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Katia Catalano

 
New York movie, Hopper

Celebre pittore americano, Edward Hopper nato nel 1882 e scomparso nel 1967, noto per l'uso della luce e l’inquadratura dei suoi quadri potrebbe persino aver dato l’idea per la realizzazione di fotogrammi cinematografici. Anche la precisione della rappresentazione e la costruzione scenografica rimandano decisamente al cinema.

New York movie, tela ad olio, dipinto nel 1939 e conservato nel Museum of Modern Art a New York, rappresenta una donna pensierosa, appoggiata all’ingresso del cinema che attende la fine della proiezione. La posa della figura comunica un senso di alienazione e la netta separazione dei due ambienti ci trasmette una sensazione di incomunicabilità.

Un’attenzione particolare individua la giovane bionda che indossa una divisa e ciò potrebbe farci supporre che lei sia la maschera del cinema.

Le molteplici fonti di illuminazione mettono in evidenza un arredamento sfarzoso, ricco di tende, velluti, lampade, scale e persino una colonna tortile ornata.

Il dipinto è improntato sull’ambiguità del gioco di sguardi tra lo “spettatore”- osservatore e gli “spettatori”.

I molti lavori preparatori dell’opera ci dimostrano come Hopper sia maestro di un’intensa attività grafica.

Katia Catalano

 

Il bacio, Francesco Hayez

“Il bacio” , manifesto del romanticismo, è la più nota opera di Hayez realizzata nel 1859, olio su tela, è conservata nella Pinacoteca di Brera.

Il dipinto esercita sull’osservatore una forte attrazione, l’immediata adesione ad un tema così facile ed allo stesso tempo così seducente.

Le due figure si abbracciano in un atteggiamento naturale ed insieme moderno, tanto da far associare l’immagine del bacio a quella di Hayez.

Una lettura di questo incontro amoroso potrebbe suggerire l’idea dello struggimento e ciò è avvalorato dalla posizione dell’uomo: un fuggitivo che appoggia la punta del piede sul gradino.

Il capolavoro riscosse successo non solo per quanto appena detto, ma per il suo significato patriottico – simbolo dell’unione fra Italia e Francia contro l’Austria. Il messaggio politico è rappresentato dai colori degli abiti, ma l’artista lo rese più evidente nelle due versioni successive.

Inoltre l’abbigliamento medievale, finemente drappeggiato, rievoca i grandi amori tramandati da novellieri, drammaturghi da Paolo e Francesca a Giulietta e Romeo: una tela ricca di suggestioni.

Katia Catalano

 
Santa Caterina d’Alessandria, Raffaello

Lo stile rinascimentale ci rimanda ad un grande artista: Raffaello, seguono, in ordine di anzianità, Leonardo e Michelangelo.

Nato ad Urbino, Raffaello divenne aiuto del pittore umbro Perugino che lo influenzò talmente tanto da rendere difficilmente distinguibili le sue prime opere da quelle del maestro.

Da più fonti attingiamo che dal 1500 molti artisti si formano nella bottega di Raffaello e le sue pitture di cavalletto, gli affreschi e progetti architettonici  ispireranno diversi pittori.

In questa tela ad olio, del 1500, è evidente l’influenza di Leonardo: la posa serpentinata nella quale il corpo avvitandosi su sé stesso appare in movimento.

La figura è sorretta da una delle ruote sulle quali fu smembrata la santa. La prospettiva del sostegno, in questione, definisce meglio lo spazio in cui si muove la santa.

I colori degli abiti sono ben definiti e circoscrivono zone che delineano  l’anatomia della figura. Gli stessi toni, azzurro cenere, verde oliva, oro e rosso, pervadono anche il paesaggio, cosicché personaggio e sfondo si fondono omogeneamente.

La santa è circondata da fiori – il dente di leone è un simbolo della Passione di Cristo – come se fosse un distillato di tutti i colori della natura.

Katia Catalano

 
San Gerolamo in un paesaggio roccioso, attribuito alla bottega di Joachim Patinir

Il primo specialista di paesaggi dell’età moderna, Patinir fu apprezzato anche dal grande artista tedesco Dürer.

Nessun pittore prima di lui aveva rappresentato paesaggi osservandoli dall’alto, come dall’ occhio di Dio.

Pochissime pitture sono ascrivibili con certezza a Patinir- questa gli è stata solo attribuita- ma i seguaci e gli imitatori sono numerosissimi.

La National Gallery ci offre l’opera che, presumibilmente, Patinir eseguì nel 1515-24.

San Gerolamo è seduto sotto uno spiovente, vicino ad un arco roccioso.

Il nostro sguardo è attratto da una cittadina di collina per poi spaziare verso valli, boschi, montagne, fattorie, campi, il cielo; si alternano zone d’ombra e di luce, talvolta compenetrandosi.

Si può notare che la tavola ha subito un taglio sul lato destro e la recessione è si evince dallo schema cromatico del paesaggio: un bruno in primo piano cede al verde nel secondo, che volge nell’azzurro sullo sfondo.

Bisogna riflettere sul periodo in cui opera Patinir: la marineria e la scienza correlata aprivano i fronti all’esplorazione, ma non si può nascondere che quest’artista abbia ampliato i confini dell’immaginazione.

Katia Catalano

Scene della Passione, maestro di Delft

Splendida pala a sportelli, dipinta su una tavola di quercia con colori ad olio, sarebbe stata eseguita nel 1510 da un pittore sconosciuto.

Dall’analisi dello sfondo del pannello centrale emergerebbe la torre di Delft e, sarebbe plausibile dedurre che l’ignoto artista abbia lavorato in quella cittadina olandese.

L’osservatore non può sottrarsi ad lettura devozionale dei drammi liturgici itineranti nel tempo. Molti costumi sono moderni, mentre quelli dei due bambini in primo piano nella tavola centrale sono dell’epoca greco – romana.  La donna piangente, nell’angolo inferiore del pannello di sinistra, porta un’acconciatura borgognona medievale.

Notiamo inoltre nel pannello centrale un monaco in abito bianco, forse il donatore della pala, che inginocchiato prega senza prestare attenzione alla situazione contingente. Nel pannello centrale rileva la posizione centrale del Cristo, figura stagliata contro il cielo, l’unico tra i tre uomini crocifissi ad essere disposto frontalmente. Katia Catalano

 
Signora con scoiattolo e storno, Hans Holbein il giovane

La National Gallery ci offre uno dei ritratti celeberrimi di Holbein, pittore tra i più blasonati del Cinquecento tedesco. Con questa tela ad olio, del 1526-8 circa, l’artista porta in auge il candore della tradizione nordica. Il dipinto farebbe pensare ad una tavola di una coppia raffigurante marito e moglie.

La donna ci appare con uno scoiattolo – forse, un indizio del nome del modello - ed uno storno, dal petto maculato, dietro le spalle. Bisogna notare l’abilità con cui Holbein fa risaltare la differente consistenza della cuffia di pelliccia che avvolge la testa della donna, dello scialle e della serica batista abbottonata sul collo. Lo scoiattolo sarebbe stato aggiunto in un secondo momento, ma è un elemento che fa emergere la rudezza delle mani- che sono state rielaborate per sorreggerlo- forse modellate su quelle di un assistente di bottega. Di fondamentale importanza è la coda dello scoiattolo che sembra sottolineare la rotondità dei seni, una nota di sensualità sotto il rigore della veste monocroma inglese.
Katia Catalano

 

Tramonto, Giorgione

Figura enigmatica quella di Giorgione e scarse documentazioni contemporanee possono arginare i fiumi che imperversano sulle analisi critiche dei suoi quadri. Certamente, desta perplessità rilevare che solo otto opere sarebbero a lui attribuibili, di matrice giorgionesca è il Tramonto. Tutto questo alone di misteriosità non ha impedito di riconoscere Giorgine come uno tra i più noti pittori del Cinquecento.

Da questa tela, datata intorno al 1510, si evince l’innovativo concetto di paesaggio, una pittura poetica di atmosfera basata sulla luce, sul colore. Possiamo immaginare la profondità di questo luogo ove, gli oggetti in lontananza ci sembrano molto più distanti e l’esile fusto - al centro della composizione- contrasta con il fogliame delle chiome laterali.

In primo piano, due viandanti osservano il piccolo mostro beccuto che sbuca al centro del laghetto.

Sulla destra vediamo San Giorgio con il cavallo che è una ricostruzione di un restauratore del 1934. Questo apporto era finalizzato a coprire una zona di colore sfaldata e a portare a termine l’immagine che originariamente prevedeva anche la coda di un drago.

Difficile l’interpretazione dei personaggi seduti, potrebbero essere san Rocco, pellegrino medievale francese che si ammalò di pestilenza mentre curava i malati, ed il suo compagno Gottardo, che curava le ulcerazioni nelle gambe del santo.

Katia Catalano

 
Venere con Mercurio e Cupido (L’educazione di Amore), Correggio

La National Gallery di Londra ci offre una rarissima tela ad olio del Correggio.

L’educazione di Amore è stata dipinta nel 1525 da Antonio Allegri - detto il Correggio, dove sarebbe nato - forse,  per noi il meno noto dei pittori del Rinascimento.

La scena ritrae Venere, in atteggiamento materno, in una posizione molto complessa di presumibile derivazione leonardesca. Lo stesso paragone può essere esteso alle chiome setose o ai sublimi sorrisi delle altre figure.

L’immagine, così com’è strutturata, suggestiona particolarmente in quanto non è riscontrabile in nessun mito, sarebbe più probabile un’ origine astrologica.

Il candore della pelle di Venere alata contrasta con i toni degli altri incarnati e diversi studi hanno rilevato che la testa della dea è spostata rispetto all’inclinazione data in fase progettuale dall’autore. L’osservatore pare attirato dallo sguardo seducente di Venere che, nello stesso tempo ammalia ed elude gli occhi curiosi.

Katia Catalano

 

Allegoria con Venere e Cupido, Bronzino

Affascinante e conturbante sono gli aggettivi che meglio connotano “Allegoria con Venere e Cupido” dipinta dal Bronzino con colori ad olio nel 1540 ed acquisita nel 1860 dalla National Gallery, Londra.

Immagine erotica e sensuale che ha come soggetto Venere e Cupido: la donna si identifica nella dea dell’amore e della bellezza identificata come tale dal pomo dorato che Paride la avrebbe donato, dalle colombe e dalle due maschere ai suoi piedi; il Dio dell’amore rappresentato con la faretra, viene capziosamente derubato della sua freccia.

La scena principale simboleggia l’abbraccio sensuale dei due amanti colti in un atto che risulta osceno, in quanto viene curato maliziosamente in ogni dettaglio. L’effusione è presieduta dal Piacere: il fanciullo che indossa un bracciale moresco alla caviglia e getta, verso la coppia, petali di rosa.  Emerge inoltre il grazioso volto della Frode che con una mano offre un favo e con l’altra cela il pungiglione, parte terminante del suo mostruoso corpo.

Katia Catalano

 

Withney Museum of american art, New York

Blackwell’s island, Hopper

Una delle più note tele ad olio di Edward Hopper è sicuramente “Blackwell’s island”, realizzata nel 1928 ed esposta al Withney Museum of american art, New York.

Uno scorcio prospettico, simile ad uno scatto fotografico, inquadra un tratto del ponte che sovrasta il corso di un fiume. L’osservatore viene immediatamente proiettato in un’atmosfera che trasfonde serenità e pace interiore e ciò lo si evince anche dalle acque che fluiscono tranquille.  L’artista sembra intenzionato a contrapporre la linearità del bacino fluviale e l’obliqua visione del ponte.

Il punto di luce è esterno alla composizione: infatti la luna riflette la sua luce sulle acque che, a loro volta, accolgono l’immagine del paesaggio circostante.

Katia Catalano

 

Londra National Gallery

Il Battesimo di Cristo - Piero della Francesca

Il battesimo di Cristo, Piero della Francesca

Un capolavoro quattrocentesco, il battesimo di Cristo di Piero della Francesca, esposto alla National Gallery di Londra.

La scena raffigurata esalta Giovanni che battezza Gesù, vicino al corso del fiume Giordano. Al centro della composizione si evince il battezzato con aspetto ieratico, sul quale si erge una colomba – simbolo dello Spirito Santo.

Il fusto dell’albero sembra la colonna portante di un tempio. Possiamo tracciare una linea verticale che congiunge il punto medio dell’arco, che sovrasta l’immagine, il becco della colomba – che viene diviso a metà - , l’acqua versata sul capo di Cristo e termina secando le mani ed il corpo del Figlio di Dio.

 

Katia Catalano

 

Viandante sul mare di nebbia
Gaspar David Friedrich

Non è possibile parlare di “sublime” senza fare un breve accenno al  celeberrimo quadro ottocentesco “Il viandante sul mare di nebbia” di Caspar David Friedrich. Quest’opera, manifesto del Romanticismo tedesco, esprime la poetica del pittore: il sublime che viene trasposto nel senso di spaesamento dell’uomo che davanti alla maestosità della natura evidenzia la limitatezza e la piccolezza della sua umanità.

Il soggetto di spalle coinvolge l’osservatore che s’immedesima proprio in quell’esule, tema quest’ultimo caro ai romantici, privo di fisionomia. Egli è intento a contemplare lo scenario e sembra far navigare i suoi pensieri in uno spazio infinito, illimitato.

Il nostro smarrimento viene alimentato dalla natura circostante: rocce che emergono misteriosamente, montagne irte che s’intravedono in lontananza; tutto pare avvolto da una foschia inquietante che a livello cromatico non contrasta con il cielo.
Katia Catalano

 

Il bacio, Klimt

L’estasi dell’abbandono, una dimensione protettiva che l’uomo deve saper trasmettere alla sua donna. Viene descritto efficacemente da Klimt nel “bacio” un’incontro spirituale più che carnale. La  rappresentazione meravigliosa dell’unione perfetta: un uomo che avvolge con un abbraccio l’innamorata. Proprio in questo istante, Klimt delinea il topos della sua pittura: un’amore, forse frutto di una passione, destinato ad una fine, un preannunzio della caducità della vita. Il connubio emerge dalla pelle diafana del viso della giovane avvolto dalle mani nodose dell’innamorato. Lo spettatore viene proiettato in una dimensione onirica dove la fusione dei corpi assume un colore aureo, regale.

Katia Catalano