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Aforismi  e Citazioni

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Aforismi dei Lettori di Partecipiamo - Aforismi sugli scacchi

Leonardo Sciascia

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Leonardo Sciascia (1921 – 1989), scrittore, saggista, giornalista, politico, poeta, sceneggiatore e drammaturgo italiano. Nasce l'8 gennaio 1921 a Racalmuto, in provincia di Agrigento (allora chiamata Girgenti)

 

Le prime opere: poesie e saggi

Leonardo Sciascia con lo scrittore Franco Pappalardo La Rosa. Nel 1950 pubblica le "Favole della dittatura", che Pier Paolo Pasolini recensisce. Libro con ventisette testi poetici, "favole esopiche" classiche, con morale, di cui sono protagonisti animali. Nel 1952, esce la raccolta di poesie La Sicilia, che viene illustrata con disegni dello scultore catanese Emilio Greco. Nel 1953 vince il Premio Pirandello, assegnatogli dalla Regione Siciliana per il saggio "Pirandello e il Pirandellismo".

Nel 1956 pubblica "Le parrocchie di Regalpetra", una sintesi autobiografica dell'esperienza vissuta come maestro nelle scuole elementari del suo paese. Nel 1961 pubblica "Il giorno della civetta", che racconta la mafia a quell'epoca.

 

A Roma: I racconti

Gli zii di Sicilia

Nell'anno scolastico 1957-1958, a Roma,  pubblica tre racconti che vanno sotto il titolo "Gli zii di Sicilia". La breve raccolta si apre con "La zia d'America", un tentativo di dissacrare il mito dello "Zio Sam", visto come dispensatore di doni e libertà. Il secondo racconto è intitolato "La morte di Stalin", nel quale, ancora una volta, il personaggio è un mito, quello del comunismo che viene incarnato, agli occhi del siciliano Calogero Schirò, da Stalin. Il terzo racconto, "Il quarantotto", è ambientato nel periodo del Risorgimento (precisamente tra il 1848 e il 1860) e tratta del tema dell'unificazione del Regno d'Italia vista attraverso gli occhi di un siciliano. Nel racconto vuole mettere in evidenza l'indifferenza ed il cinismo della classe dominante affrontando un tema già trattato da Federico De Roberto ne I Viceré (1894) e da Giuseppe Tomasi di Lampedusa ne Il Gattopardo. Alla raccolta si aggiunge, un quarto racconto, "L'antimonio", che ebbe favorevole consenso della critica ed al quale Pasolini dedicherà un articolo sulla rivista Officina.

 

A Caltanissetta: i romanzi

Sciascia rimane a Roma un anno e al suo ritorno si stabilisce con la famiglia a Caltanissetta. Nel 1961 esce Il giorno della civetta col quale lo scrittore inaugura una nuova stagione del giallo italiano contemporaneo. Al romanzo si ispira il film omonimo del regista Damiano Damiani, uscito nel 1968. Nel 1963 pubblica Il consiglio d'Egitto, ambientato in una Palermo del '700 dove un abile falsario, l'abate Giuseppe Vella,  "inventa" un antico codice arabo che vuole togliere legittimità a privilegi e poteri dei baroni siciliani a favore del Viceré Caracciolo.

 

Il ritorno al saggio

Nel 1964 pubblica il breve saggio o racconto, "Morte dell'Inquisitore", ambientato nel '600, che prende spunto dalla figura dell'eretico siciliano fra' Diego La Matina, vittima del Tribunale dell'Inquisizione, che uccide Juan Lopez De Cisneros, inquisitore nel Regno di Sicilia. Risale al 1965 il saggio "Feste religiose in Sicilia", che fa da cornice alla presentazione ad una raccolta fotografica ad opera di Ferdinando Scianna, fotografo di Bagheria, dove torna l'accostamento della Sicilia alla Spagna.

 

La commedia

Sempre nel 1965 esce la "L'onorevole" che è una impietosa denuncia delle complicità tra governo e mafia.

 

Il ritorno al romanzo

Nel 1966 ritorna con un romanzo, A ciascuno il suo, che riprende le modalità del "giallo" . La vicenda è quella di un professore di liceo, Paolo Laurana, che per curiosità personale le indaga sulla morte del farmacista del paese e dell'amico dottore, ma si scontra con il silenzio di tutti i paesani, silenzio dovuto alla paura ed alla corruzione. Come commento alla tenacia nelle indagini del professore e alla sua tragica fine, il libro si risolve in una frase lapidaria: « "Era un cretino." disse don Luigi ». Dal romanzo, il regista Elio Petri trae, il film omonimo.

 

A Palermo

Nel 1967 si trasferisce a Palermo. E cura per Mursia una antologia "Narratori di Sicilia", in collaborazione con Salvatore Guglielmino. Dal 1969   collabora con il Corriere della Sera e pubblica "Recitazione della controversia liparitana dedicata ad A.D.", che racconta, attraverso una rappresentazione teatrale, la controversia per la vendita di una partita di ceci per la quale il vescovado di Lipari non vuole pagare la tassa (inizio del '700). Il vescovo aveva scomunicato i gabellieri, ma il re, mediante l'appello per abuso, aveva annullato la scomunica. La storia, denuncia i rapporti tra Stato - guida dell'ex Urss e gli Stati satelliti. Le iniziali A.D. identificano Alexander Dubček, protagonista nel 1968 della Primavera di Praga.

 

La pensione

Nel 1970 Sciascia, in pensione, pubblica la raccolta di saggi "La corda pazza", l'autore chiarisce la propria idea di "sicilitudine" e dimostra una rara sensibilità artistica espressa per mezzo di sottili capacità saggistiche. Quest'opera riporta a Luigi Pirandello che nel libro "Berretto a sonagli" sostiene che ognuno di noi ha in testa "come tre corde d'orologio, quella "seria", quella "civile", quella "pazza"".  Sciascia indaga sulla "corda pazza" che coglie le contraddizioni, le ambiguità e anche la forza razionalizzante di quella Sicilia oggetto dei suoi studi.

 

Il ritorno al genere poliziesco

Nel 1971 con "Il contesto", l'autore torna al genere poliziesco. La vicenda si svolge intorno all'ispettore Rogas che deve risolvere una complicata vicenda che origina da un errore di giustizia e una serie di omicidi di giudici. Nel romanzo, ambientato in un paese immaginario, il lettore riconosce l'Italia contemporanea. Il libro desta molte polemiche politiche alle quali Sciascia non vuole partecipare, ritirando così la candidatura del romanzo al premio Campiello. Dal romanzo venne ispirato il film di Francesco Rosi, del 1976, Cadaveri eccellenti. Con gli "Atti relativi alla morte di Raymond Roussel" del 1971, Sciascia mostra che la propensione ad includere la denuncia sociale nella narrazione di episodi veri di cronaca nera si fa sempre più forte. Così sarà ne "I pugnalatori" del 1976 e ne "L'affaire Moro" del 1978. Nel 1973 pubblica "Il mare colore del vino" e scrive la prefazione ad un'edizione della "Storia della colonna infame" di Alessandro Manzoni. Nel 1974 pubblica la prefazione ad una ristampa dei "Dialoghi" dello scrittore greco Luciano di Samosata dal titolo "Luciano e le fedi". Esce intanto Todo modo, un libro che parla "di cattolici che fanno politica" e che viene stroncato dalle gerarchie ecclesiastiche. Il racconto, di genere poliziesco, è ambientato in un eremo/albergo dove si effettuano esercizi spirituali. In questo luogo, durante il ritiro annuale di un gruppo di "potenti", tra i quali cardinali, uomini politici e industriali, si verifica una serie di inquietanti delitti. Anche da questo romanzo verrà tratto un film dallo stesso titolo diretto dal regista Elio Petri nel 1976.

 

I contatti con la cultura francese

In questi anni si intensificano i contatti con la cultura francese e nel 1978 pubblica "L'affaire Moro" sul sequestro e il processo nella cosiddetta "prigione del popolo" ad Aldo Moro organizzato dalle Brigate Rosse. Nel 1979 pubblica "Candido ovvero un sogno fatto in Sicilia", dove è chiaro il riferimento al "Candido" di Voltaire. Esce in quell'anno "Nero su Nero", una raccolta di commenti ai fatti relativi al decennio precedente, "La Sicilia come metafora", un'intervista di Marcelle Padovani e "Dalle parti degli infedeli", lettere di persecuzione politica inviate negli anni cinquanta dalle alte gerarchie ecclesiastiche al vescovo Patti, con il quale inaugura la collana della casa editrice Sellerio intitolata "La memoria" che festeggia nel 1985 la centesima pubblicazione con le sue "Cronachette". Nel 1980 pubblica "Il volto sulla maschera" e la traduzione di un'opera di Anatole France, "Il procuratore della Giudea". Nel 1981 pubblica "Il teatro della memoria" e, in collaborazione con Davide Lajolo, "Conversazioni in una stanza chiusa". Nel 1982 esce "Kermesse" e "La sentenza memorabile", nel 1983 "Cruciverba", una raccolta di suoi scritti già pubblicati su riviste, giornali e prefazioni a libri. Pubblica nel 1984 "Stendhal e la Sicilia", un saggio.

 

Gli ultimi anni di vita

In quegli stessi anni gli fu diagnosticato un tumore al midollo osseo ma egli continua, sia pure con fatica, la sua attività di scrittore. Nel 1985 pubblica "Cronachette" e "Occhio di capra", una raccolta di modi di dire e proverbi siciliani, e nel 1986 "La strega e il capitano", un saggio per commemorare la nascita di Alessandro Manzoni. Autobiografici sono i brevi romanzi gialli "Porte aperte" del 1987, "Il cavaliere e la morte" del 1988 e "Una storia semplice", ispirato al furto della Natività con i santi Lorenzo e Francesco d'Assisi del Caravaggio, che uscirà in libreria il giorno stesso della sua morte. Nel 1986 . Nel 1987 cura una mostra molto suggestiva, all'interno della Mole Antonelliana a Torino, dal titolo "Ignoto a me stesso" . Erano esposte quasi 200 rare fotografie scelte da Leonardo Sciascia e concesse in originale da importanti istituzioni di tutto il mondo. Si tratta di ritratti di scrittori famosi, da Edgar Allan Poe a Rabindranath Tagore a Gorkij a Jorge Luis Borges. La chiave della mostra è forse la citazione di Antoine de Saint-Exupéry: « Non bisogna imparare a scrivere ma a vedere. Scrivere è una conseguenza »

Pochi mesi prima di morire scrive "Alfabeto pirandelliano", "A futura memoria (se la memoria ha un futuro)", che verrà pubblicato postumo, e "Fatti diversi di storia letteraria e civile" .

 

La morte 

Leonardo Sciascia muore a Palermo il 20 novembre 1989. Con se, nella bara volle portare un crocifisso d'argento. Al funerale viene ricordato da numerose parole di stima, fra cui quelle del grande amico Gesualdo Bufalino. È sepolto nel cimitero di Racalmuto, suo paese natale; sulla lapide bianca una sola frase:

« Ce ne ricorderemo di questo pianeta » (citazione è di Auguste de Villiers de L'Isle-Adam)

 

L'attività giornalistica di Sciascia  

Sciascia ebbe anche un'intensa esperienza giornalistica, scrivendo per numerosi giornali e riviste italiane. In particolare collaborò sin dal 1955 con il quotidiano palermitano L'Ora - il primo articolo, del 23 febbraio 1955, è dedicato al poeta dialettale catanese Domenico Tempio - scrivendo sulle pagine culturali e tenendovi una rubrica fissa, il Quaderno, tra 1964 e il 1968. « L'Ora sarà magari un giornale comunista, ma è certo che mi dà modo d'esprimere quello che penso con una libertà che difficilmente troverei in altri giornali italiani. In quanto al mio essere di sinistra, indubbiamente lo sono: e senza sfumature. » Leonardo Sciascia, 3 aprile 1965 Su Il Corriere della Sera la sua collaborazione è alterna: dal 1969 al 1972. Se ne allontana “simbolicamente” il 10 gennaio 1987, giorno della pubblicazione dell’articolo sui professionisti dell’antimafia. Su La Stampa suoi articoli compaiono già dal 1972, ma collabora col quotidiano torinese più assiduamente dopo aver rotto con Il Corriere della Sera. Collabora anche con il piccolo periodico di Racalmuto fin dalla nascita.

«Io» proseguì don Mariano «ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l'umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz'uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà... Pochissimi gli uomini; i mezz'uomini pochi, ché mi contenterei l'umanità si fermasse ai mezz'uomini... E invece no, scende ancora più in giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi... E ancora di più: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito... E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre... [...]»

Ad un certo punto della vita non è la speranza l'ultima a morire, ma il morire è l'ultima speranza.

Non penso che la politica sia poi granché, la considero più che altro un'attività mediocre riservata ai mediocri. Ritengo che non si arriverà mai a niente di perfetto, di giusto e di affatto libero, in materia di organizzazione politica e sociale, ma che occorra vivere e lottare come se si fosse convinti di arrivarci.

Proverbio, regola: il morto è morto, diamo aiuto al vivo.

Un orologio che va male non segna mai l'ora esatta, un orologio fermo la segna due volte al giorno.

Tutti i nodi vengono al pettine, quando c'è il pettine.

Un'idea morta produce più fanatismo di un'idea viva; anzi, soltanto quella morta ne produce. Poiché gli stupidi, come i corvi, sentono solo le cose morte.

Si è così profondi, ormai, che non si vede più niente. A forza di andare in profondità, si è sprofondati. Soltanto l'intelligenza, l'intelligenza che è anche leggerezza, che sa essere leggera, può sperare di risalire alla superficialità, alla banalità.

Poiché nulla di sé e del mondo sa la generalità degli uomini, se la letteratura non glielo apprende.

È una cosa talmente semplice fare all'amore... È come aver sete e bere. Non c'è niente di più semplice che aver sete e bere; essere soddisfatti nel bere e nell'aver bevuto; non aver più sete. Semplicissimo.

La nostra giornata è fatta, come tutta la vita, di misteriose rispondenze, di sottili collegamenti.

Ce ne ricorderemo, di questo pianeta.

È una cosa talmente semplice fare all'amore... È come aver sete e bere. Non c'è niente di più semplice che aver sete e bere; essere soddisfatti nel bere e nell'aver bevuto; non aver più sete. Semplicissimo. (da Todo modo)

Il cretino di sinistra ha una spiccata tendenza verso tutto ciò che è difficile. Crede che la difficoltà sia profondità. (citato in Sergio Ricossa, Straborghese, Editoriale Nuova, Milano 1980)

La contraddizione definisce Palermo. Pena antica e dolore nuovo, le pietre dei falansteri impastate di sangue ma anche di sudore onesto. La Mafia che distribuisce equamente lavoro e morte, soperchieria e protezione. (citato in Specchio n. 341, La Stampa, Torino)

La sicurezza del potere si fonda sull'insicurezza dei cittadini. (da Il cavaliere e la morte)

Oltre le cronache, le relazioni, gli studi qui citati, ho letto (o presumo di aver letto) tutto quel che c'era da leggere, relativamente all'Inquisizione di Sicilia: e posso dire di aver lavorato a questo saggio più, e con più impegno e passione, che a ogni altro mio libro. (da Morte dell'Inquisitore)

Poiché nulla di sé e del mondo sa la generalità degli uomini, se la letteratura non glielo apprende. (da La strega e il capitano, Adelphi)

Un libro, dunque, è come riscritto in ogni epoca in cui lo si legge e ogni volta che lo si legge. E sarebbe allora il rileggere un leggere: ma un leggere inconsapevolmente carico di tutto ciò che tra una lettura e l'altra è passato su quel libro e attraverso quel libro, nella storia umana e dentro di noi. (da Cruciverba, Einaudi)

Paolo Luigi Courier, vignaiuolo della Turenna e membro della Legion d'onore, sapeva dare colpi di penna che erano come colpi di spada; mi piacerebbe avere il polso di Paolo Luigi per dare qualche buon colpo di penna: una "petizione alle due Camere" per i salinari di Regalpetra per i braccianti per i vecchi senza pensione per i bambini che vanno a servizio. (Le parrocchie di Regalpetra, Opere 1956.1971, p. 10, Bompiani)

[…] ricordando una frase che è nella voce «letterati» del dizionario di Voltaire – «la più grande sventura dell'uomo di lettere forse non è quella di essere oggetto della gelosia dei colleghi, vittima dell'intrigo, disprezzato dai potenti; ma quella di essere giudicato dagli imbecilli» – possiamo aggiungere, ricordando questa frase, che Borgese ebbe, davvero in questo senso, «tutto»: tanti altri scrittori lo invidiarono, qualche intrigo fu ordito a suo danno, qualche potente lo disprezzò al punto di volerlo perdonare. Ma sopratutto ebbe quella che, secondo Voltaire, è la sventura maggiore: che molti imbecilli lo giudicarono e forse ancora, senza conoscerlo, continuano a giudicarlo. (Nota di Leonardo Sciascia a Le belle, p. 176)

 Il giorno della civetta:

Nelle statistiche criminali relative alla Sicilia e nelle combinazioni del giuoco del lotto, tra corna e morti ammazzati si è istituito un più frequente rapporto. L'omicidio passionale si scopre subito: ed entra dunque nell'indice attivo della polizia; l'omicidio passionale si paga poco: ed entra perciò nell'indice attivo della mafia.

«Il popolo» sogghignò il vecchio «il popolo... Il popolo cornuto era e cornuto resta: la differenza è che il fascismo appendeva una bandiera sola alle corna del popolo e la democrazia lascia che ognuno se l'appenda da sé, del colore che gli piace, alle proprie corna... [...]»

E non è che avesse torto, pensava il capitano: da secoli i bargelli mordevano gli uomini come lui, magari la facevano assicurare, come diceva il vecchio, e poi mordevano. Che cosa erano stati i bargelli se non strumenti della usurpazione e dell'arbitrio?

Avrebbero dovuto darlo come precetto alla polizia, in Sicilia, pensava il capitano, bisognava non cercare la donna: perché si finiva sempre col trovarla, e a danno della giustizia.

E ciò discendeva dal fatto, pensava il capitano, che la famiglia è l'unico istituto veramente vivo nella coscienza del siciliano: ma vivo più come drammatico nodo contrattuale, giuridico, che come aggregato naturale e sentimentale. La famiglia è lo Stato del siciliano. Lo Stato, quello che per noi è lo Stato, è fuori: entità di fatto realizzata dalla forza; e impone le tasse, il servizio militare, le guerre, il carabiniere. Dentro quell'istituto che è la famiglia, il siciliano valica il confine della propria naturale e tragica solitudine e si adatta, come in una sofisticata contrattualità di rapporti, alla convivenza. Sarebbe troppo chiedergli di valicare il confine tra la famiglia e lo Stato. Magari si infiammerà dell'idea dello Stato o salirà a dirigerne il governo: ma la forma precisa e definitiva del suo diritto e del suo dovere sarà la famiglia, che consente più breve il passo verso la vittoriosa solitudine.

«Io» proseguì don Mariano «ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l'umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz'uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà... Pochissimi gli uomini; i mezz'uomini pochi, ché mi contenterei l'umanità si fermasse ai mezz'uomini... E invece no, scende ancora più in giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi... E ancora di più: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito... E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre... [...]»

"Forse tutta l'Italia va diventando Sicilia… A me è venuta una fantasia, leggendo sui giornali gli scandali di quel governo regionale: gli scienziati dicono che la linea della palma, cioè il clima che è propizio alla vegetazione della palma, viene su, verso nord, di cinquecento metri, mi pare, ogni anno… La linea della palma… Io invece dico: la linea del caffè ristretto, del caffè concentrato… E sale come l'ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l'Italia, ed è già oltre Roma…" (Opere – 1956.1971, p. 479)

Salvador Dalí

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Salvador Domingo Felipe Jacinto Dalí Domènech, marchese di Púbol (Figueres, 11 maggio 1904 – Figueres, 23 gennaio 1989), è stato un pittore, scultore,  scrittore, cineasta  e  designer  spagnolo.

Dalí era un abile disegnatore tecnico, ma è celebre soprattutto per le immagini suggestive e bizzarre delle sue opere surrealiste. Il suo peculiare tocco pittorico è stato spesso attribuito all'influenza che ebbero su di lui i maestri del Rinascimento. Realizzò la sua opera più famosa, La persistenza della memoria nel 1931. Il talento artistico di Dalí ha trovato espressione in svariati ambiti, tra cui il cinema, la scultura e la fotografia, e lo ha portato a collaborare con artisti di ogni tipo.

Faceva risalire il suo "amore per tutto ciò che è dorato ed eccessivo, la mia passione per il lusso e la mia predilezione per gli abiti orientali" ad una auto-attribuita "discendenza araba", sostenendo che i suoi antenati discendevano dai Mori.

Dalí fu un uomo dotato di una grande immaginazione ma con il vezzo di assumere atteggiamenti stravaganti per attirare l'attenzione su di sé. Tale comportamento ha talvolta irritato coloro che hanno amato la sua arte tanto quanto ha infastidito i suoi detrattori, in quanto i suoi modi eccentrici hanno in alcuni casi catturato l'attenzione del pubblico più delle sue opere.

Infanzia e giovinezza

Salvador Dalí nasce l'11 maggio 1904 alle 8:47 del mattino nella cittadina di Figueres, nella regione dell'Alt Empordà in Catalogna, vicino al confine francese. Suo fratello maggiore, anch'egli di nome Salvador (nato il 12 ottobre 1901), era morto a causa di una meningite nove mesi prima, il 1º agosto 1903. Il padre, Salvador Dalí y Cusí, era un avvocato e notaio appartenente alla classe media, la cui rigidità nell'applicazione della disciplina viene temperata dalla moglie, Felipa Domènech Ferrés, che incoraggia le aspirazioni artistiche del figlio. All'età di cinque anni Dalí viene condotto sulla tomba del fratello dai genitori, che gli dicono che lui è la sua reincarnazione, idea della quale finisce per convincersi. Di suo fratello Dalí dice: "Ci somigliavamo come due gocce d'acqua, ma rilasciavamo riflessi diversi. Probabilmente lui era una prima versione di me, ma concepito in termini assoluti".

Dalí ha anche una sorella, Ana María, di tre anni più giovane di lui, che nel 1949 pubblicherà un libro sul fratello, Dalì visto da sua sorella.

Dalí frequenta una scuola d'arte. Nel 1919 durante una vacanza a Cadaqués con la famiglia di Ramon Pichot, un artista locale che faceva regolarmente dei viaggi a Parigi, scopre la pittura moderna. L'anno seguente il padre di Dalí organizza nella residenza di famiglia una mostra dei suoi disegni a carboncino. La prima vera esposizione pubblica la fa nel 1919 al Teatro Municipale di Figueres.

Nel febbraio del 1921 la madre di Dalí muore per un tumore al seno. Dalí ha sedici anni; in seguito dirà che la morte della madre "è stata la disgrazia più grande che mi sia capitata nella vita. La adoravo... Non potevo rassegnarmi alla perdita di una persona su cui contavo per rendere invisibili le inevitabili imperfezioni della mia anima." Dopo la sua morte il padre sposa la sorella della moglie scomparsa. Dalí non si risente per le nuove nozze, perché ama e rispetta molto la zia.

Gli asini vorrebbero che io seguissi gli stessi consigli che dispenso agli altri. È impossibile, poiché io sono completamente diverso...
Desidero che ogni colpo di pennello raggiunga l'assoluto e dia l'immagine perfetta dei testicoli della pittura, testicoli che non sono i miei.
Ho fatto sedere la bruttezza sulle mie ginocchia e me ne sono quasi subito stancato.
Dalla più tenera infanzia, ho la viziosa tendenza di considerarmi diverso dai comuni mortali. Anche questo sta per riuscirmi.
Onestamente... Non dipingete mai disonestamente.
Pittori, siate ricchi piuttosto che poveri.
La gelosia degli altri pittori è stata sempre il termometro del mio successo.
Cominciate a disegnare e a dipingere come gli antichi maestri, poi fate come volete - sarete sempre rispettati.
Se vi rifiutate di studiare l'anatomia, l'arte del disegno e della prospettiva, la matematica dell'estetica e la scienza del colore, lasciatevi dire che questo è un segno più di poltroneria che di genio.
Tutto può essere fatto bene o male. Persino la mia pittura.
Sono fedelissimo ai miei amici, ma c’è sempre un motivo. Non provo emozioni per loro. Tutto ciò che è sentimento è strettamente canalizzato in mia moglie e tutto il resto degli esseri mi è assolutamente indifferente, ma agisco con loro con intelligenza e logica.
Penso che la libertà più soave per un uomo sulla terra consista nel poter vivere, se lo vuole, senza lavorare.
Credi che finché la terra è rotonda, potrai trovare ovunque paesaggi naturali? Può una faccia rotonda avere più di un naso?
Non dipingo un ritratto che assomiglia al modello, piuttosto è il modello che dovrebbe assomigliare al ritratto.
L'unica differenza tra me e un pazzo, è che io non sono pazzo. 
Pollock: il "marsigliese" dell'astratto. È il romantico delle feste galanti e dei fuochi d'artificio, come lo fu il primo macchiaiolo sensuale: Monticelli. Non è scadente come Turner. Perché è ancora più inesistente. 
Chi oggigiorno vuole fare carriera dev'essere un po' cannibale.
Kandinsky? È ineluttabile: non potrà mai esserci un pittore russo. Kandinsky avrebbe potuto fare dei meravigliosi manici per bastone in smalto cloisonné, come quello che uso, regalatomi da Gala per natale.
Il segreto del mio prestigio rimarrà un segreto.
René Crevel: con il trotzkismo bonapartista, si renecrevellerà.
Il meno che si possa chiedere ad una scultura è che stia ferma.
Eluard: tanta e tanta confusione per restare così puro.
Il disegno è la sincerità nell'arte. Non ci sono possibilità di imbrogliare. O è bello o è brutto.
Aragon: tanto e tanto arrivismo per un così modesto arrivo.
La differenza tra me ed un pazzo?... È che io non sono pazzo.
Breton: tanta e tanta intransigenza per una così piccola decadenza.

Ogni mattina mi sveglio e, guardandomi allo specchio, provo sempre lo stesso ed immenso piacere: quello di essere Salvador Dalì.

Piero della Francesca: trionfo della monarchia assoluta e della castità.
La differenza tra i falsi ricordi e quelli veri è la stessa che per i gioielli: sono sempre quelli falsi che sembrano i più reali, i più brillanti.
Matisse: trionfo del gusto borghese e della promiscuità.
Ci sono giorni in cui credo di morire per un'overdose di soddisfazione.

Braque e io - come Voltaire con il buon Dio - ci salutiamo, ma non ci parliamo!

Jim Morrison

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Nazionalità: Stati Uniti; Periodo di attività: 1963 – 1971; Band: The Doors

Jim Morrison (Melbourne, 8 dicembre 1943 – Parigi, 3 luglio 1971). Leader carismatico e frontman della band statunitense The Doors, fu uno dei più importanti esponenti della rivoluzione culturale degli anni Sessanta, nonché uno dei più grandi cantanti rock della storia. Impetuoso Profeta della Libertà e poeta maledetto, è ricordato come una delle figure di maggior potere seduttivo nella storia della musica e uno dei massimi simboli dell'inquietudine giovanile. Era soprannominato il Re Lucertola e venne paragonato a Dioniso, divinità del delirio e della liberazione dei sensi.

Nel 2008 Morrison è stato posizionato al 47º posto nella lista dei 100 migliori cantanti secondo Rolling Stone  e, l'anno successivo, al 22º posto nella classifica dei "50 più Grandi Cantanti del Rock" stilata dalla rivista britannica Classic Rock.

 

Biografia

Jim Morrison, a San Francisco, iniziò il decimo anno scolastico ma preferiva marinare la scuola e frequentare i locali Beatnik di San Francisco, fra cui la celebre libreria City Light Books del poeta beat Lawrence Ferlinghetti. Le letture di Jim divennero sfrenate, portandolo ad accumulare centinaia di libri. Venne iscritto al liceo George Washington, dove stupì gli insegnanti con l'ampiezza delle sue letture e la notevole erudizione, ottenendo dopo il primo trimestre una menzione d'onore, forte di un quoziente d'intelligenza fuori dal comune: ben 149. Nell'estate del 1960 il suo umore si fece più cupo e aggressivo, il look trasandato.

Uno degli eventi più importanti della sua vita avvenne nel 1947 durante un viaggio con la famiglia, mentre percorrevano il deserto tra Albuquerque e Santa Fe (Nuovo Messico). Jim raccontò questo episodio nel modo seguente:

« La prima volta che ho scoperto la morte… eravamo io, mia madre e mio padre, e forse anche mia sorella, e i miei nonni, e stavamo attraversando il deserto in auto all'alba e un autocarro pieno di lavoratori indiani era andato a sbattere contro un'altra macchina o non so cosa, ma c'erano indiani sparpagliati per la strada, sanguinanti e moribondi.. ecco, questo fu il mio primo impatto con la morte, dovevo avere quattro o cinque anni. Abbiamo accostato e ci siamo fermati.. io ero solo un bambino, e un bambino è come un fiore con la testa scossa dal vento.. penso davvero che in quel momento l'anima di uno di quegli indiani, o forse gli spiriti di molti di loro stessero correndo in giro come impazziti e siano balzati nella mia testa e io ero come una spugna pronta ad assorbirli. Questa non è una storia di fantasmi. È qualcosa che ha un significato profondo per me. »

Tale esperienza (secondo alcuni spiegabile con la teoria della "La teoria della risonanza e i campi morfici" di Rupert Sheldrake) fu fondamentale per il piccolo Jim e riecheggerà nei suoi testi musicali, in particolare nella canzone Peace Frog, e nei suoi versi poetici ("Indiani sparsi sulle carreggiate dell'alba sanguinanti/ Si affolla di spettri la mente del bambino fragile guscio d'uovo…").

 

Con i Doors

The Doors a Copenhagen nel 1968.

Jim Morrison arrivò all'UCLA di Los Angeles all'inizio del 1964, trovò un appartamentino vicino al campus, a Westwood, e iniziò condurre una vita in stile bohémien. Ai corsi di cinematografia conobbe Ray Manzarek, che nel luglio del 1965, sulla spiaggia di Venice Beach, propose a Morrison di formare un gruppo dopo averlo sentito cantare alcune delle sue liriche, tra cui Moonlight Drive. Nella band confluirono poi il chitarrista Robby Krieger e il batterista John Densmore; il nome The Doors (Le Porte) fu scelto da Jim Morrison e deriva dal verso di una poesia di William Blake, ripreso a sua volta dallo scrittore Aldous Huxley nel suo saggio "The Doors of Perception" sugli effetti della mescalina.

(EN) - « If the doors of perception were cleansed, everything would appear to men as truly it is: infinite. »

(IT) - « Se le porte della percezione fossero purificate, ogni cosa apparirebbe agli uomini come realmente è: infinita. »

(William Blake, The Marriage of Heaven and Hell)

Morrison dichiarò: «Ci sono cose che si conoscono e altre che non si conoscono. Esiste il noto e l'ignoto, e in mezzo ci sono Le Porte (The Doors). I Doors sono i sacerdoti del regno dell'ignoto che interagisce con la realtà fisica, perché l'uomo non è soltanto spirito, ma anche sensualità. La sensualità e il male sono immagini molto attraenti, ma dobbiamo pensare ad esse come alla pelle di un serpente di cui ci si libererà.»

Nell'ottobre del 1965 Billy James della Columbia Records offrì alla band un contratto a termine con royalties molto basse, che non venne rinnovato. Nei primi mesi del 1966 iniziarono ad apparire regolarmente al Sunset Strip, la zona di Los Angeles dove si trovavano i locali più importanti della scena musicale. In una di queste serata Jim conobbe Pamela Courson, che diverrà la sua compagna di vita più significativa. A maggio il London Fog licenziò la band in seguito ad alcuni tafferugli scoppiati nel locale durante le esibizioni, i Doors vennero assunti dal più prestigioso Whisky a Go Go: la scaletta comprendeva brani che appariranno nei primi due album. Il periodo al Whisky è fondamentale nell'evoluzione del gruppo, il loro stile prende forme e diventa più visionario, e hanno modo di fare da spalla ai grandi nomi del periodo (Love, Turtles, Seeds, Them). L'estate successiva il proprietario del locale licenziò la band, scandalizzato dalla versione edipica della canzone The End. La casa discografica Elektra Records, fondata da Jac Holzman, propose ai Doors un contratto che implicava un impegno esclusivo per sette album e che venne accettato. A novembre i Doors si esibirono all'Ondine di New York. Morrison andò ad abitare con Pamela nei pressi del Laurel Canyon ad Hollywood. Il 4 gennaio del 1967 l'Elektra pubblicò il primo album The Doors che fu un successo diventando uno dei dischi più venduti dell'anno assieme e Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band dei Beatles. La musica dei Doors era un blues rock psichedelico originale, con le tastiere di Manzarek che davano l'impronta al sound con motivetti vaudeville, boogie woogie e jazz, e con la chitarra-flamenco di Krieger (ora gitana, ora hawaiana) che duettava con le tastiere generando un'atmosfera intensa in cui si andava a insinuare la voce magnetica e suadente di Morrison. Il gruppo partì per un tour nazionale che toccava i luoghi sacri del rock californiano. A marzo suonarono al Matrix di San Francisco, il 9 aprile al Cheetah di Los Angeles, dove Jim Morrison si esibì per la prima volta nel suo "numero della fune", la camminata lungo il bordo del palco in stile equilibrista: gli andò male e precipitò in mezzo al pubblico dopo un volo di tre metri (continuerà ad esibirsi in questa pericolosa performance anche in seguito). Il 9 giugno, durante il concerto al Fillmore di San Francisco, Morrison fece roteare pericolosamente il microfono finendo per centrare il promoter Bill Graham in piena fronte. Il 16 giugno, nell'esibizione all'Action House di Long Beach (New York), Jim Morrison, ubriaco fradicio, cominciò a spogliarsi ma venne bloccato in tempo. Il giorno successivo il concerto fu interrotto perché il cantante s'infilò il microfono in bocca producendo suoni bizzarri. Ricorda Frank Lisciandro, fotografo e suo amico dai tempi dell'UCLA:

« In scena Jim subiva una completa metamorfosi: la sua voce dolce e garbata diveniva roca, aspra, profonda e potente; la sua posa dinoccolata si faceva arrogante, baldanzosa; il suo quieto volto si trasformava in migliaia di maschere di tensione e di emozione; e i suoi occhi, di solito così penetranti e attenti, diventavano vacui e lontani, fino a tramutarsi in due finestre illuminate davanti al pubblico. Con questo sguardo chiaroveggente Jim sembrava scrutare sia nel futuro che nel passato. Emetteva strani suoni animaleschi, urlava, strepitava come se soffrisse. I suoi abiti di cuoio o di pelle di serpente crepitavano e gemevano quando si muoveva. Le sue movenze e i suoi gesti si facevano spasmodici, frenetici, come se si fosse trattato di una persona in preda a una crisi epilettica. Danzava, non in modo fluido e aggraziato, ma con brevi passi saltellanti e moto a stantuffo, sporto in avanti, la testa che scattava su e giù. Si muoveva come un indiano d'America in una danza rituale. Sul palco Jim diventava lo Sciamano. Nel corso dell'esibizione, come un festante dionisiaco, cantava dei miti moderni, e come uno sciamano evocava un panico sensuale per rendere significative le parole di questi miti. Agiva come se un concerto fosse un rito, una cerimonia, una seduta spiritica, e lui era lo strumento per la comunicazione con il sovrannaturale. Tentava di strappare gli spettatori dai loro posti a sedere, dai loro ruoli, dalle loro menti, così che potessero vedere l'altro lato della realtà, anche solo per una breve occhiata. Il suo messaggio era: apriti un varco comunque ti sia possibile, ma fallo adesso. Spesso il messaggio era sfocato e così si perdeva tra la musica, i miti, la magia e la follia. »

 

Jim Morrison nel 1967 a Los Angeles.

Il 25 luglio la canzone Light My Fire raggiunse il primo posto della classifica di Billboard e sancì l'ingresso dei Doors nell'Olimpo del rock. Nell'ottobre del 1967 uscì il secondo album Strange Days e si attestò al n. 3 della classifica Billboard 200. Il 20 ottobre, al Wizard's Lab, presso l'università del Michigan, Morrison provocò il pubblico di studenti snob scatenando reazioni esasperate (al concerto era presente anche Iggy Pop che, folgorato dalla sua performance, fonderà gli Psychedelic Stooges). A novembre i Doors si esibirono al Berkeley Community Theatre, al Fillmore, al Winterland di San Francisco e al Village Theatre di New York, i più importanti locali rock del momento. Il 17 settembre si esibirono all'Ed Sullivan Show, popolarissima trasmissione televisiva americana. A Morrison venne chiesto di sostituire la parola "higher" contenuta in Light My Fire ("girl, you couldn't get much higher", "ragazza, non puoi sballarti di più", "high" nello slang giovanile indica infatti il momento in cui una persona va su di giri per la droga o l'alcol). I Doors sembrarono acconsentire ma durante la diretta Jim, infuriato per il tentativo di censura, la pronunciò ugualmente: i Doors vennero banditi per sempre dallo show. Il 2 dicembre, al Portland Memorial Coliseum, Jim incitò la folla a scatenarsi, il concerto venne interrotto. Il 9 dicembre, nel corso di un tour sulla costa Est i Doors si esibirono all'Arena di New Haven. Jim Morrison provocò i poliziotti, lo spettacolo venne interrotto e Morrison arrestato sul palco. Le sue esibizioni divennero sempre più sfrenate e imprevedibili. Nella primavera del 1968 la band si esibì al Fillmore East di New York riscuotendo grande successo - Morrison dissemina giunchiglie sulla scena, si appende al sipario - quindi a Westbury, NY - Jim manifesta atteggiamenti aggressivi, urla, si contorce sul palco, il concerto viene interrotto - e infine al Nothern California Folk-Rock Festival, dove Jim istiga il pubblico a scorrazzare liberamente costringendo gli addetti alla sicurezza a intervenire per proteggere il palco. Nel luglio di quell'anno venne pubblicato l'album Waiting for the Sun, con un repertorio più eterogeneo dei precedenti. Dal vivo i Doors fanno segnare ovunque il tutto esaurito. Il 5 luglio vi fu l'atteso concerto all'Hollywood Bowl di Los Angeles, considerato l'evento rock dell'anno: Morrison fu insolitamente concentrato sulla performance e non si lasciò andare alle sue intemperanze selvagge, ma il successivo 13 luglio, al PNE Coliseum di Vancouver, in Canada, centinaia di giovani balzarono sul palco scavalcando gli agenti e circondarono con danze sfrenate un conturbante Morrison dalle movenze orgiastiche. Il 2 agosto, durante lo spettacolo al Singer Bowl di New York, scoppiò il putiferio e l'arena venne devastata, i Doors furono costretti ad abbandonare la scena. Il 3 agosto, nel concerto di Cleveland Jim Morrison si tuffò sulla folla aizzandola, l'auditorium subì danni ingenti, la band lasciò il palco mentre orde invasate esultavano euforicamente. Nell'estate del 1968 la canzone Hello, I Love You si attesta al primo posto in classifica, la fama dei Doors è all'apice, Morrison continua a portare al limite l'emotività della folla e a declamare poesie, ma il suo abuso sempre più frenetico di alcol e droghe inizia a minare seriamente l'attività della band.

 

Poesia

Jim Morrison è una complessa figura di artista e intellettuale, trasgressiva e affascinante, fragile e carismatica. Nel corso della sua breve parabola esistenziale si produsse nello sforzo costante, e a tratti esasperato, di spronare la gente ad abbattere le proprie barriere mentali, imposte dalle convenzioni sociali e dalle inibizioni personali, per raggiungere una dimensione di reale, incondizionata e assoluta libertà ("Apriti un varco dall'altra parte" esorta nella canzone Break on Through, e "Wake up!", Sveglia! era l'urlo che lanciava spesso dal palco). Autentico divoratore di libri e arguto osservatore della società, consacrò la sua esistenza all'amore per l'arte e per la letteratura in un'epoca, gli anni Sessanta, ribollente di fervore culturale e rivolgimenti politici, e considerava la poesia come la sua vera, autentica vocazione. Iniziò a riempire blocchetti di appunti e poesie fin dai tempi del liceo, venne folgorato dal libro culto Sulla strada di Kerouac e dichiarò alla stampa che “l'arte suprema è la poesia, perché ciò che ci definisce come esseri umani è il linguaggio (…) sono molto legato al gioco dell'arte e della letteratura: i miei eroi sono artisti e scrittori. Ammiro profondamente quei poeti che, di fronte a un gruppo di persone, sono capaci di alzarsi in piedi, con o senza microfono, e recitare la loro poesia”. I suoi “numi tutelari” furono poeti e intellettuali dalla forza visionaria dirompente, in lacerante conflitto con i valori imposti dalla propria tradizione culturale, in primis: William Blake, Friedrich Nietzsche e Arthur Rimbaud, il quale affermò che “il Poeta si fa Veggente attraverso una lunga, immensa e ragionata sregolatezza di tutti i sensi”. I testi poetici di Jim Morrison sono tracimanti di immagini a forte valenza mitologica e simbolica, derivate dalla cultura classica, da quella sciamanica e tribale, dall'esoterismo, dalle suggestioni beat, dalle opere di narrativa, filosofia, religione, dalla psicanalisi, dalla sociologia e dall'antropologia. L'amico e poeta Michael McClure lo stimava molto come poeta e lo spinse a pubblicare i suoi scritti, nonostante le titubanze di Jim Morrison che visse sempre nella frustrazione di non essere apprezzato come poeta. In un'intervista dichiarò “Quando scrivi una poesia devi entrare in uno stato mentale particolare, che è quello in cui può indurti la musica con la sua capacità ipnotica di allentare i freni e lasciare che l'inconscio possa scaturire”, in linea con le teorie surrealiste sulla scrittura automatica. I suoi versi vennero encomiati anche da Fernanda Pivano, che sottolineò il profondo lato poetico di Morrison, “capace di estasi e affranto dalle miserie della vita”. Nel 1970 pubblicò due raccolte di poesie, I Signori e Le Nuove Creature, accolte con entusiasmo da parte dei fan e con scetticismo dalla critica, registrò numerose poesie su nastro magnetico e continuò a riempire di versi centinaia di taccuini e foglietti volanti, poi riuniti nelle raccolte postume Deserto e Notte Americana (pubblicate in Italia col titolo di Tempesta elettrica) da molti considerate l'apice della sua poetica. La sua vocazione letteraria trovò sfogo anche negli album della band, che venne influenzata in maniera determinante dai suoi componimenti, dalla sua oltraggiosa irruenza e dalle sue "visioni".

Cinema

Si dice che la passione di Jim Morrison per il cinema nacque nel 1955, quando, dodicenne, andò a vedere James Dean in Gioventù bruciata, celebre film di Nicholas Ray sull'irrequietezza giovanile e la crisi della famiglia tradizionale. È infatti il primo film menzionato nei suoi taccuini, dove si fa cenno anche al Gigante, il film successivo di Dean, distribuito l'anno seguente.[16] È possibile anche che Morrison venne influenzato dai western, che imperversavano in America negli anni Cinquanta: la sua prima poesia, Pony Express, ora andata perduta, era infatti probabilmente ispirata a un film western che Jim aveva visto quando viveva ad Alameda. Sul finire del 1961 iniziò a frequentare il Contemporary, caffè beatnik a sud di Clearwater, che proponeva film stranieri di grandi registi europei: Ingmar Bergman, Jean-Luc Godard, Roger Vadim e Robert Frank. Nel 1963 Jim si iscrisse al corso di cinema dell'UCLA, una materia del tutto nuova per quegli anni, che comprendeva il cinema d'autore, la Nouvelle vague francese, i film d'avanguardia, underground e sperimentali. Nel corpo docente vi era anche il leggendario regista austriaco Josef von Sternberg; Morrison adorava il suo film Anathan, girato in Giappone nel 1954 (fra i compagni di corso di Jim figurava invece Francis Ford Coppola). Dichiarò in un'intervista: "Mi piace quel film perché è davvero realistico. Per me i film devono essere totalmente artificiali e surreali oppure totalmente reali e documentaristici. Più sono all'estremo di una delle due tendenze, e meglio è". Nel 1965 lavorò al suo film-saggio studentesco per la tesi di laurea in cinematografia: la pellicola proponeva immagini grottesche incentrate sull'erotismo, la televisione, il nazismo, la droga, e provocò indignazione e reazioni sconcertate. Ray Manzarek, studente presso la stessa facoltà, trovò invece valido quel film sperimentale. Dichiarò Jim alla stampa “Sono interessato al cinema perché è la forma d'arte moderna che più si avvicina all'effettivo flusso di coscienza, sia a livello onirico che nella percezione della realtà quotidiana”.[14] Nel 1966 conobbe Andy Warhol e nel marzo del 1969 fece registrare la HWY Production, una nuova casa cinematografica di cui facevano parte gli amici Paul Ferrara, Babe Hill e Frank Lisciandro, che produsse il film HWY Una pastorale americana, con Jim Morrison protagonista, in parte basato sul suo copione L'Autostoppista. Risale a quello stesso periodo Feast of Friend, un lungometraggio che documenta le esibizioni dei Doors e che venne presentato in diversi importanti festival cinematografici americani. Quell'anno Jim lavorò con lo scrittore Michael McClure alla sceneggiatura del film L'Adepto, basata su uno dei romanzi di quest'ultimo. Il progetto venne accantonato per le condizioni di salute sempre più precarie di Morrison. Nell'estate del 1970 Jim assistette a Cherbourg, in Francia, alle riprese del film La favolosa storia di Pelle d'Asino di Jacques Demy, dove conobbe François Truffaut, Catherine Deneuve e Jean Marais. La raccolta di versi e pensieri I Signori. Appunti sulla visione (pubblicata prima in forma privata, poi, nel 1970, dall'editore Simon & Schuster) contiene diverse riflessioni di Jim Morrison sul cinema, che a suo parere non derivava “da pittura, letteratura, scultura, teatro, ma dagli antichi rituali popolari. È la manifestazione contemporanea di una storia d'ombre evolutasi, il piacere di immagini in movimento, una credenza nella magia (…) Il cinema ci riporta all'anima, religione della materia, che assegna a ogni cosa la sua particolare divinità e vede dèi in tutte le cose e gli esseri”.

 

Teatro

Jim Morrison ebbe anche delle esperienze in ambito teatrale. Segnalatosi a scuola per i suoi atteggiamenti “plateali”, nel 1962 si produsse in alcune declamazioni poetiche e performance con l'ukulele al Contemporary caffè di Clearwater, che incuriosirono il pubblico. L'anno successivo studiò drammaturgia e storia del teatro al dipartimento di Scienze del linguaggio, prese lezioni di recitazione e frequentò il Conradi Theater dell'università. La prima esibizione “ufficiale” risale tuttavia all'autunno del 1964 quando, ventenne, ottenne il ruolo di Gus in un allestimento studentesco del Calapranzi, il thriller capolavoro di Harold Pinter. Jim si dimostrò attore imprevedibile e impetuoso sia nelle prove che durante lo spettacolo, influenzato in parte dalla lettura di Antonin Artaud e del suo “teatro della crudeltà”. In seguito venne folgorato dal Living Theatre e fu coinvolto in alcuni show che si tennero a San Francisco e a Los Angeles nel febbraio 1969.[9] Nel libro I Signori. Appunti sulla visione scrisse: “Lo scopo dell'happening è curare la noia, ripulire gli occhi, operare una ricongiunzione infantile col flusso della vita. Il suo più piccolo, più ampio scopo è la purificazione della percezione”.

 

 Stile e influenze musicali

A detta dello stesso Morrison, i Doors erano “un gruppo orientato al blues, con una notevole dose di rock e alcuni elementi di jazz, pop e sonorità classiche. Fondamentalmente, una blues band bianca”. La band rappresenta in effetti un’anomalia nel pantheon del rock: non faceva parte del movimento di San Francisco acid-rock Airplane-Dead-Quicksilver all’insegna del Pace e Amore. Non avevano niente a che fare con la british invasion e nemmeno con la musica pop in generale. Anche nella loro città natale di Los Angeles erano considerati estranei alla scena folk-rock dominata da Byrds, Buffalo Springfield e i Mamas and the Papas. I Doors erano un mondo a parte, dalle sonorità oscuramente seducenti ed esotiche che univano spiritualità, poesia, psichedelia e un coacervo di stili musicali differenti per via delle caratteristiche del tutto peculiari, bizzarre ed estrose dei suoi componenti. Manzarek, tastierista tecnicamente dotatissimo, gestiva il basso con la mano sinistra e la parte melodica alla tastiera col piede e la mano destra, utilizzando un Fender Rhodes Piano Bass appoggiato sul top piatto dell’organo (un Vox Continental prodotto in Italia e suonato solo su ottave alte). In un’intervista del 1997 dichiarò: “Unificammo l'apollineo e il dionisiaco. Il lato dionisiaco è il blues, e il lato apollineo è la musica classica. Il bravo artista sa combinare il rigore e la correttezza apollinei con la frenesia, la passione e l’eccitazione dionisiache. I due elementi si fondono insieme e si ottiene l'artista intero e completo". Il batterista John Densmore, da parte sua, dettava ritmi tumultuosi, facendo confluire gli altri strumenti nelle sue vertiginose traiettorie come una salda base d’appoggio e non un mero strumento di accompagnamento. Robbie Krieger utilizzava solitamente note lente e riff ben calibrati in uno stile rock inconfondibile con la sua chitarra slide che svariava dal blues al rock, dal flamenco e alla musica indiana. Tutto questo venne catalizzato in maniera dirompente dalla voce mistica e sensuale di Jim Morrison, il quale sosteneva che Elvis Presley insieme ad altri giganti della sua generazione, come Sinatra, Little Richard, Jerry Lee Lewis, Fats Domino, Gene Vincent, avevano avuto un’influenza precoce e intensa su di lui, che traeva inoltre ispirazione dalla poesia della Beat Generation recitata con cadenze bebop e dalla grande tradizione della poesia orale, mescolando alle sue performance elementi teatrali e d’improvvisazione. Il timbro della band divenne, così, del tutto unico, suggestivo e “leggendario”. Dichiarò all’epoca Ray Manzarek:

« Credo che i Doors siano un gruppo rappresentativo dell’America. L’America è un miscuglio con un unico sapore definito, e così noi. Le nostre influenze derivano da una miriade di diverse fonti che noi abbiamo amalgamato, mischiando stili divergenti nelle nostre cose… Siamo proprio come il Paese. A uno straniero l’America deve sembrare un comico guazzabuglio. E’ come per i Doors. Noi proveniamo da aree differenti, da diverse tendenze musicali. Siamo diventati un’unità con un duro lavoro, un sacco di sforzi. Tutte le cose che le gente dice dell’America si possono dire dei Doors. »

 

Morte

Morrison si trasferì con Pamela Courson a Parigi nel marzo 1971, con l'intenzione di dedicarsi solo alla poesia e smettere di bere. Il 3 luglio 1971 muore in circostanze mai chiarite del tutto nella casa in cui la coppia alloggiava da pochi mesi, l'ampia camera di un palazzo Beaux Arts del XIX secolo situato al n. 17 di rue de Beautreillis, nel quartiere de Le Marais. Secondo la versione ufficiale, viene trovato privo di vita nella vasca da bagno da Pamela. La sepoltura, nel Cimitero di Père-Lachaise, avvenne tre giorni dopo, alla presenza dell'impresario dei Doors Bill Siddons, giunto frettolosamente dagli USA, di Pamela Courson e della regista Agnes Varda, amica di Morrison.

A ventisette anni Jim trovò così la tanto decantata fine ("The End… my only friend, The End…"), lasciò tutto ciò che aveva alla sua amata Pam, inclusa l'ingente mole di manoscritti e taccuini, molto del materiale letterario rimase tuttavia a Parigi. Dopo la morte di Morrison si fece un gran parlare della maledizione del famigerato Club 27 e iniziarono a fiorire le prime leggende: Jim fu "visto" a Parigi, Tangeri e New Orleans.

 

« Se la mia poesia cerca di arrivare a qualcosa, è liberare la gente dai modi limitati in cui vede e sente. »

« If my poetry aims to achieve anything, It's to deliver people from the limited ways in which they see and feel. »

« Sono sempre stato attirato dalle idee di ribellione contro l'autorità. Quando ti riconcili con l'autorità, diventi tu stesso un'autorità. »
« La vera poesia non dice niente, elenca solo delle possibilità, apre tutte le porte, e voi potete passare per quella che preferite. »

« Guardo alla storia del rock come all'origine della tragedia greca. »

« Il cinema, erede dell'alchimia, ultimo di una scienza erotica. »

« Ho solo venticinque anni, ma sono un vecchio uomo del blues... »
Uccidere è il coraggio di un momento. Vivere il coraggio di sempre.
Siamo buoni a nulla ma capaci di tutto.
A volte basta un attimo per scordare una vita, ma a volte non basta una vita per scordare un attimo.

A volte il vincitore è semplicemente un sognatore che non ha mai mollato.

Alcuni dicono che la pioggia è brutta, ma non sanno che permette di girare a testa alta con il viso coperto dalle lacrime.

Amo gli adolescenti perchè tutto quello che fanno lo fanno per la prima volta.

Ciascun giorno è farsi un giro nella storia.
Darei la vita per non morire.

Datemi un sogno in cui vivere, perchè la realtà mi sta uccidendo.

Dopo il suo sangue, la cosa migliore che un uomo può dare di sè è una lacrima.
E' nel momento in cui dubiti di volare che perdi per sempre la facoltà di farlo.

Essere allegri non significa necessariamente essere felici, talvolta si ha voglia di ridere e scherzare per non sentire che dentro si ha voglia di piangere.
Fra il bene e il male c'è una porta, e io l'aprirò!
Fuoco, cammina con me!
Ho dato tutto ciò che potevo, sono un poeta che racconta le sue storie e che canta i suoi versi.
I dubbi te li crea la libertà.
Il mio migliore amico è lo specchio, perchè quando piango non ride mai.
Invece di sentirti in colpa o cercare scuse per delle azioni negative compiute in passato, incomincia ora ad agire positivamente.

Io amo e vivo in silenzio ma dietro ogni sorriso nascondo una lacrima di dolore.

Io sono così perché rispecchio quello che ho dentro.
La solitudine è ascoltare il vento e non poterlo raccontare a nessuno.
La vera felicità non è in fondo a un bicchiere, non è dentro a una siringa: la trovi solo nel cuore di chi ti ama.
La vita è come uno specchio: ti sorride se la guardi sorridendo.
L'anima di una persona è nascosta nel suo sguardo, per questo abbiamo paura di farci guardare negli occhi.
L'unico modo per sentirsi qualcuno è sentirsi se stessi.
Nella vita ci sarà sempre un bastardo che ti farà soffrire, ma sarà l'unica persona che riuscirai ad amare veramente.
Non accontentarti dell'orizzonte...cerca l'infinito.

Non arrenderti mai, perchè quando pensi che sia tutto finito, è il momento in cui tutto ha inizio.

Non diventerò vecchio: io sono come una stella cadente.

Non è forte chi non cade, ma chi cadendo ha la forza di rialzarsi.
Non essere così triste e pensieroso, ricorda che la vita è come uno specchio, ti sorride se la guardi sorridendo.
Non ho scelto io di nascere quindi lasciatemi vivere come mi pare.

Non parlare mai di pace e di amore: un Uomo ci ha provato e lo hanno crocefisso.
Non pentirti di qualcosa che hai fatto, se quando l'hai fatta eri felice.
Non serve strappare le pagine della vita, basta saper voltar pagina e ricominciare.
Non vivere con la paura di morire, ma muori con la gioia di aver vissuto.

Ognuno di noi ha un paio di ali, ma solo chi sogna impara a volare.

Piangevo perchè non avevo le scarpe, poi vidi un uomo senza i piedi.
Quando la gente mi chiede cosa vuol dire amare, abbasso gli occhi per paura di ricordare.

Quando moriremo andremo sicuramente in Paradiso, perchè l'Inferno l'abbiamo già vissuto qui.

Quando morirò andrò in paradiso, perchè l'inferno l'ho già vissuto quaggiù.

Quando odiamo qualcuno, odiamo nella sua immagine qualcosa che sta dentro di noi.

Questa dannata guerra finirà quando saremo troppo vecchi per goderci la pace.

Questa notte non può durare un eterno, perchè fra poco arriverà il mattino, ammesso che ci sia un domani.

Rifiutarsi di amare per paura di soffrire è come rifiutarsi di vivere per paura di morire.

Se devi vivere tutta la vita strisciando come un verme, alzati e muori!

Se dovessi scegliere tra il tuo amore e la mia vita, sceglierei il tuo amore, perché è la mia vita.
Se dovessi scegliere tra la vita e la morte, perché non esiste vita senza di te, di sicuro sceglierei la morte prima che mi scelga lei.
Se hai un'idea rispettala, non perché è un'idea, ma perché è tua.
Se le persone che parlano male di me, sapessero quello che dico io di loro, parlerebbero peggio.

Se sei triste e vorresti morire, pensa a chi è triste e vorrebbe vivere ma sa di dover morire.
Se ti dicono che l'amore è un sogno, sogna pure ma non stupirti se ti svegli piangendo.

Se tu fossi una lacrima, io non piangerei per paura di perderti.

Se una mattina ti svegli e non vedi il sole, o sei morto, o sei il sole.

Sii sempre come il mare che infrangendosi contro gli scogli, trova sempre la forza di riprovarci.
Smetterò di amarti solo quando un pittore sordo riuscirà a dipingere il rumore di un petalo di rosa cadere su un pavimento di cristallo di un castello mai esistito.
Sogna perchè nel sonno puoi trovare quello che il giorno non ti può dare.
Solo chi non conosce il dolore, può ridere di chi soffre.
Sorridi anche se il tuo sorriso è triste, perchè più triste di un sorriso triste c'è la tristezza di non saper sorridere.
Tra il reale e l'irreale c'è una porta: quella porta siamo noi.

Un giorno anche la guerra si inchinerà al suono di una chitarra.

Vivere senza tentare, significa rimanere con il dubbio che ce l'avresti fatta.

Vivi intensamente ogni piccola cosa della tua vita, perchè un giorno, queste piccole cose, sembreranno grandissime.
Vivi ogni attimo e questo non sarà mai l'ultimo.

“ Vivo per amarti, morirò se dovrò dimenticarti. „

« Ora giunge la notte con le sue legioni purpuree/ Tornate alle vostre tende e ai vostri sogni/ Domani entreremo nella città della mia nascita/ Voglio essere pronto »

« Sai quanto pallida lasciva e fremente

viene la morte a una strana ora

inattesa, imprevista

come uno spaventoso ospite più che amichevole che ti sei

portato a letto

La morte rende angeli tutti noi

e ci dà ali

dove avevamo spalle

lisce come artigli

di corvo

Basta denaro, basta agghindarsi

Questo regno sembra di gran lunga migliore

finché l'altra faccia rivela l'incesto

e la libera obbedienza a una legge vegetale

Non ci andrò

Preferisco una Festa di Amici

Alla Famiglia Gigante. »

(Jim Morrison)

Andrea Mucciolo

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Chi è Andrea Mucciolo

 

 

Non ha ideologie politiche. Odia il calcio, il razzismo, i giornali scandalistici.
Gli piace creare, superare i limiti autoimposti dall'essere umano, rompere col convenzionale.


Andrea Mucciolo, scrittore, poeta, aforista, editore, nato a Roma, l’11 luglio 1978.


Ha esordito nel 2006, sulla rivista letteraria Inchiostro, diffusa in tutte le librerie Feltrinelli.


In seguito, pubblica sulla rivista
Poesia - mensile internazionale di cultura poetica edito da Crocetti Editore, rivista giunta al XXIII anno di vita e distribuita nelle edicole di tutta Italia.Suoi racconti, poesie e aforismi sono stati tradotti in spagnolo e pubblicati su riviste e giornali dell'America Latina, quali le riviste letterarie messicane "Ketzalkoatl" e "Novedades de Tabasco" e il quotidiano venezuelano di attualità e cultura "Coquivacoa".

 

 

Idee pubbliche:

 

Critico verso l'editoria a pagamento, ha condotto una battaglia verso quest'ultima senza tuttavia entrare nel merito del discorso morale, come altri intellettuali del settore.

 

 

Opere edite:

 

“Divieto d’uscita”, romanzo, (Eremon Edizioni, 2006);

il manuale per aspiranti scrittori Come diventare scrittori oggi (Eremon Edizioni, 2009);

il manuale di editoria "Come pubblicare un libro", (Eremon 2010);

"Ostaggio del sesso", romanzo (Eracle, 2010);

 La silloge poetica "Prendi nota" - poesie sensuali e dell'abbandono", (Eracle 2010)

 

 

Preferisco essere abbastanza matto per compiere delle pazzie, piuttosto che abbastanza stupido per credere a delle sciocchezze.

Il finto amico ti inviterà a fare un viaggio assieme a lui, dividendo le spese della benzina. Il vero amico, ti aiuterà invece a spingere la macchina, anche in salita, quando la benzina sarà finita.

La parola gratis non esiste, eccetto che nella fantasia dell’essere umano. Sono proprio le cose che sembrano gratis quelle che avranno il prezzo più alto da pagare.

Non dobbiamo avere paura degli altri, poiché spesso gli altri hanno molta più paura di noi. Il successo non è vincere sempre, il successo è vincere le proprie paure, avendo il coraggio di tentare sempre. Non bisogna dimostrare nulla agli altri, ma solo a se stessi.

Non importa quanto tu possa essere meglio degli altri, ci sarà sempre qualcuno meglio di te. Se invece riuscirai ad essere meglio di te stesso, nessuno potrà rubarti il primo posto.

Adoro quando le persone pensano male di me, almeno non corro il rischio di rimanere deluso in caso dovessero cambiare idea.

Facebook ci ha riportati indietro a quando eravamo piccoli, epoca in cui chiedevamo: vuoi essere amico mio?

Conosco molti uomini che si vergognerebbero a piangere davanti agli altri, ma finora non ne ho incontrato neanche uno che provi vergogna a dire sciocchezze in pubblico.

Ci sono più uomini giudicati per il colore delle loro cravatte che per il valore delle loro azioni.

Non mi preoccupano gli adulti che si comportano come i bambini, ma i bambini che si comportano come gli adulti.

Forse sarà anche vero che in amore vince chi fugge. Tuttavia, colui che scappa, farebbe meglio a sincerarsi che chi lo dovrebbe inseguire abbia tutte e due le gambe.

Ho sempre timore a fidarmi delle persone, perché so bene che potrebbero comportarsi alla stessa mia maniera.

Gli elogi annoiano. Le critiche suscitano interesse. Le polemiche vendono.

Non mi piacciono le frasi fatte: sono già abbastanza fatto io quando scrivo frasi fatte.

Molte amicizie sono a senso unico. Nessun cartello ti avvisa. Tu imbocchi dalla parte sbagliata e alla fine vai a sbattere.

Le opportunità della vita sono come gelato al sole d’estate: se non ti affretti a leccarle, ti si scioglieranno addosso, lasciandoti impantanato in un aspro rimorso.

Era una persona molto matura per la sua età, più di tutti i suoi coetanei, infatti cadde dall’albero prima degli altri, sfracellandosi al suolo.

Le cose che di sicuro hanno il prezzo più alto da pagare, sono le proprie scelte.

La mia vita è un minestrone, ma sempre bollente, mai riscaldato.

La verità è un’arma molto pericolosa, ecco perché oggi se ne concede il porto d’armi a pochissime persone.

L’odio è un boomerang. L’amore è un aquilone. Ambedue sono fantasmi capaci di perseguitarci per una vita intera.

Non mi sforzo per diventare meglio di come sembrano gli altri, ma solo per non diventare peggio di come sono realmente.

Non scrivo per passare alla storia, ma per scrivere la mia di storia.

Imparo sempre molto dagli altri, soprattutto dalle persone che detesto.

 Non scrivo per me stesso, ma solo per essere un po’ più me stesso.

Non mi preoccupo tanto di quello che gli altri pensano di me, ma di quello che io penso degli altri.

Per cercare l’oro, vai da solo, affinché nessun altro possa rubarti ciò che troverai. Quando vai alla ricerca della felicità, vacci in compagnia, perché se troverai la felicità e non avrai nessuno con cui condividerla, marcirà come un frutto maturo che non viene mangiato. Lasciato solo, su di una squallida credenza.

L’arte del perdono è la più difficile che io conosca. Ma è anche l’unica capace di far rinascere una persona.

La mia libertà non esiste: esiste solo il mio abbattere le barriere, oggi e domani.

Se la vita fosse semplice e senza problemi, non esisterebbero gli scrittori.

La smentita è la bugia di un codardo.

Mi rendo perfettamente conto di essere diventato un personaggio pubblico, ma non è detto che ciò costituisca un fatto positivo, infatti, spesso, anche il gabinetto è pubblico.

La legge non ammette ignoranza: eccetto nel momento in cui la si escogita.

Vi prego, non chiedetemi se dico sempre la verità: non ho voglia di mentire.

I piccoli sbagli ci umiliano. I grandi errori fanno storia.

   
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