Poco dopo la nascita
assieme alla famiglia si trasferì dalla natia
Indre-et-Loire a Parigi. Si diplomò nel 1876.
Appassionato di letteratura, si avvicinò
inizialmente alla poesia pubblicando i suoi primi
lavori su riviste letterarie e giornali quotidiani.
Dopo le prime esperienze conobbe André Antoine,
fondatore del Théâtre Libre, che lo incoraggiò a
scrivere per il teatro. Nel 1890 iniziò a scrivere
sotto il nome d'arte di Courteline i suoi primi
testi messi in scena nei teatri di Montmartre. Nel
1899 gli fu assegnata la Legion d'onore e quasi
trent'anni dopo, nel 1926 entrò a far parte
dell'Académie Goncourt. Tre anni dopo, nel 1929 morì
nel giorno del suo settantunesimo compleanno. Le sue
spoglie riposano nel cimitero Père Lachaise. La via
in cui nacque, a Tours (la Rue de Lariche) è stata
reintitolata al suo nome. La città di Parigi gli ha
intitolato una stazione della linea 6 della
metropolitana.
E' duro, senza dubbio, non essere più
amati quando si ama; ma niente in confronto a essere ancora amati
quando non si ama più.
E' più facile amare gli altri che se
stessi. Degli altri si conosce il meglio.
Passare per idiota agli occhi di un
imbecille è voluttà da finissimo buongustaio.
« Passer pour un idiot aux yeux d'un
imbécile est une volupté de fin gourmet. »
Meglio sprecare la giovinezza che non
farne niente del tutto
"Si cambia più facilmente religione
che caffè."
Perché l'intelligenza umana ha dei
limiti, e la stupidità no?
Chi non sa contare fino a tre, lo
impara nel matrimonio
Se dovessimo tollerare negli altri
tutto quello che permettiamo a noi stessi, la vita non sarebbe più
sopportabile
Mark Twain, pseudonimo di Samuel
Langhorne Clemens (Florida, 30 novembre 1835 – Redding, 21 aprile
1910), è stato uno scrittore, umorista, letterato, lettore
universitario e conferenziere statunitense.
È considerato una fra le maggiori
celebrità americane del suo tempo. William Faulkner scrisse che fu
il "primo vero scrittore americano". Usò anche lo pseudonimo "Sieur
Louis de Conte", ad esempio per firmare la biografia di Giovanna
d'Arco.
Secondo alcuni il suo principale
pseudonimo deriva da un grido (in antico slang americano) che era un
tempo usato nella marineria fluviale degli Stati Uniti per segnalare
la profondità delle acque nella navigazione fluviale: by the mark,
twain, ovvero: dal segno, due (sottinteso tese). Tale grido indica
una profondità di sicurezza (appunto due tese, circa 3,7 metri).
(come citato nella prefazione dell'edizione De Agostini di "Un
Americano alla corte di Re Artù")
Il contributo più grande di Twain
alla letteratura americana è spesso considerato Le avventure di
Huckleberry Finn. Ernest Hemingway disse: "Tutta la letteratura
moderna statunitense viene da un libro di Mark Twain Huckleberry
Finn. ... tutti gli scritti Americani derivano da quello. Non c'era
niente prima. Non c'era stato niente di così buono in precedenza".
Altrettanto famosi sono Le avventure
di Tom Sawyer, Il principe e il povero, Un americano alla corte di
re Artù e il realista Vita sul Mississippi.
Twain cominciò la sua carriera di
scrittore di versi umoristici, e finì come un severo, quasi profano
cronista delle vanità, ipocrisie e crudeltà commessi dall'umanità. A
metà carriera con Huckleberry Finn combinò fine umorismo, solida
narrativa e critica sociale ad un livello senza rivali nel mondo
della letteratura americana.
Twain fu un maestro a tradurre la
conversazione colloquiale ed a creare e diffondere una letteratura
specificatamente americana ed a costruire tematiche e linguaggi
espressivi americani.
Twain era affascinato dalla scienza e
dal metodo scientifico. Infatti ebbe una stretta e lunga amicizia
con il fisico serbo Nikola Tesla. Essi passarono molto del loro
tempo assieme nei laboratori di Tesla come pure in altri luoghi. Un
americano alla Corte di Re Artù racconta la storia di un
contemporaneo di Twain che viaggia nel tempo e che utilizza la sua
conoscenza della scienza per introdurre la tecnologia moderna ai
tempi di Re Artù.
Twain fu una delle figure di spicco
della American Anti-Imperialist League (Lega anti-imperialista
Americana) che si oppose all'annessione delle Filippine agli Stati
Uniti. Egli scrisse Incidente nelle Filippine pubblicato postumo nel
1924 in risposta al massacro di Moro Crater, nel quale vennero
uccisi seicento Moro.
Negli ultimi anni ci sono stati
tentativi di "mettere all'indice" Huckleberry Finn da varie
biblioteche a causa dell'uso di termini di uso popolare che
offendono alcuni. Twain era contro il razzismo e l'imperialismo
della maggioranza dei suoi contemporanei, come emerge non solo dalla
sua aderenza alla lega anti-imperialista, ma anche da molti passaggi
del suo Following the Equator (per esempio, dai suoi commenti
sprezzanti su Cecil Rhodes). Solo un'analisi superficiale del suo
lavoro potrebbe portare a sospettarlo di razzismo per quella che è
in effetti nient'altro che la precisa descrizione del linguaggio di
uso comune negli Stati Uniti nel XIX secolo. Twain stesso avrebbe
probabilmente sorriso di queste accuse; nel 1885, quando una
biblioteca escluse il libro, egli scrisse al suo editore: "Hanno
espulso Huck dalla loro biblioteca come 'spazzatura buona per la
periferia'. Questo ci farà vendere 25.000 copie, di sicuro".
Twain nel laboratorio di Nikola Tesla,
primavera 1894
Molti dei lavori di Mark Twain sono
stati soppressi ai suoi tempi per una ragione o per un'altra. Il
1880 vide la pubblicazione di un piccolo volume 1601: Conversation,
as it was by the Social Fireside, in the Time of the Tudors Twain fu
indicato come autore da indiscrezioni, ma questo non fu confermato
fino al 1906 quando Twain stesso rivendicò la paternità di questo
capolavoro escatologico. Twain vide 1601 pubblicato quando era
ancora in vita.
Twain durante la guerra
Ispano-Americana scrisse anche un articolo contro la guerra
intitolato The War Prayer (Pregare in tempo di guerra). Questo fu
inviato alla rivista Harper's Bazaar per la pubblicazione, ma il 21
marzo 1905 venne rifiutato perché "non adatto ad una rivista
femminile". Otto giorni più tardi Twain scrisse al suo amico Dan
Beard, il quale aveva già letto l'articolo, "non penso che verrà
pubblicato finché vivrò. Solo ai morti è permesso di dire la
verità". A causa di un contratto di esclusività che lo legava alla
casa editrice Harper & Brothers, Mark Twain non poté pubblicarlo con
altri editori e così rimase inedito fino al 1923.
Alla fine della sua vita la famiglia
di Twain distrusse alcuni di quei lavori specialmente quelli
irriverenti verso le religioni, per esempio Lettere dalla Terra (in
originale Letters from the Earth), che non venne pubblicato fino al
1962, oppure l'anti-religioso The Mysterious Stranger (Lo straniero
misterioso) pubblicato nel 1916.
Le più controverse discussioni
umoristiche di Mark Twain tenute nel 1879 allo Stomach Club di
Parigi intitolate Some Thoughts on the Science of Onanism
(Riflessioni sulla scienza dell'onanismo) si concludono con la
riflessione "Se ti devi giocare la vita sessualmente, non giocare
una mano da solo troppo a lungo". Questo lavoro non fu pubblicato
fino al 1943 ed anche allora solo in una edizione limitata di
cinquanta copie.
Il letto è il posto più pericoloso
del mondo: vi muore l'80% della gente
Il coraggio è resistenza alla paura e
dominio della paura, ma non assenza di paura.
Il giornalista è
colui che distingue il vero dal falso... e pubblica il falso.
C'è gente tanto
brava da scrivere due libri contemporaneamente: il primo e l'ultimo.
Fai ogni giorno
qualcosa che non ti piace: questa è la regola d'oro per abituarti a
fare il tuo dovere senza fatica.
Fai sempre ciò che
è giusto: questo farà piacere ad alcuni e sorprenderà gli altri.
Ci sono due
momenti nella vita di un uomo in cui egli non dovrebbe speculare:
quando non può permetterselo e quando può.
Il miglior modo
per stare allegri è cercare di rallegrare qualcun altro.
Ci sono simpatiche
le persone che dicono francamente quello che pensano, a condizione
che pensino lo stesso di noi.
Una bugia fa in
tempo a viaggiare per mezzo mondo mentre la verità si sta ancora
mettendo le scarpe.
Cerchiamo di
vivere in modo tale che quando moriremo perfino il becchino sia
triste.
Dio ha inventato
l'uomo perché era deluso della scimmia.
'Che cosa sarebbe
l'umanità, signore, senza la donna?' 'Sarebbe scarsa, signore,
terribilmente scarsa'.
La coscienza è
quella vocina interiore che ci avverte, quando meno ce lo
aspettiamo, che qualcuno ci sta guardando.
Ci sono molti
capri espiatori per i nostri peccati, ma il più popolare è la
Provvidenza.
Ci vogliono il tuo
nemico e il tuo amico insieme per colpirti al cuore: il primo per
calunniarti, il secondo per venirtelo a dire.
Che strano, tutti
parlano del tempo ma nessuno fa niente per cambiarlo.
Avrei potuto
diventare un soldato se avessi aspettato: sapevo più cose sulla
ritirata di quante ne sapesse il tizio che l'ha inventata.
La maggior parte
degli scrittori considera la verità il bene più prezioso, perciò ne
fa l'uso più parco possibile.
Ci sono molti
buoni sistemi per proteggersi dalle tentazioni, ma il migliore è la
codardia.
E' nobile essere
buoni, ma è più nobile insegnare agli altri ad essere buoni... ed è
meno faticoso.
I miei libri sono
come l'acqua, quelli dei grandi talenti sono vino. Tutti bevono
acqua.
E' la differenza
di opinioni quella che rende possibile le corse dei cavalli.
In paradiso la
sola cosa che manca è la compagnia.
Il lavoro consiste
in qualsiasi cosa il corpo sia obbligato a fare... Giocare consiste
in qualsiasi cosa che il corpo non sia obbligato a fare.
Di solito la gente
è infastidita da quei passi della Bibbia che non comprende, mentre i
passi che infastidiscono me sono quelli che comprendo.
Io non domando a
che razza appartiene un uomo; basta che sia un essere umano; nessuno
può essere qualcosa di peggio.
Il radicale
inventa le opinioni; quando le ha sperimentate, interviene il
conservatore e le adotta.
Il vero inchiostro
usato per scrivere la storia è semplice, fluido pregiudizio.
Il sapone e
l'istruzione non hanno effetti rapidi come un massacro, ma a lungo
andare sono più micidiali.
La cronaca della
mia morte era una vera e propria esagerazione.
L'abitudine è
l'abitudine, e nessun uomo può buttarla dalla finestra; se mai la si
può sospingere giù per le scale, un gradino alla volta.
La famigliarità
genera il disprezzo... e i bambini.
La regola è
perfetta: in tutte le questioni di opinione i nostri avversari sono
pazzi.
La verità è la
cosa più preziosa che possediamo, per questo motivo dovremo farne
economia.
La gratitudine è
un debito che di solito si va accumulando, come succede con i
ricatti: più paghi, più te ne chiedono.
La Verità è più
strana della Fantasia perché la Fantasia è costretta a attenersi al
probabile, la Verità invece no.
La buona
educazione consiste nel nascondere quanto bene pensiamo di noi
stessi e quanto male degli altri.
La civiltà è un
illimitato moltiplicarsi di inutili necessità.
La cosa più facile
che io abbia mai fatto in vita mia è smettere di fumare: dovrei ben
saperlo, perché l'ho fatto un migliaio di volte.
L'uomo fa molte
cose per essere amato, fa di tutto per essere invidiato.
L'uomo è l'unico
animale che arrossisce. O che ne abbia bisogno.
L'educazione è la
difesa organizzata degli adulti contro la gioventù.
Non conosco un
solo prodotto straniero che entri in questo paese senza pagar dazio,
tranne le risposte alle preghiere.
L'India ha due
milioni di dei, e li adora tutti. Nella religione le altre nazioni
sono delle miserabili; l'India è l'unica milionaria.
Mai rimandare a
domani ciò che puoi fare benissimo dopodomani.
Nessuno è tanto
volgare quanto le persone estremamente sofisticate.
Niente ha bisogno
di riforme come le abitudini delle altre persone.
Le rughe
dovrebbero indicare soltanto dove sono stati i sorrisi.
L'uomo che è
pessimista prima di avere 48 anni sa troppo; dopo, se è un
ottimista, sa troppo poco.
Non è vero che i
mariti, appena vedono una bella donna, dimenticano di essere
sposati. Al contrario: proprio in quei momenti se lo ricordano
dolorosamente.
Ognuno di noi è
una luna: ha un lato oscuro che non mostra mai a nessun altro.
Non separarti
dalle illusioni. Quando se ne saranno andate, può darsi che tu ci
sia ancora, ma avrai cessato di vivere.
Non dire mai la
verità a chi non è degno.
Nulla è più triste
a vedersi di un giovane pessimista, eccetto un vecchio ottimista.
Non dovremmo mai
agire male quando siamo osservati.
Non ho mai
permesso che l'istruzione interferisse con la mia educazione.
Se non riuscite ad
ottenere un complimento in nessun altro modo, piuttosto che niente
pagatelo.
Non è saggio usare
la morale nei giorni feriali; così succede che poi la troviamo in
disordine la domenica.
Non mi piace il
lavoro anche se è qualcun altro a farlo.
Poche cose sono
più dure da sopportare del fastidio di un buon esempio.
Se prendi un cane
che muore di fame e lo ingrassi, non ti morderà. è questa la
differenza principale tra un cane e un uomo.
Quando hai un
dubbio racconta la verità.
Quando sei
arrabbiato, conta fino a quattro; quando sei molto arrabbiato,
bestemmia.
Scelgo il paradiso
per il clima e l'inferno per la compagnia.
Se ci rammentiamo
della nostra comune follia, i misteri scompaiono e la vita riceve
una giustificazione.
Se non puoi
ricevere un complimento in nessun altro modo, fattene uno tu.
Prima raccogli i
fatti, così in seguito potrai distorcerli come ti pare.
Promettere di non
fare una cosa è il modo più sicuro perché a uno venga una voglia
matta di farla
Quando ti rendi
conto che sei dalla parte della maggioranza, sappi che è ora di
cambiare.
Tutti dicono: 'Che
brutto, dover morire'; una ben strana lagnanza in bocca a gente che
ha dovuto vivere.
Se uno è incapace
d'ingannare se stesso è probabile che sia incapace d'ingannare gli
altri.
Un uomo che non
legge buoni libri non ha alcun vantaggio rispetto a quello che non
sa leggere.
Tutto ciò che
serve per avere successo nella vita sono ignoranza e fiducia in se
stessi.
Tutte le scoperte
della medicina si possono ricondurre alla breve formula: l'acqua
bevuta moderatamente, non è nociva.
Trovo da idioti
scrivere sette o otto mesi su un romanzo quando in ogni libreria,
per due dollari, se ne può comprare uno
Tutto ciò che è
umano è patetico. La segreta fonte dell'Umorismo stesso non è gioia
ma dolore. Non c'è umorismo in cielo.
Un banchiere è uno
che vi presta l'ombrello quando c'è il sole e lo rivuole indietro
appena incomincia a piovere.
Sforzandoci,
possiamo facilmente imparare a sopportare le avversità -
soprattutto, quelle di un altro
Se una donna si
guarda spesso allo specchio, può darsi che non sia tanto un segno di
vanità, quanto di coraggio.
Una delle
principali differenze tra un gatto e una bugia è che un gatto ha
soltanto nove vite.
Un classico è
qualcosa che tutti vorrebbero aver letto ma che nessuno vuole
leggere.
Tra tutti gli
animali l'uomo e' il più crudele. È l'unico a infliggere dolore per
il piacere di farlo.
Benjamin Franklin
era una di quelle persone che chiamiamo filosofi. Fin dalla giovane
età prostituì il suo talento per inventare massime e aforismi
destinati ad affliggere i giovani di tutte le generazioni future.
Un uomo con una
nuova idea non è tranquillo finché non la realizza.
Se partissimo dal
presupposto che siamo tutti folli, questo ci aiuterebbe a
comprenderci gli uni con gli altri, risolverebbe molti enigmi.
Quando Dio creò
l'uomo, era già stanco. Ciò spiega molto.
Una delle prove
dell'immortalità dell'anima è che moltitudini innumerevoli vi hanno
creduto... come hanno creduto che la terra fosse piatta.
Un bimbo sporco,
con un naso trascurato, non può in coscienza essere considerato una
cosa bella.
Una parola
efficace è un agente straordinario. Ogni volta che si trova una di
quelle parole intensamente giuste...l'effetto è tanto fisico che
spirituale, ed elettricamente immediato.
Non c'è niente che
l'educazione non possa fare. Niente è impossibile. Può trasformare
la cattiva morale in buona; può distruggere i cattivi principi e
crearne di buoni; può innalzare gli uomini alla condizione di
angeli.
Marco Tullio Cicerone (in latino:
Marcus Tullius Cicero, IPA: 'mar.kus 'tul.li.us 'ki.ke.ro; in greco
antico: Κικέρων, Kikérōn; Arpinum, 3 gennaio 106 a.C. – Formiae, 7
dicembre 43 a.C.) fu un celebre filosofo, avvocato e scrittore
romano, nonché uomo politico dell'ultimo periodo della Repubblica
Romana.
Esponente di un'agiata famiglia
dell'ordine equestre, Cicerone fu una delle figure più rilevanti di
tutta l'antichità romana. La sua vastissima produzione letteraria,
che va dalle orazioni politiche agli scritti di filosofia e
retorica, oltre a offrire un prezioso ritratto della società romana
negli ultimi travagliati anni della repubblica, rimase come esempio
per tutti gli autori del I secolo a.C., tanto da poter essere
considerata il prototipo della letteratura latina classica.
Attraverso l'opera di Cicerone, grande ammiratore della cultura
greca, i Romani poterono anche acquisire una migliore conoscenza
della filosofia. Tra i suoi maggiori contributi alla cultura latina
ci fu senza dubbio la creazione di un lessico filosofico latino:
Cicerone si impegnò, infatti, a trovare il corrispondente vocabolo
in latino per tutti i termini specifici del linguaggio filosofico
greco. Tra le opere fondamentali per la comprensione del mondo
latino si collocano invece le Lettere (Epistulae, in particolar modo
quelle all'amico Tito Pomponio Attico), che offrono numerosissime
riflessioni su ogni avvenimento, permettendo di comprendere quali
fossero le reali linee politiche dell'aristocrazia romana.
Cicerone occupò per molti anni anche
un ruolo di primaria importanza nel mondo della politica: dopo aver
salvato la repubblica dal tentativo eversivo di Lucio Sergio
Catilina ed aver così ottenuto l'appellativo di pater patriae (padre
della patria), ricoprì un ruolo di primissima importanza all'interno
della fazione degli Optimates. Fu infatti Cicerone che, negli anni
delle guerre civili, difese strenuamente fino alla morte una
repubblica giunta ormai all'ultimo respiro e destinata a
trasformarsi nel principatus augusteo.
O tempora, O mores! - Che tempi! Che
costumi!
Bisogna essere pronti a contraddire
gli altri senza ostinazione e a lasciare, senza adirarsi, che gli
altri ci contraddicano.
Non esiste fortezza tanto forte che
il denaro non la possa espugnare.
Bisogna mangiare insieme molti moggi
di sale perché il dono dell'amicizia sia completo.
È stupido strapparsi i capelli nel
dolore, come se la pena fosse diminuita dalla calvizie.
Chi progredisce negli studi ma
regredisce nei costumi, perde più di quanto acquisisce.
Il miglior condimento del cibo è la
fame.
Chiunque può sbagliare; ma nessuno,
se non è uno sciocco, persevera nell'errore.
Nulla è difficile per chi ama.
Per chi aspira al primo posto non è
indecoroso fermarsi al secondo o al terzo.
Ama come se più tardi dovessi odiare.
Le vere amicizie sono eterne.
Un amico, se lo è, è un secondo io.
L'amico certo si riconosce nei
pericoli.
Il volto è lo specchio dell'animo.
L'avarizia in età avanzata è
insensata: cosa c'è di più assurdo che accumulare provviste per il
viaggio quando siamo prossimi alla meta?
La ragione dovrebbe dominare e
l'appetito obbedire.
Mi odino pure, purché mi temano.
Se vuoi eliminare l'avarizia, devi
eliminare sua madre: la prodigalità.
Mieterai a seconda di ciò che avrai
seminato.
La brevità è una grande attrattiva
dell'eloquenza.
Ottimo oratore è colui che parlando
istruisce, diletta e nello stesso tempo commuove l’animo dei suoi
ascoltatori.
I modi e il carattere propri ad un
uomo sono quel che più gli si addice.
Non c'è male all'infuori della colpa.
O filosofia, maestra di vita.
non c'è niente di tanto assurdo che
non possa essere detto da un filosofo.
La giustizia è la gloria suprema
delle virtù.
La gratitudine non è soltanto la
principale virtù, ma anche la madre di tutte le altre.
È vergognoso esser stanchi d'indagare
se ciò che cerchiamo è eccellente.
La libertà soppressa e poi
riconquistata è più dolce della libertà mai messa in pericolo.
Una stanza senza libri è come un
corpo senz'anima.
C'è malvagità in un'intenzione
malvagia, anche se l'atto non viene perpetrato.
La memoria diminuisce se non la tieni
in esercizio.
È bene, anche nel perseguire le cose
migliori, procedere con calma e moderazione.
Rimanere all'oscuro di quello che è
capitato prima della propria nascita vuol dire rimanere per sempre
bambini.
L'uomo è il peggior nemico di se
stesso.
Nulla è perfetto appena trovato.
Poeta si nasce, oratore si diventa.
Fa uso della passione solo chi non sa
usare la ragione.
Quanto a lungo, Catilina, vorrai
abusare della nostra pazienza?
Niente che sia nuovo è perfetto.
Il bene pubblico è la legge suprema.
La vera gloria mette radice, anzi si
estende, mentre tutte le false pretese cadono come fiori: una
finzione non può durare.
La storia è testimone dei tempi.
La storia è maestra di vita.
Ci sono più uomini resi nobili dallo
studio di quanti lo siano dalla natura.
Come avrai seminato, così
raccoglierai.
Per chi aspira al primo posto non è
indecoroso fermarsi al secondo o al terzo.
La superstizione è un'insana paura di
Dio.
Nelle tasse è la forza dello stato.
Non mi sembra un uomo libero quello
che non ozia di tanto in tanto.
La vecchiaia è il compimento della
vita, l'ultimo atto della commedia.
Nessuno è così vecchio da non poter
pensare di vivere un altro anno.
Il suo nome greco è
Φαίδρος (Phaidros); non è invece certo se il nome in
lingua latina fosse Phaedrus o Phaeder. Il latinista
francese Louis Havet, curatore nel 1895 di una nota
edizione delle Favole, suggerì la forma Phaeder
sulla scorta di alcune iscrizioni ma la forma
latina Phaedrus è attestata in Cicerone e, in
particolare, nei titoli – sia pure aggiunti
posteriormente – di tre favole e in Aviano Egli è
pertanto identificato comunemente con Phaedrus.
Quanto al luogo di
nascita, Fedro stesso afferma di essere nato sul
monte Pierio, luogo di nascita delle Muse, che al
tempo faceva parte della Macedonia; però egli sembra
anche alludere alla Tracia come sua patria, vantata
come terra di poeti. È certo che il monte sorgeva in
prossimità del confine trace e alla fine del I
secolo, una rettifica dei confini delle due province
lo ridusse in Tracia.
Fedro nacque intorno
al 20 a.C. e giunse giovanissimo a Roma come
schiavo, forse a seguito della violenta repressione,
operata dal console Lucio Calpurnio Pisone, della
rivolta avvenuta in Tracia nel 13 a.C.. La sua
venuta a Roma ancora bambino è stata dedotta dalla
sua affermazione di aver letto da bambino il
Telephus, una tragedia ora perduta di Ennio; ma non
si può escludere, per quanto poco probabile, che
egli abbia potuto già studiare latino in Macedonia,
e pertanto la questione della data della sua venuta
a Roma resta insoluta.
Che egli sia stato
uno schiavo familiaris, appartenente cioè alla
familia di Augusto, e poi emancipato da questo
imperatore è attestato nella titolazione manoscritta
della sua opera, Phaedri Augusti liberti Fabulae
Aesopiae; si deduce che il suo nome, dopo la
liberazione, deve essere stato Gaius Iulius Phaedrus,
dal momento che i liberti assumevano il praenomen e
il nomen del loro patrono.
Se Fedro fu
effettivamente portato giovanissimo a Roma, potrebbe
aver studiato alla scuola dell'erudito Verrio Flacco,
tenuta nel tempio di Apollo che sorgeva sul Palatino
dove studiavano anche i nipoti di Augusto, Gaio e
Lucio, e di quest'ultimo, secondo un'ipotesi,
potrebbe esser poi divenuto pedagogo, acquisendo
quei meriti che, insieme con l'ascesa sociale, lo
avrebbero portato alla libertà.
Come Fedro stesso ci
informa, il ministro di Tiberio, Seiano, lo fece
processare, sospettandolo di allusioni sgradite ai
potenti. Ne uscì tuttavia indenne, forse anche per
la caduta in disgrazia e la morte del prefetto, e
poté continuare a scrivere indisturbato fino al
regno di Claudio, a un liberto del quale, Fileto, è
dedicato uno dei suoi ultimi componimenti, o forse
anche fino al regno di Nerone.
Chi ha perduto l'autorità che aveva
prima, diventa nella disgrazia bersaglio anche dei vili.
Molto spesso, col cambiare del
governo, per i poveri cambia solo il nome del padrone.
Nessuno è abbastanza difeso contro i
potenti.
Quando i potenti litigano, ai poveri
toccano i guai.
Chi è stato disprezzato suole
ripagare con la stessa moneta.
Chi non si adatta alla gentilezza,
per lo più paga il fio della propria superbia.
Colui che di turpe frode una volta si
macchiò, anche se dice il vero non è più creduto.
È pericoloso credere e pericoloso non
credere.
Giove ci impose due bisacce: ci mise
dietro quella piena dei nostri difetti e davanti, sul petto, quella
con i difetti degli altri. Perciò non possiamo scorgere i nostri
difetti e, non appena gli altri sbagliano, siamo pronti a
biasimarli.
Amittit merito proprium qui alienum
adpetit.
Ha quel che merita chi perde il proprio per arraffare l'altrui.
Non provvedere a sé e dar consigli
agli altri è cosa stolta.
Ciò che si disprezza spesso si scopre
valere di più di ciò che si esalta.
Abbonda il nome di amico, ma di
fedeltà ce né poca.
Numquam est cum potente societas.
Non c'è mai alleanza con chi è
potente.
Viene giustamente deriso chi, senza
forza, fa vane minacce.
Spesso c'è più buon senso in uno solo
che in tutta una folla.
Più i fiumi son profondi, con minor
rumore scorrono.
Non sempre le cose sono come
sembrano.
Colui che di turpe frode una volta si
macchiò, anche se dice il vero non è più creduto.
Parce gaudere oportet, et sensim
queri. Totam aeque vitam miscet dolor et gaudium.
Sii parco nella gioia e lento al pianto. Gioia e dolore dosano la
vita.
Ubi leonis pellis deficit, vulpina
induenda est.
Quando manca la pelle del leone, bisogna indossare quella della
volpe.
Numquam est fidelis cum potente
societas.
Non è mai sicura l'amicizia con un potente.
« Peras imposuit Iuppiter nobis duas:
propriis repletam vitiis post tergum dedit, alienis ante pectus
suspendit gravem. »
« Giove impose agli uomini due
bisacce: mise quella dei vizi propri dietro la schiena, quella
carica dei vizi altrui davanti al petto »
George Bernard Shaw (1856 – 1950),
drammaturgo, narratore e saggista irlandese, premio Nobel per la
letteratura.
Shaw nel 1876
lasciò l'Irlanda e raggiunse la madre a Londra. Tra il 1879 e il
1883 si dedicò alla stesura dei suoi primi romanzi, Cashel's Byron
Profession, An unsocial socialist (Un socialista asociale), Love
among the artist (Amore fra gli artisti), The irrational knot (Il
vincolo irrazionale) e Immaturity, raccolti più tardi in Novels of
my nonage (Romanzi della mia minore età).
Dal 1884, dopo
aver letto il Capitale di Karl Marx, aderì al movimento socialista
Fabian Society e scrisse nel 1887 i Saggi fabiani.
George Bernard Shaw scrisse vari
articoli di critica letteraria ed artistica e dal 1888 si dedicò
alla critica musicale per The Star.
Dopo aver composto The quintessence
of ibsenism (La quintessenza dell'ibsenismo, 1891), Shaw scrisse per
la Saturday Review gli articoli e saggi di critica drammatica,
polemizzando le convenzioni del teatro inglese.
A metà degli anni
Trenta, a seguito di un viaggio in URSS in cui conobbe personalmente
Josif Stalin, divenne un fervente sostenitore della Russia
stalinista;
Gli uomini sono saggi non in
proporzione alla loro esperienza, ma alla loro capacità di
esperienza.
Alcuni vedono le cose come sono e
dicono perché? Io sogno cose non ancora esistite e chiedo perché no?
You see things as they are and ask,
"Why?" I dream things as they never were and ask, "Why not?" (da
Torniamo a Matusalemme)
C'è una sola religione, benché ne
esistano un centinaio di versioni. (dalla prefazione di Commedie
piacevoli)
Fa in modo che si veda che stai
adulando un uomo, perché ciò che lo lusinga realmente è il fatto che
tu pensi che valga la pena lusingarlo. (da John Bull's other Island)
Il ballo è un rozzo tentativo di
entrare nel ritmo della vita. (da Torniamo a Matusalemme)
Il segreto per essere infelici sta
nell'avere il tempo sufficiente per domandarsi se si è felici.
(dalle Massime)
Il silenzio è la più perfetta
espressione del disprezzo. (da Torniamo a Matusalemme)
Tutte le professioni sono delle
cospirazioni contro i profani.
Le persone che si lamentano del
proprio stato danno sempre la colpa alle circostanze. Le persone che
vanno avanti in questo mondo sono quelle che si danno da fare e
cercano le circostanze che vogliono e se non riescono a trovarle, le
creano. (da La professione della signora Warren)
Nella vita esistono due tragedie. La
prima è la mancata realizzazione di un intimo desiderio, l'altra è
la sua realizzazione. (citato in Istruzioni per rendersi infelici di
Paul Watzlawick)
Si usa uno specchio di vetro per
guardare il viso; e si usano le opere d'arte per guardare la propria
anima.
Quelli che sanno, fanno. Quelli che
non sanno, insegnano.
Non sa niente, e crede di saper
tutto. Questo fa chiaramente prevedere una carriera politica. (da Il
maggiore Barbara)
Ogni Inglese crede che Händel ora
occupi un'importante posizione in paradiso. Se è così, le bon Dieu
dovrebbe sentirsi davanti a lui come Luigi XIII dinanzi Richelieu.
(da Ainslee's Magazine, maggio 1913)
Every Englishman believes that Handel
now occupies an important position in heaven. If so, le bon Dieu
must feel toward him very much as Louis Treize felt toward
Richelieu.
Troppo stanco per lavorare, scrivevo
libri. (citato in Giorgio Manganelli, Il rumore sottile della prosa,
Adelphi)
Non fare agli altri ciò che vorresti
che loro facessero a te. Possono avere gusti diversi dai tuoi.
Quando uno stupido fa qualcosa di cui
si vergogna, dice sempre che è suo dovere. (da Caesar and Cleopatra,
III)
When a stupid man is doing something
he is ashamed of, he always declares that it is his duty.
Una vacanza perpetua è una
definizione calzante di inferno. (citata in Charles Krauthammer,
Holiday: Living on a Return Ticket – Time, 27 agosto 1984)
Amo citarmi spesso; aggiunge sapore
alla conversazione.
Non ci sono segreti custoditi meglio
di quelli che tutti conoscono.
Chiunque sia un po' specialista è, a
rigor di termini, un idiota.
Come ogni giovanotto, tu esageri di
molto la differenza tra una donna e l'altra.
E' pericoloso essere sinceri, a meno
che di essere anche stupidi.
Essere innamorati significa esagerare
smisuratamente la differenza fra una donna e un'altra.
Finché ho un desiderio, ho una
ragione per vivere. La soddisfazione è la morte.
Non ammiro il coraggio dei domatori:
chiusi in gabbia sono al riparo dagli uomini.
Il successo copre una miriade di
errori.
L'esperienza insegna che gli uomini
dall'esperienza non hanno mai imparato nulla.
La democrazia sostituisce l'elezione
da parte dei molti incompetenti all'incarico affidato dai pochi
corrotti.
Non abbiamo il diritto di consumare
felicità senza produrne, proprio come non abbiamo il diritto di
consumare ricchezza senza guadagnare.
La maggior parte di noi nasce con
l'aiuto del medico e muore allo stesso modo.
La regola d'oro è che non esistono
regole d'oro.
La vita livella tutti gli uomini. La
morte rivela gli eminenti.
Le peggiori cricche sono quelle
composte da un uomo solo.
Mi piace la convalescenza: è la cosa
per cui vale la pena ammalarsi.
Nessuna domanda è più difficile di
quella la cui risposta è ovvia.
Il peggior
peccato contro i nostri simili non è l'odio, ma l'indifferenza:
questa è l'essenza della disumanità.
Figura controversa
a causa del suo zelo nella distruzione della cultura
irlandese, Edmund Spenser nacque intorno al 1552 e
studiò a Londra. Iniziò come militare andando negli
anni settanta in Irlanda, al servizio di Arthur Grey,
nuovo Lord Luogotenente d'Irlanda. Nel 1579-80,
combatté nella seconda ribellione di Desmond, vinta
dagli inglesi. In questo modo gli furono assegnate
delle terre a Cork confiscate alla piantagione di
Munster.
Attraverso la
poesia Spenser sperava di assicurarsi un posto a
corte, dove presentò la sua opera più famosa, The
Faerie Queene; ebbe dei contrasti con William Cecil
(lord Burghley) ma nonostante ciò ricevette una
"pensione" nel 1591.
E’ la mente che
trae il bene dal male, che rende sventurato o felice, ricco o
povero.
Io scrissi, un giorno, il suo nome
sulla spiaggia,
ma vennero le onde a cancellarlo;
lo scrissi di nuovo, con l'altra mano;
ma venne la marea a depredare le mie fatiche.
Se è un dovere rispettare i
diritti degli altri, è anche un dovere far rispettare i propri.
...lascia che siano le cose
meschine a morire e farsi polvere; tu invece vivrai nella gloria...
Ancora in volo, il suo sguardo era
rivolto indietro,
come se la sua paura ancora lo seguisse.
...nei cieli, mentre la morte
abbatterà il mondo intero, vivrà il nostro amore, rinnovando
un'altra vita".
Joseph Conrad, all'anagrafe Józef
Teodor Nałęcz Konrad Korzeniowski (Berdicev, 3 dicembre 1857 –
Bishopsbourne, 3 agosto 1924), è stato uno scrittore polacco
naturalizzato britannico.
Considerato uno dei maggiori
scrittori moderni, è stato capace - grazie a un ricchissimo
linguaggio (e nonostante la lingua inglese fosse la sua terza
lingua, dopo quella polacca e quella francese) - di ricreare in
maniera magistrale atmosfere esotiche e riflettere i dubbi
dell'animo umano nel confronto con terre selvagge.
È universalmente riconosciuto come
uno dei grandi maestri della prosa. Molti dei suoi lavori sono
pervasi di romanticismo ma è considerato soprattutto come un
importante precursore del modernismo. Il suo stile narrativo e i
suoi personaggi anti-eroici hanno influenzato molti scrittori, tra
cui Ernest Hemingway, David Herbert Lawrence, Graham Greene, William
S. Burroughs, Joseph Heller, V.S. Naipaul e John Maxwell Coetzee. Ha
ispirato inoltre diversi film, tra cui Apocalypse Now (tratto dal
suo Cuore di tenebra).
Mentre l'Impero Britannico
raggiungeva il suo àpice, Conrad sfruttò la sua esperienza prima
nella marina francese e, successivamente, in quella britannica per
scrivere romanzi e racconti che riflettono aspetti di un impero
"globale" e, allo stesso tempo, esplorano gli abissi della mente
umana.
Uomo emotivo soggetto a
depressione, insicurezza e pessimismo, Conrad disciplina il suo
temperamento romantico con un pesante moralismo. Come artista,
aspira, come scritto nella prefazione del suo Il negro del "Narciso"
(1897):
« [...] attraverso il potere della
parola scritta, di farvi ascoltare, di farvi sentire... ma prima di
tutto di farvi vedere. Questo è tutto, e nulla più. Se ci riuscirò,
troverete qui, secondo i vostri desideri: incoraggiamento,
consolazione, paura, fascino - tutto quello che domandate - e,
forse, anche quello scorcio di verità che avete dimenticato di
chiedere. »
Conrad scrive nel periodo che dal
punto di vista delle arti visive si chiama Impressionismo,
dimostrandosi uno scrittore di prosa dei più alti. La particolarità
dell'universo dipinto dai suoi romanzi, paragonato ai quasi
contemporanei come John Galsworthy, è legata al fatto che egli
difficilmente riesce a creare il "senso di un posto", sia che sia a
bordo di una nave o in un villaggio lontano. Spesso infatti sceglie
di collocare i suoi personaggi in situazioni isolate o confinate.
Il suo linguaggio è evocativo e,
essendo l'inglese la sua terza lingua, risente l'influenza degli
altri due, il polacco e il francese. Questa caratteristica dà un
aspetto esotico al suo inglese che sembra insolito anche quando è
grammaticalmente corretto.
I critici letterari del tempo da
una parte commentavano favorevolmente gli scritti di Conrad e
dall'altra sottolineavano che il suo stile esotico, la sua
narrazione complicata, i profondi temi letterari e il pessimismo
spesso scoraggiavano il lettore. Pur tuttavia, quando le idee di
Conrad furono confermate dagli eventi del XX secolo, egli fu
ammirato per le sue convinzioni che sembravano all'unisono con i
tempi a lui posteriori piuttosto che con quelli a lui contemporanei.
La visione della condizione umana di Conrad era in effetti
desolatamente lucida.
Fin dai suoi esordi Conrad fu
molto stimato dai letterati contemporanei e con alcuni di questi
strinse rapporti di amicizia: Henry James, H.G. Wells, Stephen Crane,
W.H. Hudson.
Il valore di un'architettura
risiede nella personalità di chi la interpreta perché nulla di
nuovo può essere progettato da creatura umana.
Il valore di una frase risiede
nella personalità di chi la pronuncia, perché nulla di nuovo può
essere detto da creatura umana.
Il lavoro non mi piace, non piace
a nessuno, ma a me piace quello che c'è nel lavoro: la possibilità
di trovare se stessi.
Giudica un uomo in base ai suoi
nemici oltre che dai suoi amici.
È tipico di un uomo privo
d'esperienza non credere alla fortuna.
Nessuna occupazione è seria,
neppure quando l'ammenda per il fallimento è rappresentata da una
pallottola in petto.
Quanto più una persona è
intelligente, tanto meno diffida dell'assurdo.
Non è necessario credere in una
fonte sovrannaturale del male: gli uomini da soli sono perfettamente
capaci di qualsiasi malvagità.
Un artista è un uomo d'azione, sia
che crei un personaggio, inventi un espediente o trovi la via
d'uscita da una situazione complicata.
Guai all'uomo il cui cuore da
giovane non ha appreso a sperare, ad amare e a riporre fiducia nella
vita.
Un'opera che aspiri, per quanto
umilmente, alla condizione di arte, dovrebbe portare in ogni riga la
propria giustificazione.
Metti a nudo il tuo cuore, e la
gente starà ad ascoltarti per quello. E solo quello è interessante.
Soltanto nella nostra attività
troviamo la salutare illusione di un'esistenza indipendente
dall'universo intero, del quale tuttavia costituiamo soltanto una
parte trascurabile.
L'abitudine di riflettere
profondamente è la più perniciosa fra tutte le abitudini perse
dall'uomo.
L'uomo è un lavoratore: se non lo
è, non è nulla.
Solo l'immaginazione dell'uomo fa
sì che la verità trovi un'effettiva e inalienabile esistenza.
L'immaginazione, e non l'invenzione, è la suprema padrona dell'arte
come della vita.
La critica, quel bel fiore
dell'espressione personale nel giardino delle lettere.
La vanità gioca dei brutti scherzi
alla memoria.
La verità può essere più crudele
della caricatura.
È privilegio della prima
giovinezza vivere in anticipo sui propri giorni, in tutta la bella
continuità di speranze che non conosce pause o introspezioni.
Il mare non è mai stato amico
dell'uomo. Tutt'al più è stato complice della sua irrequietezza.
Essere donna è terribilmente
difficile perché consiste principalmente nel trattare con gli
uomini.
Si dovrebbe andare oltre i limiti
della normale sensibilità per influenzare profondamente le altre
persone.
Si vive come si sogna:
perfettamente soli.
Solo nell’immaginazione degli
uomini ogni verità trova un’effettiva e innegabile esistenza.
L’immaginazione, non l’invenzione, è la maestra suprema dell’arte,
come della vita.
Michelangelo Buonarroti nacque il
6 marzo 1475 in Toscana a Caprese, vicino Arezzo, da Ludovico di
Leonardo Buonarroti Simoni, podestà al Castello di Chiusi e di
Caprese, e da Francesca di Neri del Miniato del Sera. La famiglia
era fiorentina, ma il padre si trovava nella cittadina per ricoprire
la carica politica di podestà.
La famiglia di Michelangelo un
tempo aveva fatto parte del patriziato fiorentino: due secoli prima
un antenato, Simone di Buonarrota, era nel Consiglio dei Cento Savi,
il bisnonno di Michelangelo, Buonarrota di Simone, aveva ricoperto
le maggiori cariche pubbliche. Poi però il declino sociale:
all'epoca in cui nacque Michelangelo il padre era talmente
impoverito che stava addirittura per perdere i suoi privilegi di
cittadino fiorentino. La podesteria di Caprese, uno dei più
insignificanti possedimenti fiorentini, era un incarico politico di
nessuna importanza da lui accettato per cercare di assicurare una
sopravvivenza decorosa alla propria famiglia.
Appena nato, Michelangelo fu affidato ad una balia di Settignano,
vicino Firenze. Settignano era un paese di scalpellini, vi si
estraeva la pietra serena da secoli utilizzata a Firenze per la
realizzazione delle costruzioni di maggior importanza. Anche la
balia di Michelangelo era figlia e moglie di scalpellini. Diventato
un artista famoso, Michelangelo, spiegando perché preferiva la
scultura alle altri arti, rimandava proprio a questo affidamento
affermando di provenire da un paese di “scultori e scalpellini”,
d'aver succhiato dalla balia parimenti il latte e la capacità di
scolpire, d'aver bevuto «latte impastato con la polvere di marmo».
Puoi comprare il mio tempo, ma non
la mia mente.
Quale giudizio sarà così barbaro
da non comprendere che è più nobile il piede dell'uomo del suo
stivale, e che la sua pelle è più nobile di quella delle pecore con
la quale si fa il vestito.
Sia dolce il dubbio a chi nuocer
può il vero.
L'amore è l'ala che Dio ha dato
all'anima per salire sino a lui.
Tutta la matematica del mondo non
potrà mai supplire la mancanza di genio.
Come fiamma più cresce più contesa
dal vento, ogni virtù, che il cielo esalta, tanto più splende
quant'è più offesa.
La mia allegrezza è la malinconia.
Vivo ed amo nella peculiare luce
di Dio.
Signore, fa che io possa sempre
desiderare più di quanto riesca a realizzare.
Si dipinge col cerviello et non
con le mani.
(Si dipinge col cervello e non con le mani.)
Assai acquista chi perdendo
impara.
Il marmo è come l'uomo, prima di
intraprendere qualcosa, devi conoscerlo bene e sapere tutto ciò che
ha dentro. Così, se in te ci sono delle bolle d'aria, io sto
sciupando il mio tempo.
Chi si cimenta con uomini da nulla,
non riporta una grande vittoria.
O notte (...) o ombra del morir..
La buona educazione di un uomo e' la
miglior difesa contro le cattive maniere altrui.
Desti a me quest'anima divina e poi
la imprigionasti in un corpo debole e fragile, com'è triste viverci
dentro.
Philip Dormer Stanhope, IV conte
di Chesterfield, noto in letteratura anche e più semplicemente come
Lord Chesterfield, nasce a Londra il 22 settembre 1694.
Entra nella House of Commons come
Lord Stanhope di Shelford nel 1715. Alla morte del padre, nel 1726,
diviene Lord Stanhope, Conte di Chesterfield, entrando ad occupare
il suo posto in parlamento nella House of Lords.
Amico di Voltaire, gli farà visita
durante il suo soggiorno a Bruxelles; con lui trascorre anche
qualche tempo a Parigi, dove si lega ai più giovani Crebillon,
Fontenelle e Montesquieu.
Divenuto sordo, presto a questo handicap si aggiunge quello della
cecità.
Come autore, lo ricordiamo come
brillante saggista ed epigrammista. Le lettere scritte al proprio
figlio, pubblicate per la prima volta dalla vedova di Stanhope nel
1774, e "The Letters to his Godson" (1890), sono scritte in modo
eccellente, piene di eleganza e saggezza, ricche di profonda
intelligenza, di grande capacità descrittiva, di ottimo spirito di
osservazione ed istruzione. Philip Dormer Stanhope muore il 24 marzo
1773.
Il mondo si può conoscere solo
stando nel mondo, e non da dentro un armadio.
Adeguati al tono della compagnia
in cui sei.
La modestia è l'esca più efficace
per procacciarsi una lode.
La pigrizia è il rifugio degli
spiriti deboli.
Le grandi qualità e le grandi
virtù (se le avete) vi procureranno il rispetto e l'ammirazione
degli uomini; ma sono le qualità minori che devono procurarvi il
loro amore e il loro attaccamento.
Lo stile è l'abito dei pensieri, e un
pensiero ben vestito come un uomo ben vestito, si presenta molto
meglio.
Ogni uomo cerca la verità, ma solo
Dio sa chi l'ha trovata.
Tutto ciò che merita di essere fatto,
merita di essere fatto bene.
Gli impazienti sono sempre in
ritardo.
I consigli sono raramente graditi.
Quelli che ne hanno più bisogno sono anche sempre quelli a cui
piacciono meno.
Una mente debole è come un
microscopio: ingrandisce le piccolezze, ma è incapace di comprendere
le cose grandi.
Ci sono dei casi in cui un uomo deve
rivelare metà del suo segreto per tener nascosto il resto.
"Sii più saggio degli altri, se
puoi, ma non glielo dire."
La conoscenza si acquisisce
leggendo i libri; ma quello che è veramente necessario imparare, la
conoscenza del mondo, si può acquisire soltanto leggendo gli uomini
e studiando tutte le loro diverse edizioni.
È questione di buona educazione
rispondere alle lettere entro un tempo ragionevole, quanto
rispondere a un inchino immediatamente.
Da come sono i padri in generale,
raramente è una disgrazia esserne privi; e considerando la qualità
dei figli in generale, lo è altrettanto essere senza figli.
Diffida di tutti coloro che ti
amano troppo senza conoscerti a fondo e senza nessun motivo
visibile.
Indossa il tuo sapere come il tuo
orologio in una tasca privata: non estrarlo e non scuoterlo soltanto
per far vedere che ne possiedi uno.
Il sesso: la posizione ridicola,
il piacere passeggero, la spesa eccessiva.
L'inferiorità è ciò che si ama nei
propri amici.
Raramente un consiglio è bene
accetto, e quelli che ne hanno più bisogno sono quelli che meno lo
desiderano.
Gli uomini e le donne si lasciano
spesso guidare più dal cuore che dalla mente.
William Blake (Londra, 28 novembre
1757 – Londra, 12 agosto 1827) è stato un poeta, incisore e pittore
inglese.
Largamente sottovalutata mentre
egli era in vita, oggi l'opera di Blake è considerata estremamente
significativa e fonte di ispirazione sia nell'ambito della poesia
sia delle arti visive. Secondo Northrop Frye, che si dedicò allo
studio dell'intero corpus poetico di Blake, i suoi versi simili a
profezie costituiscono "Quello che, in rapporto ai reali meriti, è
il corpus poetico in lingua inglese meno letto". Altri hanno invece
lodato l'arte pittorica di Blake e un critico contemporaneo lo ha
proclamato "Di gran lunga il più grande artista che la Gran Bretagna
abbia mai prodotto." Considerato un tempo pazzo per le sue idee
stravaganti, attualmente è invece molto apprezzato per la sua
espressività, la sua creatività e per la visione filosofica che sta
alla base del suo lavoro. Come un giorno ha suggerito egli stesso,
« L'immaginazione non è
uno stato mentale: è l'esistenza umana stessa. »
(William Blake)
Anche se la sua pittura e la sua
poesia sono state solitamente valutate separatamente, Blake spesso
se ne servì di concerto per creare opere che di colpo sfidassero e
sostituissero le convenzioni in uso. Si definiva capace di discutere
e confrontarsi con i profeti dell'Antico Testamento e profuse un
grande sforzo per creare le illustrazioni per il Libro di Giobbe, ma
l'amore dell'artista per la Bibbia si affiancava ad un'aperta
ostilità verso la Chiesa d'Inghilterra, e le sue convinzioni
religiose erano influenzate dall'attrazione per il Misticismo e
dalla fascinazione verso il movimento romantico che a quel tempo era
in pieno sviluppo. Alla resa dei conti, la difficoltà che si
incontra nel tentativo di inserire William Blake in un qualsiasi
periodo o movimento della storia dell'arte è forse la caratteristica
che meglio riesce a definirlo.
La strada dell'eccesso conduce al
palazzo della saggezza.
Coloro che reprimono il desiderio,
lo fanno perché il loro desiderio è abbastanza debole da essere
represso.
Pensa al mattino. Agisci nel
pomeriggio. Mangia alla sera. Dormi di notte.
Nessun uccello vola troppo in
alto, se vola con le proprie ali.
Una verità detta con cattiva
intenzione batte tutte le bugie che si possono inventare.
Quando le porte della percezione
si apriranno tutte le cose appariranno come realmente sono:
infinite.
È più facile perdonare un nemico
che un amico.
Generalizzare vuol dire essere
idioti.
L'uomo non ha un corpo separato
dall'anima. Quello che chiamiamo corpo è la parte dell'anima che si
distingue per i suoi cinque sensi.
Pensa al mattino. Agisci nel
pomeriggio. Mangia alla sera. Dormi di notte.
Tutto ciò che vive, non vive solo
né per sé stesso.
Lo stolto non vede lo stesso
albero che vede il saggio.
Nessun uccello vola troppo in
alto, se vola con le proprie ali.
È più facile perdonare un nemico
che un amico.
Ero arrabbiato con il mio amico:
io glielo dissi, e la rabbia finì. Ero arrabbiato con il nemico: non
ne parlai, e la rabbia crebbe.
L'arte è pura attività dello
spirito umano.
Se il Sole e la Luna dubitassero,
subito si spegnerebbero.
Edgar Allan Poe (Boston, 19
gennaio 1809 – Baltimora, 7 ottobre 1849) fu uno scrittore e poeta
statunitense, considerato tra le figure più importanti della
letteratura americana, inventore del racconto poliziesco (detective
story) e del giallo psicologico (psychological thriller), finisce
per diventare anche uno dei rappresentanti maggiori del romanzo
gotico svincolandosi però dalle ambientazioni, ma del quale eredita
il gusto del mistero, dell'orrido e dell'angosciante.
Sebbene la sua vita e le sue opere
siano posteriori rispetto al periodo del Romanzo gotico vero e
proprio, Poe ha finito per essere considerato uno dei rappresentanti
più importanti del genere. Del movimento neogotico, infatti, eredita
talune tematiche e suggestioni (il gusto per il mistero, l'orrido,
l'angosciante), svincolandosi però dalle ambientazioni tipiche del
gotico, e sviluppandone più gli aspetti psicologici, indagando fra
le ossessioni e gli incubi personali; pertanto può anche essere
considerato come un precursore del Decadentismo.
Scrittore di grande inventiva, ha
anticipato generi letterari quali il romanzo poliziesco (il suo
personaggio Dupin si può considerare l'antenato più diretto dello
Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle), e la fantascienza.
A volte, ahimè, la coscienza degli
uomini si carica di un fardello tanto orribile che riusciamo a
liberarcene solo nella tomba. Così l'essenza del crimine rimane
avvolta nel mistero.
Quelli che sognano di giorno sono
consapevoli di tante cose che sfuggono a quelli che sognano solo di
notte.
Non è veramente coraggioso colui
che teme di sembrare od essere, quando gli conviene, un vile.
L'ignoranza è una benedizione, ma
perché la benedizione sia completa l'ignoranza deve essere così
profonda da non sospettare neppure se stessa.
E se guarderai a lungo nell'abisso
anche l'abisso vorrà guardare in te.
È veramente da mettere in dubbio
che l'intelligenza umana possa creare un cifrario che poi l'ingegno
non riesca a decifrare con l'applicazione necessaria.
Mi hanno chiamato folle; ma non è
ancora chiaro se la follia sia o meno il grado più elevato
dell'intelletto, se la maggior parte di ciò che è glorioso, se tutto
ciò che è profondo non nasca da una malattia della mente, da stati
di esaltazione della mente a spese dell'intelletto in generale.
Sono giovane e sono poeta (se
l'amore per il Bello può rendere poeti) e desidero esserlo. Io sono
irrimediabilmente poeta.
Dichiarare la propria viltà può
essere un atto di coraggio.
Come regola generale, nessuno
scrittore dovrebbe far figurare il suo ritratto nelle sue opere.
Quando i lettori hanno gettato un'occhiata alla fisionomia
dell'autore, di rado riescono a mantenersi seri.
Tutto ciò che vediamo o sembriamo
non è altro che un sogno in un sogno.
La viola, la violetta, il vino.
I veri, i soli veri pensatori, gli
uomini di ardente immaginazione!
Terrore e suspense si addicono
alla brevità del racconto.
Oggi sono in catene e sono qui.
Domani sarò senza ceppi... ma dove?
Empi il bicchier ch'è vuoto, vuota
il bicchier ch'è pieno, non lo lasciar mai vuoto, non lo lasciar mai
pieno.
Non c'è in natura una passione più
diabolicamente impaziente di quella di colui che, tremando sull'orlo
di un precipizio, medita di gettarvisi.
È la verità! Sono nervoso, sono
stato e sono molto, molto, terribilmente nervoso; ma perché volete
dire che sono un pazzo? Il male ha affinato i miei sensi, non
distrutti, non annientati. Più di chiunque altro avevo avuto acuto
il senso dell'udito. Ho ascoltato tutte le voci del cielo e della
terra. Molte ne ho intese dall'inferno. Per questo sono pazzo?
Uditemi! e osservate con che precisione, con che calma io posso
narrarvi tutta la storia.
Viaggiare è come sognare: la
differenza è che non tutti, al risveglio, ricordano qualcosa, mentre
ognuno conserva calda la memoria della meta da cui è tornato.
Quando un pazzo sembra
perfettamente ragionevole è gran tempo, credetemi, di mettergli la
camicia di forza.
E così, nelle notti, al fianco io
giaccio / del mio amore, mio amore, mia vita e mia sposa, / nel suo
sepolcro là in riva al mare, / nella sua tomba in riva al risonante
mare.
Di un certo libro tedesco è stato
detto giustamente che er lässt sich nicht lesse: non si lascia
leggere. Ci sono segreti che non si lasciano svelare. Gli uomini
muoiono di notte nei loro letti, stringendo le mani di confessori
simili a spettri, guardandoli negli occhi e implorando pietà;
muoiono con la disperazione nel cuore, con la gola attanagliata
dalle convulsioni, per l'orrore dei misteri che non si lasciano
rivelare.
Non è possibile dirvi come in
principio l'idea entrò nel mio cervello; ma una volta concepita,
essa mi possedé giorno e notte. Non v'era né scopo né passione.
Era di moda, diversi anni fa,
farsi beffe dell'amore a prima vista come di una ridicola fantasia.
Ma le persone che pensano, e quelle che sentono profondamente, hanno
sempre affermato la sua esistenza.
Pablo Neruda è lo pseudonimo che
Neftalì Ricardo Reyes scelse in onore del poeta cecoslovacco Jan
Neruda (1834-1891)cantore della povera gente. Egli nacque a Parral
nel 1904, da famiglia modesta che trascorse l'infanzia scontrosa nel
piovoso, malinconico e selvaggio sud del Cile; frequentò le scuole
fino al liceo nella cittadina di Temuco e poi l'Università a
Santiago.
Dal 1926 al 43 girò il mondo come rappresentante diplomatico del suo
paese, nel'36-37 visse l'esperienza della guerra civile spagnola non
soltanto da spettatore interessato. L'incontro o meglio la scoperta
della Spagna fu per Pablo Neruda un fatto di estrema importanza.
Come scrisse su di lui Dario Puccini: "Uno di quei salti dialettici
grazie ai quali la storia esterna diviene storia personale, la vita
degli altri vita propria, il dolore del mondo sentimento radicato"
.Neruda, favorito dalle circostanze, mise un pur lieve scompiglio
nella letteratura spagnola facendosi paladino della "poesia impura"
opponendosi alla linea purista di Juan Ramon Ramirez. Allora la sua
influenza non fu preponderante ma si fece sentire più tardi e ancora
perdura in qualche modo presso le generazioni intermedie e recenti.
Dopo aver subito il fascino dell'incontro con la poesia spagnola, il
poeta cileno venne travolto nell'appassionata vicenda della guerra
civile: prese subito posizione a favore della Repubblica aggredita;
fu scosso dalla tremenda fucilazione di Lorca e con Cesar Vallejo,
un poeta peruviano, fondò il Gruppo ispano-americano d'aiuto alla
Spagna. La guerra civile determinò un mutamento profondo nell'animo,
nelle convinzioni, nella cultura, nella poesia del poeta. La sua fu
una vera e propria conversione al prossimo e la sua poesia divenne
quella dell'uomo con gli uomini cioè una poesia sociale e di lotta
politica, di adesione e di repulsione rispetto al prossimo, di
sostegno e di esacrazione, di speranza e di rabbia: d'azione"
E quando cessata la guerra
civile e sconfitte le armi repubblicane tanti spagnoli furono
costretti all'esilio o morirono fucilati o in carcere quel "legame
materno" con la Spagna si fece per Pablo drammatico e fu come una
goccia di sangue che rimase indelebile. Se uno dei sentimenti più
forti dell'anima moderna è quello di un continuo e cocente esilio di
una imprecisata perdita esistenziale, la Spagna è stata per Neruda
quella perdita, quell'esilio:Un vuoto angoscioso e accorato che si
ripercuote nel suo virile grido di poeta dal lontano '39 a oggi
Nel 1944 tornato in Cile s'iscrisse al partito comunista cileno e
venne eletto senatore.
Dal '48 al 52 fu perseguitato e costretto all'esilio per la sua
presa di posizione contro il neodittatore Gonzalez Videla; così
tornò a viaggiare per il mondo. Nel 1971 guadagna il premio nobel
per la letteratura, nel 1973 torna in Cile e in quello stesso anno
muore a Santiago subito dopo il colpo di Stato del generale
Pinochet.
Potranno tagliare tutti i fiori,
ma non fermeranno mai la primavera.
Non assomigli più a nessuna da
quando ti amo.
Perché tu mi oda le mie parole a
volte si assottigliano come le orme dei gabbiani sulle spiagge.
L'amore, quando la vita ci
incalza, è solo un'onda più alta fra le onde.
Toglimi il pane, se vuoi, toglimi
l'aria, ma non togliermi il tuo sorriso. Non togliermi la rosa, la
lancia che sgrani, l'acqua che d'improvviso scoppia nella tua gioia,
la repentina onda d'argento che ti nasce.
Il bambino che non gioca non è un
bambino, ma l'adulto che non gioca ha perso per sempre il bambino
che ha dentro di sé.
La poesia è un atto di pace. La
pace costituisce il poeta come la farina il pane.
Solo chi ama senza speranza
conosce il vero amore.
Amare è così breve, e dimenticare
così lungo.
Ridere è il linguaggio dell'anima.
Dura è la mia lotta e torno con
gli occhi stanchi, a volte, d'aver visto la terra che non cambia, ma
entrando il tuo sorriso sale al cielo cercandomi ed apre per me
tutte le porte della vita.
Il mondo è mutato, la mia poesia è
mutata. Una goccia di sangue caduta tra questi versi rimarrà viva su
di essi, indelebile come l'amore.
Soltanto l'ardente pazienza
porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
Sei la sete e ciò che deve
saziarla.
Bella, / come nella pietra fresca
/ della sorgente, l'acqua / apre un ampio lampo di schiuma, / così è
il sorriso del tuo volto, / bella.
Oggi lasciate che sia felice, io e
basta, con o senza tutti, essere felice con l'erba, e la sabbia,
essere felice con l'aria e la terra, essere felice con te, con la
tua bocca, essere felice.
Cuori spezzati, abbiate fede nei
vostri morti! Essi non soltanto sono radici sotto le pietre
macchiate di sangue, ma le loro bocche mordono ancora esplosivo e
vanno all'attacco come oceani di ferro e ancora i loro pugni levati
smentiscono la morte.
L'ebbrezza, e il desiderio, e il
lasciarsi andare, e questo era la mia vita, era questo che l'acqua
dei tuoi occhi portava.
Lasciami sciolte le mani e il
cuore, lasciami libero! Lascia che le mie dita corrano per i
sentieri del tuo corpo.
Essere vivo richiede uno sforzo di
gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
È l'antica amicizia, la gioia di
essere cane e di essere uomo, tramutata in un solo animale che
cammina muovendo sei zampe ed una coda intrisa di rugiada.
La parola è un'ala del silenzio.
Non conosco il gatto. So tutto
sulla sua vita ed i suoi misteri, ma non sono mai riuscito a
decifrare il gatto.
Non c'è immensità che valga quanto
abbiamo vissuto.
Ma quanto vive l'uomo? Vive mille
anni o uno solo? Vive una settimana o più secoli? Per quanto tempo
muore l'uomo? Che vuol dire per sempre?
Il poeta inglese Alexander Pope,
considerato uno dei maggiori del XVIII secolo, nasce a Londra il 22
maggio 1688. Figlio di un ricco mercante cattolico, il giovane Pope
studia privatamente in quanto gli vengono interdette le scuole
regolari a causa della sua appartenenza religiosa.
Soffre di tubercolosi ossea e l'eccesso di studio comprometterà
ancor più la sua salute.
Amico di Jonathan Swift,
John Gay e Arbuthnot, Alexander Pope entra a far parte del circolo
di letterati aderisce all'"Arte poetica" di Boileau. Frequenta
quindi la società elegante londinese. Sua fiamma segreta sarà per
anni la brillante lady Wortley Montagu.
Elegante prova giovanile in "heroic
couplets" sono le "Pastorali" (Pastorals, 1709). Contemporaneo il
poemetto "La foresta di Windsor" (Windsor forest, 1713). Poema
didattico è il "Saggio sulla critica" (Essay on critism, 1711) in
cui codifica le regole letterarie di cui dà esempio con "Il
rapimento del ricciolo" (The rape of the lock, 1712). Ne "Il
rapimento del ricciolo" condensa con abilità i precetti estetici
nelle volute allessandrine dell'arte rococò, dando una elegante
rappresentazione satirica, fatta di sorridente indulgenza, di un
mondo effimero e galante. Del 1717 è la pubblicazione delle "Poesie"
(Poems). Oltre all'"Iliade" (1715-1720), coordina la traduzione
dell'"Odissea" (1725-1726), fatica in gran parte di collaboratori
stipendiati. In via anonima pubblica il poema eroicomico "La
zuccheide" (The dunciad, 1728), straripante di arguta e ingegnosa
satira. Pope scrive inoltre i quattro "Saggi morali" (Moral essays,
1731- 1735) e il "Saggio sull'uomo" (Essay on man, 1733-1734).
Pope viene indicato come figura poetica dominante, portavoce e
critico attento dell'epoca augustea, le cui linee erano date dalla
prevalenza dell'intelletto sulla fantasia e l'enunciazione di canoni
di giudizio morale ed estetico come unici validi. I toni dei suoi
discorsi sanno variare dall'ironia alla solennità burlesca,
dall'umorismo tenero alla impalpabile malinconia. La stessa maestria
verbale si può ritrovare nella traduzione di "Homeros", improntata a
grandiosità lirica.
Dal 1718 si rende economicamente indipendente da mecenati e librai,
tanto da stabilirsi in una splendida villa a Twickenham, nel
Middlesex, luogo dove tra visite di amici e ammiratori continuerà
l'attività di studioso. Alexander Pope muore il 30 maggio 1744;
sarebbe apparso ai romantici come l'antitesi del vero poeta: William
Wordsworth, in reazione alla sua dizione poetica, darà inizio alla
riforma romantica del linguaggio poetico.
I pazzi ammirano, i savi
approvano.
In cielo l'amar troppo è un
crimine?
L'ordine è la prima legge del
Cielo.
Un uomo onesto è l'opera più
nobile di Dio.
Chi è impegnato in una
controversia si preoccupa della verità quanto il cacciatore si
preoccupa della lepre.
L'autentica sapienza risiede
principalmente nel sapere insegnare agli altri avendo l'aria di non
insegnare affatto, proponendo anche le cose che gli altri non sanno
come se le avessero soltanto dimenticate, proponendole dunque nel
linguaggio che sanno, trasparente e piano.
(Elena di Troia) Si muove come una
dea, e sembra una regina.
I pazzi osano dove gli angeli
temono d'andare.
Errare è umano, perdonare è
divino.
Possiamo diventare i padroni del
nostro destino quando avremo finito di atteggiarci a suoi profeti.
O pace, quante guerre sono state
mosse in tuo nome.
La bellezza colpisce l'occhio, ma
il merito conquista il cuore.
Molti uomini sono stati capaci di
fare una cosa saggia, molti di più di farne una furba, ma pochissimi
sono stati capaci di farne una generosa.
Nel migliore dei casi la
donna è una contraddizione.
Il peggior pazzo è un santo
diventato pazzo.
In tutta la mia vita non ho mai
conosciuto un uomo che non fosse capace di sopportare le disgrazie
di un altro da perfetto cristiano.
Il volgo bolle le uova ma
gli eruditi le fanno arrosto.
Chi dovrà decidere, se dei dottori
sono in disaccordo?
Fai del bene di nascosto e
arrossisci a vederlo divulgato.
L'orgoglio, l'immancabile vizio
degli stupidi.
Chi cerca di impressionare la
gente volgare con il fine ragionamento è simile a chi cerca di
spaccar pietre con un rasoio.
Una scusa è peggiore e più
terribile di una menzogna, perché la scusa è una bugia guardinga.
Non c'è creatura che soffra
meno di uno sciocco.
Un partito è la pazzia dei molti
per il beneficio di pochi.
"Benedetto l'uomo che non si
aspetta nulla, perché non resterà mai deluso".
Il mare unisce i paesi che separa.
Ad ogni parola muore una
reputazione.
Ama chi offende ma detesta
l'offesa.
Un uomo nell'ingegno, nella
semplicità, un bambino.
La Natura e le sue leggi erano
nascoste nella notte; Dio disse "Newton sia!" e tutto fu luce.
Il caffè, che rende il politico
saggio / E guarda a ogni cosa con gli occhi mezzi chiusi.
Non ammirare, è la sola arte che
conosco
Che rende felici gli uomini, e li mantiene tali.
È l'istruzione che forma la mente
comune,
Come si piega il ramo, così s'inclina l'albero.
Tutto sembra infetto a chi è
infetto,
Come tutto appare giallo all'occhio dell'ittero.
I giudici affamati firmano la
sentenza, / E dei disgraziati vengono impiccati perché i giurati
vadano a mangiare.
Ignorante, non conosceva l'arte
sottile dello studioso, / E nessun linguaggio, tranne quello del
cuore.
Alcuni lodano la mattina ciò che
alla sera criticano; / Ma pensano sempre che l'ultima opinione è
quella giusta.
Il vero motto d'ingegno è la
natura abbigliata a suo vantaggio, / Quel che si era spesso pensato
ma mai espresso così bene.
La passione dominante, quale che
sia, / La passione dominante governa sempre la ragione.
La speranza sgorga eterna nel
petto umano;
L'uomo non è mai adesso, ma sempre in un futuro,
benedetto.
Non essere il primo a provar le
cose nuove
Né l'ultimo ad abbandonar le vecchie.
Mi chiedi che provocazione ho
avuto?
La forte antipatia del bene per il male.
Ti batti la zucca, e t'illudi che
arriverà l'ingegno:
Ma batti finché vuoi, non c'è nessuno in casa.
Le parole son come le foglie; e
dove più abbondano, / Raramente sotto si trovano molti frutti del
senso.
Chiunque creda di vedere cosa
senza difetti,
Pensa quello che non è mai stato, né esiste, né mai
sarà.
E' per il nostro senno come per i
nostri orologi, nessuno / Funziona come un altro, eppure ognuno
crede al suo.
Josè Ortega y Gasset nasce a Madrid il 9 maggio 1883. Il padre era
direttore de "El Imparcial", giornale di orientamento liberale.
Studia dai gesuiti e in seguito all'Istituto di Studi Superiori di
Deusto (Bilbao). A Madrid torna per proseguire gli studi
universitari e si laurea in filosofia nel 1904, con una tesi su "Los
terrores del ano mil" ("I terrori dell'anno mille"). L'anno
precedente, intanto, aveva conosciuto il filosofo spagnolo Unamuno.
L'anno successivo alla laurea, si trasferisce in Germania: si
iscrive all'Università di Lipsia, poi di Berlino e, successivamente,
a Marburgo, fu discepolo dei neokantiani Hermann Cohen e Paul Natorp.
Nel 1907 torna nella sua città natale per insegnare presso la Scuola
Superiore del Magistero e si sposa con Rosa Spottorno. Il 1910 è
l'anno della sua nomina di professore di metafisica all'Università
Complutense di Madrid e tra gli studenti ascoltava le sue lezioni
Maria Zambrano, che comparirà ben presto nel panorama filosofico ed
intellettuale.
Da questi anni inizia la
sua intensa attività intellettuale divisa tra le sue aule e il
periodico del padre, fino a quando, nel 1923, lo stesso anno del
colpo di stato con cui prese il potere il dittatore Primo de Rivera,
fonda la "Revista de Occidente". Fu proprio a causa della sua
avversione ai tentativi di politicizzazione della vita
universitaria, che Ortega rinunciò alla cattedra per protesta: era
il 1929. Allo scoppio della guerra civile del 1936, Ortega va, come
molti altri, in esilio: dapprima a Parigi e nei Paesi Bassi e in
seguito, constatando che la guerra civile non si avviava ad una
rapida soluzione, in Argentina e quindi in Portogallo. Ma nel 1945,
dopo varie negoziazioni e con la costernazione di amici e discepoli,
fa ritorno a Madrid, grazie al permesso del governo franchista e
riottiene la cattedra. Nel 1948, fonda con il suo allievo Julian
Marias, l'Istituto de Humanidades in cui esercita la docenza. Muore
a Madrid il 17 ottobre 1955.
Autore prolifico, a
cavallo tra il pragmatismo e l'esistenzialismo, la maggior parte
della sua opera consiste in saggi e articoli sui periodici, che
Ortega considerava come mezzi adeguati per la creazione di un clima
intellettuale collettivo e per introdurre il pensiero europeo in
Spagna. Tra le sue opere: "Meditazioni sul Chisciotte" (1914),
"Spagna invertebrata" (1921), "Il tema del nostro tempo" (1923), "La
disumanizzazione dell'arte" (1925), "Cos'è la filosofia?" (1929). Di
risonanza internazionale "La ribellione delle masse" , del 1930 e i
saggi: "Intorno a Galileo" (1933), "Storia come sistema" (1936) e
"Idee e credenze" (1940). Del 1940 è anche "Sulla ragione storica" e
del 1949 "Meditazioni d'Europa" e "L'uomo e la gente".
Opere
* 1914: Meditaciones del
Quijote
* 1914: Vieja y nueva política
* 1916: El Espectador I
* 1917: El Espectador II
* 1921: El Espectador III
* 1922: España invertebrada. Bosquejo de algunos pensamientos
históricos
* 1923: El tema de nuestro tiempo. El ocaso de las revoluciones. El
sentido histórico de la teoría de Einstein
* 1924: Las Atlántidas
* 1925: La deshumanización del arte e ideas sobre la novela
* 1925: El Espectador IV
* 1927: El Espectador V
* 1926: El Espectador VI
* 1927: Espíritu de la letra
* 1927: Tríptico I. Mirabeau o el político
* 1928: Notas
* 1929: El Espectador VII
* 1929: Kant (1724-1924): Reflexiones de centenario
* 1930: Misión de la universidad
* 1930: La rebelión de las masas
* 1931: Rectificación de la República
* 1931: La redención de las provincias y la decencia nacional
* 1933: Goethe desde dentro
* 1934: El Espectador VIII
* 1939: Ensimismamiento y alteración. Meditación de la técnica
* 1940: El libro de las misiones
* 1940: Ideas y creencias
* 1940: Estudio sobre el amor
* 1941: Mocedades
* 1941: Historia como sistema y Del Imperio romano
* 1942: Teoría de Andalucía y otros ensayos
* 1942: Esquema de las crisis
* 1945: Dos prólogos. A un tratato de montería. A una historía de la
filosofía
* 1950: Papeles sobre Velázquez y Goya
* 1955: Velázquez
Io sono io e la mia circostanza, e
se non la salvo non salvo neanche me stesso.
La metafora è forse una delle più
fertili potenzialità dell’uomo. La sua efficacia rasenta la magia e
sembra uno strumento che Dio ha dimenticato dentro l’uomo quando lo
ha creato.
Col complicarsi dei problemi, si
vanno perfezionando anche i mezzi per risolverli.
Se invece di prendere sul serio
l'arte, la prendessimo per quel che è, come intrattenimento, un
gioco, una diversione, l'opera artistica guadagnerebbe così tutta la
sua ammaliante riverberazione.
La bellezza che seduce coincide
poche volte con la bellezza che fa innamorare.
La condizione dell'uomo è, in
verità, stupefacente. Non gli viene data né gli è imposta la forma
della sua vita come viene imposta all'astro e all'albero la forma
del loro essere. L'uomo deve scegliersi in ogni istante la sua. È,
per forza, libero.
Essere un artista vuol dire
smettere di prendere seriamente quella serissima persona che siamo
quando non siamo artisti.
Le nazioni sono formate e tenute
vive dal fatto che hanno uno scopo da realizzare per il domani.
La cultura non è vita nella sua
interezza, ma soltanto il momento della sua sicurezza, forza, e
chiarezza.
Non si vive per pensare, ma, al
contrario, pensiamo al modo in cui riuscire a vivere.
La biografia è un sistema nel
quale le contraddizioni della vita umana trovano la loro unità.
Per le persone secondo le quali le
piccole cose non esistono, le grandi non sono tali.
Rivoluzione non è solo una rivolta
contro un ordine preesistente, ma il costituire di un nuovo ordine
in contraddizione con quello tradizionale.
Molti uomini, come i bambini,
vogliono una cosa ma non le sue conseguenze.
Il poeta comincia dove finisce
l'uomo. Il destino dell'uomo è di vivere la sua vita umana, quello
del poeta d'inventare ciò che non è esistente.
Il persistere dello stato di
sorpresa può trasformarsi in stupidità.
Riflettere è considerevolmente
laborioso; ecco perché molta gente preferisce giudicare.
L'ordine non è una pressione
imposta alla società dal di fuori, ma un equilibrio instaurato dal
di dentro.
Lo sforzo è sforzo solo quando
comincia a far male.
La civiltà non è altro che il
tentativo di costringere la forza ad essere l'ultima ratio.
Ralph Waldo Emerson (Boston, 25
maggio 1803 – Concord, 27 aprile 1882) è stato uno scrittore,
saggista e filosofo statunitense. È stato anche un noto poeta. Oggi
il critico letterario Harold Bloom lo considera "la figura centrale
nella cultura americana", e il filosofo di Harvard Stanley Cavell lo
ritiene uno dei filosofi americani più sottovalutati in assoluto.
Emerson è stato tra i primi a
proporre un'etica individuale basata sulla fiducia in se stessi e
sulla discussione dei valori tradizionali, e uno dei pochi ad averlo
fatto mantenendo il rispetto per la vita e l'esistenza,
contrariamente, ad esempio, ad alcuni pensatori del nichilismo
europeo. Nell'etica di Emerson si trova una singolare combinazione
di relativismo (che lo avvicina a Montaigne) e perfezionismo (che lo
avvicina alla tradizione stoica e alle radici puritane della cultura
americana). Non a caso fu definito dai suoi contemporanei
"Plotino-Montaigne". L'asse portante del suo pensiero fu la
definizione di "Superanima", descritta come una forza superiore che
vigila e interviene sulla realtà, sul genio degli uomini, sulla
filosofia e sulla poesia, come una porta d'accesso alla verità,
costituente la base della comunicazione tra gli uomini. La libertà
degli uomini non è più, secondo Emerson, sfuggire o ribellarsi alla
necessità e al senso del mondo, ma comprenderlo e accettarlo.
Emerson spesso componeva versi
eccellenti e comunque sempre degni. Egli, pur scrivendo un numero
sterminato di testi per conferenze e di saggi intorno ai problemi
dell'universo e dell'essere, non creò un proprio sistema filosofico
e anche se dalla sua casa di Concord pontificava in un modo che poté
essere scambiato per una specie di guida al trascendentalismo, non
fu il capo dichiarato dei trascendentalisti e nemmeno approvò tutti
i loro atteggiamenti. Guardava con grande simpatia all'attivismo
politico, abolizionistico, ai boicottaggi, alle "comuni" e agli
esperimenti sociali (o antisociali come quelli di Thoreau) messe su
dai suoi concittadini e amici. Ma cercava sempre anche di tenersi a
distanza da questi, di non lasciarsi coinvolgere troppo.
La grandezza di Emerson sta nella
vastità degli argomenti trattati e dello spirito pionieristico con
cui se ne è occupato. Emerson, pur avendo lasciato tanta traccia di
sé nel mondo delle lettere e del pensiero, tanto da diventare un
punto di riferimento di qualsiasi discussione sull'evoluzione
culturale dell'America, appare una figura dai tanti contorni non ben
definiti, ancora inclassificabile. In questo senso, presenta molti
degli stessi problemi interpretativi di Nietzsche.
Ogni uomo è un'impossibilità, fino a
quando nasce
Ogni
grande e importante momento negli annali del mondo è sempre il
trionfo di un entusiasmo.
Per la mente ottusa tutta la natura è
grigia. Per la mente illuminata il mondo intero arde e scintilla di
luce.
Gli
anni insegnano cose che i giorni non conoscono.
Quando si pattina su ghiaccio
sottile, la salvezza sta nella velocità.
Subito dopo il creatore di una buona
frase viene, in ordine di merito, il primo che la cita.
La conversazione è un'arte in cui
tutta l'umanità è nostra rivale.
A rigore, non esiste la storia. Solo
la biografia.
Il pensiero è il fiore, il linguaggio
il boccio, l'azione il frutto.
Il mondo appartiene agli energici.
I grandi geni hanno le biografie più
brevi.
L'erbaccia è una pianta di cui non
sono state ancora scoperte le virtù.
Per necessità, per naturale
propensione, per il piacere di farlo, tutti noi citiamo.
Se giriamo il mondo in cerca di ciò
che è bello, troveremo che lo portiamo già in noi oppure non lo
troveremo.
Il talento da solo non può fare lo
scrittore. Ci deve essere un uomo dietro al libro.
Il denaro alle volte costa troppo.
Attacca il tuo carro ad una stella.
Il buon senso è raro quanto il genio.
E' una delle più belle compensazioni
della vita, che nessuno possa sinceramente cercare di aiutare un
altra persona senza aiutare se stesso.
Il miglior partner per qualsiasi
donna è un archeologo: più lei invecchia più lui la trova
interessante.
E' una regola delle buone maniere
quella di evitare le esagerazioni.
Gli uomini sopra i quarant'anni non
sono adatti a giudicare un libro scritto in uno spirito nuovo.
Ecco un consiglio che una volta
sentii dare a un giovane: "Fai sempre quello che hai paura di fare".
Il primo uomo fu un agricoltore, e
ogni nobiltà storica riposa sull'agricoltura.
La ricompensa per una cosa ben fatta
è di averla fatta.
La razza umana finirà per eccesso di
civiltà.
Le tue azioni parlano così forte che
non riesco a sentire quello che dici.
L'arte è un'amante gelosa.
L'amico è la persona davanti alla
quale posso pensare ad alta voce.
L'abnegazione è il vero miracolo da
cui derivano tutti i cosiddetti miracoli.
In ogni società alcuni uomini sono
nati per governare e alcuni per consigliare.
L'antenato di ogni azione è un
pensiero.
La vita non è troppo breve per esser
cortesi.
L'unico modo per avere un amico è
essere un amico.
Tutto è un enigma e la chiave di un
enigma è un altro enigma.
Metà del senno d'un uomo se ne va col
suo coraggio.
Rispetta il bambino. Non essere
troppo il suo genitore. Non invadere la sua solitudine.
Tutti amano chi ama.
Niente di grande è stato mai
raggiunto senza l'entusiasmo.
Non farmi mai cadere nell'errore
volgare d'immaginarmi di essere perseguitato quando sono
contraddetto.
Noblesse oblige: ossia, migliori
opportunità obbligano a maggior generosità.
Quando scoprirò chi sono, sarò
libero.
Nell'analizzare la storia evita di
essere profondo perché spesso le cause sono proprio superficiali.
Per imparare le lezioni importanti
nella vita ogni giorno bisogna superare una paura.
Victor Marie Hugo
(Besançon, 26 febbraio 1802 - Parigi, 22 maggio 1885) è stato un
drammaturgo, un poeta ed un romanziere francese di notevole
produzione: viene considerato il padre del romanticismo.
Seppe tenersi lontano dai modelli
malinconici e solitari che caratterizzavano i poeti del tempo,
sapendo accettare le vicissitudini non sempre felici della sua vita
per farne esperienza esistenziale e cogliere i valori e le sfumature
dell'animo umano.
I suoi scritti riuscirono a ricoprire
tutti i generi letterari, dalla lirica, alla tragedia, al costume,
alla satira politica, al romanzo storico e sociale, suscitando
consensi in tutta Europa.
Durante la sua gioventù seguì il
padre Léopold - Sigisbert Hugo, militare dell'esercito di Giuseppe
Bonaparte, che usava portare con sé nei suoi spostamenti, la moglie
Sofia Trébucher, e i figli Victor, Abel e Eugene. Il padre ebbe
anche una parte decisiva per la cattura di Fra Diavolo in Italia e
per questo fu nominato Governatore di Avellino; inoltre si distinse
anche in Spagna, dove Giuseppe Bonaparte gli conferì il grado di
generale.
Nel periodo dal 1915 al 1918 Victor
frequentò per un certo periodo, appunto per volere il padre, il
Politecnico di Parigi, ma ben presto lasciò gli studi tecnici per
dedicarsi alla letteratura. Scrisse "Odi", e queste furono le sue
prime composizioni letterarie. Insieme al fratello Abel fondò il
foglio "Il Conservatore Letterario" (1819); scrisse poi "Odi e
poesie diverse" (1822) e molti altri scritti fino a "Odi e ballate",
che gli valse una rendita di 1.000 franchi da parte di re Luigi
XVIII.
Nel 1923 sposò Adele Foucher una sua
amica d'infanzia; le nozze furono celebrate nella chiesa di
Saint-Sulpice (la stessa chiesa dove furono battezzati il Marchese
François de Sade e Baudelaire). Nello stesso periodo iniziò a
frequentare i circoli romantici parigini tra cui quello di Jacques
Nodier. Dal matrimonio con la Foucher nacquero quattro figli:
Leopoldine, Charles, François-Victor e Adèle.
La scoperta, dopo qualche anno, del
tradimento della moglie con l'amico di famiglia Sainte-Beauve, lo
porterà a condurre una vita di libertinaggio; sua amante per circa
cinquant'anni fu Juliette Drouet, un'attrice teatrale conosciuta
durante le prove della Lucrezia Borgia (1833). La Drouet gli fu
sempre vicina nonostante le molteplici infedeltà di Victor.
Nel 1827 scrive il dramma storico per
il teatro Cromwell, quello che fu considerato il manifesto delle
nuove teorie romantiche, mentre nel 1830 fu rappresentato l'Hernani
alla Comedie Française; la rappresentazione venne però interrotta da
scontri tra i sostenitori di Hugo e alcuni facinorosi. Il lavoro
comunque gli valse il riconoscimento indiscusso a capo della nuova
scuola romantica. Lo stesso Hernani venne poi trasposto in musica e
rappresentato anche da Giuseppe Verdi (Ernani, 1844). Nel 1841, Hugo
era intanto entrato a far parte dell'Academie Française.
Nel 1843 muoiono per annegamento sua
figlia Leopoldine e il genero; Victor apprese la notizia di ritorno
da una vacanza leggendola sul giornale "Siecle". La tragedia, unita
all'insuccesso del suo lavoro teatrale I Burgravi nel 1845, gli
causa una grave depressione che lo terrà lontano dal mondo
letterario per dieci anni. Nello stesso anno viene nominato Pari di
Francia dal re Luigi Filippo d'Orleans.
Nel 1848 Hugo fa parte come deputato
dell'Assemblea Costituente, ma il colpo di stato del 1851 porta al
potere Napoleone III. Dapprima Hugo lo appoggia, ma poi - quando lo
stesso iniziò a comportarsi in modo antiliberale - ne prende le
distanze e lo attacca con scritti e discorsi contro la miseria e le
repressioni che diventavano nel frattempo sempre più intolleranti.
Questi contrasti indussero Hugo a
fuggire sull'isola di Guernsey, sulla Manica, costringendolo così ad
un esilio che durerà quindici anni. Hugo, però, durante tale esilio
non cessò mai di venire considerato dai francesi come il padre della
Patria in esilio.
Si chiudeva così per lui un periodo
felice, anche se contrastato, e se ne apriva un altro in cui
prendeva forma la sua mitica figura poetica che doveva poi essere
consegnata alla tradizione storica letteraria. Scrisse, esprimendo i
suoi sentimenti più personali, la satira Napoleone il piccolo (1852)
e i versi Castigo (1853) che evidenziarono in modo marcatamente
polemico le azioni di Napoleone III.
Di ispirazione umanitaria furono
invece Le contemplazioni (1856) e con La leggenda dei secoli Hugo
ripercorse la storia dell'umanità dalla Genesi al XIX secolo, opera
che venne pubblicata in tre parti: la prima nel 1859, la seconda nel
1877 e la terza nel 1883.
Scrisse anche nello stesso periodo le
sue opere più conosciute che accrebbero la sua fama in tutta Europa
come I miserabili (1862), I lavoratori del mare (1866) e L'uomo che
ride (1869).
Non gli furono risparmiati dolori
durante gli anni dell'esilio: nel 1855 muore suo fratello Abel, nel
1863 sua figlia Adele impazzisce e scappa in Canada, nel 1868 muore
anche sua moglie e alcuni nipoti, ma in tutte queste disgrazie avrà
sempre accanto la fedele Juliette.
Il suo rientro in patria avviene il 5
settembre 1870, dopo la sconfitta di Napoleone III. Accolto da una
folla acclamante ed entusiastica venuta a salutare il suo rientro a
Parigi, la sua casa divenne nuovamente luogo di incontro tra
letterati e lui riacquistò la serenità riprendendo la produzione
letteraria con Il novantatré (1874); scrisse altre poesie, alcune
riguardanti la sua vita familiare come I miei figli (1874) e altre
satirico - politiche come Il Papa (1878). Ritornò a far parte del
Senato nel 1876.
Nel 1878 venne colpito da una
congestione cerebrale ma questo non gli impedì - nonostante la
malattia lo avesse costretto a ridurre la sua attività – a portare a
termine (1882) Torquemada, un'opera sul fanatismo dell'inquisizione
che aveva iniziato diverso tempo prima.
Il suo ottantesimo compleanno fu
festeggiato da una folla festante che depositava fiori davanti alla
sua casa; di lì a qualche mese sarebbe nuovamente stato colpito da
un lutto, con la morte della sua fedele Juliette. Hugo rimase a
piangerla da solo fino al 22 maggio 1885, cioè fino alla morte
avvenuta nella sua casa di Parigi . La sua salma venne esposta per
una notte sotto l'Arco di Trionfo e vegliata da dodici poeti. Alle
sue esequie presero parte moltissime persone venute da ogni parte
della Francia.
Non c’è niente come un sogno per
creare il futuro. Oggi utopia domani realtà.
Amare è essere due in uno: un uomo e
una donna fusi come angeli in cielo.
Amare è la metà di credere.
Non ci sono né cattive erbe né uomini
cattivi. Ci sono solo cattivi coltivatori.
Amare è essere due in uno: un uomo e
una donna fusi come angeli in cielo.
C'è una cosa più forte di tutti gli
eserciti del mondo, e questa è un'idea il cui momento è ormai
giunto.
Dalla conchiglia si può capire il
mollusco, dalla casa l'inquilino.
La libertà comincia dall'ironia.
La suprema felicità della vita è
essere amati per quello che si è o, meglio, di essere amati a
dispetto di quello che si è.
I diplomatici tradiscono tutto tranne
le proprie emozioni.
I veri grandi scrittori sono quelli
il cui pensiero occupa tutti gli angoli e le pieghe del loro stile.
Il riso è il sole che scaccia
l'inverno dal volto umano.
Cos´è un tuo bacio? Un lambire di
fiamma.
Dio è l'invisibile evidente.
Dio si è fatto uomo. Il diavolo si è
fatto donna.
É una cosa ben schifosa, il successo.
La sua falsa somiglianza con il merito inganna gli uomini.
Il matrimonio è un innesto: o
attecchisce o no.
Inferno cristiano: fuoco. Inferno
pagano: fuoco. Inferno maomettano: fuoco. Inferno indù: fiamme. A
credere alle religioni, Dio è un rosticciere.
L’indigestione è voluta da Dio per
migliorare la moralità dello stomaco.
La pigrizia è madre. Ha un figlio, il
furto, e una figlia, la fame.
La più grande gioia della vita è la
convinzione di essere amati.
La vita è il fiore per il quale
l'amore è il miele.
L'amore vero si dispera o va in
estasi per un guanto perduto o per un fazzoletto trovato, e ha
bisogno dell'eternità per la sua devozione e le sue speranze. Si
compone insieme dell'infinitamente grande e dell'infinitamente
piccolo.
L'anima è piena di stelle cadenti.
Nel destino di ogni uomo può esserci
una fine del mondo fatta solo per lui. Si chiama disperazione.
Nessuno sa mantenere un segreto
meglio di un bambino.
Non imitate nulla né nessuno. Un
leone che imita un leone sembra una scimmia.
Se Dio non avesse fatto la donna, non
avrebbe fatto neppure il fiore.
Si può resistere all'invasione degli
eserciti, ma non a quella delle idee.
Un complimento è come un bacio dato
attraverso un velo.
Un uomo non è un pigro, se è assorto
nei propri pensieri; esistono un lavoro visibile ed uno invisibile.
Un uomo si giudicherebbe con ben
maggiore sicurezza da quel che sogna che da quel che pensa.
I diplomatici tradiscono tutto tranne
le proprie emozioni.
I veri grandi scrittori sono quelli
il cui pensiero occupa tutti gli angoli e le pieghe del loro stile.
Il riso è il sole che scaccia
l'inverno dal volto umano.
Se fosse dato ai nostri occhi terreni
di vedere nella coscienza altrui, si giudicherebbe molto più
sicuramente un uomo da quel che sogna, che da quel che pensa.
Ecco il mio motto: progresso
costante. Se Dio avesse voluto che l’uomo indietreggiasse, gli
avrebbe messo un occhio dietro la testa. Noi guardiamo sempre dalla
parte dell’apos; aurora, del bocciolo, della nascita.
Alla zampa di ogni uccello che vola è
legato il filo dell’ apos; infinito.
Siete voi il mio demonio o il mio
angelo? Non lo so, ma io sono vostra schiava!
Il Settecento è Voltaire.
Alla gente non manca la forza, ma la
volontà.
La disperazione è un contabile. Vuol
far tornare i conti. Niente le sfugge. Addiziona tutto. Non molla
neppure i centesimi. Rimprovera a Dio i fulmini e i colpi di spillo.
Vuole sapere come regolarsi con il destino. Ragiona, pesa e calcola.
I selvaggi hanno dei vizi. È per
mezzo di questi che li conquista più tardi la civiltà.
Il bambino ha il dono di accettare
molto rapidamente la scomparsa di una sensazione. Gli sono
risparmiati quei contorni remoti e sfuggenti che costituiscono la
vastità del dolore.
Honoré de Balzac (1799-1850),
romanziere francese, fra i massimi esponenti della corrente
letteraria del realismo.
Nacque a Tours, il 20 maggio 1799; nell'atto di nascita fu
registrato senza il de nobiliare, di cui, peraltro, la sua famiglia
comincerà poi abusivamente a fregiarsi.
Il padre, Bernard-François Balssa, cognome poi trasformato in
Balzac, e la madre Anne-Charlotte-Laure Sallambier, si sposarono a
Parigi. Lei aveva diciannove anni, lui cinquantuno.
Dal matrimonio, dopo la morte di un fratello vissuto appena un mese,
nacquero Honoré (1799), Laure-Sophie (1800), Laurence (1802), Henry
François (1807). Quest'ultimo però non era figlio di
Bernard-François: infatti Laure non aveva resistito al fascino
nobiliare di un giovane, parente del castellano di Saché. Il marito
non si rammaricò più di tanto, dimostrandosi paziente uomo di mondo.
Honoré non ebbe un'infanzia felice:
dopoappena quattro mesi dalla nascita e fino ai quattordici anni,
trascorse la sua vita lontano dalla famiglia. Prima venne messo a
balia, poi a mezza pensione nel collegio Le Gay a Tours, infine, nel
1813, venne mandato nel collegio degli oratoriali di Vendôme. In
quel luogo, la disciplina molto rigida, e lo studio forsennato, gli
provocarono una grave prostrazione psichica. Fu costretto ad un anno
di riposo.
Finiti gli studi secondari nel 1816, Balzac si trasferì a Parigi,
dove si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza. Allo studio
affiancò il lavoro, dapprima presso l'avvocato Jean-Baptiste
Guyonnet-Merville, poi, nel 1818, fu ammesso nello studio del notaio
Passez. All'università della Sorbonne, si appassionò ai corsi di
filosofia tenuti da Victor Cousin, e volle cimentarsi nella
creazione di un trattato filosofico sulla " Immortalità dell'anima",
che ebbe scarso rilievo.
Nel 1819 conseguì la laurea in giurisprudenza, ma rifiutò la
carriera legale.
In quello stesso anno, sempre a Parigi, si trasferì in una mansarda
a Rue Lesdiguières, decidendo di seguire la vocazione di scrittore.
Tuttavia, la sua prima opera teatrale, "Cromwell", una tragedia in
cinque atti, non ottenne critiche favorevoli. Balzac tuttavia non si
scoraggiò, ritenendo l'opera teatrale un genere letterario non
congeniale ai propri mezzi: l'abbandonò quindi per dedicarsi alla
prosa. Fra il 1823 e il 1925 scrisse i suoi primi romanzi,
pubblicati con pseudonimi diversi, ma anch'essi non suscitarono
grande entusiasmo. Nel frattempo, per garantirsi i necessari mezzi
di sostentamento, intraprese diverse attività commerciali.
Ciò che forma le qualità del marito
che si ama, forma spesso i difetti del marito che non si ama.
Credete a tutto ciò che sentite sul
conto del mondo, nulla è troppo brutto per essere impossibile.
Da quando le società esistono, un
governo, per forza di cose, è sempre stato un contratto
d'assicurazione concluso fra i ricchi contro i poveri.
Dalla mollezza di una spugna bagnata
fino alla durezza di una pietra pomice, ci sono infinite sfumature.
Ecco l'uomo.
Diplomazia è la scienza di coloro che
non ne hanno alcuna e sono profondi per la loro vuotaggine.
Gli incompresi si dividono in due
categorie: le donne e gli scrittori.
I delitti sono proporzionali alla
purezza della coscienza, e quello che per certi cuori è appena un
errore, per alcune anime assume le proporzioni di un delitto.
Il matrimonio è un combattimento ad
oltranza, prima del quale gli sposi domandano al cielo la sua
benedizione.
Il cuore di una madre è un abisso in
fondo al quale si trova sempre un perdono.
L´amore è la poesia dei sensi.
L’arte è natura concentrata.
La burocrazia è un meccanismo gigante
mosso da pigmei.
La coscienza è uno di quei bastoni
che ciascuno brandisce per picchiare il suo vicino e del quale non
si serve mai per se stesso.
La critica è una spazzola che non si
può usare sulle stoffe leggere, dove porterebbe via tutto.
La felicità è la poesia della donna.
La felicità materiale riposa sempre
sulle cifre.
La gloria è un veleno che bisogna
prendere a piccole dosi.
La gloria, pessima merce, si paga
cara e non si conserva.
La potenza non consiste nel colpire
forte o spesso, ma nel colpire giusto.
La tanto bramata fama è quasi sempre
una prostituta incoronata.
L'amore che economizza non è mai vero
amore.
L'amore è la poesia dei sensi.
L'amore prova orrore per tutto ciò
che non è amore.
L'avarizia comincia dove finisce la
povertà.
Le donne, quando non amano, hanno
tutto il sangue freddo di un vecchio avvocato.
Le leggi sono ragnatele che le mosche
grosse sfondano, mentre le piccole ci restano impigliate.
Le zie, le madri e le sorelle hanno
una giurisprudenza particolare per i loro nipoti, i loro figli e i
loro fratelli.
L'odio senza desiderio di vendetta è
un seme caduto sul granito.
Nella vita abbondano i maschi, ma
scarseggiano gli uomini.
Nessuna donna viene abbandonata senza
ragione. È un assioma scritto in fondo al cuore di ogni donna; di
qui il furore di quelle abbandonate.
Nessuno osa dire addio ad
un'abitudine. Molti suicidi si non fermati sulla soglia della morte
per il ricordo del caffè dove vanno tutte le sere a fare la loro
partita a domino.
Per un marito non c'è goffaggine
maggiore di quella di parlare della propria moglie, se è virtuosa,
alla propria amante, a parte quella di parlare della propria amante,
se è bella, alla moglie.
Quello che rende indissolubili le
amicizie e ne raddoppia l'incanto è un sentimento che manca
all'amore: la sicurezza.
Ricchi si diventa, eleganti si nasce.
Se tutto deve avere uno scopo, vi
sono certamente quaggiù alcune esistenze di cui il fine e l'utilità
rimangono inesplicabili.
Una delle sventure delle persone
molto intelligenti è di non poter fare a meno di capire tutto: i
vizi non meno che le virtù.
Una notte d'amore è un libro letto in
meno.
Una sciocchezza che non riesce
diventa sempre un delitto.
E' il filosofo che ha sempre sostenuto
lo sposalizio fra filosofia e scienza.
E' colui che fin dagli anni '60 affermò
che la sua visione del mondo poggiava
sulla base di quattro scienze diverse:
fisica, fisiologia, psicologia e logica
matematica. E infatti il maggiore
contributo di Bertrand Russell al
pensiero contemporaneo è costituito
proprio dalla logica, così come le sue
due opere principali "I principi della
matematica" e i celeberrimi "Principia
matematica" (scritto in collaborazione
con A. N. Whitehead), sono considerati
classici della filosofia, degni di stare
alla pari con quelli dell'antichità e
del Medioevo. Il lavoro portato avanti
da Russell è di portata colossale,
proponendosi di mostrare come l'intera
matematica si fondi sulla logica
simbolica, nel tentativo di scoprire i
principi della logica simbolica stessa.
Bertrand Arthur William Russell nacque
il 18 maggio 1872 a Ravenscroft
(Galles). A causa della morte precoce
dei suoi genitori venne allevato dalla
nonna, scozzese e presbiteriana,
sostenitrice dei diritti degli Irlandesi
e contraria alla politica imperialista
inglese in Africa. Ricevette la prima
educazione da precettori privati
agnostici, imparando perfettamente il
francese e il tedesco, appassionandosi
fin da subito, grazie alla ricca
biblioteca del nonno, alla storia e
soprattutto alla geometria di Euclide.
Attraverso il pensiero del grande
matematico dell'antichità, il piccolo
Russell scoprì la bellezza e il rigore
di quella disciplina, troppo spesso
vista a torto come un'arida astrazione.
La sua fanciullezza, tuttavia, non fu
del tutto felice, almeno fino ai
diciotto anni, quando entrò al Trinity
College di Cambridge, posto magico che
gli svelò "un mondo nuovo" e dove
godette di "un periodo di infinita
letizia".
Fu, per un breve periodo, hegeliano e
seguì la filosofia di Bradley, ma
intorno al 1898 sotto l'influenza di G.
E. Moore si liberò dell'idealismo e
rientrò nell'empirismo, dottrina
tradizionale della filosofia inglese.
Molti e importanti sono i suoi
contributi a questa concezione empirica
e realista del pensiero, tra cui
rimangono a imperitura memoria: "I
problemi della filosofia" (1912), "La
conoscenza del mondo esterno" (1914),
"Misticismo e logica" (1918), "L'analisi
della mente" (1921) e "L'analisi della
materia" (1927).
Nel 1918, per aver scritto un articolo a
favore del pacifismo, dovette scontare
sei mesi di carcere dove scrisse la sua
"Introduzione alla filosofia
matematica". Dopo la guerra fu in Russia
e in Cina; dal 1938 visse e insegnò
negli Stati Uniti. Nel 1940, a causa
dello scandalo che le sue teorie etiche
e sociali avevano suscitato, fu privato
dell'incarico al City College di New
York. Nel 1944 tornò a vivere in
Inghilterra e ad insegnare al Trinity
College dove completò una delle sue
opere fondamentali: "La conoscenza
umana, suo ambito e suoi limiti".
Nel 1950 Bertrand Russell ricevette il
premio Nobel per la letteratura.
Spese gli ultimi anni della sua vita
nella difesa dei suoi ideali etico -
politici. Con grande coerenza e pagando
di persona, fu sempre in prima linea
contro ogni forma di sopruso. Si schierò
contro le ingiustizie del capitalismo ma
anche contro l'oppressione del
bolscevismo, così come combatté sia
l'antisemitismo che l'orrida
applicazione dei crimini nazisti.
Pacifista convinto dal tempo del primo
conflitto mondiale fino alla guerra del
Vietnam, si batté negli anni '50 insieme
ad Albert Einstein contro gli armamenti
atomici.
Strenuo difensore dei diritti umani e
tenace sostenitore delle libertà
dell'individuo fu ispiratore del
cosiddetto Tribunale Russell istituito
per denunciare le persecuzioni
ideologiche e distintosi nella lotta per
smascherare i crimini di guerra contro
il Vietnam.
Bertrand Russell morì in Galles, nella
notte di lunedì 3 febbraio 1970 presso
la sua villa.
Siamo troppo e sentiamo troppo poco. Perlomeno sentiamo troppo poche
di quelle emozioni creative dalle quale scaturisce una buona vita.
Temere l'amore è
temere la vita, e chi teme la vita è già morto per tre quarti.
Esistono due motivi per leggere un libro: uno, perché vi piace, e
l'altro, che potrete vantarvi di averlo letto.
Il
fatto che un'opinione sia ampiamente condivisa, non è affatto una
prova che non sia completamente assurda.
Il
problema dell'umanità è che gli stupidi sono strasicuri, mentre gli
intelligenti sono pieni di dubbi.
I
patrioti parlano spesso di morire per il loro paese, e mai di
ammazzare per la loro patria.
Ciò
che gli uomini vogliono realmente non è la conoscenza, ma la
certezza.
Il
proverbio è l'ingegno di un uomo e la saggezza di tutti.
Acquisire un'immunità all'eloquenza è della massima importanza per i
cittadini di una democrazia.
I
moralisti sono persone che rinunciano ad ogni piacere eccetto quello
di immischiarsi nei piaceri altrui.
É
la preoccupazione per ciò che si possiede, più di ogni altra cosa,
che impedisce agli uomini di vivere liberamente e nobilmente.
I
nove decimi delle attività di un governo moderno sono dannose;
dunque, peggio son svolte, meglio è.
In
ogni cosa è salutare, di tanto in tanto, mettere un punto
interrogativo a ciò che a lungo si era dato per scontato.
L'uomo è un animale credulone e deve credere in qualcosa. In assenza
di buone basi per le sue convinzioni, si accontenterà di basi
cattive.
Poche persone riescono a essere felici senza odiare qualche altra
persona, nazione o credo.
L'etica è l'arte di raccomandare agli altri i sacrifici richiesti
per cooperare con noi stessi.
Nessuno può toccare la grandezza di cui pur è capace, se prima non
ha la forza di vedere la sua piccolezza.
Ogni progresso della civiltà è stato denunciato come innaturale
quando era ancora recente.
Può
sembrare strano che la vita sia un puro incidente, ma in un universo
tanto grande è inevitabile che accadano degli incidenti.
L'entusiasmo è per la vita quello che la fame è per il cibo.
Ogni umana attività è indotta dal desiderio.
Non
possedere qualcosa che si desidera è una parte essenziale della
felicità.
Via
via che la logica si perfeziona, diminuisce il numero delle cose che
si possono dimostrare.
Cos'è l'infinito? Pensa all'umana stupidità.
Tutte le scienze esatte sono dominate dall'approssimazione.
Uno
dei sintomi dell'arrivo di un esaurimento nervoso è la convinzione
che il proprio lavoro sia tremendamente importante. Se fossi un
medico, prescriverei una vacanza a tutti i pazienti che considerano
importante il loro lavoro.
Solo sulle salde fondamenta di un'inflessibile disperazione si può
d'ora innanzi costruire l'edificio dell'anima.
La
filosofia è un tentativo straordinariamente ingegnoso di pensare
erroneamente.
John Fitzgerald
Kennedy, comunemente chiamato John Kennedy o Jack Kennedy o solo
JFK, (Brookline, 29 maggio 1917 – Dallas, 22 novembre 1963), è stato
il 35º Presidente degli Stati Uniti. Candidato del Partito
Democratico, vinse le elezioni presidenziali del 1960 e succedette
al Presidente degli Stati Uniti Eisenhower. Assunse la carica il 20
gennaio 1961 e la mantenne fino al suo assassinio. Kennedy, di
origine irlandese, è stato il primo Presidente degli Stati Uniti di
religione cattolica. Fu anche il primo presidente statunitense ad
essere nato nel XX secolo ed il più giovane a morire ricoprendo la
carica.
La sua breve
presidenza, in epoca di guerra fredda, fu segnata da alcuni eventi
molto rilevanti: lo sbarco nella Baia dei Porci, la Crisi dei
missili di Cuba, la costruzione del Muro di Berlino, la conquista
dello spazio, gli antefatti della Guerra del Vietnam e l'affermarsi
del movimento per i diritti civili degli afroamericani.
Kennedy fu assassinato
il 22 novembre del 1963 a Dallas, in Texas. Ad oggi, la figura
di Kennedy continua a ricevere stima e apprezzamento.
Fece il suo ingresso
in politica dopo la seconda guerra mondiale . Nel 1946 prese il
posto del deputato James M. Curley che lasciò il suo seggio, per
diventare sindaco di Boston; fu rieletto due volte. Nel 1952 Kennedy
si candidò per il Senato con lo slogan "Kennedy farà di più per il
Massachusetts". Con una vittoria a sorpresa, sconfisse il favorito
candidato repubblicano Henry Cabot Lodge, Jr. con un margine di soli
70.000 voti.
Kennedy sposò
Jacqueline Bouvier il 12 settembre 1953. Pubblicò il libro Profiles
in Courage, in cui venivano raccontati otto casi in cui senatori
statunitensi di entrambi i partiti rischiarono le loro carriere pur
di non rinnegare i loro ideali personali. Il libro vinse il premio
Pulitzer del 1957 per le biografie.
Nel 1956 Kennedy
propose la sua nomination per candidarsi alla vice-presidenza per il
Partito Democratico, ma il partito gli preferì il delegato del
Tennessee Estes Kefauver. Tuttavia gli sforzi di Kennedy fecero
crescere la reputazione del giovane senatore nel partito. John F.
Kennedy votò a favore della formulazione definitiva del Civil Rights
Act del 1957, dopo aver votato per il "Jury Trial Amendment", che
ridusse l'efficacia dell'atto, ostacolando il rinvio a giudizio per
gli autori delle violazioni. Tra i primi sostenitori della campagna
presidenziale di Kennedy si annoverarono, infatti, anche
segregazionisti convinti come James Eastland, John McClellan e il
Governatore del Mississippi James Coleman.
Immagine di Kennedy
con la famiglia
Sia "Jack" che la
moglie "Jackie" Kennedy, furono molto giovani in confronto alle
precedenti coppie presidenziali e furono figure molto popolari.
I Kennedy portarono
una ventata di vita nuova nell'atmosfera della Casa Bianca. Convinti
che la Casa Bianca fosse un luogo dove celebrare la storia, la
cultura e le conquiste americane, invitarono regolarmente artisti,
scrittori, scienziati, poeti, musicisti, attori, atleti e vincitori
di premi Nobel.
La Casa Bianca sembrò
anche un luogo più gioioso per via della presenza dei due figli
piccoli della coppia, Caroline e John Jr. (il cui vezzeggiativo sui
rotocalchi diverrà John-John).
Figli
John Fitzgerald
Kennedy e Jaqueline Bouvier hanno avuto quattro figli:
Caroline Bouvier Kennedy (n. 1957), Helen (nata morta, 1959), John
Fitzgerald Kennedy Jr. detto John-John, (1960-1999), Patrick Bouvier
Kennedy (nato nell'agosto 1963 e morto a due giorni di vita)
Perdona i nemici, ma non dimenticare mai i loro nomi.
L'umanità deve mettere fine alla guerra, o la guerra metterà fine
all'umanità.
Il
conformismo è il carceriere della libertà e il nemico della
crescita.
Un
uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze
personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni.
Questa è la base di tutta la moralità umana.
Tutte le madri desiderano che i propri figli crescano fino a
diventare presidente, senza però volerli vedere diventare politici
durante questo processo.
Il
comunismo non è mai andato al potere in un paese che non fosse
smembrato dalla guerra o dalla corruzione, o da entrambe.
Dobbiamo usare il tempo come uno strumento, non come una poltrona.
Non
chiedetevi cosa può fare il vostro paese per voi. Chiedetevi che
cosa potete fare voi per il vostro paese.
L'arte non è una forma di propaganda, ma una forma di verità.
Il
massimo della stupidità si raggiunge non tanto ingannando gli altri
ma se stessi, sapendolo. Si può ingannare tutti una volta, qualcuno
qualche volta, mai tutti per sempre.
Nel
passato, chi ha cercato stupidamente di ottenere il potere
cavalcando la tigre ha finito per esserne divorato.
La
guerra contro la fame è in realtà una guerra di liberazione
dell'umanità intera.
Quelli che rendono impossibili le rivoluzioni pacifiche rendono le
rivoluzioni violente inevitabili.
Se
non siamo in grado di porre fine alle differenze, alla fine non
possiamo aiutare a rendere il mondo sicuro di tollerare le
diversità.
Scritta in cinese la parola crisi è composta di due caratteri. Uno
rappresenta il pericolo e l'altro rappresenta l'opportunità.
L'uomo è il computer più straordinario di tutti.
Non
penso che tutti i rapporti dei servizi segreti siano scottanti.
Alcuni giorni apprendo di più dal New York Times.
In
assenza di pianificazione, la legge della giungla prevarrebbe.
I
cittadini del mondo rispettano una nazione in grado di vedere al di
là dei suoi propri confini.
Se
una libera società non può aiutare i molti che sono poveri, non
dovrebbe salvare i pochi che sono ricchi.
Che
la parola si diffonda da questo momento e da questo luogo, sia agli
amici sia ai nemici, che il testimone passi a una nuova generazione
di americani, nati in questo secolo, temprati dalla guerra,
disciplinati da una pace dura e amara, fieri del loro antico
retaggio, non disposti ad assistere o a permettere il lento
disfacimento di quei diritti umani per i quali la nazione si è
sempre impegnata e per i quali noi siamo impegnati oggi, nella
nostra patria e in tutto il mondo. Che ogni nazione, bene o male
disposta nei nostri confronti, sappia che pagheremo qualunque
prezzo, sopporteremo qualunque onere, affronteremo qualunque
difficoltà, sosterremo ogni amico, ci opporremo a ogni nemico per
garantire la sopravvivenza e il successo della libertà.
Quando
gli chiesero come fosse diventato un eroe rispose: Non l'ho fatto
apposta; hanno affondato la mia nave.
Pochi avranno la grandezza per raggiungere la storia, ma ciascuno di
noi può agire per cambiare qualcosa nel mondo, e nell'insieme di
tutte queste gesta sarà scritta la storia di questa generazione.
Elbert
Green Hubbard (1856 – 1915), filosofo e scrittore statunitense
Hubbard è nato a
Bloomington, Illinois, da Silas Hubbard e Juliana Frances Read.
Hudson, IllinoisLarkin soapBuffalo, New York è cresciuto a Hudson,
Illinois, dove ha iniziato la sua avventura imprenditoriale che alla
fine lo ha portato a Buffalo, New York . La sua opera più conosciuta
è venuta dopo che ha fondato Roycroft , una comunità di Arti e
Mestieri in East Aurora, New York nel 1895.
Hubbard ha redatto e
pubblicato due riviste, il Filisteo e la Fra. Il filisteo è stato
rilegato in carta da macellaio marrone ed è piena di satira e
fantasia. I Negozi Roycroft sono diventati un sito per
incontri e convegni di radicali, liberi pensatori, riformatori e
suffragette. Hubbard è diventato un docente popolare, e la sua
filosofia si è evoluta da quella di William Morris di ispirazione
socialista a una difesa ardente della libera impresa e del know-how
americano.
Quando nel 1912,
affondò il Titanic, famosa nave da crociera a causa dell'urto con un
iceberg, Hubbard scrisse del disastro, individuando la storia di Ida
Straus, una donna che poteva prendere posto su una scialuppa di
salvataggio prima degli uomini, ma si rifiutò di salire a bordo
della barca senza il marito.
Hubbard ha poi
aggiunto il suo commento: "Il signor e la signora Straus, hanno
lasciato una eredità di amore e fedeltà per i figli e i nipoti. Lei
ha saputo fare tre cose grandi - ha saputo come vivere, come amare e
come morire. Una cosa è certa, ci sono solo due modi per morire con
dignità. Uno è di vecchiaia, e l'altro è per caso. Ma la morte dei
signori Straus è una morte gloriosa. Pochi hanno un tale privilegio,
sono stati amanti felici e non sono stati separati in vita e nemmeno
nella morte.
Amicizia: Il
tacito accordo fra due nemici di voler collaborare per un
bottino comune.
C'era una
volta un tale che si pensava superiore a me: e lo fu
veramente finché continuò a crederlo.
Chi
non comprende il tuo silenzio probabilmente non capirà nemmeno le
tue parole
Chi sa perdere
è vincitore
Coltivate solo
quelle abitudini da cui siete disposti a farvi dominare.
Dateci una
religione che ci possa aiutare a vivere, perché non possiamo
morire senza assistenza.
Gli uomini
sono puniti dai loro peccati, non a causa d'essi.
Il pessimista
è uno che ha conosciuto bene un ottimista.
Il più grande
sbaglio nella vita è quello di avere sempre paura di
sbagliare.
Il profumo è
un odore adoperato per nascondere un odore peggiore.
Il
socialismo è la distribuzione degli utili senza alcuna
responsabilità per le perdite
La concorrenza
è la vita del commercio e la morte del commerciante.
La vita è solo
una dannata cosa dietro l'altra.
Nessuno ha
tanto bisogno di una vacanza quanto chi ne ha appena avuta
una.
Non dare mai
spiegazioni: i tuoi amici non ne hanno bisogno e i tuoi
nemici non ci crederanno comunque.
Per evitare le
critiche, non fare niente, non dire niente, non essere
niente.
Quando i
genitori fanno troppo per i figli, va a finire che non fanno
abbastanza per se stessi.
Se soffri,
ringrazia Dio! È un chiaro segno che sei vivo.
Si può
sopportare il dolore da soli, ma ci vogliono due persone per
provare gioia.
Un amico è uno
che sa tutto di te e nonostante questo gli piaci.
Una macchina
può fare il lavoro di cinquanta uomini ordinari, ma nessuna
macchina può fare il lavoro di un uomo straordinario.
Un'idea che
non è pericolosa non è degna di essere chiamata tale.
A
ripensarci bene, anch'io non sono completamente d'accordo con me
stesso. Non tutto quello che ho scritto ieri mi trova d'accordo
oggi. Sono felice di sapere qual è il suo punto di vista in merito a
questa faccenda
Giacomo Leopardi, al battesimo conte Giacomo Taldegardo Francesco di
Sales Saverio Pietro Leopardi (Recanati, 29 giugno 1798 – Napoli, 14
giugno 1837), è stato un poeta, filosofo, scrittore, filologo e
glottologo italiano. È ritenuto il maggior poeta dell'Ottocento
italiano e una delle più importanti figure della letteratura
mondiale, nonché una delle principali del Romanticismo letterario;
la profondità della sua riflessione sull'esistenza e sulla
condizione umana - di ispirazione sensista e materialista - ne fa
anche un filosofo di notevole spessore.
La
straordinaria qualità lirica della sua poesia lo ha reso un
protagonista centrale nel panorama letterario e culturale europeo e
internazionale, con ricadute che vanno molto oltre la sua epoca.
Leopardi, intellettuale dalla vastissima cultura, inizialmente
sostenitore del Classicismo, ispirato alle opere dell'antichità
greco-romana (le letture e le traduzioni di Mosco, Lucrezio,
Epitteto), approdò al Romanticismo dopo la scoperta dei poeti
romantici europei (Byron, Shelley, Chateubriand), divenendone un
esponente principale, pur non volendo mai definirsi romantico. Le
sue posizioni materialiste - derivate principalmente
dall'Illuminismo - si formarono invece sulla lettura di filosofi
come il barone d'Holbach, Pietro Verri e Condillac, a cui egli
unisce però il proprio pessimismo.
Il
dibattito sull'opera leopardiana a partire dal Novecento,
specialmente in relazione al pensiero esistenzialista fra gli anni
trenta e cinquanta, ha portato gli esegeti ad approfondire l'analisi
filosofica dei contenuti e significati dei suoi testi. Per quanto
resi specialmente nelle opere in prosa, essi trovano precise
corrispondenze a livello lirico in una linea unitaria di
atteggiamento esistenziale.
Riflessione filosofica ed empito poetico fanno sì che Leopardi, al
pari di Schopenhauer e più tardi di Kafka, possa essere visto come
un esistenzialista o almeno un precursore dell'esistenzialismo.
Uno
dei crateri del pianeta Mercurio è stato chiamato Leopardi in suo
onore.
« E fango è il
mondo »
(A se stesso,
Giacomo Leopardi)
Dopo il primo passo verso il distacco dall'ambiente giovanile e con
la maturazione di una nuova ideologia e sensibilità che lo portò a
scoprire il bello in senso non arcaico ma neoclassico, si annuncia
nel 1817 quel passaggio dalla poesia di immaginazione degli antichi
alla poesia sentimentale, che il poeta definì l'unica ricca di
riflessioni e convincimenti filosofici.
La teoria del
piacere
La
"teoria del piacere" è una concezione filosofica postulata da
Leopardi nel corso della sua vita. La maggiore parte della
teorizzazione di tale concezione è contenuta nello Zibaldone, in cui
il poeta cerca di esporre in modo organico la sua visione delle
passioni umane. Il lavoro di sviluppo del pensiero leopardiano in
questi termini avviene
dal 12 al 25 luglio 1820.
La "teoria del
piacere" sostiene che l'uomo nella sua vita tende sempre a ricercare
un piacere infinito, come soddisfazione di un desiderio illimitato.
Esso viene cercato soprattutto grazie alla facoltà immaginativa
dell'uomo, che può concepire le cose che non sono reali. Poiché
grazie alla facoltà immaginativa l'uomo può figurarsi piaceri
inesistenti, e figurarseli come infiniti in numero, durata ed
estensione, non bisogna stupirsi che la speranza sia il bene
maggiore e che la felicità umana corrisponda all'immaginazione
stessa. La natura fornisce tale facoltà all'uomo come strumento per
giungere non alla verità, ma ad un'illusoria felicità.
Anche l'occupazione (che può essere considerata la soddisfazione
continua degli svariati bisogni che la natura ha fornito agli
uomini) è una condizione che porta felicità nella vita dell'uomo. Ad
essa si oppone il tedio, la noia, che è il male più grande che possa
affliggere l'umanità (vedi la canzone Ad Angelo Mai ed altri testi).
La felicità, dunque, è più facilmente trovata dai fanciulli che
riescono sempre ad immaginare e perdersi dietro ogni "bagattella",
ovvero riescono a distrarsi con ogni sciocchezza.
Secondo Leopardi, l'umanità poteva essere più vicina alla felicità
nel mondo antico, quando la conoscenza scarsa lasciava libero corso
all'immaginazione; nel mondo moderno, invece, la conquista del vero
ha portato
Amore, amor, di nostra vita ultimo inganno.
Arcano è tutto, fuor che il nostro dolor.
Tutto si è perfezionato da Omero in poi, ma non la poesia.
Certo, l'ultima causa dell'essere non è la felicità, perciocché
niuna cosa è felice.
Tutto è follia in questo mondo, fuorché il folleggiare. Tutto è
degno di riso, fuorché il ridersi di tutto. Tutto è vanità fuorché
le belle illusioni e le dilettevoli frivolezze.
Chi
ha il coraggio di ridere è padrone del mondo, come chi ha il
coraggio di morire
Chi
non ha uno scopo non prova quasi mai diletto in nessuna operazione.
Chi
più si ama meno può amare.
Cosa rarissima nella società, un uomo veramente sopportabile.
Tutti gli uomini per necessità nascono e vivono infelici.
Due
cose belle ha il mondo: amore e morte.
E'
curioso vedere che gli uomini di molto merito hanno sempre le
maniere semplici, e che sempre le maniere semplici sono state prese
per indizio di poco merito.
È
funesto a chi nasce il dì natale.
È
vero, come predica Cicerone, che la virtù è il fondamento
dell'amicizia, né può essere amicizia senza virtù; perché la virtù
non è altro che il contrario dell'egoismo, principale ostacolo
all'amicizia.
Gli
uomini sarebbero felici se non avessero cercato e non cercassero di
esserlo.
Gli
uomini si vergognano non delle ingiurie che fanno, ma di quelle che
ricevono.
I
beni si disprezzano quando si possiedono sicuramente, e si
apprezzano quando sono perduti o si corre pericolo di perderli.
I
fanciulli trovano il tutto anche nel niente, gli uomini il niente
nel tutto.
I
momenti migliori dell'amore sono quelli di una quieta e dolce
malinconia, dove tu piangi e non sai di che.
Il
genere umano non odia mai tanto chi fa male, né il male stesso,
quanto chi lo nomina.
Il
maligno dice male dé buoni; lo stolto or dé buoni, or dé malvagi; il
saggio di nessuno mai.
Il
piacere è sempre o passato o futuro, e non è mai presente.
Il
più certo modo di celare agli altri i confini del proprio sapere, è
di non trapassarli.
Il
più solido piacere di questa vita, è il piacere vano delle
illusioni.
Vivi felice, se felice in terra visse nato mortal.
Intendo per innocente non uno incapace di peccare, ma di peccare
senza rimorso.
Io
non ho bisogno di stima, né di gloria, né di altre cose simili; ma
ho bisogno d'amore.
L'abuso e la disubbidienza alla legge non può essere impedita da
nessuna legge.
L'arte non può mai uguagliare la ricchezza della natura.
L'egoismo è sempre stata la peste della società e quando è stato
maggiore, tanto peggiore è stata la condizione della società.
L'esistenza può essere maggiore senza che lo sia la vita.
L'immaginazione è la prima fonte della felicità umana.
L'impressione di piacere può rimanere tale fino a quando non si è
certi di piacere soprattutto a sé stessi.
L'insegnare non è quasi altro che assuefazione.
L'irresoluzione è peggio della disperazione.
L'unico modo per non far conoscere agli altri i propri limiti, è di
non oltrepassarli mai.
L'uomo è infelice perché incontentabile.
Una
poesia ragionevole è lo stesso che dire una bestia ragionevole.
La
conoscenza degli effetti e l’ignoranza delle cause produsse
l’astrologia.
La
convenienza al suo fine è quello in cui consiste la bellezza di
tutte le cose, e fuor della quale nessuna cosa è bella.
La
felicità o infelicità non si misura dall'esterno ma dall'interno.
La
felicità è impossibile a chi la desidera.
La
guerra più terribile è quella che deriva dall'egoismo, e dall'odio
naturale verso altrui, rivolto non più verso lo straniero, ma verso
il concittadino, il compagno.
La
morte non è male: perché libera l’uomo da tutti i mali, e insieme
coi beni gli toglie i desideri. La vecchiezza è male
La
natura ci destinò per medicina di tutti i mali la morte.
La
noia è in qualche modo il più sublime dei sentimenti umani.
La
noia è la più sterile delle passioni umane. Com'ella è figlia della
nullità, così è madre del nulla: giacché non solo è sterile per se,
ma rende tale tutto ciò a cui si mesce o avvicina.
La
noia non è altro che il desiderio puro della felicità non
soddisfatto dal piacere, e non offeso apertamente dal dispiacere.
La
noia non è se non di quelli in cui lo spirito è qualche cosa.
La
pazienza è la più eroica delle virtù, giusto perché non ha nessuna
apparenza d'eroico.
La
solitudine è come una lente d'ingrandimento se sei solo e stai bene
stai benissimo, se sei solo e stai male stai malissimo.
Un
uomo tanto meno o tanto più difficilmente sarà grande, quanto più
sarà dominato dalla ragione.
La
stima è come un fiore, che pestato una volta gravemente o appassito,
mai più non ritorna.
La
stima non è prezzo di ossequi: oltre che essa, non diversa in ciò
dall'amicizia, è come un fiore, che pesto una volta gravemente, o
appassito, mai più non ritorna.
Non
basta che lo scrittore sia padrone del proprio stile. Bisogna che lo
stile sia padrone delle cose.
Non
si vive al mondo che di prepotenza.
Non
ti accorgi Diavolo, che tu sei bella come un Angelo?
Tornami in mente il dì che la battaglia d'amor sentii la prima volta
e dissi: Oimè, se questo è amor, com'ei travaglia!
Quasi tutte le principali scoperte che servono alla vita civile sono
state opere del caso.
Se
la miglior compagnia è quella dalla quale noi partiamo più
soddisfatti di noi medesimi, segue ch'ella è appresso a poco quella
che noi lasciamo più annoiata.
Senza le illusioni non ci sarà quasi mai grandezza di pensieri, né
forza, impeto e ardore d'animo, né grandi azioni che per lo più son
pazzie.
Tutto è amor proprio nell'uomo e in qualunque vivente. Amabile non
pare e non è se non quegli che lusinga o giova l'amor proprio
altrui.
Sono convinto che anche nell'ultimo istante della nostra vita
abbiamo la possibilità di cambiare il nostro destino.
Jean-Jacques Rousseau (Ginevra, 1712 - Ermenonville, 1778) ebbe
un'infanzia difficile: la madre Suzanne morì dandolo alla luce, il
padre fu presto costretto ad abbandonare la città, senza poter
portare con sé i figli.
Affidato al pastore Lambercier di Bossey, venne educato ai principi
religiosi e alle letture morali.
Nel 1745 si avvicinò a Diderot e a Condillac, collaborando
successivamente alla stesura di alcune voci dell'Encyclopedie. Nel
1757 interruppe i suoi rapporti con gli Enciclopedisti e si ritirò a
Mountmorency, dove scrisse le sue opere più importanti: La nuova
Eloise, Il contratto sociale e l'Emilio. Queste opere furono messe
all'indice dalle autorità parigine e Rousseau fu costretto a
rifugiarsi a Neuchatel.
A causa delle cattive condizioni di salute, si ritirò dopo qualche
tempo a Ermenonville, dove morì.
Pensiero L'opera di Rousseau rappresenta,
all'interno dell'Illuminismo, un momento di transizione: in questa
infatti si accentua, da un lato, il richiamo alla libertà tipico
degli illuministi, e, dall'altro, emerge una protesta romantica
contro l'Illuminismo.
Rousseau presuppone un libero stato di natura dove ogni individuo,
vivendo in una condizione di forte isolamento e interamente immerso
nell'ordine naturale, può
affidarsi completamente alle proprie sensazioni. In contrasto con
questo, la riflessione rappresenta la fonte dei mali sociali e
dell'allontanamento dell'uomo da se stesso. Da ciò deriva "che la
condizione di riflessione è contro natura e un uomo che si lambicca
il cervello è un animale degenerato".
L'amor proprio è il sentimento fondamentale, dal quale derivano
tutti gli altri e, in particolar modo, la pietà. Dalle condizioni
naturali si sviluppano organizzazioni sociali primitive, le quali
però non compromettono l'uguaglianza e la libertà vigenti.
Con lo sviluppo della cultura (lingua, scienza, arte) e delle forme
sociali, l'uguaglianza naturale scompare, tanto che l'originario
amor proprio si trasforma in egoismo. La divisione del lavoro e la
proprietà privata determinano una svolta fondamentale, poiché le
situazioni patrimoniali spingono gli uomini alla concorrenza. La
cultura, sostenuta dall'amministrazione della giustizia, che opprime
chi è debole e favorisce i ricchi, incatena l'uomo. Ragione e
scienza indeboliscono le predisposizioni naturali; il lusso
infiacchisce gli uomini, la buona educazione li rende falsi.
Nell'Emilio viene illustrato l'ideale pedagogico di Rousseau: fine
dell'educazione è soprattutto impedire che il fanciullo subisca
l'influenza negativa della società. Lo scopo di educare l'animo si
raggiunge attraverso l'educazione negativa: l'insegnante non deve
indottrinare l'allievo; il bambino deve imparare autonomamente,
attraverso le sue stesse esperienze; l'impostazione educativa deve,
a tal fine, essere adeguata al suo grado di sviluppo. In un primo
momento è quindi necessario che il bambino conservi la propria
autonomia e tragga insegnamenti direttamente dalle cose. Con
l'inizio della giovinezza, al ragazzo deve essere impartita
un'istruzione artistica, religiosa e letteraria e, conformemente con
le sue esigenze, potrà confrontarsi con la società. L'insegnante ha
il dovere di predisporre un contesto adeguato, in seno al quale il
bambino abbia anche l'opportunità di irrobustirsi nel corpo. Al fine
di costruire un'esistenza semplice e serena è pertanto necessario
l'apprendimento di un lavoro manuale insieme alla lettura del primo
libro, il Robinson Crusoe di Defoe.
Allo stesso scopo di restituire all'uomo la libertà è dedicata la
filosofia sociale e dello Stato. Fondamentale è, in proposito,
l'idea del Contratto sociale, con il quale "ognuno di noi sottomette
la propria persona e tutto quanto gli appartiene alla comunità sotto
il potere sovrano della volontà generale." Ogni cittadino,
sottoponendosi alla volontà generale si fa garante della propria
libertà e dell'uguaglianza di tutti, poiché la sua propria volontà
rientra nella volontà generale. Egli non fa quindi che sottomettersi
alla propria legge. La rinuncia alla libertà, che è tipica della
condizione naturale, porta al conseguimento della libertà di
diritto. Analogamente, per quel che riguarda il trasferimento della
proprietà, la legittima proprietà è assicurata solo attraverso la
sua consegna (simbolica) alla collettività: i proprietari divengono
"amministratori del patrimonio".
Dal contratto sociale deriva la sovranità del popolo. Le leggi hanno
validità solo se vengono emanate in accordo con la volontà generale,
altrimenti sono da considerarsi ordini emessi individualmente.
Inoltre, devono essere aboliti i casi in cui una volontà particolare
riesca a imporsi. Anche una deviazione dalla volontà di tutti (la
somma delle volontà particolari) non conduce ad alcuna modifica
nella validità della volontà generale come norma suprema. La volontà
del popolo trova espressione nelle leggi, che a loro volta devono
essere applicate dal potere esecutivo. La forma di Stato ideale è
rappresentata, secondo Rousseau, da piccole democrazie, poiché
tramite esse è più semplice la costituzione di un'assemblea del
popolo. I cittadini devono essere di costumi semplici e il più
possibile uguali fra di loro per quel che riguarda beni e diritti. E
necessaria una comune religione di stato, che comprenda tra i suoi
imprescindibili dogmi la sacralità del contratto sociale e delle
leggi.
Scheda di Adriano Virgili
Per scrivere una buona lettera
d'amore, bisogna iniziare senza sapere che cosa si vuole dire e
finire senza sapere che cosa si e' scritto.
Bisogna vivere col pessimismo
della ragione e l'ottimismo della volontà.
La
pazienza è amara, ma il suo frutto è dolce.
L'uomo è nato libero, ma dovunque è in catene.
Conosco troppo gli uomini per ignorare che spesso l'offeso perdona,
ma l'offensore non perdona mai.
Prendi la direzione opposta all'abitudine e quasi sempre farai bene.
Non
riesco a persuadermi che, per aver ragione, si debba a tutti i costi
avere l'ultima parola.
Il
gusto è, per così dire, il microscopio del discernimento.
La
sola abitudine che si deve lasciar prendere ad un bimbo è di non
prenderne nessuna.
Le
consolazioni indiscrete inaspriscono i dolori.
È
soprattutto nella solitudine che si sente il vantaggio di vivere con
qualcuno che sappia pensare.
Una
cattiva azione non ci tormenta appena compiuta, ma a distanza di
molto tempo, quando la si ricorda, perché il ricordo non si spegne.
Purché un uomo non sia pazzo, si può guarirlo da ogni follia tranne
la vanità.
Il
primo uomo che ha recintato un pezzo di terra dicendo: 'È mia' e che
ha trovato gente tanto semplice da credergli, è stato il vero
fondatore della società civile.
Il
rimorso dorme in un periodo prospero, ma si risveglia nella
sventura.
Odio le cattive massime più delle cattive azioni.
Noi nasciamo due volte, per così dire: nasciamo all'esistenza ed
alla vita; nasciamo come esseri umani e come uomini.
Popoli liberi, ricordatevi di questa massima: si può conquistare la
libertà, ma non si riconquista mai.
Una
grande passione infelice è un grande mezzo di saggezza.
Se
ci fosse un popolo di dei, si governerebbe democraticamente. Un
governo così perfetto non è adatto agli uomini.
Si
deve arrossire per il peccato commesso e non per la sua riparazione.
La
spada logora il fodero, si dice qualche volta. Ecco la mia storia.
Le mie passioni mi hanno fatto vivere, e le mie passioni mi hanno
ucciso.
La
ricchezza dei poveri è rappresentata dai loro figli; quella dei
ricchi dai loro genitori.
Non
sono fatto come nessuno di quelli che ho incontrati; oso credere di
non essere come nessuno di quanti esistono. Se non valgo di più,
sono almeno diverso.
Voglio mostrare un uomo in tutta la verità della natura, e
quest'uomo sarò io.
Val molto di più avere la costante attenzione degli uomini che la
loro occasionale ammirazione.
Per scrivere una buona lettera d'amore bisogna iniziare senza sapere
che cosa si vuole dire e finire senza sapere cosa si è scritto.
e vivere
il presente giacché non esiste altro tempo
che questo
meraviglioso istante.
Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.
[Alda Merini, da Vuoto
d'amore, 1991]
Alda Merini nasce a Milano il 21 marzo 1931. La famiglia di Alda
Merini è composta dal padre, funzionario delle Assicurazioni
Generali Venezia, dalla madre casalinga, da una sorella maggiore e
un fratello minore. Non potendo frequentare il liceo Manzoni perché
respinta in Italiano, compie gli studi superiori all'Istituto
professionale Laura Solera Mantegazza e, contemporaneamente, si
dedica allo studio del pianoforte.
Inizia a comporre le prime liriche a quindici anni e il primo,
autentico incontro con il mondo letterario avviene l'anno
successivo, quando Silvana Rovelli, cugina di Ada Negri, sottopone
alcune delle sue poesie a Angelo Romanò che, a sua volta, le fa
leggere a Giacinto Spagnoletti, considerato tuttora il primo
scopritore della poetessa. Proprio nel '47 la Merini inizia a
frequentare la casa di Spagnoletti, dove conosce, fra gli altri,
Giorgio Manganelli — che fu un vero maestro di stile per lei, oltre
che suo primo grande amore — Davide Turoldo, Maria Corti e Luciano
Erba.
Manganelli più di ogni altro l'aiutava a raggiungere coscienza di
sé, a giocarsi bene il destino della scrittura al di là delle ombre
di Turro».
Già dai primi componimenti si intuiscono quelli che saranno motivi
ricorrenti nella poetica della Merini: l'intreccio di temi erotici e
mistici, di luce e di ombra, il tutto però amalgamato da una
concentrazione stilistica notevole, che nell'arco degli anni lascerà
spazio a una poesia più immediata, intuitiva.
Il
passato e’ solo fumo di chi non ha vissuto.
La
bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della
luce che ne è venuta fuori.
Sono una piccola ape furibonda.
L'aforisma è genio e vendetta e anche una sottile resa alla realtà
biblica.
Mi
sveglio sempre in forma e mi deformo attraverso gli altri.
Chi si ostina fa scandalo.
La
casa della poesia non avrà mai porte.
Ogni poeta vende i suoi guai migliori.
La
verità è sempre quella, la cattiveria degli uomini che ti abbassa e
ti costruisce un santuario di odio dietro la porta socchiusa.
Tutti gli innamorati sono in Dio.
Amore mio / ho sognato di te come si sogna / della rosa e del vento.
Se
Dio mi assolve, lo fa sempre per insufficienza di prove.
La
calunnia è un vocabolo sdentato che, quando arriva a destinazione,
mette mandibole di ferro.
Un
povero ti dà tutto e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria.
L'inferno è la mia passione.
L'amore della povera gente brilla più di una qualsiasi filosofia.
Ci
sono notti che non accadono mai.
L'unica radice che ho mi fa male.
Dopo tutto Cristo fu anche casto.
Il
vero amore non ha peli.
Prima di entrare in quel popolo che di solito è chiamato "dei matti"
bisogna ricordarsi che tra loro ci sono stati Campana, la Merini, il
Tasso, Hölderlin e tanti altri.
Amo i colori, tempi di un anelito inquieto, irrisolvibile, vitale,
spiegazione umilissima e sovrana dei cosmici "perché" del mio
respiro.
La
salute non ha mai prodotto niente. L'infelicità è un dono. Io mangio
solo per nutrire il dolore. La preparazione alla morte dura una vita
intera.
Ci
sono adolescenze che si innescano a novanta anni.
Ringrazio sempre chi mi dà ragione.
Gesù è il più grande favolista di tutti i tempi.
Di
fatto, non esiste pazzia senza giustificazione e ogni gesto che
dalla gente comune e sobria viene considerato pazzo coinvolge il
mistero di una inaudita sofferenza che non è stata colta dagli
uomini.
Il
peccato mi fa riposare.
Il
genio muore per se stesso e chiede d'esser sepolto entro memorie
deboli.
La
corda più silenziosa è quella dei versi.
Anche la follia merita i suoi applausi.
Il
poeta non dorme mai ma in compenso muore spesso.
La
formica è un esempio di serietà naturale.
Si
va in manicomio per imparare a morire.
La
menopausa è il periodo dorato dell'amore.
I
colori maturano la notte.
Le
ali degli angeli raffreddano i poeti.
Il
poeta non rigetta mai le proprie ombre.
Vorrei parlarti del freddo del cuore, | del mio cuore di radice
ferita.
O
dammi canto da cantar soave, | sì che lacrime di cielo | colorino la
vita.
Spiegami come il lume della notte, | come il delirio della fantasia.
| Spiegami come la donna e come il mimo, | come pagliaccio che non
ha nessuno. | Spiegami perché ho rotta la sottana: | uno strappo che
è largo come il cuore.
È
un porto la mente dove il coraggio s'affloscia | di fronte al
sogghigno.
Amare un giovane è come sfidare Dio.
Ascolta il passo breve delle cose - assai più breve delle tue
finestre - quel respiro che esce dal tuo sguardo chiama un nome
immediato: la tua donna.
Anche la follia merita i suoi applausi.
Dante fu un genio miserabile.
Dio ci regala il sonno per vincerci il giorno dopo.
Il
vero poeta non deve avere parenti.
Non sono bella sono soltanto erotica.
Niente per una donna è più simile al paradiso di un figlio che le
farà sognare l'amore per sempre...
La
persona che ho sempre adorato sono io.
Ogni alba ha i suoi dubbi.
A me piacciono gli anfratti bui delle
osterie dormienti, dove la gente culmina nell’eccesso del canto, a
me piacciono le cose bestemmiate e leggere, e i calici di vino
profondi, dove la mente esulta, livello di magico pensiero.
Raffaele Morelli (Milano, 5
novembre 1948) è un medico, psichiatra e scrittore italiano. E'
inoltre psicoterapeuta e molto noto a livello mediatico.
Dal 1979 dirige l'Istituto Riza, un
gruppo di ricerca che pubblica la rivista Riza Psicosomatica ed
altre pubblicazioni specializzate ed ha lo scopo di "studiare l'uomo
come espressione della simultaneità psicofisica riconducendo a
questa concezione l'interpretazione della malattia, della sua
diagnosi e della sua cura". Ha partecipato a numerose trasmissioni
televisive sia per il network RAI sia per Mediaset (Maurizio
Costanzo Show, Tutte le mattine, ecc.) e per la radio.
Sì il sole sorge a oriente ma sorge
anche dentro di te.
Se ignori la tua natura, stracci la
tua carta di identità.
La felicità viene dal sapere
innato, è quella che vedi negli occhi dei bambini.
La solitudine ti fa ascoltare l’anima
e spegnere le luci finte.
Il vecchio ed il bambino guardano il
mondo con la luce dell’alba e del tramonto.
La famiglia: quello che accade è già
la soluzione.
I giovani sotto assedio non si
divertono più perché non credono al nostro mondo.
I peccati dell’animo spesso sono più
utili delle virtù.
L’amore quando lo incontri, senti il
respiro dell’eternità.
I veri maestri Strappano la gramigna
dall’anima come il contadino dalla sua terra.
Esiste solo il presente. Perché
aggrapparsi alle cose di ieri? I nostri ricordi sono falsi cronisti.
I Saggi. Scendono nel buio dell’animo
e leggono l’invisibile che ti abita.
Le paure ti aggrediscono alle spalle
perché limiti i tuoi orizzonti.
Le virtù. Se riconosci il male che è
in te all’istante ti ritrovi migliore.
Il senza tempo. La morte? Se danzi
con la vita, afferri l’eterno che sta in te.
Siamo alberi con le radici capovolte
verso il cielo.
Denis Diderot (Langres, 5 ottobre 1713 – Parigi, 31
luglio 1784) è stato un filosofo, enciclopedista e scrittore
francese.
Fu uno dei massimi
rappresentanti dell'Illuminismo e promotore ed editore della
Encyclopédie, avvalendosi inizialmente dell'importante
collaborazione di d'Alembert, che però alle prime difficoltà
con la censura (dopo la condanna de L'esprit di Helvétius,
anch'egli collaboratore) si ritirerà. Sarà Diderot a portare
avanti l'impresa quasi da solo sino all'uscita degli ultimi
volumi nel 1772.
Dal deismo all'ateismo
evoluzionista
Nel discorso scientifico
sulla natura non può essere assente il tema religioso. Agli
inizi del suo pensiero Diderot si mostra sostenitore di un
deismo fondato, più che su quel perfetto meccanismo celeste
che suscitava l'ammirazione di Newton e poi di Kant,
sull'ammirevole ordine stabilito da un Ente supremo
all'interno degli organismi naturali .
La constatazione poi che esistono individui malamente
costituiti, se non addirittura mostri naturali lo porta a un
completo ateismo fondato sul probabilismo e su un parziale
evoluzionismo: in natura infatti gli organismi si sono
organicamente strutturati dopo una serie infinita di
esperimenti che le forze naturali hanno compiuto prima di
arrivare a costituire corpi in grado di affrontare
l'esistenza. Gli esseri infelici per natura sono il
risultato dei tentativi falliti. Questa concezione, che si
potrebbe far risalire a Lucrezio, ebbe molta fortuna nel
Settecento anche perché, trovando conferme sperimentali
della teoria della generazione spontanea dei germi (generatio
aequivoca), sostenuta da molti biologi, portava ad escludere
la necessità di un Dio creatore.
Sulla linea di pensiero
di Buffon anche Diderot ritiene che in natura si debba
escludere ogni meccanicismo incapace com'è di spiegare la
vita e per lo stesso motivo considera la matematica inutile
per la biologia.
L'origine della vita
Il tema più ampiamente
trattato da Diderot è quello relativo al problema filosofico
e scientifico della origine della vita che ai livelli
superiori si manifesta come coscienza e pensiero: per la
soluzione del problema bisogna scegliere tra due ipotesi:
esistono in natura due
settori completamente distinti: quello inorganico, dove la
vita è assente, e quello organico; teoria questa smentita
dai fatti poiché in natura si constata la mescolanza dei due
mondi; i corpi naturali sono caratterizzati dai continui
passaggi tra i due campi;
oppure si deve ritenere
che il punto di partenza sia unico; ma in questo caso
bisogna spiegare perché i corpi naturali appaiano diversi.
Diderot è convinto che
tutta la materia abbia possibilità di uno sviluppo
senziente: le primigenie particelle materiali
organizzandosi, arrivano alla vita e da questa a quelle
forme più alte di sviluppo che sono la coscienza e il
pensiero. Egli pensa che un organismo completamente formato
abbia in sè un complesso di elementi vitali indipendenti dal
tutto così come il complesso unitario rappresentato da uno
sciame di api (l'organismo) è costituito dai singoli insetti
(i "microanimali" indipendenti). La prova di questo è nel
vedere come ad esempio un polipo possa dividersi in
organismi più piccoli o come dalla decomposizione di un
corpo nascano microrganismi diversi.
La morale
Tutte queste tesi sulla
natura non vengono mai affermate da Diderot in maniera
esclusiva e definitiva: egli preferisce usare la forma
dialogica nei suoi scritti proprio per evitare quelle
affermazioni dogmatiche, che talora si riscontravano anche
tra gli illuministi, alle quali Diderot contrappone uno
scetticismo che non scade mai a derisione dell'avversario
con cui sta polemizzando.
Nella morale Diderot è contrario a qualunque impostazione
deterministica che consideri l'uomo vittima impotente di
elementi naturali: al contrario l'individuo è libero di
scegliere il suo comportamento dominando se stesso e le
forze naturali nei limiti in cui riesce a sfuggire ai suoi
istinti naturali: per il dominio della natura e per la sua
libertà giova all'uomo la conoscenza dei fenomeni naturali e
della storia umana che gli permetterà di liberarsi dalla
superstizione e dai pregiudizi per conseguire una vita che
sarà felice a condizione che rispetti il bene universale.
Il tema morale, come quello della scelta tra il determinismo
e il libero arbitrio, è ripreso da Diderot anche nelle sue
opere letterarie come Giacomo il fatalista dove sostiene
che, sulla base delle esperienze vissute, un rigido
determinismo sia da escludere.
Ne La monaca accusa la morale corrente di ipocrita
perbenismo ed esalta invece la felicità raggiungibile su
questa Terra.
Ne Il nipote di Rameau descrive le vicende di un nuovo Don
Giovanni, che impronta la sua vita alla leggerezza e allo
sfoggio di una superficiale intellettualità distruggendo
così ogni vero valore morale e ogni verità accertata.
Il pensiero della non esistenza di
Dio non ha mai spaventato nessuno, ma è terrorizzante invece pensare
che ne esista uno come quello che mi hanno descritto.
Le donne troppo virtuose hanno in sé
qualcosa che non è mai casto.
Quasi sempre ciò che nuoce alla
bellezza morale raddoppia la bellezza poetica. Con la virtù si fanno
soltanto quadri tranquilli e freddi; sono la passione e il vizio
quelli che animano le composizioni del pittore, del poeta, del
musicista.
"Si corre lo stesso rischio a credere
troppo che a credere troppo poco."
"L'uomo si crede savio quando la sua
pazzia sonnecchia."
"I piaceri violenti sono come le
sofferenze profonde: sono muti."
"L'ignoranza è meno lontana dalla
verità del pregiudizio."
"Non è necessario conoscere una
lingua per tradurla, perché si traduce soltanto per persone che non
la conoscono."
L’amore toglie acutezza di spirito a
chi ne ha e ne da a chi non la possiede
Non basta fare il bene, bisogna anche
farlo bene.
Il mondo ha un bell'invecchiare: non
cambia. Può darsi che l'individuo si perfezioni, ma la moltitudine
dell'umanità non diventa né migliore né peggiore.
La battuta spiritosa viene in mente
solo dopo, quando già si scendono le scale
I miei pensieri sono le mie puttane.
Quando si scrive delle donne, bisogna
intingere la penna nell'arcobaleno e asciugare la pagina con la
polvere delle ali delle farfalle
Non c'è mai stato dolore più grande
che un'ora di lettura non sia riuscita a placare
L'uomo si crede savio quando la sua
pazzia sonnecchia
Non avremo mai uno sviluppo
scientifico e tecnico finché tutti gli artigiani tengono i loro
segreti
C'è chi muore oscuro perché non ha
avuto un diverso teatro.
Esiste solo una passione, la passione
per la felicità.
Gabriel José de la Concordia García Márquez (Aracataca, 6 marzo
1927) è uno scrittore e giornalista colombiano, insignito, nel 1982,
del Premio Nobel per la letteratura.
La
sua notorietà si deve principalmente alla attività di scrittore,
nella quale si è espresso ad un altissimo livello, ottenendo un
grande successo di pubblico e di critica in tutto il mondo.
Considerato il maggior esponente del cosiddetto realismo magico in
narrativa, ha contribuito a rilanciare fortemente l'interesse per la
letteratura latinoamericana.
La
sua prosa è sempre scorrevole, ricchissima, immaginifica e
costantemente pervasa di una amara ironia; la struttura dei suoi
romanzi complessa e articolata, con frequenti intrecci fra realtà e
fantasia, fra storia e leggenda, con una grande padronanza nel
gestire diversi piani di lettura, anche allegorici, oltre che di un
uso sapiente dei flashback e dello svolgersi di vicende parallele.
Nel
1967 pubblicò la sua opera più nota: Cent'anni di solitudine un
romanzo che narra le vicende della famiglia Buendía a Macondo
attraverso diverse generazioni. Un'opera complessa e ricca di
riferimenti e allusioni alla storia e alla cultura popolare
sudamericana, considerata la massima espressione del cosiddetto
realismo magico, e che ha consacrato in tutto il mondo García
Márquez come un autore del massimo livello. Una curiosità: il paese
immaginario di Macondo, ispirato ad Aracataca, deve il suo nome ad
una zona di vigneti vicina proprio al suo paese di origine, che
l'autore poteva vedere dal treno in occasione dei suoi spostamenti.
Seguiranno numerosi altri romanzi e saggi, fra i quali spiccano
soprattutto L'autunno del patriarca (1975) e Cronaca di una morte
annunciata, e l'ironico L'amore ai tempi del colera, pubblicati
negli anni settanta e ottanta, che ottengono un grande successo di
pubblico in tutto il mondo, e dai quali sono state tratte omonime
versioni cinematografiche.
Dal
1975, Gabriel García Márquez vive tra il Messico, Cartagena de
Indias, L'Avana e Parigi. Nel 1982, venne insignito del Premio Nobel
per la letteratura. Nel 1999 gli viene diagnosticato un cancro
linfatico che lo spinge a iniziare a scrivere le sue memorie e nel
2000 il periodico peruviano "La República" diffonde l'errata notizia
secondo cui il Nobel sarebbe ormai agonizzante.
Poco
dopo circolò in rete lo scritto La Marioneta, una sorta di commiato
dagli amici più cari. In un'intervista al periodico mattutino
salvadoregno "El Diario de Hoy", datata 2 giugno 2000, fu lo stesso
Garcìa Màrquez a negarne la paternità, affermando, tra l'altro:
«Quello che potrebbe uccidermi è che qualcuno creda che io abbia
scritto una cosa così kitsch. È la sola cosa che mi preoccupa». In
seguito, García Márquez e l'autore del brano, Johnny Welch, si
incontrarono, ponendo fine alla querelle.
Nel
2002 ha pubblicato la prima parte della sua autobiografia intitolata
Vivere per raccontarla. Nel 2005 García Márquez, vinta la sua
battaglia contro il cancro, è tornato alla narrativa pubblicando il
romanzo Memoria delle mie puttane tristi.
Nessuna medicina è in grado di
curare ciò che la felicità con riesce a curare.
Gli disse che l'amore era un sentimento contro natura, che dannava
due sconosciuti a una dipendenza meschina e insalubre, tanto più
effimera – quanto più intensa.
Aveva sentito dire che la gente non muore quando deve, ma quando
vuole.
Lei gli domandò in quei giorni se era vero, come dicevano le
canzoni, che l'amore poteva tutto. – È vero – le rispose lui – ma
farai bene a non crederci.
Se
per un istante Dio si dimenticasse che sono una marionetta di stoffa
e mi facesse dono di un pezzo di vita, probabilmente non direi tutto
ciò che penso, ma penserei a tutto ciò che dico.
No, non sono ricco, ma sono un
pover'uomo con i soldi, che non è la stessa cosa.
La
vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come
la si ricorda per raccontarla.
L'ispirazione non dà preavvisi.
Niente assomiglia tanto all'inferno quanto un matrimonio felice.
C'era una stella sola e limpida nel cielo colore di rose, un
battello lanciò un addio sconsolato, e sentii in gola il nodo
gordiano di tutti gli amori che avrebbero potuto essere e non erano
stati.
Si
può essere innamorati di diverse persone per volta, e di tutte con
lo stesso dolore, senza tradirne nessuna, il cuore ha più stanze di
un casino.
Avevano appena festeggiato le nozze d'oro e non sapevano passare
neppure un istante l'una senza l'altro, o senza pensare l'una
all'altro, e più rincrudiva la vecchiaia meno lo sapevano. Né lui né
lei potevano dire se questa servitù reciproca si fondasse sull'amore
o sulla comodità, ma non se l'erano mai domandato con la mano sul
cuore, perché entrambi preferivano da sempre ignorare la risposta.
Jeremiah de Saint-Amour amava la vita con una passione senza senso,
amava il mare e l'amore, amava il suo cane e lei, e a mano a mano
che il giorno si era avvicinato aveva ceduto alla disperazione, come
se la sua morte non fosse stata una decisione sua ma un destino
inesorabile.
Lei l'aveva aiutato a sopportare l'agonia con lo stesso amore con
cui l'aveva aiutato a scoprire la felicità.
Se
sapessi che oggi è l'ultima volta che ti vedo uscire dalla porta, ti
abbraccerei, ti darei un bacio e ti chiamerei di nuovo per dartene
altri.
La
memoria del cuore elimina i ricordi brutti ed esalta quelli belli, e
grazie a questo artificio riusciamo a sopportare il passato.
Armand
Jean Du Plessis, Cardinale e Duca di Richelieu (1585 – 1642), primo
ministro francese.
Il
cardinale Richelieu nacque a Parigi il 9 Settembre del 1585. Si
chiamava Armand Jean du Plessis de Richelieu.
Il
padre François fu un uomo vigoroso e fiero, servì Enrico III re di
Valoise dando l'esempio traghettò molti nobili sotto il regno dei
Borbone determinando il successo della nuova dinastia.
Richelieu
rimase orfano di padre a cinque anni e fu cresciuto dalla madre e
dalla nonna. Il futuro cardinale, oltre a essere epilettico, fu
sempre malaticcio e addirittura aveva crisi di pazzia. L’epilessia
formò anche il suo carattere, rendendolo estremamente incisivo e
raffinato nell'esprimere la sua volontà.
Datemi sei righe scritte dal più onesto degli uomini, e vi troverò
una qualche cosa sufficiente a farlo impiccare.
Con due righe scritte da un uomo si può fare un processo al più
innocente.
Saper Dissimulare è la scienza dei re.
Bisogna ascoltare molto e parlare poco per governare bene uno stato.
La
segretezza è la condizione essenziale per gli affari di stato.
Fare una legge e non farla rispettare equivale ad autorizzare la
cosa che si vuole proibire.
La
guerra è uno dei flagelli con cui a Dio è piaciuto affliggere gli
uomini.
Bisogna portare avanti qualsiasi impresa, come se tutto il successo
futuro dipendesse da essa.
La
salute di quest’uomo e' una determinante della sua azione politica.
Prostrato da un fisico malato, seppur molto bello e piacente, dedicò
tutta la vita alla gloria della Francia, dominato da una volontà di
ferro tanto che riuscì a piegare la malattia e guidare le sorti del
Paese. Per la ragion di stato era disposto a tutto: non assistette
ai funerali della madre, mise Luigi III contro Maria de Medici, e
compì i più efferati delitti fingendo che fossero opera del re.
L’ammirazione
per l’antica Roma lo spinse a perseguire l'idea di un grande stato
assolutista e centralista, contro i tanti poteri e particolarismi in
cui la Francia era ancora divisa.
La
sua abilità oratoria era tale che fu il prediletto di Papa Paolo V
Borghese. A Roma imparò tantissimo sull'arte della politica e della
dissimulazione.
Il
legame col re era indissolubile: il cardinale capì che Luigi era
l'uomo giusto per il suo disegno, e il re era conscio di recitare in
secondo piano poiché era il cardinale ad avere la capacità
necessaria per gestire il potere.
Nel 1624 il cardinale entrò nel consiglio dei ministri. Fu subito
evidente che sovrastava di una testa tutti gli altri, e il passo a
Ministro del Re fu breve. Da primo ministro si mise subito contro
l'impero: siccome non aveva appoggi a corte dovette occultare le sue
mosse. Si servì del ministro delle finanze, del quale aveva scoperto
che si era macchiato di concussione. Gli fece firmare
un’autodenuncia e con questa lo tenne in scacco. Si appoggiò inoltre
a un uomo eccezionale che gli fece da ombra in tutta Europa: padre
Giuseppe ( Francois le Clerc de Tremblay), frate cappuccino, una
vera eminenza grigia.
Richelieu morì a cinquantasette anni, disfatto nel fisico troppo
debole e provato, lasciando in eredità un regno forte e avendo
elevato la politica ai livelli dei grandi ingegni dell'epoca,
Galileo e Cartesio.
Fondò l'Academie Français e fu protettore degli artisti e degli
ingegni. Fu anche abile scrittore, ricordiamo il suo Testament
Politique.