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Aforismi e Citazioni

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Indice degli aforismi

Georges Courteline

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Poco dopo la nascita assieme alla famiglia si trasferì dalla natia Indre-et-Loire a Parigi. Si diplomò nel 1876. Appassionato di letteratura, si avvicinò inizialmente alla poesia pubblicando i suoi primi lavori su riviste letterarie e giornali quotidiani. Dopo le prime esperienze conobbe André Antoine, fondatore del Théâtre Libre, che lo incoraggiò a scrivere per il teatro. Nel 1890 iniziò a scrivere sotto il nome d'arte di Courteline i suoi primi testi messi in scena nei teatri di Montmartre. Nel 1899 gli fu assegnata la Legion d'onore e quasi trent'anni dopo, nel 1926 entrò a far parte dell'Académie Goncourt. Tre anni dopo, nel 1929 morì nel giorno del suo settantunesimo compleanno. Le sue spoglie riposano nel cimitero Père Lachaise. La via in cui nacque, a Tours (la Rue de Lariche) è stata reintitolata al suo nome. La città di Parigi gli ha intitolato una stazione della linea 6 della metropolitana.

E' duro, senza dubbio, non essere più amati quando si ama; ma niente in confronto a essere ancora amati quando non si ama più.

E' più facile amare gli altri che se stessi. Degli altri si conosce il meglio.

Passare per idiota agli occhi di un imbecille è voluttà da finissimo buongustaio.

« Passer pour un idiot aux yeux d'un imbécile est une volupté de fin gourmet. »

Meglio sprecare la giovinezza che non farne niente del tutto

"Si cambia più facilmente religione che caffè."

Perché l'intelligenza umana ha dei limiti, e la stupidità no?

Chi non sa contare fino a tre, lo impara nel matrimonio

Se dovessimo tollerare negli altri tutto quello che permettiamo a noi stessi, la vita non sarebbe più sopportabile

Mark Twain

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Mark Twain, pseudonimo di Samuel Langhorne Clemens (Florida, 30 novembre 1835 – Redding, 21 aprile 1910), è stato uno scrittore, umorista, letterato, lettore universitario e conferenziere statunitense.

 

È considerato una fra le maggiori celebrità americane del suo tempo. William Faulkner scrisse che fu il "primo vero scrittore americano". Usò anche lo pseudonimo "Sieur Louis de Conte", ad esempio per firmare la biografia di Giovanna d'Arco.

 

Secondo alcuni il suo principale pseudonimo deriva da un grido (in antico slang americano) che era un tempo usato nella marineria fluviale degli Stati Uniti per segnalare la profondità delle acque nella navigazione fluviale: by the mark, twain, ovvero: dal segno, due (sottinteso tese). Tale grido indica una profondità di sicurezza (appunto due tese, circa 3,7 metri). (come citato nella prefazione dell'edizione De Agostini di "Un Americano alla corte di Re Artù")

 

Il contributo più grande di Twain alla letteratura americana è spesso considerato Le avventure di Huckleberry Finn. Ernest Hemingway disse: "Tutta la letteratura moderna statunitense viene da un libro di Mark Twain Huckleberry Finn. ... tutti gli scritti Americani derivano da quello. Non c'era niente prima. Non c'era stato niente di così buono in precedenza".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Altrettanto famosi sono Le avventure di Tom Sawyer, Il principe e il povero, Un americano alla corte di re Artù e il realista Vita sul Mississippi.

Twain cominciò la sua carriera di scrittore di versi umoristici, e finì come un severo, quasi profano cronista delle vanità, ipocrisie e crudeltà commessi dall'umanità. A metà carriera con Huckleberry Finn combinò fine umorismo, solida narrativa e critica sociale ad un livello senza rivali nel mondo della letteratura americana.

 

Twain fu un maestro a tradurre la conversazione colloquiale ed a creare e diffondere una letteratura specificatamente americana ed a costruire tematiche e linguaggi espressivi americani.

 

Twain era affascinato dalla scienza e dal metodo scientifico. Infatti ebbe una stretta e lunga amicizia con il fisico serbo Nikola Tesla. Essi passarono molto del loro tempo assieme nei laboratori di Tesla come pure in altri luoghi. Un americano alla Corte di Re Artù racconta la storia di un contemporaneo di Twain che viaggia nel tempo e che utilizza la sua conoscenza della scienza per introdurre la tecnologia moderna ai tempi di Re Artù.

 

Twain fu una delle figure di spicco della American Anti-Imperialist League (Lega anti-imperialista Americana) che si oppose all'annessione delle Filippine agli Stati Uniti. Egli scrisse Incidente nelle Filippine pubblicato postumo nel 1924 in risposta al massacro di Moro Crater, nel quale vennero uccisi seicento Moro.

 

Negli ultimi anni ci sono stati tentativi di "mettere all'indice" Huckleberry Finn da varie biblioteche a causa dell'uso di termini di uso popolare che offendono alcuni. Twain era contro il razzismo e l'imperialismo della maggioranza dei suoi contemporanei, come emerge non solo dalla sua aderenza alla lega anti-imperialista, ma anche da molti passaggi del suo Following the Equator (per esempio, dai suoi commenti sprezzanti su Cecil Rhodes). Solo un'analisi superficiale del suo lavoro potrebbe portare a sospettarlo di razzismo per quella che è in effetti nient'altro che la precisa descrizione del linguaggio di uso comune negli Stati Uniti nel XIX secolo. Twain stesso avrebbe probabilmente sorriso di queste accuse; nel 1885, quando una biblioteca escluse il libro, egli scrisse al suo editore: "Hanno espulso Huck dalla loro biblioteca come 'spazzatura buona per la periferia'. Questo ci farà vendere 25.000 copie, di sicuro".

 

 

 

 

 

 

 

 

Twain nel laboratorio di Nikola Tesla, primavera 1894

Molti dei lavori di Mark Twain sono stati soppressi ai suoi tempi per una ragione o per un'altra. Il 1880 vide la pubblicazione di un piccolo volume 1601: Conversation, as it was by the Social Fireside, in the Time of the Tudors Twain fu indicato come autore da indiscrezioni, ma questo non fu confermato fino al 1906 quando Twain stesso rivendicò la paternità di questo capolavoro escatologico. Twain vide 1601 pubblicato quando era ancora in vita.

 

Twain durante la guerra Ispano-Americana scrisse anche un articolo contro la guerra intitolato The War Prayer (Pregare in tempo di guerra). Questo fu inviato alla rivista Harper's Bazaar per la pubblicazione, ma il 21 marzo 1905 venne rifiutato perché "non adatto ad una rivista femminile". Otto giorni più tardi Twain scrisse al suo amico Dan Beard, il quale aveva già letto l'articolo, "non penso che verrà pubblicato finché vivrò. Solo ai morti è permesso di dire la verità". A causa di un contratto di esclusività che lo legava alla casa editrice Harper & Brothers, Mark Twain non poté pubblicarlo con altri editori e così rimase inedito fino al 1923.

 

Alla fine della sua vita la famiglia di Twain distrusse alcuni di quei lavori specialmente quelli irriverenti verso le religioni, per esempio Lettere dalla Terra (in originale Letters from the Earth), che non venne pubblicato fino al 1962, oppure l'anti-religioso The Mysterious Stranger (Lo straniero misterioso) pubblicato nel 1916.

 

Le più controverse discussioni umoristiche di Mark Twain tenute nel 1879 allo Stomach Club di Parigi intitolate Some Thoughts on the Science of Onanism (Riflessioni sulla scienza dell'onanismo) si concludono con la riflessione "Se ti devi giocare la vita sessualmente, non giocare una mano da solo troppo a lungo". Questo lavoro non fu pubblicato fino al 1943 ed anche allora solo in una edizione limitata di cinquanta copie.

 

 

 

 

 

 

Il letto è il posto più pericoloso del mondo: vi muore l'80% della gente

Il coraggio è resistenza alla paura e dominio della paura, ma non assenza di paura.

Il giornalista è colui che distingue il vero dal falso... e pubblica il falso.

C'è gente tanto brava da scrivere due libri contemporaneamente: il primo e l'ultimo.

Fai ogni giorno qualcosa che non ti piace: questa è la regola d'oro per abituarti a fare il tuo dovere senza fatica.

Fai sempre ciò che è giusto: questo farà piacere ad alcuni e sorprenderà gli altri.

Ci sono due momenti nella vita di un uomo in cui egli non dovrebbe speculare: quando non può permetterselo e quando può.

Il miglior modo per stare allegri è cercare di rallegrare qualcun altro.

Ci sono simpatiche le persone che dicono francamente quello che pensano, a condizione che pensino lo stesso di noi.

Una bugia fa in tempo a viaggiare per mezzo mondo mentre la verità si sta ancora mettendo le scarpe.

Cerchiamo di vivere in modo tale che quando moriremo perfino il becchino sia triste.

Dio ha inventato l'uomo perché era deluso della scimmia.

'Che cosa sarebbe l'umanità, signore, senza la donna?' 'Sarebbe scarsa, signore, terribilmente scarsa'.

La coscienza è quella vocina interiore che ci avverte, quando meno ce lo aspettiamo, che qualcuno ci sta guardando.

Ci sono molti capri espiatori per i nostri peccati, ma il più popolare è la Provvidenza.

Ci vogliono il tuo nemico e il tuo amico insieme per colpirti al cuore: il primo per calunniarti, il secondo per venirtelo a dire.

Che strano, tutti parlano del tempo ma nessuno fa niente per cambiarlo.

Avrei potuto diventare un soldato se avessi aspettato: sapevo più cose sulla ritirata di quante ne sapesse il tizio che l'ha inventata.

La maggior parte degli scrittori considera la verità il bene più prezioso, perciò ne fa l'uso più parco possibile.

Ci sono molti buoni sistemi per proteggersi dalle tentazioni, ma il migliore è la codardia.

E' nobile essere buoni, ma è più nobile insegnare agli altri ad essere buoni... ed è meno faticoso.

I miei libri sono come l'acqua, quelli dei grandi talenti sono vino. Tutti bevono acqua.

E' la differenza di opinioni quella che rende possibile le corse dei cavalli.

In paradiso la sola cosa che manca è la compagnia.

Il lavoro consiste in qualsiasi cosa il corpo sia obbligato a fare... Giocare consiste in qualsiasi cosa che il corpo non sia obbligato a fare.

Di solito la gente è infastidita da quei passi della Bibbia che non comprende, mentre i passi che infastidiscono me sono quelli che comprendo.

Io non domando a che razza appartiene un uomo; basta che sia un essere umano; nessuno può essere qualcosa di peggio.

Il radicale inventa le opinioni; quando le ha sperimentate, interviene il conservatore e le adotta.

Il vero inchiostro usato per scrivere la storia è semplice, fluido pregiudizio.

Il sapone e l'istruzione non hanno effetti rapidi come un massacro, ma a lungo andare sono più micidiali.

La cronaca della mia morte era una vera e propria esagerazione.

L'abitudine è l'abitudine, e nessun uomo può buttarla dalla finestra; se mai la si può sospingere giù per le scale, un gradino alla volta.

La famigliarità genera il disprezzo... e i bambini.

La regola è perfetta: in tutte le questioni di opinione i nostri avversari sono pazzi.

La verità è la cosa più preziosa che possediamo, per questo motivo dovremo farne economia.

La gratitudine è un debito che di solito si va accumulando, come succede con i ricatti: più paghi, più te ne chiedono.

La Verità è più strana della Fantasia perché la Fantasia è costretta a attenersi al probabile, la Verità invece no.

La buona educazione consiste nel nascondere quanto bene pensiamo di noi stessi e quanto male degli altri.

La civiltà è un illimitato moltiplicarsi di inutili necessità.

La cosa più facile che io abbia mai fatto in vita mia è smettere di fumare: dovrei ben saperlo, perché l'ho fatto un migliaio di volte.

L'uomo fa molte cose per essere amato, fa di tutto per essere invidiato.

L'uomo è l'unico animale che arrossisce. O che ne abbia bisogno.

L'educazione è la difesa organizzata degli adulti contro la gioventù.

Non conosco un solo prodotto straniero che entri in questo paese senza pagar dazio, tranne le risposte alle preghiere.

L'India ha due milioni di dei, e li adora tutti. Nella religione le altre nazioni sono delle miserabili; l'India è l'unica milionaria.

Mai rimandare a domani ciò che puoi fare benissimo dopodomani.

Nessuno è tanto volgare quanto le persone estremamente sofisticate.

Niente ha bisogno di riforme come le abitudini delle altre persone.

Le rughe dovrebbero indicare soltanto dove sono stati i sorrisi.

L'uomo che è pessimista prima di avere 48 anni sa troppo; dopo, se è un ottimista, sa troppo poco.

Non è vero che i mariti, appena vedono una bella donna, dimenticano di essere sposati. Al contrario: proprio in quei momenti se lo ricordano dolorosamente.

Ognuno di noi è una luna: ha un lato oscuro che non mostra mai a nessun altro.

Non separarti dalle illusioni. Quando se ne saranno andate, può darsi che tu ci sia ancora, ma avrai cessato di vivere.

Non dire mai la verità a chi non è degno.

Nulla è più triste a vedersi di un giovane pessimista, eccetto un vecchio ottimista.

Non dovremmo mai agire male quando siamo osservati.

Non ho mai permesso che l'istruzione interferisse con la mia educazione.

Se non riuscite ad ottenere un complimento in nessun altro modo, piuttosto che niente pagatelo.

Non è saggio usare la morale nei giorni feriali; così succede che poi la troviamo in disordine la domenica.

Non mi piace il lavoro anche se è qualcun altro a farlo.

Poche cose sono più dure da sopportare del fastidio di un buon esempio.

Se prendi un cane che muore di fame e lo ingrassi, non ti morderà. è questa la differenza principale tra un cane e un uomo.

Quando hai un dubbio racconta la verità.

Quando sei arrabbiato, conta fino a quattro; quando sei molto arrabbiato, bestemmia.

Scelgo il paradiso per il clima e l'inferno per la compagnia.

Se ci rammentiamo della nostra comune follia, i misteri scompaiono e la vita riceve una giustificazione.

Se non puoi ricevere un complimento in nessun altro modo, fattene uno tu.

Prima raccogli i fatti, così in seguito potrai distorcerli come ti pare.

Promettere di non fare una cosa è il modo più sicuro perché a uno venga una voglia matta di farla

Quando ti rendi conto che sei dalla parte della maggioranza, sappi che è ora di cambiare.

Tutti dicono: 'Che brutto, dover morire'; una ben strana lagnanza in bocca a gente che ha dovuto vivere.

Se uno è incapace d'ingannare se stesso è probabile che sia incapace d'ingannare gli altri.

Un uomo che non legge buoni libri non ha alcun vantaggio rispetto a quello che non sa leggere.

Tutto ciò che serve per avere successo nella vita sono ignoranza e fiducia in se stessi.

Tutte le scoperte della medicina si possono ricondurre alla breve formula: l'acqua bevuta moderatamente, non è nociva.

Trovo da idioti scrivere sette o otto mesi su un romanzo quando in ogni libreria, per due dollari, se ne può comprare uno

Tutto ciò che è umano è patetico. La segreta fonte dell'Umorismo stesso non è gioia ma dolore. Non c'è umorismo in cielo.

Un banchiere è uno che vi presta l'ombrello quando c'è il sole e lo rivuole indietro appena incomincia a piovere.

Sforzandoci, possiamo facilmente imparare a sopportare le avversità - soprattutto, quelle di un altro

Se una donna si guarda spesso allo specchio, può darsi che non sia tanto un segno di vanità, quanto di coraggio.

Una delle principali differenze tra un gatto e una bugia è che un gatto ha soltanto nove vite.

Un classico è qualcosa che tutti vorrebbero aver letto ma che nessuno vuole leggere.

Tra tutti gli animali l'uomo e' il più crudele. È l'unico a infliggere dolore per il piacere di farlo.

Benjamin Franklin era una di quelle persone che chiamiamo filosofi. Fin dalla giovane età prostituì il suo talento per inventare massime e aforismi destinati ad affliggere i giovani di tutte le generazioni future.

Un uomo con una nuova idea non è tranquillo finché non la realizza.

Se partissimo dal presupposto che siamo tutti folli, questo ci aiuterebbe a comprenderci gli uni con gli altri, risolverebbe molti enigmi.

Quando Dio creò l'uomo, era già stanco. Ciò spiega molto.

Una delle prove dell'immortalità dell'anima è che moltitudini innumerevoli vi hanno creduto... come hanno creduto che la terra fosse piatta.

Un bimbo sporco, con un naso trascurato, non può in coscienza essere considerato una cosa bella.

Una parola efficace è un agente straordinario. Ogni volta che si trova una di quelle parole intensamente giuste...l'effetto è tanto fisico che spirituale, ed elettricamente immediato.

Non c'è niente che l'educazione non possa fare. Niente è impossibile. Può trasformare la cattiva morale in buona; può distruggere i cattivi principi e crearne di buoni; può innalzare gli uomini alla condizione di angeli.

Marco Tullio Cicerone

 

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Marco Tullio Cicerone (in latino: Marcus Tullius Cicero, IPA: 'mar.kus 'tul.li.us 'ki.ke.ro; in greco antico: Κικέρων, Kikérōn; Arpinum, 3 gennaio 106 a.C. – Formiae, 7 dicembre 43 a.C.) fu un celebre filosofo, avvocato e scrittore romano, nonché uomo politico dell'ultimo periodo della Repubblica Romana.

Esponente di un'agiata famiglia dell'ordine equestre, Cicerone fu una delle figure più rilevanti di tutta l'antichità romana. La sua vastissima produzione letteraria, che va dalle orazioni politiche agli scritti di filosofia e retorica, oltre a offrire un prezioso ritratto della società romana negli ultimi travagliati anni della repubblica, rimase come esempio per tutti gli autori del I secolo a.C., tanto da poter essere considerata il prototipo della letteratura latina classica. Attraverso l'opera di Cicerone, grande ammiratore della cultura greca, i Romani poterono anche acquisire una migliore conoscenza della filosofia. Tra i suoi maggiori contributi alla cultura latina ci fu senza dubbio la creazione di un lessico filosofico latino: Cicerone si impegnò, infatti, a trovare il corrispondente vocabolo in latino per tutti i termini specifici del linguaggio filosofico greco. Tra le opere fondamentali per la comprensione del mondo latino si collocano invece le Lettere (Epistulae, in particolar modo quelle all'amico Tito Pomponio Attico), che offrono numerosissime riflessioni su ogni avvenimento, permettendo di comprendere quali fossero le reali linee politiche dell'aristocrazia romana.

 

 

 

 

 

 

 

 

Cicerone occupò per molti anni anche un ruolo di primaria importanza nel mondo della politica: dopo aver salvato la repubblica dal tentativo eversivo di Lucio Sergio Catilina ed aver così ottenuto l'appellativo di pater patriae (padre della patria), ricoprì un ruolo di primissima importanza all'interno della fazione degli Optimates. Fu infatti Cicerone che, negli anni delle guerre civili, difese strenuamente fino alla morte una repubblica giunta ormai all'ultimo respiro e destinata a trasformarsi nel principatus augusteo.

 

 

 

O tempora, O mores! - Che tempi! Che costumi!

Bisogna essere pronti a contraddire gli altri senza ostinazione e a lasciare, senza adirarsi, che gli altri ci contraddicano.

Non esiste fortezza tanto forte che il denaro non la possa espugnare.

Bisogna mangiare insieme molti moggi di sale perché il dono dell'amicizia sia completo.

È stupido strapparsi i capelli nel dolore, come se la pena fosse diminuita dalla calvizie.

Chi progredisce negli studi ma regredisce nei costumi, perde più di quanto acquisisce.

Il miglior condimento del cibo è la fame.

Chiunque può sbagliare; ma nessuno, se non è uno sciocco, persevera nell'errore.

Nulla è difficile per chi ama.

Per chi aspira al primo posto non è indecoroso fermarsi al secondo o al terzo.

Ama come se più tardi dovessi odiare.

Le vere amicizie sono eterne.

Un amico, se lo è, è un secondo io.

L'amico certo si riconosce nei pericoli.

Il volto è lo specchio dell'animo.

L'avarizia in età avanzata è insensata: cosa c'è di più assurdo che accumulare provviste per il viaggio quando siamo prossimi alla meta?

La ragione dovrebbe dominare e l'appetito obbedire.

Mi odino pure, purché mi temano.

Se vuoi eliminare l'avarizia, devi eliminare sua madre: la prodigalità.

Mieterai a seconda di ciò che avrai seminato.

La brevità è una grande attrattiva dell'eloquenza.

Ottimo oratore è colui che parlando istruisce, diletta e nello stesso tempo commuove l’animo dei suoi ascoltatori.

I modi e il carattere propri ad un uomo sono quel che più gli si addice.

Non c'è male all'infuori della colpa.

O filosofia, maestra di vita.

non c'è niente di tanto assurdo che non possa essere detto da un filosofo.

La giustizia è la gloria suprema delle virtù.

La gratitudine non è soltanto la principale virtù, ma anche la madre di tutte le altre.

È vergognoso esser stanchi d'indagare se ciò che cerchiamo è eccellente.

La libertà soppressa e poi riconquistata è più dolce della libertà mai messa in pericolo.

Una stanza senza libri è come un corpo senz'anima.

C'è malvagità in un'intenzione malvagia, anche se l'atto non viene perpetrato.

La memoria diminuisce se non la tieni in esercizio.

È bene, anche nel perseguire le cose migliori, procedere con calma e moderazione.

Rimanere all'oscuro di quello che è capitato prima della propria nascita vuol dire rimanere per sempre bambini.

L'uomo è il peggior nemico di se stesso.

Nulla è perfetto appena trovato.

Poeta si nasce, oratore si diventa.

Fa uso della passione solo chi non sa usare la ragione.

Quanto a lungo, Catilina, vorrai abusare della nostra pazienza?

Niente che sia nuovo è perfetto.

Il bene pubblico è la legge suprema.

La vera gloria mette radice, anzi si estende, mentre tutte le false pretese cadono come fiori: una finzione non può durare.

La storia è testimone dei tempi.

La storia è maestra di vita.

Ci sono più uomini resi nobili dallo studio di quanti lo siano dalla natura.

Come avrai seminato, così raccoglierai.

Per chi aspira al primo posto non è indecoroso fermarsi al secondo o al terzo.

La superstizione è un'insana paura di Dio.

Nelle tasse è la forza dello stato.

Non mi sembra un uomo libero quello che non ozia di tanto in tanto.

La vecchiaia è il compimento della vita, l'ultimo atto della commedia.

Nessuno è così vecchio da non poter pensare di vivere un altro anno.

Finché c'è vita, c'è speranza.

La vita non è niente senza l'amicizia.

Fra le armi, tacciono le leggi.

Il buono della gente è la legge più grande.

Fedro

 

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Il suo nome greco è Φαίδρος (Phaidros); non è invece certo se il nome in lingua latina fosse Phaedrus o Phaeder. Il latinista francese Louis Havet, curatore nel 1895 di una nota edizione delle Favole, suggerì la forma Phaeder sulla scorta di alcune iscrizioni  ma la forma latina Phaedrus è attestata in Cicerone  e, in particolare, nei titoli – sia pure aggiunti posteriormente – di tre favole e in Aviano Egli è pertanto identificato comunemente con Phaedrus.

Quanto al luogo di nascita, Fedro stesso afferma di essere nato sul monte Pierio, luogo di nascita delle Muse, che al tempo faceva parte della Macedonia; però egli sembra anche alludere alla Tracia come sua patria, vantata come terra di poeti. È certo che il monte sorgeva in prossimità del confine trace e alla fine del I secolo, una rettifica dei confini delle due province lo ridusse in Tracia.

Fedro nacque intorno al 20 a.C. e giunse giovanissimo a Roma come schiavo, forse a seguito della violenta repressione, operata dal console Lucio Calpurnio Pisone, della rivolta avvenuta in Tracia nel 13 a.C.. La sua venuta a Roma ancora bambino è stata dedotta dalla sua affermazione di aver letto da bambino il Telephus, una tragedia ora perduta di Ennio; ma non si può escludere, per quanto poco probabile, che egli abbia potuto già studiare latino in Macedonia, e pertanto la questione della data della sua venuta a Roma resta insoluta.

Che egli sia stato uno schiavo familiaris, appartenente cioè alla familia di Augusto, e poi emancipato da questo imperatore è attestato nella titolazione manoscritta della sua opera, Phaedri Augusti liberti Fabulae Aesopiae; si deduce che il suo nome, dopo la liberazione, deve essere stato Gaius Iulius Phaedrus, dal momento che i liberti assumevano il praenomen e il nomen del loro patrono.

Se Fedro fu effettivamente portato giovanissimo a Roma, potrebbe aver studiato alla scuola dell'erudito Verrio Flacco, tenuta nel tempio di Apollo che sorgeva sul Palatino dove studiavano anche i nipoti di Augusto, Gaio e Lucio, e di quest'ultimo, secondo un'ipotesi, potrebbe esser poi divenuto pedagogo, acquisendo quei meriti che, insieme con l'ascesa sociale, lo avrebbero portato alla libertà.

Come Fedro stesso ci informa, il ministro di Tiberio, Seiano, lo fece processare, sospettandolo di allusioni sgradite ai potenti. Ne uscì tuttavia indenne, forse anche per la caduta in disgrazia e la morte del prefetto, e poté continuare a scrivere indisturbato fino al regno di Claudio, a un liberto del quale, Fileto, è dedicato uno dei suoi ultimi componimenti, o forse anche fino al regno di Nerone.

Chi ha perduto l'autorità che aveva prima, diventa nella disgrazia bersaglio anche dei vili.

Molto spesso, col cambiare del governo, per i poveri cambia solo il nome del padrone.

Nessuno è abbastanza difeso contro i potenti.

Quando i potenti litigano, ai poveri toccano i guai.

Chi è stato disprezzato suole ripagare con la stessa moneta.

Chi non si adatta alla gentilezza, per lo più paga il fio della propria superbia.

Colui che di turpe frode una volta si macchiò, anche se dice il vero non è più creduto.

È pericoloso credere e pericoloso non credere.

Giove ci impose due bisacce: ci mise dietro quella piena dei nostri difetti e davanti, sul petto, quella con i difetti degli altri. Perciò non possiamo scorgere i nostri difetti e, non appena gli altri sbagliano, siamo pronti a biasimarli.

Amittit merito proprium qui alienum adpetit.

Ha quel che merita chi perde il proprio per arraffare l'altrui.

Non provvedere a sé e dar consigli agli altri è cosa stolta.

Ciò che si disprezza spesso si scopre valere di più di ciò che si esalta.

Abbonda il nome di amico, ma di fedeltà ce né poca.

Numquam est cum potente societas.

Non c'è mai alleanza con chi è potente.

Viene giustamente deriso chi, senza forza, fa vane minacce.

Spesso c'è più buon senso in uno solo che in tutta una folla.

Più i fiumi son profondi, con minor rumore scorrono.

Non sempre le cose sono come sembrano.

Colui che di turpe frode una volta si macchiò, anche se dice il vero non è più creduto.

Parce gaudere oportet, et sensim queri. Totam aeque vitam miscet dolor et gaudium.
Sii parco nella gioia e lento al pianto. Gioia e dolore dosano la vita.

Ubi leonis pellis deficit, vulpina induenda est.
Quando manca la pelle del leone, bisogna indossare quella della volpe.

Numquam est fidelis cum potente societas.
Non è mai sicura l'amicizia con un potente.

«  Peras imposuit Iuppiter nobis duas: propriis repletam vitiis post tergum dedit, alienis ante pectus suspendit gravem. »

 

« Giove impose agli uomini due bisacce: mise quella dei vizi propri dietro la schiena, quella carica dei vizi altrui davanti al petto »

George Bernard Shaw
 

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George Bernard Shaw (1856 – 1950), drammaturgo, narratore e saggista irlandese, premio Nobel per la letteratura.

Shaw nel 1876 lasciò l'Irlanda e raggiunse la madre a Londra. Tra il 1879 e il 1883 si dedicò alla stesura dei suoi primi romanzi, Cashel's Byron Profession, An unsocial socialist (Un socialista asociale), Love among the artist (Amore fra gli artisti), The irrational knot (Il vincolo irrazionale) e Immaturity, raccolti più tardi in Novels of my nonage (Romanzi della mia minore età).

Dal 1884, dopo aver letto il Capitale di Karl Marx, aderì al movimento socialista Fabian Society e scrisse nel 1887 i Saggi fabiani.

George Bernard Shaw scrisse vari articoli di critica letteraria ed artistica e dal 1888 si dedicò alla critica musicale per The Star.

Dopo aver composto The quintessence of ibsenism (La quintessenza dell'ibsenismo, 1891), Shaw scrisse per la Saturday Review gli articoli e saggi di critica drammatica, polemizzando le convenzioni del teatro inglese.

 

A metà degli anni Trenta, a seguito di un viaggio in URSS in cui conobbe personalmente Josif Stalin, divenne un fervente sostenitore della Russia stalinista;

Gli uomini sono saggi non in proporzione alla loro esperienza, ma alla loro capacità di esperienza.

Alcuni vedono le cose come sono e dicono perché? Io sogno cose non ancora esistite e chiedo perché no?

 

You see things as they are and ask, "Why?" I dream things as they never were and ask, "Why not?" (da Torniamo a Matusalemme)

C'è una sola religione, benché ne esistano un centinaio di versioni. (dalla prefazione di Commedie piacevoli)

Fa in modo che si veda che stai adulando un uomo, perché ciò che lo lusinga realmente è il fatto che tu pensi che valga la pena lusingarlo. (da John Bull's other Island)

Il ballo è un rozzo tentativo di entrare nel ritmo della vita. (da Torniamo a Matusalemme)

Il segreto per essere infelici sta nell'avere il tempo sufficiente per domandarsi se si è felici. (dalle Massime)

Il silenzio è la più perfetta espressione del disprezzo. (da Torniamo a Matusalemme)

Tutte le professioni sono delle cospirazioni contro i profani.

Le persone che si lamentano del proprio stato danno sempre la colpa alle circostanze. Le persone che vanno avanti in questo mondo sono quelle che si danno da fare e cercano le circostanze che vogliono e se non riescono a trovarle, le creano. (da La professione della signora Warren)

Nella vita esistono due tragedie. La prima è la mancata realizzazione di un intimo desiderio, l'altra è la sua realizzazione. (citato in Istruzioni per rendersi infelici di Paul Watzlawick)

Si usa uno specchio di vetro per guardare il viso; e si usano le opere d'arte per guardare la propria anima.

Quelli che sanno, fanno. Quelli che non sanno, insegnano.

Non sa niente, e crede di saper tutto. Questo fa chiaramente prevedere una carriera politica. (da Il maggiore Barbara)

Ogni Inglese crede che Händel ora occupi un'importante posizione in paradiso. Se è così, le bon Dieu dovrebbe sentirsi davanti a lui come Luigi XIII dinanzi Richelieu. (da Ainslee's Magazine, maggio 1913)

Every Englishman believes that Handel now occupies an important position in heaven. If so, le bon Dieu must feel toward him very much as Louis Treize felt toward Richelieu.

Troppo stanco per lavorare, scrivevo libri. (citato in Giorgio Manganelli, Il rumore sottile della prosa, Adelphi)

Non fare agli altri ciò che vorresti che loro facessero a te. Possono avere gusti diversi dai tuoi.

Quando uno stupido fa qualcosa di cui si vergogna, dice sempre che è suo dovere. (da Caesar and Cleopatra, III)

When a stupid man is doing something he is ashamed of, he always declares that it is his duty.

Una vacanza perpetua è una definizione calzante di inferno. (citata in Charles Krauthammer, Holiday: Living on a Return Ticket – Time, 27 agosto 1984)

Amo citarmi spesso; aggiunge sapore alla conversazione.

Non ci sono segreti custoditi meglio di quelli che tutti conoscono.

Chiunque sia un po' specialista è, a rigor di termini, un idiota.

Come ogni giovanotto, tu esageri di molto la differenza tra una donna e l'altra.

E' pericoloso essere sinceri, a meno che di essere anche stupidi.

Essere innamorati significa esagerare smisuratamente la differenza fra una donna e un'altra.

Finché ho un desiderio, ho una ragione per vivere. La soddisfazione è la morte.

Non ammiro il coraggio dei domatori: chiusi in gabbia sono al riparo dagli uomini.

Il successo copre una miriade di errori.

L'esperienza insegna che gli uomini dall'esperienza non hanno mai imparato nulla.

La democrazia sostituisce l'elezione da parte dei molti incompetenti all'incarico affidato dai pochi corrotti.

Non abbiamo il diritto di consumare felicità senza produrne, proprio come non abbiamo il diritto di consumare ricchezza senza guadagnare.

La maggior parte di noi nasce con l'aiuto del medico e muore allo stesso modo.

La regola d'oro è che non esistono regole d'oro.

La vita livella tutti gli uomini. La morte rivela gli eminenti.

Le peggiori cricche sono quelle composte da un uomo solo.

Mi piace la convalescenza: è la cosa per cui vale la pena ammalarsi.

Nessuna domanda è più difficile di quella la cui risposta è ovvia.

Il peggior peccato contro i nostri simili non è l'odio, ma l'indifferenza: questa è l'essenza della disumanità.

Edmund Spenser
 

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Figura controversa a causa del suo zelo nella distruzione della cultura irlandese, Edmund Spenser nacque intorno al 1552 e studiò a Londra. Iniziò come militare andando negli anni settanta in Irlanda, al servizio di Arthur Grey, nuovo Lord Luogotenente d'Irlanda. Nel 1579-80, combatté nella seconda ribellione di Desmond, vinta dagli inglesi. In questo modo gli furono assegnate delle terre a Cork confiscate alla piantagione di Munster.

Attraverso la poesia Spenser sperava di assicurarsi un posto a corte, dove presentò la sua opera più famosa, The Faerie Queene; ebbe dei contrasti con William Cecil (lord Burghley) ma nonostante ciò ricevette una "pensione" nel 1591.

E’ la mente che trae il bene dal male, che rende sventurato o felice, ricco o povero.

Io scrissi, un giorno, il suo nome sulla spiaggia,
ma vennero le onde a cancellarlo;
lo scrissi di nuovo, con l'altra mano;
ma venne la marea a depredare le mie fatiche.

Se è un dovere rispettare i diritti degli altri, è anche un dovere far rispettare i propri.

...lascia che siano le cose meschine a morire e farsi polvere; tu invece vivrai nella gloria...

Ancora in volo, il suo sguardo era rivolto indietro,
come se la sua paura ancora lo seguisse.

...nei cieli, mentre la morte abbatterà il mondo intero, vivrà il nostro amore, rinnovando un'altra vita".

Joseph Conrad
 

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Joseph Conrad, all'anagrafe Józef Teodor Nałęcz Konrad Korzeniowski (Berdicev, 3 dicembre 1857 – Bishopsbourne, 3 agosto 1924), è stato uno scrittore polacco naturalizzato britannico.

Considerato uno dei maggiori scrittori moderni, è stato capace - grazie a un ricchissimo linguaggio (e nonostante la lingua inglese fosse la sua terza lingua, dopo quella polacca e quella francese) - di ricreare in maniera magistrale atmosfere esotiche e riflettere i dubbi dell'animo umano nel confronto con terre selvagge.

È universalmente riconosciuto come uno dei grandi maestri della prosa. Molti dei suoi lavori sono pervasi di romanticismo ma è considerato soprattutto come un importante precursore del modernismo. Il suo stile narrativo e i suoi personaggi anti-eroici hanno influenzato molti scrittori, tra cui Ernest Hemingway, David Herbert Lawrence, Graham Greene, William S. Burroughs, Joseph Heller, V.S. Naipaul e John Maxwell Coetzee. Ha ispirato inoltre diversi film, tra cui Apocalypse Now (tratto dal suo Cuore di tenebra).

 

 

Mentre l'Impero Britannico raggiungeva il suo àpice, Conrad sfruttò la sua esperienza prima nella marina francese e, successivamente, in quella britannica per scrivere romanzi e racconti che riflettono aspetti di un impero "globale" e, allo stesso tempo, esplorano gli abissi della mente umana.

Uomo emotivo soggetto a depressione, insicurezza e pessimismo, Conrad disciplina il suo temperamento romantico con un pesante moralismo. Come artista, aspira, come scritto nella prefazione del suo Il negro del "Narciso" (1897):

« [...] attraverso il potere della parola scritta, di farvi ascoltare, di farvi sentire... ma prima di tutto di farvi vedere. Questo è tutto, e nulla più. Se ci riuscirò, troverete qui, secondo i vostri desideri: incoraggiamento, consolazione, paura, fascino - tutto quello che domandate - e, forse, anche quello scorcio di verità che avete dimenticato di chiedere. »

Conrad scrive nel periodo che dal punto di vista delle arti visive si chiama Impressionismo, dimostrandosi uno scrittore di prosa dei più alti. La particolarità dell'universo dipinto dai suoi romanzi, paragonato ai quasi contemporanei come John Galsworthy, è legata al fatto che egli difficilmente riesce a creare il "senso di un posto", sia che sia a bordo di una nave o in un villaggio lontano. Spesso infatti sceglie di collocare i suoi personaggi in situazioni isolate o confinate.

Il suo linguaggio è evocativo e, essendo l'inglese la sua terza lingua, risente l'influenza degli altri due, il polacco e il francese. Questa caratteristica dà un aspetto esotico al suo inglese che sembra insolito anche quando è grammaticalmente corretto.

 

 

I critici letterari del tempo da una parte commentavano favorevolmente gli scritti di Conrad e dall'altra sottolineavano che il suo stile esotico, la sua narrazione complicata, i profondi temi letterari e il pessimismo spesso scoraggiavano il lettore. Pur tuttavia, quando le idee di Conrad furono confermate dagli eventi del XX secolo, egli fu ammirato per le sue convinzioni che sembravano all'unisono con i tempi a lui posteriori piuttosto che con quelli a lui contemporanei. La visione della condizione umana di Conrad era in effetti desolatamente lucida.

Fin dai suoi esordi Conrad fu molto stimato dai letterati contemporanei e con alcuni di questi strinse rapporti di amicizia: Henry James, H.G. Wells, Stephen Crane, W.H. Hudson.

Il valore di un'architettura risiede nella personalità di chi la interpreta  perché nulla di nuovo può essere progettato da creatura umana.

Il valore di una frase risiede nella personalità di chi la pronuncia, perché nulla di nuovo può essere detto da creatura umana.

Il lavoro non mi piace, non piace a nessuno, ma a me piace quello che c'è nel lavoro: la possibilità di trovare se stessi.

Giudica un uomo in base ai suoi nemici oltre che dai suoi amici.

È tipico di un uomo privo d'esperienza non credere alla fortuna.

Nessuna occupazione è seria, neppure quando l'ammenda per il fallimento è rappresentata da una pallottola in petto.

Quanto più una persona è intelligente, tanto meno diffida dell'assurdo.

Non è necessario credere in una fonte sovrannaturale del male: gli uomini da soli sono perfettamente capaci di qualsiasi malvagità.

Un artista è un uomo d'azione, sia che crei un personaggio, inventi un espediente o trovi la via d'uscita da una situazione complicata.

Guai all'uomo il cui cuore da giovane non ha appreso a sperare, ad amare e a riporre fiducia nella vita.

Un'opera che aspiri, per quanto umilmente, alla condizione di arte, dovrebbe portare in ogni riga la propria giustificazione.

Metti a nudo il tuo cuore, e la gente starà ad ascoltarti per quello. E solo quello è interessante.

Soltanto nella nostra attività troviamo la salutare illusione di un'esistenza indipendente dall'universo intero, del quale tuttavia costituiamo soltanto una parte trascurabile.

L'abitudine di riflettere profondamente è la più perniciosa fra tutte le abitudini perse dall'uomo.

L'uomo è un lavoratore: se non lo è, non è nulla.

Solo l'immaginazione dell'uomo fa sì che la verità trovi un'effettiva e inalienabile esistenza. L'immaginazione, e non l'invenzione, è la suprema padrona dell'arte come della vita.

La critica, quel bel fiore dell'espressione personale nel giardino delle lettere.

La vanità gioca dei brutti scherzi alla memoria.

La verità può essere più crudele della caricatura.

È privilegio della prima giovinezza vivere in anticipo sui propri giorni, in tutta la bella continuità di speranze che non conosce pause o introspezioni.

Il mare non è mai stato amico dell'uomo. Tutt'al più è stato complice della sua irrequietezza.

Essere donna è terribilmente difficile perché consiste principalmente nel trattare con gli uomini.

Si dovrebbe andare oltre i limiti della normale sensibilità per influenzare profondamente le altre persone.

Si vive come si sogna: perfettamente soli.

Solo nell’immaginazione degli uomini ogni verità trova un’effettiva e innegabile esistenza. L’immaginazione, non l’invenzione, è la maestra suprema dell’arte, come della vita.

Michelangelo Buonarroti
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Michelangelo Buonarroti nacque il 6 marzo 1475 in Toscana a Caprese, vicino Arezzo, da Ludovico di Leonardo Buonarroti Simoni, podestà al Castello di Chiusi e di Caprese, e da Francesca di Neri del Miniato del Sera. La famiglia era fiorentina, ma il padre si trovava nella cittadina per ricoprire la carica politica di podestà.

La famiglia di Michelangelo un tempo aveva fatto parte del patriziato fiorentino: due secoli prima un antenato, Simone di Buonarrota, era nel Consiglio dei Cento Savi, il bisnonno di Michelangelo, Buonarrota di Simone, aveva ricoperto le maggiori cariche pubbliche. Poi però il declino sociale: all'epoca in cui nacque Michelangelo il padre era talmente impoverito che stava addirittura per perdere i suoi privilegi di cittadino fiorentino. La podesteria di Caprese, uno dei più insignificanti possedimenti fiorentini, era un incarico politico di nessuna importanza da lui accettato per cercare di assicurare una sopravvivenza decorosa alla propria famiglia.


Appena nato, Michelangelo fu affidato ad una balia di Settignano, vicino Firenze. Settignano era un paese di scalpellini, vi si estraeva la pietra serena da secoli utilizzata a Firenze per la realizzazione delle costruzioni di maggior importanza. Anche la balia di Michelangelo era figlia e moglie di scalpellini. Diventato un artista famoso, Michelangelo, spiegando perché preferiva la scultura alle altri arti, rimandava proprio a questo affidamento affermando di provenire da un paese di “scultori e scalpellini”, d'aver succhiato dalla balia parimenti il latte e la capacità di scolpire, d'aver bevuto «latte impastato con la polvere di marmo».

Puoi comprare il mio tempo, ma non la mia mente.

Quale giudizio sarà così barbaro da non comprendere che è più nobile il piede dell'uomo del suo stivale, e che la sua pelle è più nobile di quella delle pecore con la quale si fa il vestito.

Sia dolce il dubbio a chi nuocer può il vero.

L'amore è l'ala che Dio ha dato all'anima per salire sino a lui.

Tutta la matematica del mondo non potrà mai supplire la mancanza di genio.

Come fiamma più cresce più contesa dal vento, ogni virtù, che il cielo esalta, tanto più splende quant'è più offesa.

La mia allegrezza è la malinconia.

Vivo ed amo nella peculiare luce di Dio.

Signore, fa che io possa sempre desiderare più di quanto riesca a realizzare.

Si dipinge col cerviello et non con le mani.
(Si dipinge col cervello e non con le mani.)

Assai acquista chi perdendo impara.

Il marmo è come l'uomo, prima di intraprendere qualcosa, devi conoscerlo bene e sapere tutto ciò che ha dentro. Così, se in te ci sono delle bolle d'aria, io sto sciupando il mio tempo.

Chi si cimenta con uomini da nulla, non riporta una grande vittoria.

O notte (...) o ombra del morir..

La buona educazione di un uomo e' la miglior difesa contro le cattive maniere altrui.

Desti a me quest'anima divina e poi la imprigionasti in un corpo debole e fragile, com'è triste viverci dentro.

Philip Dormer Stanhope,
IV° conte di Chesterfield
 

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Philip Dormer Stanhope, IV conte di Chesterfield, noto in letteratura anche e più semplicemente come Lord Chesterfield, nasce a Londra il 22 settembre 1694.

Entra nella House of Commons come Lord Stanhope di Shelford nel 1715. Alla morte del padre, nel 1726, diviene Lord Stanhope, Conte di Chesterfield, entrando ad occupare il suo posto in parlamento nella House of Lords.

Amico di Voltaire, gli farà visita durante il suo soggiorno a Bruxelles; con lui trascorre anche qualche tempo a Parigi, dove si lega ai più giovani Crebillon, Fontenelle e Montesquieu.
Divenuto sordo, presto a questo handicap si aggiunge quello della cecità.

Come autore, lo ricordiamo come brillante saggista ed epigrammista. Le lettere scritte al proprio figlio, pubblicate per la prima volta dalla vedova di Stanhope nel 1774, e "The Letters to his Godson" (1890), sono scritte in modo eccellente, piene di eleganza e saggezza, ricche di profonda intelligenza, di grande capacità descrittiva, di ottimo spirito di osservazione ed istruzione. Philip Dormer Stanhope muore il 24 marzo 1773.

Il mondo si può conoscere solo stando nel mondo, e non da dentro un armadio.

Adeguati al tono della compagnia in cui sei.

La modestia è l'esca più efficace per procacciarsi una lode.

La pigrizia è il rifugio degli spiriti deboli.

Le grandi qualità e le grandi virtù (se le avete) vi procureranno il rispetto e l'ammirazione degli uomini; ma sono le qualità minori che devono procurarvi il loro amore e il loro attaccamento.

Lo stile è l'abito dei pensieri, e un pensiero ben vestito come un uomo ben vestito, si presenta molto meglio.

Ogni uomo cerca la verità, ma solo Dio sa chi l'ha trovata.

Tutto ciò che merita di essere fatto, merita di essere fatto bene.

Gli impazienti sono sempre in ritardo.

I consigli sono raramente graditi. Quelli che ne hanno più bisogno sono anche sempre quelli a cui piacciono meno.

Una mente debole è come un microscopio: ingrandisce le piccolezze, ma è incapace di comprendere le cose grandi.

Ci sono dei casi in cui un uomo deve rivelare metà del suo segreto per tener nascosto il resto.

"Sii più saggio degli altri, se puoi, ma non glielo dire."

La conoscenza si acquisisce leggendo i libri; ma quello che è veramente necessario imparare, la conoscenza del mondo, si può acquisire soltanto leggendo gli uomini e studiando tutte le loro diverse edizioni.

È questione di buona educazione rispondere alle lettere entro un tempo ragionevole, quanto rispondere a un inchino immediatamente.

Da come sono i padri in generale, raramente è una disgrazia esserne privi; e considerando la qualità dei figli in generale, lo è altrettanto essere senza figli.

Diffida di tutti coloro che ti amano troppo senza conoscerti a fondo e senza nessun motivo visibile.

Indossa il tuo sapere come il tuo orologio in una tasca privata: non estrarlo e non scuoterlo soltanto per far vedere che ne possiedi uno.

Il sesso: la posizione ridicola, il piacere passeggero, la spesa eccessiva.

L'inferiorità è ciò che si ama nei propri amici.

Raramente un consiglio è bene accetto, e quelli che ne hanno più bisogno sono quelli che meno lo desiderano.

Gli uomini e le donne si lasciano spesso guidare più dal cuore che dalla mente.

William Blake

 

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William Blake (Londra, 28 novembre 1757 – Londra, 12 agosto 1827) è stato un poeta, incisore e pittore inglese.

Largamente sottovalutata mentre egli era in vita, oggi l'opera di Blake è considerata estremamente significativa e fonte di ispirazione sia nell'ambito della poesia sia delle arti visive. Secondo Northrop Frye, che si dedicò allo studio dell'intero corpus poetico di Blake, i suoi versi simili a profezie costituiscono "Quello che, in rapporto ai reali meriti, è il corpus poetico in lingua inglese meno letto". Altri hanno invece lodato l'arte pittorica di Blake e un critico contemporaneo lo ha proclamato "Di gran lunga il più grande artista che la Gran Bretagna abbia mai prodotto." Considerato un tempo pazzo per le sue idee stravaganti, attualmente è invece molto apprezzato per la sua espressività, la sua creatività e per la visione filosofica che sta alla base del suo lavoro. Come un giorno ha suggerito egli stesso,

(EN)

« The imagination is not a State: it is the Human existence itself. »

(IT)

« L'immaginazione non è uno stato mentale: è l'esistenza umana stessa. »

(William Blake)

Anche se la sua pittura e la sua poesia sono state solitamente valutate separatamente, Blake spesso se ne servì di concerto per creare opere che di colpo sfidassero e sostituissero le convenzioni in uso. Si definiva capace di discutere e confrontarsi con i profeti dell'Antico Testamento e profuse un grande sforzo per creare le illustrazioni per il Libro di Giobbe, ma l'amore dell'artista per la Bibbia si affiancava ad un'aperta ostilità verso la Chiesa d'Inghilterra, e le sue convinzioni religiose erano influenzate dall'attrazione per il Misticismo e dalla fascinazione verso il movimento romantico che a quel tempo era in pieno sviluppo. Alla resa dei conti, la difficoltà che si incontra nel tentativo di inserire William Blake in un qualsiasi periodo o movimento della storia dell'arte è forse la caratteristica che meglio riesce a definirlo.

La strada dell'eccesso conduce al palazzo della saggezza. 

Coloro che reprimono il desiderio, lo fanno perché il loro desiderio è abbastanza debole da essere represso.

Pensa al mattino. Agisci nel pomeriggio. Mangia alla sera. Dormi di notte.

Nessun uccello vola troppo in alto, se vola con le proprie ali.

Una verità detta con cattiva intenzione batte tutte le bugie che si possono inventare.

Quando le porte della percezione si apriranno tutte le cose appariranno come realmente sono: infinite.

È più facile perdonare un nemico che un amico.

Generalizzare vuol dire essere idioti.

L'uomo non ha un corpo separato dall'anima. Quello che chiamiamo corpo è la parte dell'anima che si distingue per i suoi cinque sensi.

Pensa al mattino. Agisci nel pomeriggio. Mangia alla sera. Dormi di notte.

Tutto ciò che vive, non vive solo né per sé stesso.

Lo stolto non vede lo stesso albero che vede il saggio.

Nessun uccello vola troppo in alto, se vola con le proprie ali.

È più facile perdonare un nemico che un amico.

Ero arrabbiato con il mio amico: io glielo dissi, e la rabbia finì. Ero arrabbiato con il nemico: non ne parlai, e la rabbia crebbe.

L'arte è pura attività dello spirito umano.

Se il Sole e la Luna dubitassero, subito si spegnerebbero.

Il debole in coraggio è forte in astuzia.

Senza contrari non c'è progresso.

Edgar Allan Poe
 

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Edgar Allan Poe (Boston, 19 gennaio 1809 – Baltimora, 7 ottobre 1849) fu uno scrittore e poeta statunitense, considerato tra le figure più importanti della letteratura americana, inventore del racconto poliziesco (detective story) e del giallo psicologico (psychological thriller), finisce per diventare anche uno dei rappresentanti maggiori del romanzo gotico svincolandosi però dalle ambientazioni, ma del quale eredita il gusto del mistero, dell'orrido e dell'angosciante.

 

 

 

Sebbene la sua vita e le sue opere siano posteriori rispetto al periodo del Romanzo gotico vero e proprio, Poe ha finito per essere considerato uno dei rappresentanti più importanti del genere. Del movimento neogotico, infatti, eredita talune tematiche e suggestioni (il gusto per il mistero, l'orrido, l'angosciante), svincolandosi però dalle ambientazioni tipiche del gotico, e sviluppandone più gli aspetti psicologici, indagando fra le ossessioni e gli incubi personali; pertanto può anche essere considerato come un precursore del Decadentismo.

 

 

 

Scrittore di grande inventiva, ha anticipato generi letterari quali il romanzo poliziesco (il suo personaggio Dupin si può considerare l'antenato più diretto dello Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle), e la fantascienza.

 

A volte, ahimè, la coscienza degli uomini si carica di un fardello tanto orribile che riusciamo a liberarcene solo nella tomba. Così l'essenza del crimine rimane avvolta nel mistero.

Quelli che sognano di giorno sono consapevoli di tante cose che sfuggono a quelli che sognano solo di notte.

Non è veramente coraggioso colui che teme di sembrare od essere, quando gli conviene, un vile.

L'ignoranza è una benedizione, ma perché la benedizione sia completa l'ignoranza deve essere così profonda da non sospettare neppure se stessa.

E se guarderai a lungo nell'abisso anche l'abisso vorrà guardare in te.

È veramente da mettere in dubbio che l'intelligenza umana possa creare un cifrario che poi l'ingegno non riesca a decifrare con l'applicazione necessaria.

Mi hanno chiamato folle; ma non è ancora chiaro se la follia sia o meno il grado più elevato dell'intelletto, se la maggior parte di ciò che è glorioso, se tutto ciò che è profondo non nasca da una malattia della mente, da stati di esaltazione della mente a spese dell'intelletto in generale.

Sono giovane e sono poeta (se l'amore per il Bello può rendere poeti) e desidero esserlo. Io sono irrimediabilmente poeta.

Dichiarare la propria viltà può essere un atto di coraggio.

Come regola generale, nessuno scrittore dovrebbe far figurare il suo ritratto nelle sue opere. Quando i lettori hanno gettato un'occhiata alla fisionomia dell'autore, di rado riescono a mantenersi seri.

Tutto ciò che vediamo o sembriamo non è altro che un sogno in un sogno.

La viola, la violetta, il vino.

I veri, i soli veri pensatori, gli uomini di ardente immaginazione!

Terrore e suspense si addicono alla brevità del racconto.

Oggi sono in catene e sono qui. Domani sarò senza ceppi... ma dove?

Empi il bicchier ch'è vuoto, vuota il bicchier ch'è pieno, non lo lasciar mai vuoto, non lo lasciar mai pieno.

Non c'è in natura una passione più diabolicamente impaziente di quella di colui che, tremando sull'orlo di un precipizio, medita di gettarvisi.

È la verità! Sono nervoso, sono stato e sono molto, molto, terribilmente nervoso; ma perché volete dire che sono un pazzo? Il male ha affinato i miei sensi, non distrutti, non annientati. Più di chiunque altro avevo avuto acuto il senso dell'udito. Ho ascoltato tutte le voci del cielo e della terra. Molte ne ho intese dall'inferno. Per questo sono pazzo? Uditemi! e osservate con che precisione, con che calma io posso narrarvi tutta la storia.

Viaggiare è come sognare: la differenza è che non tutti, al risveglio, ricordano qualcosa, mentre ognuno conserva calda la memoria della meta da cui è tornato.

Quando un pazzo sembra perfettamente ragionevole è gran tempo, credetemi, di mettergli la camicia di forza.

E così, nelle notti, al fianco io giaccio / del mio amore, mio amore, mia vita e mia sposa, / nel suo sepolcro là in riva al mare, / nella sua tomba in riva al risonante mare.

Di un certo libro tedesco è stato detto giustamente che er lässt sich nicht lesse: non si lascia leggere. Ci sono segreti che non si lasciano svelare. Gli uomini muoiono di notte nei loro letti, stringendo le mani di confessori simili a spettri, guardandoli negli occhi e implorando pietà; muoiono con la disperazione nel cuore, con la gola attanagliata dalle convulsioni, per l'orrore dei misteri che non si lasciano rivelare.

Non è possibile dirvi come in principio l'idea entrò nel mio cervello; ma una volta concepita, essa mi possedé giorno e notte. Non v'era né scopo né passione.

Era di moda, diversi anni fa, farsi beffe dell'amore a prima vista come di una ridicola fantasia. Ma le persone che pensano, e quelle che sentono profondamente, hanno sempre affermato la sua esistenza.

Pablo Neruda
 

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Pablo Neruda è lo pseudonimo che Neftalì Ricardo Reyes scelse in onore del poeta cecoslovacco Jan Neruda (1834-1891)cantore della povera gente. Egli nacque a Parral nel 1904, da famiglia modesta che trascorse l'infanzia scontrosa nel piovoso, malinconico e selvaggio sud del Cile; frequentò le scuole fino al liceo nella cittadina di Temuco e poi l'Università a Santiago.
Dal 1926 al 43 girò il mondo come rappresentante diplomatico del suo paese, nel'36-37 visse l'esperienza della guerra civile spagnola non soltanto da spettatore interessato. L'incontro o meglio la scoperta della Spagna fu per Pablo Neruda un fatto di estrema importanza. Come scrisse su di lui Dario Puccini: "Uno di quei salti dialettici grazie ai quali la storia esterna diviene storia personale, la vita degli altri vita propria, il dolore del mondo sentimento radicato" .Neruda, favorito dalle circostanze, mise un pur lieve scompiglio nella letteratura spagnola facendosi paladino della "poesia impura" opponendosi alla linea purista di Juan Ramon Ramirez. Allora la sua influenza non fu preponderante ma si fece sentire più tardi e ancora perdura in qualche modo presso le generazioni intermedie e recenti.
Dopo aver subito il fascino dell'incontro con la poesia spagnola, il poeta cileno venne travolto nell'appassionata vicenda della guerra civile: prese subito posizione a favore della Repubblica aggredita; fu scosso dalla tremenda fucilazione di Lorca e con Cesar Vallejo, un poeta peruviano, fondò il Gruppo ispano-americano d'aiuto alla Spagna. La guerra civile determinò un mutamento profondo nell'animo, nelle convinzioni, nella cultura, nella poesia del poeta. La sua fu una vera e propria conversione al prossimo e la sua poesia divenne quella dell'uomo con gli uomini cioè una poesia sociale e di lotta politica, di adesione e di repulsione rispetto al prossimo, di sostegno e di esacrazione, di speranza e di rabbia: d'azione"
E quando cessata la guerra civile e sconfitte le armi repubblicane tanti spagnoli furono costretti all'esilio o morirono fucilati o in carcere quel "legame materno" con la Spagna si fece per Pablo drammatico e fu come una goccia di sangue che rimase indelebile. Se uno dei sentimenti più forti dell'anima moderna è quello di un continuo e cocente esilio di una imprecisata perdita esistenziale, la Spagna è stata per Neruda quella perdita, quell'esilio:Un vuoto angoscioso e accorato che si ripercuote nel suo virile grido di poeta dal lontano '39 a oggi
Nel 1944 tornato in Cile s'iscrisse al partito comunista cileno e venne eletto senatore.
Dal '48 al 52 fu perseguitato e costretto all'esilio per la sua presa di posizione contro il neodittatore Gonzalez Videla; così tornò a viaggiare per il mondo. Nel 1971 guadagna il premio nobel per la letteratura, nel 1973 torna in Cile e in quello stesso anno muore a Santiago subito dopo il colpo di Stato del generale Pinochet.

 

Potranno tagliare tutti i fiori, ma non fermeranno mai la primavera.

Non assomigli più a nessuna da quando ti amo.

Perché tu mi oda le mie parole a volte si assottigliano come le orme dei gabbiani sulle spiagge.

L'amore, quando la vita ci incalza, è solo un'onda più alta fra le onde.

Toglimi il pane, se vuoi, toglimi l'aria, ma non togliermi il tuo sorriso. Non togliermi la rosa, la lancia che sgrani, l'acqua che d'improvviso scoppia nella tua gioia, la repentina onda d'argento che ti nasce.

Il bambino che non gioca non è un bambino, ma l'adulto che non gioca ha perso per sempre il bambino che ha dentro di sé.

La poesia è un atto di pace. La pace costituisce il poeta come la farina il pane.

Solo chi ama senza speranza conosce il vero amore.

Amare è così breve, e dimenticare così lungo.

Ridere è il linguaggio dell'anima.

Dura è la mia lotta e torno con gli occhi stanchi, a volte, d'aver visto la terra che non cambia, ma entrando il tuo sorriso sale al cielo cercandomi ed apre per me tutte le porte della vita.

Il mondo è mutato, la mia poesia è mutata. Una goccia di sangue caduta tra questi versi rimarrà viva su di essi, indelebile come l'amore.

Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.

Sei la sete e ciò che deve saziarla.

Bella, / come nella pietra fresca / della sorgente, l'acqua / apre un ampio lampo di schiuma, / così è il sorriso del tuo volto, / bella.

Oggi lasciate che sia felice, io e basta, con o senza tutti, essere felice con l'erba, e la sabbia, essere felice con l'aria e la terra, essere felice con te, con la tua bocca, essere felice.

Cuori spezzati, abbiate fede nei vostri morti! Essi non soltanto sono radici sotto le pietre macchiate di sangue, ma le loro bocche mordono ancora esplosivo e vanno all'attacco come oceani di ferro e ancora i loro pugni levati smentiscono la morte.

L'ebbrezza, e il desiderio, e il lasciarsi andare, e questo era la mia vita, era questo che l'acqua dei tuoi occhi portava.

Lasciami sciolte le mani e il cuore, lasciami libero! Lascia che le mie dita corrano per i sentieri del tuo corpo.

Essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

È l'antica amicizia, la gioia di essere cane e di essere uomo, tramutata in un solo animale che cammina muovendo sei zampe ed una coda intrisa di rugiada.

La parola è un'ala del silenzio.

Non conosco il gatto. So tutto sulla sua vita ed i suoi misteri, ma non sono mai riuscito a decifrare il gatto.

Non c'è immensità che valga quanto abbiamo vissuto.

Ma quanto vive l'uomo? Vive mille anni o uno solo? Vive una settimana o più secoli? Per quanto tempo muore l'uomo? Che vuol dire per sempre?

Alexander Pope

 

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Il poeta inglese Alexander Pope, considerato uno dei maggiori del XVIII secolo, nasce a Londra il 22 maggio 1688. Figlio di un ricco mercante cattolico, il giovane Pope studia privatamente in quanto gli vengono interdette le scuole regolari a causa della sua appartenenza religiosa.
Soffre di tubercolosi ossea e l'eccesso di studio comprometterà ancor più la sua salute.
Amico di Jonathan Swift, John Gay e Arbuthnot, Alexander Pope entra a far parte del circolo di letterati aderisce all'"Arte poetica" di Boileau. Frequenta quindi la società elegante londinese. Sua fiamma segreta sarà per anni la brillante lady Wortley Montagu.

 

 

Elegante prova giovanile in "heroic couplets" sono le "Pastorali" (Pastorals, 1709). Contemporaneo il poemetto "La foresta di Windsor" (Windsor forest, 1713). Poema didattico è il "Saggio sulla critica" (Essay on critism, 1711) in cui codifica le regole letterarie di cui dà esempio con "Il rapimento del ricciolo" (The rape of the lock, 1712). Ne "Il rapimento del ricciolo" condensa con abilità i precetti estetici nelle volute allessandrine dell'arte rococò, dando una elegante rappresentazione satirica, fatta di sorridente indulgenza, di un mondo effimero e galante. Del 1717 è la pubblicazione delle "Poesie" (Poems). Oltre all'"Iliade" (1715-1720), coordina la traduzione dell'"Odissea" (1725-1726), fatica in gran parte di collaboratori stipendiati. In via anonima pubblica il poema eroicomico "La zuccheide" (The dunciad, 1728), straripante di arguta e ingegnosa satira. Pope scrive inoltre i quattro "Saggi morali" (Moral essays, 1731- 1735) e il "Saggio sull'uomo" (Essay on man, 1733-1734).
Pope viene indicato come figura poetica dominante, portavoce e critico attento dell'epoca augustea, le cui linee erano date dalla prevalenza dell'intelletto sulla fantasia e l'enunciazione di canoni di giudizio morale ed estetico come unici validi. I toni dei suoi discorsi sanno variare dall'ironia alla solennità burlesca, dall'umorismo tenero alla impalpabile malinconia. La stessa maestria verbale si può ritrovare nella traduzione di "Homeros", improntata a grandiosità lirica.
Dal 1718 si rende economicamente indipendente da mecenati e librai, tanto da stabilirsi in una splendida villa a Twickenham, nel Middlesex, luogo dove tra visite di amici e ammiratori continuerà l'attività di studioso. Alexander Pope muore il 30 maggio 1744; sarebbe apparso ai romantici come l'antitesi del vero poeta: William Wordsworth, in reazione alla sua dizione poetica, darà inizio alla riforma romantica del linguaggio poetico.

I pazzi ammirano, i savi approvano.

In cielo l'amar troppo è un crimine?

L'ordine è la prima legge del Cielo.

Un uomo onesto è l'opera più nobile di Dio.

Chi è impegnato in una controversia si preoccupa della verità quanto il cacciatore si preoccupa della lepre.

L'autentica sapienza risiede principalmente nel sapere insegnare agli altri avendo l'aria di non insegnare affatto, proponendo anche le cose che gli altri non sanno come se le avessero soltanto dimenticate, proponendole dunque nel linguaggio che sanno, trasparente e piano.

(Elena di Troia) Si muove come una dea, e sembra una regina.

I pazzi osano dove gli angeli temono d'andare.

Errare è umano, perdonare è divino.

Possiamo diventare i padroni del nostro destino quando avremo finito di atteggiarci a suoi profeti.

O pace, quante guerre sono state mosse in tuo nome.

La bellezza colpisce l'occhio, ma il merito conquista il cuore.

Molti uomini sono stati capaci di fare una cosa saggia, molti di più di farne una furba, ma pochissimi sono stati capaci di farne una generosa.

 Nel migliore dei casi la donna è una contraddizione.

Il peggior pazzo è un santo diventato pazzo.

In tutta la mia vita non ho mai conosciuto un uomo che non fosse capace di sopportare le disgrazie di un altro da perfetto cristiano.

 Il volgo bolle le uova ma gli eruditi le fanno arrosto.

Chi dovrà decidere, se dei dottori sono in disaccordo?

Fai del bene di nascosto e arrossisci a vederlo divulgato.

L'orgoglio, l'immancabile vizio degli stupidi.

Chi cerca di impressionare la gente volgare con il fine ragionamento è simile a chi cerca di spaccar pietre con un rasoio.

Una scusa è peggiore e più terribile di una menzogna, perché la scusa è una bugia guardinga.

 Non c'è creatura che soffra meno di uno sciocco.

Un partito è la pazzia dei molti per il beneficio di pochi.

"Benedetto l'uomo che non si aspetta nulla, perché non resterà mai deluso".

Il mare unisce i paesi che separa.

Ad ogni parola muore una reputazione.

Ama chi offende ma detesta l'offesa.

Un uomo nell'ingegno, nella semplicità, un bambino.

La Natura e le sue leggi erano nascoste nella notte; Dio disse "Newton sia!" e tutto fu luce.

Il caffè, che rende il politico saggio / E guarda a ogni cosa con gli occhi mezzi chiusi.

Non ammirare, è la sola arte che conosco
Che rende felici gli uomini, e li mantiene tali.

È l'istruzione che forma la mente comune,
Come si piega il ramo, così s'inclina l'albero.

Tutto sembra infetto a chi è infetto,
Come tutto appare giallo all'occhio dell'ittero.

I giudici affamati firmano la sentenza, / E dei disgraziati vengono impiccati perché i giurati vadano a mangiare.

Ignorante, non conosceva l'arte sottile dello studioso, / E nessun linguaggio, tranne quello del cuore.

Alcuni lodano la mattina ciò che alla sera criticano; / Ma pensano sempre che l'ultima opinione è quella giusta.

Il vero motto d'ingegno è la natura abbigliata a suo vantaggio, / Quel che si era spesso pensato ma mai espresso così bene.

La passione dominante, quale che sia, / La passione dominante governa sempre la ragione.

La speranza sgorga eterna nel petto umano;
L'uomo non è mai adesso, ma sempre in un futuro, benedetto.

Non essere il primo a provar le cose nuove
Né l'ultimo ad abbandonar le vecchie.

Mi chiedi che provocazione ho avuto?
La forte antipatia del bene per il male.

Ti batti la zucca, e t'illudi che arriverà l'ingegno:
Ma batti finché vuoi, non c'è nessuno in casa.

Le parole son come le foglie; e dove più abbondano, / Raramente sotto si trovano molti frutti del senso.

Chiunque creda di vedere cosa senza difetti,
Pensa quello che non è mai stato, né esiste, né mai sarà.

E' per il nostro senno come per i nostri orologi, nessuno / Funziona come un altro, eppure ognuno crede al suo.

Josè Ortega Y Gasset
 

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Scheda biografica

di Giorgia Baldin e Diego Fusaro


Josè Ortega y Gasset nasce a Madrid il 9 maggio 1883. Il padre era direttore de "El Imparcial", giornale di orientamento liberale. Studia dai gesuiti e in seguito all'Istituto di Studi Superiori di Deusto (Bilbao). A Madrid torna per proseguire gli studi universitari e si laurea in filosofia nel 1904, con una tesi su "Los terrores del ano mil" ("I terrori dell'anno mille"). L'anno precedente, intanto, aveva conosciuto il filosofo spagnolo Unamuno. L'anno successivo alla laurea, si trasferisce in Germania: si iscrive all'Università di Lipsia, poi di Berlino e, successivamente, a Marburgo, fu discepolo dei neokantiani Hermann Cohen e Paul Natorp. Nel 1907 torna nella sua città natale per insegnare presso la Scuola Superiore del Magistero e si sposa con Rosa Spottorno. Il 1910 è l'anno della sua nomina di professore di metafisica all'Università Complutense di Madrid e tra gli studenti ascoltava le sue lezioni Maria Zambrano, che comparirà ben presto nel panorama filosofico ed intellettuale.

Da questi anni inizia la sua intensa attività intellettuale divisa tra le sue aule e il periodico del padre, fino a quando, nel 1923, lo stesso anno del colpo di stato con cui prese il potere il dittatore Primo de Rivera, fonda la "Revista de Occidente". Fu proprio a causa della sua avversione ai tentativi di politicizzazione della vita universitaria, che Ortega rinunciò alla cattedra per protesta: era il 1929. Allo scoppio della guerra civile del 1936, Ortega va, come molti altri, in esilio: dapprima a Parigi e nei Paesi Bassi e in seguito, constatando che la guerra civile non si avviava ad una rapida soluzione, in Argentina e quindi in Portogallo. Ma nel 1945, dopo varie negoziazioni e con la costernazione di amici e discepoli, fa ritorno a Madrid, grazie al permesso del governo franchista e riottiene la cattedra. Nel 1948, fonda con il suo allievo Julian Marias, l'Istituto de Humanidades in cui esercita la docenza. Muore a Madrid il 17 ottobre 1955.

Autore prolifico, a cavallo tra il pragmatismo e l'esistenzialismo, la maggior parte della sua opera consiste in saggi e articoli sui periodici, che Ortega considerava come mezzi adeguati per la creazione di un clima intellettuale collettivo e per introdurre il pensiero europeo in Spagna. Tra le sue opere: "Meditazioni sul Chisciotte" (1914), "Spagna invertebrata" (1921), "Il tema del nostro tempo" (1923), "La disumanizzazione dell'arte" (1925), "Cos'è la filosofia?" (1929). Di risonanza internazionale "La ribellione delle masse" , del 1930 e i saggi: "Intorno a Galileo" (1933), "Storia come sistema" (1936) e "Idee e credenze" (1940). Del 1940 è anche "Sulla ragione storica" e del 1949 "Meditazioni d'Europa" e "L'uomo e la gente".

 

Opere

* 1914: Meditaciones del Quijote
* 1914: Vieja y nueva política
* 1916: El Espectador I
* 1917: El Espectador II
* 1921: El Espectador III
* 1922: España invertebrada. Bosquejo de algunos pensamientos históricos
* 1923: El tema de nuestro tiempo. El ocaso de las revoluciones. El sentido histórico de la teoría de Einstein
* 1924: Las Atlántidas
* 1925: La deshumanización del arte e ideas sobre la novela
* 1925: El Espectador IV
* 1927: El Espectador V
* 1926: El Espectador VI
* 1927: Espíritu de la letra
* 1927: Tríptico I. Mirabeau o el político
* 1928: Notas
* 1929: El Espectador VII
* 1929: Kant (1724-1924): Reflexiones de centenario
* 1930: Misión de la universidad
* 1930: La rebelión de las masas
* 1931: Rectificación de la República
* 1931: La redención de las provincias y la decencia nacional
* 1933: Goethe desde dentro
* 1934: El Espectador VIII
* 1939: Ensimismamiento y alteración. Meditación de la técnica
* 1940: El libro de las misiones
* 1940: Ideas y creencias
* 1940: Estudio sobre el amor
* 1941: Mocedades
* 1941: Historia como sistema y Del Imperio romano
* 1942: Teoría de Andalucía y otros ensayos
* 1942: Esquema de las crisis
* 1945: Dos prólogos. A un tratato de montería. A una historía de la filosofía
* 1950: Papeles sobre Velázquez y Goya
* 1955: Velázquez

Io sono io e la mia circostanza, e se non la salvo non salvo neanche me stesso.

La metafora è forse una delle più fertili potenzialità dell’uomo. La sua efficacia rasenta la magia e sembra uno strumento che Dio ha dimenticato dentro l’uomo quando lo ha creato.

Col complicarsi dei problemi, si vanno perfezionando anche i mezzi per risolverli.

Se invece di prendere sul serio l'arte, la prendessimo per quel che è, come intrattenimento, un gioco, una diversione, l'opera artistica guadagnerebbe così tutta la sua ammaliante riverberazione.

La bellezza che seduce coincide poche volte con la bellezza che fa innamorare.

La condizione dell'uomo è, in verità, stupefacente. Non gli viene data né gli è imposta la forma della sua vita come viene imposta all'astro e all'albero la forma del loro essere. L'uomo deve scegliersi in ogni istante la sua. È, per forza, libero.

Essere un artista vuol dire smettere di prendere seriamente quella serissima persona che siamo quando non siamo artisti.

Le nazioni sono formate e tenute vive dal fatto che hanno uno scopo da realizzare per il domani.

La cultura non è vita nella sua interezza, ma soltanto il momento della sua sicurezza, forza, e chiarezza.

Non si vive per pensare, ma, al contrario, pensiamo al modo in cui riuscire a vivere.

La biografia è un sistema nel quale le contraddizioni della vita umana trovano la loro unità.

Per le persone secondo le quali le piccole cose non esistono, le grandi non sono tali.

Rivoluzione non è solo una rivolta contro un ordine preesistente, ma il costituire di un nuovo ordine in contraddizione con quello tradizionale.

Molti uomini, come i bambini, vogliono una cosa ma non le sue conseguenze.

Il poeta comincia dove finisce l'uomo. Il destino dell'uomo è di vivere la sua vita umana, quello del poeta d'inventare ciò che non è esistente.

Il persistere dello stato di sorpresa può trasformarsi in stupidità.

Riflettere è considerevolmente laborioso; ecco perché molta gente preferisce giudicare.

L'ordine non è una pressione imposta alla società dal di fuori, ma un equilibrio instaurato dal di dentro.

Lo sforzo è sforzo solo quando comincia a far male.

La civiltà non è altro che il tentativo di costringere la forza ad essere l'ultima ratio.

Ralph Waldo Emerson

 

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Ralph Waldo Emerson (Boston, 25 maggio 1803 – Concord, 27 aprile 1882) è stato uno scrittore, saggista e filosofo statunitense. È stato anche un noto poeta. Oggi il critico letterario Harold Bloom lo considera "la figura centrale nella cultura americana", e il filosofo di Harvard Stanley Cavell lo ritiene uno dei filosofi americani più sottovalutati in assoluto.

Emerson è stato tra i primi a proporre un'etica individuale basata sulla fiducia in se stessi e sulla discussione dei valori tradizionali, e uno dei pochi ad averlo fatto mantenendo il rispetto per la vita e l'esistenza, contrariamente, ad esempio, ad alcuni pensatori del nichilismo europeo. Nell'etica di Emerson si trova una singolare combinazione di relativismo (che lo avvicina a Montaigne) e perfezionismo (che lo avvicina alla tradizione stoica e alle radici puritane della cultura americana). Non a caso fu definito dai suoi contemporanei "Plotino-Montaigne". L'asse portante del suo pensiero fu la definizione di "Superanima", descritta come una forza superiore che vigila e interviene sulla realtà, sul genio degli uomini, sulla filosofia e sulla poesia, come una porta d'accesso alla verità, costituente la base della comunicazione tra gli uomini. La libertà degli uomini non è più, secondo Emerson, sfuggire o ribellarsi alla necessità e al senso del mondo, ma comprenderlo e accettarlo.

 

 

 

 

Emerson spesso componeva versi eccellenti e comunque sempre degni. Egli, pur scrivendo un numero sterminato di testi per conferenze e di saggi intorno ai problemi dell'universo e dell'essere, non creò un proprio sistema filosofico e anche se dalla sua casa di Concord pontificava in un modo che poté essere scambiato per una specie di guida al trascendentalismo, non fu il capo dichiarato dei trascendentalisti e nemmeno approvò tutti i loro atteggiamenti. Guardava con grande simpatia all'attivismo politico, abolizionistico, ai boicottaggi, alle "comuni" e agli esperimenti sociali (o antisociali come quelli di Thoreau) messe su dai suoi concittadini e amici. Ma cercava sempre anche di tenersi a distanza da questi, di non lasciarsi coinvolgere troppo.

La grandezza di Emerson sta nella vastità degli argomenti trattati e dello spirito pionieristico con cui se ne è occupato. Emerson, pur avendo lasciato tanta traccia di sé nel mondo delle lettere e del pensiero, tanto da diventare un punto di riferimento di qualsiasi discussione sull'evoluzione culturale dell'America, appare una figura dai tanti contorni non ben definiti, ancora inclassificabile. In questo senso, presenta molti degli stessi problemi interpretativi di Nietzsche.

Ogni uomo è un'impossibilità, fino a quando nasce

Ogni grande e importante momento negli annali del mondo è sempre il trionfo di un entusiasmo.

Per la mente ottusa tutta la natura è grigia. Per la mente illuminata il mondo intero arde e scintilla di luce.

Gli anni insegnano cose che i giorni non conoscono.

Quando si pattina su ghiaccio sottile, la salvezza sta nella velocità.

Subito dopo il creatore di una buona frase viene, in ordine di merito, il primo che la cita.

La conversazione è un'arte in cui tutta l'umanità è nostra rivale.

A rigore, non esiste la storia. Solo la biografia.

Il pensiero è il fiore, il linguaggio il boccio, l'azione il frutto.

Il mondo appartiene agli energici.

I grandi geni hanno le biografie più brevi.

L'erbaccia è una pianta di cui non sono state ancora scoperte le virtù.

Per necessità, per naturale propensione, per il piacere di farlo, tutti noi citiamo.

Se giriamo il mondo in cerca di ciò che è bello, troveremo che lo portiamo già in noi oppure non lo troveremo.

Il talento da solo non può fare lo scrittore. Ci deve essere un uomo dietro al libro.

Il denaro alle volte costa troppo.

Attacca il tuo carro ad una stella.

Il buon senso è raro quanto il genio.

E' una delle più belle compensazioni della vita, che nessuno possa sinceramente cercare di aiutare un altra persona senza aiutare se stesso.

Il miglior partner per qualsiasi donna è un archeologo: più lei invecchia più lui la trova interessante.

E' una regola delle buone maniere quella di evitare le esagerazioni.

Gli uomini sopra i quarant'anni non sono adatti a giudicare un libro scritto in uno spirito nuovo.

Ecco un consiglio che una volta sentii dare a un giovane: "Fai sempre quello che hai paura di fare".

Il primo uomo fu un agricoltore, e ogni nobiltà storica riposa sull'agricoltura.

La ricompensa per una cosa ben fatta è di averla fatta.

La razza umana finirà per eccesso di civiltà.

Le tue azioni parlano così forte che non riesco a sentire quello che dici.

L'arte è un'amante gelosa.

L'amico è la persona davanti alla quale posso pensare ad alta voce.

L'abnegazione è il vero miracolo da cui derivano tutti i cosiddetti miracoli.

In ogni società alcuni uomini sono nati per governare e alcuni per consigliare.

L'antenato di ogni azione è un pensiero.

La vita non è troppo breve per esser cortesi.

L'unico modo per avere un amico è essere un amico.

Tutto è un enigma e la chiave di un enigma è un altro enigma.

Metà del senno d'un uomo se ne va col suo coraggio.

Rispetta il bambino. Non essere troppo il suo genitore. Non invadere la sua solitudine.

Tutti amano chi ama.

Niente di grande è stato mai raggiunto senza l'entusiasmo.

Non farmi mai cadere nell'errore volgare d'immaginarmi di essere perseguitato quando sono contraddetto.

Noblesse oblige: ossia, migliori opportunità obbligano a maggior generosità.

Quando scoprirò chi sono, sarò libero.

Nell'analizzare la storia evita di essere profondo perché spesso le cause sono proprio superficiali.

Per imparare le lezioni importanti nella vita ogni giorno bisogna superare una paura.

Victor Marie Hugo
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Victor Marie Hugo (Besançon, 26 febbraio 1802 - Parigi, 22 maggio 1885) è stato un drammaturgo, un poeta ed un romanziere francese di notevole produzione: viene considerato il padre del romanticismo.

Seppe tenersi lontano dai modelli malinconici e solitari che caratterizzavano i poeti del tempo, sapendo accettare le vicissitudini non sempre felici della sua vita per farne esperienza esistenziale e cogliere i valori e le sfumature dell'animo umano.

I suoi scritti riuscirono a ricoprire tutti i generi letterari, dalla lirica, alla tragedia, al costume, alla satira politica, al romanzo storico e sociale, suscitando consensi in tutta Europa.

 

 

Durante la sua gioventù seguì il padre Léopold - Sigisbert Hugo, militare dell'esercito di Giuseppe Bonaparte, che usava portare con sé nei suoi spostamenti, la moglie Sofia Trébucher, e i figli Victor, Abel e Eugene. Il padre ebbe anche una parte decisiva per la cattura di Fra Diavolo in Italia e per questo fu nominato Governatore di Avellino; inoltre si distinse anche in Spagna, dove Giuseppe Bonaparte gli conferì il grado di generale.

Nel periodo dal 1915 al 1918 Victor frequentò per un certo periodo, appunto per volere il padre, il Politecnico di Parigi, ma ben presto lasciò gli studi tecnici per dedicarsi alla letteratura. Scrisse "Odi", e queste furono le sue prime composizioni letterarie. Insieme al fratello Abel fondò il foglio "Il Conservatore Letterario" (1819); scrisse poi "Odi e poesie diverse" (1822) e molti altri scritti fino a "Odi e ballate", che gli valse una rendita di 1.000 franchi da parte di re Luigi XVIII.

Nel 1923 sposò Adele Foucher una sua amica d'infanzia; le nozze furono celebrate nella chiesa di Saint-Sulpice (la stessa chiesa dove furono battezzati il Marchese François de Sade e Baudelaire). Nello stesso periodo iniziò a frequentare i circoli romantici parigini tra cui quello di Jacques Nodier. Dal matrimonio con la Foucher nacquero quattro figli: Leopoldine, Charles, François-Victor e Adèle.

La scoperta, dopo qualche anno, del tradimento della moglie con l'amico di famiglia Sainte-Beauve, lo porterà a condurre una vita di libertinaggio; sua amante per circa cinquant'anni fu Juliette Drouet, un'attrice teatrale conosciuta durante le prove della Lucrezia Borgia (1833). La Drouet gli fu sempre vicina nonostante le molteplici infedeltà di Victor.

Nel 1827 scrive il dramma storico per il teatro Cromwell, quello che fu considerato il manifesto delle nuove teorie romantiche, mentre nel 1830 fu rappresentato l'Hernani alla Comedie Française; la rappresentazione venne però interrotta da scontri tra i sostenitori di Hugo e alcuni facinorosi. Il lavoro comunque gli valse il riconoscimento indiscusso a capo della nuova scuola romantica. Lo stesso Hernani venne poi trasposto in musica e rappresentato anche da Giuseppe Verdi (Ernani, 1844). Nel 1841, Hugo era intanto entrato a far parte dell'Academie Française.

 

 

Nel 1843 muoiono per annegamento sua figlia Leopoldine e il genero; Victor apprese la notizia di ritorno da una vacanza leggendola sul giornale "Siecle". La tragedia, unita all'insuccesso del suo lavoro teatrale I Burgravi nel 1845, gli causa una grave depressione che lo terrà lontano dal mondo letterario per dieci anni. Nello stesso anno viene nominato Pari di Francia dal re Luigi Filippo d'Orleans.

Nel 1848 Hugo fa parte come deputato dell'Assemblea Costituente, ma il colpo di stato del 1851 porta al potere Napoleone III. Dapprima Hugo lo appoggia, ma poi - quando lo stesso iniziò a comportarsi in modo antiliberale - ne prende le distanze e lo attacca con scritti e discorsi contro la miseria e le repressioni che diventavano nel frattempo sempre più intolleranti.

Questi contrasti indussero Hugo a fuggire sull'isola di Guernsey, sulla Manica, costringendolo così ad un esilio che durerà quindici anni. Hugo, però, durante tale esilio non cessò mai di venire considerato dai francesi come il padre della Patria in esilio.

Si chiudeva così per lui un periodo felice, anche se contrastato, e se ne apriva un altro in cui prendeva forma la sua mitica figura poetica che doveva poi essere consegnata alla tradizione storica letteraria. Scrisse, esprimendo i suoi sentimenti più personali, la satira Napoleone il piccolo (1852) e i versi Castigo (1853) che evidenziarono in modo marcatamente polemico le azioni di Napoleone III.

Di ispirazione umanitaria furono invece Le contemplazioni (1856) e con La leggenda dei secoli Hugo ripercorse la storia dell'umanità dalla Genesi al XIX secolo, opera che venne pubblicata in tre parti: la prima nel 1859, la seconda nel 1877 e la terza nel 1883.

Scrisse anche nello stesso periodo le sue opere più conosciute che accrebbero la sua fama in tutta Europa come I miserabili (1862), I lavoratori del mare (1866) e L'uomo che ride (1869).

Non gli furono risparmiati dolori durante gli anni dell'esilio: nel 1855 muore suo fratello Abel, nel 1863 sua figlia Adele impazzisce e scappa in Canada, nel 1868 muore anche sua moglie e alcuni nipoti, ma in tutte queste disgrazie avrà sempre accanto la fedele Juliette.

Il suo rientro in patria avviene il 5 settembre 1870, dopo la sconfitta di Napoleone III. Accolto da una folla acclamante ed entusiastica venuta a salutare il suo rientro a Parigi, la sua casa divenne nuovamente luogo di incontro tra letterati e lui riacquistò la serenità riprendendo la produzione letteraria con Il novantatré (1874); scrisse altre poesie, alcune riguardanti la sua vita familiare come I miei figli (1874) e altre satirico - politiche come Il Papa (1878). Ritornò a far parte del Senato nel 1876.

 

 

Nel 1878 venne colpito da una congestione cerebrale ma questo non gli impedì - nonostante la malattia lo avesse costretto a ridurre la sua attività – a portare a termine (1882) Torquemada, un'opera sul fanatismo dell'inquisizione che aveva iniziato diverso tempo prima.

Il suo ottantesimo compleanno fu festeggiato da una folla festante che depositava fiori davanti alla sua casa; di lì a qualche mese sarebbe nuovamente stato colpito da un lutto, con la morte della sua fedele Juliette. Hugo rimase a piangerla da solo fino al 22 maggio 1885, cioè fino alla morte avvenuta nella sua casa di Parigi . La sua salma venne esposta per una notte sotto l'Arco di Trionfo e vegliata da dodici poeti. Alle sue esequie presero parte moltissime persone venute da ogni parte della Francia.

Non c’è niente come un sogno per creare il futuro. Oggi utopia domani realtà.

Amare è essere due in uno: un uomo e una donna fusi come angeli in cielo.

Amare è la metà di credere.

Non ci sono né cattive erbe né uomini cattivi. Ci sono solo cattivi coltivatori.

Amare è essere due in uno: un uomo e una donna fusi come angeli in cielo.

C'è una cosa più forte di tutti gli eserciti del mondo, e questa è un'idea il cui momento è ormai giunto.

Dalla conchiglia si può capire il mollusco, dalla casa l'inquilino.

La libertà comincia dall'ironia.

La suprema felicità della vita è essere amati per quello che si è o, meglio, di essere amati a dispetto di quello che si è.

I diplomatici tradiscono tutto tranne le proprie emozioni.

I veri grandi scrittori sono quelli il cui pensiero occupa tutti gli angoli e le pieghe del loro stile.

Il riso è il sole che scaccia l'inverno dal volto umano.

Cos´è un tuo bacio? Un lambire di fiamma.

Dio è l'invisibile evidente.

Dio si è fatto uomo. Il diavolo si è fatto donna.

É una cosa ben schifosa, il successo. La sua falsa somiglianza con il merito inganna gli uomini.

Il matrimonio è un innesto: o attecchisce o no.

Inferno cristiano: fuoco. Inferno pagano: fuoco. Inferno maomettano: fuoco. Inferno indù: fiamme. A credere alle religioni, Dio è un rosticciere.

L’indigestione è voluta da Dio per migliorare la moralità dello stomaco.

La pigrizia è madre. Ha un figlio, il furto, e una figlia, la fame.

La più grande gioia della vita è la convinzione di essere amati.

La vita è il fiore per il quale l'amore è il miele.

L'amore vero si dispera o va in estasi per un guanto perduto o per un fazzoletto trovato, e ha bisogno dell'eternità per la sua devozione e le sue speranze. Si compone insieme dell'infinitamente grande e dell'infinitamente piccolo.

L'anima è piena di stelle cadenti.

Nel destino di ogni uomo può esserci una fine del mondo fatta solo per lui. Si chiama disperazione.

Nessuno sa mantenere un segreto meglio di un bambino.

Non imitate nulla né nessuno. Un leone che imita un leone sembra una scimmia.

Se Dio non avesse fatto la donna, non avrebbe fatto neppure il fiore.

Si può resistere all'invasione degli eserciti, ma non a quella delle idee.

Un complimento è come un bacio dato attraverso un velo.

Un uomo non è un pigro, se è assorto nei propri pensieri; esistono un lavoro visibile ed uno invisibile.

Un uomo si giudicherebbe con ben maggiore sicurezza da quel che sogna che da quel che pensa.

 

I diplomatici tradiscono tutto tranne le proprie emozioni.

I veri grandi scrittori sono quelli il cui pensiero occupa tutti gli angoli e le pieghe del loro stile.

Il riso è il sole che scaccia l'inverno dal volto umano.

Se fosse dato ai nostri occhi terreni di vedere nella coscienza altrui, si giudicherebbe molto più sicuramente un uomo da quel che sogna, che da quel che pensa.

Ecco il mio motto: progresso costante. Se Dio avesse voluto che l’uomo indietreggiasse, gli avrebbe messo un occhio dietro la testa. Noi guardiamo sempre dalla parte dell’apos; aurora, del bocciolo, della nascita.

Alla zampa di ogni uccello che vola è legato il filo dell’ apos; infinito.

Siete voi il mio demonio o il mio angelo? Non lo so, ma io sono vostra schiava!

Il Settecento è Voltaire.

Alla gente non manca la forza, ma la volontà.

La disperazione è un contabile. Vuol far tornare i conti. Niente le sfugge. Addiziona tutto. Non molla neppure i centesimi. Rimprovera a Dio i fulmini e i colpi di spillo. Vuole sapere come regolarsi con il destino. Ragiona, pesa e calcola.

I selvaggi hanno dei vizi. È per mezzo di questi che li conquista più tardi la civiltà.

Il bambino ha il dono di accettare molto rapidamente la scomparsa di una sensazione. Gli sono risparmiati quei contorni remoti e sfuggenti che costituiscono la vastità del dolore.

Honorè De Balzac
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Honorè De Balzac

 

Honoré de Balzac (1799-1850), romanziere francese, fra i massimi esponenti della corrente letteraria del realismo.
Nacque a Tours, il 20 maggio 1799; nell'atto di nascita fu registrato senza il de nobiliare, di cui, peraltro, la sua famiglia comincerà poi abusivamente a fregiarsi.
Il padre, Bernard-François Balssa, cognome poi trasformato in Balzac, e la madre Anne-Charlotte-Laure Sallambier, si sposarono a Parigi. Lei aveva diciannove anni, lui cinquantuno.
Dal matrimonio, dopo la morte di un fratello vissuto appena un mese, nacquero Honoré (1799), Laure-Sophie (1800), Laurence (1802), Henry François (1807). Quest'ultimo però non era figlio di Bernard-François: infatti Laure non aveva resistito al fascino nobiliare di un giovane, parente del castellano di Saché. Il marito non si rammaricò più di tanto, dimostrandosi paziente uomo di mondo.

 

 

Honoré non ebbe un'infanzia felice: dopoappena quattro mesi dalla nascita e fino ai quattordici anni, trascorse la sua vita lontano dalla famiglia. Prima venne messo a balia, poi a mezza pensione nel collegio Le Gay a Tours, infine, nel 1813, venne mandato nel collegio degli oratoriali di Vendôme. In quel luogo, la disciplina molto rigida, e lo studio forsennato, gli provocarono una grave prostrazione psichica. Fu costretto ad un anno di riposo.
Finiti gli studi secondari nel 1816, Balzac si trasferì a Parigi, dove si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza. Allo studio affiancò il lavoro, dapprima presso l'avvocato Jean-Baptiste Guyonnet-Merville, poi, nel 1818, fu ammesso nello studio del notaio Passez. All'università della Sorbonne, si appassionò ai corsi di filosofia tenuti da Victor Cousin, e volle cimentarsi nella creazione di un trattato filosofico sulla " Immortalità dell'anima", che ebbe scarso rilievo.
Nel 1819 conseguì la laurea in giurisprudenza, ma rifiutò la carriera legale.
In quello stesso anno, sempre a Parigi, si trasferì in una mansarda a Rue Lesdiguières, decidendo di seguire la vocazione di scrittore. Tuttavia, la sua prima opera teatrale, "Cromwell", una tragedia in cinque atti, non ottenne critiche favorevoli. Balzac tuttavia non si scoraggiò, ritenendo l'opera teatrale un genere letterario non congeniale ai propri mezzi: l'abbandonò quindi per dedicarsi alla prosa. Fra il 1823 e il 1925 scrisse i suoi primi romanzi, pubblicati con pseudonimi diversi, ma anch'essi non suscitarono grande entusiasmo. Nel frattempo, per garantirsi i necessari mezzi di sostentamento, intraprese diverse attività commerciali.

 

Ciò che forma le qualità del marito che si ama, forma spesso i difetti del marito che non si ama.

Credete a tutto ciò che sentite sul conto del mondo, nulla è troppo brutto per essere impossibile.

Da quando le società esistono, un governo, per forza di cose, è sempre stato un contratto d'assicurazione concluso fra i ricchi contro i poveri.

Dalla mollezza di una spugna bagnata fino alla durezza di una pietra pomice, ci sono infinite sfumature. Ecco l'uomo.

Diplomazia è la scienza di coloro che non ne hanno alcuna e sono profondi per la loro vuotaggine.

Gli incompresi si dividono in due categorie: le donne e gli scrittori.

I delitti sono proporzionali alla purezza della coscienza, e quello che per certi cuori è appena un errore, per alcune anime assume le proporzioni di un delitto.

Il matrimonio è un combattimento ad oltranza, prima del quale gli sposi domandano al cielo la sua benedizione.

Il cuore di una madre è un abisso in fondo al quale si trova sempre un perdono.

L´amore è la poesia dei sensi.

L’arte è natura concentrata.

La burocrazia è un meccanismo gigante mosso da pigmei.

La coscienza è uno di quei bastoni che ciascuno brandisce per picchiare il suo vicino e del quale non si serve mai per se stesso.

La critica è una spazzola che non si può usare sulle stoffe leggere, dove porterebbe via tutto.

La felicità è la poesia della donna.

La felicità materiale riposa sempre sulle cifre.

La gloria è un veleno che bisogna prendere a piccole dosi.

La gloria, pessima merce, si paga cara e non si conserva.

La potenza non consiste nel colpire forte o spesso, ma nel colpire giusto.

La tanto bramata fama è quasi sempre una prostituta incoronata.

L'amore che economizza non è mai vero amore.

L'amore è la poesia dei sensi.

L'amore prova orrore per tutto ciò che non è amore.

L'avarizia comincia dove finisce la povertà.

Le donne, quando non amano, hanno tutto il sangue freddo di un vecchio avvocato.

Le leggi sono ragnatele che le mosche grosse sfondano, mentre le piccole ci restano impigliate.

Le zie, le madri e le sorelle hanno una giurisprudenza particolare per i loro nipoti, i loro figli e i loro fratelli.

L'odio senza desiderio di vendetta è un seme caduto sul granito.

Nella vita abbondano i maschi, ma scarseggiano gli uomini.

Nessuna donna viene abbandonata senza ragione. È un assioma scritto in fondo al cuore di ogni donna; di qui il furore di quelle abbandonate.

Nessuno osa dire addio ad un'abitudine. Molti suicidi si non fermati sulla soglia della morte per il ricordo del caffè dove vanno tutte le sere a fare la loro partita a domino.

Per un marito non c'è goffaggine maggiore di quella di parlare della propria moglie, se è virtuosa, alla propria amante, a parte quella di parlare della propria amante, se è bella, alla moglie.
Quello che rende indissolubili le amicizie e ne raddoppia l'incanto è un sentimento che manca all'amore: la sicurezza.
Ricchi si diventa, eleganti si nasce.
Se tutto deve avere uno scopo, vi sono certamente quaggiù alcune esistenze di cui il fine e l'utilità rimangono inesplicabili.
Una delle sventure delle persone molto intelligenti è di non poter fare a meno di capire tutto: i vizi non meno che le virtù.
Una notte d'amore è un libro letto in meno.
Una sciocchezza che non riesce diventa sempre un delitto.
Bertrand Russell
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E' il filosofo che ha sempre sostenuto lo sposalizio fra filosofia e scienza. E' colui che fin dagli anni '60 affermò che la sua visione del mondo poggiava sulla base di quattro scienze diverse: fisica, fisiologia, psicologia e logica matematica. E infatti il maggiore contributo di Bertrand Russell al pensiero contemporaneo è costituito proprio dalla logica, così come le sue due opere principali "I principi della matematica" e i celeberrimi "Principia matematica" (scritto in collaborazione con A. N. Whitehead), sono considerati classici della filosofia, degni di stare alla pari con quelli dell'antichità e del Medioevo. Il lavoro portato avanti da Russell è di portata colossale, proponendosi di mostrare come l'intera matematica si fondi sulla logica simbolica, nel tentativo di scoprire i principi della logica simbolica stessa.


Bertrand Arthur William Russell nacque il 18 maggio 1872 a Ravenscroft (Galles). A causa della morte precoce dei suoi genitori venne allevato dalla nonna, scozzese e presbiteriana, sostenitrice dei diritti degli Irlandesi e contraria alla politica imperialista inglese in Africa. Ricevette la prima educazione da precettori privati agnostici, imparando perfettamente il francese e il tedesco, appassionandosi fin da subito, grazie alla ricca biblioteca del nonno, alla storia e soprattutto alla geometria di Euclide. Attraverso il pensiero del grande matematico dell'antichità, il piccolo Russell scoprì la bellezza e il rigore di quella disciplina, troppo spesso vista a torto come un'arida astrazione.
La sua fanciullezza, tuttavia, non fu del tutto felice, almeno fino ai diciotto anni, quando entrò al Trinity College di Cambridge, posto magico che gli svelò "un mondo nuovo" e dove godette di "un periodo di infinita letizia".
Fu, per un breve periodo, hegeliano e seguì la filosofia di Bradley, ma intorno al 1898 sotto l'influenza di G. E. Moore si liberò dell'idealismo e rientrò nell'empirismo, dottrina tradizionale della filosofia inglese.
Molti e importanti sono i suoi contributi a questa concezione empirica e realista del pensiero, tra cui rimangono a imperitura memoria: "I problemi della filosofia" (1912), "La conoscenza del mondo esterno" (1914), "Misticismo e logica" (1918), "L'analisi della mente" (1921) e "L'analisi della materia" (1927).
Nel 1918, per aver scritto un articolo a favore del pacifismo, dovette scontare sei mesi di carcere dove scrisse la sua "Introduzione alla filosofia matematica". Dopo la guerra fu in Russia e in Cina; dal 1938 visse e insegnò negli Stati Uniti. Nel 1940, a causa dello scandalo che le sue teorie etiche e sociali avevano suscitato, fu privato dell'incarico al City College di New York. Nel 1944 tornò a vivere in Inghilterra e ad insegnare al Trinity College dove completò una delle sue opere fondamentali: "La conoscenza umana, suo ambito e suoi limiti".


Nel 1950 Bertrand Russell ricevette il premio Nobel per la letteratura.
Spese gli ultimi anni della sua vita nella difesa dei suoi ideali etico - politici. Con grande coerenza e pagando di persona, fu sempre in prima linea contro ogni forma di sopruso. Si schierò contro le ingiustizie del capitalismo ma anche contro l'oppressione del bolscevismo, così come combatté sia l'antisemitismo che l'orrida applicazione dei crimini nazisti.
Pacifista convinto dal tempo del primo conflitto mondiale fino alla guerra del Vietnam, si batté negli anni '50 insieme ad Albert Einstein contro gli armamenti atomici.
Strenuo difensore dei diritti umani e tenace sostenitore delle libertà dell'individuo fu ispiratore del cosiddetto Tribunale Russell istituito per denunciare le persecuzioni ideologiche e distintosi nella lotta per smascherare i crimini di guerra contro il Vietnam.
Bertrand Russell morì in Galles, nella notte di lunedì 3 febbraio 1970 presso la sua villa.

Siamo troppo e sentiamo troppo poco. Perlomeno sentiamo troppo poche di quelle emozioni creative dalle quale scaturisce una buona vita. 

Temere l'amore è temere la vita, e chi teme la vita è già morto per tre quarti. 

Esistono due motivi per leggere un libro: uno, perché vi piace, e l'altro, che potrete vantarvi di averlo letto.

Il fatto che un'opinione sia ampiamente condivisa, non è affatto una prova che non sia completamente assurda.

Il problema dell'umanità è che gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi.

I patrioti parlano spesso di morire per il loro paese, e mai di ammazzare per la loro patria.

Ciò che gli uomini vogliono realmente non è la conoscenza, ma la certezza.

Il proverbio è l'ingegno di un uomo e la saggezza di tutti.

Acquisire un'immunità all'eloquenza è della massima importanza per i cittadini di una democrazia.

I moralisti sono persone che rinunciano ad ogni piacere eccetto quello di immischiarsi nei piaceri altrui.

É la preoccupazione per ciò che si possiede, più di ogni altra cosa, che impedisce agli uomini di vivere liberamente e nobilmente.

I nove decimi delle attività di un governo moderno sono dannose; dunque, peggio son svolte, meglio è.

In ogni cosa è salutare, di tanto in tanto, mettere un punto interrogativo a ciò che a lungo si era dato per scontato.

L'uomo è un animale credulone e deve credere in qualcosa. In assenza di buone basi per le sue convinzioni, si accontenterà di basi cattive.

Poche persone riescono a essere felici senza odiare qualche altra persona, nazione o credo.

L'etica è l'arte di raccomandare agli altri i sacrifici richiesti per cooperare con noi stessi.

Nessuno può toccare la grandezza di cui pur è capace, se prima non ha la forza di vedere la sua piccolezza.

Ogni progresso della civiltà è stato denunciato come innaturale quando era ancora recente.

Può sembrare strano che la vita sia un puro incidente, ma in un universo tanto grande è inevitabile che accadano degli incidenti.

L'entusiasmo è per la vita quello che la fame è per il cibo.

Ogni umana attività è indotta dal desiderio.

Non possedere qualcosa che si desidera è una parte essenziale della felicità.

Via via che la logica si perfeziona, diminuisce il numero delle cose che si possono dimostrare.

Cos'è l'infinito? Pensa all'umana stupidità.

Tutte le scienze esatte sono dominate dall'approssimazione.

Uno dei sintomi dell'arrivo di un esaurimento nervoso è la convinzione che il proprio lavoro sia tremendamente importante. Se fossi un medico, prescriverei una vacanza a tutti i pazienti che considerano importante il loro lavoro.

Solo sulle salde fondamenta di un'inflessibile disperazione si può d'ora innanzi costruire l'edificio dell'anima.

La filosofia è un tentativo straordinariamente ingegnoso di pensare erroneamente.

John Fitzgerald Kennedy

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John Fitzgerald Kennedy, comunemente chiamato John Kennedy o Jack Kennedy o solo JFK, (Brookline, 29 maggio 1917 – Dallas, 22 novembre 1963), è stato il 35º Presidente degli Stati Uniti.  Candidato del Partito Democratico, vinse le elezioni presidenziali del 1960 e succedette al Presidente degli Stati Uniti Eisenhower. Assunse la carica il 20 gennaio 1961 e la mantenne fino al suo assassinio. Kennedy, di origine irlandese, è stato il primo Presidente degli Stati Uniti di religione cattolica. Fu anche il primo presidente statunitense ad essere nato nel XX secolo ed il più giovane a morire ricoprendo la carica.

La sua breve presidenza, in epoca di guerra fredda, fu segnata da alcuni eventi molto rilevanti: lo sbarco nella Baia dei Porci, la Crisi dei missili di Cuba, la costruzione del Muro di Berlino, la conquista dello spazio, gli antefatti della Guerra del Vietnam e l'affermarsi del movimento per i diritti civili degli afroamericani.

Kennedy fu assassinato il 22 novembre del 1963 a Dallas, in Texas.  Ad oggi, la figura di Kennedy continua a ricevere stima e apprezzamento.

Fece il suo ingresso in politica dopo la seconda guerra mondiale . Nel 1946 prese il posto del deputato James M. Curley che lasciò il suo seggio, per diventare sindaco di Boston; fu rieletto due volte. Nel 1952 Kennedy si candidò per il Senato con lo slogan "Kennedy farà di più per il Massachusetts". Con una vittoria a sorpresa, sconfisse il favorito candidato repubblicano Henry Cabot Lodge, Jr. con un margine di soli 70.000 voti.

Kennedy sposò Jacqueline Bouvier il 12 settembre 1953. Pubblicò il libro Profiles in Courage, in cui venivano raccontati otto casi in cui senatori statunitensi di entrambi i partiti rischiarono le loro carriere pur di non rinnegare i loro ideali personali. Il libro vinse il premio Pulitzer del 1957 per le biografie.

Nel 1956 Kennedy propose la sua nomination per candidarsi alla vice-presidenza per il Partito Democratico, ma il partito gli preferì il delegato del Tennessee Estes Kefauver. Tuttavia gli sforzi di Kennedy fecero crescere la reputazione del giovane senatore nel partito. John F. Kennedy votò a favore della formulazione definitiva del Civil Rights Act del 1957, dopo aver votato per il "Jury Trial Amendment", che ridusse l'efficacia dell'atto, ostacolando il rinvio a giudizio per gli autori delle violazioni. Tra i primi sostenitori della campagna presidenziale di Kennedy si annoverarono, infatti, anche segregazionisti convinti come James Eastland, John McClellan e il Governatore del Mississippi James Coleman.  

 

Immagine di Kennedy con la famiglia

Sia "Jack" che la moglie "Jackie" Kennedy, furono molto giovani in confronto alle precedenti coppie presidenziali e furono figure molto popolari.

I Kennedy portarono una ventata di vita nuova nell'atmosfera della Casa Bianca. Convinti che la Casa Bianca fosse un luogo dove celebrare la storia, la cultura e le conquiste americane, invitarono regolarmente artisti, scrittori, scienziati, poeti, musicisti, attori, atleti e vincitori di premi Nobel.

La Casa Bianca sembrò anche un luogo più gioioso per via della presenza dei due figli piccoli della coppia, Caroline e John Jr. (il cui vezzeggiativo sui rotocalchi diverrà John-John).

Figli

John Fitzgerald Kennedy e Jaqueline Bouvier hanno avuto quattro figli:  Caroline Bouvier Kennedy (n. 1957), Helen (nata morta, 1959), John Fitzgerald Kennedy Jr. detto John-John, (1960-1999), Patrick Bouvier Kennedy (nato nell'agosto 1963 e morto a due giorni di vita)

Perdona i nemici, ma non dimenticare mai i loro nomi.

L'umanità deve mettere fine alla guerra, o la guerra metterà fine all'umanità.

Il conformismo è il carceriere della libertà e il nemico della crescita.

Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana.

Tutte le madri desiderano che i propri figli crescano fino a diventare presidente, senza però volerli vedere diventare politici durante questo processo.

Il comunismo non è mai andato al potere in un paese che non fosse smembrato dalla guerra o dalla corruzione, o da entrambe.

Dobbiamo usare il tempo come uno strumento, non come una poltrona.

Non chiedetevi cosa può fare il vostro paese per voi. Chiedetevi che cosa potete fare voi per il vostro paese.

L'arte non è una forma di propaganda, ma una forma di verità.

Il massimo della stupidità si raggiunge non tanto ingannando gli altri ma se stessi, sapendolo. Si può ingannare tutti una volta, qualcuno qualche volta, mai tutti per sempre.

Nel passato, chi ha cercato stupidamente di ottenere il potere cavalcando la tigre ha finito per esserne divorato.

La guerra contro la fame è in realtà una guerra di liberazione dell'umanità intera.

Quelli che rendono impossibili le rivoluzioni pacifiche rendono le rivoluzioni violente inevitabili.

Se non siamo in grado di porre fine alle differenze, alla fine non possiamo aiutare a rendere il mondo sicuro di tollerare le diversità.

Scritta in cinese la parola crisi è composta di due caratteri. Uno rappresenta il pericolo e l'altro rappresenta l'opportunità.

L'uomo è il computer più straordinario di tutti.

Non penso che tutti i rapporti dei servizi segreti siano scottanti. Alcuni giorni apprendo di più dal New York Times.

In assenza di pianificazione, la legge della giungla prevarrebbe.

I cittadini del mondo rispettano una nazione in grado di vedere al di là dei suoi propri confini.

Se una libera società non può aiutare i molti che sono poveri, non dovrebbe salvare i pochi che sono ricchi.

Che la parola si diffonda da questo momento e da questo luogo, sia agli amici sia ai nemici, che il testimone passi a una nuova generazione di americani, nati in questo secolo, temprati dalla guerra, disciplinati da una pace dura e amara, fieri del loro antico retaggio, non disposti ad assistere o a permettere il lento disfacimento di quei diritti umani per i quali la nazione si è sempre impegnata e per i quali noi siamo impegnati oggi, nella nostra patria e in tutto il mondo. Che ogni nazione, bene o male disposta nei nostri confronti, sappia che pagheremo qualunque prezzo, sopporteremo qualunque onere, affronteremo qualunque difficoltà, sosterremo ogni amico, ci opporremo a ogni nemico per garantire la sopravvivenza e il successo della libertà.

Quando gli chiesero come fosse diventato un eroe rispose: Non l'ho fatto apposta; hanno affondato la mia nave.

Pochi avranno la grandezza per raggiungere la storia, ma ciascuno di noi può agire per cambiare qualcosa nel mondo, e nell'insieme di tutte queste gesta sarà scritta la storia di questa generazione. 

Elbert Hubbard

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Elbert Green Hubbard (1856 – 1915), filosofo e scrittore statunitense

Hubbard è nato a Bloomington, Illinois, da Silas Hubbard e Juliana Frances Read. Hudson, IllinoisLarkin soapBuffalo, New York è cresciuto a Hudson, Illinois, dove ha iniziato la sua avventura imprenditoriale che alla fine lo ha portato a Buffalo, New York . La sua opera più conosciuta è venuta dopo che ha fondato Roycroft , una comunità di Arti e Mestieri in East Aurora, New York nel 1895.

 Hubbard ha redatto e pubblicato due riviste, il Filisteo e la Fra. Il filisteo è stato rilegato in carta da macellaio marrone ed è piena di satira e fantasia.  I Negozi Roycroft sono diventati un sito per incontri e convegni di radicali, liberi pensatori, riformatori e suffragette. Hubbard è diventato un docente popolare, e la sua filosofia si è evoluta da quella di William Morris di ispirazione socialista a una difesa ardente della libera impresa e del know-how americano.

Quando nel 1912, affondò il Titanic, famosa nave da crociera a causa dell'urto con un iceberg, Hubbard scrisse del disastro, individuando la storia di Ida Straus, una donna che poteva prendere posto su una scialuppa di salvataggio prima degli uomini, ma si rifiutò di salire a bordo della barca senza il marito.

 Hubbard ha poi aggiunto il suo commento: "Il signor e la signora Straus, hanno lasciato una eredità di amore e fedeltà per i figli e i nipoti. Lei ha saputo fare tre cose grandi - ha saputo come vivere, come amare e come morire. Una cosa è certa, ci sono solo due modi per morire con dignità. Uno è di vecchiaia, e l'altro è per caso. Ma la morte dei signori Straus è una morte gloriosa. Pochi hanno un tale privilegio, sono stati amanti felici e non sono stati separati in vita e nemmeno nella morte.

 

Amicizia: Il tacito accordo fra due nemici di voler collaborare per un bottino comune.

C'era una volta un tale che si pensava superiore a me: e lo fu veramente finché continuò a crederlo.

Chi non comprende il tuo silenzio probabilmente non capirà nemmeno le tue parole

Chi sa perdere è vincitore

Coltivate solo quelle abitudini da cui siete disposti a farvi dominare.

Dateci una religione che ci possa aiutare a vivere, perché non possiamo morire senza assistenza.

Gli uomini sono puniti dai loro peccati, non a causa d'essi.

Il pessimista è uno che ha conosciuto bene un ottimista.

Il più grande sbaglio nella vita è quello di avere sempre paura di sbagliare.

Il profumo è un odore adoperato per nascondere un odore peggiore.

Il socialismo è la distribuzione degli utili senza alcuna responsabilità per le perdite

La concorrenza è la vita del commercio e la morte del commerciante.

La vita è solo una dannata cosa dietro l'altra.

Nessuno ha tanto bisogno di una vacanza quanto chi ne ha appena avuta una.

Non dare mai spiegazioni: i tuoi amici non ne hanno bisogno e i tuoi nemici non ci crederanno comunque.

Per evitare le critiche, non fare niente, non dire niente, non essere niente.

Quando i genitori fanno troppo per i figli, va a finire che non fanno abbastanza per se stessi.

Se soffri, ringrazia Dio! È un chiaro segno che sei vivo.

Si può sopportare il dolore da soli, ma ci vogliono due persone per provare gioia.

Un amico è uno che sa tutto di te e nonostante questo gli piaci.

Una macchina può fare il lavoro di cinquanta uomini ordinari, ma nessuna macchina può fare il lavoro di un uomo straordinario.

Un'idea che non è pericolosa non è degna di essere chiamata tale.

A ripensarci bene, anch'io non sono completamente d'accordo con me stesso. Non tutto quello che ho scritto ieri mi trova d'accordo oggi. Sono felice di sapere qual è il suo punto di vista in merito a questa faccenda

Giacomo Leopardi
 

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Giacomo Leopardi, al battesimo conte Giacomo Taldegardo Francesco di Sales Saverio Pietro Leopardi (Recanati, 29 giugno 1798 – Napoli, 14 giugno 1837), è stato un poeta, filosofo, scrittore, filologo e glottologo italiano. È ritenuto il maggior poeta dell'Ottocento italiano e una delle più importanti figure della letteratura mondiale, nonché una delle principali del Romanticismo letterario; la profondità della sua riflessione sull'esistenza e sulla condizione umana - di ispirazione sensista e materialista - ne fa anche un filosofo di notevole spessore.

 

La straordinaria qualità lirica della sua poesia lo ha reso un protagonista centrale nel panorama letterario e culturale europeo e internazionale, con ricadute che vanno molto oltre la sua epoca. Leopardi, intellettuale dalla vastissima cultura, inizialmente sostenitore del Classicismo, ispirato alle opere dell'antichità greco-romana (le letture e le traduzioni di Mosco, Lucrezio, Epitteto), approdò al Romanticismo dopo la scoperta dei poeti romantici europei (Byron, Shelley, Chateubriand), divenendone un esponente principale, pur non volendo mai definirsi romantico. Le sue posizioni materialiste - derivate principalmente dall'Illuminismo - si formarono invece sulla lettura di filosofi come il barone d'Holbach, Pietro Verri e Condillac, a cui egli unisce però il proprio pessimismo.

 

 

Il dibattito sull'opera leopardiana a partire dal Novecento, specialmente in relazione al pensiero esistenzialista fra gli anni trenta e cinquanta, ha portato gli esegeti ad approfondire l'analisi filosofica dei contenuti e significati dei suoi testi. Per quanto resi specialmente nelle opere in prosa, essi trovano precise corrispondenze a livello lirico in una linea unitaria di atteggiamento esistenziale.

Riflessione filosofica ed empito poetico fanno sì che Leopardi, al pari di Schopenhauer e più tardi di Kafka, possa essere visto come un esistenzialista o almeno un precursore dell'esistenzialismo.

Uno dei crateri del pianeta Mercurio è stato chiamato Leopardi in suo onore.

 

« E fango è il mondo »

 

(A se stesso, Giacomo Leopardi)

 

 

Dopo il primo passo verso il distacco dall'ambiente giovanile e con la maturazione di una nuova ideologia e sensibilità che lo portò a scoprire il bello in senso non arcaico ma neoclassico, si annuncia nel 1817 quel passaggio dalla poesia di immaginazione degli antichi alla poesia sentimentale, che il poeta definì l'unica ricca di riflessioni e convincimenti filosofici.

La teoria del piacere

La "teoria del piacere" è una concezione filosofica postulata da Leopardi nel corso della sua vita. La maggiore parte della teorizzazione di tale concezione è contenuta nello Zibaldone, in cui il poeta cerca di esporre in modo organico la sua visione delle passioni umane. Il lavoro di sviluppo del pensiero leopardiano in questi termini avviene dal 12 al 25 luglio 1820.

La "teoria del piacere" sostiene che l'uomo nella sua vita tende sempre a ricercare un piacere infinito, come soddisfazione di un desiderio illimitato. Esso viene cercato soprattutto grazie alla facoltà immaginativa dell'uomo, che può concepire le cose che non sono reali. Poiché grazie alla facoltà immaginativa l'uomo può figurarsi piaceri inesistenti, e figurarseli come infiniti in numero, durata ed estensione, non bisogna stupirsi che la speranza sia il bene maggiore e che la felicità umana corrisponda all'immaginazione stessa. La natura fornisce tale facoltà all'uomo come strumento per giungere non alla verità, ma ad un'illusoria felicità.

Anche l'occupazione (che può essere considerata la soddisfazione continua degli svariati bisogni che la natura ha fornito agli uomini) è una condizione che porta felicità nella vita dell'uomo. Ad essa si oppone il tedio, la noia, che è il male più grande che possa affliggere l'umanità (vedi la canzone Ad Angelo Mai ed altri testi). La felicità, dunque, è più facilmente trovata dai fanciulli che riescono sempre ad immaginare e perdersi dietro ogni "bagattella", ovvero riescono a distrarsi con ogni sciocchezza. 

Secondo Leopardi, l'umanità poteva essere più vicina alla felicità nel mondo antico, quando la conoscenza scarsa lasciava libero corso all'immaginazione; nel mondo moderno, invece, la conquista del vero ha portato

Amore, amor, di nostra vita ultimo inganno.

Arcano è tutto, fuor che il nostro dolor.

Tutto si è perfezionato da Omero in poi, ma non la poesia.

Certo, l'ultima causa dell'essere non è la felicità, perciocché niuna cosa è felice.

Tutto è follia in questo mondo, fuorché il folleggiare. Tutto è degno di riso, fuorché il ridersi di tutto. Tutto è vanità fuorché le belle illusioni e le dilettevoli frivolezze.

Chi ha il coraggio di ridere è padrone del mondo, come chi ha il coraggio di morire

Chi non ha uno scopo non prova quasi mai diletto in nessuna operazione.

Chi più si ama meno può amare.

Cosa rarissima nella società, un uomo veramente sopportabile.

Tutti gli uomini per necessità nascono e vivono infelici.

Due cose belle ha il mondo: amore e morte.

E' curioso vedere che gli uomini di molto merito hanno sempre le maniere semplici, e che sempre le maniere semplici sono state prese per indizio di poco merito.

È funesto a chi nasce il dì natale.

È vero, come predica Cicerone, che la virtù è il fondamento dell'amicizia, né può essere amicizia senza virtù; perché la virtù non è altro che il contrario dell'egoismo, principale ostacolo all'amicizia.

Gli uomini sarebbero felici se non avessero cercato e non cercassero di esserlo.

Gli uomini si vergognano non delle ingiurie che fanno, ma di quelle che ricevono.

I beni si disprezzano quando si possiedono sicuramente, e si apprezzano quando sono perduti o si corre pericolo di perderli.

I fanciulli trovano il tutto anche nel niente, gli uomini il niente nel tutto.

I momenti migliori dell'amore sono quelli di una quieta e dolce malinconia, dove tu piangi e non sai di che.

Il genere umano non odia mai tanto chi fa male, né il male stesso, quanto chi lo nomina.

Il maligno dice male dé buoni; lo stolto or dé buoni, or dé malvagi; il saggio di nessuno mai.

Il piacere è sempre o passato o futuro, e non è mai presente.

Il più certo modo di celare agli altri i confini del proprio sapere, è di non trapassarli.

Il più solido piacere di questa vita, è il piacere vano delle illusioni.

Vivi felice, se felice in terra visse nato mortal.

Intendo per innocente non uno incapace di peccare, ma di peccare senza rimorso.

Io non ho bisogno di stima, né di gloria, né di altre cose simili; ma ho bisogno d'amore.

L'abuso e la disubbidienza alla legge non può essere impedita da nessuna legge.

L'arte non può mai uguagliare la ricchezza della natura.

L'egoismo è sempre stata la peste della società e quando è stato maggiore, tanto peggiore è stata la condizione della società.

L'esistenza può essere maggiore senza che lo sia la vita.

L'immaginazione è la prima fonte della felicità umana.

L'impressione di piacere può rimanere tale fino a quando non si è certi di piacere soprattutto a sé stessi.

L'insegnare non è quasi altro che assuefazione.

L'irresoluzione è peggio della disperazione.

L'unico modo per non far conoscere agli altri i propri limiti, è di non oltrepassarli mai.

L'uomo è infelice perché incontentabile.

Una poesia ragionevole è lo stesso che dire una bestia ragionevole.

La conoscenza degli effetti e l’ignoranza delle cause produsse l’astrologia.

La convenienza al suo fine è quello in cui consiste la bellezza di tutte le cose, e fuor della quale nessuna cosa è bella.

La felicità o infelicità non si misura dall'esterno ma dall'interno.

La felicità è impossibile a chi la desidera.

La guerra più terribile è quella che deriva dall'egoismo, e dall'odio naturale verso altrui, rivolto non più verso lo straniero, ma verso il concittadino, il compagno.

La morte non è male: perché libera l’uomo da tutti i mali, e insieme coi beni gli toglie i desideri. La vecchiezza è male

La natura ci destinò per medicina di tutti i mali la morte.

La noia è in qualche modo il più sublime dei sentimenti umani.

La noia è la più sterile delle passioni umane. Com'ella è figlia della nullità, così è madre del nulla: giacché non solo è sterile per se, ma rende tale tutto ciò a cui si mesce o avvicina.

La noia non è altro che il desiderio puro della felicità non soddisfatto dal piacere, e non offeso apertamente dal dispiacere.

La noia non è se non di quelli in cui lo spirito è qualche cosa.

La pazienza è la più eroica delle virtù, giusto perché non ha nessuna apparenza d'eroico.

La solitudine è come una lente d'ingrandimento se sei solo e stai bene stai benissimo, se sei solo e stai male stai malissimo.

Un uomo tanto meno o tanto più difficilmente sarà grande, quanto più sarà dominato dalla ragione.

La stima è come un fiore, che pestato una volta gravemente o appassito, mai più non ritorna.

La stima non è prezzo di ossequi: oltre che essa, non diversa in ciò dall'amicizia, è come un fiore, che pesto una volta gravemente, o appassito, mai più non ritorna.

Non basta che lo scrittore sia padrone del proprio stile. Bisogna che lo stile sia padrone delle cose.

Non si vive al mondo che di prepotenza.

Non ti accorgi Diavolo, che tu sei bella come un Angelo?

Tornami in mente il dì che la battaglia d'amor sentii la prima volta e dissi: Oimè, se questo è amor, com'ei travaglia!

Quasi tutte le principali scoperte che servono alla vita civile sono state opere del caso.

Se la miglior compagnia è quella dalla quale noi partiamo più soddisfatti di noi medesimi, segue ch'ella è appresso a poco quella che noi lasciamo più annoiata.

Senza le illusioni non ci sarà quasi mai grandezza di pensieri, né forza, impeto e ardore d'animo, né grandi azioni che per lo più son pazzie.

Tutto è amor proprio nell'uomo e in qualunque vivente. Amabile non pare e non è se non quegli che lusinga o giova l'amor proprio altrui.

Sono convinto che anche nell'ultimo istante della nostra vita abbiamo la possibilità di cambiare il nostro destino.

Jean Jacques Rousseau

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Vita

Jean-Jacques Rousseau (Ginevra, 1712 - Ermenonville, 1778) ebbe un'infanzia difficile: la madre Suzanne morì dandolo alla luce, il padre fu presto costretto ad abbandonare la città, senza poter portare con sé i figli.
Affidato al pastore Lambercier di Bossey, venne educato ai principi religiosi e alle letture morali.
Nel 1745 si avvicinò a Diderot e a Condillac, collaborando successivamente alla stesura di alcune voci dell'Encyclopedie. Nel 1757 interruppe i suoi rapporti con gli Enciclopedisti e si ritirò a Mountmorency, dove scrisse le sue opere più importanti: La nuova Eloise, Il contratto sociale e l'Emilio. Queste opere furono messe all'indice dalle autorità parigine e Rousseau fu costretto a rifugiarsi a Neuchatel.
A causa delle cattive condizioni di salute, si ritirò dopo qualche tempo a Ermenonville, dove morì.

 

Pensiero
L'opera di Rousseau rappresenta, all'interno dell'Illuminismo, un momento di transizione: in questa infatti si accentua, da un lato, il richiamo alla libertà tipico degli illuministi, e, dall'altro, emerge una protesta romantica contro l'Illuminismo.
Rousseau presuppone un libero stato di natura dove ogni individuo, vivendo in una condizione di forte isolamento e interamente immerso nell'ordine naturale, pu
ò affidarsi completamente alle proprie sensazioni. In contrasto con questo, la riflessione rappresenta la fonte dei mali sociali e dell'allontanamento dell'uomo da se stesso. Da ciò deriva "che la condizione di riflessione è contro natura e un uomo che si lambicca il cervello è un animale degenerato".
L'amor proprio è il sentimento fondamentale, dal quale derivano tutti gli altri e, in particolar modo, la pietà. Dalle condizioni naturali si sviluppano organizzazioni sociali primitive, le quali però non compromettono l'uguaglianza e la libertà vigenti.
Con lo sviluppo della cultura (lingua, scienza, arte) e delle forme sociali, l'uguaglianza naturale scompare, tanto che l'originario amor proprio si trasforma in egoismo. La divisione del lavoro e la proprietà privata determinano una svolta fondamentale, poiché le situazioni patrimoniali spingono gli uomini alla concorrenza. La cultura, sostenuta dall'amministrazione della giustizia, che opprime chi è debole e favorisce i ricchi, incatena l'uomo. Ragione e scienza indeboliscono le predisposizioni naturali; il lusso infiacchisce gli uomini, la buona educazione li rende falsi.
Nell'Emilio viene illustrato l'ideale pedagogico di Rousseau: fine dell'educazione è soprattutto impedire che il fanciullo subisca l'influenza negativa della società. Lo scopo di educare l'animo si raggiunge attraverso l'educazione negativa: l'insegnante non deve indottrinare l'allievo; il bambino deve imparare autonomamente, attraverso le sue stesse esperienze; l'impostazione educativa deve, a tal fine, essere adeguata al suo grado di sviluppo. In un primo momento è quindi necessario che il bambino conservi la propria autonomia e tragga insegnamenti direttamente dalle cose. Con l'inizio della giovinezza, al ragazzo deve essere impartita un'istruzione artistica, religiosa e letteraria e, conformemente con le sue esigenze, potrà confrontarsi con la società. L'insegnante ha il dovere di predisporre un contesto adeguato, in seno al quale il bambino abbia anche l'opportunità di irrobustirsi nel corpo. Al fine di costruire un'esistenza semplice e serena è pertanto necessario l'apprendimento di un lavoro manuale insieme alla lettura del primo libro, il Robinson Crusoe di Defoe.
Allo stesso scopo di restituire all'uomo la libertà è dedicata la filosofia sociale e dello Stato. Fondamentale è, in proposito, l'idea del Contratto sociale, con il quale "ognuno di noi sottomette la propria persona e tutto quanto gli appartiene alla comunità sotto il potere sovrano della volontà generale." Ogni cittadino, sottoponendosi alla volontà generale si fa garante della propria libertà e dell'uguaglianza di tutti, poiché la sua propria volontà rientra nella volontà generale. Egli non fa quindi che sottomettersi alla propria legge. La rinuncia alla libertà, che è tipica della condizione naturale, porta al conseguimento della libertà di diritto. Analogamente, per quel che riguarda il trasferimento della proprietà, la legittima proprietà è assicurata solo attraverso la sua consegna (simbolica) alla collettività: i proprietari divengono "amministratori del patrimonio".
Dal contratto sociale deriva la sovranità del popolo. Le leggi hanno validità solo se vengono emanate in accordo con la volontà generale, altrimenti sono da considerarsi ordini emessi individualmente. Inoltre, devono essere aboliti i casi in cui una volontà particolare riesca a imporsi. Anche una deviazione dalla volontà di tutti (la somma delle volontà particolari) non conduce ad alcuna modifica nella validità della volontà generale come norma suprema. La volontà del popolo trova espressione nelle leggi, che a loro volta devono essere applicate dal potere esecutivo. La forma di Stato ideale è rappresentata, secondo Rousseau, da piccole democrazie, poiché tramite esse è più semplice la costituzione di un'assemblea del popolo. I cittadini devono essere di costumi semplici e il più possibile uguali fra di loro per quel che riguarda beni e diritti. E necessaria una comune religione di stato, che comprenda tra i suoi imprescindibili dogmi la sacralità del contratto sociale e delle leggi.

Scheda di Adriano Virgili

Per scrivere una buona lettera d'amore, bisogna iniziare senza sapere che cosa si vuole dire e finire senza sapere che cosa si e' scritto.

Bisogna vivere col pessimismo della ragione e l'ottimismo della volontà.

La pazienza è amara, ma il suo frutto è dolce.

L'uomo è nato libero, ma dovunque è in catene.

Conosco troppo gli uomini per ignorare che spesso l'offeso perdona, ma l'offensore non perdona mai.

Prendi la direzione opposta all'abitudine e quasi sempre farai bene.

Non riesco a persuadermi che, per aver ragione, si debba a tutti i costi avere l'ultima parola.

Il gusto è, per così dire, il microscopio del discernimento.

La sola abitudine che si deve lasciar prendere ad un bimbo è di non prenderne nessuna.

Le consolazioni indiscrete inaspriscono i dolori.

È soprattutto nella solitudine che si sente il vantaggio di vivere con qualcuno che sappia pensare.

Una cattiva azione non ci tormenta appena compiuta, ma a distanza di molto tempo, quando la si ricorda, perché il ricordo non si spegne.

Purché un uomo non sia pazzo, si può guarirlo da ogni follia tranne la vanità.

Il primo uomo che ha recintato un pezzo di terra dicendo: 'È mia' e che ha trovato gente tanto semplice da credergli, è stato il vero fondatore della società civile.

Il rimorso dorme in un periodo prospero, ma si risveglia nella sventura.

Odio le cattive massime più delle cattive azioni.

Noi nasciamo due volte, per così dire: nasciamo all'esistenza ed alla vita; nasciamo come esseri umani e come uomini.

Popoli liberi, ricordatevi di questa massima: si può conquistare la libertà, ma non si riconquista mai.

Una grande passione infelice è un grande mezzo di saggezza.

Se ci fosse un popolo di dei, si governerebbe democraticamente. Un governo così perfetto non è adatto agli uomini.

Si deve arrossire per il peccato commesso e non per la sua riparazione.

La spada logora il fodero, si dice qualche volta. Ecco la mia storia. Le mie passioni mi hanno fatto vivere, e le mie passioni mi hanno ucciso.

La ricchezza dei poveri è rappresentata dai loro figli; quella dei ricchi dai loro genitori.

Non sono fatto come nessuno di quelli che ho incontrati; oso credere di non essere come nessuno di quanti esistono. Se non valgo di più, sono almeno diverso.

Voglio mostrare un uomo in tutta la verità della natura, e quest'uomo sarò io.

Val molto di più avere la costante attenzione degli uomini che la loro occasionale ammirazione.

Per scrivere una buona lettera d'amore bisogna iniziare senza sapere che cosa si vuole dire e finire senza sapere cosa si è scritto.

La pazienza è amara, ma il suo frutto è dolce.

Alda Merini
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Il mio passato
(Alda Merini)

Spesso ripeto sottovoce

che si deve vivere di ricordi solo

quando mi sono rimasti pochi giorni.

Quello che e’ passato

e’ come se non ci fosse mai stato.

Il passato e’ un laccio che

stringe la gola alla mia mente

e toglie energie per affrontare il mio presente.

Il passato e’ solo fumo

di chi non ha vissuto.

Quello che ho già visto

non conta più niente.

Il passato ed il futuro

non sono realtà ma solo effimere illusioni.

Devo liberarmi del tempo

e vivere il presente giacché non esiste altro tempo

che questo meraviglioso istante.

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

[Alda Merini, da Vuoto d'amore, 1991]

 

Alda Merini nasce a Milano il 21 marzo 1931. La famiglia di Alda Merini è composta dal padre, funzionario delle Assicurazioni Generali Venezia, dalla madre casalinga, da una sorella maggiore e un fratello minore. Non potendo frequentare il liceo Manzoni perché respinta in Italiano, compie gli studi superiori all'Istituto professionale Laura Solera Mantegazza e, contemporaneamente, si dedica allo studio del pianoforte.
 

 

Inizia a comporre le prime liriche a quindici anni e il primo, autentico incontro con il mondo letterario avviene l'anno successivo, quando Silvana Rovelli, cugina di Ada Negri, sottopone alcune delle sue poesie a Angelo Romanò che, a sua volta, le fa leggere a Giacinto Spagnoletti, considerato tuttora il primo scopritore della poetessa. Proprio nel '47 la Merini inizia a frequentare la casa di Spagnoletti, dove conosce, fra gli altri, Giorgio Manganelli  — che fu un vero maestro di stile per lei, oltre che suo primo grande amore — Davide Turoldo, Maria Corti e Luciano Erba.

Manganelli più di ogni altro l'aiutava a raggiungere coscienza di sé, a giocarsi bene il destino della scrittura al di là delle ombre di Turro».

Già dai primi componimenti si intuiscono quelli che saranno motivi ricorrenti nella poetica della Merini: l'intreccio di temi erotici e mistici, di luce e di ombra, il tutto però amalgamato da una concentrazione stilistica notevole, che nell'arco degli anni lascerà spazio a una poesia più immediata, intuitiva.

Tutte le meraviglie del cielo e della terra sono inconsapevoli.

Il passato e’ solo fumo di chi non ha vissuto.

La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.

Sono una piccola ape furibonda.

L'aforisma è genio e vendetta e anche una sottile resa alla realtà biblica.

Mi sveglio sempre in forma e mi deformo attraverso gli altri.

Chi si ostina fa scandalo.

La casa della poesia non avrà mai porte.

Ogni poeta vende i suoi guai migliori.

La verità è sempre quella, la cattiveria degli uomini che ti abbassa e ti costruisce un santuario di odio dietro la porta socchiusa.

Tutti gli innamorati sono in Dio.

Amore mio / ho sognato di te come si sogna / della rosa e del vento.

Se Dio mi assolve, lo fa sempre per insufficienza di prove.

La calunnia è un vocabolo sdentato che, quando arriva a destinazione, mette mandibole di ferro.

Un povero ti dà tutto e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria.

L'inferno è la mia passione.

L'amore della povera gente brilla più di una qualsiasi filosofia.

Ci sono notti che non accadono mai.

L'unica radice che ho mi fa male.

Dopo tutto Cristo fu anche casto.

Il vero amore non ha peli.

Prima di entrare in quel popolo che di solito è chiamato "dei matti" bisogna ricordarsi che tra loro ci sono stati Campana, la Merini, il Tasso, Hölderlin e tanti altri.

Amo i colori, tempi di un anelito inquieto, irrisolvibile, vitale, spiegazione umilissima e sovrana dei cosmici "perché" del mio respiro.

La salute non ha mai prodotto niente. L'infelicità è un dono. Io mangio solo per nutrire il dolore. La preparazione alla morte dura una vita intera.

Ci sono adolescenze che si innescano a novanta anni.

Ringrazio sempre chi mi dà ragione.

Gesù è il più grande favolista di tutti i tempi.

Di fatto, non esiste pazzia senza giustificazione e ogni gesto che dalla gente comune e sobria viene considerato pazzo coinvolge il mistero di una inaudita sofferenza che non è stata colta dagli uomini.

Il peccato mi fa riposare.

Il genio muore per se stesso e chiede d'esser sepolto entro memorie deboli.

La corda più silenziosa è quella dei versi.

Anche la follia merita i suoi applausi.

Il poeta non dorme mai ma in compenso muore spesso.

La formica è un esempio di serietà naturale.

Si va in manicomio per imparare a morire.

La menopausa è il periodo dorato dell'amore.

I colori maturano la notte.

Le ali degli angeli raffreddano i poeti.

Il poeta non rigetta mai le proprie ombre.

Vorrei parlarti del freddo del cuore, | del mio cuore di radice ferita.

O dammi canto da cantar soave, | sì che lacrime di cielo | colorino la vita.

Spiegami come il lume della notte, | come il delirio della fantasia. | Spiegami come la donna e come il mimo, | come pagliaccio che non ha nessuno. | Spiegami perché ho rotta la sottana: | uno strappo che è largo come il cuore.

È un porto la mente dove il coraggio s'affloscia | di fronte al sogghigno.

Amare un giovane è come sfidare Dio.

Ascolta il passo breve delle cose - assai più breve delle tue finestre - quel respiro che esce dal tuo sguardo chiama un nome immediato: la tua donna.

Anche la follia merita i suoi applausi.

Dante fu un genio miserabile.

Dio ci regala il sonno per vincerci il giorno dopo.

Il vero poeta non deve avere parenti.

Non sono bella sono soltanto erotica.

Niente per una donna è più simile al paradiso di un figlio che le farà sognare l'amore per sempre...

La persona che ho sempre adorato sono io.

Ogni alba ha i suoi dubbi.

A me piacciono gli anfratti bui delle osterie dormienti, dove la gente culmina nell’eccesso del canto, a me piacciono le cose bestemmiate e leggere, e i calici di vino profondi, dove la mente esulta, livello di magico pensiero.

Raffaele Morelli
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Cenni Biografici

Raffaele Morelli (Milano, 5 novembre 1948) è un medico, psichiatra e scrittore italiano. E' inoltre psicoterapeuta e molto noto a livello mediatico.

Dal 1979 dirige l'Istituto Riza, un gruppo di ricerca che pubblica la rivista Riza Psicosomatica ed altre pubblicazioni specializzate ed ha lo scopo di "studiare l'uomo come espressione della simultaneità psicofisica riconducendo a questa concezione l'interpretazione della malattia, della sua diagnosi e della sua cura". Ha partecipato a numerose trasmissioni televisive sia per il network RAI sia per Mediaset (Maurizio Costanzo Show, Tutte le mattine, ecc.) e per la radio.

Sì il sole sorge a oriente ma sorge anche dentro di te.

Se ignori la tua natura, stracci la tua carta di identità.

La felicità viene dal sapere innato, è quella che vedi negli occhi dei bambini.

La solitudine ti fa ascoltare l’anima e spegnere le luci finte.

Il vecchio ed il bambino guardano il mondo con la luce dell’alba e del tramonto.

La famiglia: quello che accade è già la soluzione.

I giovani sotto assedio non si divertono più perché non credono al nostro mondo.

I peccati dell’animo spesso sono più utili delle virtù.

L’amore quando lo incontri, senti il respiro dell’eternità.

I veri maestri Strappano la gramigna dall’anima come il contadino dalla sua terra.

Esiste solo il presente. Perché aggrapparsi alle cose di ieri? I nostri ricordi sono falsi cronisti.

I Saggi. Scendono nel buio dell’animo e leggono l’invisibile che ti abita.

Le paure ti aggrediscono alle spalle perché limiti i tuoi orizzonti.

Le virtù. Se riconosci il male che è in te all’istante ti ritrovi migliore.

Il senza tempo. La morte? Se danzi con la vita, afferri l’eterno che sta in te.

Siamo alberi con le radici capovolte verso il cielo.

 

Citazioni tratte da “La felicità è qui”.

Denis Diderot
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Denis Diderot
(Langres, 5 ottobre 1713 – Parigi, 31 luglio 1784) è stato un filosofo, enciclopedista e scrittore francese.

Fu uno dei massimi rappresentanti dell'Illuminismo e promotore ed editore della Encyclopédie, avvalendosi inizialmente dell'importante collaborazione di d'Alembert, che però alle prime difficoltà con la censura (dopo la condanna de L'esprit di Helvétius, anch'egli collaboratore) si ritirerà. Sarà Diderot a portare avanti l'impresa quasi da solo sino all'uscita degli ultimi volumi nel 1772.

Dal deismo all'ateismo evoluzionista

Nel discorso scientifico sulla natura non può essere assente il tema religioso. Agli inizi del suo pensiero Diderot si mostra sostenitore di un deismo fondato, più che su quel perfetto meccanismo celeste che suscitava l'ammirazione di Newton e poi di Kant, sull'ammirevole ordine stabilito da un Ente supremo all'interno degli organismi naturali .
La constatazione poi che esistono individui malamente costituiti, se non addirittura mostri naturali lo porta a un completo ateismo fondato sul probabilismo e su un parziale evoluzionismo: in natura infatti gli organismi si sono organicamente strutturati dopo una serie infinita di esperimenti che le forze naturali hanno compiuto prima di arrivare a costituire corpi in grado di affrontare l'esistenza. Gli esseri infelici per natura sono il risultato dei tentativi falliti. Questa concezione, che si potrebbe far risalire a Lucrezio, ebbe molta fortuna nel Settecento anche perché, trovando conferme sperimentali della teoria della generazione spontanea dei germi (generatio aequivoca), sostenuta da molti biologi, portava ad escludere la necessità di un Dio creatore.

Sulla linea di pensiero di Buffon anche Diderot ritiene che in natura si debba escludere ogni meccanicismo incapace com'è di spiegare la vita e per lo stesso motivo considera la matematica inutile per la biologia.

L'origine della vita

Il tema più ampiamente trattato da Diderot è quello relativo al problema filosofico e scientifico della origine della vita che ai livelli superiori si manifesta come coscienza e pensiero: per la soluzione del problema bisogna scegliere tra due ipotesi:

esistono in natura due settori completamente distinti: quello inorganico, dove la vita è assente, e quello organico; teoria questa smentita dai fatti poiché in natura si constata la mescolanza dei due mondi; i corpi naturali sono caratterizzati dai continui passaggi tra i due campi;

oppure si deve ritenere che il punto di partenza sia unico; ma in questo caso bisogna spiegare perché i corpi naturali appaiano diversi.

Diderot è convinto che tutta la materia abbia possibilità di uno sviluppo senziente: le primigenie particelle materiali organizzandosi, arrivano alla vita e da questa a quelle forme più alte di sviluppo che sono la coscienza e il pensiero. Egli pensa che un organismo completamente formato abbia in sè un complesso di elementi vitali indipendenti dal tutto così come il complesso unitario rappresentato da uno sciame di api (l'organismo) è costituito dai singoli insetti (i "microanimali" indipendenti). La prova di questo è nel vedere come ad esempio un polipo possa dividersi in organismi più piccoli o come dalla decomposizione di un corpo nascano microrganismi diversi.

La morale

Tutte queste tesi sulla natura non vengono mai affermate da Diderot in maniera esclusiva e definitiva: egli preferisce usare la forma dialogica nei suoi scritti proprio per evitare quelle affermazioni dogmatiche, che talora si riscontravano anche tra gli illuministi, alle quali Diderot contrappone uno scetticismo che non scade mai a derisione dell'avversario con cui sta polemizzando.
Nella morale Diderot è contrario a qualunque impostazione deterministica che consideri l'uomo vittima impotente di elementi naturali: al contrario l'individuo è libero di scegliere il suo comportamento dominando se stesso e le forze naturali nei limiti in cui riesce a sfuggire ai suoi istinti naturali: per il dominio della natura e per la sua libertà giova all'uomo la conoscenza dei fenomeni naturali e della storia umana che gli permetterà di liberarsi dalla superstizione e dai pregiudizi per conseguire una vita che sarà felice a condizione che rispetti il bene universale.
Il tema morale, come quello della scelta tra il determinismo e il libero arbitrio, è ripreso da Diderot anche nelle sue opere letterarie come Giacomo il fatalista dove sostiene che, sulla base delle esperienze vissute, un rigido determinismo sia da escludere.
Ne La monaca accusa la morale corrente di ipocrita perbenismo ed esalta invece la felicità raggiungibile su questa Terra.
Ne Il nipote di Rameau descrive le vicende di un nuovo Don Giovanni, che impronta la sua vita alla leggerezza e allo sfoggio di una superficiale intellettualità distruggendo così ogni vero valore morale e ogni verità accertata.

Il pensiero della non esistenza di Dio non ha mai spaventato nessuno, ma è terrorizzante invece pensare che ne esista uno come quello che mi hanno descritto.

Le donne troppo virtuose hanno in sé qualcosa che non è mai casto.

Quasi sempre ciò che nuoce alla bellezza morale raddoppia la bellezza poetica. Con la virtù si fanno soltanto quadri tranquilli e freddi; sono la passione e il vizio quelli che animano le composizioni del pittore, del poeta, del musicista.

"Si corre lo stesso rischio a credere troppo che a credere troppo poco."

"L'uomo si crede savio quando la sua pazzia sonnecchia."

"I piaceri violenti sono come le sofferenze profonde: sono muti."

"L'ignoranza è meno lontana dalla verità del pregiudizio."

"Non è necessario conoscere una lingua per tradurla, perché si traduce soltanto per persone che non la conoscono."

L’amore toglie acutezza di spirito a chi ne ha e ne da a chi non la possiede

Non basta fare il bene, bisogna anche farlo bene.

Il mondo ha un bell'invecchiare: non cambia. Può darsi che l'individuo si perfezioni, ma la moltitudine dell'umanità non diventa né migliore né peggiore.

La battuta spiritosa viene in mente solo dopo, quando già si scendono le scale

I miei pensieri sono le mie puttane.

Quando si scrive delle donne, bisogna intingere la penna nell'arcobaleno e asciugare la pagina con la polvere delle ali delle farfalle

Non c'è mai stato dolore più grande che un'ora di lettura non sia riuscita a placare

L'uomo si crede savio quando la sua pazzia sonnecchia

Non avremo mai uno sviluppo scientifico e tecnico finché tutti gli artigiani tengono i loro segreti

C'è chi muore oscuro perché non ha avuto un diverso teatro.

Esiste solo una passione, la passione per la felicità.

Gabriel García Márquez
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Gabriel José de la Concordia García Márquez (Aracataca, 6 marzo 1927) è uno scrittore e giornalista colombiano, insignito, nel 1982, del Premio Nobel per la letteratura.

La sua notorietà si deve principalmente alla attività di scrittore, nella quale si è espresso ad un altissimo livello, ottenendo un grande successo di pubblico e di critica in tutto il mondo. Considerato il maggior esponente del cosiddetto realismo magico in narrativa, ha contribuito a rilanciare fortemente l'interesse per la letteratura latinoamericana.

La sua prosa è sempre scorrevole, ricchissima, immaginifica e costantemente pervasa di una amara ironia; la struttura dei suoi romanzi complessa e articolata, con frequenti intrecci fra realtà e fantasia, fra storia e leggenda, con una grande padronanza nel gestire diversi piani di lettura, anche allegorici, oltre che di un uso sapiente dei flashback e dello svolgersi di vicende parallele.

Nel 1967 pubblicò la sua opera più nota: Cent'anni di solitudine un romanzo che narra le vicende della famiglia Buendía a Macondo attraverso diverse generazioni. Un'opera complessa e ricca di riferimenti e allusioni alla storia e alla cultura popolare sudamericana, considerata la massima espressione del cosiddetto realismo magico, e che ha consacrato in tutto il mondo García Márquez come un autore del massimo livello. Una curiosità: il paese immaginario di Macondo, ispirato ad Aracataca, deve il suo nome ad una zona di vigneti vicina proprio al suo paese di origine, che l'autore poteva vedere dal treno in occasione dei suoi spostamenti.

Seguiranno numerosi altri romanzi e saggi, fra i quali spiccano soprattutto L'autunno del patriarca (1975) e Cronaca di una morte annunciata, e l'ironico L'amore ai tempi del colera, pubblicati negli anni settanta e ottanta, che ottengono un grande successo di pubblico in tutto il mondo, e dai quali sono state tratte omonime versioni cinematografiche.

Dal 1975, Gabriel García Márquez vive tra il Messico, Cartagena de Indias, L'Avana e Parigi. Nel 1982, venne insignito del Premio Nobel per la letteratura. Nel 1999 gli viene diagnosticato un cancro linfatico che lo spinge a iniziare a scrivere le sue memorie e nel 2000 il periodico peruviano "La República" diffonde l'errata notizia secondo cui il Nobel sarebbe ormai agonizzante.

Poco dopo circolò in rete lo scritto La Marioneta, una sorta di commiato dagli amici più cari. In un'intervista al periodico mattutino salvadoregno "El Diario de Hoy", datata 2 giugno 2000, fu lo stesso Garcìa Màrquez a negarne la paternità, affermando, tra l'altro: «Quello che potrebbe uccidermi è che qualcuno creda che io abbia scritto una cosa così kitsch. È la sola cosa che mi preoccupa». In seguito, García Márquez e l'autore del brano, Johnny Welch, si incontrarono, ponendo fine alla querelle.

Nel 2002 ha pubblicato la prima parte della sua autobiografia intitolata Vivere per raccontarla. Nel 2005 García Márquez, vinta la sua battaglia contro il cancro, è tornato alla narrativa pubblicando il romanzo Memoria delle mie puttane tristi.

Nessuna medicina è in grado di curare ciò che la felicità con riesce a curare.

Gli disse che l'amore era un sentimento contro natura, che dannava due sconosciuti a una dipendenza meschina e insalubre, tanto più effimera – quanto più intensa.

Aveva sentito dire che la gente non muore quando deve, ma quando vuole.

Lei gli domandò in quei giorni se era vero, come dicevano le canzoni, che l'amore poteva tutto. – È vero – le rispose lui – ma farai bene a non crederci.

Se per un istante Dio si dimenticasse che sono una marionetta di stoffa e mi facesse dono di un pezzo di vita, probabilmente non direi tutto ciò che penso, ma penserei a tutto ciò che dico.

No, non sono ricco, ma sono un pover'uomo con i soldi, che non è la stessa cosa.

La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.

L'ispirazione non dà preavvisi.

Niente assomiglia tanto all'inferno quanto un matrimonio felice.

C'era una stella sola e limpida nel cielo colore di rose, un battello lanciò un addio sconsolato, e sentii in gola il nodo gordiano di tutti gli amori che avrebbero potuto essere e non erano stati.

Si può essere innamorati di diverse persone per volta, e di tutte con lo stesso dolore, senza tradirne nessuna, il cuore ha più stanze di un casino.

Avevano appena festeggiato le nozze d'oro e non sapevano passare neppure un istante l'una senza l'altro, o senza pensare l'una all'altro, e più rincrudiva la vecchiaia meno lo sapevano. Né lui né lei potevano dire se questa servitù reciproca si fondasse sull'amore o sulla comodità, ma non se l'erano mai domandato con la mano sul cuore, perché entrambi preferivano da sempre ignorare la risposta.

Jeremiah de Saint-Amour amava la vita con una passione senza senso, amava il mare e l'amore, amava il suo cane e lei, e a mano a mano che il giorno si era avvicinato aveva ceduto alla disperazione, come se la sua morte non fosse stata una decisione sua ma un destino inesorabile.

Lei l'aveva aiutato a sopportare l'agonia con lo stesso amore con cui l'aveva aiutato a scoprire la felicità.

Se sapessi che oggi è l'ultima volta che ti vedo uscire dalla porta, ti abbraccerei, ti darei un bacio e ti chiamerei di nuovo per dartene altri.

La memoria del cuore elimina i ricordi brutti ed esalta quelli belli, e grazie a questo artificio riusciamo a sopportare il passato.

Armand-Jean du Plessis de Richelieu
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Armand Jean Du Plessis, Cardinale e Duca di Richelieu (1585 – 1642), primo ministro francese.

Il cardinale Richelieu nacque a Parigi il 9 Settembre del 1585. Si chiamava Armand Jean du Plessis de Richelieu.

Il padre François fu un uomo vigoroso e fiero, servì Enrico III re di Valoise dando l'esempio traghettò molti nobili sotto il regno dei Borbone determinando il successo della nuova dinastia.

Richelieu rimase orfano di padre a cinque anni e fu cresciuto dalla madre e dalla nonna. Il futuro cardinale, oltre a essere epilettico, fu sempre malaticcio e addirittura aveva crisi di pazzia. L’epilessia formò anche il suo carattere, rendendolo estremamente incisivo e raffinato nell'esprimere la sua volontà.

Datemi sei righe scritte dal più onesto degli uomini, e vi troverò una qualche cosa sufficiente a farlo impiccare.

Con due righe scritte da un uomo si può fare un processo al più innocente.

Saper Dissimulare è la scienza dei re.

Bisogna ascoltare molto e parlare poco per governare bene uno stato.

La segretezza è la condizione essenziale per gli affari di stato.

Fare una legge e non farla rispettare equivale ad autorizzare la cosa che si vuole proibire.

La guerra è uno dei flagelli con cui a Dio è piaciuto affliggere gli uomini.

Bisogna portare avanti qualsiasi impresa, come se tutto il successo futuro dipendesse da essa.

La salute di quest’uomo e' una determinante della sua azione politica. Prostrato da un fisico malato, seppur molto bello e piacente, dedicò tutta la vita alla gloria della Francia, dominato da una volontà di ferro tanto che riuscì a piegare la malattia e guidare le sorti del Paese. Per la ragion di stato era disposto a tutto: non assistette ai funerali della madre, mise Luigi III contro Maria de Medici, e compì i più efferati delitti fingendo che fossero opera del re.

L’ammirazione per l’antica Roma lo spinse a perseguire l'idea di un grande stato assolutista e centralista, contro i tanti poteri e particolarismi in cui la Francia era ancora divisa.

La sua abilità oratoria era tale che fu il prediletto di Papa Paolo V Borghese. A Roma imparò tantissimo sull'arte della politica e della dissimulazione.

Il legame col re era indissolubile: il cardinale capì che Luigi era l'uomo giusto per il suo disegno, e il re era conscio di recitare in secondo piano poiché era il cardinale ad avere la capacità necessaria per gestire il potere.
Nel 1624 il cardinale entrò nel consiglio dei ministri. Fu subito evidente che sovrastava di una testa tutti gli altri, e il passo a Ministro del Re fu breve. Da primo ministro si mise subito contro l'impero: siccome non aveva appoggi a corte dovette occultare le sue mosse. Si servì del ministro delle finanze, del quale aveva scoperto che si era macchiato di concussione. Gli fece firmare un’autodenuncia e con questa lo tenne in scacco. Si appoggiò inoltre a un uomo eccezionale che gli fece da ombra in tutta Europa: padre Giuseppe ( Francois le Clerc de Tremblay), frate cappuccino, una vera eminenza grigia.
Richelieu morì a cinquantasette anni, disfatto nel fisico troppo debole e provato, lasciando in eredità un regno forte e avendo elevato la politica ai livelli dei grandi ingegni dell'epoca, Galileo e Cartesio.
Fondò l'Academie Français e fu protettore degli artisti e degli ingegni. Fu anche abile scrittore, ricordiamo il suo Testament Politique.

Rita Levi Montalcini
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Rita Levi Montalcini è nata il 22 aprile del 1909 a Torino. Entra a far parte della scuola medica di Levi a vent’anni, per poi laurearsi nel 1936.

 

Il suo primo obiettivo dopo la laurea era quello di continuare specializzandosi in neurobiologia e psichiatria, ma un ostacolo più grande del suo corpo esile glielo impedisce.

 

Parliamo dell’avvento delle leggi razziali, istituite nel 1938 dal Fascismo.

 

Rita è costretta ad emigrare in Belgio insieme a Giuseppe Levi. Qui, prosegue i suoi studi e le sue ricerche in un laboratorio casalingo. Lo fa in un periodo difficile per l’Europa. Sono gli anni della Seconda Guerra Mondiale, anni in cui tutto è in bilico e la sopravvivenza è una priorità rispetto a qualsiasi altro tipo di attività (compresa quella didattica).

Rita Levi Montalcini cerca disperatamente un posto tranquillo, per proseguire la sua vita e i suoi studi. Lo troverà in Firenze nel 1943.

 

Nel capoluogo toscano vivrà nella più totale clandestinità per qualche anno, in attesa della fine della terribile guerra.

 

Finito il conflitto bellico, che lascia alle spalle città annegate nel sangue, milioni di vittime e un grosso peso per l’umanità intera quale è l’olocausto, la Montalcini decide di far ritorno per poco tempo nella ‘sua’ Torino.

 

Un giorno le arriva un’offerta che non può rifiutare. Proviene dal Dipartimento di Zoologia della Washington University (St. Louis, Missouri).

 

Rita decide di partire alla volta degli Stati Uniti. Ivi rimarrà per ben trent’anni, collezionando successi scientifici e guadagnando con grande merito una cattedra in Neurobiologia (realizzando dunque il suo sogno lontano).

Rita Levi - Montalcini era una scienziata e senatrice italiana. È stata insignita del premio Nobel per la medicina nel 1986 e nominata senatrice a vita nel 2001 dal presidente Carlo Azeglio Ciampi. È socia nazionale dell'Accademia dei Lincei per la classe delle scienze fisiche.

Nel 1951-1952 scoprì il fattore di crescita nervoso noto come NGF (Nerve Growth Factor), che gioca un ruolo essenziale nella crescita e differenziazione delle cellule nervose sensoriali e simpatiche. Per circa trent'anni proseguì le ricerche su questa molecola proteica e sul suo meccanismo d'azione, per le quali nel 1986 è stata insignita del Premio Nobel per la medicina insieme al biochimico statunitense Stanley Cohen.

Nella motivazione del Premio si legge: «La scoperta del NGF all'inizio degli anni Cinquanta è un esempio affascinante di come un osservatore acuto possa estrarre ipotesi valide da un apparente caos. In precedenza i neurobiologi non avevano idea di quali processi intervenissero nella corretta innervazione degli organi e tessuti dell'organismo».

"Ragazzi ho dedicato la vita a studiare il cervello e vorrei dirvi che le droghe sintetiche lo attaccano e lo distruggono. State lontani dalla droga''. Così Rita Levi Montalcini in uno spot istituzionale contro la droga realizzato nel 1992

Il futuro del pianeta dipende dalla possibilità di dare a tutte le donne l'accesso all'istruzione e alla leadership. È alle donne, infatti, che spetta il compito più arduo, ma più costruttivo, di inventare e gestire la pace.

C'è una difficoltà nel rendersi conto che il nostro comportamento è molto complesso, che il cervello è fatto di tante componenti. E c'è una difficoltà nel vedere in ogni catastrofe la possibilità di un rovesciamento. Forse io sono una innata ottimista ma penso che ci sia sempre qualcosa che ci salva.

Tutti dicono che il cervello sia l'organo più complesso del corpo umano, da medico potrei anche acconsentire. Ma come donna vi assicuro che non vi è niente di più complesso del cuore, ancora oggi non si conoscono i suoi meccanismi. Nei ragionamenti del cervello c'è logica, nei ragionamenti del cuore ci sono le emozioni.

Ho perso un po' la vista, molto l'udito. Alle conferenze non vedo le proiezioni e non sento bene. Ma penso più adesso di quando avevo vent'anni. Il corpo faccia quello che vuole. Io non sono il corpo: io sono la mente.

Credo di poter affermare che nella ricerca scientifica né il grado di intelligenza né la capacità di eseguire e portare a termine il compito intrapreso siano fattori essenziali per la riuscita e per la soddisfazione personale. Nell'uno e nell'altro contano maggiormente la totale dedizione e il chiudere gli occhi davanti alle difficoltà: in tal modo possiamo affrontare i problemi che altri, più critici e più acuti, non affronterebbero.

Il messaggio che invio, e credo anche più importante di quello scientifico, è di affrontare la vita con totale disinteresse alla propria persona, e con la massima attenzione verso il mondo che ci circonda, sia quello inanimato che quello dei viventi. Questo, ritengo, è stato il mio unico merito.

Dico ai giovani: non pensate a voi stessi, pensate agli altri. Pensate al futuro che vi aspetta, pensate a quello che potete fare, e non temete niente. Non temete le difficoltà: io ne ho passate molte, e le ho attraversate senza paura, con totale indifferenza alla mia persona.

Meglio aggiungere vita ai giorni che non giorni alla vita.

Ho sempre destinato le mie modeste risorse a favore, non soltanto delle persone bisognose, ma anche per sostenere cause sociali di prioritaria importanza.

A me nella vita è riuscito tutto facile. Le difficoltà me le sono scrollate di dosso, come acqua sulle ali di un'anatra.

Quello che molti ignorano è che il nostro cervello è fatto di due cervelli. Un cervello arcaico, limbico, localizzato nell'ippocampo, che non si è praticamente evoluto da tre milioni di anni a oggi, e non differisce molto tra l'homo sapiens e i mammiferi inferiori. Un cervello piccolo, ma che possiede una forza straordinaria. Controlla tutte quelle che sono le emozioni. Ha salvato l'australopiteco quando è sceso dagli alberi, permettendogli di fare fronte alla ferocia dell'ambiente e degli aggressori. L'altro cervello è quello cognitivo, molto più giovane. E' nato con il linguaggio e in 150mila anni ha vissuto uno sviluppo straordinario, specialmente grazie alla cultura.

Purtroppo buona parte del nostro comportamento è ancora guidata dal cervello arcaico. Tutte le grandi tragedie, la Shoah, le guerre, il nazismo, il razzismo - sono dovute alla prevalenza della componente emotiva su quella cognitiva. E il cervello arcaico è così abile da indurci a pensare che tutto questo sia controllato dal nostro pensiero, quando non è così.

Il cervello arcaico ha salvato l'australopiteco ma porterà l'homo sapiens all'estinzione. La scienza ha messo in mano all'uomo potenti armi di distruzione. La fine è già alla portata.

I giovani di oggi si illudono di essere pensanti. Il linguaggio e la comunicazione danno loro l'illusione di stare ragionando. Ma il cervello arcaico, maligno, è anche molto astuto e maschera la propria azione dietro il linguaggio, mimando quella del cervello cognitivo. Bisognerebbe spiegarglielo.

C'è una difficoltà nel rendersi conto che il nostro comportamento è molto complesso, che il cervello è fatto di tante componenti. E c'è una difficoltà nel vedere in ogni catastrofe la possibilità di un rovesciamento. Forse io sono una innata ottimista ma penso che ci sia sempre qualcosa che ci salva.

Le leggi razziali del 1938 si sono rivelate la mia fortuna, perché mi hanno obbligata a costruirmi un laboratorio in camera da letto, dove ho cominciato le ricerche che mi hanno in seguito portato alla scoperta dell'NGF (Nerve Growth Factor).

Geneticamente uomo e donna sono identici. Non lo sono dal punto di vista epigenetico, di formazione cioè, perché lo sviluppo della donna è stato volontariamente bloccato.

Nel passato la cultura era accessibile solo a una ristretta élite e alle donne ebree, perché tra gli ebrei la cultura era così amata che superava la differenza di sesso.

In Africa ci sono migliaia di donne intelligenti che non hanno la possibilità di usare il cervello. Tutto quello per cui mi impegno in Africa [con la Fondazione Rita Levi Montalcini] è l'istruzione.

Non è passato un secolo dai miei tempi, ma molti secoli. La tecnologia di oggi era impensabile cinquanta-sessant'anni fa. Ma la tecnica da sola non basta, serve una visione più ampia.

A vent'anni volevo andare in Africa per curare la lebbra. Ci sono andata da vecchia, ma per curare l'analfabetismo, che è molto più grave della lebbra.

La donna è stata bloccata per secoli. Quando ha accesso alla cultura è come un'affamata. E il cibo è molto più utile a chi è affamato rispetto a chi è già saturo.

Ho ottimi rapporti con le giovani che lavorano con me, perché sentono che posso aggiungere qualcosa che manca alla loro formazione: l'intuito.

A cento anni ho perso un po' la vista, molto l'udito. Alle conferenze non vedo le proiezioni e non sento bene. Ma penso più adesso di quando avevo vent'anni. Il corpo faccia quello che vuole. Io non sono il corpo: io sono la mente.

Quando muore il corpo sopravvive quello che hai fatto, il messaggio che hai dato.

Il male assoluto del nostro tempo è di non credere nei valori. Non ha importanza che siano religiosi oppure laici. I giovani devono credere in qualcosa di positivo e la vita merita di essere vissuta solo se crediamo nei valori, perché questi rimangono anche dopo la nostra morte.

Ai giovani auguro la stessa fortuna che mi ha condotto a disinteressarmi della mia persona, ma di avere sempre una grande attenzione nei confronti di tutto ciò che mi circonda, a tutto quanto il mondo della scienza, senza trascurare i valori della società.

Da adolescente sognavo di emulare Albert Schweitzer a curare i lebbrosi. Adesso nell'ultima tappa della mia vita ho potuto finalmente aiutare le popolazioni sfruttate per secoli.

Posso dire che l'unico ideale per cui ho lavorato è stato quello di aiutare gli altri e forse per questo la ricerca mi ha dato molto di più di quanto potessi sperare.

Non esistono le razze. Esistono i razzisti.

   
 
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