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I Giovani: la loro vita!

 

Disagio Giovanile
a cura di Donato Dell'Orzo

Nonostante una crisi economica mondiale, rimane sempre attuale il dibattito in merito a quei paesi che pur essendo ipersviluppati, non offrono adeguati strumenti sociali per l’attenuazione dei disagi giovanili sempre in aumento. Il consumo di cocaina negli ultimi 5 anni è in continuo aumento, la delinquenza per le strade, soprattutto a danno dei più anziani, sono tra i fattori reali maggiormente segnalati dai mass media. Spesso purtroppo tutto questo ha come protagonisti giovani di età compresa tra i 14 e i 25 anni. Nella sua complessità fenomenologica, disagio significa “non sentirsi a proprio agio”, cioè non essere in grado di vivere adeguatamente in un contesto strutturato da specifiche regole da rispettare. I ragazzi disagiati quindi, vivono male e spesso nemmeno se ne rendono conto: attratti e bombardati da ogni parte da qualcosa di nuovo o di condivisibile, non trovano il tempo di pesare a se stessi e di correggere ciò che ormai nemmeno molte famiglie riescono in tempo a diagnosticare. La tv con i suoi quotidiani modelli da non seguire funge come da catalizzatore inconscio alla nascita di stati aggressivi. Ormai si urla per tutto e tutto diventa elemento di discussione accesa interrotta soltanto dalle puntuali pubblicità. Gli interlocutori (o monologhisti) sono ultimamente, nella maggior parte dei casi persone di bassa levatura culturale che sembrano presi ciclicamente alla rinfusa da bauli impolverati. Una delle peggiori manifestazioni del disagio giovanile è il fenomeno dell’emarginazione sociale. L’indifferenza dell’altro, l’indisposizione a creare un legame empatico è diventato uno degli standard patologici nelle società avanzate e progredite. Barboni incendiati nel sonno da ragazzi che “non avevano niente da fare e si sentivano annoiati”, anziani picchiati o presi in giro, corse folli nella notte, sono alcune conseguenze del “mal benessere”. Si dovrebbe far capire a questi giovani, ad esempio, che la libertà è un valore indispensabile, ma che al contrario di quanto il benessere sociale lascia intendere, va conquistato attraverso la conoscenza maturata dalle conoscenze acquisite nel corso del tempo. I sacrifici e l’impegno costante restituiscono il giusto valore ad ogni cosa. La lettura di libri vista come strumento di emancipazione individuale, come momento ricercato di piacere da ritagliare durante le giornate è soltanto uno dei modi per capitalizzare un sapere che direttamente e indirettamente contribuisce a temperare il proprio carattere e la propria coscienza. Un altro rimedio può essere l’ impegno nel sociale. Moltissime associazioni di volontariato, culturali, scouts… propongono al loro interno dei percorsi pedagogici  gestiti anche attraverso la dimensione ludica. I ragazzi, fin da subito, sono educati al rispetto delle regole, requisiti indispensabili per poterne fare parte e quindi l’educazione al silenzio, al rispetto della natura, al senso della gerarchia.  Un grandissimo autore, uno scrittore siciliano per tanti anni insegnante liceale credeva fermamente che le forze dell’ordine e gli organi di magistratura che contrastano il fenomeno mafioso possono soltanto aiutare a “vincere la battaglia”. “Per vincere la guerra – diceva Bufalino – ci vuole l’intervento dei maestri elementari”. La formazione quindi tra le cure principali per attenuare l’amplificazione degli eventi delinquenziali da parte di alcuni giovani, rendendoli attori principali e testimoni della propria vita.