente mixati, quelli che sarebbero risuonati nel nuovo locale.

Mormorii di curiosità ed applausi d’incoraggiamento risuonarono mentre Giorgio annunciava che avrebbe pagato quella tela una cifra esorbitante suscitando altra invidia ed ancora maggiore eccitazione.

Marily si sentiva osservata, sapeva che anche Bruno la stava guardando e decise di dipingere per lui, solo per lui, sperando che percepisse il suo messaggio anche tra tanta gente.

Nel salone era caduto un silenzio irreale, Marily iniziò a tratteggiare qualcosa,a poco a poco comparve un fiume prima tumultuoso,poi largo e maestoso, chiese, castelli e cattedrali lo costeggiavano, ponti maestosi lo cavalcavano e nell’acqua l’ombra di una sirena sembrava chiamare qualcuno, da un ponte traspariva l’espressione di un volto enigmatico che esprimeva felicità e dolore.

Erano passate due lunghe ore,ma la gente non si stancava di osservarla e di fare commenti a bassa voce, Marily sembrava non vedere e non sentire nulla,aveva tolto i sandali, aveva dipinto anche con le mani che poi aveva passato tra i capelli, il candido vestito aveva schizzi curiosi.

Non appena ebbe finito si girò a cercare Bruno, aveva dipinto per lui,doveva essere lì, invece non c’era.

Elisa aveva sapientemente finto un malore e si era fatta riaccompagnare a casa,convinta di aver vinto una battaglia,cessò troppo presto di fingere e vide Bruno ripartire velocissimamente per tornare da Marily.

Bruno stava rientrando proprio quando Marily s’era girata a cercarlo con lo sguardo,Bruno non aveva sentito il discorso di Giorgio e trasecolò quando udì questo ultimo annunciare la loro partenza per Parigi il giorno dopo, il locale si sarebbe chiamato ‘’My river’’e l’assegno per la tela fu staccato tra gli applausi.

Marily non sentiva né applausi né pensava al denaro, scalza si precipitò da Bruno e l’abbraccio forte mettendolo in grandissimo imbarazzo.

La festa aveva ripreso slancio e vigore,Marily e Bruno poterono finalmente scappare via, per Marily fu come essersi sposata, aveva detto davanti a tutti il suo amore per Bruno e lui non s’era tirato indietro, ridevano entrambi, ed era bellissimo vedere di nuovo ridere Bruno.

Saliti sull’auto Bruno prese senza indugio la direzione dell’autostrada, incurante dei capelli variopinti della sua compagna, dei suoi piedi nudi e del vestito variopinto,doveva restare solo con lei,dovevano ritrovare il loro castello,un letto alto carico di piumini, verdi prati ed il loro amore.

Marily sapeva dove e perché la stava portando via ed era felice.

Approdarono in una locanda che somigliava vagamente al luogo dei loro primi incontri.

Poco importava che facesse freddo,che l’indomani i negozi fossero chiusi,che il loro abbigliamento fosse a dir poco stravagante e che non avessero neppure lo spazzolino da denti.

Come bambini giocarono coi cuscini,imitarono gli invitati, scherzarono immaginando la faccia di Giorgio che era rimasto con il suo megagalattico assegno in mano e avrebbe dovuto inaugurarsi il locale da solo.

I vicini di stanza li riportarono alla realtà bussando alla parete e chiedendo silenzio con urla più sonore delle loro risate.

Le proteste non fecero che divertirli ancora di più,ma non fu difficile accontentarli ritrovando  giochi d’amore silenziosi.

L’indomani una buona mancia fece comparire maglioni e jeans,shampoo e spazzolini.

Coi loro bei vestiti nuovi uscirono a passeggiare,camminarono a lungo sulla spiaggia deserta, poi affittarono 2 cavalli e cavalcarono fermandosi solo per mangiare con appetito, felici di esistere e stare insieme.

Erano momenti meravigliosi che a Bruno sembravano dover durare per sempre, mentre a Marily parevano dover scoppiare in  mano come bolle di sapone.

Con Bruno era felice, ma il timore di perderlo la rendeva insicura e non le faceva godere appieno quegli attimi che la vita le stava regalando,Bruno aveva dimenticato la gelosia provata pochi giorni prima, Elisa era un’immagine sbiadita, persino i figli sembrava potessero fare ameno di lui, voleva legare Marily ,non voleva assolutamente perderla.

Bruno voleva che la ragazza acquistasse sicurezza ed indipendenza,tuttavia il successo del vernissage e l’assegno di Giorgio, avevano reso Marily, quasi ricca ed indipendente in tempi brevissimi,cui Bruno non era preparato, ora Marily poteva andarsene in qualsiasi momento e con chiunque, Marily piaceva agli uomini e in pochissimo tempo stava trasformandosi in una magnifica farfalla, non doveva perderla e l’unico modo per legarla sembrava quello di chiederle un figlio, forse avrebbe dovuto lasciare Elisa,non gli faceva piacere,ma si rendeva conto che le cose avevano iniziato a girare in modo imprevedibilmente veloce,Bruno pensava seriamente di dover sposare Marily per non perdere la leggera voglia di vivere che gli trasmetteva e di cui credeva di non poter fare più a meno.

Avrebbe parlato ad Elisa al suo ritorno,poi avrebbe chiesto a Marily di sposarlo.

La decisione presa lo fece rilassare e sorridere, Marily notò che qualche cosa stava cambiando,ma non capì che era lei  il motore della metamorfosi, Marily stava pensando di dover allontanarsi per non soffrire troppo,non avrebbe più aspettato 15 interminabili giorni, sarebbe andata via conservando quel bellissimo ricordo.

La bella casa,le visite di Tommy, la presenza discreta ed invadente di Aldo, Bruno e le meravigliose sensazioni che provava con lui, non erano quello che stava cercando, malgrado i buoni propositi non voleva più aspettare,soffrire ,tremare .

Marily non sapeva godere l’attimo, anche quel turbinio di feste e persone non erano la sua vita, avrebbe ripreso la sua vecchi auto e sarebbe ripartita, senza meta, sola, avrebbe ridato a Bruno la sua libertà di restare con la sua Elisa.

Ma Bruno la stava baciando ed i saggi propositi furono accantonati.

Loro erano felici solo in mezzo alla natura, da soli, il rientro in città spaventava entrambi.

Bruno temeva di non saper mantenere i progetti pensati,soprattutto l’idea di non vedere sua figlia lo preoccupava.

Marily sapeva che andarsene le sarebbe comunque costato molto,come Cenerentola aveva trovato il suo principe,ma non avrebbero potuto vivere felici e contenti.

Ora che tutti i suoi quadri erano stati venduti, sembrava che anche dipingere non fosse poi così importante, pensava a sua madre e tentò di chiamarla per raccontarle quello che le stava capitando, ma la madre aveva visto le sue foto e l’aggredì in malo modo, Marily riattaccò: era stata una sciocca,dopo aver deciso di andarsene, non ci si doveva mai voltare indietro.

La loro settimana era appena cominciata ed era meglio godersela.

Quella mattina andarono a tirare con l’arco, Marily non centrò nessun bersaglio e non si divertì molto, si vendicò battendo Bruno a freccette.

Poi ripresero a parlarsi e Marily capì che non sarebbe riuscita a partire,quel uomo l’affascinava ,non si stancava mai di ascoltarlo,di discutere ed imparare,lo amava troppo,le bastava sfiorarlo per desiderarlo,guardarlo per tremare,ascoltarlo per essere appagata.

Bruno malgrado si fosse ripromesso di non parlarle di matrimonio se non dopo aver chiarito le cose con Elisa, buttò lì come per caso qualche allusione ad un figlio loro, Marily ne fu molto sorpresa,non aveva mai neppure lontanamente pensato a quella eventualità.

Un figlio di Bruno sarebbe stato bellissimo,ma lei voleva che suo figlio avesse la famiglia che lei non aveva mai avuto,non un padre part-time,non così, lei aveva diritto ad avere quello che aveva avuto Elisa,ma un figlio da Bruno era comunque un’idea insinuante.

 

CAP 20

 

Elisa era spaventata,questa volta non aveva saputo gestire bene la situazione e temeva di perdere le cose che oramai considerava sue di diritto, forse non amava neppure più Bruno come un tempo, forse non lo aveva mai amato come lei stessa avrebbe voluto, non lo avrebbe tradito qualche volta se il loro fosse stato un amore perfetto, ma ora non voleva perderlo.

La sera del vernissage tutti li avevano guardati ed era come se avesse letto sui volti degli amici e dei conoscenti la stessa domanda che ora poneva a se stessa.

In preda ad insolita agitazione decise di andare dalla vecchia madre di Aldo per chiederle consigli,l’anziana signora indiana di solito , riusciva a tranquillizzarla e a suggerirle esercizi di pazienza e perseveranza.

La donna era elegante nel suo bel sari occidentalizzato, i lunghi capelli striati di bianco racconti in una treccia con qualche monile d’oro intrecciato, la collana lavorata a mano le dava un che di autoritario ed il tintinnio dei braccialetti smorzava l’austerità del suo aspetto, che pure nell’abito variopinto, aveva un che di severo .

La signora le venne incontro sorridendo e la fece accomodare in un grazioso salottino che usava lei sola, apparvero le immancabili tazze di te ed Elisa finalmente riuscì a parlare delle sue preoccupazioni.

La signora questa volta non la rassicurò, le disse che a suo parere non poteva farci nulla oramai, avrebbe dovuto cogliere l’attimo d’indecisione di Bruno quando era rientrato a casa la prima volta, oramai non c’era molto da fare, per avvalorare la sua tesi la donna rovesciò la tazza del te e ne osservò i fondi scuotendo la testa, prese la mano di Elisa e vi pose delle conchiglie, le chiese di lanciarle sul tavolino, il suo sguardo sembrava guardare lontano nel tempo e nello spazio, la conclusione della sua meditazione fu che Elisa non doveva abbandonarsi allo sconforto, ma adeguarsi alle nuove vicende, incombeva una sciagura se lei avesse agito in qualche modo, non le restava che aspettare che il destino di Marily si compisse, altrimenti avrebbe perso la ragione.

Se avesse fatto qualche cosa in quel momento Marily si sarebbe allontanata,ma….

A quelle parole Elisa un po’ eccitata rispose :-Ma è proprio quello che desidero, cosa dovrei fare ,mi dica..-

- Sì, se vuoi puoi riavere tuo marito,ma ..- la signora non volle aggiungere altro,quando Elisa si congedò aggiunse solo :-Non fare nulla di cui potresti pentirti amaramente, il tuo destino è nelle tue mani, pazienta, aspetta-

- Elisa, solitamente così fredda e razionale ,in quel momento di smarrimento, aveva ripreso fiducia, infondo la donna le aveva detto che avrebbe potuto riavere Bruno, doveva fare qualcosa, altro che aspettare, ma cosa? Quella donna coi suoi discorsi enigmatici da un lato l’aveva rincuorata, dall’altro le aveva fatto intendere che un passo falso le sarebbe costato caro.

- Un sua amica aveva avuto un periodo di crisi con il marito , ora tutto si era risolto per il meglio, Elisa decise di chiedere consigli anche a lei,il suo orgoglio ne soffriva, lei si era sempre mostrata superiore ed aveva ostentato la sua perfetta unione come uno stendardo, aveva sempre sorriso delle ansie e gelosie delle altre donne ed aveva considerato suo marito molto migliore degli altri uomini, in fondo pensava che se avevano sposato degli imbecilli era giusto che ne pagassero lo scotto, quando qualcuna le confidava di aver scoperto un tradimento aveva sempre sorriso della poveretta con aria di sufficienza, incolpandola della sua cecità.

-  A lei non sarebbe potuto succedere,aveva pensato fino ad allora.

-  Marta, la sua amica, fu molto meravigliata di vederla arrivare a casa sua senza preavviso; non era certo nelle sue abitudini, Elisa era sempre così formale ed educata; tuttavia la fece entrare come se le facesse piacere vederla; in verità Marta non era entusiasta, era sempre stata un po’ gelosa della classe di Elisa e non le faceva piacere farsi trovare spettinata,senza trucco,intenta a lavare il suo adorato cagnolino nella vasca ad idromassaggio.

-  In altri momenti Elisa avrebbe aspramente criticato il tutto, ma non quella volta.

-  Il disordine che regnava sovrano in quella casa dava l’esatta misura della serenità di quella donna che non aveva bisogno di mostrarsi perfetta di fronte al suo uomo e che poteva liberamente circolare con un vecchio maglione mezzo sbrindellato senza timore che il suo uomo non la desiderasse più, dopo la scappatella, tra loro era tornato un sereno più solido e rassicurante, sembravano tornati indietro nel tempo e li si sentiva ridere spesso, cosa che tra lei e Bruno non accadeva più da tempo.

-  L’allegria era proprio la magia di Marily, Bruno con lei aveva ripreso a sorridere, ora anche a ridere, tra loro invece,c’era stato tutto tranne la gioia di vivere, l’avevano data per scontata ed ora invece stava presentando il conto.

- Marta ascoltò Elisa con attenzione,da Marta non si poteva aspettare che un martini versato nei bicchieri da vino e qualche ottimo salatino fatto con le sue mani chissà quando, ma in quel momento era quello che ci voleva ed Elisa si trovò a raccontarle tutto senza nessun pudore, mentre raccontava s’era anche tolta le scarpe, proprio lei, sempre così osservante del galateo, aveva anche accettato di restare a pranzo ed infilarsi una comoda tuta per trascorrere la giornata in libertà.

-  Alberto, il marito di Marta l’aveva accolta con sorridente sorpresa, non era facile vederla da loro in tuta e pantofole, a lui poi non era neppure simpatica, troppo snob, troppo bella, troppo sicura di sé, lui non avrebbe mai sposato una donna così, un avventura forse, era pur sempre molto bella.

-  Alberto diede un bacio alla sua Marta e scacciò il pensiero malizioso, poco dopo le due donne s’erano nuovamente appartate e chiacchieravano animatamente, interrompendo discorsi che sembravano seri con frivoli commenti sulla nuova tappezzeria e sul colore delle tende.

- Alberto tornò in ufficio non senza aver raccomandato a Marta di liberarsi di Elisa.

- La sera colse Elisa stanca e priva di idee, Marta non le aveva affatto chiarito come fosse avvenuta la riappacificazione con il marito, né le aveva dato consigli validi, le aveva solo dato l’indirizzo di una bravissima cartomante.

- Andare da una cartomante sembrava proprio cadere in basso, però,se era davvero tanto brava, avrebbe potuto chiarirle dei dubbi sui consigli sibillini della madre di Aldo.

-  Non lo avrebbe saputo nessuno, avrebbe dato un nome falso, si sarebbe vestita in modo che non potesse riconoscerla, sì, in fondo si trattava di perdere mezzora.

- Non c’era niente di male ad andare da una cartomante, ci andavano tutti, anche uomini importanti, amici di Bruno avevano candidamente confessato di essere andati dall’astrologo, anche Napoleone faceva solitari prima delle battaglie, anche la sua era una battaglia.

- Su Tommy non si poteva contare, aveva fatto pace con la sua ragazza, stava organizzando un complesso musicale,aveva composto bellissime canzoni e non era mai a casa, la bimba avrebbe fatto una gita di quindici giorni con la scuola.

-  Vedere i soliti amici non le andava davvero, se altre volte non lo avevano fatto e avevano trovato del tutto naturale l’assenza di Bruno, questa volta  le avrebbero chiesto tutti dov’era, molti avrebbero chiesto anche di Marily, qualcuno l’avrebbe trovata straordinaria e l’avrebbe guardata fisso mentre lo diceva, per cogliere qualche sua reazione.

-  No,niente amici, Elisa si guardò allo specchio e ciò che vide non le piacque.

-  Le rughe attorno agli occhi le sembrarono solchi profondi, la pelle le sembrò un campo riarso, la bocca pareva più piccola e le rughe del collo insopportabili orribili collane indelebili, le sembrò di avere il viso storto, il naso le parve enorme ed i capelli ruvidi ed incolti.

-  Non era vero, anche lei sapeva di esagerare nell’autocritica, ma capiva che tra lei e Marily non poteva esserci confronto su quella piattaforma, lei aveva il passato tra le sue carte, Marily il futuro.

- Da quanto tempo non avevano sognato qualche cosa insieme lei e Bruno?

-  Sì, facevano molte cose assieme, ma non le programmavano, non le desideravano, le facevano e basta.

- Nuotavano, cavalcavano, passeggiavano e chiacchieravano ,ma senza magia, senza sorpresa.

-  Se non si vedevano quel giorno nessuno di loro soffriva, tanto si sarebbero ritrovati in un altro momento, era quello che lei aveva pensato anche quella maledetta sera quando Bruno era ripartito.

-  L’appuntamento con la cartomante fu preso e la giovane che le  aprì la porta deluse le aspettative di Elisa.

-  Cosa poteva capire di carte e futuro quella bella ragazza coi capelli biondi e lunghi fino al sedere, i suoi stivaletti rossi e i jeans attillati facevano pensare più ad una casa d’appuntamento che allo studio di un mago.

-  La ragazza sorrideva e sembrava immaginare il disappunto e la delusione

-  nei pensieri di Elisa, le prese le mani e le intimò quasi di sedersi.

-  Elisa ubbidì, che poteva fare? oramai era lì

-  La ragazza iniziò a parlare con voce grave e le raccontò per sommi capi la sua vita, man mano che la ragazza parlava Elisa si rilassava, al disappunto si sostituiva lo stupore, la ragazza sembrava conoscere il suo passato ed aver individuato la ragione della sua presenza  e del suo imbarazzo.

- Le parlava di Bruno come se lo conoscesse e descriveva Marily come se l’avesse vista.

-  Elisa era completamente frastornata ed emozionata , dimentica della sua razionalità consegnò alla giovane la foto del suo matrimonio e le raccontò cose da tempo dimenticate che giacevano da tempo in un angolo buio della sua mente.

- Quando la ragazza la congedò Elisa era come se avesse fatto una seduta dallo psicanalista, non si domandava né come né perché la giovane avesse potuto capire quale fosse la sua pena.

-  L’Elisa  lucida e sicura si sé che tutti conoscevano avrebbe capito che la chiromante era andata per esclusione.

-  La gente che va dai maghi ha sempre gli stessi problemi, denaro, lavoro, amore, a volte salute.

-  Un buon chiromante di solito è anche un po’ psicologo, vedendo Elisa si capiva subito che non aveva problemi di denaro e lavoro, la prima cosa che veniva in mente di provare a dire era un problema di cuore, vista l’età del soggetto era facile indovinare che il marito si fosse invaghito di una donna più giovane, dire che aveva avuto una giovinezza agiata e bravi genitori non era proprio così difficile da indovinare.

-  Ma Elisa non pensava a queste cose,Elisa aveva perso raziocinio e sicurezza e vedeva in quel cero ed in quel pacchetto colorato che la maga le aveva dato, una possibile soluzione ai suoi problemi, la ragazza le aveva detto di portarlo nella casa di Marily la prima notte di luna piena e di mettere i due oggetti in un posto caro a Marily e pregare per il suo allontanamento ed il ritorno del marito.

-  Non c’era nulla di male nel tentare di farlo, in fondo se non avesse funzionato non si sarebbe meravigliata,ma se per caso avesse funzionato?

-  Cosa le costava tentare?

- La prima notte di luna piena sarebbe stata tra tre giorni.

-  Elisa fece i riti suggeriti dalla maga,accese candele blu nei giorni pari, quelle verdi i giorni dispari, pronunciò le frasi scritte sul foglietto di pergamena e bruciò lo stesso come le era stato detto.

-  Si vergognava di compiere quei gesti sciocchi e per ciò si chiudeva a chiave per non essere vista da nessuno quasi a voler nascondere a se stessa il suo agire insensato.

-  La fatidica notte, indossato un pantalone nero ed una maglione dello stesso colore, simile ad un novella Eva Kant, si allontanò di nascosto da tutti e si recò fino alla casa di Marily .

- Bruno e la ragazza erano ancora chissà dove , la casa era deserta e buia, Elisa non voleva accendere le luci, qualcuno avrebbe potuto vederla e non avrebbe proprio saputo spiegare a sua presenza lì,né il suo abbigliamento curioso.

- La luna illuminava la porta del garage rimasta aperta e sembrava colpire coi suoi raggi proprio l’automobile di Marily.

- Bruno le aveva raccontato del loro incontro e di quanto l’automobile fosse importante per Marily, non c’era bisogno di entrare in casa, sarebbe bastato trovare un nascondiglio per il pacchetto  nella macchina che, oltre tutto, non era neppure chiusa a chiave.

-  Un rumore la fece sobbalzare: non era nulla ,era solo uno di quei rumori che la notte regala e di cui non si conosce mai la provenienza e la ragione.

- Elisa aprì il cofano ed infilò le sue stregonerie negli interstizi del motore, difficilmente Marily avrebbe guardato là ed un meccanico li avrebbe buttati via senza farsi troppe domande.

-  Elisa ,tornata a casa, si fece un bagno come a cancellare la stupidità di quello che aveva appena fatto, buttò via candele verdi e blu e cercò di non pensare più a quella sciocchezza.

-  La ragazza aveva sostenuto che Marily sarebbe scomparsa dalla loro vita nel giro di tre o quattro settimane, non restava che aspettare e dimenticare di essere stata così sciocca da lasciarsi andare a quei giochi da ingenui e sprovveduti.

- Elisa stava tornando in sé e programmò una giornata normale tutta per sé: ginnastica, estetista, parrucchiere e la cena da Aldo con pochi amici l’avrebbero vista come sempre sorridente e tranquilla.

 

Cap 21

 

 

Il rientro dalla meravigliosa vacanza fu come un brusco risveglio da un magico sogno.

Per Marily, però, fu facile distrarsi, Giorgio l’aveva aspettata e fu quasi costretta a partire per Parigi, cosa che la stimolava e la eccitava non poco, per Bruno invece le cose furono ben diverse.

Apparentemente nulla era cambiato nella sua bella e comoda casa, aveva da tempo una sua stanza e non fu meravigliato del fatto di non essere invitato nella stanza comune, in quel momento non gli avrebbe neppure fatto piacere,in fondo si sentiva in colpa di essere stato felice, causando infelicità ad Elisa, ma ciò che lo aspettava non era nelle sue previsioni.

Al mattino era solito fare colazione nella bella cucina, ammirando dalla finestra il panorama, da quella mattina in poi, trovò sistematicamente, la donna di servizio intenta a lavare il pavimento, le sedie poggiate sul tavolo ed uno sgradevole odore di ammoniaca, alle sue proteste la donna rispondeva che doveva pulire ed erano ordini della signora.

 Pensando ad una piccola ritorsione, Bruno non insistette e servitosi un veloce caffé, lui che era abituato a fare una lauta colazione, rientrava nella sua stanza, le camicie avevano cambiato posto e uscire dalla stanza era un’impresa, perché il pavimento era bagnato e la donna pregava di non camminare;le sorprese non erano finite, poiché anche l’acqua calda a volte mancava e la zelante cameriera era nel bagno con i suoi stracci odoranti di vari sgradevoli detersivi proprio quando lui desiderava farsi un bel bagno ristoratore, anche i giornali avevano cambiato posto come l’ora del pranzo.

Le pietanze erano spesso di quelle che non gli piacevano ed Elisa era spesso occupata e rifiutava ogni tipo di comunicazione se non quella di chiedere soldi, benché avesse un suo conto corrente.

Non poteva tornare da Marily perché era a Parigi, Tommy era spesso con la sua ragazza e a qualche suo commento rispondeva che non poteva aspettarsi altro,il ritorno della bambina era l’unico motivo che lo tratteneva lì, ma non sarebbe stato l’unico.

Elisa, fredda e distaccata, gli aveva comunicato che avrebbe potuto nuocergli rivelando particolari di alcune sue transazioni non proprio legali e raccontare di commenti ed iniziative prese contro i suoi oppositori, lo disse con leggerezza, come se fosse la cosa più naturale del mondo e non un ricatto,la cui posta ancora non era del tutto svelata.

Bruno tentò più volte di parlare con Elisa, ma lei si limitava a guardarlo senza vederlo, la conversazione si limitava a monosillabi, mentre in presenza dei pochi amici che ancora frequentavano la casa, tutto sembrava normale, ma i visitatori percepivano il gelo creatosi e non tornavano una seconda volta.

Ovviamente, Elisa ai loro occhi, appariva come una santa, vittima di una situazione incresciosa creatale da Bruno; lei i suoi tradimenti non li aveva resi pubblici, perciò lo sapevano in pochi che si era presa qualche evasione in tempi non lontani, poi la colpa di Bruno era maggiore, lui si era innamorato.

Bruno era dispiaciuto per la reazione di Elisa, da lei così equilibrata non si sarebbe aspettato dispettucci da donnetta vendicativa, tuttavia cercava di usare buonsenso e ragionevolezza, infondo era Marily quella che gli mancava e il saperla da sola a Parigi con uno scapolo d’oro che la copriva di attenzioni e complimenti non faceva stare tranquillo.

Aveva del lavoro arretrato da sbrigare, le continue richieste di denaro di Elisa, pur non compromettendo la loro situazione economica ,disturbavano il bilancio, alcuni affari non errano andati per il verso giusto e Bruno non era ricco contrariamente a quello che molti pensavano, maneggiava sì molto denaro, ma lo devolveva alle sue cause sociali ed umanitarie, per sé tratteneva molto meno di quanto non si potesse credere ed ora era anche nei guai.

Tentò di spiegare quello che era accaduto ad Elisa, ma si sentì rispondere che a lei non importava nulla ed erano fatti suoi.

Bruno voleva parlare con qualcuno, si sentiva perso in quella situazione per lui completamente nuova, ma anche gli amici più cari sembravano aver altro da fare che ascoltare i suoi problemi, la notte si svegliava sudato ed agitato senza ricordare il sogno che lo aveva messo in quello stato,cercava soluzioni finanziarie,ma sembrava che tutte le vie d’uscita fossero chiuse, immaginava Marily tra le braccia di uomini affascinanti, vedeva Elisa trionfante sulle prime pagine dei giornali ,mentre lo metteva in difficoltà con l’opinione pubblica, immaginava la bambina arrabbiata che non gli rivolgeva la parola e Tommy che gli rispondeva male.

Erano sogni, paure o realtà?

Bisognava sciogliere i nodi di quel puzzle infernale,sciogliergli ad uno ad uno,e, prima di tutto bisognava ritrovare l’equilibrio smarrito.

Dopo un ennesimo tentativo di parlare con Elisa, abortito nel nulla, Bruno decise di stabilire nuove basi con Marily, le avrebbe proposto la convivenza stabile.

Ma l’ansia per l’improvviso risvolto economico della sua situazione lo attanagliava forse più del necessario e non poteva certo trovare conforto parlandone a Marily, l’atteggiamento di Elisa lo feriva profondamente, non pensava ,malgrado la situazione scabrosa, che lei cambiasse in modo così radicale, dal momento che ,all’inizio, sembrava non aver dato troppo peso alla cosa.

Marily non sembrava essere particolarmente legata al denaro, forse con lei avrebbe potuto gettare nuove basi e ricominciare davvero.

Iniziò a fare la valigia, le sue finanze gli permettevano ancora di poter fare un’improvvisata a Parigi, Elisa , entrata in quel momento, gli mostrò l’articolo di giornale che commentava l’inaugurazione del locale di Giorgio: Marily era in primo piano ,Giorgio le teneva la vita con fare confidenziale e si guardavano teneramente negli occhi, o almeno così diceva il trafiletto sotto la foto.

Il commento acido di Elisa cadde nel vuoto, poiché Bruno già stava male e si sentiva terribilmente sciocco con i suoi progetti e la sua valigia semi aperta.

Se Marily davvero avesse preso a flirtare con Giorgio, lui non avrebbe potuto neppure avanzare pretese, infondo le aveva imposto un ruolo secondario e lei non poteva sapere che, anche a causa dell’atmosfera pesante creatasi in casa lui aveva preso altre decisioni.

E se Elisa fosse stata la donna perfetta di sempre,lui avrebbe preso quella decisione?

Voleva davvero lasciare tutto e stare con lei?

La valigia lo guardava invitante, Elisa lo stava chiamando per spostare qualche cosa, sembrava la moglie di sempre e chiamava suo marito per darle una mano in una piccola faccenda quotidiana.

Che fare?

 Elisa era lì sorridente e gentile,come se tutte le ritorsioni di quei giorni non fossero mai esistite, Tommy era appena rientrato e voleva fargli sentire la sua nuova canzone, la bimba sarebbe tornata a momenti e Marily forse folleggiava con un altro.

Bruno quel giorno non partì, ma l’indomani non poté fare colazione come al solito oramai, Tommy era andato via nuovamente, la piccola era a scuola tutto il giorno ed Elisa non lo aveva salutato e non aveva risposto al suo buongiorno, la sera prima era svanita e lui aveva ancora voglia di andarsene.

Telefonò a Marily, forse dormiva ancora, l’avrebbe svegliata,  era importante sentirla proprio in quel momento, risposero che non era in camera e il cellulare era spento.

La gelosia ed il senso di frustrazione ed inadeguatezza lo ripresero.

Se fosse arrivato a Parigi e l’avesse trovata con un altro?

O con Giorgio?

Che figura avrebbe fatto?

Che poteva dirle?

Avrebbe dovuto lasciarla e non voleva farlo, la sua mente gli dava per scontato che Marily lo stesse tradendo e a poco serviva la ragione che cercava di distoglierlo da quella fantasia morbosa.

 

Marily a Parigi, si divertiva molto, ma non pensava e non desiderava affatto tradirlo.

Lei, come tutti, subiva il fascino della città e la viveva intensamente, di giorno faceva la turista, la sera la reginetta della notte e non le dispiaceva affatto avere un accompagnatore brillante e conosciuto come Giorgio, con lui era tutto facile e leggero.

Quando Bruno arrivò, finalmente,la trovò circondata dagli amici di Giorgio che le chiedevano ritratti personalizzati e le dedicavano canzoni, l’accoglienza entusiastica che gli fece fugò i dubbi e le paure, ma solo per un lungo attimo.

 

CAP 22

 

L’accoglienza di Marily scaldò il cuore a Bruno, il suo sorriso, la spontaneità dell’abbraccio lo fecero sentire nuovamente sereno e gli fecero dimenticare dubbi e sospetti, Marily era splendida in quei vestiti soffici e leggeri che la rendevano simile ad una nuvola, molto più sicura di sé e disinvolta, tuttavia non aveva perso nulla della semplicità e freschezza che gliel’avevano fatta amare.

Gli uomini la guardavano con evidente ammirazione e Bruno si sentì invidiato come ai tempi del matrimonio con Elisa, il solo pensiero di Elisa gli fece male ed il viso lo espresse con una smorfia che fu subito notata da Marily, che intuì anche la ragione della stessa e gli strinse la mano e gli sussurrò un ringraziamento per essere lì.

I bicchieri si riempivano e si vuotavano con allegria, le discussioni si alternavano a canzoni e si fece presto l’alba.

Uscirono dal locale e decisero si camminare, l’ampia mantella di Marily svolazzava allegramente mentre lei fingeva di volare e gridava al mondo la sua felicità, era un po’ su di giri, ma solo quel tanto che bastava a renderla disinibita, non volgare.

Bruno in quel momento l’adorava e non gli importava niente di tutto quello che gli stava accadendo.

Ad un tratto Marily si fermò, era l’alba ,  aveva visto una lumaca sul tronco di un albero, la lumaca era in alto e Marily domandò :-Cosa l’avrà spinta ad arrampicarsi così in alto? Ci avrà messo dei giorni per arrivare fin lassù, chissà cosa cerca…-

Bruno l’amava anche per quelle domande cui nessuno sapeva rispondere,era evidente che Marily andava al di là delle cose e lui si sentiva fortunato ad averla incontrata.

Nel suo soprabito cammello, da dietro, forse si capiva che era un uomo maturo, ma guardandolo in viso si sarebbe detto che era un trentenne che dimostrava qualche anno di più, l’espressione degli occhi ed il sorriso quasi eguagliavano lo stupore di Marily.

Era quella la felicità?

L’indomani Bruno le raccontò un po’ delle ansie di quei giorni e delle ripicche che anche Elisa non si risparmiava, le fece capire che ora vedeva Elisa sotto un’altra luce, non tanto per le reazioni negative, quelle potevano essere comprensibili, ma solo ora vedeva in lei l’attaccamento allo status sociale, al denaro, solo ora capiva che se si erano traditi senza soffrirne il loro matrimonio non era poi tanto perfetto come aveva voluto credere tutti quegli anni, che forse la perfezione era solo buona educazione e un bel modo di proporsi al pubblico, erano una bella coppia, avevano una  casa accogliente, a letto si trovavano bene e parlavano sempre a bassa voce, forse, quello non era amore.

Bruno raccontava quelle cose con tristezza, sinceramente dispiaciuto, stava mettendo in dubbio tutto il suo modo di vivere e di sentire di quegli anni in cui aveva creduto di stare bene, Marily lo ascoltava con partecipazione e stava per raccontargli le sue solitudini, l’infanzia malinconica, le incomprensioni con i genitori, la voglia di fuggire ed il dolore del non poter riparare ai guasti di quegli anni, il suo timore di perdere i genitori senza aver mai potuto stabilire con loro quel feeling che aveva sognato da sempre;ma non disse nulla, Bruno aveva già i suoi di problemi da risolvere, era inutile rattristarlo maggiormente, lei adorava vederlo felice, non era il caso di aumentare la malinconia dei rimpianti delle cose sfuggite di mano ed impossibili da recuperare.

Marily infondo si sentiva un po’ in colpa di essere lo strumento attraverso il quale, Bruno aveva sciolto il velo che gli impediva di vedere il perché del suo cattivo umore,della mascella serrata del suo atteggiamento del prima di Marily.

Lei gli aveva riportato il sorriso, ma aveva tolto sicurezza, concentrazione, impegno e soddisfazione; ora Brino si metteva in discussione, ai suoi occhi era ancora più affascinante , ma per gli altri, lei sarebbe stata la causa della sua rovina.

Marily questo lo capiva ed anche se Bruno non aveva accennato al rovescio economico, aveva intuito che qualche cosa non andava per il verso giusto anche in quel senso.

Mentre si stringeva a lui come una scolaretta in cerca di protezione, pensava  a come poterlo aiutare.

Lui aveva cambiato la sua vita in un attimo, le aveva dato visibilità artistica, conoscenze ed indipendenza, era avvenuto tutto con naturalezza e immediatezza, Marily ancora non si rendeva conto di essere ricca, ma capiva che potenzialmente aveva le possibilità si sfruttare al meglio quel momento e poter ricambiare l’uomo che amava e a cui doveva tutte le cose belle che le stavano accadendo.

Marily aveva già deciso,avrebbe dipinto più quadri possibile, avrebbe inaugurato e presenziato a tutte le manifestazioni possibili e avrebbe reso a Bruno tutto quello che avrebbe potuto recuperare e avrebbe fatto di tutto per rendergli la determinazione e la concentrazione necessaria per pareggiare la situazione.

Felice dei suoi propositi riuscì a tornare allegra e spensierata e a trasmetterlo a Bruno,che non si era accorto di nulla e non aveva saputo leggere nei suoi pensieri.

La giornata passò serenamente, Parigi si poteva inventare come si voleva:è questa la magia di quella città e loro la resero ancora più meravigliosa con il loro amore.

La telefonata di Giorgio ruppe l’incantesimo, a malincuore Marily accettò l’invito,Bruno ne fu infastidito, ma vedendola trasformarsi come una farfalla non poté che divertirsi anche lui.

Marily sapeva diventare un’altra e apparire straordinariamente sexy senza volgarità, l’abito che scelse per quella sera era attillato,con una profonda scollatura sulla schiena ed un generoso spacco che mostrava le belle gambe forse un po’ troppo magre, Giorgio la convinse a farsi bionda e tagliare i capelli, Marily lo fece senza entusiasmo, amava i suoi capelli lunghi ed il suo caldo colore castano,ma aveva deciso di stare al gioco,il trucco piuttosto pesante rendeva grandissimi i suoi begli occhi ed i tacchi vertiginosi sui quali si dondolava con eleganza le davano un fascino misterioso e particolare

.Marily sembrava proprio a suo agio nella parte della vamp,solo il sorriso birichino e la risata argentina tradivano l’imbarazzo che in realtà provava, si divertiva,ma non era nella sua natura essere appariscente e vistosa.

I suoi vestiti erano sempre in tinta unita,non amava le fantasie che diceva si adattavano più ai suoi quadri che agli abiti,ma le proposero di dipingere delle stoffe e lo fece senza farsi pregare.

Il suo viso appariva sempre più spesso sulle riviste e gli inviti fioccavano da più parti, Bruno fingeva di lavorare, ma il sottile disagio che la gelosia negata e scacciata gli procurava, gli impediva di essere completamente concentrato.

Anche quella settimana finì.

 Marily tornò castana, anche se non si potevano più nascondere le mani nei suoi capelli, con le scarpine basse ed i jeans la risentì solo sua;in questo Marily era bravissima, senza saperlo, trasmetteva un senso di appartenenza totale che l’attimo dopo svaniva per riportarla in quel suo mondo fantastico e lontano dove neppure Bruno riusciva ad entrare.

Tornarono a Londra, lui si trasferì da lei, non le aveva ancora detto che era per sempre, non le aveva ancora fatto parte dei suoi progetti per il futuro, ma era sempre lì e lei era felice.

I suoi quadri divennero solari ed i colori meno sfumati, non avevano l’intensa disperazione dei primi, trasmettevano pace e serenità anche a coloro che li guardavano; lavorava molto ed in fretta, voleva stare più tempo possibile con Bruno e voleva fare tanti quadri per poterlo aiutare a risolvere i suoi problemi, ma quelli Bruno li stava risolvendo anche da solo, non vedere e non sentire nessuno giovava anche a lui, lavorava meglio ora che Marily era a casa e che Elisa non era neppure nei suoi pensieri.

Gli dispiaceva ammetterlo, ma era contento di non vedere neppure Tommy, il sorriso della bimba gli mancava, ma la lontananza non gli pesava poi tanto,era abituato a starle lontano e doveva accettare il fatto che i figli per lui non erano  al primo posto, anche quello che avrebbe voluto da Marily, non era che un modo per regolarizzare il loro rapporto, per legarla di più, per mettere alla prova il suo amore.

Consapevole di questo,Bruno aveva deciso di non accelerare i tempi, era tutto perfetto anche così.

 

CAP 23

 

Trascorsero giorni abbastanza sereni, Elisa sembrava essersi fatta una ragione della nuova situazione e  voler evitare di incontrarli; Tommy era sempre più preso dalla sua musica e dalla nuova ragazza ed aveva dimenticato il turbamento provato per Marily; Aldo, cui Elisa piaceva da sempre, giocava sempre il ruolo un po’ ambiguo dell’amico di tutti; Marily e Bruno vivevano come appartati, lavorando intensamente e gettando le basi di una convivenza  continuata.

Giorgio appariva e scompariva, sempre galante con Marily e corretto con Bruno, lusingando la prima con la sua corte ed ammirazione discreta, infastidendo il secondo, pur essendogli utile in molte situazioni.

Arrivò così il giorno in cui Marily ebbe abbastanza dipinti per poter tentare di organizzare un’altra personale.

Bruno aveva proposto di fare una cosa intima , a inviti, a casa loro, senza troppo fragore e pubblicità, Giorgio invece sosteneva che bisognava fare una cosa in grande e far parlare riviste e televisioni.

Bruno, pur non desiderando alimentare le chiacchiere sulla sua separazione, dovette convenire che l’idea di Giorgio di organizzare una festa in costume, invitando personaggi noti del mondo dello spettacolo e politico, avrebbe dato molte più possibilità di riuscita, inoltre Giorgio offriva una possibilità di emergere anche a Tommy.

Bruno dovette convenire che sarebbe stato un ottimo trampolino di lancio e accettò passivamente la situazione.

Marily avrebbe indossato uno splendido abito indiano offertole da Aldo , Giorgio sarebbe stato Luigi XIV o Casanova, Aldo avrebbe interpretato se stesso, Bruno sarebbe stato un gentil uomo dell’ottocento, Tommy sarebbe stato un romantico Bayron.

Si poneva il problema di invitare Elisa, Bruno non aveva nessuna voglia di rivederla e avrebbe rinunciato volentieri a quella serata in maschera sotto gli occhi dei riflettori, anche Marily non era entusiasta , temendo di incrinare l’armonia di quei giorni, avrebbe fatto volentieri a meno di lei, ma c’era Tommy e l’assenza di Elisa sarebbe stata commentata né più né meno della sua presenza, Elisa aveva accettato l’invito fattole da Aldo ancor prima che i diretti interessati avessero deciso il da farsi, ma aveva messo come condizione che Bruno fosse il suo accompagnatore,come la prima volta.

Giorgio e Tommy erano accoppiati e Marily non voleva essere accompagnata da Aldo, per il quale continuava a provare, a tempi alterni, una certa antipatia e diffidenza.

Giorgio disse che le avrebbe fatto una sorpresa e che il suo arrivo non sarebbe passato inosservato e tutti si fidarono di lui.

Era notorio che sapesse organizzare feste riuscitissime e che dal punto di vista organizzativo, seppure meno raffinato di Aldo, le sue idee erano vincenti.

Le prove del trucco e dei costumi occuparono piacevolmente Marily che si divertiva molto, anche Bruno, seppure riluttante, dovette ammettere che vedere Marily così eccitata ed emozionata, era un piacere anche per lui.

In casa loro era un via vai di sarte, truccatori, parrucchieri; venivano amici e  andavano da loro, per vedere i costumi degli altri.

I preparativi erano la vera festa, solo l’ombra della partecipazione di Elisa turbava Marily, che si era abituata ad avere Bruno con sé e sperava non andasse più via.

Il gran giorno arrivò,l’atmosfera era magica nel bel salone antico affittato per l’occasione, camerieri in costume s’affannavano attorno alle tavole piene di cristalli lucenti e magnifiche composizioni do ghiaccio, piatti che sembravano essere stati fatti per essere fotografati e non mangiati, frutta e dolci degni di un ricevimento regale troneggiavano sfarzosi, Giorgio aveva avuto l’idea di far diventare la serata anche un’occasione per fare della beneficenza all’associazione patrocinata da Bruno e la sua importanza era diventata davvero grande.

Gli invitati avrebbero pagato salatissimi biglietti di partecipazione , metà del ricavato dei quadri di Marily e i diritti televisivi sarebbero stati devoluti in beneficenza, le spese sarebbero state sostenute da un gioielliere famoso che avrebbe esposto pezzi molto rari a prezzi vertiginosi, da una ditta di vini che avrebbe venduto bottiglie rarissime all’asta e da una casa di mode che aveva fornito la maggior parte dei costumi,oltre ad altre aziende che avevano fatto la fila per poter dare il loro contributo, non ultimi alcuni armatori che volevano pubblicizzare le loro crociere.

La piccola mostra di Marily era diventata l’avvenimento mondano dell’anno grazie alle conoscenze e alle capacità organizzative di Giorgio.

Marily non poteva neppure immaginare una cosa simile e restò inebetita a guardare tutte quelle meraviglie, per fortuna i suoi quadri erano in una sala separata  e poteva restarsene un po’ in disparte.

Era bellissima nel sari giallo e oro,il lungo toupet le donava molto ed il trucco la faceva sembrare davvero un’indiana, anche la sua timidezza, in quella circostanza ,deponeva  al realismo di quella interpretazione, non era né la Marily acqua e sapone del paesino italiano,né la moderna ragazza disinibita di Parigi,né l’artista raffinata di Londra, lì era proprio una bella giovane donna indiana modesta e splendida come loro sanno essere.

Aldo,anche in quella circostanza fu un prezioso alleato, le aveva suggerito il modo di comportarsi e le stava vicino discretamente, elegantissimo nel suo completo indiano, sapeva che per lei quello sfarzo sarebbe stato difficile da gestire e, buon amico, malgrado i dubbi di lei, ora le era necessario e non la lasciava sola; anche sua madre era gentile e cercava di farla sentire meno sola ed inadeguata tra tutta quella gente.

Nomi altisonanti sconosciuti a Marily venivano continuamente annunciati da un maestro di cerimonie, Tommy ed il suo complesso, imparruccati, suonavano musiche del settecento, studiate per la serata.

Bruno vestito da capitano di vascello inglese, bello come Marlon Brando negli ammutinati del Bounty, fece il suo ingresso con Elisa vestita da gran dama, bellissima e apparentemente raggiante.

Marily fu sorpresa,non era quello il costume che aveva provato con lei, Elisa doveva averlo convinto a cambiarlo, ma lui non aveva ritenuto opportuno informarla, non le aveva neppure detto di aver rivisto Elisa in quei giorni e non la stava cercando con gli occhi, anzi, sembrava evitare accuratamente di guardare nella sua direzione.

Elisa entrò nella saletta, la salutò con freddezza, acquistò un quadro e lo regalò subito  davanti a lei, come a volerla offendere o così le parve.

Marily non si sentiva affatto bene e le era difficile restare lì, le scarpe le facevano male, le sembrava di avere freddo, la testa le girava.

Lei avrebbe voluto solo aiutare Bruno vendendo i suoi quadri, ora si rendeva conto che Bruno non aveva certo bisogno di lei né del suo aiuto, fu grata ad Aldo per la sua presenza, era l’unico che sembrava interessarsi un po’ a lei, i quadri si vendevano, ma nessuno faceva caso alla sua presenza e quando un bel giovanotto biondo con i capelli lunghi legati con un nastro di velluto,vestito alla Lord Brummel la invitò a fare due chiacchiere, accettò volentieri.

Non sapeva chi fosse né le interessava saperlo, era l’unico che  aveva mostrato un po’ d’interesse per lei, Bruno era scomparso chissà dove in mezzo alla gente e Marily , per la prima volta, desiderò farlo ingelosire.

Lord Brummel sembrava fare al caso suo e così si buttò nella mischia fingendo di divertirsi moltissimo.

In realtà la conversazione del suo atletico ed elegante accompagnatore non era molto brillante e lui sembrava molto più interessato a se stesso che non alla sua compagna del momento, voleva essere fotografato il più possibile e la trascinava con sé come fosse una bambola da esibire.

Probabilmente era  gay o un attore in cerca di scritture cui serviva una figura femminile a fianco, ma anche a lei serviva un uomo con il quale farsi vedere,che non fosse dei soliti amici di Bruno o di Giorgio e questo faceva al caso suo: giovane,abbastanza bello e apparentemente maschio.

Quando le propose di allontanarsi dalla festa per farsi riprendere da qualche fotografo,Marily tentennò un poco,prima di accettare.

Poi, dopo aver salutato solo Aldo , per essere certa che Bruno sapesse che se n’era andata e con chi,uscì dalla porta posteriore.

Solo allora capì che era una trovata pubblicitaria, fuori c’era nientemeno che una carrozza e ovviamente parecchi fotografi immortalarono la sua presunta fuga con Lord Brummel, che senza neppure ringraziarla,la scaricò per nulla elegantemente,al primo parcheggio di taxi.

Il ritorno a casa non fu dei migliori.

Le ciglia finte furono strappate causando piccole abrasioni sulle palpebre,le scarpe furono lanciate in un angolo,il bellissimo sari fu abbandonato su una sedia come uno straccio che non serviva più assieme al toupet.

Marily si guardò allo specchio con disgusto,i capelli corti sparavano da tutte le parti, gli occhi erano rossi e gonfi,i piedi le facevano male e non era neppure contenta di sé,aveva subìto l’assegno di Elisa, l’indifferenza di Bruno, si era prestata al gioco del maleducatissimo Lord Brummel alimentando volontariamente pettegolezzi che sarebbero stati fatti comunque.

No, non era contenta né della festa né di se stessa.

Il sonno fu nuovamente agitato, non aveva avuto incubi da quando Bruno era venuto a Parigi a prenderla, ma essendosi addormentata pensando di essere stata sciocca e di aver fatto una mostra del tutto al di sotto delle sue aspettative,(poco le importava che i quadri fossero stati venduti,certamente quelli che li avevano comprati non li avevano neppure guardati e lo avevano fatto solo perché lo facevano altri,non era certo quella la gratificazione di un artista),decisa a non dipingere più,i suoi fantasmi riapparvero, esorcizzati dai suoi cattivi pensieri.

Le sembrò di vedere i suoi genitori sgridarla dalla profondità di una bara,vide se stessa morta, al suo funerale non c’era nessuno, Bruno le voltava le spalle ed Elisa rideva sguaiatamente, le mani inutilmente cercarono conforto, trovarono solo fredde lenzuola, come teli di morte..

L’indomani il suo umore non era migliore, le riviste avevano pubblicato le sue foto con il biondo sconosciuto e le avevano attribuito un flirt con lui, annunciavano anche la riappacificazione di Bruno con la moglie, beatificata da commenti entusiastici per la sua pazienza e signorilità.

Bruno non si fece vivo e neppure Aldo.

Giorgio le telefonò prendendola in giro per la sua romantica fuga e la fece innervosire ancora di più.

 

Bruno,informato della sua fuga con il bel biondo , stupidamente, s’era ingelosito davvero, non pensava affatto di averla ferita con la sua indifferenza, con il cambio del costume e che Marily si fosse sentita tradita per il suo aver passato sotto silenzio l’incontro con Elisa.

Per Bruno era tutto normale, anche aver passato la notte a casa da Elisa, l’aver fatto credere a tutti che il loro matrimonio fosse solido come prima, il non aver fatto neppure gli auguri a Marily, averla lasciata da sola in mezzo a tutta quella gente, per Bruno era tutto normale.

Per Bruno era stata lei a mancargli di rispetto facendosi vedere o anche solo facendo credere che vi fosse dell’intimità con quel tipo, per Bruno era normale non essere tornato a casa da lei dopo la festa.

Era lui l’offeso, quello deriso dai commenti sui giornali e dall’effettivo comportamento di Marily, gliel’avrebbe fatta pagare questa volta, le avrebbe fatto capire quanto fa male sentirsi traditi.

Bruno si comportava come un ragazzino sciocco alla prima cotta, ma non se ne rendeva conto.

Oltre a far male a se stesso e a Marily, illudeva Elisa, che vedendolo tornare a casa con lei, aveva sotterrato l’ascia di guerra e ritentava la strategia del ricordo e del sesso.

 

Marily pensava davvero di averlo perso e si disperava per la sua leggerezza più del dovuto, nuovamente aveva perso fiducia in se stessa e il fatto che l’avesse abbandonata anche il desiderio di dipingere, non l’aiutava a superare quel momento.

Marily aveva dipinto solo per amore, i suoi quadri erano stati tutti manifestazioni d’amore per Bruno ed ora che le sembrava non servirgli più, le sembrava inutile anche dipingere.

 

CAP 24

 

Marily trascorse giorni terribili, sentendo tutta l’angoscia della sua solitudine, si rendeva conto che non si poteva affidare la propria esistenza a quella di una sola persona sia pure quella tanto amata, sentiva la mancanza di un’amicizia sua,anche le frequentazioni di quel periodo erano solo amici di Bruno, molto più vecchi di lei, le donne poi, le mostravano indifferenza se non ostilità.

Cosa avrebbe dato per avere un’amica!

Riprovò a telefonare ai suoi, la mamma non urlava più allo scandalo, la ringraziava del cospicuo vaglia che le aveva mandato e Marily capì che con il denaro si comprava proprio tutto, anche l’amore materno.

Sua madre non le aveva chiesto come aveva potuto avere tanta disponibilità in così poco tempo, né le chiese se era felice.

Marily aveva telefonato perché voleva essere richiamata a casa, ma neppure suo padre le chiese quando si sarebbero rivisti.

Quando abbassò la cornetta si sentì ancora più infelice di prima.

Provò con Giorgio,lui l’aveva fatta ridere e divertire, sarebbe stato un toccasana.

Giorgio arrivò subito,cominciò a prenderla in giro per la sua aria da pulcino spennacchiato e per la sua relazione con Bruno, dichiarò di non aver mai creduto che Bruno avrebbe lasciato Elisa per lei e le consigliò di guardarsi attorno e divertirsi di più, e il divertimento che intendeva lui fu subito evidente.

Marily lo cacciò di casa indignata e lui le giurò di non farla lavorare mai più, dal momento che era così stupida.

Marily pensò che non aveva neppure un cane o un gatto che le mostrasse un po’ d’amore, ma per avere un animale bisognava avere una casa.

E capì di non avere ancora trovato la sua vera casa.

Lo studio era vuoto, nessuno aveva pensato a ricomprare le tele, il giardino troppo silenzioso , le notti troppo lunghe ed i giorni sembravano inutili.

La stanza di Bruno era l’unica dove si sentiva ancora la sua presenza, nel resto della casa sembrava che non vi fosse mai stato.

Marily apriva l’armadio e guardava le sue cose messe in ordine,ma non le dicevano che sarebbe tornato.

E poi se fosse tornato,per quanto tempo?

L’immaginazione le faceva pensare che tra lui ed Elisa tutto fosse tornato perfetto e non sarebbe stata certo lei a fare la rovina famiglie.

Quello che era successo tra loro era stato più forte di loro, era stato il destino, l’Amore, la vita a decidere per loro, ma ora no, se lui aveva fatto la scelta di tornare a casa lei non si sarebbe opposta, che senso  aveva mendicare un amore se non c’era più?

Avrebbe voluto chiedere ad Aldo cosa stava succedendo, ma non osava, del resto neanche lui si faceva sentire, cosa insolita, e Marily  sentiva la sua mancanza, non vedendolo più, ripensava alle volte che l’aveva aiutata a superare momenti difficili, ricordava il sorriso che le era sembrato sgradevole e desiderò che le sorridesse ancora.

Sembrava che nessuno volesse sapere nulla di lei, a volte sollevava la cornetta del telefono per vedere se funzionava.

Che assurdità? Tutta quella gente che si era complimentata con lei,quelli con cui aveva cantato e ballato dov’erano finiti?

Ma non era l’unica a sentirsi sola, Bruno, rinchiuso nel suo stupido amor proprio, rendeva a se stesso e agli altri la vita difficile.

Del resto non stava mai tanto tempo in casa, era sempre stato un viandante ed anche i suoi figli lo amavano per i suoi ritorni, non per le sue presenze.

Era sempre una festa quando tornava ed era bellissimo stare con lui qualche giorno,ma averlo sempre lì significava avere meno libertà, più domande e la cosa cominciava a pesare anche alla piccola, che, per stare con lui, rinunciava ai giochi con le sue amichette.

Bruno credeva di farla felice, invece iniziava ad annoiare anche lei.

Tommy aveva ripreso ad essere arrogante e a sbattere le porte sempre più di frequente.

Elisa, dopo i primi tentativi di ristabilire una certa armonia , s’era rifugiata nella sua vita di sempre e faceva come se lui non ci fosse, anche lei non era abituata a vederlo con la barba lunga, ciondolare per casa in pantofole con un libro in mano.

Bruno era sempre stato un uomo dinamico, la sua inerzia, la sua seriosità, la mancanza di slanci e di interessi erano cosa nuova sia per lui che per coloro che gli stavano accanto.

Elisa aveva invitato amici sperando che l’avrebbero tolto da quel isolamento volontario, ma, contrariamente al solito, lui era stato sgarbato ed insofferente.

Il silenzio era sceso anche in quella casa.

Sembrava che la vittoria di Elisa non avesse portato gioia neppure a lei, in società e con le amiche si dichiarava serena,  in cuor suo temeva che questa situazione avrebbe determinato un modo di vivere del tutto insoddisfacente, suo marito non stava più con Marily, ma le sembrava di averlo perso comunque, inoltre intuiva che la decisione di fermarsi a casa non fosse determinato dall’interesse per lei e per i figli, ma da qualche altro motivo che non riusciva a mettere a fuoco.

Elisa era forse l’unica certa del fatto  che Marily amasse Bruno e fosse riamata.

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