Carlo Carretto (Alessandria, 2 aprile 1910 – Spello, 4 ottobre 1988) è stato un religioso italiano, della congregazione cattolica dei Piccoli Fratelli del Vangelo.
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| Poesie, Aforismi, Citazioni religiose | |
| Padre Luigi Scordamaglia - Meraviglioso Re | |
| A cura di Angela Magnoni | |
| Poesie aforismi e citazioni sulla Madonna | |
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Al processo penale, Alessandro Serenelli, l'uccisore di Santa Maria Goretti, fu condannato a trent'anni di reclusione. Quando, tempo dopo, un sacerdote andò a trovarlo, il Serenelli inveì scagliandosi contro di lui, ma il sacerdote gli disse: "Presto, Alessandro, sarai tu a cercarmi. Ci penserà Maria". Il prigioniero contrariato gli gridò: "Mai, non voglio vederti mai più". Ma nel quarto anno di reclusione ebbe una strana visione, che diede inizio alla sua conversione: "Idee sempre più violente di disperazione mi turbavano la mente, quando una notte faccio un sogno: mi vedo davanti a un giardino e in un riquadro, tutto di fiori bianchi e gigli, vedo scendere Marietta, bellissima, bianco vestita, la quale, man mano che coglie i gigli, me li presenta e mi dice: "Prendi" e mi sorride come un angelo. Io accetto quei gigli fino ad averne le braccia piene..."
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| Dal Testamento di Alessandro Serenelli (1961) | |
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Sono vecchio di quasi ottant'anni, prossimo a chiudere la mia giornata. Dando uno sguardo al passato, riconosco che nella mia giovinezza infilai una strada falsa: la via del male, che mi condusse alla rovina. Vedevo, attraverso la stampa, gli spettacoli e i cattivi esempi che la maggior parte dei giovani seguiva quella via senza darsi pensiero ed io pure non me ne preoccupai. Persone credenti e praticanti le avevo vicine a me ma non ci badavo, accecato da una forza bruta, che mi spingeva per una strada cattiva. Consumai a vent'anni il delitto passionale, del quale oggi inorridisco al solo ricordo. Maria Goretti, ora santa, fu l'angelo buono che la Provvidenza aveva messo avanti ai miei passi. Ho impresse ancora nel cuore le sue parole di rimprovero e di perdono. Pregò per me, intercedette per me, suo uccisore. Seguirono trent'anni di prigione. Se non fossi stato minorenne, sarei stato condannato a vita. Accettai la sentenza meritata; rassegnato espiai la colpa. Maria fu veramente la mia luce, la mia protettrice. Col suo aiuto mi diportai bene e cercai di vivere onestamente, quando la società mi riaccettò tra i suoi membri. I figli di San Francesco, i Minori Cappuccini delle Marche, con carità serafica mi hanno accolto fra loro non come servo, ma come fratello. Con loro convivo dal 1936 ed ora aspetto sereno il momento di essere ammesso alla visione di Dio, di riabbracciare i miei cari, di essere vicino al mio angelo protettore e alla sua cara mamma Assunta. Coloro che leggeranno questa mia lettera vogliano trarre il felice insegnamento di fuggire il male, di seguire il bene sempre, fin da fanciulli. Pensino che la religione con i suoi precetti non è una cosa di cui si può fare a meno, ma è il vero conforto, l'unica via sicura in tutte le circostanze, anche le più dolorose della vita. |
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Carlo Carretto: Dio è giunto al mio cuore da “IL DESERTO NELLA CITTÀ" |
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Io non so come sia capitato a te, so com’è capitato a me. Dio è giunto al mio cuore come una grande parabola. Tutto ciò che mi circondava mi parlava di Lui, il cielo mi parlava di Lui, la terra mi parlava di Lui, il mare mi parlava di Lui. Era come un segreto nascosto in tutte le cose visibili e invisibili. Era come la soluzione a tutti i problemi. Era il Personaggio più importante che entrava nella mia vita e con cui avrei dovuto vivere per sempre. Non ho mai avuto difficoltà a sentire la presenza di Dio, specie da piccolo. Mi sarebbe parsa così strana e così inverosimile la sua assenza. In Lui vivo, respiro e gioisco della Sua Presenza generatrice… …Chi fa la comunione è l’Amore. È nell’amore che tu esci dalla tua solitudine. Finché non ami resti nella staticità della tua Natura. Quando l’Amore ti investe ti svegli improvvisamente e avverti l’Altro. Credere il Lui significa vedere il tutto come il Vivente che ti guarda da tutti i punti del Suo Essere e ti abbraccia come figlio suo dolcissimo. Credere in Dio significa luce, pace, gaudio, esultanza. |
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Carlo Carretto (Alessandria, 2 aprile 1910 – Spello, 4 ottobre 1988) è stato un religioso italiano, della congregazione cattolica dei Piccoli Fratelli del Vangelo. |
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ERI TU IL MIO SIGNORE Tagore |
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![]() Rabindranath Tagore |
Mentre incosciente ti ferivo scoprivo ch'eri accanto a me. Lottando inutilmente contro te sentivo ch'eri tu il mio Signore. Derubando del mio tributo il tuo onore vedevo crescere il mio debito con te. Nuotavo contro corrente di tua vita solo per sentire la forza del tuo amore. Per nascondermi da te ho spento la mia luce, ma tu m' hai sorpreso con le stelle. |
| Fate di Gesù il vostro eroe - Grald Manley Hopkins | |
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Nostro Signore Gesù Cristo, fratelli miei, è l'eroe nostro, un eroe che tutto il mondo vuole. Voi sapete come sono state scritte le fiabe: pongono un uomo di fronte al lettore e glielo mostrano generalmente bello, audace, lo chiamano il mio eroe, il nostro eroe. Le madri fanno spesso un eroe del figlio loro; le ragazze del loro innamorato, e le buone mogli del loro marito. I soldati fanno un eroe di un gran generale; un partito, del suo capo; una nazione, di ogni grande uomo che le porti gloria. Ma l'eroe è Lui, Cristo. Egli è anche l'eroe di un libro del divino Vangelo. È guerriero e conquistatore. È re dei Giudei, sebbene quando egli giunse al suo regno la sua gente non lo accolse e ora, il suo popolo avendolo respinto, noi Gentili siamo i suoi eredi. È uomo di Stato, che tracciò nel proprio sangue il Nuovo Testamento e fondò la Chiesa cattolica romana, che è infallibile. È pensatore, e ci insegnò divini misteri. È oratore e poeta, come appare dalle sue parole e parabole eloquenti. È l'eroe di tutto il mondo, il desiderio delle nazioni. Ma è, inoltre, l'eroe delle singole anime: le vergini lo seguono ovunque egli vada; i martiri lo seguono per un mare di sangue e per grandi tribolazioni; tutti i suoi servi prendono in braccio la sua croce e lo seguono. E persino coloro che non lo seguono guardano tuttavia a Lui con ardore, lo riconoscono eroe, e vorrebbero rispondere al suo appello. E questo uomo, il ritratto del quale ho tentato di tracciarvi, è, o fratelli, il vostro Dio. È stato nel passato il vostro fattore; nel futuro sarà il vostro giudice. Fatene, nel presente, il vostro eroe. Dedicate un po' di tempo a pensare a lui, onoratelo nei vostri cuori. Potete lodarlo nel vostro lavoro o sul vostro cammino, ripetendo senza fine: gloria al corpo di Cristo nella sua bellezza, gloria al corpo di Cristo nella sua stanchezza, gloria al corpo di Cristo nella sua passione, morte e sepoltura, gloria al corpo di Cristo risorto, gloria al corpo di Cristo nel santissimo Sacramento, gloria all'anima di Cristo, gloria al suo genio e alla sua saggezza, gloria ai suoi imperscrutabili pensieri, gloria alle sue parole di salvezza; gloria al suo sacro Cuore, gloria al suo coraggio e alla sua virile umanità, gloria alla sua mitezza e alla sua misericordia, gloria a ogni battito del suo cuore, alle sue gioie, dolori, desideri, timori, gloria in ogni cosa a Gesù Cristo. |
| Il Crocifisso silenzioso - Natalia Gitzburg | |
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Il Crocifisso deve essere tolto dalle aule di scuola. Il nostro è uno Stato laico e non ha il diritto d’imporre che nelle aule ci sia il crocifisso [...]. Ma il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini, fino allora assente. La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo? Sono quasi duemila anni che diciamo: “prima di Cristo” e: “dopo di Cristo”. O vogliamo forse ora smettere di dire così? Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. È là muto e silenzioso. C’è stato sempre. Per i cattolici è un simbolo religioso. Per gli altri, può essere niente, una parte del muro. E infine per qualcuno, per una minoranza minima, o magari per un solo bambino, può essere qualcosa di particolare, che suscita pareri contrastanti. I diritti delle minoranze vanno rispettati. Dicono che da un crocifisso appeso al muro, in classe, possono sentirsi offesi gli scolari ebrei. Perché mai dovrebbero sentirsi offesi gli Ebrei? Cristo non era forse un Ebreo e un perseguitato, e non è forse morto nel martirio, come è accaduto a milioni di Ebrei nei lager? Il crocifisso è il segno del dolore umano. La corona di spine, i chiodi evocano le sue sofferenze. La croce, che pensiamo alta in cima al monte, è il segno della solitudine nella morte. Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino. Il crocifisso fa parte della storia del mondo. Per i cattolici, Gesù Cristo è il figlio di Dio. Per i non cattolici, può essere semplicemente l’immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore di Dio e del prossimo. Chi è ateo, cancella l’idea di Dio, ma conserva l’idea del prossimo. Si dirà che molti sono stati venduti, traditi e martoriati per una loro fede, per il prossimo, per le generazioni future, e di loro sui muri delle scuole non c’è l’immagine. È vero, ma il crocifisso li rappresenta tutti. Come mai li rappresenta tutti? Perché prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono tutti uguali e fratelli, tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, Ebrei e non ebrei e neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva mai detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà fra gli uomini [...]. Gesù Cristo ha portato la croce. A tutti noi è accaduto o accade di portare sulle spalle il peso di una grande sventura [...], versando sangue e lacrime, cercando di non crollare. Questo dice il crocifisso. Lo dice a tutti, non solo ai cattolici. Alcune parole di Cristo le pensiamo sempre, e possiamo essere atei, laici, quello che si vuole, ma fluttuano sempre nel nostro pensiero ugualmente. Ha detto: “Ama il prossimo come te stesso”. Erano parole scritte già nell’Antico Testamento, ma sono divenute il fondamento della rivoluzione cristiana. Sono la chiave di tutto. Sono il contrario di tutte le guerre. Il contrario degli aerei che gettano bombe sulla gente indifesa. Il contrario degli stupri e dell’indifferenza che tanto spesso circonda le donne violentate nelle strade. Si parla tanto di pace, ma che cosa dire, a proposito della pace, oltre a queste semplici parole? Sono l’esatto contrario del modo come oggi siamo e viviamo. Ci pensiamo sempre, trovando estremamente difficile amare noi stessi e amare il prossimo più difficile ancora, o anzi forse completamente impossibile, e tuttavia sentendo che là è la chiave di tutto. Il crocifisso queste parole non le evoca, perché siamo così abituati a vedere quel piccolo legno appeso, e tante volte ci sembra non altro che una parte del muro. Ma se ci avviene di pensare che a dirle è stato Cristo, ci dispiace troppo che debba sparire dal muro quel piccolo segno. Cristo ha detto anche: “Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia perché saranno saziati”. Quando e dove saranno saziati? In cielo, dicono i credenti. Gli altri invece non sanno né quando né dove, ma queste parole, chissà perché, fanno sentire la fame e la sete di giustizia più severe, più ardenti e più forti [...]. |
| La famiglia scendeva | |
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Da Gerusalemme - la città posta sul monte, la sposa del gran re - la famiglia scendeva verso Gerico, nella pianura del gran lago salato, sotto il livello del mare. Scendeva per le vie tortuose e impervie della Storia, quando, ad una svolta della strada, incontrò i Tempi Moderni. Non erano di natura loro briganti, non peggio di altri tempi, ma si accanirono subito contro la famiglia, non trovando di loro gradimento la sua pace, che rispecchiava ancora la luce della città di Dio. Le rubarono prima di tutto la fede, che bene o male aveva conservato fino a quel momento come un fuoco acceso sotto la cenere dei secoli. Poi la spogliarono dell’unità e della fedeltà, della gioia dei figli e di ogni fecondità generosa. Le tolsero infine la serenità del colloquio domestico, la solidarietà con il vicinato e l’ospitalità sacra per i viandanti e i dispersi. La lasciarono così semiviva sull’orlo della strada e se ne andarono a banchettare con il Materialismo, l’Individualismo, l’Edonismo, il Consumismo, ridendo tutti assieme della sorte sventurata della famiglia.
Il buon samaritano.
Passò per quella strada un sociologo, vide la famiglia sull’orlo della strada, la studiò a lungo e disse: “Ormai è morta”. Le venne accanto uno psicologo e sentenziò: “L’istituzione familiare era oppressiva. Meglio che sia finita!”. La trovò infine un prete e si mise a sgridarla: “Perché non hai resistito ai ladroni? Dovevi combattere di più. Eri forse d’accordo con chi ti calpestava?”. Passò, poco dopo, il Signore, ne ebbe compassione e si chinò su di lei a curarne le ferite, versandovi sopra l’olio della Sua tenerezza e il vino del Suo sdegno. Poi caricatala sulle Sue spalle, la portò alla Chiesa e gliela affidò dicendo: “Ho già pagato per lei tutto quello che c’era da pagare. L’ho comprata con il mio sangue e voglio farne la mia piccola sposa. Non lasciarla più sola sulla strada, in balia dei Tempi. Ristorala con la mia Divina Parola e il mio Pane. Al mio ritorno ti chiederò conto di lei.”. Quando si riebbe, la famiglia ricordò il Volto del Signore chino su di lei. Assaporò la gioia di quell’amore e si chiese: “Come ricambierò per la salvezza che mi è stata donata?”. Guarita dalle sue divisioni, dalla sua solitudine egoista, si propose di tornare per le strade del mondo a guarire le ferite del mondo. Si sarebbe lei pure fermata accanto a tutti i malcapitati della vita per assisterli e dire loro che c’è sempre un Amore vicino a chi soffre, a chi è solo, a chi è disprezzato, a chi si disprezza da se stesso avendo dilapidato tutta la propria umana dignità. Alla finestra della sua casa avrebbe messo una lampada e l’avrebbe tenuta sempre accesa, come segno per gli sbandati della notte. La sua porta sarebbe rimasta sempre aperta, per gli amici e per gli sconosciuti: perché chiunque - affamato, assetato, stanco, disperso - potesse entrare e riposare, sedendo alla piccola mensa della fraternità universale. (tratto da “UNA GOCCIA D’AMORE” – Ed. Lito Terrazzi – Firenze) |
| Miscellanea da santi e c. | |
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Dormivo e sognavo che la vita era gioia. Mi svegliai e mi accorsi che la vita era servizio. Servii e scoprii che il servizio era gioia. (Tagore)
L’amore ha orrore di tutto ciò che non è se stesso. (H. De Balzac)
Nella gelosia c’è più egoismo che amore. (F. La Rochefoucauld)
La vostra felicità è nel bene che farete, nella gioia che diffonderete, nel sorriso che farete fiorire, nelle lacrime che avrete asciugato. (Raoul Follereau)
No, tutto questo non può durare. Non venitemi più a dire che siamo cristiani, a parlare di pace, libertà, fraternità, democrazia. Ho vergogna! Ho vergogna di mangiare, di dormire senza incubi, mentre milioni di esseri umani agonizzano e marciscono nella più immonda miseria, nella più atroce solitudine. Lo griderò forte a lungo, tanto a lungo finché la coscienza di tutti sarà costretta a scuotersi, ad ascoltarmi. (Raoul Follereau)
Noi giovani d’oggi, siamo responsabili del mondo del Duemila. I grandi ci dicono di conquistare; noi invece vogliamo amare. I grandi ci insegnano ad ammassare denaro; noi invece vogliamo donare. Ci è stata finora nascosta l’esistenza di un mondo che ha fame, che soffre senza sapere fin dove né perché. Noi vogliamo essere utili ai poveri del mondo. Non vogliamo, diventare grandi, fare la guerra. Ci siamo entusiasmati fino a oggi per le vittorie sportive, per le grandi conquiste dello spazio. Oggi abbiamo scoperto che esiste un’impresa più grande, più degna degli uomini, un’impresa che ha per confini la Terra: rendere il mondo un po’ più felice, un po’ meno sofferente, un po’ meno malato, un po’ meno affamato, un po’ meno diviso. La ringraziamo per averci insegnato che nessuno ha il diritto di essere felice da solo. (ragazzi di Milano a Raoul Follereau - 1964)
Anima mia, ascolta nel tuo fondo, ascolta dove la verità si fa sentire, guarda dove non c’è inganno. (Padri della chiesa)
Nel cuore di ogni uomo esiste un punto verginale dove splende la verità, dove si raccolgono le idee pure e semplici (Bossuet) dove l’errore non entra. (San Tommaso d’Aquino)
Nel momento in cui chiuderò gli occhi a questa terra, la gente che sarà vicino dirà: “È morto”. In realtà è una bugia. Le mie mani saranno fredde, il mio occhio non potrà più vedere, ma in realtà la morte non esiste, perché appena chiudo gli occhi a questa terra, mi apro all’infinito di Dio. La morte è il momento dell’abbraccio col Padre, atteso intensamente nel cuore di ogni uomo e di ogni creatura. (don Oreste Benzi)
Fate del bene sempre, del bene a tutti, del male a nessuno. (San Luigi Orione)
Mi facevi sentire una tristezza profonda, un vuoto doloroso, una tristezza che non avevo mai provata… Mi ritornava ogni sera, quando mi ritrovavo solo… mi teneva muto e abbattuto durante ciò che si chiama le feste: le organizzavo, ma venuto il momento le passavo in un mutismo, un disgusto, una noia infinita… Mi davi quella inquietudine vaga di una coscienza cattiva, che per addormentata che fosse non era affatto morta e ciò bastava per mettermi un malessere che avvelenava la mia vita. (Beato Charles de Foucauld)
La preghiera più è amore, più è preghiera. (Beato Charles de Foucauld)
Credevo che per incontrare Dio, bisognasse salire. Finalmente ho capito che bisogna scendere: Dio si può incontrare soltanto nell’umiltà. (Beato Charles de Foucauld)
Hai un compito, anima mia... scruta seriamente te stessa, il tuo essere, il tuo destino, da dove vieni e dove dovrai posarti. Cerca di conoscere se è vita quella che vivi o se c’è qualcosa di più… Purifica, perciò, la tua vita: considera Dio e i Suoi misteri, indaga cosa c’era prima di questo universo e che cosa esso è per te, da dove è venuto e quale sarà il suo destino. (San Gregorio Nazianzeno)
L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri; o se ascolta i maestri, lo fa perché sono dei testimoni. (Paolo VI)
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Dalle lettere di San Francesco di Sales alla figlia spirituale Santa Giovanna Francesca de Chantal |
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Il male dei mali per coloro che sono animati da buona volontà, è che vogliono sempre essere ciò che non possono essere, e non vogliono essere ciò che non possono non essere.
La natura ha messo una legge per le api, che ciascuna faccia il miele nel suo alveare e con i fiori che trova intorno a sé.
Quelli che mangiano spesso del miele, trovano le cose aspre, più aspre e le cose amare, più amare, e sono disgustati dalle vivande aspre. La nostra anima, intrattenendosi spesso negli esercizi spirituali, che sono dolci e piacevoli allo spirito, quando torna agli esercizi corporali, esteriori e materiali, li trova assai sgradevoli e noiosi; è per questo che facilmente si spazientisce.
Perseverate nel vincere voi stessa in questi piccoli contrattempi quotidiani che incontrate; e fate sì che la maggior parte dei vostri desideri sia orientata a questo. Dio non vuole da voi altro che questo, per il momento: non perdete tempo a fare qualcos’altro. Non seminate i vostri desideri nel giardino altrui. Limitatevi a coltivare bene il vostro. Non desiderate di essere diversa da quello che siete, ma desiderate di essere al meglio ciò che siete; godete nel pensiero di perfezionarvi in questo e di portare le croci, piccole o grandi, che incontrerete. Tutti amano a loro piacere; pochi amano secondo il loro dovere e il piacere del Signore. A che serve costruire castelli in Spagna, se dobbiamo abitare i Francia?
Senza dubbio ci sono delle strade più eccellenti, ma non per voi; e l’eccellenza del cammino non rende eccellenti i viaggiatori, né la loro velocità, né la loro agilità.
Siamo ciò che Dio vuole, purché siamo noi, e non siamo ciò che vogliamo noi contro la sua intenzione; perché, anche se fossimo le più meravigliose creature del Cielo, a che servirebbe, se non lo fossimo secondo la Volontà di Dio?
Coloro che per non mentire, si servono dell’equivoco, cioè di parole a doppio senso con le quali pretendono di “cavarsela senza dire la verità” e, in definitiva, “mentire in tranquillità di coscienza”… canonizzano la menzogna. Coloro che pensano di salvare la verità con questo arteficio, la uccidono, la soffocano doppiamente, perché niente offende tanto la verità e la semplicità, quanto la doppiezza. E c’è forse qualcosa di più doppio che un equivoco?
Dio ti conceda di portare a maturazione il tuo frutto, e quando l’avrai prodotto, Dio ti protegga dal vento che fa cadere i frutti, e dalle bestie che vogliono mangiarli.
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Il nostro procedere nella vita spirituale deve essere un salire continuo e deciso. (Beato Alberto Martelli) |
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L’allodola continua a cantare anche quando il ramo sul quale sta, comincia a muoversi perché sta per spezzarsi, perché sa di avere le ali. (San Giovanni Bosco) |
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A ogni giovane auguro di scoprire Cristo e nella sua chiamata, il senso vero dell’esistenza, come l’ho scoperto io. In fin dei conti è solo Lui che importa. Tutto il resto passa. (dal diario di don Giovanni Bertocchi, sacerdote bergamasco morto 28 anni) |
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Il lavoro va pregato, trasformiamo il nostro lavoro in preghiera; incoraggiamo gli altri spendere un po’ dl loro tempo, anche soltanto pochi minuti al giorno, nella preghiera da soli con Gesù. Questo ha rinnovato la vita spirituale di molti. Dieci minuti da soli con Gesù ogni giorno, non toglieranno nulla al lavoro, anzi benediranno e incrementeranno il lavoro. Il nostro lavoro è solo una goccia d’acqua in un oceano, ma se trascuriamo di versarla, l’oceano sarà meno profondo di una goccia. Per questo è necessario un temperamento allegro, uno spirito di abbandono totale e di fiducia amorosa. (Santa Teresa di Calcutta) |
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Occorre entrare nella preghiera per mezzo della fede, rimanere con la speranza e uscire con la carità. (Santa Giovanna Francesca De’ Chantal) |
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Prima di pregare prepara la tua anima, pensa dove vai e a chi devi parlare. (Santa Giovanna Francesca De’ Chantal) |
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Prendi un sorriso regalalo a chi non l'ha mai avuto. Prendi un raggio di sole fallo volare là dove regna la notte. Scopri una sorgente fa' bagnare chi vive nel fango. Prendi una lacrima posala sul volto di chi non ha mai pianto. Prendi il coraggio mettilo nell'animo di chi non sa lottare. Scopri la vita raccontala a chi non sa capirla. Prendi la speranza e vivi nella sua luce. Prendi la bontà e donala a chi non sa donare. Scopri i l'amore e fallo conoscere al mondo. (Mahatma Gandhi)
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Una ragazza parlando a Raoul Foullereau dice: “So che la mia domanda le sembrerà strana, ma vorrei vedere le sue mani”. Foullereau gliele mostra. La ragazza le guarda senza osasse di toccarle. Poi si fa coraggio, prende le mani e continua: “Io amo i lebbrosí e vorrei aiutarli di tutto cuore, ma non ho il coraggio di toccarli... Ho un po' paura. Per questo volevo vedere le sue mani che hanno stretto tante mani, hanno accarezzato tanti volti di lebbrosì”. Foullereau le risponse: “Lei ama i lebbrosi, ma a che serve se non va a dirglielo? A che serve dirlo se non è capace di mostrarlo? Bisogna che lei vada a vederli e prenda le loro mani, come adesso stringe le mie”.
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Tu non puoi dire: “Amo il mio fratello ma non amo Dio”. Così come menti se dici: “Amo Dio” mentre non ami il tuo fratello, allo stesso modo ti sbagli se dici: “Amo il mio fratello” credendo di non amare Dio. Tu che ami il tuo fratello, amì necessariamente l'amore stesso. Ora, l'amore è Dio. Chiunque ama il suo fratello ama dunque necessariamente Dio. (Sant'Agostino) |
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Non abbiate paura di Cristo! Lo ripeto oggi a voi e a tutti i giovani! Egli non provoca l'alienazione della vostra identità; non avvilisce, non degrada né mortifica la vostra ragione; non opprime la vostra libertà! Egli è il Figlio di Dio, íncarnato, morto, risorto per noi e per la nostra salvezza, cioè per la nostra liberazione autentica e totale (Servo diDio Giovanni Paolo II) |
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L'uomo non può vivere senza amore. Egli rimane per se stesso un essere incomprensibile, se non si viene rivelato l'amore, se non lo sperimenta e' non vi partecipa vivamente. (Servo diDio Giovanni Paolo II) |
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Non appoggiarti all'uomo: deve morire. Non appoggiarti all'albero: deve seccare. Non appoggiarti al muro: deve crollare. Appoggiati a Dio, a Dio soltanto. Lui rimane sempre.
(San Francesco d’Assisi a Santa Chiara) |
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La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
(San Paolo, prima Lettera ai Corinzi 13, 4-7) |
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Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui? Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio giustifica. Chi condannerà? Cristo Gesù, che è morto, anzi, che è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi? Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? …Né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore.
(San Paolo, Lettera ai Romani 8, 31-35.38) |
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L'amore di Cristo non conosce limiti, non finisce mai, non si ritrae davanti a bruttezza e sporcizia. Egli è venuto per i peccatori e non per i giusti, e se l'amore di Cristo vive in noi dobbiamo fare come lui e metterci alla ricerca della pecorella smarrita. (Santa Benedetta della Croce - EDITH STEIN) |
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Dio è sempre nuovo, la sua opera è sempre nuova. Novità dei mondo è ogni vita che nasce, novità dei mondo è ogni morte. Assoluta novità di tutta la storia è sempre la perenne risurrezione di Gesù Cristo. E ]'Amore che è sempre nuovo. L’amore è la creatività in atto sull'onda della fantasia di Dio. Non ci sono tempi per l'Amore. Ogni tempo è sempre per amare. Così è detto nella pienezza dei tempi. (David Maria Turoldo) |
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Rialzati! Per te Dio si è fatto uomo. Sant’Agostino d’Ippona |
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Avendo un Figlio unico, Dio l’ha fatto figlio dell’uomo, e così viceversa ha reso il figlio dell’uomo figlio di Dio. Sant’Agostino d’Ippona |
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Dio si è fatto uomo perché noi uomini diventassimo dei, cioè partecipi della vita divina. Sant’Atanasio |
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Si sente il vento di una grande pagina che abbiamo scritto insieme con Dio e che, là in alto, una mano sta voltando. È bello scoprire che non siamo mai stati lasciati soli, nemmeno negli attimi più difficili, ma è ancora più bello scorgere la bellezza della nuova pagina dove ancora tutto può essere scritto e dove tutto diventa speranza se possiedi i colori di Dio. Angela Magnoni |
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Noi rendiamo continuamente
grazie a Dio,
Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce. È Lui infatti che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del Suo Figlio diletto, per opera del quale abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati. Egli è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura; poiché per mezzo di Lui sono state create tutte le cose, quelle nei Cieli e quelle sulla Terra, quelle visibili e quelle invisibili… Tutte le cose sono state create per mezzo di Lui e in vista di Lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in Lui. Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa; il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti, per ottenere il primato su tutte le cose. Perché piacque a Dio di fare abitare in Lui ogni pienezza e per mezzo di Lui riconciliare a sé tutte le cose, rappacificando con il Sangue della Sua Croce, cioè per mezzo di Lui, le cose che stanno sulla Terra e quelle nei Cieli.
(San Paolo, Lettera ai Colossesi 1, 3.12-20)
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Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo. In Lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per trovarci, al Suo cospetto, santi e immacolati nell’amore. Ci ha predestinati a essere Suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito del Suo volere, a lode e gloria della Sua grazia, che ci ha dato nel Suo Figlio diletto. In Lui abbiamo la redenzione mediante il Suo Sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della Sua grazia. Dio l’ha abbondantemente riversata su di noi con ogni sapienza e intelligenza, poiché Egli ci ha fatto conoscere il mistero del Suo volere, il disegno di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del Cielo come quelle della Terra. Nella Sua benevolenza lo aveva in Lui prestabilito per realizzarlo nella pienezza dei tempi. (San Paolo, Lettera agli Efesini 1, 3-10) |
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Cristo Gesù, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la Sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini: apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei Cieli, sulla Terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre.
(San Paolo, Lettera ai Filippesi 2, 6-11) |
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O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie! Infatti, chi mai ha potuto conoscere il pensiero del Signore? O chi mai è stato suo consigliere? O chi gli ha dato qualcosa per primo, sì che abbia a riceverne il contraccambio? Poiché da Lui, grazie a Lui e per Lui sono tutte le cose. A Lui la gloria nei secoli. (San Paolo, Lettera ai Romani, 11, 33-36) |
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Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il Suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per Lui. In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è Lui che ha amato noi e ha mandato il Suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati. Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. (dalla Prima Lettera di San Giovanni Apostolo 4, 7-11) |
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Signore, Tu mi scruti e mi conosci, Tu sai quando seggo e quando mi alzo. Penetri da lontano i miei pensieri, mi scruti quando cammino e quando riposo. Ti sono note tutte le mie vie; la mia parola non è ancora sulla lingua e Tu, Signore, già la conosci tutta. Alle spalle e di fronte mi circondi e poni su di me la Tua mano. Stupenda per me la Tua saggezza, troppo alta, e io non la comprendo.
Dove andare lontano dal Tuo spirito, dove fuggire dalla Tua presenza? Se salgo in cielo, là Tu sei, se scendo negli inferi, eccoti. Se prendo le ali dell’aurora per abitare all’estremità del mare, anche là mi guida la Tua mano e mi afferra la Tua destra. Se dico: “Almeno l’oscurità mi copra e intorno a me sia la notte”; nemmeno le tenebre per Te sono oscure, e la notte è chiara come il giorno; per Te le tenebre sono come luce.
Sei Tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre. Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio; sono stupende le Tue opere, Tu mi conosci fino in fondo.
Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, intessuto nelle profondità della terra. Ancora informe mi hanno visto i Tuoi occhi e tutto era scritto nel Tuo Libro; i miei giorni erano fissati, quando ancora non ne esisteva uno. Quanto profondi per me i Tuoi pensieri, quanto grande il loro numero, o Dio; se li conto sono più della sabbia, se li credo finiti, con Te sono ancora.
Scrutami, Dio, e conosci il mio cuore, provami e conosci i miei pensieri: vedi se percorro una via di menzogna e guidami sulla via della vita.
Salmo 139 (138), 1-18.23-24 |
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Il Signore è il mio pastore
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del Suo nome.
Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché Tu sei con me, Signore.
Il Tuo bastone e il Tuo vincastro mi danno sicurezza.
Davanti a me Tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici; cospargi di olio il mio capo. Il mio calice trabocca.
Felicità e grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni.
(Salmo 22) |
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O Dio, Tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco, di Te ha sete l’anima mia, a Te anela la mia carne, come terra deserta, arida senza acqua.
Così nel santuario ti ho cercato, per contemplare la Tua potenza e la Tua gloria. Poiché la Tua grazia vale più della vita, le mie labbra diranno la Tua lode.
Così ti benedirò finché io viva, nel Tuo nome alzerò le mie mani. Mi sazierò come a lauto convito, e con voci di gioia ti loderà la mia bocca.
Nel mio giaciglio di Te mi ricordo penso a Te nelle veglie notturne, Tu sei stato il mio aiuto; esulto di gioia all’ombra delle Tue ali.
A Te si stringe l’anima mia. La forza della Tua destra mi sostiene.
(Salmo 62, 2-9) |
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Il vino della gioia
Se tu bevi quel vino che Dio stesso ti offre, sei nella gioia. Non è detto che tale gioia sia sempre facile, libera dal dolore e dalle lacrime, ma è gioia. Ti può capitare di bere quel vino della volontà di Dio nelle contraddizioni e nelle amarezze della vita, ma senti la gioia. Dio è gioia anche se sei crocifisso. Dio è gioia sempre. Dio è gioia perché sa trasformare l’acqua della nostra povertà nel vino della Risurrezione. E la gioia è la nostra riconoscente risposta. Sì, il discepolo di Gesù deve vivere nella gioia, deve diffondere la gioia, deve “ubriacarsi” di gioia. E questo sarà sempre il suo vero apostolato.
fratel Carlo Carretto |
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Assicurato e confortato
Può darsi che sia vero che la Chiesa avrà tempi duri, come Israele ebbe ai tempi della deportazione (quante profezie amare ed ingenue circolano nel sottobosco delle parrocchie!). A me tutto questo non dice molto perché Cristo mi ha liberato proprio dalla paura. Io mi sento assicurato e confortato dal passaggio di Gesù nella mia vita. Se si chiude un seminario non mi viene alla mente di dubitare che mi mancherà un prete a darmi l’Eucaristia. Se si vende il Vaticano non tremo pensando che tutto è finito e che Dio è stato vinto dal male… Sì, ho tanta speranza! Ed è la speranza vera, quella non fondata sull’ottimismo umano ma nata dalla contraddizione e debolezza mia, dalle contraddizioni e debolezze della Chiesa e dalla visione della Babele del mondo di sempre. Ho la speranza che non si fonda più sulle mie forze o sulle forze organizzate della Chiesa ma solo sul Dio vivente, sul Suo Amore per l’uomo, sulla Sua azione nella storia, sulla Sua Volontà salvifica. fratel Carlo Carretto |
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La primavera incomincia con il
primo fiore,
La primavera incomincia con il
primo fiore,
don Primo Mazzolari |
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Una candelina
È molto più importante accendere una piccola candela che maledire l’oscurità. Forse qualche volta anche noi in questo spazio di riflessione ci siamo lasciati un po’ abbandonare alla tentazione della lamentela pura e semplice. È questo un atteggiamento facile da adottare ed è per questo che è così comune: la politica è corrotta, la religione è in crisi, i delitti si moltiplicano, la stupidità dilaga e così via in una lunga e inarrestabile litania di querimonie. Ebbene, pur non peccando di ingenuità o di indifferenza, si dovrebbe invece scegliere un diverso comportamento. È ciò che proponeva già cinque secoli prima di Cristo, nei suoi “Dialoghi” il celebre maestro cinese Confucio, con questo sua aforisma: se sei immerso nel buio, vale di più una candelina di tante fiammeggianti proteste contro l’oscurità. La lamentazione sterile è di solito l’alibi dei pigri i quali pretendono di essere liberati dai loro mali ma non muovono un dito per cominciare loro stessi a reagire. Le rimostranze infinite, il dissenso verboso, la lagnanza permanente nascondono una inerzia e una debolezza di spirito e non sono certo indizio di sdegno nobile ma di codarda acquiescenza. Ecco, allora, la necessità di accendere anche solo una scintilla di luce e di deporre un seme nel terreno della storia. Il mare è fatto di un numero immenso di gocce ed è solo così che rivela la sua grandezza. L’immagine vale anche per il bene (e paradossalmente pure per il male): a furia di sottrarre gocce si dissecca l’alveo della giustizia, dell’onestà, dell’amore. Non fermiamoci disapprovare soltanto, muoviamoci per trasformare e illuminare il mondo.
Mons. Gianfranco Ravasi
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Dio: quanto mi manca!
Se senti vacillare la tua fede per la violenza della tempesta, calmati: Dio ti guarda. Se ogni ora che passa cade nel nulla senza più ritornare, calmati: Dio rimane. Se il tuo cuore è agitato e in preda alla tristezza, calmati: Dio perdona. Se la morte ti spaventa e temi il mistero e l’ombra del sonno notturno, calmati: Dio risveglia.
Sant’Agostino d’Ippona |
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Il valore della Santa Messa
Nel corso del giorno, quando non ti è permesso di fare altro, chiama Gesù, anche in mezzo a tutte le tue occupazioni, con gemito rassegnato dell’anima, ed Egli verrà e resterà sempre unito con l’anima mediante la Sua grazia e il Suo santo Amore. Vola con lo spirito dinanzi al Tabernacolo, quando non ci puoi andare col corpo, e là sfoga le ardenti brame ed abbraccia il Diletto delle anime meglio che se ti fosse dato di riceverlo sacramentalmente… Se gli uomini comprendessero il valore della Santa Messa, ad ogni Messa ci vorrebbero i carabinieri per tenere in ordine le folle di gente nelle Chiese.
San Pio da Pietralcina |
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Viziare i poveri
Una volta, in un convegno a Bangalore, una suora si alzò e mi disse: “Lei, Madre Teresa, abitua male i poveri facendo come fa”. Voleva dire: “Col servirli gratuitamente”. Infatti, il nostro quarto voto ci impegna a questo. Io le risposi: “Ha ragione, ma non c’è nessuno che ci abitua così male come Dio, che ci dà tutto gratuitamente e non abbiamo mai da pagare per nulla. Non pagheremo mai il sangue prezioso che Suo Figlio ha sparso per noi”. Poi aggiunsi: “Ci sono nel mondo tante Congregazioni che stanno viziando i ricchi. È bene che ce ne stia almeno una che vizi i poveri”.
Santa Teresa di Calcutta |
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Uomo del nostro tempo
Uomo del nostro tempo! Uomo che vivi immerso nel mondo, credendo di padroneggiarlo mentre forse ne sei preda, Cristo ti libera da ogni schiavitù per lanciarti alla conquista di te, all’amore costruttivo e proteso al bene; amore esigente, che ti fa costruttore, non distruttore del tuo domani, della tua famiglia, del tuo ambiente, della società intera. Uomo del nostro tempo! Solo Cristo Risorto può appagare pienamente la tua insopprimibile aspirazione alla libertà! Dopo le atrocità di due guerre mondiali e di tutte le guerre che, in questi cinquant’anni, spesso in nome di ideologie atee hanno mietuto vittime e seminato odio in tante Nazioni; dopo gli anni delle dittature che hanno privato l’uomo delle sue libertà fondamentali, si sono riscoperte le vere dimensioni dello spirito, quelle che la Chiesa da sempre promuove rivelando in Cristo la vera statura dell’uomo. Uomo del nostro tempo! Cristo ti libera dall’egoismo per chiamarti, alla condivisione ed all’impegno alacre e gioioso per gli altri. Sono stato nel Sahel africano e ho visto la sabbia che sommerge i villaggi, asciuga i pozzi, brucia gli occhi, ischeletrisce i bambini, paralizza le giovani forze, reca disperazione, inedia, malattia e morte. Morte di fame e di sete. Uomo di oggi! Nazioni ricche della civiltà opulenta! Non siate indifferenti a tanta tragedia prendete coscienza sempre più viva di aiutare quelle popolazioni che lottano ogni giorno per la sopravvivenza.
Servo di Dio Giovanni Paolo II |
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Nonostante tutte le nostre frane
Nonostante tutte le nostre frane, noi siamo Chiesa scelta e amata da Dio il quale, per giunta,non misura il suo amore sulla base del nostro rendimento in generosità. Egli continua a investire su di noi a fondo perduto. Perciò dobbiamo fare attenzione perché perfino nelle più spietate revisioni critiche del nostro comportamento ecclesiale, il lamento non scavalchi la letizia e lo scoraggiamento non prevarichi sulla speranza.
Servo di Dio Tonino Bello |
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La gioia
Non abbandonarti alla tristezza, non tormentarti con i tuoi pensieri. La gioia del cuore è vita per l’uomo, l’allegria di un uomo è lunga vita. Distrai la tua anima, consola il tuo cuore, tieni lontana la malinconia. La malinconia ha rovinato molti, da essa non si ricava nulla di buono. Gelosia e ira accorciano i giorni, la preoccupazione anticipa la vecchiaia. Un cuore sereno è anche felice davanti ai cibi, quello che mangia egli gusta.
dal Libro del Siracide 30, 21-25 |
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Pace
Non importa che tu sia uomo o
donna
Tien Min, poeta cinese |
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Tu che sei anche in noi
Tu che sei al di sopra di noi,
Dag Hammarskjold |
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Un dono di cuore
Ho dato un pane ad un
mendicante.
Ho guidato un cieco per un
tratto di strada.
Ho procurato un pezzo di legna
Signore, |
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Volevo essere io a parlare
Volevo essere io a parlare, volevo essere io quello che diceva e faceva, e Tu rimanevi in silenzio. Volevo essere io il centro della nostra amicizia, e Tu ancora rimanevi in silenzio. Volevo riempire la mia testa di idee, e Tu sempre in silenzio. Mi sono trovato davanti a Te preoccupato perché non avevo più nulla da dirti. Sono rimasto in silenzio. Solo in quel momento ti ho permesso di parlare. E Tu , che sei un Dio fantastico, hai riempito il silenzio. Ed è stata la mia gioia. Voglio essere io in silenzio: parlami Tu, spiegami Tu, chiedimi Tu, invitami Tu. Dopo il mio silenzio, solo dopo che Tu avrai parlato Avrò ancora il coraggio di risponderti. |
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Che cosa non va nella Chiesa per me?
Un giornalista chiesa a madre Teresa di Calutta: “Che cosa non va nella Chiesa di oggi?”. Lei, abbassò il capo e poi rispose: “Io e lei!”. |
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Che fare?
Sei accanto a chi non va’ più in Chiesa, e che ha rotto i ponti con tutto ciò che è religioso. Che fare? La tua passione perché questo fratello riacquisti la relazione con dio, la gioia che doni a tutti, apre il cuore di chi si è allontanato del tutto dal Signore. Ci sono due modi per vincere il male: uno è lottare fieramente contro il male, l’altro è costruire il bene che manca. In quale hai scelto? Mi dirai: “Tutti e due”. Io dico: “Continua!”. Se vuoi un mio consiglio, però, parti costruendo il bene che manca. Guardati attorno e ascolta il signore che ti chiama.
don Oreste Benzi |
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Chi ha paura di un uomo in croce?
Che senso ha avere (o non avere!) crocifissi di legno, di metallo, d’oro o d’argento appesi qua e là, quando la vita ce li pone davanti agli occhi tutti i giorni! Ecco perché un uomo in croce ci fa spesso paura; perché ci ricorda che noi siamo niente quando lottiamo solo per noi stessi, quando vince l’egoismo e l’amor proprio, la brama di desideri e di ricchezza, l’autoaffermazione e il compiacimento personale. Non si tratta di tirarsi indietro dai dibattiti pubblici o privati di questi giorni, di non lottare per un segno o un simbolo, ma di farlo con la consapevolezza che ciò che conta è altro. Chi ha paura di un uomo in croce? È questa la domanda che mi ritorna in questi giorni di dibattito, troppe volte aspro e spettacolarizzato mediaticamente, sulla questione della presenza del Crocifisso nelle classi. Se dovessimo svolgere un tema, di certo gli argomenti non mancherebbero: la questione delle radici cristiane dell’Europa, il tema dei diritti uguali per tutti, il rapporto tra Cristianesimo e Islam, l’ingerenza o meno delle istituzioni europee nella nostra legislazione, il simbolo che dà identità al nostro popolo. Queste e altre le piste da approfondire per scrivere un buon compito in classe di Italiano. Già, tutto valido per una prova scolastica, ma la vita cristiana è un’altra cosa, non deve essere strumentalizzata né dalla politica, né dalla cultura, né dai media; allo stesso tempo i nostri discorsi, quelli dei cattolici che cercano con fatica di vivere il Vangelo tutti i giorni, non possono cadere nella trappola, per così dire, del mondo, delle varie strumentalizzazioni, di troppe parole che possono essere travisate e persino destare l’effetto contrario. Chi ha paura di un uomo in croce? Lo ripeto tante volte ai ragazzi e ai giovani che incontro nella mia vita professionale e nel mondo del volontariato, lo ripeto perché credo che dobbiamo guardare le cose in una prospettiva diversa dalla deriva di questi giorni, anzi direi che è proprio dalla croce che tutto si può osservare in modo nuovo. Forse siamo proprio noi, i cattolici praticanti, che abbiamo paura di un uomo in croce tanto che ce ne ricordiamo spesso solo in questi momenti, poi la notizia diventa vecchia e tutto ritorna come prima. Se non avessimo paura, potremmo noi stessi essere dei “crocifissi” e quindi dei “risorti” in Cristo, così da non turbarci più di tanto per una sentenza, sicuramente spiacevole, ma che non tocca la nostra fede. La fede, il Vangelo, la Chiesa sono ben altra cosa! I crocifissi da togliere e da proteggere, per gli uomini e le donne di chiesa, sono i poveri del mondo che andrebbero sollevati dalla miseria, sono i bambini sfruttati che gridano aiuto, sono i senza dimora che chiedono attenzione, sono i giovani che hanno bisogno di relazioni significative, sono i soli, gli abbandonati, i perseguitati, gli esuli, i malati. Mi piacerebbe che “questi crocifissi” già inchiodati nelle miserie del mondo, già assimilati alla Croce di Cristo, fossero al centro dei dibattiti quotidiani, delle contese ideologiche, delle prime pagine dei giornali, nelle azioni concrete dei politici, nelle scelte politiche che contano. Che senso ha avere (o non avere!) crocifissi di legno, di metallo, d’oro o d’argento appesi qua e là, quando la vita ce li pone davanti agli occhi tutti i giorni! Ecco perché un uomo in croce ci fa spesso paura; perché ci ricorda che noi siamo niente quando lottiamo solo per noi stessi, quando vince l’egoismo e l’amor proprio, la brama di desideri e di ricchezza, l’autoaffermazione e il compiacimento personale. Non si tratta di tirarsi indietro dai dibattiti pubblici o privati di questi giorni, di non lottare per un segno o un simbolo, ma di farlo con la consapevolezza che ciò che conta è altro e che nessuno potrà eliminare i veri crocifissi, i cristiani, i fedeli a cui si dovrebbero tagliare le abbraccia per non avere il “Segno della Croce” sempre presente. Infine mi piace ricordare la prospettiva della Croce di Gesù, che è anche modello per ogni nostro gesto, per le parole e le azioni in questo tempo di confronto anche acceso; sono le parole di Gesù sulla croce che ci devono guidare per non dar scandalo, per non essere manchevoli di carità, per non perdere di vista l’essenziale. “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”, “Oggi sarai con me in Paradiso”, “Donna, ecco tuo figlio; figlio, ecco la tua madre”.
Marco Pappalardo, Quaderni Cannibali, novembre 2009, www.donboscoland.it |
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Noi non possiamo scrutare il segreto di Dio
Noi non possiamo scrutare il segreto di Dio – vediamo soltanto frammenti e ci sbagliamo se vogliamo farci giudici di Dio e della storia. Non difenderemmo, in tal caso, l’uomo, ma contribuiremmo solo alla sua distruzione. No – in definitiva, dobbiamo rimanere con l’umile ma insistente grido verso Dio: Svégliati! Non dimenticare la tua creatura, l’uomo! E il nostro grido verso Dio deve al contempo essere un grido che penetra il nostro stesso cuore, affinché si svegli in noi la nascosta presenza di Dio – affinché quel suo potere che Egli ha depositato nei nostri cuori non venga coperto e soffocato in noi dal fango dell’egoismo, della paura degli uomini, dell’indifferenza e dell’opportunismo. Emettiamo questo grido davanti a Dio, rivolgiamolo allo stesso nostro cuore, proprio in questa nostra ora presente, nella quale incombono nuove sventure, nella quale sembrano emergere nuovamente dai cuori degli uomini tutte le forze oscure: da una parte, l’abuso del nome di Dio per la giustificazione di una violenza cieca contro persone innocenti; dall’altra, il cinismo che non conosce Dio e che schernisce la fede in Lui. Noi gridiamo verso Dio, affinché spinga gli uomini a ravvedersi, così che riconoscano che la violenza non crea la pace, ma solo suscita altra violenza – una spirale di distruzioni, in cui tutti in fin dei conti possono essere soltanto perdenti. Il Dio, nel quale noi crediamo, è un Dio della ragione – di una ragione, però, che certamente non è una neutrale matematica dell’universo, ma che è una cosa sola con l’amore, col bene. Noi preghiamo Dio e gridiamo verso gli uomini, affinché questa ragione, la ragione dell’amore e del riconoscimento della forza della riconciliazione e della pace prevalga sulle minacce circostanti dell’irrazionalità o di una ragione falsa, staccata da Dio.
Benedetto XVI ad Auschwitz |
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Amore: Inferno, Purgatorio o Paradiso
in quale girone dantesco dell’amore ti trovi ?
Inferno Non sono stato amato e quindi non mi amo. Ho bisogno d’amore ma ho paura d’amare. Vorrei essere amato ma ho paura di essere rifiutato un’altra volta. Non mi apro. Non mi amo e quindi non riesco ad amare. Vorrei amare, vorrei aprirmi ma ho paura di farlo, non sono capace di farlo, credo di non esserne in grado e allontano chi prova ad amarmi. Non riesco ad amare e quindi non mi amano. Non mi amano e quindi non mi amo… e il circolo continua.
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Il matrimonio
Voi siete nati insieme, e dovrete sempre stare insieme. Starete insieme quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri giorni. Sì, starete insieme anche nella memoria silenziosa di Dio. Ma che ci siano spazi nel vostro stare insieme, e che i venti del cielo danzino tra di voi. Amatevi vicendevolmente, ma il vostro amore non sia una prigione: lasciate piuttosto un mare ondoso tra le due sponde delle vostre anime. Riempitevi la coppa uno con l’altro, ma non bevete da una sola coppa. Scambiatevi a vicenda il vostro pane, ma non mangiate dallo stesso pane. Cantate insieme e danzate e siate allegri, ma che ciascuno sia solo. Come le corde di un liuto, che sono sole, anche se vibrano per la stessa musica. Datevi il vostro cuore, ma non lo date in custodia uno dell’altro. Perché solo la mano della Vita può contenere i vostri cuori. E state insieme ma non troppo vicini: poiché le colonne del tempio sono distanziate, e la quercia e il cipresso non crescono l’una all’ombra dell’altro.
Gibran Kahlil Gibran, da Il profeta |
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Decalogo della carità coniugale e familiare
1. Rispetta la persona dell’altro come mistero. 2. Sforzati sempre di capire le ragioni dell’altro. 3. Prendi sempre l’iniziativa nel perdonare e nel donare. 4. Non aspettare che sia l’altro a fare il primo passo. 5. Sii sempre trasparente con l’altro e ringrazialo della sua trasparenza con te. 6. Sappi ascoltare l’altro sempre senza trarre alibi per chiuderti in te stesso. 7. Rispetta i figli come persone libere. 8. Da ai tuoi figli ragioni di vita e di speranza, insieme al tuo sposo, alla tua sposa. 9. Lasciati mettere in discussione dalle attese dei figli. 10. Chiedi ogni giorno a Dio un amore più grande e sforzati di essere per l’altro e per i figli dono e testimonianza.
Mons. Bruno Forte, Vescovo di Chieti-Vasto |
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Decalogo di un buon marito
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E Dio creò il padre Quando il buon Dio decise di creare il padre, cominciò con una struttura piuttosto alta e robusta. Allora un angelo che era lì vicino gli chiese: “Ma che razza di padre è questo? Se i bambini li farai alti come un soldo di cacio, perché hai fatto il padre così grande? Non potrà giocare con le biglie senza mettersi in ginocchio, rimboccare le coperte al suo bambino senza chinarsi e nemmeno baciarlo senza quasi piegarsi in due?”.Dio sorrise e rispose: “È vero, ma se lo faccio piccolo come un bambino, i bambini non avranno nessuno su cui alzare lo sguardo”. Quando poi fece le mani del padre, Dio le modellò abbastanza grandi e muscolose. L’angelo scosse la testa e disse: “Ma… mani così grandi non possono aprire e chiudere spille da balia, abbottonare e sbottonare bottoncini e nemmeno legare treccine o togliere una scheggia da un dito.” Dio sorrise e rispose: “Lo so, ma sono abbastanza grandi per contenere tutto quello che c’è nelle tasche di un bambino e abbastanza piccole per poter stringere nel palmo il suo visetto”. Dio stava creando i due più grossi piedi che si fossero malvisti, quando l’angelo sbottò: “Non è giusto. Credi davvero che queste due barcacce riusciranno a saltar fuori dal letto la mattina presto quando il bebè piange? O a passare fra un nugolo di bambini che giocano, senza schiacciarne per lo meno due?”. Dio sorrise e rispose: “ Sta’ tranquillo, andranno benissimo. Vedrai: serviranno a tenere in bilico un bambino che vuol giocare a cavalluccio o a scacciare i topi nella casa di campagna oppure a sfoggiare scarpe che non andrebbero bene a nessun altro”. Dio lavorò tutta la notte, dando al padre poche parole ma una voce ferma e autorevole; occhi che vedevano tutto, eppure rimanevano calmi e tolleranti. Infine, dopo essere rimasto un po’ soprappensiero, aggiunse un ultimo tocco: le lacrime. Poi si volse all’angelo e domandò: “E adesso sei convinto che un padre possa amare quanto una madre?”.
Erma Bombeck |
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La lunghissima adolescenza
Oggi molti giovani vivono una lunghissima adolescenza, restando in casa dei genitori fino (o quasi) ai trent’anni. È comodo fare così, mali prepara alla vita? I genitori che amano i figli devono sentire la preoccupazione di stimolarli a crescere, spingendoli ad assumersi responsabilità e orientandoli a vivere esperienze forti, che li aprano al dono di sé. Perché questa è la vita adulta: la vita di chi sa donare e donarsi. Card. Angelo Comastri |
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La pace dipende anche da me
Non costruisco la pace quando non apprezzo lo sforzo, la virtù degli altri; quando pretendo l’impossibile, quando sono indifferente al bene e al male degli altri; non costruisco la pace quando lavoro per due per poter comprare e mantenere il superfluo, mentre c’è chi non trova lavoro e non ha il necessario, l’indispensabile per vivere; non costruisco la pace quando non perdono, quando non chiedo scusa, quando non faccio il primo passo per riconciliarmi, anche se mi sento offesa o credo di aver ragione; non costruisco la pace quando lascio solo chi soffre e mi scuso dicendo: “Non so cosa dire, cosa fare, non lo conosco”; non costruisco la pace quando chiudo la porta del cuore, quando chiudo le mani, la bocca e non faccio niente per unire, conciliare, scusare; non costruisco la pace quando penso solo ai fatti miei, al mio interesse e tornaconto, al mio benessere e ai miei beni; non costruisco la pace quando rispondo: “Non ho tempo”, e tratto il prossimo come uno scocciatore, un rompiscatole; non costruisco la pace quando mi metto volentieri e di preferenza dalla parte di chi ha potere, ricchezza, sapienza, furbizia, anziché dalla parte del debole, dell’indifeso, del dimenticato, dalla parte di colui il cui nome non è scritto sull’agenda di nessuno; non costruisco la pace quando non aiuto il colpevole a redimersi; non costruisco la pace quando taccio di fronte alla menzogna, all’ingiustizia, alla maldicenza, alla disonestà, perché non voglio noie; non costruisco la pace quando non compio il mio dovere sia nel luogo di lavoro che verso i miei familiari; non costruisco la pace quando sfrutto il mio prossimo in stato di dipendenza, inferiorità, indigenza, malattia; non costruisco la pace quando rifiuto la croce, la fatica; non costruisco la pace quando dico no alla vita; non costruisco la pace quando non mi metto in ginocchio per invocarla, per ottenerla, per viverla;
Quando al posto del “no” metto un “sì” quando al posto del rancore, metto il perdono quando al posto della morte, metto la vita, quando al posto dell’io, metto Dio.
Per ottenerla occorre pregare, amare, soffrire. Occorre pagare di persona. Scomparire. Eccomi o Signore. Fammi seminatrice di pace. Signore, donaci la Tua pace”. Carla Zichetti |
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La dignità della persona umana
Esistono beni che non si possono acquistare al mercato: fondamentale tra essi è la dignità della persona umana. Oltre ai bisogni materiali ci sono pure esigenze spirituali che per loro natura debbono essere soddisfatte nella gratuità di uno scambio, in cui la persona è riconosciuta ed amata per se stessa. Occorre superare la mentalità meramente utilitaristica, che ignora le dimensioni trascendenti della persona umana e la riduce al circolo angusto della produzione e del consumo. Una società così concepita non è capace di integrare i più deboli e poveri, né riesce a soddisfare ciò che attendono le nuove generazioni, anche per superare una certa diffusa cultura che le rinchiude in se stesse, le porta a ricercare paradisi artificiali ed a sfuggire alle responsabilità della vita familiare e sociale. Occorre adoperarsi per una società nuova, in cui le persone possano contare di più, in cui alla lotta sia sostituito l’incontro di libertà e responsabilità, l’alleanza tra libero mercato e solidarietà, per promuovere un tipo di sviluppo che tuteli la vita, difenda l’uomo, specie il povero e l’emarginato, rispetti il creato, che è opera della mano di Dio.
Servo di Dio Giovanni Paolo II |
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Amico bianco…
Amico bianco, Io, quando piccolo, nero. Quando diventato grande, nero. Quando arrabbiato, nero. Quando paura, ancora nero. Quando morire, ugualmente nero.
Ma tu, amico bianco, Tu, quando nato, rosa. Quando diventato grande, bianco. Quando arrabbiato rosso. Quando ammalato, giallo. Quando paura, verde. Quando morire, viola.
Ma allora, amico bianco Perchè chiamare me di colore??? |
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Casa e paradiso
L’uomo su questa terra cerca una casa... la Casa. E la cerca come quel luogo dove si vive, si respira, si ama, ci si riposa. Chi ha avuto una casa falsa, vuota d’amore, inquieta: una casa dove si urla, si odia, per tutta la vita cercherà il contrario di ciò che ha conosciuto, e resterà fino alla fine un malato, un ferito. Quanti traumi in chi non è stato amato! Quante angosce in chi non ha avuto casa! Il concetto di casa e di Paradiso si identificano e nessun uomo riuscirà a liberarsi da questo subcosciente della sua esistenza, perché tanto la casa quanto il Paradiso sono il richiamo al primo comandamento posto da Dio nel suo cuore. Tu cerchi la casa perché cerchi l’amore. Tu cerchi il Paradiso perché cerchi l’amore. L'amore è il Paradiso, il non amore è l’inferno. L'amore è la vita dell’uomo, è il suo nutrimento, il suo completamento, la sua estasi, la sua pienezza. Senza amore non può vivere; basta considerare il contrario per capire l’inferno. L’inferno è il non amore, e ne abbiamo già la prova su questa terra. É l’amore la tensione costante. Tutti gli amori che gradualmente scopriamo e viviamo nella nostra esistenza - il cibo, l’amicizia, il sesso, la cultura, il bene, la giustizia, la luce - non sono che gradi parziali dell’amore che preparano, sviluppano, purificano l’amore totale, vanto e pienezza di tutti gli amori: quello di Dio, che sarà la nostra eredità eterna. Allora capiremo perché siamo nati, perché Dio ci ha chiamati alla vita.
fratel Carlo Carretto |
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Doni di Dio
Sulla via principale della città c’era un negozio originale. Un’insegna luminosa diceva: DONI DI DIO. Un bambino entrò e vide un angelo dietro al banco. Sugli scaffali c'erano grandi contenitori di tutti i colori. “Cosa si vende?”, chiese incuriosito. “Ogni ben di Dio! Vedi, il contenitore giallo è pieno di sincerità, quello verde è pieno di speranza, in quello rosso c’è l’amore, in quello azzurro la fede, l’arancione contiene il perdono, il bianco la pace, il violetto il sacrificio, l'indaco la salvezza. “E quanto costa questa merce?”. “Sono doni di Dio e i doni non costano niente!”. “Che bello! Allora dammi: dieci quintali di fede, una tonnellata di amore, un quintale di speranza, un barattolo di perdono e tutto il negozio di pace”. L’angelo si mise a servire il bambino. In un attimo confezionò un pacchetto piccolo piccolo come il suo cuore. “Ecco sei servito, disse l’angelo porgendo il pacchettino. “Ma come? così poco?”. “Certo, nella bottega di Dio non si vendono i frutti maturi, ma i piccoli semi da coltivare. Vai nel mondo e fai germogliare i Doni che Dio ti ha dato”. |
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Che cosa è Dio
“Che cosa è Dio?”, domanda il bambino. La mamma lo stringe fra le braccia e gli chiede: “Che cosa provi?”. “Ti voglio bene”, risponde il bambino. “Ecco, Dio è questo”.
autore sconosciuto |
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Credo anche se
Credo che c’è il sole
preghiera ritrovata nel campo di concentramento di Vucht
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Chiedo la fede
Busso al Cielo, chiedo la fede ma non quella con il pianto sulla spalla, quella che conta le stelle e non vede la gallina, quella che come la farfalla dura un giorno, ma quella sempre fresca perché infinita, quella che corre come un agnello dietro alla madre, non capisce ma comprende, tra le parole sceglie le più piccoline, non possiede una risposta a tutto e non va a gambe all’aria se a qualcuno prende un colpo. don Jan Twardowski, da Affrettiamoci ad amare |
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Che te ne fai della lanterna accesa?
Il cieco del villaggio alla sera andava sempre in giro con una lanterna accesa. Gli fecero notare, ridendo: “Che te ne fai della lanterna accesa, se sei cieco?”. Rispose, serenamente: “Con la lanterna accesa, gli altri mi vedono e non mi investono, dal momento che io, essendo cieco non riesco a scansare loro”. Dopo questa risposta la gente del paese non rise più.
autore sconosciuto |
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Far posto a te, Parola
Non vivo più io, solo Tu, mio Cristo, vivi in me! Parlami! Voglio fare spazio alla Tua Parola, lasciare che il Tuo Vangelo intrida la mia vita, diventi la mia luce, la mia forza, vivifichi e trasformi ogni mio atteggiamento. Maturi la mia vita nell’ascolto e mi trasformi in Te, Gesù benedetto. Troppi ce n’è che leggono e vogliono capire: voglio leggere mettendomi in ginocchio e aspettando Te da Te stesso. Signore, Tu parli e io non capisco perché non ti somiglio. Non ti lascio vivere in me la Tua vita di Figlio. Non ho ancora la luce dei Tuoi occhi, la sapienza del Tuo Cuore; non ho ancora l’amore che rende intelligibile il mistero e rende luminoso anche ciò che supera ed eccede ogni mia capacità di capire. La Tua acqua limpida non scorra invano nel mio deserto arido. Entra Tu stesso con la vivacità del Tuo parlare, con la Tua Verità nel vuoto del mio cuore e fatti posto, vivi Tu da Signore dentro di me.
Card. Anastasio Alberto Ballestrero |
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C’è una parola
C’è una parola che per anni è stata il sogno del mondo. Poi cominciò a farsi realtà, ma non era ancor lei. Ancor oggi, che ufficialmente è tornata a regnare, è così debole e mobile che minaccia di sfuggire, di allontanarsi da noi. Parola grandiosa, e questa parola si chiama pace. Tutti desiderano la pace; si desidera la pace nelle famiglie, e quando manca, non esiste la felicità. I popoli tutti desiderano la pace: e se manca c'è un cumulo di rovine inumane. Attualmente si possiede la pace, ma si sta coll’ansia di perderla sotto la minaccia di qualche nuova tempesta. Si possiede la pace attualmente, ma un incubo penoso grava sull’umanità: l’incubo che la pace un bene tanto desiderato possa da un momento all’altro naufragare in un oceano di sangue e di rovine. Parola dolce la Pace. Parola che Gesù predilesse ed usò per saluto… Gesù ha amato ed ha augurato la pace, e ben a ragione il profeta Isaia l’aveva chiamato principe di pace.
Beato Francesco Spoto, sacerdote e martire in Zaire durante la rivoluzione dei “Simba” |
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Beati quelli che…
Beati quelli che sanno ridere di se stessi, perché m non finiranno mai di divertirsi. Beati quelli che sanno distinguere una montagna da un ciottolo, perché eviteranno molti fastidi. Beati quelli che sanno riposare e dormire senza trovare scuse, perché diverranno saggi. Beati quelli che sanno ascoltare e tacere, perché impareranno cose nuove. Beati quelli che sono abbastanza intelligenti per non prendersi sul serio, perché saranno apprezzati dai loro vicini. Beati quelli che sono attenti alle richieste degli altri, senza sentirsi indispensabili, perché saranno dispensatori di gioia. Beati quelli che sanno guardare seriamente le cose piccole e tranquillamente e cose importanti, perché andranno lontano nella vita. Beati quelli che sanno apprezzare un sorriso e dimenticare uno sgarbo, perché il loro cammino sarà pieno di sole. Beati quelli che pensano prima di agire, perché non si turberanno dei l’imprevedibile. |
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Fare il punto
Fare il punto. Questa frase si usa spesso in marina per orientarsi, ed anche in altri campi. Ma la si può dire molto a ragione per la vita spirituale. Fare ogni tanto il punto della nostra vita spirituale, morale, materiale, di tutte quelle che sono le manifestazioni del nostro pensiero e della nostra volontà. Fare il punto per costatare il cammino compiuto, per vedere se vi è un progresso o un regresso. Fare il punto per riprendere con più impegno la via, la nostra via, quella che il Signore affida a tutti, distinta, ma con il medesimo fine: la salvezza
Beato Alberto Martelli, 18 novembre 1938 |
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La vita non si improvvisa
La vita non si inventa né si improvvisa con un atto di volontà, sincero ed eroico finché si vuole; la vita si costruisce, come una casa, pietra su pietra, atto per atto, giorno per giorno. Niente d’improvviso nella natura.
Beato Carlo Gnocchi |
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Dagli scritti di San Juan de la Cruz (San Giovanni della Croce)
Dio preferisce in te il minimo grado di obbedienza e di sottomissione a tutti quei servizi che tu pensi di rendergli. Dio stima di più in te l’inclinazione all’aridità e alla sofferenza per amor suo, che tutte le meditazioni, le visioni e le consolazioni spirituali che tu possa avere. Nella sera (della vita) sarai esaminato sull’amore. Impara ad amare Dio come Egli vuole essere amato e la scia il tuo modo di fare e di vedere. Cerca di non rattristarti subito dei casi avversi del mondo, poiché non conosci il bene che essi portano seco, un bene preordinato nel giudizio di Dio per il gaudio sempiterno degli eletti. Il Padre pronuncio una parola che fu suo Figlio e sempre la ripete in un eterno silenzio; perciò in silenzio essa deve essere ascoltata dall'anima. La sapienza entra in noi per mezzo dell'amore, del silenzio e della mortificazione. Grande saggezza è il saper tacere senza guardare né alle parole né ai fatti né alla vita altrui. Le proprietà del passero solitario sono cinque: Prima: si porta più in alto possibile; seconda: non sopporta la compagnia di altri uccelli neppure della stessa specie; Terza: tende il becco verso il vento; quarta: non ha un colore determinato; quinta: canta soavemente. L’anima contemplativa deve avere queste cinque proprietà, e cioè deve elevarsi al di sopra delle cose transitorie, non facendo di esse alcun caso come se non esistessero, e deve essere così amica della solitudine e del silenzio da non sopportare compagnia di alcuna creatura. Deve inoltre tendere il becco al soffio dello Spirito Santo, corrispondendo alle sue ispirazioni, affinché comportandosi in tal modo si renda maggiormente degna della sua compagnia. Non deve avere un colore determinato, non lasciandosi determinare da alcuna cosa, ma solo da ciò che è volontà di Dio; deve infine cantare soavemente nella contemplazione e nell'amore del suo Sposo. Non è volontà di Dio che l’anima si turbi di qualche cosa e che soffra tormenti: se essa nei casi avversi del mondo soffre, ciò accade per debolezza della sua virtù, poiché l'anima del perfetto si rallegra in ciò in cui si affligge quella di un imperfetto. A Dio piace di più un’azione, per quanto piccola, fatta di nascosto e senza il desiderio che sia conosciuta, che mille altre compiute con il desiderio che siano vedute dagli uomini. Infatti a colui che agisce per Dio con purissimo amore, non solo non importa di essere veduto dagli uomini, ma non agisce neppure per essere veduto da Dio; anzi se questi non dovesse saperlo, l’anima non cesserebbe di rendere a Lui gli stessi servizi con la stessa allegrezza e con la stessa purezza di amore. Alla sera della vita, saremo giudicati sull’amore. Ricordati che Dio regna solo nell'anima pacifica e disinteressata. |
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Signore, io credo che Tu mi ami
Signore, io credo che Tu mi ami anche se non lo capisco; io credo che Tu mi sei vicino, anche se mi sento sola e abbandonata da tutti: io credo che Tu mi liberi, anche se mi sento prigioniera di questa croce, di queste catene. Io credo che Tu, attraverso questa prova, mi porterai alla gioia, quella senza tramonto. quella che vorrei già subito, adesso. Io credo che Tu ora mi farai capire molte più cose di quelle che credevo di sapere; io credo – sulla Tua parola – che Tu mi salvi.
Carla Zichetti, Grazie mamma |
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Lentamente muore (erroneamente attribuito a Pablo Neruda)
Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce. Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti. Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi e’ infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante. Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità. Martha Medeiros, giornalista e scrittrice brasiliana |
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Lasciarsi catturare da Dio
Dio è pericoloso, è un fuoco divoratore. Ascolta l’avvertimento che ti dà Lui stesso: “Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volta indietro, è adatto per il Regno di Dio”... Sta attento, Egli nasconde il Suo gioco, inizia con un piccolo amore, una piccola fiamma prima che tu abbia potuto capire come dovresti, ti tiene interamente in pugno e sei catturato. E tuttavia, vale la pena lasciarsi catturare da Dio, per lanciarsi in questa meravigliosa avventura, privi delle certezze umane, ma sorretti e guidati dallo Spirito Santo.
Hans Urs Von Balthasar |
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Le parole più importanti
Le sei parole
più importanti: Davide Weiss |
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L’amore è voler amare
L’amore consiste non nel sentire che si ama, ma nel voler amare; quando si vuol amare, si ama; quando si vuol amare sopra ogni cosa, si ama sopra ogni cosa. Se accade che si soccomba a una tentazione, è perché l’amore è troppo debole, non perché esso non c’è: bisogna piangere, come San Pietro, pentirsi, come San Pietro, umiliarsi, come lui, ma sempre come lui dire tre volte: “Io ti amo, io ti amo, tu sai che malgrado le mie debolezze e i miei peccati io ti amo”.
Beato Charles de Foucauld |
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L’amore
L’amore è un mistero. Lo sentiamo l’amore, lo proviamo, lo cerchiamo, lo possediamo, ma proprio non sappiamo cosa sia. Capire ciò che è l’amore in sé supera l'intendimento umano. Ma è per esso che il mondo si muove! L’amore è come il perno su cui ruota il cosmo stesso. L’amore è Dio in me, e se io sono nell’amore sono in Dio, cioè nella vita, nella grazia: partecipo all’Essere di Dio
fratel Carlo Carretto |
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L’essenziale è l’amore
Se si ammette che è impossibile adempiere al comandamento dell’amore, dal momento che esso indica un ideale irraggiungibile, e se di conseguenza si ammette la possibilità di derogare alle esigenze che ci pone l’amore e di sostituire l’adempimento del comandamento dell’amore con una serie di altri comandamenti, non si fa nulla di diverso da quel che farebbe un viaggiatore munito di bussola, il quale decidesse che proseguire lungo la direzione giusta, indicatagli appunto dalla bussola, sia del tutto impossibile, a causa delle montagne e dei fiumi che si trovano sul suo cammino, e smettendo di seguire la direzione giusta e più breve, indicatagli appunto dalla bussola, si lasciasse guidare nel proprio viaggio da altre considerazioni del tutto indifferenti alle indicazioni fornitegli dalla bussola.
Lev Nicolaevic Tolstoj |
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Lo spaventapasseri
Una volta un cardellino fu ferito a un’ala da un cacciatore. Per qualche tempo riuscì a sopravvivere con quello che trovava per terra. Poi, terribile e gelido, arrivò l’inverno. Un freddo mattino, cercando qualcosa da mettere nel becco, il cardellino si posò su uno spaventapasseri. Era uno spaventapasseri molto distinto, grande amico di gazze, cornacchie e volatili vari. Aveva il corpo di paglia infagottato in un vecchio abito da cerimonia; la testa era una grossa zucca arancione; i denti erano fatti con granelli di mais; per naso aveva una carota e due noci per occhi. “Che ti capita, cardellino?”, chiese lo spaventapasseri, gentile come sempre. “Va male”, sospirò il cardellino. “Il freddo mi sta uccidendo e non ho un rifugio. Per non parlare del cibo. Penso che non rivedrò la primavera”. “Non aver paura. Rifugiati qui sotto la giacca. La mia paglia è asciutta e calda”. Così il cardellino trovò una casa nel cuore di paglia dello spaventapasseri. Restava il problema del cibo. Era sempre più difficile per il cardellino trovare bacche o semi. Un giorno in cui tutto rabbrividiva sotto il velo gelido della brina, lo spaventapasseri disse dolcemente al cardellino: “Cardellino, mangia i miei denti: sono ottimi granelli di mais”. “Ma tu resterai senza bocca”. “Sembrerò molto più saggio”. Lo spaventapasseri rimase senza bocca, ma era contento che il suo piccolo amico vivesse. E gli sorrideva con gli occhi di noce. Dopo qualche giorno fu la volta del naso di carota. “Mangialo. È ricco di vitamine”, diceva lo spaventapasseri al cardellino. Toccò poi alle noci che servivano da occhi. “Mi basteranno i tuoi racconti”, diceva lui. Infine lo spaventapasseri offrì al cardellino anche la zucca che gli faceva da testa. Quando arrivò la primavera, lo spaventapasseri non c’era più. Ma il cardellino era vivo e spiccò il volo nel cielo azzurro.
don Bruno Ferrero, Cerchi nell’acqua |
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Lo spaventapasseri superbo
C’era una volta, in mezzo ad un campo di grano, uno spaventapasseri. Faceva molto bene quello che il suo nome significava, anche perché fra le braccia gli era stato messo un bastone che sembrava un fucile. Era molto superbo e pensava di non aver bisogno di niente e di nessuno. Guardava dall’alto in basso le spighe che gli dondolavano attorno, mosse dolcemente dalla brezza della sera. “Vedete”, diceva loro, “ come faccio bene il mio mestiere, allontanando da voi i passeri che vorrebbero rubarvi il tesoro dei vostri chicchi di grano? È vero che non esiste uno spaventapasseri più bello e più bravo di me?”. Ma le spighe si voltavano ridendo sotto i baffi senza rispondere. Un giorno una colomba incuriosita andò a posarsi sul braccio del fucile. Il nostro eroe le chiese: “È vero che non hai mai visto uno spaventapasseri più bello e più bravo di me?”. La colomba gli rispose: “È vero, come spaventapasseri, sei veramente bello. Chi ti ha costruito ha fatto un vero capolavoro!”. Furibondo lo spaventapasseri le gridò: “Io non debbo niente a nessuno! Se sono il migliore e il più bello è perché sono diventato così senza l’aiuto di nessuno!”. La colomba, per nulla intimorita, mentre spiccava il volo, gli sussurrò all’orecchio: “Dovresti invece essere riconoscente al tuo costruttore e cantare senza fine le sue lodi”. Un giorno il padrone stava lavorando nel campo sotto un sole cocente e avendo dimenticato a casa il cappello, prese quello che aveva messo allo spaventapasseri. La moglie del padrone, che era rimasta senza zucche per la cena, si ricordò che per fare lo spaventapasseri, aveva usato una zucca come testa, e andò a prenderla per cucinarla. Venne anche il figlio maggiore e si riprese la vecchia divisa da militare, perché quella sera doveva fare una recita. Così il nostro eroe che credeva di non dover niente a nessuno, si rese conto che tutto quello che era lo doveva a chi l’aveva costruito. |
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L’uomo cerca emozioni
L’uomo cerca emozioni sempre più forti e le va a cercare nel peccato. L’emozione, anche la più sconvolgente, finisce e se ne cerca un’altra, e poi un’altra fino al brivido del peccato e tutto finisce. Ciò che finisce non è altro che u succedersi di illusioni e delusioni. Come il tossicodipendente dall’hascish passa alla cocaina, all’ecstasi, all’eroina, intramezzando il tutto con i cocktail, e intanto si distrugge. Il cuore umano è come un abisso e quando si allontana dal Signore diventa un baratro di morte. I buchi del cuore non si saziano con delle sostanze; il cuore si riempie con la giustizia di Dio; quella umana o non c’è o è sempre incompleta, imperfetta.
don Oreste Benzi |
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L’ultimo posto
Perché tante difficoltà nelle relazioni tra gli uomini anche nelle piccole cose? Perché tanta antipatia, spirito di persecuzione, tristezza, ecc. ecc.? Perché non abbiamo scelto come Gesù l’ultimo posto. Qui sta l’errore fondamentale da cui nascono tante complicazioni e tristezze. Vuoi correre più spedito? Cerca l’ultimo posto. Vuoi essere più libero? Cerca l’ultimo posto. Vuoi capire più Gesù? Cerca l’ultimo posto. Vuoi amare di più? Cerca l’ultimo posto. Vuoi servire la giustizia? Cerca l’ultimo posto. Vuoi farti amare? Cerca l’ultimo posto. Vuoi capire Gesù? Cerca l’ultimo posto. Vuoi afferrare più gioia? Cerca l’ultimo posto. Vuoi far la predica-vita? Cerca l’ultimo posto. Vuoi capire l’Adorazione? Cerca l’ultimo posto. Vuoi giungere alla pace? Cerca l’ultimo posto. Difatti Gesù ha detto: “Gli ultimi saranno i primi”. Il tutto però deve essere fatto per amore e non per raffinato orgoglio.
fratel Carlo Carretto |
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Questione de razza
“Che cane buffo! E dove l’hai trovato?”. Trilussa |
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Il silenzio di Dio
Chi è capace non solo di gridare
Simone Weil |
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La partita notturna
Questa sera, allo stadio, la notte si agitava, popolata di diecimila ombre, e quando i proiettori ebbero dipinto in verde il velluto dell’immenso campo, la notte intonò un coro, nutrito di diecimila voci. Infatti il maestro di cerimonie aveva fatto segno di iniziare la funzione. L’imponente liturgia si svolgeva dolcemente. Il pallone bianco volava da ministro a ministro come se tutto fosse stato minuziosamente preparato in precedenza. Passava dall’uno all’altro, correva raso terra o volava sopra le teste. Ognuno era al suo posto, ricevendolo alla sua volta, con colpo misurato lo passava all’altro, e l’altro era là per accoglierlo e trasmetterlo. E siccome ognuno faceva il suo lavoro dove occorreva, siccome forniva lo sforzo richiesto, siccome sapeva di aver bisogno di tutti gli altri, lentamente, ma sicuramente, il pallone avanzava; e quando ebbe raccolto il lavoro di ognuno, quando ebbe riunito il cuore degli undici giocatori, la squadra gli impresse un soffio e segnò il goal della vittoria. Dopo la partita, a stento l’immensa folla si disperdeva nelle strade troppo strette, ed io pensavo, o Signore, che la storia umana, per noi lunga partita, per Te era questa grande Liturgia, meravigliosa cerimonia iniziata all’aurora dei tempi, che terminerà quando l’ultimo ministro avrà compiuto l’ultimo gesto. In questo mondo, o Signore, abbiamo ognuno il nostro posto; allenatore previdente, da sempre Tu ce lo destinavi. Tu hai bisogno di noi qui, i nostri fratelli hanno bisogno di noi e noi abbiamo bisogno di tutti. Non ha importanza il posto che io occupo, o Signore, ma la perfezione e l’intensità della mia presenza. Che importa che io sia avanti o indietro, se sono al massimo quello che debbo essere? Ecco, o Signore, la mia giornata davanti a me... Non ho riparato troppo sul fallo, criticando gli sforzi degli altri, le mani in tasca? Ho tenuto bene il mio posto, e mi hai Tu incontrato sul campo quando lo guardavi? Ho ricevuto bene il “passaggio” del vicino e quello dell’altro dall’altra estremità del campo? Ho “servito” bene i miei compagni di squadra, senza giocare troppo personalmente per mettermi in mostra? Ho “costruito” il gioco in modo da ottenere la vittoria con il contributo di tutti? Ho lottato fino in fondo nonostante gli scacchi, i colpi e le ferite? Non sono stato turbato dalle dimostrazioni dei compagni e degli spettatori, scoraggiato dalla loro incomprensione e dai loro rimproveri, insuperbito dai loro applausi? Ho pensato di pregare la mia partita, non dimenticando che agli occhi di Dio questo gioco degli uomini è la funzione più religiosa? Ora vado a riposarmi negli spogliatoi, Signore; e domani, se Tu darai il calcio d’avvio, giocherò un altro tempo, e così ogni giorno... Fa’ che questa partita celebrata con tutti i miei fratelli sia l’imponente liturgia che Tu aspetti da noi, affinché quando il tuo ultimo fischio interromperà le nostre esistenze noi siamo selezionati per la Coppa del Cielo. padre Michel Quoist |
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Ballata dell’amore vero
con la stessa passione, con la stessa forza con la stessa fedeltà che non ho io. Mentre l’amore mio è piccolo come un bambino solo senza la madre sperduto in un giardino. Io vorrei volerti bene come ti ama Dio con la stessa tenerezza, con la stessa fede con la stessa libertà che non ho io. Mentre l’amore mio è fragile come un fiore ha sete della pioggia muore se non c’è il sole. Io ti voglio bene e ne ringrazio Dio che mi dà la tenerezza, che mi dà la forza che mi dà la libertà che non ho io.
parole e musica di Claudio Chieffo |
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Lodi al Dio Altissimo
Tu sei santo, Signore solo Dio, che operi cose meravigliose. Tu sei forte. Tu sei grande. Tu sei altissimo. Tu sei re onnipotente, Tu, Padre santo, re del cielo e della terra. Tu sei trino ed uno, Signore Dio degli dei. Tu sei il bene, ogni bene, il sommo bene, il Signore Dio vivo e vero. Tu sei amore e carità. Tu sei sapienza. Tu sei umiltà. Tu sei pazienza. Tu sei bellezza. Tu sei mansuetudine. Tu sei sicurezza. Tu sei quiete. Tu sei gaudio e letizia. Tu sei nostra speranza. Tu sei giustizia. Tu sei temperanza. Tu sei tutta la nostra ricchezza a sufficienza. Tu sei bellezza. Tu sei mansuetudine. Tu sei protettore. Tu sei custode e nostro difensore. Tu sei fortezza. Tu sei refrigerio. Tu sei la nostra speranza. Tu sei la nostra fede. Tu se la nostra carità. Tu sei tutta la nostra dolcezza. Tu sei la nostra vita eterna, grande e ammirabile Signore, Dio onnipotente, misericordioso Salvatore. San Francesco d’Assisi |
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La carità Nelle
avversità sopporta. Sant’Agostino d’Ippona |
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Santa Chiara d’Assisi alla Beata Agnese di Praga
Tu colloca i tuoi occhi davanti allo specchio dell’eternità; colloca la tua anima nello splendore della gloria; colloca il tuo cuore in colui che è figura della divina sostanza, e trasformati interamente, mediante la contemplazione, nell’immagine della divinità di Lui. Allora anche tu proverai ciò che è riservato ai suoi amici, gusterai la segreta dolcezza che Dio medesimo ha riservato fin dall’inizio per coloro che lo amano. La sua bellezza ammirano il sole, la luna; i suoi premi sono di pregio, di grandezza infiniti. Voglio dire quel Figlio dell’Altissimo che la Vergine partorì senza cessare di essere vergine. Stringiti alla sua dolcissima Madre, la quale generò un figlio tale, che i cieli non potevano contenere eppure ella lo raccolse nel piccolo chiostro del suo seno, lo portò nel suo grembo verginale. A quel modo, dunque, che la gloriosa Vergine delle vergini, portò Cristo, materialmente, nel suo grembo, tu pure, seguendo le vestigia, specialmente dell’umiltà, della povertà di Lui, puoi sempre, senza alcun dubbio, portarLo spiritualmente, nel tuo corpo casto e verginale. E conterrai in te colui dal quale tu, tutte le creature, sono contenute, possederai ciò che è bene più duraturo, definitivo, anche a paragone di tutti gli altri possessi, destinati a finire, di questo mondo.
Santa Chiara dalla Terza lettera alla Beata Agnese di Praga |
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Rimanere nella Chiesa
Qualcuno è giunto al punto di essersi sentito libero dal giorno in cui non si è più riferito alla Chiesa; altri hanno avuto la sensazione di cominciare a vivere autenticamente dal momento in cui hanno relegato nella storia del passato il loro rapporto con Dio e si sono impegnati a servire l’uomo senza riferimenti alla tradizione. Non c’è affatto bisogno di compiere questi tagli, anche perché ci portano fuori dalla verità. La Chiesa rimane la Chiesa e Dio rimane Dio. Chi sono io fuori dal Popolo di Dio e quale forza mi rimane se la fede nell’Altissimo è venuta meno? La Chiesa non mi nega di vivere autenticamente il Vangelo ed il mio impegno con Dio mi è proprio necessario ora che mi sono deciso a fare qualcosa sul serio. Lo so che nel passato troppe volte la religione era sinonimo di “non facciamo storie, state buoni; non facciamo scioperi, restiamo sul sicuro”, ma so anche che le cose sono cambiate e che la Parola di Dio ha cominciato a contestarci e interrogarci sulla giustizia e sull’amore più che sulle processioni e la grandiosità della chiese da costruire. Perché abbandonare la Chiesa proprio nel momento in cui mi sento più Chiesa? Perché abbandonare l’ispirazione di Dio proprio quando ne abbiamo più bisogno? Perché pensare che Lui ci contrasti proprio mentre ci avviciniamo con più impegno all’uomo? Non è Dio dalla parte dell’uomo? Non è Lui che ne prende le difese? Leggete il Vangelo di Matteo e ditemi se potete trovare parole più dure di quelle del capitolo 25 in difesa della giustizia e della liberazione dell’uomo.
fratel Carlo Carretto |
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Causa l’ingiustizia dilagante
Causa l’ingiustizia dilagante e l’abuso di potere, siamo giunti al compromesso col materialismo ateo, negatore dei diritti di Dio. Questo è il castigo preannunciato a Fatima... Tutti i sacerdoti che sostengono la possibilità di un dialogo coi negatori di Dio e coi poteri luciferici del mondo, sono ammattiti, hanno perduto la fede, non credono più nel Vangelo! Così facendo tradiscono la Parola di Dio, perché Cristo venne a portare sulla terra perpetua alleanza solamente agli uomini di cuore, ma non si alleò con gli uomini assetati di potere e dominio sui fratelli... Il gregge è disperso quando i pastori si alleano con i nemici della Verità di Cristo. Tutte le forme di potere fatte sorde al volere dell’autorità del cuore di Dio sono lupi rapaci che rinnovano la passione di Cristo e fanno versare lacrime alla Madonna.
San Pio da Pietralcina |
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I falsi profeti Ci sono dei falsi profeti che vanno gridando la morte di Dio. Ci sono degli insegnanti, professori che vanno parlando contro dio in nome della scienza, nel momento in cui il fulgore della Sua Sapienza infinita penetra nella mente dell’uomo, attraverso la scintillante verità delle più profonde cose e misteri della fisica, della chimica, dell’astronautica e dell’astronomia. Bene, il mio primo pensiero è questo… Giovani, noi crediamo! Noi crediamo con tutte le forze, con tutta l’anima, con tutto il cuore, con tutta la mente. Crediamo a tutto. E basta con le fantasie dovute alla superbia che rende idioti gli uomini e li fa balbettanti di inutile sciocchezza. Servo di Dio Enrico Medi Enrico Medi (Porto Recanati, 25 aprile 1911 - Roma 26 maggio 1974) è considerato uno dei più importanti scienziati italiani |
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Chi spera cammina
Chi spera cammina, non fugge! Si incarna nella storia! Costruisce il futuro, non lo attende soltanto! Ha la grinta del lottatore, non la rassegnazione di chi disarma! Ha la passione del veggente, non l’aria avvilita di chi si lascia andare. Cambia la storia, non la subisce!
Servo di Dio Tonino Bello |
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Provaci! Abbi il coraggio di osare con Dio! Provaci! Non avere paura di Lui. Abbi il coraggio di rischiare con la fede! Abbi il coraggio di rischiare con la bontà! Abbi il coraggio di rischiare con il cuore puro! Compromettiti con Dio, e vedrai che la tua vita diventa ampia e illuminata, non noiosa, ma piena di infinite sorprese, perché la bontà infinita di Dio non si esaurisce mai!
Benedetto XVI |
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Quanto è facile condannare! Signore, quanto è facile condannare! Quanto è facile lanciare sassi: i sassi del giudizio e della calunnia, i sassi dell’indifferenza e dell’abbandono! Signore, Tu hai scelto di stare dalla parte dei vinti, dalla parte degli umiliati e dei condannati. Aiutaci a non diventare mai carnefici dei fratelli indifesi, aiutaci a prendere coraggiosamente posizione per difendere i deboli, aiutaci a rifiutare l’acqua di Pilato perché non pulisce le mani ma le sporca di sangue innocente.
Card. Angelo Comastri, Via Crucis al Colosseo, Venerdì Santo 2006 |
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Qualunque cosa rechi questo giorno
Al cominciar del giorno, Dio, ti chiamo. Aiutami a pregare e a raccogliere i miei pensieri su di Te; da solo non sono capace. C'è buio in me, in Te invece c’è luce; sono solo, ma Tu non mi abbandoni; non ho coraggio, ma Tu mi sei di aiuto; sono inquieto, ma in Te c’è la pace; c’è amarezza in me, in Te pazienza; non capisco le tue vie, ma Tu sai qual è la mia strada. Padre del cielo, siano lode e grazie a Te per la quiete della notte, siano lode e grazie a Te per il nuovo giorno. Signore, qualunque cosa rechi questo giorno, il Tuo Nome sia lodato! Amen.
Dietrich Bonhoeffer
Dietrich Bonhoeffer, teologo tedesco è morto impiccato nel campo di concentramento di Flossenbürg, all’alba del 9 aprile 1945, pochi giorni prima della fine della guerra. |
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Parafrasi del “Padre Nostro”
O santissimo Padre nostro: creatore, redentore, consolatore e salvatore nostro. Che sei nei cieli: negli Angeli e nei Santi, illuminandoli alla conoscenza, perché Tu, Signore, sei luce, infiammandoli all’amore, perché Tu, Signore, sei amore, ponendo la tua dimora in loro e riempiendoli di beatitudine, perché Tu, Signore, sei il sommo bene, eterno, dal quale proviene ogni bene e senza il quale non esiste alcun bene. Sia santificato il tuo nome: si faccia luminosa in noi la conoscenza di Te, affinché possiamo conoscere l’ampiezza dei tuoi benefici, l’estensione delle tue promesse, la sublimità della tua maestà e la profondità dei tuoi giudizi. Venga il tuo regno: perché tu regni in noi per mezzo della grazia e ci faccia giungere nel tuo regno, ove la visione di Te è senza veli, l’amore di Te è perfetto, la comunione di Te è beata, il godimento di Te senza fine. Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra: affinché ti amiamo con tutto il cuore, sempre pensando a Te; con tutta l’anima sempre desiderando Te con tutta la mente, orientando a Te tutte le nostre intenzioni e in ogni cosa cercando il tuo onore; e con tutte le nostre forze spendendo tutte le nostre energie e sensibilità dell’anima e del corpo a servizio del tuo amore e non per altro; e affinché possiamo amare i nostri prossimi come noi stessi, trascinando tutti con ogni nostro potere al tuo amore, godendo dei beni altrui come dei nostri e nei mali soffrendo insieme con loro e non recando nessuna offesa a nessuno. Dacci il nostro pane quotidiano: il tuo Figlio diletto, il Signore nostro Gesù Cristo, dà a noi oggi: in memoria, comprensione e reverenza dell’amore che Egli ebbe per noi e di tutto quello che per noi disse, fece e patì. E rimetti a noi i nostri debiti: per la tua ineffabile misericordia, per la potenza della passione del tuo Figlio diletto e per i meriti e l’intercessione della Beatissima Vergine e di tutti i tuoi eletti. Come noi li rimettiamo ai nostri debitori: e quello che non sappiamo pienamente perdonare, Tu, Signore, fa’ che pienamente perdoniamo sì che, per amor tuo, amiamo veramente i nemici e devotamente intercediamo presso di Te, non rendendo a nessuno male per male e impegnandoci in Te ad essere di giovamento a tutti. E non ci indurre in tentazione: nascosta o manifesta, improvvisa o insistente. Ma liberaci dal male: passato, presente e futuro.
San Francesco d’Assisi |
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Beatitudini del bambino
Beato il
bambino
don Pino Pellegrino |
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I tre figli
Tre donne andarono alla fontana per attingere
acqua. Presso la fontana, su una panca di pietra, sedeva un uomo
anziano che le osservava in silenzio ed ascoltava i loro discorsi.
Le donne lodavano i rispettivi figli. “Li riconoscerete dai loro frutti” (Matteo 7, 16). don Bruno Ferrero |
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Gli egoisti sono incapaci di amare gli altri, ma sono anche incapaci di amare se stessi Egoismo e amore per se stessi, anziché essere uguali, sono opposti. L’egoista non ama troppo se stesso, ma troppo poco; in realtà odia se stesso. Questa mancanza d’amore per sé, che è solo un’espressione di mancanza di produttività, lo lascia vuoto e frustrato. È solo un essere infelice e ansioso di trarre dalla vita le soddisfazioni che impedisce a se stesso di raggiungere. Sembra interessarsi troppo di se, ma in realtà non fa che un inutile tentativo di compensare la mancanza d’amore per sé. Freud sostiene che l’egoista è un narcisista che ha concentrato su se stesso ogni capacità d’amore. È vero che gli egoisti sono incapaci di amare gli altri, ma sono anche incapaci di amare se stessi. E. Fromm, L’arte d’amare |
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Due tracce sulla sabbia
Due tracce sulla sabbia. Piedi. Due tracce parallele. Sulla sabbia di una spiaggia caraibica. All’alba. Parallele. E in sintonia. Stessa frequenza, stesso passo: piede destro, piede sinistro. Si tengono per mano. Per forza. E camminano lenti. Nel primo solo caraibico. In silenzio. Guardano il mare. Si guardano negli occhi. Pensano. Sospirano. Al loro passato. Al loro futuro. Sempre insieme. Affermazione che può essere declinata in ogni tempo. Una donna e un uomo. Certo. Un piede è più piccolo dell’altro. L’età? La sabbia non rivela questo segreto. Guardano il mare e ogni onda, ogni sfumatura di verde ricorda loro un giorno della loro vita insieme: passata o a venire. Delle gioie e delle pene. Sì. Perché un amore forte è un amore che ha sofferto. È nel fuoco che l’oro si purifica. Così l’amore. Non camminerebbero così vicini e non vibrerebbero, i loro passi, con la medesima frequenza se non si fossero feriti a vicenda. Più volte. Spesso, quasi sempre, senza malizia. Qualche rara volta per cattiveria. Vendetta. Rivincita. Banale sussulto dell’ego. Più ami più sai come ferire in profondità. Quando vuoi si intende. Colpisci duro. Profondo. Lì, sulla ferita che non si rimargina, che è sempre gonfia e infetta. Te ne penti: lui, magari subito; lei, magari dopo un po’. Ma te ne penti. Se ami davvero si intende. E l’amore beve questo dolore e lo purifica. Due tracce parallele: l’amore non ammette ritardi. Ci si aspetta. Ci si aiuta. Di continuo. Qualche volta con dolcezza altre con l’acidità di una battuta, che fa spurgare la piaga. E fa male. Ma cura. L’amore è cura. Mani di guaritore. Mani di re. Di regina. Insieme. Guardano avanti. Camminano e guardano avanti. Non per negare il passato. Non potrebbero: è il loro tesoro. Ma perché l’amore è creazione, generazione continua: è futuro. È eternità. Guardano il mare che è speranza e sgomento al tempo stesso. L’amore può essere tempesta, ma il più delle volte è porto, è calma, è brezza, è un lieve scintillio del sole su onde sommesse e timide. È fatica. L’amore è certezza. Una sola: insieme. Tutto il resto cambia, oscilla, precipita, s’impenna, scuffia. Tutto scorre. Ma insieme rimane. Sempre. Non sarebbe amore. Guardo le impronte lasciate all’alba, potrebbero essere le nostre. Non lo sono. Così mi è risparmiata la superbia. So che le avremmo lasciate identiche. Ma l’amore non è esclusivo. È per tutti. Basta volerlo. In due. L’amore è più azione che sentimento. Anzi. È innanzitutto volontà. Intrisa d’emozione, d’accordo, come un biscotto ricoperto di cioccolata. Che senza biscotto scivolerebbe via, per disperdersi. Due tracce. Parallele. Il segno di una sola vita: fusa insieme. Paolo Pugni, http://persommicapi.blogspot.com/2010/03/due-tracce-sulla-sabbia.html |
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Via con il vento
Nel prato di un giardino pubblico, con il tiepido sole della primavera, in mezzo all’erba tenera, erano spuntate le foglie dentellate e robuste dei Denti di Leone. Uno di questi esibì un magnifico fiore giallo, innocente, dorato e sereno come un tramonto di maggio. Dopo un po’ di tempo il fiore divenne un “soffione”: una sfera leggera, ricamata dalle coroncine di piumette attaccate ai semini che se ne stavano stretti stretti al centro del soffione. E quante congetture facevano i piccoli semi. Quanti sogni cullava la brezza alla sera, quando i primi timidi grilli intonavano la loro serenata. “Dove andremo a germogliare?”. “Chissà?”. “Solo il vento lo sa”. Un mattino il soffione fu afferrato dalle dita invisibili e forti del vento. I semi partirono attaccati al loro piccolo paracadute e volarono via, ghermiti dalla corrente d’aria. “Addio... addio”, si salutavano i piccoli semi. Mentre la maggioranza atterrava nella buona terra degli orti e dei prati, uno, il più piccolo di tutti, fece un volo molto breve e finì in una screpolatura del cemento di un marciapiede. C’era un pizzico di polvere depositato dal vento e dalla pioggia, così meschino in confronto alla buona terra grassa del prato. “Ma è tutta mia!”, si disse il semino. Senza pensarci due volte, si rannicchiò ben bene e cominciò subito a lavorare di radici. Davanti alla screpolatura nel cemento c’era una panchina sbilenca e scarabocchiata. Proprio su quella panchina si sedeva spesso un giovane. Era un giovane dall’aria tormentata e lo sguardo inquieto. Nubi nere gli pesavano sul cuore e le sue mani erano sempre strette a pugno. Quando vide due foglioline dentate verde tenero che si aprivano la strada nel cemento. Rise amaramente: “Non ce la farai! Sei come me!”, e con un piede le calpestò. Ma il giorno dopo vide che le foglie si erano rialzate ed erano diventate quattro. Da quel momento non riuscì più a distogliere gli occhi dalla testarda coraggiosa pianticella. Dopo qualche giorno spuntò il fiore, giallo brillante, come un grido di felicità. Per la prima volta dopo tanto tempo il giovane avvilito sentì che il risentimento e l’amarezza che gli pesavano sul cuore cominciavano a sciogliersi. Rialzò la testa e respirò a pieni polmoni. Diede un gran pugno sullo schienale della panchina e gridò: “Ma certo! Ce la possiamo fare!”. Aveva voglia di piangere e di ridere. Sfiorò con le dita la testolina gialla del fiore. Le piante sentono l’amore e la bontà degli esseri umani. Per il piccolo e coraggioso Dente di Leone la carezza del giovane fu la cosa più bella della vita. Non chiedere al Vento perché ti ha portato dove sei. Anche se sei soffocato dal cemento, lavora di radici e vivi. Tu sei un messaggio. |
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Il Signore è con voi
Il Signore è con voi, come un pastore che con il suo bastone ci guida anche nelle valli oscure. Il suo bastone è la Croce, atto di amore e di redenzione e via da seguire per noi. Il Signore non ci libera in genere dalle Croci ma ci aiuta a portarle e ce le trasforma in capitale positivo per noi e di investimento per gli altri. È la preghiera che faccio a TUTTI VOI. don Andrea Santoro |
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Dal diario di don Tonino Poi rimango solo, e sento per la prima volta una gran voglia di piangere. Tenerezza, rimorso, o percezione del poco che si è potuto seminare e della lunga strada che rimane da compiere? Attecchirà davvero la semente della nonviolenza? Sarà davvero questa la strategia di domani? È possibile cambiare il mondo con i gesti semplici dei disarmati? È davvero possibile che, quando le istituzioni non si muovono, il popolo si possa organizzare per conto suo e collocare spine nel fianco di chi gestisce il potere? Fino a quando questa cultura della nonviolenza rimarrà subalterna? Questa impresa contribuirà davvero a produrre inversioni di marcia? Perché i mezzi di comunicazione di massa, che hanno invaso la Somalia a servizio di scenografie di morte, hanno pressoché taciuto su questa incredibile scenografia di pace? Ma in questa guerra allucinante chi ha veramente torto e chi ha ragione? E qual è il tasso delle nostre colpe di esportatori di armi in questa delirante barbarie che si consuma sul popolo della Bosnia? Sono troppo stanco per rispondere stasera. Per ora mi lascio cullare da una incontenibile speranza. Le cose cambieranno, se i poveri lo vogliono. don Tonino Bello Scritto durante la marcia per la pace, a Sarajevo nel dicembre 1992, quando già era indebolito dalla malattia. Don Tonino è morto pochi mesi dopo, il 20 aprile 1993. |
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Se non puoi essere
Se non puoi essere un pino sul monte, sii una saggina nella valle, ma sii la migliore piccola saggina sulla sponda del ruscello. Se non puoi essere un albero, sii un cespuglio. Se non puoi essere un’autostrada, sii un sentiero. Se non puoi essere il sole, sii una stella. Sii sempre il meglio di ciò che sei. Cerca di scoprire il disegno che sei chiamato ad essere, poi mettiti a realizzarlo nella vita. Martin Luther King |
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Marta e Maria Gesù “entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: “Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”. Ma Gesù le rispose: “Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta” (Lc 10, 38-42). Gesù non rimprovera Marta. È vero che Maria è parte fondamentale del nostro cammino dal lato spirituale ma Marta lo è dal lato pratico: entrambe sono molto utili, anzi, necessarie. Tra l’altro, Gesù, la rivelazione più alta del Vangelo l’ha poi fatta a Marta, non a Maria, dicendole: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in ma, anche se muore, vivrà…” (Gv 11, 25). Noi cristiani dobbiamo essere Marta e Maria contemporaneamente, a seconda delle situazioni che viviamo. Le nostre braccia alzate verso il Cielo devono diventare braccia che si allargano verso i fratelli, per poi tornare ad alzarsi verso il Cielo, per poter di nuovo allargarsi verso i fratelli. Tutto questo all’infinito. Se non stiamo con le braccia e il cuore rivolti al Cielo non siamo in grado di stare con le braccia e il cuore rivolto verso i fratelli. I fratelli sono quelli che abbiamo accanto e aspettano solo di essere accolti da noi, anche quelli che apparentemente non lo dimostrano o che dimostrano l’esatto contrario. A volte preferiamo compiere gesti di carità verso le persone lontane da noi, dimenticandoci di guardare chi sta al nostro fianco. È più facile fare il bene a quelli che non conosciamo che a quelli che conosciamo intimamente, che spesso abbiamo già giudicati indegni della nostra carità, della nostra attenzione, del nostro amore. Che dire ancora? Maria ci coccoli il più teneramente possibile, il Padre ci faccia vivere sempre con la testa appoggiata al Suo petto, Gesù ci doni tanta Sapienza, lo Spirito Santo ci riempia d’Amore tanto da farcene traboccare. La Pazienza abbondi in noi e sovrabbondi, verso la vita e i suoi abitanti. Angela Magnoni |
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La passione delle pazienze
La passione, la nostra passione, sì, noi l’attendiamo. Noi sappiamo che deve venire, e naturalmente intendiamo viverla con una certa grandezza. Il sacrificio di noi stessi: noi non aspettiamo altro che ne scocchi l’ora. Come un ceppo nel fuoco, così noi sappiamo di dover essere consumati. Come un filo di lana tagliato dalle forbici, così dobbiamo essere separati. Come un giovane animale che viene sgozzato, così dobbiamo essere uccisi. La passione, noi l’attendiamo. Noi l’attendiamo, ed essa non viene.
Vengono, invece, le pazienze. Le pazienze, queste briciole di passione, che hanno lo scopo di ucciderci lentamente per la tua gloria, di ucciderci senza la nostra gloria.
Fin dal mattino esse vengono davanti a noi: sono i nostri nervi troppo scattanti o troppo lenti, è l’autobus che passa affollato, il latte che trabocca, gli spazzacamini che vengono, i bambini che imbrogliano tutto. Sono gl’invitati che nostro marito porta in casa e quell’amico che, proprio lui, non viene; è il telefono che si scatena; quelli che noi amiamo e non ci amano più; è la voglia di tacere e il dover parlare, è la voglia di parlare e la necessità di tacere; è voler uscire quando si è chiusi è rimanere in casa quando bisogna uscire; è il marito al quale vorremmo appoggiarci e che diventa il più fragile dei bambini; è il disgusto della nostra parte quotidiana, è il desiderio febbrile di quanto non ci appartiene.
Così vengono le nostro pazienze, in ranghi serrati o in fila indiana, e dimenticano sempre di dirci che sono il martirio preparato per noi.
E noi le lasciamo passare con disprezzo, aspettando - per dare la nostra vita - un’occasione che ne valga la pena. Perché abbiamo dimenticato che come ci sono rami che si distruggono col fuoco, così ci sono tavole che i passi lentamente logorano e che cadono in fine segatura. Perché abbiamo dimenticato che se ci sono fili di lana tagliati netti dalle forbici, ci sono fili di maglia che giorno per giorno si consumano sul dorso di quelli che l’indossano. Ogni riscatto è un martirio, ma non ogni martirio è sanguinoso: ce ne sono di sgranati da un capo all’altro della vita. È la passione delle pazienze. Madeleine Delbrel |
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Il bicchiere e il vino Un maestro stimato si lamenta: “Tutti mi ritengono pieno di Dio. Vengono a cercarmi, chiedono il mio consiglio. Infatti, mi riesce di indicare a molti la via. Ma quando mi trovo in silenzio dinanzi a Dio, allora sono completamente povero, e spesso nel pregare mi sento arido e vuoto. Come posso essere sicuro di non ingannare me stesso e quindi, in definitiva, anche gli altri?”. L’amico risponde: “Un bicchiere non assapora il vino che contiene e che offre, anche se sente, in certo modo, se è vuoto o pieno. Spesso noi ignoriamo qual è la nostra situazione; ma una cosa possiamo farla: protenderci verso Colui che mesce il vino della vita, protenderci verso coloro che abbisognano del vino della vita. Se amiamo Dio, forse nemmeno lo sappiamo. Che Egli ci ama, lo sappiamo. E vogliamo testimoniarlo agli altri: che Dio li ama, che essi possono vivere del suo amore. Chi si comporta sinceramente in tal modo, vive egli stesso dell’amore di Dio”. Klaus Hemmerle |
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La musica diversa
Io credo che Dio ha creato l’uomo perché aveva bisogno di una musica diversa, perché la musica che fanno gli uomini nessun Angelo del Cielo la poteva comporre. Perché nessun Angelo nasce, piange, soffre, ama, spera e infine muore. L’uomo sì. Perché l’abisso delle lacrime di un uomo in una mattina d’inverno solo Dio le conosce e le raccoglie nella sua mano… E generano una musica bellissima.
don Francesco Bigatti |
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Beatitudini della sera
Beati quelli che sanno farmi rivivere, evocandoli, i ricordi del bel tempo passato.
Beati quelli che, incontrandomi, mi sorridono e mi regalano il loro tempo.
Beati quelli che non dicono mai: “Questa storia me l’hai raccontata cento volte”.
Beato chi mi ha aiutato, soprattutto quando non l’ho chiesto.
Beati quelli che s’accorgono che la mia vista s’annebbia e che il mio pensiero cammina a rilento.
Beati quelli che capiscono lo sforzo del mio orecchio per cogliere le loro parole.
Beati quelli che mi stanno accanto e mi ricordano che sono sempre vivo, che sono stato amato e che c’è ancora qualcuno che mi pensa.
Beati quelli che rispettano il mio piede e la mia mano stanca.
Beato te, ragazzo, che stamani non mi hai gridato: “Vecchio!”.
Beati quelli che bussano alla mia porta nella solitudine dell’ospizio.
Beata te, sorella che per il mio compleanno mi hai portato un fiore.
E beati tutti voi che dalla sponda della vita mandate a noi - che passiamo all’altra riva - un saluto, un gesto di riconoscenza e di pietà, forse un... bacio.
Ludmilla Cris, Il sole della sera |
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